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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 febbraio 2013 alle ore 22:10
    Il quarto tempo

    Sono in trappola
    impigliato in una rete
    sullo spartiacque
    divisore di un sogno
    tra passato

    (non troppo prossimo,
    non troppo remoto)

    e futuro
    il cui nome
    non risponde a presente.

    Erano pesci le mie parole.
    Sono caduto in queste acque
    tentando di afferrarli
    e intrappolarli nella mia penna
    ma sono sguisciati via
    dalle mie mani
    rimaste vuote
    come un pugno di mosche
    messe in fuga
    da uno sciame
    di pensieri aggressori.

    Sulla sfera
    una goccia d'inchiostro
    è tutto ciò che rimane
    della loro fuga
    da questo acquario fluente.

    (Né libertà, nè prigione).

  • 28 febbraio 2013 alle ore 15:53
    Pensieri nani

    Volute di colore sfumato,
    dall’azzurro al verde
    e poi all’azzurro ancora
    in cerchi e spirali lunghe,
    dall’alto in basso
    e dal basso in su,
    come un’aurora
    su il corpo mio s’avvolge
    E sento
    dai chakra miei fluire
    ogn’angoscia
    e ogni pensiero nano
    nella notte va a morire.

  • 28 febbraio 2013 alle ore 11:00
    Tra illusioni e realtà

    Fingere di non aver paura
    di acerbe ombre oscure
    che minacciose s'addensano;
    nubi che scandiscono messaggi
    di temporali imminenti,
    indiziari di un lento tramonto.
    Con la coscienza pulita
    accetto queste lusinghe
    eleggendole a fedeli fidanzate,
    costanti compagnie
    per ingannare il futuro.
    Calpesto i miei passi
    su orme già scavate nel tempo,
    raccogliendo l'eco,
    appetitoso e salace,
    di brezze propizie
    a sfidare notti
    di sospiri struggenti,
    con la voglia di sfoltire
    irrisolti conflitti,
    cupi pensieri,
    revocandoli in timidi sorrisi
    in guerra contro la noia,
    tra auto-sberleffi
    e intenerimenti continui
    nel mare dei tormenti;
    e celebrare la pace,
    nascondendo il destino,
    nella rappresentazione goliardica
    che lacera con bocca famelica
    e seppellisce lo spirito
    scorazzando su illusori prati
    di variegati arcobaleni.
    .
    cesaremoceo

  • 28 febbraio 2013 alle ore 9:13
    Quattro Cento settantasette

    Come tutti i poeti, tu vai dove
    le tue parole vendono bene ed i neri
    mercati in cui si accatastano  smesse
    cianfrusaglie d'occasione, alzano le
    tende, gonne rivoltate fino  al buio
    segreto. Ammiccanti anche oggi,
    gonfiano la merce con sboccate
    prostitute di cartone, conveniente
    il prezzo, ami senza l'appendice
    verminosa, boccagli per gli occhi.
    Anche io credevo di essere come
    te, ma non lo sono: io mi faccio
    comprare con un pò di zucchero
    sul cuore, spolverato come il sale
    sulla coda dei piccioni.
    Ed è così che mi irretisci il
    volo mentre oli bene il tuo marchingegno
    con cui  stupisci la rosa clientela già pagante.

  • 28 febbraio 2013 alle ore 7:09
    Chari-Oscuri

    Domenico Felice

    CHIARI-OSCURI

    Parte I

    CHIARI

    I

    E poi
    sei venuta tu,
    bimba vestita di sole
    che guardi nella direzione del vento,
    anemone infinita.

    II

    Una lama di fuoco
    incendia
    i confini del cielo.

    Tu esisti
    in ardore.

    III

    Ho guardato un cielo di rondini:
    Sfavillio di voli
    Dov’eri tu la regina.

    IV

    Ovunque volgo lo sguardo
    ci sei tu,
    ninfea immortale.

    V

    Di astro in astro
    Per sempre noi vivremo
    Sterminata eco
    Di un bacio infinito.

    VI

    Vorrei essere l’aria che respiri
    per perdermi nel tuoi alveoli,
    mirabile plasma,
    animula infinita!

    VII

    Tu vestita di sole
    e io di vento
    per sempre vivremo
    mirabili creature
    di uno spazio senza fine

    VIII

    Stupefatta la notte entrava nel giorno e
    il giorno entrava nella notte  stupefatta
    con l’urlo congelato alla gola.

