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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 luglio 2008
    Confusion

    Di d'io diversi qual mio
    d'ogni d'io alcun mio d'io


    05.III.2007

  • Ehi,
    le ferite si rimarginano...


    e mentre
    ogni cosa segue
    la Legge,
    nonostante tutto,
    lo spazio del mio futuro
    non si restringe.


    Non ho orizzonti,
    ho solo il presente.


    La mia storia
    è solo mia...


    e mattone dopo mattone
    il cielo
    è sempre più vicino.

  • 29 luglio 2008
    Abissi profondi

    Città infuocate,
    odio, odio.
    Come soldati addestrati fin dalla nascita,
    impicchiamo i nostri sergenti,
    fuciliamo i nostri colonnelli,
    odio!
    Disprezzateci, giudicateci,
    odiateci,
    ma non saremo mai come voi,
    ribellione, ribellione.
    Soldati marciano per una guerra sconosciuta,
    voi colonnelli dalla sporca autorità
    fermatevi, oltre le barriere c’è un mondo
    che non vi piacerà,
    il vero mondo!
    Falsi,
    camminate come i cavalli con i paraocchi,
    morite, morite,
    oh miei colonnelli, nell’inferno marcirete,
    e noi nel paradiso rideremo delle vostre nudità.
    Attendiamo lentamente
    la vostra morte,
    ribellione, ribellione!
    Morte ai falsi predicatori,
    morte alle autorità,
    morte ai miei genitori adottivi.
    Giurate, giurate,
    fedeltà alle vostre anime bugiarde,
    odio, ribellione e morte!

  • 29 luglio 2008
    Divorzio

    Da padre vidi ch’era bella: mi darà un nipote,
    sarà una buona madre, pensai della signora;
    ha quella giusta dote per diventar mia nuora
    e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
    una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
    eppure mi sbagliai.
    Compiva Davide cinqu’anni quand’ecco inveire lui:
    "Son stufo, me ne vado, non la sopporto più".
    Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
    "Figlio che fai? C’è il bimbo, esiste un giuramento,
    Sacramento di Dio, te ne pentirai, riflettici su!".
    Devastò il dovere, ignaro del peccato,
    senza pensare al poi, senza badare a nulla,
    del genitor che fu s’era dimenticato.
    Come ubriaco, cieco, tramortito restai.
    Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
    il piccolo, un infante candido, innocente,
    la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
    E m’è rimasto lui, divertente, tenero, educato,
    la grande mia passione;
    occhi color cielo e mare azzurro,
    leggiadro il volto, miniato,
    venuto a lenir la delusione.
    Compiaciuto, allegro, vanitoso,
    distoglie alquanto il mio pensiero
    dall’incresciosa, ingiusta situazione
    che mi commuove al pianto
    quando penso al passo sconveniente,
    quella cattiva azione che ha spento tutta l’allegria
    e ha spezzato via la mia stagione.

  • (Il sole al nostro talamo è nemico)
    Distendi le dita sul mio volto amore mio
    Custodisci la tenerezza del mio corpo
    anche quando non sarà più mio
    Fa che io chiuda gli occhi sul tuo volto
    Mentre passa sulle mie vene un lieve strepitio
    E li riapra nel buio caldo del tuo petto
    che sarà giunta ormai l’ora dell’addio
    ma tu rimani lì nel torpore delle coperte disteso
    mentre io abbandono lenta il tuo giovane corpo indifeso
    perché la luna invidiosa non ce la faceva più a osservare
    due giovani che fanno della notte la culla del loro amore
    resta lì amore mio
    nel placido sogno di un giaciglio eterno accanto al mio
    poiché il segreto ha continuato a farci la guerra
    e non avrà fine, che con i nostri nudi corpi nella madre terra.

