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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 gennaio alle ore 22:11
    Nelle notti del cielo

    La notte è fatta per dormire
    come un tempio, per pregare
    che inutile pazzia, graffia il tempo dei ricordi
    Dietro a pareti spesse, si sentivano frasi
    che mormoravano il silenzio, povere di contenuti
    immerse da invidie e malvagità
    incapace di riununciare alle molte agiatezze
    destinate al niente, guardate male
    fra le righe di spartiti suonati
    erano tanti, li avrebbe dovuti suonare
    con lentezza, sommandole
    sentendo la malinconia contagiosa
    il non voler confermare l'amarezza
    di quanta ne ha data.
    Metterla di fronte al fatto compiuto
    unisce un filo strappato
    Debolissimo si sfila.
    Perde i pezzi del destino
    alcuni messi nelle mani del paradiso
    si dividono, per non trovarsi più
    farla finita, dietro a facciate forzate
    che correggere non si riesce
    troppa diversità. negli animi litigiosi
    uno bugiardo, nascondendo
    pesanti, affermazioni
    nelle notti del cielo

  • 30 gennaio alle ore 17:14
    Stanco di tornare

    Sono stanco degli uomini dei loro occhi.
    Sono stanco di parole che scrocchiano in bocca
    come ossa rotte.
    Credo sia meglio restarmene qui
    in riva al mare
    ad aspettare la notte
    facendo finta di niente
    sputando magari sentenze in faccia alla morte.
    Come se non fossi mai nato
    come se quel bambino
    che non ho più ritrovato
    stesse ancora aspettando al bancone per un gelato.
    Sono stanco degli uomini dei loro specchi,
    sono stanco di tornare.

  • 29 gennaio alle ore 20:57
    E preme intanto la notte maligna

     
    Il cerchio troppo chiaro della luna
    disordine mi arreca questa sera.
    Vorrei proprio non essere distratto.
     
    Raccolgo in un logoro canestro
    avanzi di sogni per me troppo grandi.
    Sarei placato se ci riuscissi.
     
    Scompongo azzurri da disintegrare,
    colori surclassati dal tempo ferrigno.
    Darei la vita per nascere di nuovo.
     
    Si stava bene nella vecchia barca,
    sull’altalena dell’incredulità.
    Avrei dovuto crederci di più.
     
    E preme intanto la notte maligna.
    Si vanta, la folle, d’avermi recluso.
    Ma guardo su, per mia fortuna,
     
    e rivaluto cocciuti bagliori.
     
     
     
     
     
     
    *
    Data di stesura 28 Maggio 2013
     
     

  • 29 gennaio alle ore 17:44
    Trama insoluta

    Quattro - dico quattro
    e ora lo nego
    Saranno stati (almeno) fasci multipli
    i visi implumi, i cuscini
    affossati al posto solito
    dove non fa male il rimbombo
    non scricchiola l’osso
     
    [posso cambiare il corso
    di quello ch’è stato?]
     
    Mi dava una razza di bacio
    una razza bastarda di commiato
    di notte a barba rasata (di freddo)
    e un sorso d’uva bugiardo
    versava alla bocca -la lingua legata 
    al fruttato, gli antociani più blu
    nel furto del sonno -dentro al fumo
     
    L’ho visto? era un passaggio di stato
    dove non vedo
    oltre gli stucchi delle gambe
    o forse il solco insoluto
    tra la destra e sinistra del corpo
     
    Non l’ho visto
    era intero e diceva cose spezzate
    Spergiuro, giurava d’esser leggero
    sorvolandomi

  • 28 gennaio alle ore 15:18
    Domani

    Domani non è un altro giorno,
    domani è la tua vita!
    Nasci ogni giorno.
    Muori un po’ tutte le notti.
    Ti svegliano non tanto le prime luci del mattino,
    quanto le cose che ti porti nel cuore.
    Ti mette in cammino la meta
    o semplicemente la voglia di raggiungere
    il centro di te.
    Domani è andare avanti,
    è guardare come dalla cima di un gigante della Sila
    o da un Sicomoro il punto da cui partire
    e immaginarti la strada.
    Hai in fondo un solo desiderio
    e vorresti conoscerlo più da vicino.
    Andrai a cercarlo
    sulla cima di un monte,
    presso un lago di ghiaccio
    o dove si vedono le stelle.