    Destati, amore: è l’ora.
    Viviamo questo tempo che non è
    né il giorno né la notte,
    ma quello del sogno e della conoscenza.

    IX

    Altrove – non qui –
    Parleremo il linguaggio dei fiori
    Comprenderemo le voci di tutti gli esseri
    Della terra e del cielo
    Percepiremo gli echi degli astri
    Senza più confini né tempo
    Come luce pura
    Negli spazi infiniti
    Natura nella natura

    X

    Io sono il mio presente
    Un frantume di fuoco
    In un gorgo di stelle

    Parte II

    OSCURI

    Data sunt ispis quoque fata sepulcris
    Giovenale

    I

    Qui
    Non c’è altro che vento
    Vento del nord
    Vento del sud
    Vento dell’ovest
    Vento dell’est
    E nulla
    Proprio nulla
    Che riveli tracce
    Di esseri viventi

    Solo
    Polvere e vento
    Vento e polvere
    Vento

    II

    Il tempo,
    che tutto consuma,
    corroderà anche queste rovine.

    Tutto,
    anche il vento che le traversa,
    sarà consumato.

    Resterà solo
    un irreale terrore:
    un silenzio nudo.

    III

    Noi siamo nel vicolo dei sorci,
    dove abita Squallore.
    Eppure,
    se c’interroghi,
    ti diciamo che non è Squallore che ci opprime,
    ma questa grancassa di denti
    che ci rodono le ossa.

    IV

    Ovunque
    volgi lo sguardo,
    gli orizzonti si chiudono.
    Tu sei solo,
    accanto al tuo respiro.

    V

    Sparire
    Dietro i sorrisi e le labbra
    Sparire
    Cancellando gli addii

    VI

    Fuoco di vento
    Vento di fuoco
    Vento
    Fuoco

    E niente acqua
    Acqua

    Solo
    Roccia
    Interminata roccia

    Irreale terrore

    VII

    I cannibali

    Ciò che il melograno disse alla magnolia:
    Fame di vento
    È la tua immagine chiara.

    Ciò che la magnolia disse al melograno:
    Fame di fuoco
    È la tua linfa scura.

    Ciò che disse il vento:
    Sete di fuoco
    È la tua dissolvenza.

    Ciò che disse il fuoco:
    Sete di vento
    È la tua trasparenza.

    Fuoco.
    Vento.

    Ora lo sai:
    Anche la desolazione ha la sua fine.

    VIII

    I criminali

    Sono vissuto
    in un tempo in cui
    l’unico evento umano
    era la morte.

    Eppure, a onore del vero,
    anche su quella
    l’inumanità era totale.

    IX

    Contro l’orrore
    In te mi dissolvo
    Chiarità essenziale

    APPENDICE

    A mia madre

    Eri tu la migliore
    Perché parlavi il linguaggio dei fiori
    E conoscevi tutti i nomi del dono

    *
    Ti porterò doni
    Come quando
    Eri ancora bambina
    E toccavi il cielo con le dita

    A mio padre

    Né più mai saprai
    L’odore verde del rosmarino
    Il sapore giallo della vite
    La brezza azzurra del mare

    Né più mai dirai
    Versi di volo e
    Di frante primavere

    Né più mai coglierai
    Assolate asparagine
    Abbrunati pungitopo
    O ferrigne lumache

    Eppure io vedo la tua voce
    E ascolto il tuo sguardo
    Addossato a questa collina
    Dove sussurrano gli ulivi
    E odora la ginestra

  • 27 febbraio 2013 alle ore 23:15
    haiku n. 106 (dietro alti pioppi)

    dietro alti pioppi
    straordinaria e chiara
    riluce l'alba

  • 27 febbraio 2013 alle ore 12:24
    Quattro Cento settantasei

    Forse non dovresti amarmi,
    ho tante, troppe scatole senza seme,
    una palizzata è più madre di me.
    Il mio alveo ha fama di taccagno
    e se anche tu non credessi a questa
    infamia, lui non si è mai scucito
    più di una sola volta al mese,
    mai ha trasgredito la femminina
    regola. Per questo ti consiglio,
    forse, di lasciar perdere,
    di non insinuare nel mio curriculum
    traslochi o migrazioni .
    I bicchieri avvolti nelle notizie, il nastro
    adesivo sui ricordi, cellofan a volontà
    e polistirolo che allaga:
    tutte queste cose mi disorientano.
    Però potremmo togliere insieme
    la polvere dalle cornici, sostituire
    le vecchie foto con le nuove: ibridi,
    innesti, ingredienti esplosi nel
    guanto del grande, estroso chef.
    Questo più mi solletica al rischio:
    vederti dipingere il soffitto,
    diluire cigolii, aspirare buchi.
    Saresti perfetto ed alto
    mentre ti osservo  accomodarmi
    il nido ed io all'ombra delle
    tue spalle mi riaddormento.

