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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 luglio 2011 alle ore 9:15
    Sgambetto

    Guardami finire l'orlo della tua distanza:
    io metto l'ago in  pari con la foggia del mio tormento.
    Sapevo di cucire i miei giorni sui tuoi, una toppa a zittire il baratro,
    ma ignoravo fosse un cappio la cruna in cui ho infilato il cuore.

  • 30 luglio 2011 alle ore 18:18
    TRA LE TUE MANI

    Sfoglio
    le pagine dei miei giorni
    respirando
    l'aria nei tuoi occhi
    fiaccole d'amore
    senza tempo...
    raggranello
    attimi infiniti tra le mani...
    bruciano nel cuore
    girotondo di pensieri
    che non hanno fine...
    Mi stringo a te
    per respirare
    tra le pareti irreali
    di un sogno d'amore infinito
    dove il respiro si fà luce
    e la bocca sulla bocca...
    e le mani nelle mani...
    ai margini di un sogno
    dove unico
    è il battito del cuore
    e i risvegli
    sono aliti di vento
    sulla pelle nuda
    tra le tue mani!

  • 30 luglio 2011 alle ore 15:42
    Sun and Sand

    Sun and sand
      are beating my eyes
    but they can´t stop my soul
      that goes
    straight to
    where you are

  • 30 luglio 2011 alle ore 14:13
    Fine Stazione

    Sono stanca del folle tramestio
    di onde ai piedi del mondo.
    Amo la spillatura feroce del vento
    sui gialli calcagni delle foglie,
    la cicatrice odorosa dei tini
    scotti dal mosto. Io amo come si pigiano
    d'improvviso le nubi in un'unica gola del cielo
    facendola turgida mammella a cui sugge il temporale.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:52
    Appunti di una riflessione

    Da una finestra di roso legno
    sopravvive un filo di gelo -
    rinsicchisce le dita vacillanti.

    Brucia la vita.
    Sotterra di arido grigiore
    un seme non ancora cresciuto

    e l'àncora di luce perpetua
    tenta di avvinghiare con vigore
    questo cristiano sperduto nella landa

    che della sofferenza
    ha costruito la sua dimora
    negandosi all'esistenza.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:38
    ...

    Io mastico preghiere,
    rigurgitando cibo,
    per le creature rosee,
    che scendono
    da meravigliata donna,
    ed ancora non so dirmi,
    quale strano flauto,
    abbia animato,
    cotante vita
    in questo corpo flagellato.
    Io ti ho, io ti ho,
    tu sei il volo di rondine,
    nei miti tempi,
    sei il mio dio,
    se nulla al mondo rimane,
    no,
    tu non sei un osceno schizzo,
    sei il miele fine
    sulla lingua amara,
    sei infinitamente piccolo,
    rispetto al piede del signore,
    ma tu hai cambiato il vento,
    fino oltre ciò che io ho conosciuto.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:36
    ...

    Io vorrei
    che i figli e le figlie,
    di questo mondo,
    si cingessero l'un con l'altro,
    togliendosi la tristezza dagli occhi,
    germinando in grandi bolle sospese,
    divenendo vischi d'amore,
    e portassero le loro tenere carni
    al cospetto dei poveri,
    per donare fasci di fresche magnolie,
    rinfrescando loro il viso,
    vorrei che portassero sollievo,
    a chi sta sotto le mura delle città,
    vestendoli di nuovi indumenti,
    vorrei vedere i loro sguardi,
    divenire miserevoli,
    dinanzi alle carogne come me,
    che mangino dunque le perle del mio corpo,
    una ad una, fino a dissossarmi,
    io voglio essere il loro pasto,
    e loro con i miei resti,
    costruiranno lo scranno dei saggi,
    dove siederenno in molti,
    per scrivere lettere a dio.
     

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:33
    Io....Alda...

