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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 maggio 2009
    Passione

    Alle spalle
    un agguato
    a prendermi
    sorpreso
    indifeso
    offeso.
    Mi arrendo
    al piacere
    di darmi
    al desiderio
    del pensiero
    vacante
    tra corpi
    e passione.
    Fantasia
    liberata
    finalmente
    a spandere
    forza
    violenta
    di possesso
    percossa
    irrefrenabile
    ai confini
    del lecito
    andare
    dell’ipocrita
    amare.

  • 14 maggio 2009
    Matematica

    Vivi nel bene
    e bene riceverai
    sii giusto se vuoi giustizia
    non cercare e non ti cercheranno
    sii vero e non ti mentiranno
    offri e ti sarà offerto
    ringrazia la vita e ti porgerà la mano
    sorridi allo sconosciuto perché egli è tuo fratello.
    Non vendicarti del torto subìto
    l'universo segue uno schema matematico.
    Ogni azione produce una causa.
    Non ti scontrare, segui le orbite e sarai nel giusto.
    Come in cielo così in terra
    lo scopo della nostra esistenza è rispettare l'ordine prestabilito.

  • 14 maggio 2009
    Italia

    Dedicata ad Allen Ginsberg

     

    Italia, avrei potuto darti tutto
    e invece, non ti do niente
    perché, seppure ti avessi dato tutto,
    tu non mi avresti ridato niente,
    è così che funziona,
    è così che tu mi hai insegnato.
    Italia, ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!
    Lo riconosci questo?
    È il tuo Dante.
    In quale fogna hai ricacciato i tuoi spiriti magni
    dopo avergli strappato la lingua
    e costretti al silenzio?
    Italia, perché ti fai guidare dagli imbecilli,
    perché ti lasci disonorare da quelli che chiami onorevoli,
    quando la finirai di creare coglioni in serie,
    coi capelli ordinati e le valigette piene di inutilità?
    Italia, quando smetterai di ascoltare quei figuri vestiti di nero
    che ti parlano d’amore senza, per fede,
    aver mai nemmeno potuto toccare una donna?
    Quando potrò amare un uomo,
    quando una donna potrà amare una donna,
    quando, Italia, chi è costretto a soffrire, potrà amare
    a tal punto la vita da volerla abbandonare
    senza bruciare all’inferno?
    Italia, i tuoi libri sono pieni di polvere e mosche,
    il marmo bianco dei tuoi monumenti è corroso.
    Non sei stata capace di conservare le tue glorie,
    preferisci i vestiti alla moda, i festini di coca
    e le puttane di lusso.
    Italia, deciditi una buona volta,
    butta quella maschera da persona perbene
    e mostra tutto il tuo sudiciume.
    Italia, puzzi di immondizia,
    sei marcia e corrotta.
    Guardati, se ci riesci,
    non provi vergogna?
    E qualcuno ancora viene a parlare di sogni!
    Italia, mi fai ridere, non sei più credibile.
    Ti ho concesso troppe possibilità
    e mi hai ripetutamente deluso.
    Tieniti pure l’affetto di mio padre,
    che continua a volerti bene,
    convinto di vivere nel migliore dei paesi possibili.
    Guarda come l’hai ridotto!
    E come lui, tanti altri.
    Italia, perché io che non sono figlio di politico, industriale o grande giornalista,
    tanto vale sia figlio di puttana,
    almeno qualcuno ringrazierà mia madre
    per la mezz’ora di piacere concessagli?
    Mi ascolti? O sei troppo impegnata a guardare un reality show?
    Continui a cercare i tuoi modelli di vita
    tra le pagine delle riviste scandalistiche e nella cronaca nera.
    Sei anni per condannare una madre assassina,
    e pochi secondi per far saltare in aria dei galantuomini che ti combattevano, Italia mafiosa.
    I processi si tengono negli studi televisivi,
    i ministri concedono sconti di pena ai criminali,
    i pentiti li mandi in crociera
    e i collusi in Parlamento.
    Vai a farti fottere, Italia. Vai - a - farti - fottere!
    Quando capirai che non esiste più il bene o il male
    il legale o l’illegale, il pericoloso o il sicuro
    ma soltanto quello che ti fa divertire e quello che ti annoia?
    Italia, mi intendi o devo parlare in modo più semplice?
    Perché sei capace soltanto di inventare obbrobri
    che si sforzano di rassomigliarti?
    Perché ci vuoi tutti uguali a te?
    Quale colpa dobbiamo pagare?

