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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 23 novembre 2009
    In tua assenza

    Nello scorcio di un attimo
    per tutto il tempo in cui
    di questi giorni
    il buio mi sorprese
    fosti più che mai viva
    nel ricordo latente
    nella magia di un soffio
    e in tua assenza
    altrove di te chiesi
    ma un solo gesto rese giustizia
    perché fu amore a cercarmi
    fu amore a chieder di te

  • 23 novembre 2009
    Via Petroni 19

    E' passato quasi un anno
    dal quel novembre lì,
    ma dov'è quel tuo portone?
    Quasi non lo vedo più
    quando passo fra i kebab e i poliziotti
    e tra il fumo e chi lo cerca e chi lo dà,
    che poi non si sa mai com'è
    che ce n'è mai quando ti serve,
    e che tutti dico tutti
    ne chiedono a me...
    Ricordo quelle scale grigie,
    tu che aprendo mi sorridevi felice,
    la polvere come cornice
    alle finestre alte,
    ricordo l'odore di vernice
    che sembrava sempre fresca,
    appena passata,
    ricordo i tuoi libri, i tuoi film, i tuoi dischi,
    da studentessa acculturata,
    ricordo quelle notti languide,
    le coperte buie,
    le tue gambe nude
    e là in fondo in fondo
    quei due piedi scalzi
    belli come è bello il mondo...
    ricordo un mondo
    e ora dov'è?
    Tu te ne sei andata,
    non sei più in quella casa,
    ed io penso che mai ritornerò
    a varcare quella soglia
    quella così dolce aria
    che mi metteva quella strana voglia
    di fare all'amore con te...
    non rivedrò mai più tutta la gente
    che vedevo mentre arrivavo
    e la guardavo innamorandomi sempre
    di ogni faccia
    che mi passasse davanti,
    non penserò mai più...
    non penserò più ai fiori
    e ai quadri da regalarti,
    i miei colori sono ancora là?
    Sei ancora tu, è ancora la nostra città?
    ricordo un mondo sorridente,
    ma dov'è?
    e perdonami la metrica
    cosi senz'alcun metro,
    in Via Petroni
    19
    ormai non c'è!

  • 19 novembre 2009
    Apnea

    Mi riempio i polmoni
    di un’aria
    impregnata dai sapori
    d’un mondo estraneo
    che parrebbe esser il mio,
    preparo il cuore e la mente
    ad accompagnarmi
    nell’ennesimo viaggio
    alla ricerca, novello Diogene
    dell’uomo

     

    m’immergo nel mare oscuro dell'inconscio,
    portato giù
    dal peso dei ricordi
    che mastro tempo
    ha raccolto per me,
    vedo quel che è stato,
    quel che ho colpevolmente scordato,
    quel che ho inutilmente rammentato,
    quel che mi è sfuggito,
    e quel che sono diventato

     

    risalgo,
    pian piano
    mi libero dell’ormai inutile zavorra,
    tutto sembra diverso
    confuso fra  bolle d’aria divenuta ormai opprimente,
    ciò che era indispensabile ora è vano,
    una nuova, inimmaginabile esigenza
    prende il sopravvento
    e tutto il mio fare è volto a lei,
    Avido di vita
    respiro.

  • 19 novembre 2009
    Solo

    Oggi mi sento solo
    come un papavero in un campo di grano.

    Ma il dolce vento...
    come la mano della mia amata

    il profumo del grano...
    come il profumo di Lei

    mi fan ritornare bambino
    e mi risento coccolato.