  • 27 gennaio alle ore 19:55
    Soffio antico

    Quando dissi poi verrà il momento,
    il cuore si forgiò con il vento per cercare
    dentro ogni baleno…
    I giorni dormono tra le strade,
    silenziosi guardano il cielo che illumina
    l’amore.
     
    Nel tempo che passa,
    il bene soffio antico,
    inumidisce l’arsura dell’anima…
    Nei vicoli della vita si arrampicano
    tutti i rimpianti per accarezzare la tenerezza.
     
    L’emozione di chi sa amare,
    è una danza fatta da sorrisi
    e gocce di lacrime…
    È la gioia che appartiene alla speranza,
    un dono che mai si può sconfessare,
    chi ama non muore mai.

  • 27 gennaio alle ore 9:53
    E nasce il sole.

    E nasce il sole È spuntato il giorno e il sole s'intravede tra i palazzi. Si sente il tepore del dì che nasce, ma è freddo dentro, perché il pensiero è altrove. Ci vorrebbe un abbraccio per riscaldare il ghiaccio che non riesco a sciogliere . Ci vorrebbe un sorriso per illuminare davvero questa giornata che è piena di sole. Ma il sole non è dappertutto uguale: ci sono dei luoghi dove, senza di te, fa sempre freddo.

  • 27 gennaio alle ore 8:58
    Per la Giornata della Memoria

    Il sole e i semi
     
    Terra muta e seme livido in solchi spezzati,
    casa silente che apre porte all’infinito,
    ai lavori, all’andare errante
    e alla pena del sogno sconosciuto.
    Sole-Padre,
    ubiquità di silenzio.
    Perspicace cerchi le soglie degli antri
    che aspettano fra ossari ciechi di calce.
    Perché si erigano torri
    e s’alzino legni in croce.
    Croci di tradimento
    e nozze di tormento e passione.
    Perché un grido s’alzi dal cuore palpitante
    e un fiume scorra dal cuore stanco.
    Perché un salmo di quiete
    aliti nelle bocche mute
    e ammanti i torsi straziati.
     
    Costruire il libro errante…
    germina nella pienezza dei salmi della sera,
    fra l’aria dei giorni disfatti.
     
    In ricordo delle Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944

    El sol y la semilla

    Tierra muda y semilla lívida en los surcos despedazados,
    casa silente que abre puertas al infinito,
    a las faenas, al andar errante,
    y a la pena del ensueño desconocido.
    Sol-Padre,
    perspicaz buscador de umbrales,
    y de cavidades expectantes entre desgarros de huesos y cenizas,
    en las covachas ciegas de cal.
    Para que se alzen torres,
    y se levanten maderos en cruz,
    cruces de traición,
    y bodas de tormento y pasión;
    para que un grito se levante
    y un río fluya del corazón estremecido.
    Para que un salmo de quietud
    aliente en las bocas mudas
    y cobije los torsos desgarrados.
     
    Construir el libro errante…
    germina en la plenitud de los salmos de la tarde,
    en el aire de los días deshechos…

    En recuerdo, Fosse Ardeatine 24-03-1944
     

  • 26 gennaio alle ore 20:20
    Haiku

    Perle di grano
    dopo il duro lavoro
    Il grande dono

  • 26 gennaio alle ore 11:22
    Caos

    Ogni cosa avviene
    e non posso intervenire,
    Ogni cosa avviene
    e resto inerme a guardare,
    Ogni cosa avviene
    e mi toglie il respiro,
    Ogni cosa avviene
    e rimango senza sospiro,
    Ogni cosa avviene
    finché la vita continua
    e non posso farci niente,
    Ogni cosa avviene
    in un turbinio caotico
    che tutto coinvolge e avvolge
    in una matassa che fine non ha,
    Ogni cosa avviene
    e precipita in una spirale
    che né inizio né fine ha.

