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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 gennaio alle ore 19:42
    A un angelo pallido

    Spiritello senza peso
    oggi ti guardo da lontano:
    eri esile delicato e pallido…
    una luna timida quasi malata
    dalla voce di melassa
    e liquidi occhi affogati nell’anima.
     
    Mi chiedevo se la luna può
    mai essere maschio
    e poco mi sfioravano le tempeste
    che ti costruivano la scorza.
    Ma i corpi celesti
    hanno forse un sesso?
    la risposta si nascondeva
    dietro sorrisi malfatti
    e il senso di te scivolava
    nel pozzo dell’indifferenza.
     
    Oggi io t’ho compreso…
    il tuo errare così estraneo
    così scomposto
    cercava una sponda dove abitare
    e lo stesso sole che riscalda gli altri…
    quelli che sono forti
    quelli che sono uguali.

  • 30 gennaio alle ore 9:10
    La libertà dei pupazzi

    Se dovessi incontrarmi per strada probabilmente non mi saluterei anzi nemmeno mi guarderei negli occhi per la vergogna Io che oggi mi sento ridotto al nulla di una vuota speranza a un quadro che non ha più neanche l'onore di una cornice a un romanzo senza alcuna trama E come una foglia sbattuta dal vento su vecchi sentieri non più frequentati nel brulicare di oscuri eroi pavento la libertà di un pupazzo comandato a distanza che ogni tanto prende coscienza di sè muovendo la testa e prostrandosi a far la riverenza per mostrare d'essere vivo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 30 gennaio alle ore 9:08
    È un nuovo giorno

    Allegrie pervadono il cuore al risveglio nella felicità di esaudite preghiere per malesseri risolti in chi ieri doleva il suo vivere E diviene passione il sentir l'aria fresca al mattin sulla pelle pel giorno che inizia sotto migliori auspici Sorgi tranquillo nuovo sole per chi ancor ti crede e va incontro al suo fare allegro di speranze in questo scorrer di vita a goder d'improvviso sollievo donato a scrocco dal destino benevolo mentre io apprezzo spettatore felice il mio vivere e il suo amare . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 29 gennaio alle ore 15:06
    Cammino e spero

    Oggi è un'altra giornata di freddo e di pioggia l'aria è color grigio neve pallido come bianco sporco triste nel suo spirar di fredda volontà nelle tonalità tenui di pensieri che volano via privi di ali sballottati dal vento a dirigersi verso dove più lor conviene E io cammino e spero Spero che ciò che scrivo si comprenda e spero ancora che quando sarà compreso potrà essere anche capito così chi scriverà dopo di me con il suo inchiostro tra il bordeaux e l'azzurro non resti meravigliato d'avermi letto . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Percorro le mie ore tra una lettura e uno scritto nella viscosità divisa a metà tra l'astrattismo e il realismo lasciando a margine di tutto rivoli esterni di sentimenti lacrime che gocciolano sopra la coscienza repressa Vado consenziente a me stesso rasentando il mio fallimento incupito dalla stanchezza dei sogni e sperduto dentro il "nulla" delle mie aspirazioni con i raggi del sole insufficienti ad accendere i giorni e scaldare i pensieri . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • Ebbro degli sguardi percepiti in palpebre che sfiorano le orbite strizzate di chi mi conosce ma non mi riconosce sento vicina l'ombra errante dei miei errori commessi nel mio istinto infantile e sulle spalle il calvario delle intenzioni migliori E mi struggo sconvolto e umiliato nel ricordo fragile del mio anonimato quando usavo il mio fascino per cavar dagl'impicci le risposte mai godute che han fatto soltanto lievitar le domande . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 29 gennaio alle ore 15:00
    O mie speranze d'incanto

    Siamo immersi tutti assieme nella grigia monotonia dei nostri giorni nell'inesistente differire fra gli oggi e i domani irritazione latente a farci godere soltanto dei nostri lamenti che tengono le anime sveglie a parlar con i cuori E convinti sorrisi aiutan la mente a cercare l'accordo col nostro volere a trovare la voglia ancora di fare nella speranza divina e nell'amore profondo che mai ci abbandona . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 28 gennaio alle ore 20:50
    Se tu fossi qui

    Se tu fossi qui con me
    saprei cosa dire,
    le parole suonano meglio
    quando incontrano gli occhi.
    Se tu fossi qui,
    il mare dei miei pensieri
    in burrasca
    saprebbe calmarsi 
    insieme al mio cuore.
    Ti penso da giorni, sempre
    anche quando non ci penso.
    Sei come musica in sottofondo
    dentro un locale affollato.
    Sei l’ombra nelle mie pupille
    alla luce e al buio.
    Se tu fossi qui,
    non mancheresti nell’aria.

