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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 giugno 2009
    Poesia del Bambino

    Com'è triste guardare
    l'allungarsi del bambino,
    da brioso, a poco a poco, riflessivo.
    I giochi abbandonati
    nell' eternità d' una soffitta,
    e la polvere, che come i vermi
    sui cadaveri li monta.
    Com'è triste il bambino
    che s'accresce frettoloso,
    gli occhi si riducono
    di pari passo allo stupore,
    le ginocchia sbucciate
    si fanno crosta, orma nell'oblìo,
    ricordo smarrito.
    Com'è triste il tempo
    che dà malizia ad ogni dito,
    che la notte s'accuccia
    sulle camerette del cosmo
    e saccheggia l'incanto
    per un batuffolo di neve,
    per la delizia d'un candito.
    Com'è triste il bambino
    che è cresciuto.

  • 30 giugno 2009
    Attitudini

    Alla parte preferisco l'insieme,
    al singolo il mucchio, la folla,
    il gruppo, la moltitudine.
    Al frammento l'intero.
    All'eroe solitario la banda,
    la brigata, la squadra, il reparto.
    All'io il noi.
    Al monologo la conversazione.
    Il plurale al singolare.
    Chi, come me, preferisce questo
    ha un attitudine:
    la solitudine.

  • 30 giugno 2009
    Non puoi dirmi ti amo

    Non puoi dirmi "ti amo",
    caveresti un cane randagio
    dalla strada,
    non sono pronto
    ai parquet profumati di nuovo,
    non ancora.
    Non puoi dirmi "ti amo",
    prometteresti balocchi colorati
    ad un bambino,
    non sono pronto
    a scartare pacchi d'indumenti.
    Sappi che un "ti amo"
    è un colpo di pistola,
    t' inonderei del mio sangue a fiotti,
    e schianterei.
    Non basterebbero soccorsi
    e tamponi di seta,
    dopo un "ti amo"
    non si può mai
    tornare in vita.

  • 30 giugno 2009
    Le ragioni di una veglia

    Un pianoforte suona
    lieve
    nella notte,
    pare carezzarci
    la pelle,
    sfiorarci le bocche.
    Io so che potrei
    ascoltarlo in eterno,
    come so
    che potrei guardarti
    che dormi
    fino alla morte.

    Sì,
    consumerei la mia vita
    in questo
    groviglio di lenzuola,
    e se solo
    potessi vederti
    come ti vedono
    i miei occhi ora,
    capiresti della mia veglia
    ogni
    singola
    ragione.

    Tenendo per mano
    una candela
    accesa,
    potrei
    calpestare in eterno
    il dolce scompiglio
    di questa casa,
    abbracciare al mattino
    l'arrivo del sole.

    Spalancherò le finestre,
    così che
    indiscreto
    ci possa sbirciare.

  • 30 giugno 2009
    Triste segreto

    La tua voce esulta,
    la tua bocca sorride,
    il tuo parlar rinfranca,
    il tuo sembrar inganna,
    tutti ti ammirano,
    tutti ti guardano,
    tutti ti invidiano...
    solo una persona va oltre il tuo sguardo,
    entra nella tua mente,
    legge il tuo cuore...
    è lei...
    è colei che in te, per te gioisce di un tuo sorriso,
    ma langue col tuo cuore...
    è colei che sa...
    è colei che con amore,
    ti abbraccia,
    cerca col sorriso,
    di far sorridere anche quella parte che gli altri non vedono,
    quella parte che gli altri non sanno,
    una parte di te che, in lei,
    vive la realtà della tua esistenza

  • 25 giugno 2009
    Un bacio nella notte

    Come un sogno…
    un sogno…
    nell’incoscienza del sonno…
    nel silenzio della notte…
    Su dolci note  che scatenano i meandri dei ricordi…
    poche parole…
    mille baci…
    un solo significato: un dolce pensiero…
    senza nessun legame se non quello della mente…

  • 22 giugno 2009
    I papaveri

    Ti ho lasciato un ricordo di me,
    come un sorriso lasciato a un passante,
    che il tempo non farà più rincontrare.