  • 26 gennaio alle ore 7:54
    Canto stonato

    Diradarsi le nebbie
    quando
    il lupo canta alla luna

    Taranto, 26 gennaio 2021.

  • 26 gennaio alle ore 7:53
    In punta di piedi

    Splash! Cadendo nell'acqua
    ha fatto rumore
    il mio cuore...
    una carezza appena
    nel vorticoso
    smembrarsi del tempo

    Taranto, 26 gennaio 2021.

  • 25 gennaio alle ore 21:16
    Così mi perdo in un sogno

    Sulla carta prendono corpo
    le estremità dei miei pensieri
    più silenziosi,
    quelli che nel giorno
    si nascondono nei miei occhi
    che guardano strade dimenticate
    e deserte
    e che di notte, invece, respirano
    alla finestra davanti alle stelle,
    stagliate nel cielo blu scuro profondo
    e così mi perdo in un sogno
    e anche solo per un momento
    tutto sembra esser lontano
    dal dolore che ho dentro,
    dalle mille incomprensioni
    che feriscono,
    dalle mille voci che parlano
    e che niente di saggio affermano.
    Tutto diventa uno sguardo
    che vede nell'ombra,
    che cerca un altro sguardo
    nel suo segreto d'amore e memorie.

  • 25 gennaio alle ore 13:22
    Nasconderò la luna

    Nasconderò la luna
    quando secoli di nubi la vorranno ingoiare.
    Le darò un riparo sicuro
    dagli orrori dei falsi romantici.

    Poi, vorrò vederla ancora
    appena mostra il segno della curva
    o la pancia, satolla dei miei occhi,
    e quel colore che mai ho saputo definire.

    La fisserò per il resto dei miei anni,
    le parlerò con la voce dei miei sogni
    per ricordarle che l'ho difesa
    dalle insidie dell'uomo nuovo.
     
    *
    Anno di stesura 2005
    Poesia pubblicata sul Mensile di cultura “Il Saggio” (Gennaio 2007)

  • 24 gennaio alle ore 19:42
    Disse il cuore al suo dolore

    Disse il cuore al suo dolore:
    “Portami in braccio,
    mentre mi trascino nel freddo
    e fammi dormire un sonno
    anche senza sogni,
    ma lasciami amare
    anche nei miei pianti,
    lascia che la luna faccia luce
    sui miei sbagli,
    anche sui miei lividi
    pronti a diventare bianchi,
    come la neve che copre
    gesti ingiusti nei ricordi
    e dammi silenzi per affrontarti”.

     

  • 24 gennaio alle ore 15:03
    Fuggo

     Voglio andare via...
    via da qui, dove la violenza
    è troppo quotidiana,
    dove la rabbia, versata, ha coperto
    le impronte dei nostri avi
    lasciate lungo il cammino della libertà
    -donataci-

    Voglio andare via da qui,
    dove l’egoismo, peggio di un virus,
    ci ha resi tutti ciechi
    incorrendo un domani fatto di vetrine e di arroganza.

    Voglio andare via da qui,
    dove il giorno è uguale alla notte
    e la notte puzza di paura.

    Ogni ombra si separa dai corpi
    e fiuta uomini buoni da indossare
    scevri d’inquietudine ed intolleranza
    di aree d’ anime ...ormai chiuse.

    Voglio fuggire via
    da un mondo che non ama
    da canzoni che mentono
    ai colori contraffatti
    dalla morte stessa, che, prima o
    poi, comunque ti raggiunge.

    Fuggo, fuggo, fuggo
    scrivo, scrivo scrivo.

    Luciano Capaldo

  • 24 gennaio alle ore 1:30
    Il lungo ponte

    Il lungo ponte L'acqua era limpida, tiepida e nascondeva mille segreti. Un lungo ponte conduceva in un piccolo capanno oscuro. Lui attendeva lì, sul letto caldo. Ci siamo solo guardati, perché non c'era bisogno di dire altro. Poi eravamo l'uno tra le braccia dell'altro, persi nei nostri occhi, labbra sulle labbra. Corpi avvinti dal piacere. Voglia di passione. Lussuria e sensualità. Un vortice di goduria senza tempo e senza limiti. Lí, dentro quel capanno in un posto imprecisato del mondo, c'erano solo tu ed io.

