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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 febbraio 2008
    La fatina

    La notte, con il giorno si alterna
    con la luna, ti fermi a parlare
    sotto una piccola lanterna
    le stelle ti stanno a guardare

    sul tuo riposo, ora veglia la foresta
    un vecchio olmo, come guardiano
    bagnata, è ancora la tua testa
    che il vento asciuga piano, piano

    ogni sera, la mia fantasia
    è con te, che prende il volo
    ti scrivo un'altra poesia
    e mi sento meno solo

  • 29 febbraio 2008
    Il pianoforte

    La notte, una coperta sul mare
    tu, la chiave di tutte le porte
    il bianco delle onde, nel buio compare
    il mare come un grande pianoforte

  • 29 febbraio 2008
    Cemento

    Cemento
    Per tumulare le vergogne
    Per dissotterrare le ossa


    Cemento
    Per edificare i piedi
    Per cancellare la solitudine


    Cemento
    Per  saggiarsi a meditare
    Per distanziare il pensiero


    Cemento
    Per unire le mani
    Per serrare il vuoto


    Cemento


    Momento


    Tormento


    Rammento


    Semento


    Lamento


    Cento


    … assonanze…


    Per  esistersi

  • 29 febbraio 2008
    Natività

    Lieto evento
    Fiamme e calore
    Tra l’inverno degli alluci


    Note di natività
    Albori e danze
    Tra le grinze della coperta


    Presepe primaverile
    Ombre di cemento
    Tra i rami orfani

     

    Sole che scalda
    Finalmente
    I muri dell'indifferenza

  • 29 febbraio 2008
    Fate irritate

    Botti traboccanti
    Canti sommersosi


    Lingue allettanti
    Tanti curiosi


    Cenacoli eccedenti
    Denti rigatosi


    Preghiere contornate
    Nate in simbiosi


    Fate irritate
    E basta ai sì noiosi!

  • 29 febbraio 2008
    In ascolto

    Fiaccole spente
    luce artificiosa
    ombre attorcigliate al ferro
    mani sporche


    Orologi fermi
    tempo vaporizzato
    ore in brevi-metraggi di parole
    occhi umidi


    Macchine sopite
    sedili schiacciati
    antenne fradice di vita


    in ascolto... nessuno

  • 29 febbraio 2008
    Il sole dei soli

    Guance di poesia
    Ripiegate sulla sorte

     

    Ossi da straziare
    Sul confine del trapasso

     

    Voce arroccata
    Allo scoglio della vita

     

    Canti di tosse
    Ad attirar sirene

     

    Mani calde
    Prima e dopo

     

    Il sole dei soli
    Quando gli occhi si fermano

     

    … per sempre

  • 29 febbraio 2008
    Poeti

    E' inutil che gridiate
    o voi poeti
    che nessun v'ascolta
    Soli nei caffè
    gli aneliti affogate
    Le dispute
    fra voi
    non han più eco
    D'esister pensate
    ma v'han serrato
    in chiusi loculi
    A meditar la miseria
    fintantoché
    non v'arrendiate
    all'ipocrisia
    o non v'addormentiate
    alla vita
    nella morte
    della Poesia

  • 29 febbraio 2008
    Sogno

    E... come d'incanto
    entrasti in me
    scivolando piano
    in cuor mio insano.
    Come turbine di passion
    mi perdo dentro te
    dolcemente t'amo.

  • 29 febbraio 2008
    Luce

    Guardo il cielo e penso:
    che gioia viver la vita.
    Donare emozioni
    che scaldano il cuore
    veder una rondine volare,
    camminar per la campagna e sentire
    il profumo dell'erba toccare.
    Le api che danzano sui fiori
    e posar lo sguardo
    in sublimi colori.
    Dove c'è ombra
    si accenda la mia luce,
    dove c'è luce
    si adagi la mia pace
    e capir di veder differenza
    negli occhi di mio figlio che nasce.

  • 28 febbraio 2008
    La neve

    Ora, che era terminata la grande battaglia
    i feriti si potevano contare a migliaia
    il silenzio, durò poco più di un momento
    poi, con forza, si levò il loro lamento

    la neve aveva ricoperto il campo di papaveri
    ma non lo strazio, di quei poveri cadaveri
    a fatica, il soldato, in sella era rimontato
    in quell'inferno, non sarebbe più tornato

    più che un cavaliere pareva uno straccio
    ma doveva consegnare quel dispaccio
    che annunciava un'altra grande vittoria
    con troppi morti, e senza gloria

    quando partì, pensò bene alle sue azioni
    non aveva cibo, né munizioni
    lo si vedeva pure da lontano
    al galoppo, con le redini in mano

    una macchia di sangue comparve all'improvviso
    una smorfia di dolore, gli segnò il viso
    era stato ferito, di striscio al torace
    ma per quei morti non riusciva a darsi pace

