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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 aprile 2012 alle ore 17:09
    Senza titolo

    Simili ad animali imbalsamati,
    lasciamo che la vita depositi la polvere su di noi.
    Immobili allo scorrere delle stagioni,
    il tempo dilata il suo spazio,
    legandoci ai ricordi passati
    come fasci di rami esposti al vento.
    Solo il cuore batte ancora,
    piccolo volatile spaurito nell'incavo rifugio,
    in trepida attesa di un velato futuro.

  • 30 aprile 2012 alle ore 16:07
    accelera!

    Accelerare il passo
    Quasi correre
    Accelerare il passo
    Per non voltarsi
    Voltarsi
    Quegli occhi
    Occhi che non conosco
    Ma in cui in questo pomeriggio di pioggia
    Mi sto ritrovando.
    Occhi che non conosco
    Ma che ho sempre conosciuto.
    Mi spaventano
    scrutano dentro
    e allora accelera
    non ti far prendere
    accelera
    arriverai prima  lontano dal lui
    accelera
    scappa dal posto
    dove vorresti essere più di ogni cosa
    lì, in quel momento
    con quel braccio stretto al tuo.

  • 30 aprile 2012 alle ore 16:05
    eri li

    Eri lì quando è successo
    Ero lì quando è successo
    Caldo
    Quel caldo dentro
    Sudore sul tuo volto
    I tuoi occhi
    Incredibilmente verdi
    Nel livore del volto
    Freddo
    Sangue
    Dolore
    La schiena
    Sangue
    Freddo
    Tanto freddo
    I tuoi occhi
    Le tue labbra
    La tua calda mano sul mio volto
    Sempre più lontana
    Sempre più felbile
    Sempre più…….

  • 30 aprile 2012 alle ore 16:04
    mi hai chiamata strega

    Mi hai chiamata Strega
    Condannata al rogo
    M’hanno bruciata all’inferno.
    Anche in questa vita mi sei venuto a cercare
    Per farmi ancora consumare lentamente
    Nel fuoco dell’Amore.
    Quanto ancora devo pagare?
    Non mi fa più paura il canto della morte
    È diventato l’inno di una nuova vita.
    Lasciami volare via
    Nella brezza della libertà.
    Quanto ancora dovrò pagare
    Per averti troppo amato?
    Per averti troppo odiato?
    Il conto ormai è stato saldato.
    Ora lasciami andare.
    Ti prego lasciami tornare
    Al torrente scrosciante della mia libertà.
    Lasciami volteggiare alle note
    Di un nuovo universo.

  • 30 aprile 2012 alle ore 16:03
    in bilico

    Figli di una lupa Alla ricerca del nostro trono
    Mescoliamo il sangue della vita.
    Fratelli nella ricerca
    In bilico tra il Bene ed il Male
    Nell’alchimia delle vittoria e della sconfitta.
    S’innalza il volo nel fondo del baratro
    Luminoso dell’attesa.
    Volo verso il basso
    E lì con le nostre ali stanche
    sfioro la vetta.

  • 30 aprile 2012 alle ore 15:43
    Due Cento tredici

    Avrei voluto un gomitolo tessuto ai ventricoli e agli atri comead
    un fuso, magari una matassa, venuta in una sera di lana piena,
    di afa, di maniche corte e cocomeri spurgati dalla lama della nera,
    ossuta vitiligine. Avrei voluto essere nata quando il cielo è un monumento
    alle stelle cadute e tante piccole croci scivolano giù senza impalare
    la terra, una processione di lapidi lucenti su cui pregare i desideri.
    Invece sono stata piantata con chicchi di gelo, pensata nei giorni più
    brevi, servita con uno sparuto contorno di luce forestiera dopo il tiepido
    galeone del mezzodi.  Mi hanno cucita senza fretta, come non vi fosse
    bisogno della mia carne entro una certa ora e potessi essere chiamata
    in scena solo in caso di gravi guasti del protagonista. Ho la vita sospetta
    di una nota a margine, sono una lente per stanare il neo dal rigo, se la
    parola soffre, intervengo, ma non ho bende nè musica 
    se l'esecuzione è in salute.

  • 30 aprile 2012 alle ore 14:25
    Due Cento dodici

    La mia felicità dura un giorno: fa una muta
    veloce e senza preavviso. Dalle fasce al sepolcro,
    dal roseo vagito alla canuta stanchezza, è una cima
    d'improvviso innevata nel calcagno d'Agosto.
    La mia felicità è carponi, poi curva: dalle gambe
    inesperte arriva lo stridore di giunture scolate
    dall'unto della giovinezza. E' una fiamma condannata
    alla pioggia che alza per un istante la testa a
    ravvivare la sfida e non sa di agevolare
    la ghigliottina al liquido boia.