  • 24 gennaio alle ore 1:15
    La forza di un abbraccio

    La forza di un abbraccio. Mi sono ritrovata in un abbraccio che mi ha dato coraggio e forza. Un abbraccio improvviso, inatteso, carico di suadente sensualità. C'era la forza della disperazione, del dolore, dell'oblio, tutto racchiuso in un abbraccio sincero. Un abbraccio folle, di chi ha bisogno di certezza, sicurezza e motivazione. Un abbraccio in cui sai di poterci trovare tutto ciò che cerchi...e non ti serve più altro...

  • 23 gennaio alle ore 17:22
    A Vito. 23 Gennaio 2012

    La Vita si può fermare,
    almeno questo e' quanto
    vediamo nell'immobilità' della morte,
    quell'istante, profondissimo mistero,
    dove non ci sono risposte.
    La vita si può' fermare 
    straordinario cugino ,
    almeno questo sostiene il plotone
    che ti ha schiantato,
    otto anni a spararti contro,
    ictus, tumori e molto altro ancora.
    La vita si può' fermare ma non l'Energia Suprema,
    che guida la mia mano,
    non l'ammirazione per te Vito Cabras,
    la tua adorazione per Zio Vittorio,
    colui che come te 
    poteva convincere che un muro bianco era rosso,
    una spina un petalo,
    una pozzanghera un oceano.
    La vita si può fermare
    ma non quell'Energia ,
    dinamismo assoluto,
    figlia di ogni tuo atomo,
    quell'invitare, chi osava troppo incrociarlo,
    ad abbassare il suo sguardo,
    a non osare troppo con chi, come te,
    si presentera' al cospetto di Dio,
    con la stessa irruenza,
    di fronte alla quale anche l'Onnipotente,
    abbassera' per un istante la testa,
    abbagliato da quel magnetismo assoluto,
    segretezza polare,
    che ti apparterra' proprio Li',
    dove l'Eternita' impera.
    La Vita si può' fermare,
    ma non questi Versi
    che solo tu avresti potuto scrivere.

  • 23 gennaio alle ore 13:23
    La mia stagione

    Ho visto i monti della Terra
    da aspri tramutarsi in dolci curve
    con i sentieri in ventre di collina
    allungarsi fino alle più alte cime.
     
    Di qua, l’oceano rimpiccioliva
    e assieme a lui ogni altra cosa dentro.
     
    Cos’è accaduto nella mia stagione
    io posso raccontarlo, oltre che a me,
    a chi nei sogni cerca il nuovo
    e dell’amore più non si accontenta.
     
    Ascolta! In meno d’una sola ora
    davvero il tempo non si vergognò
    di fare tutto e il suo contrario esatto,
    perfetto esempio di saltimbanco pazzo.
     
    Così, notai ciò che da sempre voglio,
    la neve rossa cadere sull’azzurro,
    sì azzurro, il mare, per via del fatto
    che mai follia potrà inventarsi altro.
     
    Cadeva, la neve, poca per fortuna
    e appena giunta al suolo
    si mescolava in dose esatta e pronta
    nell’officina di colori e forme nuove.
     
    Vidi la pioggia, la detestata pioggia,
    come quando, da questa mia finestra,
    io la vagheggio di consistenza scarsa,
    punta di spillo in un’argentea tinta.
     
    E cosa dire poi del vento,
    ma non di quello che si conosce già,
    bensì dell’aria che al suo passaggio
    sgancia carezze sul viso di chi incontra.
     
    In altra rapida sequenza, la nebbia...
     
    Lastra compatta, volle oscurare il brutto,
    non solo giovinezza di droga devastata,
    non solo litorali cancellati dai cementi,
    ma anche i ghigni di chi intanto muore
    dentro una vita dedicata al male.
     
