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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 aprile 2011 alle ore 18:14
    Fanciulla

    Par voglia entrare tu pria ancora
    che scocchi l'ora al tempo dell'amore,
    d'esso a scoprire passione e ardore
    lasciando primeggiar l'ingenuo cuore.

    Alla tua etate, bambola, son sogni
    ch'anno parvenza di sincer'affetto
    ma spine, tosto, sono,poi, in petto
    avverso sentimento nobile ch'agogni.

    Fermati pria che tardi anor poi sia,
    non dare sferza a tempo che già corre,
    sii pulit'acqua che a ruscello scorre
    lenta, cristallina:Tale tua puerizia sia.

    Non si può dire a notte: corri ch'io giorno
    rivovoglio che risposta sola essa darebbe:
    Colui che pria mi fece e poi mi crebbe
    lo tempo dell'andar ridona a torno.* * Ritorno

    L'acqua che scorre da montagna a mare
    spumeggiando serpeggia infra pietrame
    e sponde e, se corso ha deviato infame,
    dritta prosegue e va, comunque, in mare.

    Fanciulla,indi, da retta via non deviare
    che pur se cammino par più lungo e storto
    é, invece, il più diritto e lo più corto
    e consente al proseguir lo dolce andare.

    Non precorrere il tempo, lascia che passi:
    Parti ch''è fermo ma corre a lunghi passi.
    Verrà lo giorno che aprirai lo core
    per consacrarlo al tuo unico amore.

    Saltando, fanciulla, non si tocca luna
    e nelle lande periesce bionda e bruna.

  • 30 aprile 2011 alle ore 16:52
    Nuvole

    Nuvole a coprire

    dovrei salire ancora e raggiungere la fonte

    o dovrei scendere di quota

    dai sogni di un adolescente

    restaurati ad arte

    riproposti in una cornice più fresca

    sono sedie di paglia in una notte senza luna

    poi scorgo te, donna, femmina

    che come una preda cammini sulle tue voglie

    sui tuoi capricci

    e scendo in un istante

    sono con te, per te.

  • 30 aprile 2011 alle ore 16:51
    Il Tempo

    Un Tempo il Tempo scorreva più a Tempo.

  • 30 aprile 2011 alle ore 10:52
    Di grazia ascendente

    Caso non è,
    il frangente è Maggio
    forte memento è,
    segno degno d’evento,
    da molti deliziato,
    un giorno a lui dedicato,
    senza parole va giubilato,
    da tutti
    Giovanni Paolo II,
    il pio,
    il turpe, il turco,
    sarà esaltato,
    frotte senza polo
    ha trascinato sulla via,
    unione e creazione una firma ha lasciato,
    la Signora ha innalzato
    dalle sue ali protezione ha giovato,
    ora, Maggio
    a voi dedicato e
    questo lume rifulge,
    foriero e vivo
    il tuo ricordo
    di grazia trascendente.

  • 30 aprile 2011 alle ore 3:37
    Momento.

    E ora, che è tarda la sera,
    io attendo di sfiorare il tuo viso,
    con audace gesto
    d'artificiale volontà,
    e aspetto il premio
    per aver battuto
    il mio infantile timore.
    E' così vicino quel momento,
    in cui la paura lascia
    spazio al piacere,
    flebile lama di rasoio
    tagliente e spietata,
    che ci frena
    per paura di ferirsi.
    Ma ogni ferita
    guarisce se ben curata,
    e vale la pena
    d'aver mille cicatrici
    per dimostrar a sé stessi
    che in fondo,
    abbiamo vissuto
    ogni momento.
    Tra un istante vivrò
    questo piacere,
    nell'attimo in cui
    il mio palmo
    sfiorerà tenue
    il tuo corpo,
    e sarò pronto a chiudere
    gli occhi,
    e sarò pronto ad aprirmi
    per un'altra emozione.