  • 28 gennaio alle ore 18:25
    Tremore

    Ti ho
    sentita
    vibrare.

    Tutta
    la tua femminilità
    in quello sguardo fugace

    D'intensa complicità

  • 28 gennaio alle ore 15:11
    La valigia

    Sta, piccolo
    nella valigia
    al buio dei lamenti.
    Laghi le palpebre
    si svuotano delle carezze avute
    e bambino
    culla non più cullato
    la paura a digiuno, ampia
    cento volte la gabbia al cuore.
    Bussano, cercano
    un segno di bambino
    riverbero al legno
    ma la cura si aggrava
    di voci contro
    di rabbia 
    annuncio di abitacoli.

    Ispirata al film Nackt unter Wölfen (2015), regia Philipp Kadelbach 
     

  • I cervi s'avvicinano zoppicando nonostante se stessi hanno capito già che la loro vita non ha più alcun valore e bramiranno forte forte per inghiottire veloci il liquore fluido della morte E diverranno trofei d'orrore subito le loro corna ricordo di tormenti da appendere alle pareti a perenne riposo dai dolori patiti . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 gennaio alle ore 22:44
    I silenzi dell'ironia

    Eredità inaspettate nell'intuito infantile nascoste dal tempo senza alcuna storia alle spalle Spiaciute visioni di viaggi sconvolgenti testimonianze importanti prive dell'interesse del mondo dolori taciuti Canta il mio dire a cullare il pensiero fluido dei miei versi e mostrare l'irritazione nascosta tra le parole ridotte a matasse aggrovigliate che non riesco a dipanare Ristagno claustrale a me stesso a piangere sui miei fazzoletti su passi da vagabondaggio che interpretano i miei mutevoli umori e dentro il mio sorridere ironico inutile nel cercare slanci di speranza soffrire in memoria di Te . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 gennaio alle ore 22:43
    Mai più

    Quant'è bello passeggiare in compagnia di me stesso di primo mattino a pensare vedere sorgere l'alba sentire dolci melodie nel rumore delle onde del mare e godere di questo in silenzio senza parlare solo con la memoria dei sensi e con l'anima che non ha voglia di essere triste in mezzo ai pensieri d'ogni giorno sempre uguali opachi inutili E sognare di fuggire lontano verso isole vegetanti d'amore verso altri sentimenti dove percorrere senz'affanni strade in salita che s'inerpicano in certe nuvole che soffocano la vita dove incontrare le anime nobili sacrificate all'odio ignorante E stringerci tutti in abbracci di libertà . Cesare Moceo poeta di cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 gennaio alle ore 22:42
    La nostra compagnia

    Vivo la mia solitudine in compagnia di mia moglie nell'aver imparato insieme a goderci i momenti di solitudine perché ci raccomandano di star vicini l'uno all'altra Viviamo la monotonia della vita affinchè ogni cosa che accade risvegli in noi il piacere della meraviglia fino a che anche questo non diventa ancora solitudine condivisa così da celebrare nella sua novità tra rughe colme d'amore la ricorrenza continua dell'eterno romitaggio nel ricordo di Noi reso indelebile dal tempo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destroerodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 gennaio alle ore 22:40
    L'uomo dal cuore di ferro (arrugginito)

    Gocce di pianto fertile cadono infelici sull'anima a dar boccioli di poesia germogliati tra rivoli d'amore e giurando fedeltà alle passioni nei loro fondali profondi venti di primavera a soffiare tra pensieri emotivi la cui intensità ricurva rischia di farli appassire E io relegato in fondo al capire a chiedermi il perchè a guardare la mia ombra evocare la vita recito le mie poesie calde e chiare al piacere soave d'anime patriottiche dolci e senza tornaconti a rammentare al mio ansimante respiro il diritto di tutti gli uomini a stare liberi in questo mondo . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 gennaio alle ore 22:39
    Giorni d'inverno

    Resto in corsa verso il destino al di qua dei vetri che mi separano dai miei fantasmi gocce di pioggia fremente cadono sull'anima germogliando boccioli di poesia tra rivoli d'amore tra ricordi d'emozioni con l'intensità ricurva che rischiano d'appassire E io...là relegato in fondo al capire a guardar le mie ombre evocar la vita a recitare le mie poesie e rammentar al mio respiro che ansima di stare in questo mondo assieme ad altri uomini . Cesare Moceo

  • 27 gennaio alle ore 21:54
    Nascondi i sogni

    Ho pianto lacrime così amare che mi hanno oscurato il cuore.
    Il buio e il silenzio si associavano  al vuoto.
    Fingersi senza sentimenti, per nascondere la sofferenza e lasciare andare chi ti ha deluso, per non pensarci più.
    Tutto ciò che ci ha ferito non vale la pena di essere rivissuto.
    L'ho accantonato in un angolo ben nascosto, dove non c'è più posto per certi ricordi.
    I sogni si vivono finché c'è un sorriso a motivarli...poi si lasciano andare...