     

    Italia, le mie magliette hanno il collo sdrucito
    e le mie scarpe le suole consumate.
    Faccio il cameriere e scrivo poesie per restare vivo.
    Ho buttato via la mia educazione
    per non diventare come te, Italia.
    Mi fai schifo, mi fanno schifo quelli come te.
    Italia, ascoltami, sono nudo e lontano da casa,
    il D-tan mi sta rovinando le mani.
    Le banche dove ho sempre portato i miei pochi soldi, sono i bar,
    e adesso ho sete, Italia.
    Cerco di andare fuori di testa ogni volta che posso
    e ora sono dell’umore giusto per scrivere.
    Italia, mi rivolgo sempre a te,
    quando potrò comprare dal tabaccaio
    quello che serve per le mie poesie,
    quando, quei tipi che sembrano fotomodelli con la pistola,
    cominceranno a dare la caccia a chi veramente merita di essere rinchiuso?
    Italia, ormai da sei anni non vedo più Paola
    ma di notte sogno ancora di baciarla.
    Col nome di donna come lo porti tu,
    lei merita di essere amata, non tu, Italia.
    Ecco cosa di buono ti è rimasto, soltanto il nome di donna!
    Italia, Luigi si è sposato e nessuno mi ha avvertito,
    mia sorella mi telefonò due giorni dopo mentre ero a Ginevra.
    Già mi hai dimenticato, Italia?
    Hai già dimenticato uno dei tuoi figli migliori?
    Italia, nell’aiuola sotto l’albero di pere
    non spuntano più i ciclamini ad Ottobre.

     

    Non ho mai capito se scherzi o fai sul serio Italia,
    se sei matta o troppo sana,
    se sei fatta o lucida,
    se menti o mi dici la verità.
    Seghiamoci una canna, Italia,
    ah no, tu non fumi, hai ragione, è contro la legge.
    Quanto sei stupida e falsa, Italia!
    Mi fai pena.
    Mi vuoi denunciare?
    Vuoi chiamare la polizia? Fallo!
    Mentre li aspetto,
    mi gusterò un’altra bottiglia di liquore generoso.

  • 14 maggio 2009
    Gocce di ricordi

    Ricordo che con lunghe passeggiate
    - da sfondo la natura mi faceva -
    a cacciar grilli, lumache e farfalle
    mi recavo.

    Io le lumache in fila le mettevo
    I grilli saltellanti rincorrevo...
    e farfalle con la rete catturavo
    per poi lasciarle andare
    verso il cielo.

    Ricordo il mio sostar presso un ruscello
    e lungo le sue sponde camminare.
    Raccogliere le alghe non mancavo
    e quando il sole a sera tamontava
    gioiosa verso casa mi avviavo.

  • 13 maggio 2009
    La veglia

    Disteso sul letto
    io, lei, la luna.
    Nessuna parola.Taccio.
    Tutt'intorno il silenzio.
    Non m'importa di nulla. Ho lei. E questo mi basta.
    Allungo la mano, la sfioro; un attimo dopo la ritraggo.
    Ho paura di svegliarla.
    Decido allora di rimanere lì,fermo,immobile,
    poggiato sul fianco
    ad osservarla.
    Sembra immersa in un sonno perenne
    ma così fragile
    delicata
    da poter essere svegliata
    da un battito d'ali...
    Non ho idea di quanto tempo sia passato
    un giorno, un'ora, un attimo.
    Resto qui sveglio, vigile, muto, innamorato.
    Nulla giunge alle mie orecchie
    se non il suo respiro
    lento, dolce, cadenzato.
    Attenderò il mattino
    il suo risveglio
    i suoi occhi
    il suo buongiorno
    incantato...

