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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 gennaio 2012 alle ore 23:56
    Melancholy - Malinconia

    There is melancholy in your eyes:
    a grey shade of nothingness
    with aborted tears
    that will never see the light
    of a day marking this journery.
    All emotions cold:
    the weather of this empty grey day,
    like the taste of bad coffee.
    You are not alive
    You are not dead
    You are asleep
    with eyes open
    unable to dream.

    ***

    C'è malinconia nei tuoi occhi:
    tonalità grigia del nulla
    con lacrime abortite
    che non vedranno mai la luce
    di un giorno che segna questo viaggio.
    Tutte le emozioni fredde:
    il tempo di questo vuoto e grigio giorno,
    come il sapore di un caffè cattivo.
    Non sei vivo
    Non sei morto
    Stai dormendo
    con gli occhi aperti
    incapace di sognare.

  • 31 gennaio 2012 alle ore 13:12
    Come ali di farfalla

    Attimi di vita fragili come ali di farfalla,
    Attimi preziosi e colorati ma sottili come capelli d'angelo.
    Costruiti uno sull'altro come un castello di carte....
    attimi infiniti nella loro brevità, come una scintilla nel camino.
    Attimi fermi, sospesi fra le pareti del tempo in attesa che uno sguardo li liberi e li lasci volteggiare nella mente.
    Allora esplodono e vivono fulgidi ,illuminano divertono animano.
    Mi investono con la loro luce e con i loro colori..
    rallegrano e riscaldano
    E come sogni irrequieti svaniscono ...
    Mi lasciano inerme e attonita...senza fiato senza parole..esausta.
    Stremata dalla potenza dei ricordi pregni di sensazioni già provate.
    Attimi brevi come la scintilla nel camino....
    Attimi fragili come ali di farfalla
    Attimi sottili come capelli d'angelo.
    Mi faranno compagnia durante le mie notti agitate,
    vuote del vuoto più vero e profondo.
    Ed è buio...troppo buio per cercare di nuovo un motivo ,
    troppo buio per cercare ancora ...
    E anche questi diverranno attimi...
    Attimi brevi come la scintilla nel camino....
    Attimi fragili come ali di farfalla
    Attimi sottili come capelli d'angelo.
    Il mio volto non ha più luce...
    il sorriso è ben nascosto da sguardi indiscreti...
    la maschera è a posto e si inizia da capo..
    Le giornate mi avvolgono come un sudario...
    si attorcigliano al mio corpo come tentacoli di medusa...
    e le sento arrivare, lunghe e pesanti...e uguali, sempre uguali a loro stesse...
    mi lascio andare alla mia vita, mi lascio vivere senza viverla e attendo...
    C'è sempre qualcosa che varrà la pena riporre tra le pareti del tempo ,
    sempre qualcosa che varrà la pena di tirare fuori da quelle stesse pareti con uno sguardo...
    E anche questi diverranno attimi...
    Attimi brevi come la scintilla nel camino....
    Attimi fragili come ali di farfalla
    Attimi sottili come capelli d'angelo.

  • 31 gennaio 2012 alle ore 1:43
    Pillole

    Siamo quello che gli altri vedono in noi, perché quello che trasmettiamo è la nostra essenza. Voliamo liberi, se da persone libere ci comportiamo, soffriamo se permettiamo al dolore di raggiungerci, alla malinconia di avvolgerci, all'insicurezza di vincere!!!! La vita è un attimo da vivere come fosse un secolo, lasciando alle spalle ciò che ci ha ferito, nutrendo l'anima di colore, spensieratezza, amore!! Ciò che ci priva del sorriso è dannoso, ci relega nell'ombra, ci rende diversi: cattivi. Lasciamo che la luce ci avvolga, che il sole ci scaldi, che la notte ci consoli!!!

  • 30 gennaio 2012 alle ore 20:50
    A Giuda

    " Ciò che tu devi fare fallo presto "

    Fallo presto prima che il disegno

    sia nelle mani sbagliate

    Farfuglia qualcosa

    la misera bocca

    che del silenzio

    non conosce il segreto

    Mangiasti al nostro tavolo

    bevesti il nostro vino

    baciasti la guancia

    Nel profumo sacro

    nel torpore dell'incoscienza

    Ma la verità non si abbatte

    ancora ruggisce il leone

    e sgorga il miele di Sansone

    E se tu fossi almeno simile

    ad una donna

    Avresti di certo

    le fattezze di una meretrice

    Mentale subdola vuota

    come un tabernacolo

    Quella che promette

    ori a tutti

    E che vive di rimando

    sola senza il suo riflesso

    A te Giuda

    corri lontano

    e renditi invisibile

  • 30 gennaio 2012 alle ore 17:16
    La vita ridà (riflessioni)