     

    Ma se un giorno,
    in un’altra terra,
    sotto un tramonto di fuoco
    s’accenderanno ancora i tuoi occhi,
    nella compassione di tutte le stelle …
    Getteremo allora
    questa collana sul fondo del mare,
    per non sapere mai più
    quale sia nella nostra vita
    il senso del dolore.

     

    E sorrideremo,
    finché le nostre cure si spegneranno
    in un campo di papaveri,
    e il vento risponderà
    - col suo respiro di padre -

     

    alla tua risata leggera…

  • 22 giugno 2009
    I tuoi occhi

    Partire con te per un viaggio senza terra
    sfiorare le ombre degli alberi alla sera
    e baciarci
    ad ogni passaggio di fulmari argentati
    nel cielo.
    Partire stringendo la tua mano,
    respirando la tua pelle,
    imparando giorno dopo giorno
    la dolcezza del tuo corpo
    fino a mischiare il sapore delle stelle
    con le essenze delle nostre labbra.
    Annullare i nostri sensi
    lungo gli incanti della notte
    e scambiare gli orizzonti delle nuvole
    per confonderci
    -dentro a un brivido solo.

     

    Partire per un viaggio senza terra,
    confidare ogni cosa al tocco lieve delle tue dita,
    ascoltare ogni tuo desiderio,
    il racconto di ogni tua insicurezza,
    sciogliere ogni ansia
    dal tuo piccolo cuore.
    Scappare lontano,
    volare le distanze fra l’oceano e la sorte,
    sbrogliare ad uno ad uno i tuoi capelli,
    guardarci sul  fondo degli occhi
    e trovare la fine
    -di ogni umana paura.

  • 22 giugno 2009
    Terra, scultura d'acqua

    Terra, mia dolce divinità
    Infinito inganno per l'anima mia
    Mi illude la serenità della tua natura

    Terra, scultura d'acqua
    Vittima del futuro dei fanciulli
    Innocente attendi, credendoti immortale

    Terra, cornice d'umanità
    Cosa resterà di te, a causa nostra
    Forse lacrime nel torrente Speranza?

  • 20 giugno 2009
    Ultimo atto

    La marionetta
    dai fili spezzati
    abbandonata in un angolo
    della scena vuota
    sfida il tempo
    con l'intramontabile gioventù
    del suo sorriso
    di cartapesta
    indifferente
    al gioco delle parti.

  • 19 giugno 2009
    M.

    Con quel viso sorridente
    potresti fare da sfondo
    alle strisce dei papaveri
    lungo la riva del fiume,
    sostituirti alle montagne
    oppure al sole che s’inargenta di rosso;
    tanto non sorride più niente
    al di fuori di te
    sei la spiga che scolora
    ed il vento che ripiega il suo capo,
    l’ultimo riflesso della luce
    quello che serve agli occhi
    - per vederci ancora.

  • 19 giugno 2009
    Inatteso

    Il tocco della tua mano sulla mia schiena,
    inaspettato come le parole di vento
    che scendono la lingua di un ghiacciaio d’estate.
    Tu riaccendi e spegni le luci
    di un palazzo di angeli in festa,
    suggestione dei tuoi capelli arricciati,
    della frangia che giunge a contornare i tuoi occhi;
    perché riluca qualche cosa di più grande
    - dell’onnipotenza del cielo.

  • 17 giugno 2009
    Confusione

    Nel profondo della tua coscienza
    consapevole della tua esistenza
    alla ricerca di un ruolo nel campo di battaglia
    nutrirti e riprodurti
    queste gli ordini.
    M'infastidisce il vento
    ma cerco la brezza quando ho caldo
    m'intristisce la pioggia che invoco quando i campi sono secchi
    vorrei cambiare i vestiti che porto da anni
    ma alla fine metto sempre quelli
    m'innamoro di una canzone che in macchina non mi va più di ascoltare
    dormo poco affinché il ritmo non sia lento
    mi voglio consumare prima del tempo
    dimagrisco a vista d'occhio ed ho bisogno di energia
    parlo tutto il giorno ed a volte sono stanco
    resto poco con me stesso,in silenzio.
    mi manco, forse un giorno mi vado a trovare

  • 17 giugno 2009
    Un passante

    Il cappotto, il suo passo sventurato...
    un passante...
    ricordo...
    e in mente un sogno...
    come una cascata d'acqua
    precipito nella fragranza di quell' illusione...
    sospiro...
    e tutto svanisce in cenere di rose...