  • 27 febbraio 2013 alle ore 11:25
    Intimità

    Dentro il tuo nobile cuore
    Dentro i tuoi puri pensieri
    Dentro le tue fervide parole
    Dentro i tuoi saggi precetti
    Dentro le tue amate frasi
    Dentro la tua grata voce
    Dentro i tuoi fini modi
    Dentro la tua fresca e genuina mente
    Dentro la tua sinuosa vita
    Ognora mi scopro,
    O raro amore mio!
    Nelle mie care pupille
    Nelle mie cupide orecchie
    Nella mia avida bocca
    Nel mio agitato cuore
    Nella mia focosa pelle
    Nell’aria vitale che respiro
    Nel miei vivaci pensieri
    Nei miei gesti usuali
    Sempre ti trovo,
    O raffinato amore mio!

  • 27 febbraio 2013 alle ore 9:55
    Quasi marzo

    Vorrei dirne una, forse due o tre
    per smentire sinteticamente le indecisioni mie
    sulla vita, sull'amore
    quell'impulso di mille cenerentole fa
    non mi si addice più
    ora che indosso il senso di questa mia esistenza
    senza troppa paura di ammetterlo

  • Ti sei messa un vestito dorato stasera eh?e per chi lo hai messo? e sei scesa sulla terra a rubare l'ombretto blu a quel battito d'ali di una farfalla e non mi hai detto niente.
    Hai un sorriso ancora piu' bello e enigmatico questa sera,e io voglio sapere per chi diavolo è!!Vieni piu' vicino,stai facendo impazzire anche a una donna come me,la tua pelle é color latte e sul tuo seno si sono adagiate delle stelle con la scusa di farsi allattare e orasono perennemente sopra di te e si sono fatti nei.Vieni qui non ti muovere e girati!Nella tua schiena ci sono orme di lupo che non muoiono mai...Sei bellissima mentre ti osservo con gelosia fame e rispetto e le tue guance diventano rosse.Stai ferma,non ti muovere e non alzarti piu' in cielo altrimenti si alzera' anche la mia pazzia,stenditi qui al sole del mio possesso,sciogli i tuoi lunghi capelli color miele e io bacero sul tuo seno ogni neo che prima era una stella e poi lo restituiremo al cielo,conta su di me..fidati...non averepaura rifaremo vivere il cielo che è morto se tu non sei li'..
    Ma ogni tanto devi lasciarti prendere,non puoi stare sempre lia farti ammirare da tutti,a far commuovere la gente e fare arrabbiare gli uomini soli,devi scendere e farti amare da qualcuno mia cara.
    Stasera hai trovato me,una donna che impazzisce per i capell color  miele ,l'altalena che fai da sempre salendo e scendendo e il nascondino,sparendo dietro le nuvole...
    vieni a giocare con me?non ti muovere ,ti faccio vedere come ci si sente ad essere trovata e scoperta all'improvviso.....tu hai bisogno di essere ferma,me ne sono accorta quando sei mezza ,io so che quel tuo essere a meta' è un grido che tu fai dicendo che senza amore non si puo' vivere.E ora che ti amo ,mentre ti prendo ,dimmi che questo vestito dorato tu stanotte lo avevi messo per me....
    Lo vedi non mi ero sbagliata e ora che ci siamo unite nel corpo e nell'anima,sei pregata di dirmi ogni volta che non ti vedro' nel cielo,in quale casa ti sarai intrufolata,altrimenti prega che  il grande spirito faccia  abitare  nel cielo delle nubi talmente scure da riuscire a farti nascondere,perché ormai sei mia e io ti troverei ovunque
    Non ti muovere luna dorata.

    _( dedicata a  una  donna  con i capelli color  miele e con grandi occhi neri incontrata  poche  ore  fa ,cosi' bella che mi ha ricordato la luna piena   dorata di questa notte  26.02.2013  h:11:30 )

  • 26 febbraio 2013 alle ore 20:24
    Ascolta la pioggia

    Ascolta la goccia
    che cade dal cielo
    il ticchettio saltella
    e rimbomba di tuono,

    la sposa del vento
    si apre sul noce
    raffredda i suoi piedi
    bollenti di odio,

    si ferma su cumuli
    e fa terra bagnata
    cadenza la voce
    su croci di pietra,

    il pianto risorge
    cambia orizzonti
    scegliendo per caso
    dove fermarsi,

    la pioggia disseta
    l'ombra dell'uomo
    schiarendo la mente
    vi trova ristoro.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:30
    Silenzio

    Senza spazio; senza tempo.
    Come un otre teso di pensieri
    Che indocili s'azzuffano.