    Il mio piccolo garofano
    è ormai cresciuto,
    rosa screziato,
    di ogni mia maternità,
    è spuntato all'aperto,
    nessuno ha saputo dove fosse,
    finchè io l'ho trovato,
    portentoso raccolto,
    del mio strazio delle membra.
    Mi cantò la mia storia,
    e io lo baciai piano,
    ringranziandolo per aver resistito
    alle brutturie della prigonia,
    ma sapete,
    egli timido cantastorie colorato,
    mi disse una volta,
    tu sei stata reclusa,
    perchè la folla dei cieli,
    ti amava troppo,
    per lasciarti agli uomini di mondo.
    Io so solo,
    di aver lasciato,
    un pò delle dita divine,
    sulla quella carta pallida,
    qualcosa che trascendeva me stessa,
    un fardello di modeste briciole,
    e felice muoio,
    sapendo che ora,
    guarderete i garofani,
    con sguardo trasognato di stupore.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:25
    ...

    Prova ancora,
    a rinchiudere un poeta,
    in un recinto di assassini,
    nessuno lo toccherà,
    quando scenderà su di loro,
    il mio grasso seno,
    lasciandosi mordere,
    sino a scrosciare nelle salive,
    rendendole dolci.
    Si io li ho coperti dal freddo,
    e loro ti hanno risparmiata,
    sebbene nella mia pelle,
    io senta ancora
    i loro denti di grande rabbia,
    per esser stati lasciati,
    a guardare l'osso d'arroganza
    delle grandi tavole,
    nelle domeniche di giubilo.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:23
    ...

    Torrido diviene
    alle due,
    quando entri in cucina,
    un filo di sole,
    entra dalle persiane,
    torturando il mio petto fradicio,
    e tu dispettoso satiro,
    dalle dita frettolose,
    ancora imbevute d'assenzio,
    ti aggrappi pesante,
    alla mia veste,
    attaccaticcia,
    di ogni mia fatica.
    Io madre novella,
    sento ancora il latte
    raggrupparsi salmastro
    ai miei capezzoli gonfi,
    se sento i tuoi passi,
    corteggiare le mie attenzioni,
    zoccoli duri,
    di un uomo che avanza,
    verso il suo più dolce pendio,
    battendo la terra,
    per accudirla lieve,
    al nuovo grido della semina.
    Oh, mio incubo
    di drappi leggeri,
    tu fai cantare
    le mie mani insaponate,
    contro le stoviglie,
    quando ti spingi insolente,
    oltre il bordo del lavandino.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:21
    ...

    Dormi donna,
    soffice,
    lascia
    che il tuo seno,
    affiori,
    tra le bianche coperte,
    come giglio
    tra la neve,
    abbandona,
    le tue cosce,
    all'inquieto sopore,
    togli le briglie,
    ai tuoi pensieri,
    lasciali,
    divenire giocondi,
    come bambini irriverenti,
    scevri delle menzogne,
    ecco...così...
    e il rossetto,
    conserva il calore,
    di tutti gli amori,
    fanciulla di fiaba,
    sbavando sul mento,
    traccia dei ricordi,
    come lenti valzer,
    suoneranno per te,
    ogni qualvolta,
    tu saprai guardar la notte,
    con occhi innamorati. 

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:17
    ...

    Rosa rossa,
    nel pugno chiuso,
    suggendo avida,
    la sua carnosa bellezza,
    e cade avvizzita,
    sulla pietra ,
    accascandosi stanca,
    indossando il vestito nero.
    Ladra vittoriosa,
    beve il mosto giovane,
    della vigna,
    che generosa,
    le porge i suoi acini,
    perchè lei,
    è la bianca fattucchiera,
    che cavalca l'edera,
    che dorme sotto i poggi,
    tra le braccia degli uomini,
    mai piena,
    di nessun esuberanza,
    latteo piede,
    che cerca calore,
    tra i corpi esausti,
    dei suoi diletti.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:13
    ...