  • 19 novembre 2009
    Dalla luna

    Stando sulla luna riesci a guardare il mondo da un'altra prospettiva.
    Riesci a farlo con distacco, senza lasciarti coinvolgere da quello che normalmente ti circonda.
    Le cose sembrano tutte perfette, le persone non ti deludono ed i rumori non ti stordiscono.
    Osservi tutto dall'alto, anche coloro che ami.
    Li vedi da lassù, riesci a leggere le loro emozioni, ma lo fai da lontano.
    Osservi le loro lacrime, ma non puoi asciugarle.
    Vedi i loro sorrisi, ma non puoi condividerli.
    Senti la loro gioia, ma non puoi viverla.
    Proteggi te stesso ed abbandoni loro.
    Ti proteggi dal dolore, dalla malinconia, ti convinci che tutto va bene, che nessuno può ferirti.
    Ma sei solo.
    Scambi di carezze, abbracci, baci... li osservi e ne gioisci, ma non li senti.
    Non senti il tepore del fuoco che arde in un camino.
    Non vedi lo splendore del mare che si infrange sugli scogli.
    Non assapori il gusto del vivere insieme.
    Sulla luna è tutto sfocato, luci, profumi, colori.
    La luna nasconde la realtà, cela agli occhi di tutti le brutture del vivere quotidiano, ma ci impedisce di conoscere l'animo della terra e di chi la popola.
    "Rimango sulla luna... e non intendo tornare!"
    Se rimani sulla luna vivrai tranquillo, nel tuo mondo incantato, dove nulla può turbarti.
    Se rimani sulla luna il dolore ti sfiorerà, ma non potrà ucciderti.
    Se rimani sulla luna nessuno potrà mai ferirti.
    Se rimani sulla luna non conoscerai delusioni.
    Se rimani sulla luna sarai spettatore silenzioso.
    Se rimani sulla luna, smetterai di vivere.

  • 17 novembre 2009
    Respiro

    Respiro

     

    Quando scrivo
    cercando dentro
    una nuvola, un fiore,
    il mio cuore
    un battito d'ali,
    un quadro d'autore...

     

    Quando leggo
    portandomi dentro
    un profumo, una lacrima,
    il disco solare di un tramonto,
    la melodia di un canto...

     

    È il tuo respiro che tengo dentro.

     

    Un respiro ogni volta più stanco,
    come fiamma,
    racchiusa da un calice
    che brucia piano
    l'ossigeno intorno.

  • 17 novembre 2009
    Due in uno

    Accuso un po’ di stanchezza. Si chiama pesantezza.
    Qualcuno mi ha omesso l’altra parte.
    Io mi sento il taglio che tenta la ricucita.
    Ma ho recipienti, tasche, sacchetti
    e vani pieni di buoni propositi.
    Ora che provo ad osservarmi
    muoiono le domande su di te.
    Diventi un riflesso perduto del cielo.
    Quelle nuvole così orgogliose e definite
    Sono pronte a inaugurare
    il passaggio dal silenzio alla calma.
    Perché i miei fianchi sono la giusta misura
    per esser donna adesso,
    la bugia ben detta.

     

    E mi ricordo le mani, le ciglia, i nei
    e coloro che mi consigliavano di avere paura di te.
    E ti credo ancora e non capisco il tono dell’assenza,
    e non sento intermezzi tra te e me.
    L’unico vincolo è la lettura.
    L’unico ostaggio la mia anima.
    E allora scappa lei.
    Fugge via codarda.
    Si rintana e piagnucola come una poveretta.
    La stringa delle scarpe l’ha gestita il tempo.
    Le ali son volate.
    Si è nascosta la dannazione, mentre sgocciolavo sogni infranti
    e adesso signori miei scusatemi ma ho bisogno di vomitare la mia rabbia,
    arriva il getto dopo giorni di mutismo ingiustificato.
    Dove abita la possibilità di una parola non detta.
    Questa sarà la mia ricerca,
    l'assordante verità.

  • 17 novembre 2009
    Primavera

    Vorrei innamorarmi
    Sentire il battito salirmi in gola
    Le bollicine nel ventre accompagnate dal dolce senso d’inappetenza

     

    Vorrei perdermi
    Sentire il fiato accarezzarmi la guancia
    Il calore sulla pelle mischiato ad un sentimento d’impotenza

     

    Vorrei arrendermi
    Sentire la bocca sfiorarmi il collo
    I brividi lungo la schiena uniti alla deliziosa perdita d’equilibrio

     

    Vorrei abbandonarmi
    Sentire la lingua assaggiarmi le labbra
    Il respiro nel petto stringersi in una sensazione di soffocamento

     

    Vorrei fidarmi
    Sentire le mani esplorarmi il corpo
    Il desiderio nelle vene a cancellare ogni percezione della realtà

  • 16 novembre 2009
    Il mio Angelo

    Ti sento,
    quando i pensieri,
    si tingono di bianco
    al profumo dei ciliegi,
    sui prati di luce
    sfumati dal vento;
    quando il roseto
    mi sorride misterioso,
    e l’odore dei tigli,
    mi inebria di fragranze
    le narici.
    Ti sento,
    quando raccolgo i colori dell’estate,
    nel mormorio
    delle cicale e dei grilli,
    e respiro il tuo respiro
    oltre l’infinito.
    Mi hanno detto
    che gli Angeli non parlano!
    A me basta
    il soffio di una carezza,
    per inondarmi
    al profumo del tuo silenzio.