  • 30 aprile 2012 alle ore 9:04
    haiku n. 24 (volto sbiadito)

    volto sbiadito
    nella goccia del tempo-
    svanisce a sera

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:25
    Migrazione di anatre

    S'addensano
    veloci
    di grigio
    le nubi,
    su cui si profila
    la sagoma
    svelta
    di un volo.
    Qualcosa
    mi lascia.
    Qualcosa
    di me.
    Come le anatre
    dal collo
    sottile,
    vorrei
    migrare
    dove
    la coscienza
    del tempo
    si perde
    in un'eterna
    estate
    di sole.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:23
    Foglie d'autunno

    È solo
    una brezza
    frizzante.
    Eppure
    ad ogni
    folata
    si staccano
    a frotte.
    Come coriandoli.
    Ma non
    c'è
    gaiezza:
    solo
    un sottile
    sentire
    che dentro
    fa male.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:22
    Il mare al tramonto

    Dorme
    l'immane forza
    del mare.
    Come un lento
    respiro,
    si solleva
    il ritmo
    delle onde
    dalla sua quiete
    screziata
    di riflessi
    dorati.
    Onde lunghe
    e lontane
    che avanzano
    leggere
    con la sciolta
    movenza
    di un gabbiano
    che scivola
    d'ala.
    Ancora un'onda.
    Si avvicina
    alla riva
    raccogliendosi
    intorno
    alla cresta.
    Si tende.
    Cresce rapida
    ora.
    Ora è
    una curva lama
    di verde
    la cui trasparenza
    trascolora
    in una frangia
    di spuma.
    Con rapida mossa,
    s'incurva
    in fili
    di bianco
    frantumandosi
    in un ribollio
    di schiuma
    possente.
    Lambisce
    la sabbia
    lucente
    con un gesto
    spazioso
    e ritorna,
    ormai quieta,
    a vestire
    di un bianco ricamo
    l'onda
    che viene.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:20
    Una nuvola a Coney Island

    Era tutta
    rosa
    un minuto fa.
    E lo è
    ancora
    nel suo bordo
    di sotto.
    Una spuma
    insensata
    di un rosa
    acuto.
    Ma il resto,
    di un diafano
    grigio,
    si scioglie
    nel vento.
    Un gelido vento
    che batte
    gli obliqui
    raggi
    del sole
    arancione.
    La sabbia
    s'avventa
    ad ondate,
    fredda
    e insistente,
    quasi non
    ci fosse
    un domani.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:18
    Alle sei del mattino

    Nel silenzio
    del primo
    mattino,
    le foglie
    dormono
    ancora
    quiete
    dal vento.
    Ancora
    dorme
    la lunga fila
    dei tetti
    nella pungente
    aria autunnale.
    Ma su
    un camino,
    mobile,
    incredibilmente
    mobile,
    volubile,
    anzi frivolo
    un filo
    di fumo danza.
    Candido,
    si piega
    in volute
    improvvise
    e si scioglie
    nel nulla.
    Ora,
    è un rigiro
    pigro
    che si dipana
    in mille
    fili sottili.
    Ora,
    s'addensa
    in un ricciolo
    grigio
    ma chiaro.
    Forse,
    questa danza
    silente
    è in onore
    del giorno
    che nasce,
    di un giorno
    pur nuovo.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:17
    Giochi di luce

    Nel primo
    mattino,
    come petali
    nella brezza
    d' aprile,
    folleggiano
    le oblique
    lame
    di luce
    nell'acqua
    turchina.
    Con danza leggera,
    muovono
    ombre diafane
    sul fondo
    di rena.
    Nel fresco silenzio,
    il sole
    che nasce
    colora
    di vita
    la trasparenza
    del mare.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:14
    All'alba

    Come,
    nel silenzio
    notturno,
    la pallida
    luna
    improvvisa
    rischiara
    di un freddo
    chiarore
    le steppe nevose,
    così
    l'ansia
    pervade
    l'anima tutta.
    Penombra
    senza
    ombre,
    impalpabile
    eppure reale,
    acuta
    eppure non triste.
    Porge
    lo specchio
    all'anima
    che si misuri.
    Rischiara
    dentro di me
    i recessi
    profondi,
    le radici
    del cuore.