  • 17 giugno 2009
    Nella mia stanza

    Fuori... 

    vento lucente di polvere di luna
    vicino al mare con sibilo azzurro...
    arriva il sonno
    e disseta la mia stanchezza...
    nel mio silenzio mi confondo
    tra trame di coperte...

  • 17 giugno 2009
    La voce

    Navigando su un fiume, alla foce
    improvvisa sortì al core una voce:
    “sei già giunto allo sbocco nel mare,
    tu hai finito, quaggiù di campare!-“
    Impaurito e tremante gridai:
    “brutta voce, perché mal tu mi fai?”
    “Nella vita – la voce rispose –
    figlio mio ci son state le rose,
    fiori belli che còlto non hai,
    fosti errante, infedel, cerca guai;
    nelle rose ci sono le spine
    le vuoi togliere oggi alla fine?”.-
    Fu sì vera nel sogno la voce
    che un gran dubbio mi rode veloce:
    se il mio cuor l’oltretomba m’addita
    non è bello godermi la vita?-
    La morale che detto agli amici
    perché possano viver felici:
    se desideri vivere in pace
    vivi e campa come meglio ti piace,
    perché quando la Morte ti coglie
    solo a te restan le doglie,
    perché, amico, te lo dico col cuor
    il dolor resta solo a chi muore!-

  • 17 giugno 2009
    Mai più

    Se mi chiedessi perché,
    non saprei rispondere.
    Ma poi, a cosa servirebbe?
    Non mi resta che raccogliere i pezzi,
    rammendare il vestito di te
    che avrei dovuto indossare
    per non soffrire il freddo,
    provare a ricordare le parole
    per permettere al silenzio
    di ricominciare a parlare,
    tutte le volte che penserò
    a te e al tuo sorriso,
    alle tue lacrime e alle mie,
    alle promesse,
    a quello che tu non volevi
    io facessi,
    a quella piccola Stella
    che resterà soltanto un’idea,
    una splendida idea,
    come te.
    E a tutto quello che
    avrebbe dovuto significare per sempre
    e che invece adesso vuol dire mai più.

  • 13 giugno 2009
    Chi arriva per mare

    Chi arriva per mare
    non è un ladro o un criminale,
    è una persona che ha perso tutto.
    Chi arriva per mare non è uno che vuole rubare
    quello che hai tu,
    è una persona che ha perso sua madre
    morta di stenti per la carestia,
    è una persona che ha perso suo marito,
    ucciso la notte da qualche guerra,
    è una persona che non ha niente,
    più niente per vivere,
    più niente per lottare nella sua patria,
    è soprattutto
    una persona che vive e che soffre
    e che piange come te,
    se hai perso un amore,
    se hai perso un parente vicino,
    se hai perso il lavoro, o le dita di una mano:
    il clandestino non è un delinquente,
    il clandestino è una persona come noi
    che ha tutto il diritto
    di trasferirsi nella nostra terra
    dove noi siamo nati per un caso del destino
    e avrebbe potuto essere lui
    a essere nato qui
    - al posto nostro.
    E avremmo potuto essere noi
    ad essere nati in Africa
    - al posto suo.
    Chi arriva per mare
    non è un ladro o un criminale,
    chi arriva per mare è una persona come noi,
    e “clandestino” non significa niente,
    se non “essere umano”.
    Chi arriva per mare
    dopo un viaggio nel quale ha rischiato la vita
    non può essere rinchiuso in una prigione
    solo perché non ha i documenti,
    che sono in fondo
    dei pezzi di carta.