    Io torno sempre,
    alle pozze tiepide,
    sotto le foglie verdi,
    là dove sogno,
    mentre piccoli gelsomini,
    cadono dall'albero,
    chino su di me,
    nella mia gola,
    io allora, grido felice,
    giuro, che sempre tornerò,
    qui dove nasco ogni primavera,
    dove incontrai il mio valentino,
    colui che sciolse la mia veste bianca,
    tingendo la corrente,
    di vermiglio,
    la quale si stemprò nei rivoletti.
    Qui nasce la mia pianta,
    che come una madre,
    mi protegge,
    con le sue grandi braccia.
    Io dunque qui sono,
    appartengo a ogni filo d'erba,
    mentre mi dischiudo,
    bevendo rugiada,
    dalla punta delle mie dita.

  • 29 luglio 2011 alle ore 23:08
    Nera Regina

    Piume nere,
    cadono sulla tua testa,
    corona degli insorti,
    sacro sigillo
    dell'incatevole malìa,
    che ammutolisce il diavolo.
    Musa che abita gli inferi,
    il tuo veleno è la nemesi dei caduti,
    dolce di sofferenza,
    letale come le tue mani.
    Le tue code nere,
    spire dei ribelli,
    si svegliano colleriche,
    mentre desti la lussuria
    che gremisce le tue carezze.
    Dama oscura,
    alla fine dei secoli,
    sarai ancora superba,
    e sul passo verso i porti infiniti,
    troverai il drudo brado,
    che ti farà imperatrice dei mondi.
    Terribile avvolta di allori,
    marchiata dalle penne di corvo,
    tramuterai in argento le tue lagrime,
    le quali abbelliranno le tue ire,
    di tintinnii lievi e serafici.

  • 29 luglio 2011 alle ore 20:43
    Assenze di gravità artificiali

    Vorrei polmoni più grandi
    e godere dei benefici degli abissi
    fin dove la luce penetra;
    scoprire poi cosa c'è oltre,
    nella più profonda solitudine
    di una silenziosa e torbida acqua.
    E qui faccia a faccia con la luce
    nulla è chiaro.

  • 29 luglio 2011 alle ore 16:07
    Mentre un fiore

    Mentre un fiore muore di noia
    Mentre il sole molla la presa
    Un altro sole tira le cuoia
    E si allontana fra cronaca e storia
     
    Si attenuano la luce ed il calore
    Si accentuano l’ombra e il frescore
    Sulle foglie, sui sassi, sulla pelle
    Rimane solo un tramonto, gravido di stelle
     
    Ridenti rane dello stagno
    Esuli cani randagi
    Embolici animali notturni
    Chierici della notte
    Anche questa notte è vostra
    A me restano gli indugi
     
    Ridete, ridete e cantate, e ballate
    Tramate ritmiche ovazioni
    Ma non provate a redimere la notte
    Nessun rassegnato messia avrà mai i suoi occhi
     
    Quasi regna l’assenza
    E il silenzio diventa un percettibile rumore
    Ma la notte non ha padroni
         Ha i suoi parassiti
         Le sue inibizioni
         Ma la notte non ha padroni
       
    È l’ennesimo sole
    Re Mida di luce
    Che penetra e fa sua la notte
    E riassorbe l’ombra e il frescore
    Ridonando luce e calore

  • 29 luglio 2011 alle ore 9:47
    Freddo

    Io ti dico neve:
    è debole la scocca
    al malanno che viene dal sole a liquefarti.
    Io ti dico neve: il tuo amore
    di verginali lenzuola nasconde  senza scaldare.

  • 28 luglio 2011 alle ore 23:06
    Vorrei

    Scusa se ti sveglio

    vorrei..

    Lo so che è tardi

    ma non riesco a dormire.

    Posso?

    Le tue mani fredde

    la tua voce impastata

    il tuo sguardo assente

    ti giri dall'altra parte.