  • 30 aprile 2012 alle ore 1:12
    Bambole

    Hanno
    gli occhi
    dallo sguardo
    di vetro,
    i capelli
    di stoppa,
    le guance
    sempre rosate,
    il sorriso fisso,
    il pianto
    a comando
    e le gambe
    senza i ginocchi.
    Eppure,
    c'è chi
    le ama
    teneramente.

  • 29 aprile 2012 alle ore 17:35
    E' la nostra realtà

    Ciao!Ci vediamo dopo!?!
    Ok!
    Io  sto a casa!
    E io sono al lavoro!
    Sembrano due rimproveri
    ma è la nostra realtà!
    Lo so, ci manchiamo
    l'un l'altro! Ma non siamo nati
    figli di ricconi! Purtroppo!
    E allora?!?!
    Non eravamo niente,
    non avevamo niente!
    Adesso che potremmo
    godere un pò...ci si accorge
    di aver vissuto solo perchè
    i ricordi fanno male,
    e allora hai nostalgia
    dei pochi istanti
    che ti hanno lasciato il segno
    e ti strugge pensare
    che non li vivrai più e...
    la vita ci sfugge!
    Ti amo !

  • 29 aprile 2012 alle ore 16:36
    Due Cento undici

    Ho trascorso la notte sulla pagina, le parentesi
    sono stamberghe con un letto a buon prezzo, le parole
    fanno cuscini d'ombra eccezionali quando la luna perde
    inchiostro, l'alloggio è scomodo solo per chi non trova
    posizione, ma io ho la pazienza di chi sa accontentarsi.
    Ho diffuso circolari ed indizi, basterebbe operare tagli
    diagonali e precisi per strapparmi dal cuore il tuo nome.
    Cesoie o bisturi non ha importanza, l'arma migliore è
    quella che sa il tuo indirizzo.Alle mie lettere faranno
    un giusto processo, prima un interrogatorio di rito,
    a punti chiusi, solo qualche virgola come spia.
    Se punteranno la luce sulle "e", quelle canteranno
    per prime, si venderanno il sereno per la libertà,
    per un'altra stagione di versi. Non hanno grande educazione
    al segreto, credo non sarà difficile estorcere due o tre sogni
    particolari per individuarti. Ho trascoro mesi sulla pagina, la
    mia galea di rami neri  mi imprigionava sempre verso il tuo corpo,
    non c'erano altre correnti, non una stiva dove accumulare nuove
    versioni. Per questa ragione mi arrendo, e lascio che questa mappa
    senza viaggi, si faccia spogliare del suo finale. Verranno a svegliarmi
    con una prova decisiva, trionfanti del loro ingegno, come avessero
    scoperto il sole in un giorno di sole. Io non ho mai nascosto, ho
    avuto la cura del contadino che mesce la semenza senza saltare
    un solo bicchiere della giusta stagione, che sa cosa seppellisce.
    Solo chi non sa ancora non vede e si industria ad indovinare
    dalla bugia di una torta radice la bella forma che sospetta.

  • 29 aprile 2012 alle ore 15:17
    Due Cento dieci

    Di te mi diranno le solite cose, che hai uncini, pozze
    seminate nel sangue con talento di trappole, divieti
    ai giorni di festa,  naturale inclinazione per quelli
     di tormento. Ma più mi inibiranno alla tua carne,
    più verrò nuovamente alla tua traccia.  Che strana
    combinazione ci ha uniti! Ancora si interrogano
    sulle rotazioni da compiere per scassinare il
    segreto di tanta resistenza, li vedo delineare
    le nostre sagome ed una rosa di gesso
    dove cadde il mese del nostro incastro.
    Giustappongono i bordi, tentano di sovrapporci
    e combinarciper incriminare la sbavatura
    con cui una  rientra nell'altro. Ma cento delle loro
    mani non basteranno a trovare l'angolo che ci
    pareggia ed aziona il funzionamento.
    Di te mi faranno le solite dimostrazioni: qui
    nasce l'inganno, lì la breve durata. Ma io
    ti voglio per come mi sfuggi, per il tuo segnale
    di attacco, quando sleghi i tuoi mali come una muta
     di cani sguinzagliata a stanarmi. E, scioccamente,
    tu credi ti stia correndo davanti quando invece ti
    seguo e già vedo le mosse di cui innamorarmi.