     

     


    Da Taci come il mare, Lerri Baldo - giugno 2009

  • 10 giugno 2009
    Taci come il mare

    Taci come il mare,
    a ondate lunghe vaporose,
    ogni tanto un gabbiano riporta un segno,
    non sai apparire,
    che nel fischio denso dell’alba,
    parli soltanto
    con la voce calda del mare.
    Sei un’onda che si frange
    e ritorna morbida come i tuoi capelli di schiuma
    contro al porto, contro ai miei piedi
    perché ho anch’io un corpo
    che resiste alla sera
    al tuo cuore duro, alla distanza.
    Resisto la tua meraviglia, i tuoi capricci,
    la bellezza infinita del tuo sguardo.
    Avvolgimi,
    mi avvolga la notte
    di tutto quello che mi resta di te,
    mi penetri il mare nelle vene,
    nei plessi ancor cavi della mia coscienza,
    sorrida col sorriso che ha ancora il mondo
    e si sovrapponga, disperato, al tuo nome.

  • 09 giugno 2009
    O mia Palermo!

    O mia Palermo!
    ove venni alla luce
    Ti sento vicina
    e tutto vedo.

    - La vecchia piazza
    che il mare fronteggia

    - Il tenero abbraccio
    degli azzurri suoi monti
    nel lontano orizzonte...

    - Risento i miei passì
    sulle vecchie strade
    e del campanile i
    mesti rintocchi...

    Tua è la culla che mi fa
    sognare dentro il mio
    cuore.

  • 09 giugno 2009
    Oltre il faro

    Sapere dove andare quand’è sera
    col vento che sospinge la mia vela
    lungo il mare invernale che ruggisce;
    è oltre il faro la rotta da seguire
    per raggiungere un’isola lontana
    dove la notte mi darà riparo?


    Forse l’indomani sarà il grido del gabbiano,
    maestoso e bianco fra due colori azzurri,
    a scuotermi il tepore dalla mente.


    Nell’alba che odora di salsedine
    e di sbattuti scogli dalle onde,
    ripartirà di nuovo la mia storia,
    sublimerà del cuore ogni memoria.

  • 09 giugno 2009
    Passaggio costiero

    Io non so dove
    porti questa strada stretta
    e screpolata con taluni
    gradini malsani.

     

    Non è per me il mistero
    che trascorre tutto
    nell'aria e si confonde
    tra la parietaria
    ruvida e scontrosa,
    che strarompe dai muri
    pietrosi e tra i gechi
    che sostano paurosi
    al tiepido sole.

     

    Porterà forse al mare?

     

    Forse
    che s'apra
    all'elemento arcano
    e si slarghi
    nell'azzurro golfo,
    sino all'estremo
    irraggiungibile orizzonte.

  • 06 giugno 2009
    Isola

    Un giorno solo
    per cancellare il pianto
    un solo giorno per  rivedere la luce.
    sorridere dopo un terribile dolore
    una persona forte
    mica come tante altre
    da domani mi sveglierò con un obbiettivo.
    Ci sono io adesso
    la mia voce rimbomba nella stanza.
    succo di male.
    La triste fine del cattivo.
    non riesco a dormire se ci penso.
    Una nuova dimensione.
    Nella mia nuova vita avrò lo sguardo fisso all'orizzonte
    e quando avvisterò la nave, preparerò il cannone.

  • 06 giugno 2009
    Esistenza ad orologeria

    Tic, tac, tic, tac,
    la mia vita se ne va.

  • 01 giugno 2009
    Stand by

    Capita a volte
    di fermarsi
    senza un perché
    nel mezzo della via
    e di chiedersi
    perplessi
    quale sia la meta
    cui si tende.

     

    Voltarsi indietro
    non ha senso
    né guardare innanzi.

     

    Privi di orientamento
    senza una bussola o una stella
    che ci indichi il cammino
    restiamo muti
    e immobili
    in attesa di un segnale
    di un richiamo
    di una nuvola mossa dal vento
    da seguire
    docili e inerti
    come le foglie secche
    in autunno
    nella corrente di un ruscello.