  • 28 luglio 2008
    L'eterna caduta

    Nemmeno le nuvole saranno terreno abbastanza soffice
    per i nostri piedi ansiosi di vorticare nell'infinito
    e non chiedermi di non abbracciarti
    nello sforzo estremo di possederti in quest’attimo senza fondo
    e a chiunque ti voglia immobilizzare in un vaso che rompa le ingiurie del tempo
    grido che non potrà mai rendere i tuoi capelli che nel volare baciano ogni parte del mondo

     

    l'unica cosa che rimpiango è il rumore dei tuoi piedi scalzi
    mentre ti avvicini alle mie spalle di amore sussurranti
    ma meglio un rimpianto che i mille del vento
    che accarezza ogni tua parte del corpo

     

    Amami perciò in questo tremendo cadere senza fine
    amami così nell'eterna attesa di sfiorare il sublime
    e raccogli il ricordo di qualcosa che sarà di nuovo
    perché non c'è minuto che passi senza correre poi avanti da solo
    perdonami infine se a un tratto a testa in giù cercherò di arrivare
    ma è solo la realtà che bussa alla mia porta e cerca ancora di entrare.

  • 28 luglio 2008
    Piccola Euridice

    L’onere del silenzio
    Dilania le mie speranze
    istiga suntuose lacrime
    di acerba certezza
    io non posso svegliarti
    devo negarmi di
    voltarti
    il grido egocentrico
    di chi dall’altrui vita
    è decentrato
    deve soccombere
    alla vista dell’amore
    andato
    se affogo affondo
    di pianto
    ma se ti giro
    io torno all’inferno

  • 28 luglio 2008
    Lontananza ravvicinata

    Sto misurando
    Il pavimento
    Pochi metri da te
    Un po’ di polvere
    Che insiste
    Ed io non so volare
    Tendiamo le braccia
    Ma un metro
    Ancora manca
    Tu mi guardi triste
    Ed io non so volare
    Il passato mi avviluppa
    Una selva di pensieri
    M’incatena i piedi
    Vorrei
    Ma non so volare

  • 28 luglio 2008
    Disgraziata felicità

    Passami quella disgraziata felicità
     che stende il suo corpo morto
     tra il dolore e la sua assenza,
    che tende le mani per celarti gli occhi,
    per strapparti i capelli
    e fingere che sia stato il nervosismo
    disgraziata felicità
    che gioca a nascondino
    e non si fa trovare mai
    a volte senti come se fosse lì dietro
    le tue spalle
    a guardarti
    ma poi ti giri ed è rimasto solo l'eco
    del suo ghigno
    e l'impronta bianca
    dei suoi tacchi a spillo
    sul mio pavimento di carbone.
    passamela dai
    tu che l'hai tra le mani
    tu che le hai teso una trappola di tristezza
    per poi far cadere la rete
    sui suoi occhi di mare aperto
    e le sue labbra di fuoco.
    Fammi sentire un po' cosa si prova a portarla
    a trascinarla nel buio,
    a toglierle le scarpe a spillo
    e farle il solletico sotto i piedi bianchi
    cosa si prova a rinchiudere in trecce
    i suoi capelli ribelli
    Ma l'ho presa di forza
    l'ho trascinata per le braccia
    mentre lei, lei disgraziata felicità
    anche lei adesso vedeva il mio buio e piangeva,
    piangeva la felicità,
    piangeva disgraziata e commossa
    senza scarpe
    e con i capelli legati,
    con le labbra smorte
    e le guance pallide
    adesso lei
    è graziosa Tristezza.

  • 28 luglio 2008
    Oceano

    D'ali di balena il palpito

  • 28 luglio 2008
    Dalla Terra alla Luna

    Dalla Terra alla Luna -
    racconterò delle mie ore inossidabili con te
    In cui le labbra non conoscevano pausa
    E le lingue era sempre intrecciate.
    In un crescendo di suoni umidi e carezzevoli
    Dove le braccia raccoglievano ogni istante di piacere
    Ubriacandoci di sapori e odori.
    Milioni di veritigini argentate…
    … ricoprivano la mia gonna nera…
    Striscianti sul pavimento
    I corpi consumati
    E io sempre a piedi nudi.
    Dalla Luna alla Terra tornerò,
    Creature cremisi noi.
    Princess Purple e King Crimson.