  • 29 aprile 2012 alle ore 14:47
    Piccola stella

    Rinascere, sognare,
    restare aggrappati al sentimento d'amore
    per giungere al cielo che accoglie la luce
    e l'unione
    di tutte le anime
    il soffio invisibile del nostro respiro
    sposterà le nuvole
    e Lei sarà la piccola stella
    che brillerà per sempre in noi

    Per sempre...

  • 29 aprile 2012 alle ore 13:04
    folle...

    folle mare tempestoso
    che auguri serenità ad un fiume in piena
    quando monti la marea
    lui straripa dalle rive,
    quando torna la risacca
    nel suo corso lui si placa,
    forme diverse della stessa acqua
    insidia e guida per la stessa barca. 

  • 29 aprile 2012 alle ore 11:07
    Il bacio sulla fronte

    (Eran sinistri e sporchi baci
    ad incollarti e modellarti l'anima
    con caramello e fango)

    Col cuore chiuso
    dentro a quattro mura
    verniciate a fiele
    agiva il tarlo
    e la molestia complice
    faceva il palo
    mentre di gusto e compiacenza
    la perversione
    allargava il suo sorriso.

    Non seppi mai
    se fu la mano mia,
    che sapeva della voce
    mia di dento,
    che tu afferrasti
    per uscire dalla melma
    che come sabbie mobili
    saliva su dal pavimento.

    Quando la mia bocca
    ti arrivò alla fronte
    solo la protezione
    aveva senso logico
    ed illogicamente
    abbandonai i pensieri.

    (Ti ho ripulito gli occhi
    con le labbra
    soffiando forte
    sopra il fango secco
    e il mio sorriso
    ha avvolto le tue iridi).

  • 28 aprile 2012 alle ore 20:07
    L'imbonitore

    questa è poesia, questa è poesia!
    farfugliava lo scellerato piazzista
    da un traballante panchetto

    chi sei tu per sentenziare
    o solo per poter lontanamente
    profanare il suo nome?

    chi sei tu per imporle
    di indossare i tuoi jeans lisi
    o consigliarle un doppio hamburger ripieno
    di maionese e ketchup?

    lei sa come vestirsi, come nutrirsi,
    non abbisogna dei tuoi cori modesti
    per tirare alla pensione,
    forse a mezzogiorno un hamburger
    sarà la sua, non la tua scelta,
    forse con il caldo della sera
    un paio di jeans sarà la sua,
    non la tua scelta,
    forse quei versi improvvisi nella notte
    saranno una sua, non la tua scelta

    questa e poesia, questa è poesia!
    farfugliava lo scellerato piazzista
    da un traballante panchetto

    chi sei tu per sentenziare
    o solo per poter lontanamente
    profanare il suo nome?

  • 28 aprile 2012 alle ore 15:24
    Due Cento nove

    Tu sei una certa ora, quando vengono al pettine
     i ricordi ed i nodi prendono il largo, quando il letto
    è così irsuto da iniettarmi lente dosi del tuo impiego.
    Ho fornito dettagli precisi della tua pelle, il sistema
    delle ciglia, la portata della bocca. Ho anche saccheggiato
    dal tuo sangue qualche ricorrenza,  possibilmente coincidente
    con santi diversi dal mio. Munita di vanghe, di pale, di sacchi
    capienti abbastanza, ho raccolto tutte le parole che non
    remano con me. Più avanti, sulla testa, troverai una incidentale
    aiuola di sterpaglie, andranno a fuoco le streghe suddivise in
    gruppi ordinari: le domeniche senza la mia mano da un lato,
    i tuoi lutti dall'altro.Al centro pane e firmamento: avremo sempre
    fame di fatica e di stelle.  Pretendo non ci siano virgole fra
    i nostri nomi, che ci pronuncino senza prendere fiato, così
    come ci vogliamo: due giorni di festa abbracciati, due 
    onde senza la pausa nera della risacca.

  • 28 aprile 2012 alle ore 15:21
    Due Cento otto

    MI piacciono le case di primo mattino, quando
    aprono le bocche e posso spiarne il bolo di
    letti smantellati, di sedie a cavalcioni dei tavoli,
    di ombre faccendiere, di lenzuola battute all'asta
    del sole come ostie. Dentro si logorano le ultime
    resistenze della notte, passata con il decorso
    di una malattia, ma ai pomelli, alla lanugine
    tosata dagli angoli, ancora si annidano gli
    odori degli avanzi, di una sigaretta, di quattro
    braccia che si sono moltiplicate per fare tre.
    Mi piace l'Ave Maria delle persiane sui muri,
    sembrano pettegole ansiose di affiggere al
    nuovo giorno l'epitaffio di quello già consumato.