  • 29 aprile 2011 alle ore 21:11
    Amo o odio

    Amo o odio
    il dilemma netto
    senza se e ma
    quello del muro contro muro
    del sei con me o contro di me.

    Amo o odio
    paradiso o inferno
    il purgatorio a mezzo
    e non fa notizia
    che ama i tagli netti.

    Amo o odio
    due corni della fiamma
    che prendono vicini
    e bruciano in un attimo
    se ne prendi sol uno.

    Amo e odio
    quest'è segreto a vita
    odiosamata nostra
    che per questo s'allunga
    e odiata morte dona.

  • 29 aprile 2011 alle ore 17:17
    I commedianti

    Si alza il sipario..
    parole confuse di frasi sospese
    aleggiano in aria confuse..contese.
    Sono tralci di stoffa sbiaditi, di
    un candeggio andato peggio;
    come pezzi di puzzle
    ricomposti malamente

    ...E il silenzio piomba oscuro,
    con muta sorpresa
    con coraggio ed arrese,
    dipinto è il volto della sconfitta.

    Si chiude il sipario
    I commedianti s'inchinano
    Ecco...gli applausi della gente.
    In sala, nella penombra,
    un rivo di lacrima
    bagna il gentil viso
    di chi, mal comprese.
    Il cenno di un sorriso,
    un ghigno, poi
    il niente.

  • 29 aprile 2011 alle ore 15:39
    Anche se gli amanti si perdono

    Anche se gli amanti si perdono,
    tra le onde il mare
    restano pensieri che gridano ricordi
    e la memoria stride
    quel che il cuore tace
    ed il mare inghiotte
    di apparente pace,
    langue in un sospiro
    come ardente brace
    quel tenero rimembro
    che ancora si spande ferace
    perchè l'amore non si perderà.

  • 29 aprile 2011 alle ore 0:22
    o.0

    ho due litri di pagine da scrivere..

    e bicchieri vuoti a cui dar voce..

    ho verità nel posa cenere...

    ho pretese dentro questa sigaretta..

    e  bicchieri da bere che  non finiscono mai...

    sanno di dolore...

    tu provochi dolore...

    menzogna malata...

    amore fallito..

    menzogna di un minuto...

    amore di un tempo...

    questa e la pretesa di non dirsi vergogna...

    tu sei l' incubo di non dirmi sono con te..

    stai lontana...

    stammi lontana..

    fai male...

    verità.. fai male...

    amore fai male..

  • 28 aprile 2011 alle ore 19:54
    Il pasto della sera

    Un manto nero,
    affligge quest'anima solitaria.
    Un ripercuotersi di pigri sguardi
    s'intrecciano nell'aria tesa,
    tagliente, scostante;
    è un silenzio assordante,
    un richiamo alla fulgida mente
    degli innumerevoli dispiaceri,
    conflitti interiori
    esposti e dimenticati
    arsi, poi inceneriti
    dall'ardente fuoco di parole,
    poi fuggite via.
    E il pasto della sera
    si compie in una solitudine maestosa,
    del corpo e dell'anima.

    .

  • 28 aprile 2011 alle ore 19:29
    Spiaggia

    Un fulgido ricordo appare,
    il danzar delle stelle immerse 
    nelle vie di cobalto tinteggiate,
    di un cielo soleggiato,
    da una discreta e silenziosa luna.
    Lo scorrere lento e vertiginoso,
    è un gremire della spiaggia mattutina
    lievemente riscaldata dal sole,
    destatosi del suo torpore notturno.
    Il tintinnio, esile e sottile..
    è la fievole voce di una mamma,
    nello strappar l'affetto del suo bambino
    alla quiete del canto ammaliatore
    dell'incantevole verde acqua
    di quello splendido mar.
    Lo scivolar del tempo è il giuoco frizzante
    di una sfera gommata che,
    rimbalzando e scorciando l'acqua,
    compone lo scintillio
    di gocce saltellanti sui corpi ardenti,
    picchiettati dal sol.
    In lontananza, una barca a motore,
    e l'onda spumosa, s'innalza maestosa
    rituffandosi nelle profondità
    del mar.