  • 12 maggio 2009
    Quei giorni

    E mi ritrovo qui
    intenta a pensare
    a quei giorni che la mente
    non può cancellare...
    Giorni di cuore
    ore sospese a restare
    tra le tue braccia
    le nostre emozioni faccia  a faccia...
    La mia mano sul tuo petto..
    TI AMO
    e non mi tormenta nessun sospetto...
    Con un lieve sorriso sulla bocca
    sento palpitare all'unisono
    i nostri cuori
    niente e nessuno li blocca...
    Giorni di follia
    ore sospese a guardare
    il nostro amore
    come per magia aumentare
    basta la tua mano nella mia
    E' difficile da spiegare
    tutti i miei perché sembran volar via...
    So che mi vuoi
    quando le tue labbra
    pronunciano:
    SEI MIA!

  • E così ti tendo la mano
    conscia di non poterla sfiorare;
    ti invio speranze, paure, pensieri
    a gran voce
    attendendo un tuo bisbiglio
    un timido sussurro
    disperso nell'aria...
    Volteggia la tua presenza,
    non ti vedo
    ma ci sei.
    Non ti sento
    ma ti percepisco...
    Depongo in te preghiere
    rido, penso, piango ma non mi arrendo
    tentata dalla voglia di cadere...
    Ho invocato il tuo nome
    solo con uno sguardo
    dritto al cielo e poi...
    non so come...
    la tua mano sulla mia spalla
    che dolce torpore...

  • 12 maggio 2009
    Automatismo marino

    Ti sfiorano i miei pensieri.
    E poi si ritraggono, per non provar più dolore.
    Tu, come Medusa che mi strugge e mi lascia senza fiato,
    mi fa anelare,
    ora,
    come avessi dei chiodi su quei tentacoli che vogliono me.

    Ed è un piacere sublime,
    un dolore gaudioso che mi innalza al di sopra di ogni cosa.
    Ma io non posso non posso...
    Quanto male che mi fai!


    La spuma del mare ti porta sulla costa e tu,
    in balia delle onde ti trascini sempre verso di me.
    Mi stringi.
    Poi la spuma si ritrae: ti allontani.


     

    Per il tempo di quella ritrazione sembra che tutto perisca.


    Non si sente più nulla.


    E' il silenzio.


    Poi tutto riprende a vivere quando
    come ad uno schiocco di dita
    s'ode il piacere gaudioso della spuma che s'unisce alla sabbia
    e tu ritorni da me.


    Quanto male che porta quel ritorno!
    Invade la spiaggia su cui mi trovo,
    la inquina
    la sporca.
    Invade il suo spazio, il mio.


     

    Eppure mi piace.
    Occupi il mio mondo col colore che vorrei,
    stanca dei soliti colori marini,
    seppur i più belli.


     

    Ma tu... TU mi avvolgi mi travolgi e mi sconvolgi l'anima e il corpo.


    Eppure...
    ahimé,
    TU lo fai senza coscienza, vittima dell'automatismo marino.

  • 12 maggio 2009
    Sacred love

    Vestita io di un velo,
    sii il vento che mi fa danzare oscillare,
    sgravata da ogni peso,
    in alto... fra i corpi celesti.


    Soffia verso di me la tua essenza: sarà il mio unico nutrimento.
    Soffia su di me eccitami; mentre la tua scia,
    che lenta mi attraversa,
    risveglia in me ogni pulsione.


    Deliziami, come una rosa nel deserto.


    Ardi come il fuoco dentro di me:
    avvolgi la mia anima, la possiedi.


    A un tratto tutto, intorno, si anima, ti desidera.
    E assiste impotente. Vogliono averti, non possono...


    Ecco la pioggia. Vuole godere di te, sfiorandoti;
    ma subito svanisci.
    Ricompari in me.
    Ondeggi, come sentissi il suono dell'ud.
    E allora saliamo, saliamo sempre più in alto per poi finalmente,
    fonderci in un'unica fiamma al contato con l'atmosfera.


    Da lontano il suono dei riti Maya ci consacra, mentre pian piano si allontana,
    svegliandomi.