  • 24 luglio 2008
    Un paradiso nell'anima

    Benché io non conosca il sapore
    della mia pelle
    sento il tuo cuore impaziente
    d'imprimermi addosso il fuoco.
    E' in fiamme la tua mano
    che sgombra la timidezza
    dai miei occhi.
    Sollevata da un cenno
    gentile
    mi lascio incidere un paradiso
    nell'anima,
    con stupende luci che palpitano
    assieme al mio vivace respiro.
    Come negare che amo
    disobbedire alla mente
    giocando a perdermi
    nel tuo mondo!
    Ch'io sia imprigionata
    nelle tue calde torri
    finché la luce non diventa
    un grembiule per nascondere
    l'amore.

  • 24 luglio 2008
    Una nuova alba

    Guardo attraverso i tuoi occhi
    Guardo attraverso te
    Sento vibrare forte
    Il tuo universo in me

     

    Sento ancora le tue mani
    Accarezzare il mio profilo
    Per quanto tempo ancora
    … dovrò aspettarti?

     

    Ho provato a ricredermi presto
    Non ho trovato quell’errore che
    Pensavo di avere commesso
    Nel vederti partire così

     

    Se esiste ancora un filo leggero
    Vorrei irrobustirlo io
    Renderlo una corda di canapa
    E stringerlo sul cuore

     

    E’ mattina ormai qui in città
    Il cielo è coperto di nuvole
    E’ triste lo so anche per te
    Il sole è a riposo quest’oggi

     

    Hai pensato a quel giorno in campagna
    Stesi su di un prato in festa?
    Avevamo poco più di vent’anni
    Aspettavamo arrivasse il tramonto

     

    So che stai per tornare
    Ti sento di nuovo vicina
    Sono pronto a tornare sul prato
    Per guardare una nuova alba.

  • 24 luglio 2008
    La strada

    La seguirò di certo
    Quella strada che ho davanti
    Così tortuosa e luminosa
    Vorrei scoprire il sapore che ha

     

    Sensazioni splendide
    Mi accompagnano laggiù
    E’ come una guida ormai
    Che io non tradirò

     

    Penso di poterci andare
    Come un aquila in volo
    Che cerca il giusto vento
    Lasciandosi planare

     

    Guardo avanti
    La direzione è giusta
    Non mi fermo
    Il cielo è azzurro sopra me

     

    Forse non so più
    Se continuare a cercare
    Ma se questa è la mia strada
    Un giorno ne potrò gioire

     

    A volte vorrei tornare
    Ma ho perso la scintilla
    Sono già in cammino
    Ormai troppo lontano

     

    Guardo l’orizzonte di fronte a me
    Sono un granello di sabbia nel deserto
    Ho mille bivi davanti
    Non devo lasciarmi cadere

     

    Non devi lasciarti cadere.

  • 22 luglio 2008
    Vittoriosa sconfitta

    Sarà la morte,
    Sarà un bicchiere
    di vino,
    Sarà l’odore dei suoi occhi,
    dell’ultima baccante amata,
    vissuta, smarrita,
    Sarà il dolore che trafigge
    la notte,
    Sarà il cammino dell’uomo
    maldestro,
    Sarà il volto di una madre,
    Sarà quella strada vuota,
    bagnata,
    Sarà la malinconica solitudine
    di un tango,
    Sarà il musicista diseredato,
    perso nei suoi jazz metropolitani,
    Sarà l’alcolizzato
    pronto a bere per il suo “sogno di mezza estate”,
    Sarà un dormitorio pubblico,
    Sarà un poeta che cavalcherà le notti
    indossando una sciarpa fucsia,
    Sarà l’ultimo treno di emigranti,
    Sarà il volto di Dio raffigurato
    in una nube di diossina,
    Sarà la pazzia!
    Sarà il pisciatoio di un autogrill,
    Sarà la dolce buonanotte dei sopravvissuti,
    Sarà la lacrima in un caffè,
    Sarà l’insonnia angosciata,
    ubriaca, timorosa, perversa
    Sarà il fantasma della commiserazione,
    Sarà un focolare acceso,
    Sarà un vecchio su una panchina,
    Sarà un lavandino sporco, otturato,
    Sarà la celebrazione della nostra
    Vittoriosa Sconfitta,
    Sarà una birra posta su una lapide,
    … Saranno trincee  per la tua, (mia),
    meschinità!