    Sola, sola

    il soffitto mi cade addosso

    la terra mi soffoca

    trema la mia vita

    cade l'ultima speranza.

    Vorrei, vorrei

    ma rimango sola

    sola a pensare.

  • 28 luglio 2011 alle ore 12:33
    Alla Costa

    E' giusto darti lenza:
    sbatti ancora la coda
    e la coda picchia l'onda.
    Il tuo morto infastidisce il mare
    e lo schiaffo ricorda il vento
    quando decide di tuffarsi,
    povero diavolo, dalla carne del cielo alla pelle del flutto,
    credendo sia quello il verso dell'abisso.

  • 28 luglio 2011 alle ore 12:22
    Torto

    Hai consistenza di ala,
    un petalo che sventra l'aria
    come acciaio garbato.
    Ma io non posso toccarti:
    la mia carezza mette il peso
    che lascia le cose sulle punte
    mentre sperano il balzo.

  • 27 luglio 2011 alle ore 18:21
    Vivo contento e stommi lieto in pace

    Vivo contento e stommi lieto in pace,
    perché così al mio caro signor piace.

    Vuol ch'io sia lieto più che alcuno amante
    la donna mia e 'l mio gentil signore,
    e cacciate ha le pene tutte quante,
    né vuol ch'io senta più pianto o dolore:
    e di tanta dolcezza ha pieno il core,
    ch'è per morir in mezzo alla sua pace.

    Non fece Amor alcun mai tanto lieto,
    quanto son io, e d'allegrezza pieno;
    e s'io il tenessi nel mio cor secreto,
    per la troppa dolcezza verre' meno.
    Non fu già mai il ciel lieto e sereno,
    quanto il cor a cui troppo il suo ben piace.

    Fuggan da me tutti i sospiri e ' pianti,
    fugga dal core ogni maninconia;
    felice e lieto par fra li altri amanti,
    ché così vuol la bella donna mia:
    la qual, poich'è verso il mio cor sì pia,
    la vita per servirla sol mi piace.

    S'io non temessi che la ria Fortuna,
    forse invidiosa a mia troppa dolcezza,
    color mutassi e diventassi bruna,
    sare' certo la mia troppa allegrezza:
    poiché la fonte d'ogni gentilezza
    mi fa contento stare in tanta pace.

  • 27 luglio 2011 alle ore 18:18
    Con tuo promesse e tuo false parole,

    Con tuo promesse e tuo false parole,
    con falsi risi e con vago sembiante,
    donna, menato hai il tuo fedel amante,
    sanz'altro fare; onde m'incresce e duole.

    Io ho perduto drieto a tua bellezza
    già tanti passi per quella speranza,
    la qual mi die' la tua gran gentilezza
    e la beltà, che qualunque altra avanza:
    fida'mi in lei e nella mia costanza,
    ma insino a qui non ho se non parole.

    Di tempo in tempo già tenuto m'hai
    tanto, ch'io posso annoverar molt'anni;
    ed aspettavo pur di tanti guai
    ristorar mi volessi e tanti affanni;
    e conosco or che mi dileggi e inganni:
    la fede mia non vuol da te parole.

    Donna, stu m'ami, come già m'hai detto,
    fa' ch'io ne veggia qualche esperienzia:
    deh! non mi tener più in cotanto aspetto,
    ché forse non arò poi pazienzia:
    se vuoi usare in verso me clemenzia,
    non indugiare e non mi dar parole.

    Questo tenermi come m'hai tenuto
    pensa, donna, che l'è la morte mia.
    Il tuo indugiare è pur tempo perduto:
    poiché tu sai quel che 'l mio cor disia,
    deh! fatti alquanto più benigna e pia;
    tra'mi d'impaccio, e non mi dar parole.

    Va', canzonetta, e priega il mio signore
    che non mi tenga più in dubbio sospeso;
    di' che mi mostri una volta il suo core,
    e s'è perduto il tempo ch'io ho speso:
    come io arò il suo pensiero inteso,
    prendo partito, e non vo' più parole.