  • 16 novembre 2009
    Onda mia.

    Michele, 12 anni, saluta il suo grande amico Gian Luca.

    Onda che vieni dall’Infinito.
    Onda che vai da chi ti vuole bene.
    Onda che arrivi, qual è il tuo Destino?
    Dove vai? Onda della vita.
    Vai, Onda mia, dove io non arrivo ancora.
    Onda mia nel mio cuore racchiusa.
    Ti penso e ti vedo e il dolore mi porti.
    Onda maestosa e forte
    che sfiori l’acqua trasparente della Vita.
    La Vita che finì un giorno,
    il Destino è crudele.
    Le nuvole ti avvolgono,
    tu dici “No!”, ma il cielo ti aspetta.
    E’ arrivato il Tuo Giorno.
    Farai un lungo viaggio e vedrai
    Universo, Terra, Mare… Dolore.
    Arriva da lontano vestita di nero
    e circonda la vita, la spezza, la prende:
    Morte Profonda.
    Ma tu, Onda mia, mai te ne andrai.
    Il mio cuore è la tua casa.
    Il mondo che c’è in me è tuo.
    Tu sei qui ed io ti dico:
    “Addio e grazie”.

  • 16 novembre 2009
    Chiedimi

    Chiedimi di non scriverti
    chiedimi di non pensarti
    chiedimi di non parlarti
    chiedi la mia anima
    chiedi la mia vita
    chiedi la mia ragione…
    ... ma non chiedere al mio cuore di non battere più per te.

  • 16 novembre 2009
    ... E aspetto solo...

    Ho pensato,

     

    ho pensato a te per tutto il tempo,
    al calore della tua voce,
    immaginando  il profumo del tuo corpo
    ed il sapore dei tuoi baci.

     

    Vorrei poggiare la testa sul tuo seno,
    farmi cullare dal battito del cuore,
    fermarmi per un istante

     

    ad ascoltare il tuo respiro.

     

    Ho volato a lungo per tutti i cieli
    tra stelle e lune colorate,
    ti cercavo da sempre senza saperlo
    ed ora che ti ho trovato
    i miei occhi son colmi di lacrime,
    un pianto di gioia che solo l'amore può dare…

     

    ... e aspetto solo il giorno in cui
    potrò darti una carezza guardandoti negli occhi.

  • 16 novembre 2009
    A Gianni

    Gianni.
    Infinito Amore.
    Padre.
    Non ci sono più sogni.
    Non ci sono più parole.
    Solo un numero di cellulare
    al quale nessuno risponde.
    Il dolore adesso è ancora troppo sorpreso
    per esplodere come un vulcano.
    Deraglia la mente che non capisce l'accaduto e non lo vuole...
    Adesso ti chiamo, perché sto male....
    Ma il telefono è spento!
    Gianni! ho bisogno di te! dove sei?
    Accendi il telefono!
    ----
    A quel numero più nessuno risponde...

  • 16 novembre 2009
    Sette giorni

    "Sette giorni",
    questo il mio prezzo,
    tanto il mio tempo.

    Sono diventata un carnefice.
    Parole crudeli e non vere
    pestate con rabbia sui tasti di un computer
    per ferire senza tregua chi amo
    e non posso avere.
    Telefoni chiusi in faccia
    ad un destino in cui non riesco a credere
    e che sto sgretolando
    con costruite bugie.

    Sono diventata un carnefice.
    Muro davanti ai singhiozzi di un padre,
    mentre scivolano adulte lacrime imbarazzanti.
    Un "no" che uccide una speranza,
    proferito senza pietà
    lasciando sospese nel vuoto
    braccia tese per un abbraccio
    chiesto e non dato.