    Cadi, l'equilibrio perdi
    ti rialzi
    ma gli ostacoli ci sono sempre

    ad aspettarti
    subito
    dietro una curva
    con i fari
    che accecano
    e impediscono di vedere

    pericoli di quel nero
    severo

    che ferma il respiro
    facendo spaventare
    come un gatto nero
    che attraversa la strada

    nella corsa affannosa
    del suo incosciente disperato destino
    del battito impazzito
    chiuso fra le spire glaciali
    immerse sul laccio
    di un abbraccio
    che il vivere ridà

  • 30 gennaio 2012 alle ore 12:36
    Cinquantacinque

    Odio questo mentre che ci uccide, che conosce
    le nostre ossa come le avesse battezzate
    di tristezza, che ci vuole martiri senza affronto
    ed ingobbite farfalle dalle ali di cemento.
    Odio quello che nonci diciamo per paura
    che si scoperchi la follia buona di cui siamo capaci.
    Se non ci avessero fatti della stessa carne, direi
    che siamo due bocche che si piacciono della
    disperazione in cui si somigliano.
    Ma poichè ti appartengo, come fossi germinata
    dalla tua anca, spillata dal tuo inguine,
    non so capire come ancora sopporto il divario,
    questo sterno piantato fra il tuo letto e le mie mani
    a dire che il fuoco scotta e a mentire su quanto il freddo ammala

  • 30 gennaio 2012 alle ore 12:32
    Cinquantaquattro

    Sei aquilone, stoffa stesa su una croce,
    domenica di  ali, un arlecchino a pancia in giù.
    Mi piaci perchè ti guida sempre la voglia
    di un bambino e  dal cielo ti trattiene solo un filo,
    un cordone che ha una mano tenera per ombelico.

  • 30 gennaio 2012 alle ore 12:31
    Cinquantatre

    Noh hai radici, ma passo di nube,
    slegato pedone sulle strisce d'azzurro.
    Eppure nessuno sa la forma della terra
    meglio di te che in un solo giorno
    la fai da sconosciuta sposa.

  • 30 gennaio 2012 alle ore 12:29
    Cinquantadue

    La prima volta che ti ho visto
    eri steso sulla pagina  a prendere
    il vento di chi ti leggeva.  Ed erano
    tante camelie chiassose,  tutte assetate
    di a. Io mi sono coperta le labbra,
    non volevo mi vedessi urtare gli angoli
    della mia gelosia.  Te ne stavi con
    gli occhi puntati verso il cielo,  a pancia
    in su, come stanno i bambini  quando
    aspettano di essere presi per assaggiare
    il mondo. Allora mi sono guardata le braccia
    e ho pensato prima di girarti su un fianco,
    poi di farti venire verso di me, come ti stessi
    raccogliendo. Ma, intanto, ero io a fiorire.

  • 30 gennaio 2012 alle ore 12:26
    Cinquantuno

    Mi manchi e la carezza è un nervo.
    I versi non fanno le tue ossa
    e la pelle è  tappeto sotto il quale
    sta il nostro amore.  Lo conserviamo
    bene così che sembri al mondo
    leggera increspatura l'abrasione  da cui
    contiamo le vene. Io non voglio più
    coprirla, aiutami.  Voglio sentire il crepitio
    della scelta finirmi il sangue,  tenerti
    stretto con il nodo dell'albero alla terra.

  • 30 gennaio 2012 alle ore 9:37
    Donna

    Donna dalle mani morbide,
    inanellate,
    dalle unghie rosso sangue
    e il volto liscio come porcellana,
    donna che costruisce,
    che spezza le unghie chiare
    e mescola colori coi pennelli;
    donna che porta un velo nero in testa
    e alla sinistra un anello,
    ma non dorme con l’uomo della sua vita,
    donna dalla variante infinita,
    intrisa di passione e pace,
    nata da donna,
    destinata a fiorire
    e pungersi con spine non sue.
    Donna che volge lo sguardo al passato
    e non sa costruire l’avvenire,
    donna libera di tentare altre vie,
    dagli occhi vivi nell’ovale pallido e fremente;
    donna che usa la mente
    e produce pensieri eterni,
    che cercheranno nel tempo orecchi ed occh
    i di ogni sesso ed età,
    donna che non conosce la viltà della rinuncia,
    donna che pronuncia la parola “amore”
    come fosse un verso sacro della bibbia;
    donna dalle carni scure e le labbra rosse,
    donne percosse, battute, violentate,
    donne dimenticate nelle stanze buie
    a ricamare pensieri irrealizzati.
    Donna dell’otto marzo,
    gialla di gelosia, che ha il coraggio di fuggire via
    dalle proprie viltà ,
    donna che andrà lontano,
    sia da sola che stringendo di un uomo la mano.
    Donne tutte,
    dall’immensa capacità di amare,
    a cui il destino ha offerto il dono del creare,
    nel grembo porterete con voi la specie
    e la speranza della continuità di un mondo nuovo,
    che avanza.