    E' in questo dolce acquetarsi
    Che meglio i miei occhi ricordano i fremiti.
    Screzi dipinti su un cielo velato di cremisi.

    La botte ribatte gli echi del fatuo gaudio
    Ed io raccolgo il capo
    E stringo a me ogni congettura di lacrima.

    Dimmi quando. Quando
    Il nodo s'è sciolto?
    Che sì tersa era la presa.

    A questo orizzonte che di spezie s'indora
    Rimetto i miei sogni

    Cullali!

    Dimmi quando. Quando
    Il mio fiato ritroverà il tuo?
    Quando tutto questo silenzio
    Avrà fine?

  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:29
    Addio #1

    E allora andiamo amico mio
    prendiamoci per mano
    e camminiamo verso il porto
    che l'alba incombe
    e quasi è l'ora dell'addio.

    All'orizzonte, in fondo
    s'aggrumano ricordi
    che solo venti freddi
    impetuosi e ingordi
    spazzeranno dal mondo.

    Ma non possiamo distrarci.
    Non lo permetteranno.
    Avremo sogni nuovi
    E occhi gentili sorrideranno
    senza ingannarci.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:29
    Il messaggio

    Ci vuole talento
    forza
    coraggio
    follia.
    Ho rotto argini
    vogato controcorrente
    ansimato
    pianto.
    Ho creduto di sapere
    ciò che era importante
    e l'ho custodito nell'intimo del cuore
    così prezioso che neppure i suoi battiti
    potessero recargli dolore.
    Ho provato delusione
    rancore
    melmoso dolore.
    Ho sorriso
    sperato,
    gioito.
    Col bicchiere
    ho brindato.
    Ho allungato la mano
    annaspato.
    Senza cedere
    convinto che nulla
    potesse andare perduto.

    Un messaggio
    e tutto è sparito.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 18:28
    Cenere

    Lo schiocco. Nulla.
    Un altro e il fatuo fuoco sale.
    L'accosto al timido involucro e aspiro.
    Osservo il bordo chiaro
    irrigidirsi e dirmi addio.

    C'è intimità più grande
    che poter
    condividere un vizio?

    Lo sguardo è vinto
    oltre le colline di seta,
    e un brivido s'aggrappa
    al fumo che sale.
    Un giorno mio padre
    mi disse che il tempo
    è il dio delle cose.
    Ma ora so che il vuoto
    sull'olimpo
    cospira al suo fianco.

    Un ceppo di polvere
    grigia s'annienta,
    portato dal vento.
    L'acre respiro
    di nuovo s'insinua.
    Vorrei solo abbassare l'indice.
    Sollevare il macigno.
    E non sentirmi più solo.

    Arde questa certezza
    come goccia che esangue
    ha smarrito la strada.
    Cerco di distinguere
    i confini del viaggio
    prima che il tempo
    abbia termine,
    perché ho urgenza
    di serenità.

    Ora lo slancio è esausto.
    Faccio un passo indietro
    e sorrido.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 17:06
    Milonga

    Distesi
    Il volto
    Sul tuo braccio
    E il sole
    Principiava
    A bruciare
    Le montagne
    A picco

    L’orchestra
    Di onde
    Sfuggivano
    Ai comandi

    Come le
    Piume sul capo
    D’un navajo

    Scrissi
    Parole
    Tra le più
    Belle

    In quel calore
    Silenzioso
    La voce
    Non era che palpito

    E tu non udivi
    Corda tesa
    Che desideri
    Di stelle
    Disordinate

    Colpendo
    Una
    Ad una
    Ogni certezza

    Assorto
    Mistero
    Di capelli
    In trama

    I bambini
    Odiarono le
    Ombre
    Facendo
    Del gioco
    Numeri da
    Trampolieri

    Saltiamo
    Il corso del
    Tempo
    E vieni a guardarmi
    Adesso
    Guardami
    Adesso

  • 26 febbraio 2013 alle ore 17:01
    QUANDO LEI SCENDE SULLA TERRA

    Fermatevi ogni tanto a guardare il cielo,prima che la luna e il sole non si arrabbino  veramente,lei si nascondera' e lui non brucera' piu'