  • 27 luglio 2011 alle ore 18:13
    Prenda pietà ciascun della mia doglia

    Prenda pietà ciascun della mia doglia,
    giovane donne, e sia chiunche si voglia.

    Sempre servito io ho con pura fede
    una la qual credea fussi pietosa
    e che dovessi aver di me merzede,
    e non, com'è, altera e disdegnosa:
    or m'ho perduto il tempo ed ogni cosa,
    ché s'è rivolta come al vento foglia.

    Oh, lasso a me!, ch'io non credetti mai
    ch'e suoi occhi leggiadri e rilucenti
    fusser cagione a me di tanti guai,
    di tanti pianti e di tanti lamenti:
    ah! crudo Amore, or come gliel consenti?
    Di tanta crudeltà suo core spoglia.

    Oh, lasso a me!, questo non è quel merto
    ch'io aspettava di mia fede intera;
    questo non è quel che mi fu offerto;
    questo ne' patti nostri, Amor, non era:
    folle è colui che in tua promessa spera,
    e sotto quella vive in pianti e in doglia.

    Cantato in parte v'ho la doglia mia,
    che vi debba aver mosso âver pietate;
    e quanto afflitta la mia vita sia,
    perché di me compassione abbiate:
    e priego Amor che più felici siate,
    e vi contenti d'ogni vostra voglia.

  • 27 luglio 2011 alle ore 18:10
    Dopo mio lungo amor, mia lunga fede

    Dopo mio lungo amor, mia lunga fede,
    e lacrime e suspiri ed ore tetre,
    deh! sarà mai che da Madonna impetre
    al mio leal servir qualche mercede?
    Ella vede ch'io moro, e che nol vede
    finge, come disposta alla mia morte.
    Ahi dolorosa sorte,
    che di sua perfezion cosa sì bella
    manchi, per esser di pietà ribella!

    Lasso! ch'io sento ben che in que' dolci ami,
    ove all'esca fui preso, o mia nimica,
    è l'amaro mio fin. Né perché 'l dica
    mi giova, perché Amor vuol pur ch'io v'ami,
    e ch'io tema e ch'io speri e 'l mio mal brami,
    e ch'io corra al bel lampo che mi strugge,
    e segua chi mi fugge
    libera e sciolta e d'ogni noia scarca,
    con esta vita stanca e di guai carca.

    Né mi pento d'amar, né pentir posso,
    quantunque vada la mia carne in polve,
    sì dolce è quel venen nel qual m'involve
    Amor, che dentro ho già da ciascun osso,
    e d'ogni mio valor così mi ha scosso
    che tutto in preda son del gran disio
    che nacque il giorno ch'io
    mirai l'alta beltà, ch'a poco a poco
    m'ha consumato in amoroso foco.

    Se mai fu, Canzon mia, donna crudele
    al suo servo fedele,
    tu puoi dir che l'è quella, e non t'inganni,
    che vive, acciò ch'io mora de' miei anni.

  • 27 luglio 2011 alle ore 18:08
    Mal si compensa, ahi lasso! un breve sguardo

    Mal si compensa, ahi lasso! un breve sguardo
    all'aspra passion che dura tanto;
    un interrotto gaudio a un fermo pianto;
    un partir presto a un ritornarvi tardo.

    E questo avien, ché non fu pari il dardo,
    né il fuoco par ch'Amor m'accese a canto;
    a me il cor fisse, a voi non toccò il manto;
    voi non sentite il foco ed io tutt'ardo.

    Pensai che ad ambi avesse teso Amore,
    e voi legar dovesse a un laccio meco;
    ma me sol prese, e lasciò andar voi sciolta.

    Già non vid'egli molto a quella volta,
    ché, s'avea voi, la preda era maggiore;
    e ben mostrò ch'era fanciullo e cieco.