    Sono diventata un carnefice.
    Orecchie da mercante
    a parole preoccupate di una madre distante
    che in fondo
    dispensa gustose ricette
    e chiede solo un pò d'amore.
    Continuo a chiudere conversazioni
    con promesse che non mantengo.

    Sono diventata un carnefice.
    Piccoli grandi occhi azzurri
    che implorano alla mamma
    fiduciose preghiere non ascoltate,
    mentre la voce crudele sciorina false accuse
    a quella piccola mente
    che non può comprenderne la causa.

    Sono diventata un carnefice.
    Piccoli grandi occhi rosa
    che si riempiono di lacrime
    sotto un volto cattivo
    e irriconoscibile
    che urla parole incomprensibili
    mentre la mano continua ad abbattersi senza motivo,
    sorda a quel "mamma no"
    sussurrato nel pianto.

    Sono diventata un carnefice.
    Ho mandato via colui
    senza il quale oggi non ha più senso la mia vita,
    al quale non riesco a dire quanto mi manchi.
    Ho deluso chi mi ha generato,
    sfuggendo gesti amorevoli.
    Ho fatto paura alla carne della mia carne,
    ho spaventato i miei cuori innocenti
    ho fatto piangere i miei bambini.
    Non ho saputo dimostrare a chi amo
    di amare.

    Sono diventata un carnefice.
    So solo generare vittime intorno a me.
    La sentenza è arrivata: "colpevole per non amore"
    Ho meritato la mia condanna a morte.

    "Sette giorni".
    Sette giorni di tempo.
    Poi la fine.
    Tanto è stata valutata la mia vita,
    questo il prezzo scrittomi sull'etichetta.

    Condannata alla pena capitale
    ho iniziato il conto alla rovescia.
    Fuggite tutti lontano da me.
    Fuggite.
    Sono diventata un carnefice.

    Lasciatemi andare al patibolo da sola.
    Non voglio nessuno che pianga per me.
    È questo che merita chi non ama.
    Dopo la mia morte
    abbiate solo la gentilezza
    di non conservare le mie ceneri.
    Buttatele via
    e con esse il male che ho fatto
    a chi non ho saputo amare.

    Sono diventata un carnefice. Non pregate per me.
    Dimenticatemi.

  • 16 novembre 2009
    Chi sono?

    Tra ricci pensieri

    nel silenzio dell’attesa,

    sono occhi e sensi all’erta

    sono carne che si prepara al banchetto

    sono profumo inatteso da respirare

    sono sangue e ossa da divorare

    preda di un padrone nuovo.

     

    Chi sono?

    Non sono certezza

    né ventre accogliente.

    Né porto sicuro in cui approdare:

    troppe navi in mare che cambiano rotta.

    Belva ribelle invece

    e lingua di parole e baci affilati.

    Mani impazienti che prendono e danno piacere.

     

    Ieri irrequieto rifugio di sconosciuti dolori,

    tela di segni

    dipinti con urla sopra altri segni.

     


    Oggi serva di un demone distratto,

    strega che versa lacrime di colpa per i propri incantesimi.

     
    Chi sono?

    Bestia vorace dall’orgoglio spezzato da anelate catene,

    mente inviolata dietro uno sguardo basso,

    sapiente volontà in un sorriso celato.

     

    Nel buio di domani non c’è faro nella notte.

    Resta se vuoi.

    Ma non voltarti indietro a cercare la luce,

    mi perderesti.

     

    Mi hai dato un nome nuovo.

    Allora prova Tu a capire chi sono.

  • 16 novembre 2009
    Interferenze

    Sono immobile a fissare lo schermo grigio
    disturbato da rumorose interferenze
    e nel fastidioso ronzio ti chiedo:
    fammi vedere ancora il mondo a colori.

     

    Hai raccolto i fiori più profumati per me
    spogliandoli dalle vecchie foglie rinsecchite
    per nascondermi che dopo la primavera arriva sempre l'autunno.

     

    Ho letto tra i tuoi versi le storie di mille uomini diversi
    e vivono tutti, adesso, dentro di me,
    sgomitando per farsi strada tra mente e cuore.

    Come sgomitavi tu l'altra notte al mio fianco
    in un sonno irrequieto
    che è diventato lacrime al mattino.


