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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 dicembre 2018 alle ore 18:20
    Capodanno

    Vorrei stringere ancora l’aspro
    del tuo seno
    prima che il tempo di quest’anno
    triste si divori il torso
    e dare un morso
    nella tua bocca molle
    di te nell’ora della fine
    per morire
    al caldo del tuo sangue.
     
    E te
    che come dentro rocca impenetrabile
    asciughi l’ombra e il fiato che s’addensa
    erodi ossa, stremata
    e gli occhi al vento
    soffochi le grida
    abbracci labbra e cielo
    di pioggia chiara, a passi
    di nuvola serena.

  • 30 dicembre 2018 alle ore 23:42
    Fons et origo mali (rosa come gola)

    Il corpo fa dell’abbondanza
    dimora del godere
    a sfregio di ordinate trame.
    Un meccanismo rosa
    trattiene presa satura
    al palato,
    consumazione sapida
    che guasta dentro
    promiscua a pelle tesa.
    Rosa da rigettare
    a ribollii di palta,
    da biasimo incarnato -questo
    all’ostensione, patetico desio
    ch’è vasto di abbandono
    eppur non basta.

  • Era una dolce notte di maggio,
    e nel mentre che la luna
    vegliava sui solitari sentieri
    colorati di rugiada
    e tingeva d'argento le nuvole sincere
    sospinte dal lieve sospiro del vento,
    il postiglione non temeva affatto
    di rompere quel fragile, e magico,
    e silenzioso notturno incanto
    lanciando i cavalli suoi a sfrenato galoppo
    e facendo con forza risuonare il suo corno color diamante:
    quella magica e pazza corsa senza eguali
    la godevo [io] seduto dentro la diligenza,
    mentre campi solitari di grano profumato,
    villaggi addormentati e boschi 
    di grandi e minacciose querce
    veloci mi scorrevano innanzi agli occhi svegli.
    Ma, all'appressarsi d'un bianco cimitero,
    illuminato dal riverbero femmineo della luna,
    sulla collina del disonore
    il postiglione d'improvviso bloccò i cavalli
    - due grossi sauri alsaziani -
    e nel corno suonò una sonata,
    quella favorita dal suo vecchio compagno
    - Johnny Flanagan di Aintree -
    che ora giaceva sepolto lassù:
    solo quando a quelle allegre note
    del suo corno
    dal cimitero una eco lontana
    rispose,
    la diligenza riprese la sua corsa,
    mentre nell'orecchio [mio] destro
    rimbombavano ancora le note dell'eco,
    quasi una spettrale risposta
    del morto postiglione.

    Il viaggio della diligenza
    alla una si fermò
    in una stazione di posta e di cambio:
    i cavalli eran quasi scoppiati,
    il postiglione quasi ubriaco
    ed io quasi ebbro; tutti
    eravamo così 
    quasi...di qualcosa. 

    (liberamente tratta dalla poesia "Il postiglione", di Lenau: pseudonimo di Nicolaus Franz Niembach von Strehlenau).

  • 28 dicembre 2018 alle ore 8:04
    Canto d'inverno

    Così vediamo nascere un inverno
    con i gemiti d'ascia sulla luce
    il rumore e di colpo quella pioggia
    d’ansia di assalto estratta da una tana.
     
    Il nero omozigote di gemelle
    ali contrite in lividi fruscii
    senza groppo delle ossa si richiude
    fedele all’occhio cieco su nel varco.
     
    In sintesi di graffi dai recinti
    l’aria di lutto a velo che mortifica
    lo sguardo tra le polveri -un’iperbole
    silente e fragile, autarchia del bello.

  • 28 dicembre 2018 alle ore 7:57
    Freddo silenzio

    Sento sulla pelle aliti d'insignificanza sporchi del conforto di voler amare e in questo io ritrovo la mia pulizia interiore E anche se a volte puó divenir maledizione quest'esser pulito il contrario nell'anima mi sarebbe peggiore Mi consolo con questo pensiero sufficiente a coprire gli sconforti della vta e che rabbiuia la gloria degli altri quand'essa é illuminata d'effimera luce

  • 27 dicembre 2018 alle ore 19:49
    Bluee mind

    La luce inquieta della passione
    socchiusa,
    filtra come oro nelle reminiscenze
    donate da chimere che sognano
    ancora…
     
    Sei gemma che solca il mio cuore.
     