  • 21 luglio 2008
    A Daniela

    Che cosa farai delle mie poesie
    che non possono baciarti
    Izet Sarajlic

     

    Non amo
    se qualcuno mi bisbiglia dietro le spalle
    e ha le labbra belle e occhi verdi

     

    non amo
    chi mi dà sempilcemente un calcio
    e ha le gambe belle e occhi verdi

     

    non amo di non amare
    ma voglio pregare

     

    non in chiesa
    nè in moschea
    nè in sinagoga

     

    ma ti prego
    lascia che ti ami

  • 21 luglio 2008
    Ti dissi i fiumi

    Ti dissi i fiumi
    il curioso candidarsi del bosco
    alla navigazione fiorita
    di una luna passante

    flessa

    tra le fronde più verdi.

    Ti dissi il mare, gli astri veloci
    un giorno
    sulla terrazza spogliata
    dei tuoi occhi sparviero.

    Ti dissi
    ma trattenni lo sguardo
    per non ferirmi
    sul dondolio di una risposta introvabile
    svernata oltre ogni nuvola

    alla sabbia.

     

    Giugno 2008

  • 21 luglio 2008
    I tuoi colori

    I tuoi colori.
    Il rosso, il giallo, l’azzurro della tavola che scende al sole
    la tua fragranza lenta che mi accende

     

    il viso caldo, le mani che ricordano tracciando segni,
    l’aria nottambula di questa sera che non mi vuole uscire
    dalle gambe.

     

    Un prestito nascosto e l’oro giallo è mio
    da lievitare in bocca
    tra quei bagliori tesi che mi sussultano nel tempo
    da venire

     

    fresca saluta l’ambra della gola la densa scia del liquido
    che riempie dolce la mia sete.

     

    Tu sei la valle ed io quel fiume che salpa le sue ondine
    macerate tra le ombre

     

    come un rintocco sei di neve
    e poi di sabbia in fumo profumato

     

    poi sei quell’ultima ribelle
    la stella matta che sorride e naviga il sipario di una quiete
    assorta

     

    tra me e te forse due lune
    o uno scirocco disattento

     

    la danza di una tenda bianca
    al mio partire. 

     

    27 maggio 2008

  • 21 luglio 2008
    Questa è la terra

    Questa è la terra
    che mi ha cullato di tramonti
    cantando in ginocchio
    il suo silenzio.
    Mi ha vestito delle sue perle
    ogni giorno
    chiamandomi figlia
    dei suoi orizzonti
    mascherati di nuvole.
    Ho respirato le arie
    dai suoi verdi polmoni
    ho amato le sue guance
    ghiacciate d'inverno
    senza disdegnare
    il suo scomodo invecchiare.
    Ho bevuto le improvvise
    solitudini
    come un dolce latte materno
    soffocando ogni piccola
    paura
    nel suo seno.
    Ora posso frugare
    nella sua anima
    senza disturbare l'alba
    sorridendo ad un sole
    che mi ha visto crescere
    impaziente di amare
    l'immenso.

  • 21 luglio 2008
    Senza titolo

    Ora che non sento più
    il cuore strappato a morsi
    e la pelle bruciare,
    mi resta il senso dell’abbandono che scorre nelle vene:
    ogni ferita che si chiude
    lo alimenta.
    La spina dorsale di ogni nuovo amore
    sarà una sottile linea di tristezza
    che lo renderà più reale e più prezioso.
    E’ un peccato che solo i dolori non si dimentichino,
    mentre le persone sbiadiscono fino a scomparire,
    come fossimo fantasmi.

  • 21 luglio 2008
    Proiettili buoni

    Aveva le cartucce.
    Mancava la mira.
    Così l'aria è rimasta quella di prima,
    intatta.
    Nessuno ha sparato.
    Nessuno colpito.
    La verità è che gli tremano sempre le mani
    quando deve amare o mirare.
    La verità è che se la notte è calda come il giorno,
    allora rischia di sbagliare.
    Così la sospensione è d'obbligo.
    E il sopravvissuto, ignaro d'esserlo, era anche più bello di prima.
    Scampato al pericolo, stava intatto
    nel buio falciato dai lampioni,
    stava buono nel ritmo di sempre.
    Il cecchino, rimasto cristallo nell'implosione,
    disoccupato per sua colpa,
    era immobile, castrato a metà.
    Pieno d'inutile polvere nera,
    di parole senza grilletto.
    C'era gente.
    C'è sempre gente prima di un'esecuzione.
    Gente che potrebbe dire: "L'ho visto, ha sparato nel mucchio"
    ma il mucchio è solo un pretesto
    per chi non vuole vedere l'unica faccia che conta.