  • 12 maggio 2009
    Pensieri

    Il bassorilievo del cielo
    sembra vivere
    del tempo disciolto tra le stelle.

    Riflesso
    nelle sfaccettature
    di estremi colossi di potenza
    è tutto.

    Risposte
    e negazioni dell’essere.
    C’è il duro volo dell’asteroide
    e il morbido
    vellutato scorrere
    delle dimensioni innaturali.
    E c’è il rapido volgere
    della morte in vita
    e della vita
    in altra vita ancora.

    Riflessi
    nel bassorilievo del cielo
    tanti pensieri
    senza un riparo.

    Nel soffio amico della luce siderale
    sta sospeso il cuore
    al mendicante di certezze.

    E così è rimasto.

    Fino all’aurora.

  • 12 maggio 2009
    Passeggiata notturna

    E le stelle
    immerse nel tempo
    restano in bilico
    come in viaggio tra la mente e il cielo.

    Ogni notte è un’orchestra
    mal diretta da un podio traballante
    che una voglia d’infinito
    appena sfiora.

    Ma stanotte, se lo vuoi sentire
    c’è un vento
    fragrante d’immenso
    e d’anime in corsa
    a sprofondare fra galassie antiche
    uragani di stelle
    immaginati da un dio.

    Sempre questa luce
    avidamente ho bevuto
    vino che mi rincuora
    e il corpo sfinito
    svanisce
    e dolcemente s’eclissa
    cristallo di sale
    nell’acqua sorgiva
    delle distanze e del tempo.
     
    Stanotte, se lo vuoi sentire
    c’è un vento
    menestrello inascoltato
    che porta lontano dalla città
    i resti d’una speranza.
    Una canzone scritta
    su lunghe pagine di quiete.
     
    Dilaga ora il silenzio
    nel territorio inquieto dell’eternità
    nelle superbe acropoli stellari
    nel vuoto immobile della materia inerte
    che respira alla luce senza tempo.

    A volte
    nell’armonia incessante dello spazio
    m’è parso di scorgere
    una fuga di sogni
    interminabile.

    Che s’allontani
    e risplenda
    nel fuoco sereno di quest’alba.

  • 12 maggio 2009
    Canto della sera

    Anche qui
    dentro me
    sento crescere
    il silenzio
    immobile
    dello spazio.

    Nel suo cuore
    leviterà
    serena
    l’armonia delle stelle doppie
    e la vertigine galattica
    mi coglierà.

    Sottile
    come fuoco assopito
    Vespero s’eclissa
    tra gli aghi profumati di un abete
    fiaccola scarlatta sul tramonto.

    La tenerezza divina
    mi travolge
    nell’ultimo istante di luce.

  • 12 maggio 2009
    Addio ad una notte

    E mentre primavera
    s’appresta
    come il seme che muore
    a dare vita nuova
    all’estate vicina
    riprende il viaggio
    nel crepuscolo
    del prossimo mattino.

    Turbato dal cielo
    che si scioglie in vento
    tra le foglie fragranti
    d’una stagione appena nata
    nudo è l’uomo
    che ubriaco d’Universo
    vive.
    E nella gloria
    d’ombre rosseggianti
    che ad ogni tormento tolgono peso
    termina il viaggio
    come ogni cosa che deve finire.

    Pigramente
    dal caldo oceano
    di una notte amica
    sorge l’azzurro.

    Le stelle tacciono.

    Vapori sbiaditi.

  • 12 maggio 2009
    Giugno '78

    Se tu tornassi
    alla vita che non ti ho dato
    a quando c’incontrammo
    in quel dolce mattino
    all’amore nudo dei nostri corpi
    (ancora il tuo mi brucia
    dannazione senza perdono).
    Se tu tornassi
    ai giorni nostri sbriciolati dal tempo
    lunghe pagine di favole
    narrate senza sosta
    troveresti soltanto
    attimi di smarrimento
    perché non credo all’umile fiore
    che riporta l’anima
    a sconvolgenti tremiti di passato.

    Ma poi
    l’umile fiore
    raccolto con le tue mani
    resterebbe ancora nei miei occhi.

    Tramortito ricordo
    del sole chiaro.