    Navigando nel tempo che scorre,
    cerco l’alchimia per continuare
    il viaggio intrapreso nei tuoi occhi…
    Guerriero divento quando si alza
    il sole.
     
    Spicco il volo,
    nella fantasia ti ritrovo.
     
    Le onde vestite con l’amore,
    sono vele che tremano quando
    sentono un nome,
    il mare non ha isole per riposarsi…
     
    Sei sale del mio tormento.
     
    Anima del mio mondo vivi ancora
    nel mio petto,
    battito che dà cadenza al mio polso,
    dai vento al sangue per non farlo fermare.

  • 27 dicembre 2018 alle ore 13:20
    Grappoli d'ira repressa

    Ormai non posso far altro che offrire il mio inchiostro per raccontare al mondo della mia anima accampata qua e lá migrante per virtù vessata dallo sfruttamento e invisa alla gente E scrivo nella coscienza di trasformare la povertá in cibo per cuori con le mie parole a alimentarne i battiti e cercar di rinvigorir gli uomini delle forze necessarie con le quali poter combattere per la riconquista della loro dignitá . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 27 dicembre 2018 alle ore 13:19
    Il Natale,una tassa sull'intelligenza

    Le illusioni non son durate poi cosí tanto...una notte Aspetteremo un altr'anno nel risveglio dei giorni in cui tutto sfuma dietro il sipario dell'indifferenza E ritorniamo ad esser uomini d'improvviso dimentichi del tutto della platea c'ogni dì ci ritroviam davanti stanchi d'averci creduto sopraffatti dall'inutilitá d'averci sperato e forse di qualcuno anche vergognato dal conoscer sempre anzitempo questo scontato finale . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 dicembre 2018 alle ore 13:16
    Sull'uscio

    Sull'uscio appena fuori subito con gli occhi rivolti al cielo vedo chiazze d'azzurro sotto cui aleggiano indisturbate tortorelle a divenir nella mia mente coscienti pensieri di silenti tormenti vocianti in quei volteggi Istanti che mi ricordano l'inizio d'ogni mio giorno avvolto nella solitudine intima amica affezionata e preziosa alleata di ore baldanzose e incerte E diventano avventure e devastazioni i conflitti interiori tra la fede dell'anima e l'intesa raggiunta dal cuore con il vivere di tutti i giorni . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 27 dicembre 2018 alle ore 13:15
    E rido di noi

    Rabbrividisco al pensare ció che diventeró quando il morso gelido della nuda terra addenterá il mio corpo Mi consolo sognando il filo da torcere che daró al "qualunquismo della normalitá" quando esso incosciente s'avventerá sulla mia anima come fosse un'onda improvvisa che s'abbatte famelica sulla spiaggia a sommergere le orme dei gabbiani anch'essi in cerca di cibo nel piacere allegro e triste della sua naturale volontá di cancellarne il passaggio E rido giá d'adesso all'eterna illusione d'ogni destino . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 dicembre 2018 alle ore 13:12
    Vecchiaia e stupiditá

    Resto disteso nel mio silenzio ad ascoltarmi mentre il giorno prende vigore e m'accorgo giá che in me vecchiaia e stupiditá camminano sottobraccio nella coscienza dell'incoscienza Pensieri d'insensibilitá e di scarno entusiasmo di sentimenti al mondo addentano ripugnanze e tiepide felicitá ancor prima di sentirle E mi accetto timido ma ospitale in tutto quello che esula da me in tutto ció che fuori di me esprime la veritá in una metafora . Ceesare Moceo

  • 27 dicembre 2018 alle ore 11:48
    Antichi Natali

    Pennellate di nuvole
    abbracciano la luna piena,
    le Geminidi sciamano
    verso le cime degli Iblei,
    il senso del silenzio
    mi circonda e m’avvolge.

    Tenue e lontano
    il suono delle campane
    riaccende l’anima,
    la lumera d’una grotta
    sperduta nel tempo
     mi riporta antichi Natali.