  • 29 gennaio 2012 alle ore 17:59
    Paura

    Paura Tocca l'indice Piccolo è Guarda lo specchio Diverso è un attimo e meteore di pensieri s'accendono un attimo e lapilli di sofferenze erompono un attimo e paura implacabile penetra Tocca l'indice Piccolo è Guarda lo specchio Diverso è

  • 29 gennaio 2012 alle ore 17:58
    Solitudine

    Solitudine Noi, notti insonni nel risveglio del corpo non ci parliamo Noi, gelido contorno nel buio dell'essere non ci guardiamo Noi, tempo finito nella speranza di vita non ci vogliamo Noi...solitudine.

  • 29 gennaio 2012 alle ore 9:15
    Vola

    Vola leggera come una farfalla
    ballerina sul palco dei sogni
    celesti, desiderati dai provini
    dentro pensieri equidistanti
    dal tempo, con il sipario
    che si apre
    annunciando le danze
    nel riflesso di un eterno specchio
    romantica onda
    d'artistico debutto
    accolto calorosamente
    dalla platea che si cala
    nella scena
    dell'incantesimo, di un volo
    spensierato

  • 28 gennaio 2012 alle ore 12:42
    Cinquanta

    Tu l'apostrofo, io la virgola. Tagliamo, sospendiamo, siamo una glottide d'inchiostro in pausa fra un sorso ed il secondo. Ma tu sai come riempire la valigia alla lettera che deve andare, io solo metto una porta chiusa in mezzo ad un giardino. C'è chi ha destino di stella e chi di sasso. E tu stai lassù, uncino e capotreno, sai dove vanno i vagoni. Io resto piantata in basso, sono un passeggero che non vede oltre lo scomparto. Facciamo questo viaggio insieme, ma senza guardarci.

  • 28 gennaio 2012 alle ore 12:40
    Quarantanove

    Non ho ancora molto tempo per dirti chi sono. Vedi quanto è agile l'inverno a scuoiare dai rami le foglie? Quanto durerà la mia stagione? Sarà un sorso di pioggia nel bicchiere di Marzo o una pozzanghera che asseconda il cielo prima di seccare?Io non credo più alle mie mani: non hanno detto abbastanza. E non hanno più tempo per concedere nuove carezze. Ho paura non avrò il tempo che voglio con te: quelle assurde, mielose macchinazioni che si fanno in un giorno qualunque, quando anche un filo d'erba più verde, sembra un piedino affacciato dalla culla ed un foulard appena caldo di sole, lo sguaiato sbadiglio d'Agosto.

  • 28 gennaio 2012 alle ore 12:36
    Quarantotto

    Dormi: le braccia arenate fra giorni di panni e pane. Hai il cuore capovolto e punti il fondo della cuccia con il battito di un bambino che sa di essere sgridato. La tua bocca vede anche quando non dice. A volte, mentre ti scrivo, dovrei indossare un ditale: le parole, infilandosi nella pagina, non cuciono la nostra distanza ed affiorano a rimediare appena con una toppa di rovi.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 18:39
    Cadenze Temporali

    I cancelli della perdizione
    si chiudono dietro sguardi increduli;
    rugiada del mattino
    bacia corpi nudi e sfatti;
    riversi in campi di malinconia.
    Cuori che battono il loro essere,
    consumano le ultime gocce d’adrenalina,
    il silenzio di mondi lontani
    prende forma nel suo essere peggiore: paura.

    Sublimanti aurore
    si tingono d’odio;
    lune si riversano in rifugi sommersi,
    dove cieli stellati,
    indicano la via verso quell’amplesso chiamato infinito.