    Non ti avevo mai visto piangere.


    Il tuo respiro è diventato rumoroso come il mio
    quando ho sentito sulle mie labbra bagnate di pianto
    un estraneo sapore salato.


    Anche la tua lacrima era imperfetta
    intrisa di desideri e paure
    di volontà e incertezze,
    di amore e dolore.


    Come la nostra storia,
    adesso in onda su quello schermo,
    perché è quando mi vesti delle tue parole
    che scompare il disturbo
    e ricompare il colore.

  • 16 novembre 2009
    Nebbia

    Non avevo mai guidato nella nebbia.

    Oltre 200 km all’andata

    con il cuore che scoppia

    per la felicità di sorprendere l’amore,

    con momenti rubati alla vita.

    Con la felicità

    di godere insieme di noi.

    Pensando con gli occhi truccati

    agli imminenti sguardi

    baci

    amplessi.

    Desiderosa del Tuo odore, del Tuo sapore

    Bramando di averlo ancora addosso,

    ancora dentro di me.

    È strano sentirmi avvolta dalla felicità.

    Mentre fuori mi avvolge una nube grigia.

    E l’autoradio canta.

     

     

    Era un presagio.

     

     

    Non avevo mai guidato nella nebbia.

    Oltre 200 km al ritorno

    con il cuore che scoppia

    per la rabbia di aver perso l’amore,

    ed i momenti rubati alla vita.

    Con la rabbia

    di non godere mai più di noi.

    Ripensando con gli occhi arrossati

    ai recenti sguardi

    baci

    amplessi.

    Invasa dal Tuo odore, dal Tuo sapore

    Odiando di averlo ancora addosso,

    ancora dentro di me.

    È strano sentirmi avvolta dalla nebbia.

    Mentre fuori splende il sole.

    E l’autoradio tace.

     

     

    Era un presagio.

    Ora ho conosciuto la nebbia.

  • 16 novembre 2009
    L'amante

    Sono il fiato sospeso,
    fiamma costretta a bruciare la cera
    in un'attesa obbligata al silenzio.

     

    Sono i capelli da gettare dal finestrino,
    labbra che non possono colorarsi di rosso,
    bocca vorace che non può segnare.

     

    Sono il nome da occultare con nomi fittizzi,
    impronta da cancellare,
    sordido umore da ripulire in fretta.

     

    Sono il sogno da non vivere ad alta voce,
    l'impegno con il collega,
    la riunione d'azienda.

     

    Sguardo celato dietro un occhiale scuro,
    devo muovermi cieca, attrice che non vuol recitare la sua parte nella tragedia che va in scena.

     

    Farfalla chiusa in un barattolo,
    godo di grida sommesse,
    urla soffocate da finestrini chiusi in un orgasmo colpevole.

     

    Silenziosa spettatrice di una bugia che si consuma al mio fianco,
    vivo una vita fantasma,
    di occasioni vestite da falsi pretesti.

     

    Sorriso smorzato,
    morso senza denti,
    vivo a metà.

     

    Elemosino una speranza
    avvolta nel cartone dell'amore,
    sperando che non si strappi,
    sotto i portici di questa passione inevitabile.

     

    E, inevitabilmente, Ti Amo

  • Volevo solo un po' di affetto,
    oppure un bacio distratto,
    guardarti dormire nel mio letto,
    lontani da ogni sbaglio,
    insieme avremmo cambiato tutto,
    avemmo vissuto un nuovo giorno.

    Di tutto ciò cosa rimane?
    infinita voglia di morire.

    Morire perché non si ha più la forza,
    ogni battaglia appare persa,
    ricordi di vecchia speranza,
    inutili sogni di dolcezza,
    resta solo la tristezza,
    e la carne che si spezza.

  • Ed iniziai a piangere sangue
    versando una lacrima appena,
    non volevo che la vostra mente
    percepisse la mia pena.

    Quel giorno uscii sprovvisto di maschere,
    fu il mio errore più grave,
    perchè mille e mille fiere,
    mi attaccarono come un cane.

    Randagio perii ai bordi di una nuvola,
    non fui in grado di tornare al mio cielo,
    persi la vita perchè privo della mia maschera,
    vi ricordai la bellezza del volo.