    24.12.2018
     

  • 26 dicembre 2018 alle ore 17:04
    Il tratto dell'estensione - Poesie

    dal libro "Il tratto dell'estensione" - Poesie - ed.La Vita Felice (MI)

    Cosa ne faranno le lune
    di questo cuore in disuso dimmi,
    dei tuoi occhi di foresta che il tempo mi concesse
    colpe divise a schiera quasi fossero
    biglie per gioco, ferite inferte, veleno per piante.
    Ho chiesto alla rosa il senso del fragile,
    il precoce spezzarsi della ghianda:
    il silenzio trova sempre un posto per inserirsi,
    scava sempre il niente e il tutto per estensione.

  • 26 dicembre 2018 alle ore 0:18
    Per disarmate coltri

    Mi aspetto
    il suo vivere incolto essere colto
    come un’intimità
    propizia ad arretrate albe
    di quando il cuore non era
    un sovraccarico nocciolo
    sibillino segreto
    abbandonato a orme d’arsura.
    Ancora sogno di un sogno
    contrastare l’oscurità
    sfiancare nubi di spine
    per disarmate coltri
    lottare - pregare - piegare
    lame di laghi immobili
    per il suo pianto - senza pianto
    deserto da fiorire.
    Con occhi sbarrati io sogno,
    lo vedo tagliare aiuole. Uscire.

  • 25 dicembre 2018 alle ore 21:13
    Come vorrei morire

    Vorrei morire d'una morte lenta
    per assaporarla ancora tutta: ultima volta la vita;
    vorrei morire cogli occhi aperti
    per vederla ancora in faccia: ultima volta la vita;
    vorrei morire a bocca aperta
    per goderla ancora tutta:ultima volta la vita,
    per stupirmi ancora, ultima volta nella vita:
    davanti ad un cielo stellato
    di fronte all'infinito del mare;
    vorrei morire con le orecchie aperte
    per ascoltare ultima volta: il vento ed il tuo respiro.

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:57
    L'amor e... varie cose

    L'amor è vacuo - si sà - talor
    profano; è malandrino, subdolo e assai infingardo:
    [ei] protende i suoi artigli a tutte l'or,
    guai se lo guardi cogli occhi del codardo;
    ed ancor è volubile, altero
    e capriccioso; è fantasioso:
    il vile colpisce, il forte o il fiero,
    nell'arco d'un momento malizioso
    eppoi via andrà l'amor che viene
    quello mai venuto arriverà;
    ed il cor ferito guarirà dalle pene:
    ma il sano è sicuro che non s'ammalerà?
    L'amore è d'una madre silenziosa
    che in silenzio soffre per la prole rumorosa
    mai s'aspetta un fior neppure una rosa...
    soltanto spera e s'aspetta ogni buon cosa.
    L'amor è della sposa di bianco vestita
    che in un giorno speciale si marita;
    lasciandosi dietro infanzia e gioventù
    ma con se portando corredo, grazia e virtù.
    L'amor è d'un figlio per la madre
    giovane o anziana, in vita o in morte
    poco importa: è amor duro e forte
    più dello spilorcio tempo e delle ore ladre.
    L'amor è del vecchio per la vita
    così del giovin per l'avventura:
    entrambi sfogliando van la margherita,
    per l'uno senza foglia, per l'altro duratura:
    l'amor è per bellezza di cui ci si compiace
    quasi che non debba mai svanire:
    ma questa poi tutta d'un colpo tace
    senza speme di dover rifiorire (caducità).

     

  • 25 dicembre 2018 alle ore 20:10
    [Quando, quando, quando...]

    Quando, quando, quando:
    quando la manna cadrà dal cielo 
    e le montagne avranno occhi per piangere;

    quando il tempo non avrà segreti
    e le stelle cadranno per terra senza rompersi
    nè far rumore;

    quando i ghiacciai fioriranno nei deserti
    ed il bambino correrà - bendato - a piedi nudi sui prati in fiore
    senza cadere;

    quando gli oceani saranno rossi di sangue
    e la pioggia bagnerà il dolore senza farli male
    ed il fuoco incendierà le notti;

    quando, quando, quando:
    quando, allora...