    alla vecchia fornace, per le prime cure
    comprese di essere in mani sicure
    tra i tanti, un volto lo colpì sinceramente
    di quella giovane donna, nessuno sapeva niente

    lo rimise in sesto senza farlo soffrire
    e lui dispiaciuto di dover ripartire
    doveva terminare quel compito ingrato
    ma non si scordò di chi lo aveva aiutato

    di certezze non sapeva, se ne aveva
    di una cosa sola, si rendeva conto
    che era sempre a lei che si rivolgeva
    quando le stelle annunciavano il tramonto

    la terra era tornata a respirare
    la neve si era ormai sciolta
    e con la mente libera di sognare
    ripensò a lei, ancora una volta.

  • 28 febbraio 2008
    Amore

    Profumo di zagara sale
    e lieve per l'aer si spande;
    mi fermo, lasso viandante,
    all'argenteo rivo che scorre
    e, felice, ne ascolto il suo verso.


     Vibran le corde d'Orfeo
    e, mosse dal soffio di Pan,
    le messi e le foglie,
    con un canto sublime e soave,
    fanno giungere al cielo
    la parola che più ad esso ci lega:
    amore!

  • 28 febbraio 2008
    L'indifferenza

    Ho lanciato
    un sasso nello stagno
    non è uscito
    nessun cerchio

  • 28 febbraio 2008
    L'altalena

    Durante il giorno
    ti penso
    solo per un attimo
    ma
    quell'attimo
    torna sempre

  • 28 febbraio 2008
    Dopo

    Dopo
    sono salito
    nel mio bosco sacro
    con un respiro solo
    ho sentito il muschio e la pietra
    poi ho acceso un fuoco
    per un po’ l’ho alimentato
    ho bruciato anche un ramo fresco ed un germoglio
    l’ho visto consumato
    e ho sentito parte di me salire in alto
    mentre lontano urlava la città con la sua guerra
    ho raccolto un pugno di terra
    e ho seppellito
    il fuoco ancora vivo
    perché così hai voluto
    volavano basse le farfalle
    i grilli cantavano più forte
    chi dagli alberi assisteva riprese il volo
    non mi sentivo solo
    la fiamma che si spegne emette un impulso di luce invisibile
    che si propaga all’infinito
    chissà se avrò il tempo di sentirne l’eco
    intanto il sole
    era sparito

     

  • 28 febbraio 2008
    Speranza e ricordo

    Dentro una stanza un tavolo di legno
    bicchieri vetrine cassetti pieni
    fuori deserto pietre e tanta luce
    non si udiva una voce e tutto era fermo
    Strade interrotte e fili spezzati
    sentieri persi
    perché scrivo in versi?
    Gli amici in casa,
    tu andavi via.
    In viso mi leggi
    resta, stai qui.
    Allora mi chiedi:
    – ti fidi del Marocco? –
    dico di sì…
    perché di te mi fido.
    Anche lì era passato un santo.
    Mi dai una foto
    tu con un’amica a fianco.
    Esci di casa, l’aria di fuoco,
    ti volti saluti sorridi
    dall’ultima volta
    ti seguo lontana.
    Speranza e ricordo.

  • 27 febbraio 2008
    Chissà se...

    Chissà se dopo un temporale
    avrò ancora l'opportunità di amare.
    Chissà se dopo un tramonto
    potrò finalmente da te tornare.
    Chissà se un giorno avrò di nuovo un cuore
    che possa avere il sapore dell'amore.
    Chissà se potrò ancora sognare
    per poterti dire tante cose
    che non ti ho mai voluto dire.
    Chissà
    chissà se...

  • 27 febbraio 2008
    Onde

    Sognami,
    se vorrai cercarmi
    guardami,
    e potrai capirmi
    perché in me c'è l'amore
    che sale sulle onde a dondolare.
    Verso l'interminabile orizzonte
    rosso fuoco il mio calore
    impazzito stupendo sole
    aggrappati a me... là c'è il mare.