    Tormentati dalla vostra incapacità
    di rincorrere un sogno perduto,
    mi uccideste con voracità,
    invidiosi di un angelo caduto.

  • 16 novembre 2009
    Speranze malate

    Le tue gambe arpioni all'interno della mia carne;
    i tuoi denti falci che strappano ricordi di niente;
    le tue unghie ancora macchiate del mio unico sangue;
    la mia anima è una fontana di lacrime che perde.

    Uccidimi questa notte, riempi il letto della mia follia,
    di questo irrazionale dolore che tormenta il mio fegato.
    La mia bile putrefatta mi ha trasmesso l'eresia
    che ha corrotto la mia mente e devastato il mio stomaco.

    Voglio liberarmi da questi vermi che mi stanno scannnando,
    da questi mangia carogne che banchettano sul mio corpo,
    ti prego angelo mio, ti sto supplicando:
    diventa il mio boia e salvami da questo lurido mondo.

  • Cenere di sogni incrosta i miei polmoni,
    il respiro raschia salendo alla gola.
    Tosse di disagio, fuoriescono gli umori
    grigi che trasformano la vita in un pena.

    Flusso di veleno percorre le mie vene,
    rabbia che conduce la mia mente alla pazzia.
    Schizzi di esistenza gettati tra onde piene
    che cancellano la sabbia su cui scrissi la mia via.

    E tu con un setaccio cerchi ancora i miei resti
    tra i residui di vita imprigionati nella rete.
    Non ti accorgi che ormai si sono dispersi
    tra le torbide acque del fiume Lete?
    Per quanto tenaci potranno essere i tuoi sforzi,
    di me non c’è più nulla in mezzo a quelle pietre.

  • 16 novembre 2009
    Senza titolo

    Siamo cani distesi sul ciglio dell'oblio,
    trasciniamo con gli artigli il peso della vergogna,
    espiando con il sangue i peccati verso un Dio,
    che ci ha resi liberi attaccandoci alla gogna.

    Scuoiate i miei pensieri residuati tra le ossa,
    gettate fuori il veleno che invade arterie e vene,
    e poi quando sarò vuoto seppellitemi nella fossa,
    in modo tal che io possa dimenticare le mie pene.

  • 16 novembre 2009
    Ad Alda

    Il silenzio è scalfito
    dai respiri profondi
    che il sonno tranquillo regala.
    Guardo i miei amori,
    la penombra li fa uguali,
    forse non hanno mai smesso
    d’essere una sola cosa
    ed io son solo uno spettatore privilegiato,
    l’unico a godere dello spettacolo,
    affanculo la rabbia e la vanità
    che m’hanno messo la penna in mano,
    non servono in Paradiso
    e penso ad Alda,
    al suo inferno,
    a come il Paradiso
    se lo sia dovuto inventare,
    ai demoni che l’hanno tormentata
    ed alla dolcezza dei suoi fogli
    che accarezzano l’anima
    come una notte di novembre
    quando t’accorgi che tutto ciò che serve
    è lì con te.
    Conto i respiri,
    fuori un’auto prova a spezzare l’incanto,
    un angelo vola,
    porta con sé un penna,
    serve sempre,
    anche in Paradiso.

  • 16 novembre 2009
    Camminando vicino a nessuno

    E' un oceano di sangue quello su cui cammino.
    E' una landa di lacrime scadute e di pesci annegati.
    E' una statua che si muove il mio nuovo destino.
    Un futuro scritto nell'aria asfissiata.

    Nuvole di ricordi generano pioggie di sofferenza.
    Semi ormai vecchi per il raccolto di settembre.
    Una piantagione di speranze brucia sotto la pioggia.
    E' la parte migliore di noi stessi quella che poi si perde.

    I lupi non possono cantare se non scende più la notte.
    Le mie urla mute infrangono gli specchi.
    Le anime de folli giocano ancora con la sorte.
    Mentre il mare disegna i miei ultimi riflessi.

    Mi sono ucciso ieri non ce la facevo più.
    Per trovare mie parole dovrei dimenticare troppi suoni.
    Mi han detto che non puoi cadere una volta che sei giù.
    Quindi perché rischiare di finire sugli allori?