    Poi, fu la luce a fare da protagonista
    in ogni angolo del nuovo microcosmo.
    Fermò i suoi raggi sulle prime rughe
    della mia fronte rivolta alla sorgente.
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2007
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli)
    Pubblicata nell’Antologia “Versi diversi” IX Ed.
     

  • 23 gennaio alle ore 10:33
    Buongiorno, amabile signora

    Buongiorno, amabile signora,
    donna d'un tempo che fu!
    T'alzi ogni mattina,
    ti prendi il caffè per abbandonare Ipnos,
    e dopo una rigenerante doccia
    vai al tuo consueto lavoro.
     
    Buongiorno, serafica signora,
    donna d’altri tempi!
    Ti prendi cura con amore
    della tua tenera prole,
    lo fai con zelo
    così come ti comanda il cuore.
     
    Buongiorno, mite signora,
    donna che fai senza remore
    quel che la tua indole ti rivela!
    Ami la tua dimora,
    la curi al di sopra d’ogni cosa,
    ti senti felice pian piano
    sollevandoti dalle terrene beghe.
     
    Buongiorno, soave signora,
    femmina verace che doni la pace!
    Ami il tuo sposo,
    lo curi e lo sogni
    perché il suo amore
    t’offra ciò che la natura
    ti racconta ognora.

  • 22 gennaio alle ore 19:30
    Quel che il Tempo

    Quel che il Tempo
    nel suo vagar astruso
    ancor non ha disperso
    è nell’alito di foglia
    al suo ramo abbarbicata
    È nel tremulo fil d’erba
    forte e radicato
    - Sull’ombra del bosco
    in ombra cola nube iridata -
    Il suo pianto s’intreccia
    al respiro del solco
    Evapora il fango l’odore
    del passo tuo andato
    Dal mio pianto confuso:
    lacrime di nube iridata.
     

  • 21 gennaio alle ore 23:16
    Sull'isola del magico silenzio

    Ti cerco dentro tutti i sogni
    che non riesco ad afferrare,
    ti cerco tra le pagine
    dei romanzi,
    ti cerco per migliorarmi,
    per migliore i miei giorni,
    per sentire tutta la poesia
    possibile,
    per approdare sull'isola
    del magico silenzio,
    dove ogni parola si pronuncia
    solo se si racconta amore,
    dove le onde possono cullarti
    tra respiri e silenzi d'amore.

     

  • 21 gennaio alle ore 18:58
    Cadere nel grembo del mondo

    Cadere nel grembo del mondo
    quando sembra essere tardi,
    quando sembra di essere
    in un dolore
    che sta facendo posto
    ad un silenzioso amore,
    quando sembra una utopia
    la frase:“Continua e vai avanti,
    reggendo con coraggio il cuore”.
    Cadere assetati in un deserto
    che genera miraggi
    o cadere leggeri fra cespugli
    di margherite,
    cadere compressi nel respiro
    o cadere su un giaciglio soffice
    di piume,
    piume strappate da ali ormai
    dimenticate,
    ali che avevi nascosto
    in un cassetto per non essere deriso.
    Cadere e poi rinascere,
    cadere e ritornare ad essere,
    cadere e non smettere di
    seguire il vento,
    raggiungere meritate emozioni
    senza tempo.

     

  • 21 gennaio alle ore 15:34
    Stare in silenzio

    Non voglio pensare a quello che potrebbe succedere
    temo che qualcuno potrebbe lasciarci le penne
    considerare solamente chi sta male è un grosso sbaglio
    anche per lui.
    Un essere umano ha bisogno di sapere
    che non deve seguirlo 24 ore su 24
    che può staccare un attimo.
    Così è sempre forte e chiunque può andargli incontro
    se tutti quelli che lo circondano fanno respirare e non soffocare
    Chi soffoca, ragionando poco lucidamente
    dovrebbe rendersi conto del danno che può fare
    e decidere di prendersene cura e sempre, finchè campa
    oppure stare in silenzio e ascoltando, chi sa, senza interferire