  • 12 maggio 2009
    Oasi di nuvole nel cielo

    Oasi di cumuli nembi
    Oasi di nuvole di beltempo
    spinte dal vento
    per il cielo vagano
    Da un'oasi piove e
    dall'altra affiora il sole
    frettolosi sulla terrra
    alcuni passanti  riparo
    cercano
    Altri invece si asciugano
    al calor dei  timidi
    raggi del  sole
    Ma di botto il cielo
    torna limpido e sereno
    mentre più in là
    sul mar riflettono :
    "Oasi e color di arcobaleno"

  • 07 maggio 2009
    Como quisiera...

    Como quisiera de ti poderme olvidar
    de tus caricias y tu sonrisa.

    Como quisiera poder también olvidar
    aquellos momentos que juntos vivimos.

    Pero siempre vives dentro de mi
    aunque no estes mas aquí!

    Y cada istante te veo delante de mi;
    de todos mis dias tu eres mi grande obsesión.

    Y aunque esta sea una locura,
    estoy feliz porqué te siento a mi lado.

    Desde que tu te fuiste
    estoy solo y mi vida es vacía.

    Como quisiera aun decirte
    que te amo tanto hasta a morir!

  • 06 maggio 2009
    Senza titolo

    In questo scritto
    specchio del tuo volto,
    specchi l’immagine,
    cerchi vita,
    calore,
    batticuore.

     

    In questo foglio
    scorgi le angustie dell’esistenza,
    ciò che hai bramato
    o che hai goduto,

     

    sei qua
    in questo pezzo di carta
    unitamente alle tue ombre
    e con me,
    insieme
    andremo avanti
    ad emozionare.

  • 06 maggio 2009
    Piove...

    E piove mentre scende la sera.
    Piove senza un'ombra sincera.
    Poi, una voce ed un numero privato,
    un'incertezza ed un dubbio insensato.
    Poche strofe da uno sconosciuto,
    Parole che avrebbero avuto più senso se avessero taciuto.
    Ancora un lampo squarcia il firmamento
    insieme a quei termini che diventano un lamento.

  • 06 maggio 2009
    Ora

    Sotto
    un albero spento
    chiama l'uccello
    il vento
    e nei pensieri
    ormai sfugge
    la parola

  • 05 maggio 2009
    Il fiocco rosa

    Sopra un tappeto di robinie
    a  piedi scalzi ami danzare
    sulle note di un dolente fado
    ombra inquieta della notte.
    “Non vi fu per te forse giustizia?
    Ma qual senso ha che adesso,
    venga a turbare il sonno mio?”
    “Vorrei tu mi narrassi”, chiesi.
    E tu mi raccontasti affranta:
    “Così come mi vedi io ero,
    quel giorno che più funesto
    mai esser potrà d’un altro;
    quando il mio ventre tondo
    mascherar oltre non potei
    e l’uomo che sposai lo scorse”.
    “Sposa per vil danaro, io fui,
    sol questo gli riuscì d’amare.
    Ma il cuore mio sposato era,
    al giovin che al nome tuo voltava
    e pur di te vaga sembianza aveva.
    Così, quando trascurata presto fui,
    in amore e ardore cercai ristoro,
    tornando di nascosto da Marcello”.
    “E cosa accadde poi? Narrami ancora!”
    “Non volli mai svelare il dolce nome
    al bruto che percosse il ventre mio,
    né le sevizie poteron oltre servire
    e quando fui lasciata abbandonata
    di notte partorì senza un lamento”.
    “Dall’utero fluiva la mia vita,
    la vita mia vagì, posata in terra.
    Con l’ultime mie forze a me la strinsi
    la tenera creatura derelitta”.
    “Così spirammo insieme mamma e figlia”.
    “Ben triste è la tua storia, anima pura,
    che i giorni a me serbati serberanno
    nell’anima, nel cuore e nella mente”.
    “Ma cosa posso far per te, cedimi affanni!”
    “Marcello mai non seppe del mio fato
    così pensò l’avessi alfin scordato.
    A te narrando la mia sì triste storia,
    mi pare come se a lui racconto ora,
    ché d’animo gentil e puro siete parenti”.
    Ristetti per un poco a meditare poi,
    con al petto un gran tumulto,
    piangendo, a stento le risposi:
    “Oh povera creatura mal difesa,
    se sol potessi io darti conforto!”
    “Una parola sola con il cuore, una sola,
    mi sento di poterti dire ora: Amore!”.
    Disfatto all’improvviso crollai sul letto,
    dormendomi d’un sonno calmo e lieto.
    Il dì seguente che al sole aprì la vista,
    accanto al mio cuscino v’era un dono:
    sopra un velluto bianco, un fiocco rosa.