  • 27 febbraio 2008
    Come la morte

    La violazione cruenta t'ha soggiogato
    Il peso sulle reni impresso il marchio dell'infamia
    Pretendesti l'immunità nell'età imprudente vagando per la resola oscura affianco di un'orgia d'animali insani di lussuria deliranti
    Fra loro il più crudele concupì il possesso della sensualità incelabile nell'ingenua tua figura
    Opponesti un rassegnato resistore che la minaccia di morte era nella sua ruvida stretta nelle sue spietate percosse
    Stillarono sangue gli occhi vitrei in una fissità siderale insieme alle stelle così lontane e la purpurea luna
    L'anima franò nella nuda terra sepolse la sua luce
    I sentimenti nascosero i loro petali in fondo alla gola strozzata
    I sensi seccarono la fresca rugiada sui pori offesi
    Quando il lurido maiale egli stesso sfinito dal suo vomitato letame sbavò il suo ultimo marciume sulla tua candida pelle di pesca odorosa
    rifiorì timido il respiro
    l'ultimo artiglio della belva
    si confisse ancora nella tenera carne
    Avrebbe quel ricettacolo di tutti i putridumi
    ripreso volentieri la tortura maledetta ed efferata
    avrebbe la sua mefistofelica smania continuato potendo per sempre nell'ignobile follia
    Ma l'uomo per sua fortuna non è immortale e la libertà per chi resta in vita possibile
    Mentre il redo ansimava reduce dal delitto commesso ricomponesti lo smembrato essere e sui tuoi passi ritornasti che albeggiava incontro a me che non ero stato lì e non mi do pace nel vederti sfigurata
    Il tuo indicibile dolore sollevare vorrei al cielo
    La colpa della mia stupida assenza pesa come un'universo su di una capocchia di spillo che è la mia coscienza

  • 27 febbraio 2008
    Notturno con effetti di luna

    Guardarti,
    provare a sfiorarti mentre dormi,
    baciare i tuoi gomiti,
    toccarti le labbra col dito intinto delle lacrime della mia stupidità.
    Fissare i tuoi occhi chiusi,
    carezzarti i capelli argentati dalla luce della luna,
    disegnare i contorni del tuo volto diafano.

     

    Ti muovi,
    le tue mani s’intrecciano,
    non oso svegliarti.
    Sono io che son sveglio,
    che non so più sognare.
    Perdonami.
    L’alba.

  • 27 febbraio 2008
    Chitarra

    Vagando nella notte
    ricoperta di luce stellata
    vidi una chitarra
    di color bianca smaltata.
    La afferrai in un abbraccio
    un suono emise
    di dolce melodia
    come fosse poesia.
    Da quella notte suona
    ritmo e arpeggio intona.
    Divenne il mio amore
    lei tremante invoca
    la strada in ogni nota.
    Si posò sul mio petto
    con fervido ardore
    lanciando quel segnale
    a dondolar il mio cuore.

  • 27 febbraio 2008
    Pensieri di notte

    Hai deciso di vivere per te
    così vivi un po’ di più per tutti…
    Che diritti e che doveri dà l’amore
    e quanto toglie all’orizzonte?
    Una risposta sola a tutte le domande
    è il nostro più grande vizio.
    Verso una vita che non esaudisce
    o che finisce sempre a metà
    ci conduce il giorno
    e di notte qualcuno capisce…
    Si può vincere lo spirito di gravità?
    E’ difficile cambiare strada
    e comunque si resta sempre a terra.
    Anche i desideri sono compromessi,
    non sono più all’altezza:
    le stelle non cadono mai così in basso.
    Non cadono affatto
    passano
    e per vederle ancora
    bisogna star loro accanto
    e volare!
    Non in questo cielo:
    tra i cieli di più mondi
    forse per tornare poi
    per un annuncio sacro.


    Nasce un sole.


    Muore il tempo che non passa mai
    Il tempo che va troppo in fretta
    verso
    il tempo che non c’è


    un attimo


    forse a te che gli occhi brillano sempre
    anche se dici o pensi cose tristi è concesso


    stasera forse era un'eclissi.

  • 27 febbraio 2008
    Senza titolo

    Davanti a me vorrei vedere Natura
    e non comete di giorno
    scomparire all’orizzonte: la casa di fronte.
    Voglio vedere l’arco concluso del sole
    e non inevitabilmente accendere la luce.

  • 27 febbraio 2008
    Senza titolo 2

    Non avrei dovuto,
    poi l’ho rovinato il più bel fiore, io
    che l’ho riconosciuto.
    Caduto sulla terra,
    smarrito da un creatore più buono.
    Eri il regalo di Dio alla sua sposa terra,
    una stella di mille colori.
    Io, incapace di vedere,
    cercai di nuovo in quel prato
    e non trovai profumo più buono;
    e di quello, da quel giorno,
    rimase con me soltanto un ricordo.
    A tratti li credo esistenti,
    in basso il fiore e dentro,
    in alto, la stella…
    poi è tardi, un rumore mi sveglia.

  • 27 febbraio 2008
    Venti giorni in Africa

    A me sembrava finto…
    così tanto che
    fingendo di fingere
    diceva la verità!
    Lo conosco!
    Va a cercare nuovi credenti,
    nuove storie e buone novelle
    da raccontare…
    tornerà così con un fardello di reliquie
    e tra queste forse anche un pezzo di cuore…
    Invece di donarsi!
    Povero cristo!
    Digli che per così poco duemila anni fa
    bastarono tre giorni
    e non così tanto tempo
    per dire una  bugia.