  • 28 aprile 2011 alle ore 16:55
    Un Attimo...

     Vivi ogni attimo...

    La vita è la somma di
    TANTI ATTIMI...

    Vivi te stesso
    in te stesso...

    Con gli occhi del mondo...
    amore...
    rispetto...

    T'mmagini un attimo...
    una vita fatta di favole...

    Un attimo...
    tu...

  • 28 aprile 2011 alle ore 12:50
    Veglia

    E mi vegli dalla cattedrale dei monti,d
    dalle ritorte navate di argilla frenata al mare.
    Io dormivo nell'ambone dei tuoi venti, dove lo scirocco pasteggia
    le ossa ai limoneti ed il duro campanaccio dei tuoni
    infilza i rami di fuoco.

  • 28 aprile 2011 alle ore 12:49
    Cambiamento

    Forse sono avanzo di muta, bozzolo cavato dai calci
    delle ali impazienti, frutto scarnificato e gelido pistillo.
    Perchè è così che vieni e vai da me,
    come fossi piena di una delizia caduca
    consunta dal tuo diniego, mai dalla tua fame.

  • 28 aprile 2011 alle ore 12:47
    Pensiero

    E siccome mi sfuggi, come fosse guasta la mia radice  ed inficiato di catramoso male
    il mio stelo, ti ricordo del bocciolo che improvvisamente stana
    l'insperata contrazione di un ventre che si credeva appassito.
    E di quanta succosa lealtà sono capaci anche i tralci ingobbiti,
    quando infondono ai pampini la liquida semenza bastevole a farli ancora gravidi.

  • 28 aprile 2011 alle ore 12:45
    Finale

    Puoi anche recidermi dal tuo tronco,
    ma io sento ancora il solletico della linfa
    nelle pigre venature intirizzite dall'autunno.
    Sono la campana senza battaglio
    a cui vibra il bronzeo torace del fantasma di un tocco.
    Perchè alcune vite si fendono di un solco che non coagula.

  • 28 aprile 2011 alle ore 12:44
    Chi

    Non voglio piane comprensioni. Voglio essere detta folle.
    Folle del cieco sentire che fa aquile gli amanti,
    quando dall'alto puntano i cuori in tane di granito.
    E voglio essere detta muta dello stesso silenzio che rumoreggia nella confessione.
    E claudicante sulla via che nega il tuo passo accanto al mio.

  • 28 aprile 2011 alle ore 11:20
    Vento a Tindari

    Tindari, mite ti so
    fra larghi colli pensile sull’acque
    dell'isole dolci del dio,
    oggi m’assali
    e ti chini in cuore.
    Salgo vertici aerei precipizi,
    assorto al vento dei pini,
    e la brigata che lieve m’accompagna
    s’allontana nell’aria,
    onda di suoni e amore,
    e tu mi prendi
    da cui male mi trassi
    e paure d’ombre e di silenzi,
    rifugi di dolcezze un tempo assidue
    e morte d’anima.

    A te ignota è la terra
    ove ogni giorno affondo
    e segrete sillabe nutro:
    altra luce ti sfoglia sopra i vetri
    nella veste notturna,
    e gioia non mia riposa
    sul tuo grembo.

    Aspro è l’esilio,
    e la ricerca che chiudevo in te
    d’armonia oggi si muta
    in ansia precoce di morire;
    e ogni amore è schermo alla tristezza,
    tacito passo al buio
    dove mi hai posto
    amaro pane a rompere.

    Tindari serena torna;
    soave amico mi desta
    che mi sporga nel cielo da una rupe
    e io fingo timore a chi non sa
    che vento profondo m’ha cercato.