    Tutto tornerà al suo posto
    e l'uomo daccapo ricomincerà il suo giuoco,
    quello strano ed eterno gioco della vita e della morte!

    Taranto, 18 febbraio 2017. 

  • 24 dicembre 2018 alle ore 11:30
    Natale e tristezza

    Giá da piccolo ho sentito sulla mia pelle critiche e giudizi e sicuramente sono stato molto ribelle nella difesa della mia dignitá E ringrazio la forza di mia madre che con qualche morso affossato nella carne mi ha riempito il corpo "d'orologi senza lancette" e con quelli ho cominciato a capire il valore del mio tempo quando vivevo Natali non proprio felici (Cesare Moceo) Ricordo l'infanzia e quando la mia età era una primavera canuta sempre furente quando le amarezze si mescolavano ai turbamenti quando le mie passioni vivevano di rabbie nel lutto della vita E perdonatemi se vi porto in dono queste mie tristezze non ho vergogna dei miei Natali ciechi né del desiderio che ho adesso di non coprirli d'oblìo . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 24 dicembre 2018 alle ore 11:29
    Per me, è sempre giorno di vigilia

    Ci sono giorni che i ricordi fan sentir sbagliati e oggi é questo il paesaggio che si staglia davanti ai miei occhi Fin da piccolo ho patito sulla mia pelle critiche e giudizi e sicuramente sono stato un ribelle nella difesa della mia dignitá E ringrazio in cuor mio quella gran donna di mia madre che con qualche morso affossato nella carne mi ha riempito il corpo "d'orologi senza lancette" e con quelli m'ha iniziato al valore del tempo Ora che i giorni si stan tingendo d'argento nella mia follia di voler creare qualcosa di diverso cerco di dimenticare quelle visioni e mi sento d'esser solo un pellegrino errante ancora in cerca delle sue radici che si distrae con la penna dalla stanchezza delle illusioni . Cesare Moceo poeta di Cefalú Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 24 dicembre 2018 alle ore 11:27
    Rosa canina (se la gola si tingesse di rosa)

    Trafugo dal frigo
    con la famelica ferocia
    di un bulimico randagio,
    aggruppato a scoticar l’osso
    ed aggredire il resto.
    Senza sosta,
    nello sforzo canino,
    di carne a morsi
    morirei, mai sazio.
    Grondi pure
    il mio muso
    di rosa peccato:
    un colore così sano
    dalla gola goccia sudicio.

  • 24 dicembre 2018 alle ore 10:57
    La vita è un verricello

    La vita… è un verricello,
    è come l’acqua in piena  d’un ruscello
    che piano piano ma costantemente
    ti spinge a mare dolcemente.
     
    Ti manda  giù, su e poi ancora giù.
     
    Se ti dimeni perdi ogni forza
    e quella corda infin  ti strozza,
    l’acqua pian piano ti sommerge
    ed il tuo corpo più non emerge.
     
    Il buio ti sovrasta e tu ancor più giù.
     
    Sei ormai giunto allo  sfinimento
     non t’accorgi così  che è il momento
    per la tua vita di  tirare le somme
    non hai più tempo insomma.
     
    - Esclami solo, da lassù -
    se avessi messo il ..salvagente!
     
     
    Luciano Capaldo
     
    ***Ironia della vita in quel verricello che funziona al contrario. Spesso piccoli accorgimenti potrebbero renderla più facile…anche a chi ci gira intorno!***
     
     

  • 23 dicembre 2018 alle ore 20:07
    Frammento 22

    I versi più belli...
    Li senti scorrere
    dentro te

    E ti abbandoni...
    Come amante
    vogliosa della mia poesia

  • 23 dicembre 2018 alle ore 15:42
    Dove è finito il tempo?

    Dove è finito il tempo?
    Dove diavolo
    mai va a finire,
    dove è finito
    quello spilorcio?
    S'è perduto,
    s'è ubriacato
    s'è allontanato
    s'è ammattito: chissà!
    O fosse mai che
    quel maledetto
    s'è venduto
    come una puttana
    da quattro soldi
    per un cono di bottiglia
    arruginito
    oppur
    s'è nascosto
    tra l'infinito
    dietro un'anfratto
    smembrato
    di nuvole?
    Il vento conosce
    risposte,
    lui solo sa;
    la risposta
    è scritta sicura
    nel vento: ma lui
    non parla...
    Dov'è finito il tempo?
    Dove mai sarà andato a finire
    allora
    il tempo,
    quel maledetto spilorcio?