  • 04 maggio 2009
    Si asì...

    Si asì lo decidiste, haz lo que quieras!
    ¿Porquè entonces no borras mi rostro y mi voz de tus recuerdos ?
    Olvida tambièn aquellas palabras que nunca dije,
    pero que tù parecias comprender.

    De algo puedes estar segura!
    Jamàs podras borrar las melodìas que compuse para tì!
    No tienes ningùn poder sobre ellas.

    Mi mùsica seguira siendo siempre fresca para tus oidos;
    asì solo la escuches de nuevo dentro de muchos años.
    !Porque te pertenece y serà siempre tuya!.

  • 04 maggio 2009
    Come vorrei...

    Come vorrei dimenticare
    i tuoi sorrisi e le tue carezze.

    Come vorrei poter scordare
    quei dolci attimi vissuti insieme.

    Ma tu sei sempre viva in me
    anche se non sei più qui.

    Ormai son solo e questa vita mia
    è tanto vuota perché sei andata via.

    Ma in ogni istante ti vedo innanzi a me:
    sei l'ossessione di tutti i giorni miei.

    E anche se questa è follia,
    son felice d'averti in me!

    Come vorrei poterti dire
    che t'amo tanto ancor fino a morire.

  • Parlami
    dello stare seduti sulla terra
    ad attendere le chiacchiere di pioggia
    sulla pietra erosa, brunita di sale,
    aggrappata alla rete del ragno.

    Parlami
    del ricordo delle tegole rosso-sbiadite
    inesistenti sopra questi tetti piatti
    pieni di antenne e di silenzi satellitari
    nate sulla via asfaltata che corre dritta.

    Parlami
    delle finestre incarcerate e quadrate
    tutte uguali a ricordare il verde delle persiane
    come nelle case del sud ormai in rovina
    col bianco dell'intonaco sugli occhi.

    Parlami
    degli orizzonti senza prezzo
    col cartellino delle nuove offerte
    e dei sogni, svaniti con l'ultima nebbia,
    che non ti danno la pace della felce ansiosa.

    Parlami
    dell'aria inebriante di una musica già ascoltata
    dove il respiro riesce a trovar riposo
    e il fiato si confonde nelle lacrime
    di una terra che tace quando non può più urlare

    E se ti senti d'impazzire

    Chiamami
    arriverò con un secchio di nuvole secche
    che brucerò con sterpi di graminacee
    e sarò muta come un tonfo di neve
    che strapperò dalla punta degli occhi.

    Guardami
    da questa galera di cemento
    e toccami il sasso che rotola nel profondo
    dove si sta assottigliando l'ultima casa
    e anche l'ombra si annega nel mare.

  • 02 maggio 2009
    Che ritorni la sera!

    Mi hanno suggerito: "Prendi un po' di tempo per te,
    non lasciare che la tua vita scorra senza un perché:
    dipingi i fogli con le tue parole,
    poi, aggiungine altre, non lasciarle mai sole".
    E, allora, camminando su una tastiera,
    aspetto e spero che torni la sera,
    che quel silenzio sospiri senza malinconia,
    ogni singola frase, che diventi un po' mia.
    Riporterò nel presente incontrato,
    qualche spicciolo di un vecchio passato.
    Ti lascerò aleggiare nel vento
    adesso che non sei più neppure un tormento.
    Volerò nell'aria leggera
    trasportata da pensieri, in attesa che torni la sera.
    Poi sarà il tempo a dedicarsi lui a me
    e lui stesso troverà anche un perché.