    E quando il cecchino è passato davanti alla vetrina
    e il riflesso caduto lì sopra
    somigliava troppo alla mia faccia,
    ha capito che per sparare
    servono sere più fresche,
    serve un vento migliore e notturno
    che salvi le mani e la voglia di fare.

  • 21 luglio 2008
    Segni

    Ora mi lascio naufragar nel mare dei miei sogni.


    E poi, almeno, spero di rivedere i tuoi occhi che mi lasciano perplesso ed incantato.


    Riflessi del tuo bel viso sopra la mia pelle morbida.


    Segni. O sogni.

  • Vivere la notte per dormire il giorno.


    Tutte le mie noie mi levo di torno.


    Nella mia testa i pensieri più folli.


    E se mi clonassero come la Dolly?


    Canto la voglia che ho di cambaire, voglio partire per non tornare, le sigarette sono quasi finite, porca miseria! Quante ne ho fumate.


    Luna almeno tu fammi compagnia, portami lontano, dai! Portami via.

  • 21 luglio 2008
    Solo tu

    Vederti passare,
    guardarti negli occhi
    e non trovare più la luce che c'era prima.
    Fissare quel volto,
    e non vedere la stessa felicità che c'era prima.
    Riconoscere il tuo profumo in mezzo a tanta gente,
    e fare come se niente fosse.
    perché c'eri tu, solo tu.
    Ed ora non c'è nessuno,
    nessuno che mi dà le stesse emozioni che mi davi con un bacio.
    Con uno sguardo.
    Con un sorriso.
    Tutto ciò che abbiamo vissuto
    è chiuso dentro una porta del mio cuore
    e ha tanta paura di uscire,
    paura di rimanere deluso,
    di uscire e poi doversene rientrare dentro
    con le lacrime agli occhi,
    con ricordi sfumati che purtroppo ancora si intravedono.

  • 16 luglio 2008
    A come Amore

    Nel tempo del mio senziente inizio
    fatto d’incanto d’assonnata alba
    lacera il velo d’ombre azzurre
    lascia filtrare fiori colorati
    iridescenti lame di luce.
    Ricordo l’azzurro lago
    colori sfumati dei gialli limoni
    tra il verde pieno di vita
    il sentiero come nastro dorato
    si inerpica sul monte
    tra alberi e rocce.
    Io bambino libero
    in un immenso giardino
    catturavo orizzonti
    in un tempo incantato
    tra caldi giorni e notti serene
    come passero felice solo d’esistere.
    Poi venne il mio tempo
    vestito d’azzurro da trepida mano di mamma
    preso per mano da padre, con burbero fermo cipiglio
    recalcitrante come puledro al suo primo morso
    costretto da una lunghina al banco di scuola.
    Stordito da grida d’altri scolari
    sui vetri della finestra gocce di pioggia
    lacrime iridescenti di nuvola sola nello spazio
    persa nell’azzurro del cielo.
    D’improvviso, silenzio levigato da stupore provato
    sei arrivata incredibile dono mandato dal cielo
    maestra di scuola della vita e dei sogni.
    Come angelo fluttuavi tra i banchi
    voce d’incanto come soffice sospiro
    profumata come prato fiorito.
    Il tuo ricordo è un petalo di rosa
    fatto d’incanto nell’assonnata luce
    mentre da dietro con mano ferma
    sospesa come nebbia mi guidi
    a delineare prospettive regolari d’aste
    sul mio primo quaderno
    in un ritmo calligrafico sessuale
    solo preludio di metrica
    rimane nell’aria e sulla pelle
    il morbido sapore senza alcun contatto
    quando con primo sguardo e gesto
    sul nero intatto della lavagna
    scandendo nella semplice eleganza d’idioma
    nel filtro a maglie larghe di quotidiani riti
    la prima lettera di parole scritte
    come poetico fraseggio sospiro e forma
    del bianco gesso è nata
    "A"
    come Amore.