  • 27 aprile 2011 alle ore 17:38
    3 poesie dalla raccolta "cartavetro"

    12_ Il prurito del sale è il ricordo del mare sulla pelle, la malinconia è il ricordo negli occhi delle stelle, Genova la notte, se sei via, lo sai bene è mare più stelle uguale nostalgia, allora vorresti chiudere quelle brezze forti, quei profumi aspri, quelle navi sullo sfondo, dentro una bottiglia, perché quando non ci sei sian la tua famiglia.

    14_Ma con questo freddo i pensieri si radunano malvagi, come intorno ad una carcassa, cani randagi.

    15_ La luce si assenta, subentrano la sera e poi la notte; con quell'atmosfera tiepida della lampada e la pace oltre le persiane, si perde la tuta da corsa del giorno, si possono ordinare in pace i pensieri, dividendo gli abbagli dai veri, tenendo i conti di ciò che c'è da ricordare, placando il ringhio creditore delle cose da fare, si tirano le somme in un buio insonne.

  • 27 aprile 2011 alle ore 13:40
    Basta...

    In un mondo che guarda l'immagine e
    che va a puttane...

    E' avere tutto e
    sentirsi soli in mezzo alla gente...

    In un società che ti considera un codice fiscale
    a seconda del tuo conto bancario o
    conoscenza politica...

    ...Basta...

    Perchè???
    Il rispetto e l'amore rimane solo scritto
    ...belle parole scritte su
    libri importanti...

    perchè non si ascolta il loro significato!!!

    Basta...

  • 26 aprile 2011 alle ore 12:45
    Arrivismo

    Pusillanime, miserevole don Abbondio
    dell'opera manzoniana turpe figuro,
    alla vista dei bravi, dal guardo truce e duro
    fu, tremante del proprio io, dimentico di Dio.
    Poscia, ancor fremante di rabbia e di paura
    cavalcare dovette la dispettosa mula
    che rasentando sen'iva l'orlo dell'altura
    con la testardagine degna d'essa mula.

    Di sua paura colpa nessuna avea,il poverello,
    giacchè cavalcato mai avea mulo o asinello.
    Mai, prima, di brutti ceffi fu a lor cospetto
    perciò il freddo trafissergli carni e petto.
    La sua dimestichezza era il breviario
    che al libro accompagnava del lunario;
    marchiato, purtuttavia, fu di vigliaccheria
    cui mescolanza avea a risaputa tirchieria.

    Col segno a fuoco sulla front'impresso
    per la codardia,vittima fu di se stesso;
    qual'uomo da nonnulla fu additato
    e da ciascuno schivato e allontanato.
    Misero più d'egli é il cavalier'esperto
    che di bestie da soma fu domatore certo,
    dacchè teschio é vuoto e di cervello senza
    per perdita d'onestà,scienza e coscienza.

    Grand'uomini furonvi d'onori e d'armi
    che per amore ridussero lor'intellett'inermi;
    l'Orlando per  Angelica perse il cervello
    ma egli, per poco o nulla, perse il fardello.
    Quegli nobile sentimento seguitava
    per cui la sua pazzia giustifica trovava;
    questi, l'amata lasciava per materia 
    quando già dava, da trent'anni, onori e gloria.

    Perso , con l'abbandono ha amori,grazie,onori
    e scomparsi sono i prati seminati a fiori;
    d'irsute spine la via tortuosa prende
    mentr'ogni giorno più in basso scende.
    In quel che don Abbondio credea infausto giorno
    reggere, della stupida mula, seppe il governo
    e tra preghiere, lamentele, suppiche e lagne
    agl'applausi,alla fine,passò dalle vergogne.

    Il cavaliere credendosi sommo del meglio
    da furente il destriero lancia allo sbaraglio
    menter, lemme,l'arciere scaglia la freccia
    che il cavalier nuotare fa nella feccia.
    Ora s'affligge sull'operato suo nefasto
    cercando dar riparo al provocato guasto;
    al coccodrillo s'accosta a somiglianza
    che piange su distrutta figliolanza.