  • 23 dicembre 2018 alle ore 11:21
    La gola d'occidente (Gola)

    S’ingozza alla sua mensa
    la gola d’occidente
    seduce labbra ai calici d’argento
    con lingua di diamante.
     
    Dentro la cerchia
    rosa, con mani di cristallo
    si cuce addosso un abito
    ornato di magenta.
     
    Fuori s’assozza
    la calca di fanghiglia
    l’incavo gonfio
    di fredda pioggia nera.

  • 23 dicembre 2018 alle ore 10:08
    Il fiume de Roma

    Barcarolo romano
     
    Quanta pena stasera
    c'è sur fiume che fiotta così,
    disgrazziato chi sogna e chi spera
     
    tutti ar monno dovemo soffrì',
    ma si n'anima cerca la pace,
    può trovalla sortanto che quì.
     
    Er barcarolo va contro corente
    e quanno canta, l'eco s'arisente.
    Si è vero, fiume, che tu dai la pace,
    fiume affatato, nun me la nega'.
     
    Più d'un mese è passato
    che na sera je dissi a Nine'
    "Quest'amore è ormai tramontato",
    lei rispose "Lo vedo da me".
    Sospirò, poi me disse "Addio amore,
    io però nun me scordo de te".
     
    E da quel giorno che l'abbandonai,
    la cerco ancora e nun la trovo mai.
    Si è vero, fiume, che tu dai la pace,
    me so' pentito, fammela trova'.
     
    Proprio incontro ar battello
    vedo n'ombra sull'acqua, più 'n quà,
    s'ariggira, ed è un mulinello,
    poi và sotto e riaffiora più in là.
    Fate presto, è na donna affogata!
    Poveraccia, penava, chissà!
     
    La luna, da lassù, fà capoccella,
    rischiara er viso de Ninetta bella.
    Me chiese pace e io je l'ho negata,
    fiume, perchè me l'hai rubata tu!
     
    Me vojo sperde su o giù pe' fiume,
    così, chissà me more assieme a te!

    (di P.Pizzicaria – Romolo Balzani)

    Fiume turbolento di sabbie blande,
    fiume  della dimora, della torre.
    Fiume con acque di stelle,
    forte d’oblio, per la pace della luce.

    Francesca Lo Bue
     
     
     
     
    El Rìo de Roma
     
    Barcarola Romana
     
    Cuànta pena en el río esta noche :
    desgraciado quien sueña y espera
    todos, en el mundo debemos sufrir
    ...si hay un alma che busca la paz
    la puede encontrar sólo aquí.
     
    El barquero va contro corriente
    y cuando canta su eco se oye.
    Si es cierto, río que tú das la paz
    río hechicero, no me la niegues.
     
    Ha pasado ya màs de un mes...
    una noche le dije Nené
    “este amor se ha acabado”
    ella respondió: “ lo veo”
    Suspiró y después me dijo “adiós amor...
    yo peró no me olvido de ti”.
     
    Y desde aquel día que la abandoné,
    la busco aún... pero no la encuentro...
    Si es cierto río que tu dàs la paz,
    me he arrepentido, hazmela encontrar.”
     
    Justo cerca de la lancha,
    veo una sombra en el agua,
    màs acà gira, hace remolinos
    se ahonda , aparece màs allà.
    ¡Ràpido, es una mujer anegada
    ¡Pobre, cuànto penaba!
     
    La luna, allà arriba, hace guiños
    aclara el rostro de la bella Nené
    Me pidió paz , yo se la negué
    ¡Río, porqué me la robaste!
     
    Me quiero perder río abajo...
    Así, quizàs muero contigo...

    (Traduzione di Francesca Lo Bue)

    --------------------------
    Río turbulento de arenas blandas,
    río  de la morada y de  la torre.
    Río con aguas de estrellas,
    fuerte de olvido, para la paz de la luz.

    FRANCESCA  LO BUE