    Maree che assalgono il tuo sonno  distruggendo l'unica pace che  ti rimane ,foglie distrutte da un vento ingordo di amori lontani e coraggiosi che cadono da un albero,sciogliendo quelle pergamene che custodivano  la "A " dell'adulterio ,e con quella lettera incoronavano colombe che si posavano ai loro piedi stanchi ,appesi a un ramo , la luna che si fa donna e intanto disperata gira col suo vestito  nero gridando tra le rocce ,implorando ai poeti in delirio di calcare  la mano e fare ubriacare lettere che stordite  vagavano nei campi di disperazione a lasciare segni del cielo  sui muri,le altre nomadi e ubriache di troppo amore trattenuto venivano colte dalla luna nera arrabbiata che  imbottigliandole tutte con cura le  posa  su un fiume  ,mettendo a ognuno un pezzo nascosto di luce,per farle trovare a chi  era giunto li per un gesto di disperazione. ma voi  guardate  il cielo prima  di questo altrimenti camminerete curvi perchè i vostri occhi inizieranno a non vedere ,e con un freddo anche ad agosto...il gelo dell'anima,la notte a letto sarete come un bambino messo in posizione fetale,che piangendo implora di passare una stella cadente pronta a morire  ,ma a ridare la vita priva di catene  al cuore.è per te il mio messaggio d'amore tra la stella cadente e il fiume cha sanguinava  bottiglie,ma partoriva lettere impazzite  di sole  che svegliavano  con pazienza  e dolore  il tuo letto che aveva un cuscino che non sussurava all'orecchio  nessun  nome e cognome,perchè privo di cuore  ,ma  solo  rumori assordanti  di catene che imbavagliavano  il cuore,percio  hai letto il mio messaggio d'amore,april il tuo cuore e grida il mio nome e cognome.

    Luna che nasce

  • 26 febbraio 2013 alle ore 16:17
    Altro

    Vorrei sentirmi così
    vorrei che sentissi
    questo
    quando
    ti vedo.
    Cuore d’uccelli.
    Anima d’acqua.
    In un corpo d’aria.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 15:33
    L'umanità del ticchettio

    L’ansia di un lungo sospiro
    si traduce in certezza, in spigoli di luce
    attraverso le finestre, prima della pallida notte
    nei coni gialli tra la nebbia tremolante di vecchia
    è inutile svegliarsi, ogn’ora mente come prima
    nelle meccaniche falsità di orologi e pendule campane
    nello stolto eco delle solite ultime parole.
    Taci ascoltandoti in altri dialoghi
    nel teatro delle mille forme
    raggomitolate nella sabbia rotta dalla brezza
    quando cambia il sapere già incollato
    nelle arcate gelate delle stelle.
    L’ansia della lumaca nell’uomo
    crea solchi e discrepanze incolmabili.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 14:25
    BUGIE

    BUGIE

    sul tuo corpo
    coperto di poesia
    c'è dolore di vuoto
    nascosto
    nel silenzio delle parole
    che
    piene di paura
    si appallotlano come ricci

    la delusione si alza
    nel canto impazzito dell'usignuolo
    intorno a ombre di luna
    fraganti di bugie
    per sguardi di desideri
    in uno spazio incrinato

    il sogno
    abbacchiato
    coperto di ferite
    inciampa nella luce del giorno
    e rotola nel mare della realtà
    ove si lascia morire di
    solitudine

  • 26 febbraio 2013 alle ore 13:19
    Passioni sempre verdi

    Ho già sessant'anni
    nell'ingenuo entusiasmo
    il corpo sfiorito
    col vigore che scema,
    cavalco il pensiero
    della vita vissuta,
    fantastiche emozioni
    d'adolescenti ambizioni
    e bramose passioni,
    or dormo tranquillo
    il sogno di Te
    sorgente di gioia
    nell'attesa che rende
    più ardente l'amore,
    goder quell'essenza
    in struggenti momenti
    e vederti esaltare
    i nostri tormenti,
    riempire il Paradiso
    di sempreverdi furori
    e tessere appassite trame
    nel tempo che c'intrappola
    senza rifugio.
    .
    cesaremoceo