     

  • 26 aprile 2011 alle ore 1:07
    dissonanze

    Attimi di parole
    rubati
    alla dittatura
    dei ricordi...malfattori
    Emozioni..
    pescate
    scarnificate
    in un pomeriggio assolato
    sature di luoghi
    di sguardi...
    Dissonanze
    Sfilano tra le dita
    ..sfiorano piedistalli di incoerenza
    ..sfibrano le labbra deserte
    ..sfoderano bugie
    per addormentare
    agonie di addii

  • 26 aprile 2011 alle ore 1:05
    echi

    Nello sguardo di velluto
    di un'emozione ascoltata
    annegano
    le parole pietre di un addio
    ritornano come echi
    a frammentare il cuore
    piegandolo
    dentro natività solitarie
    bugiarde di pensieri
    si fermano
    accecanti
    l'anima corre
    assetata
    sudata
    verso una luce accecante
    di futuri spiragli
    ...rubati
    a lacrime equilibriste

  • 25 aprile 2011 alle ore 21:15
    Appello

    In rimembranza del passat'affanno
    da mente mai trascorsa ricordanza
    ricordoti le pene d'anno in anno
    e che l'amor per te mai m'è abbastanza.

    Perciò restiamo l'uno all'altra accanto,
    non disdegniamo nostr'opinioni,
    stiamo stretti ancora avanti andando,
    a tutti d'affetto diamo dimostrazione.

    Altri trasporta ogn'alito di vento
    a giungo somiglianti fluttuante;
    di quercia siamo fusti d'anni cento
    ogn'uragano  è sol, per noi, fuggente.

    Loro sen vanno ad altro focolare
    dimentichi chi soffre e chi sospira;
    così é da sempre: E' storia secolare;
    ignorano chi li ama e chi l'ammira.

    Portiamo pure affetto ad ogni caro:
    Figli, nipoti, generi e quant'altri
    mai sia, però, tra noi boccon'amaro,
    mai pene a noi per secondare altri.

    Aperti sian agl'altri i nostri cuori,
    con slancio diamo senza null'avere
    godino d'affetti e nostr 'amori
    e procediamo oltre quel ch'è dovere.

    Però, ciò fatto, noi si pensi all'io
    senz'egoismo e pur nell'atruismo,
    dopo profuso bene a macchia d'olio
    doniamo a noi un poco d'egocentrismo.

  • 25 aprile 2011 alle ore 20:57
    Abbondanza

    Ricchezza di cose, case e palazzi,
    abbondanza di roba e di denaro
    da sempre questo gl'uomini cercaro;
    per questo furo eternamente pazzi.

    Per essi cedono affetti,bimbi ragazzi,
    calpestano sovente la coscienza,
    ripudiano la propria figliolanza.
    Son porci rozzi, luridi e pur sozzi.

    Questo e ben altro é la vil ricchezza
    che in vero è solo squallida miseria
    in quanto al male volta e a cattiveria;
    assai lontana d'Egli àncora di salvezza.

    Vera ricchezza é quella che in cuore
    si tiene, che di spirito é, non materia
    e all'animo più apporta miglioria
    e sa donare con ardore amore.

    Quest'ultima tu abbia d'abbondanza
    e a uso dell'altrui mettila in atto,
    per gli altri l'amor tuo sia loro motto,
    non sia timor, se in altri discrepanza.

    Quell'altra lascia l'abbiano gli avari,
    miscredenti, ipocriti ,triviali.
    Destino loro é sol bocconi amari
    chè di lor cattiveria traboccano gl'annali.

    Tu sei gioiello d'altissimo valore;
    restati bella nel tuo bel candore,
    non offuscare, mai, per l'altrui l'amore,
    lasciati guidare dal nobile tuo cuore.