    Camere buie,
    diventano certezze dove riversare le emozioni più nascoste.
    Una flebile luce illumina la mente
    e  suoni si sentono tutt’intorno;
    l’essere assuefa i suoi sensi,
    con tormenti alcolici divini;
    ogni secondo che cade dal piano temporale;
    rinasce in attimi di vita vissuta
    sottoforma di deliri mentali chiamati ricordi.

    Tutto si assuefa di amplessi femminili
    e li dove la mente devasta con il suo essere;
    nascono speranze di vita migliore,
    rubate a sogni troppo spesso disfatti.

    Il silenzio ritorna a riempirsi di rumori;
    ed è nuovo inizio nella mia mente.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 13:25
    In fuga (Sociale)

    In fuga giovane
    sfortunato
    che non si sente amato
    sbattendo porte
    dietro di sè
    acquistando veleno
    e iniettarlo nelle vene
    all'ultimo respiro
    procurandosi ferite
    vicinissime alla morte
    imperdonabile fondo
    radice piantata
    che succhia linfa
    vigorosa
    prima di concedersi
    al mostro
    con le ali spezzate

  • 27 gennaio 2012 alle ore 12:38
    Dal silenzio al silenzio

    Oggi
    non c'è alternanza tra la gente
    quanto nelle mie corde,
    e così passo dalle chiome bionde
    ai corvi bruni e affamati della mia luna.

    Dal buio delle tenebre ti faccio rinascere,
    miracolo saresti come io vorrei,
    tu che non sei nè di ossa nè di pietra
    ma di cielo è il tuo verso.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 10:44
    Quarantasette

    Tu sei ala, ma abbracci una spina.
    Ti aggiusti su di me tacendo per amore
    la  mia puntura. E' come se , sapendomi ferma, 
    volessi imbeccarmi di cielo fino al boccone che mi solleverà.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 10:42
    Quarantasei

    Avrei voluto un cuore spietato,  come un
    ariete in carica contro la carne, un mandriano
    dal governo instabile. Lo avrei voluto faro
    che torce la testa  per rabbuiare il rientro,
    tronfio baccello di semenze  all'addiaccio.
    E invece lo senti? E' una borraccia
    dalla bocca sempre piena a cui
    chi ha bevuto non ha mai detto grazie.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 10:40
    Quarantacinque

    Non ho molto da darti. Del nido
    ho assaggiato il bordo quando più
    ne volevo il ventre.  Il vento mi ha comprata
    che la mia ala era ancora sfornita. Posso
    darti più del cuore il mio inverno.
    Se mi amerai schiva, punita, adombrata
     e non solo folle nelle tue carezze, allora
    mi amerai  del sempre con cui
    ci riconosceremo perfino nei baci canuti.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 10:39
    Quarantaquattro

    Nei tuoi occhi ho germogli inesplosi,
    manciate di semenze che si dicevano
    arrese. Nella tua bocca sono sillaba,
    non lettera e quando mi pronunci sono casa.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 9:37
    A coloro che non verranno

    Non siete venuti e forse mai verrete a questo punto.
    Siete come le stagioni di mezzo nel ciclo delle stagioni:
    un ricordo che si perde nella lontananza.
    Noi siamo i sopravvissuti a cui i tempi bui han divelto occhi e voce.
    Disperiamo in chi verrà perchè siamo i senza dio e
    perchè noi saremo anche domani e dopo ancora.
    Sappiamo dell'uomo che ha superato se stesso e ci siamo indignati
    e cosa potevamo noi e come potevamo noi
    a cui i tempi bui han divelto occhi e voce
    vedere e sentire le urla di corpi smembrati, rasati, orinati, deflorati, stipati
    e chirurgicamente spiantati.

    Siamo i depredati in un mondo di bancarottieri
    che mondo è quello in cui viviamo dove il principio di carità è
    al servizio del principio di efficienza.
    Altri verranno dopo di noi a nostra immagine e somiglianza,
    numeri nella numerazione infinita delle cose,
    di noi e di loro non ci sarà traccia in un mondo inospitale a noi.

    Ma lasciamoci alle spalle le malevoglie che l'eterno ha piantato quasi per gioco
    di noi i senza storie,  naufraghi del mondo nuovo, a cui niente è dovuto e nulla dobbiamo
    non si ha da disperare dell'acciaio nell'anima se non si hanno corpi ospitanti
    ci avete comandato l'impercettibile agonia  come cura del vostro sistema di comando
    ci avete piagato il cuore a rimedio della vostra insaziabile disumanità
    noi a cui i tempi bui han divelto occhi e voce
    siamo a ridosso del buco nero della volontà
    in attesa del vento che ci sospinga oltre.