  • 26 febbraio 2013 alle ore 13:14
    Quattro Cento settantacinque

    Il golgota è la stazione e ha per
    croce tutti i binari che dai valichi,
    salmoni inversi,  scendono al
    mare, lombrichi gelidi  con orari
    e sbuffi nelle viscere longitudinali,
    setti viscidi di fonderia. Tu mi
    vorresti lì con il  passato radiografato
    da un inutile check in  ed i risultati
    appesi ai fili, biancheria fumo di
    Londra, iridiscente referto.
    Tra il necessaire e le pillole,
    il souvenir ed indumenti in odor
    di piegature, smaschererai l'esca
    che eccita l'allarme.  Per poi comprendere
    che ci siamo già stati  e dovremo disfare
    tutto per poi ricominciare.  Prendi solo
    ciò che serve, nessun peso che
    duri oltre la data di scadenza.
    Una sforbiciata al bagaglio,
    il fondo intonso: la superficie
    un poco smossa, sotto pace.
    Come un  letto  che non ti conosce.

  • 26 febbraio 2013 alle ore 12:38
    Quattro Cento settantaquattro

    In fondo faresti bene a restare là,
    avverbio di luogo da cui dici
    di aver tentato molteplici fughe
    e contro il quale hai ordito
    magistrali rappresaglie.
    Si, hai inteso bene: proprio
    là, fra i suoi lustrini anni
    settanta e coppe di gelato
    acciaio, tese ballerine opache,
    ombrelli con le budella rivolte
    in su. La tua orchessa di grano
    e sale, bionda e pure madre,
    sa come sollevarti dal piatto
    il mento e riconosce i nascondigli
    per calzini. Quante coppie e quanti
    buchi, quanti coppi fanno un tetto
    e dove vanno le briciole in eccedenza.
    In fondo non ti biasimo: lei adopera
    benissimo i suoi arnesi e non credo
    ne esista uno che mal si adatta
    alle tue falle. Conosce testi e malattie
    di zona, sentieri e scrosci, fa salvataggi
    dai fossati e chiude porte.
    Io sento demodè ma schietto il
    tuo rincasare e poi, ad essere onesti,
    le mie ossa hanno una condotta
    diversa e proprietà che non
    abiterebbero le tue lenzuola
     così bene come le sue .

  • 26 febbraio 2013 alle ore 0:48
    LORO NON TI HANNO MAI SENTITO CANTARE PER ME

    Buon giorno..

    ma con me tu sarai sempre presente...
    Petali incrociatI ,sfiorati e  intrecciati
    ora il rosso sangue ha preso il possesso della nostra anima
    non avremo un posto dove nasconderci.

    Il cuore sta bussando alle nostre spalle per dirci che sta apparecchiando una tavola inbandita
    il pane dei miei occhi si moltiplichera'.
    In te io vidi il posto dove camminare a piedi scalzi ogni giorno...
    nelle mie mani c'è i calice dove berrai sempre  il mio nome
    indosseremo  come corona con gioia anche le sue spine
    che scenderanno come perle sulla tua schiena
    inseguendo con lo sguardo timido,curioso  ma sicuro di una bambina
    e la pazzia di mani  dolci e tremanti
    di una signora che indossa il ticchettio ossessivo di un orologio nel sangue,
    l'infinita beatitudine della follia.

    Loro non potrebbero capire del tempo  che si ferma mentre tu stringi tra le mani quel fiore,
    non ti hanno mai sentito cantare per me.
    _
    Luna che nasce

    08.30 -26-07-2012

    .

  • 26 febbraio 2013 alle ore 0:40
    CANTO RAPACE

    SE vuoi lasciami,sono stata una donna malvagia,una strega ladra al tuo cuore
    Ti ho detto ,come una donna guerriera d'amore ,
    sono entrata con prepotenza e silenzioso volo rapace a strapparti con gli artigli le costole e baciare il tuo cuore ....

    mi hai detto un giorno a volte bastano poche parole è vero...
    ma le mie non sono parole
    ma canti d'amore che ti svegliano il cuore di giorno e
    poi ti cantano una ninna nanna di coperte al petto scaldate  al sole

    Ti ho detto ,lasciami se vuoi,sono una donna malvagia ....sto mangiando il tuo cuore con silenzio rapace ma che fa tanto rumore

    ma lui ricorda si è lasciato rubare...perchè aveva finestre socchiuse e battiti di speranza

    Ti i ho detto ,anche io oggi sono di poche parole dovute alla mia anima indiana,ma non fermo mai il mio lungo canto d'amore

    percio' lasciami se vuoi,io sono una ladra silenziosa impazzita  dei tuoi occhi che continuamente mi strillavano :AMORE!!!!
    .luna che nasce