  • 27 gennaio alle ore 21:54
    Il mio ego

    Nelle lunghe notti fredde e solitarie
    il mio pensiero non sarà più per te.
    Ho scelto la solitudine.
    Ho chiuso il mio cuore.
    Ho smesso di illudermi.
    Di cercare.
    Di sperare.

    Ho vagato per valli inaccessibili, alla ricerca dell'ignoto.
    Di qualcosa che mi scaldasse il cuore.
    Di una speranza insperata.
    Di un sorriso illuminante.
    Di un cuore che mi fosse donato.

    Adesso è il vuoto intorno a me.
    Un vuoto accettato.
    Un vuoto consapevole.
    La fine di un'illusione.
    Il mio ego che ricompare.

  • 27 gennaio alle ore 21:20
    Haiku

    Le antiche querce
    Sulle strette trazzere
    Nei campi erbosi

  • 27 gennaio alle ore 21:20
    Haiku

    Le antiche querce
    Sulle strette trazzere
    Nei campi erbosi

  • 27 gennaio alle ore 14:12
    Porcellana

    Hai arpionato le mie gioie
    con il tuo sorriso di amianto
    come sono viole le tue parole
    mi inviti per un tè verde
    porcellana finissima, mi dici
    col mignolo alzato, e poi
    nel giardino sul retro hai occhi piccoli
    e cani da ringhiare
    a chi va a comprarsi il suo giornale

    con una bocca mi baci
    con l’altra schiumi sulla sabbia
    ho un mare azzurro
    che dovrei tenermi in tasca

     

    (gennaio 2019)

  • 27 gennaio alle ore 13:54
    Gennaio

    Le mie prime mattine
    quello che resta
    degli spumanti, dei fuochi
    e della musica.
    Come erano confortanti
    i buoni propositi.
    Ogni volta aspetto
    una nuova neve
    cadermi sulle ciglia
    al di qua della finestra
    con le scarpe pulite
    e l’anima in pigiama.

     

    (gennaio 2017)

  • 27 gennaio alle ore 10:09
    Capolinea

    Al museo si mostrano resti
    rubati a vite in corso,
    la disumanità  
    in collezioni spaventose.
     
    Protesi non più attive,
    capelli esanimi
    un tempo carezze ai visi,
    scarpe senza compagne
    e più misure bambine.
    Gli ingressi ai forni, voci annerite
    non evase in tempo nel futuro.
     
    Il capolinea
    tutti obbligò a scendere, come
    se si potesse perdere
    una coincidenza.

  • Grido secco, il male che permane
     
    Nebbie di ruscelli sulfurei,
    sudore fumoso di muraglioni di stagno,
    serpi scarlatte per i sotterranei di pietra,
    e sarà sempre spregio!
    E non ci sarà dimenticanza…
    Minaccia la Montagna arroventata dai boschi incendiati,
    il vuoto fantasma dagli occhi vaghi…
    Ed è spazio secco, terra morta, semina inutile.
    Caddero stille all’alba,
    si fissarono e fu fuoco gelido: nodo tremante irto di solitudine e silenzio.
    Fiori neri di maledizione, scongiuri, sfide,
    freddi incensi lividi che vacillano e piano si spengono,
    per l’irata freddezza, per l’ostinato indecifrabile rifiuto.
    Ansima la stella triste del mattino ?
    Espia, in lagrime acre, il salice solitario, il suo luccichio fragrante?
    Inchioda il suo cuneo, affonda il suo becco,
    Lui…il Male Silenzioso, punzecchiante grumo di tregende.
    Il male assetato e supplicante è lí da sempre,
    fili crudeli tessono le innumerevoli pantomime delle mummie.  
    Lí va, serpeggia per le vie,  si muove coi suoi ceppi per abitacoli grigi,
    irradiante mistero in lacrime nascoste.
    E’ questo?
    Può essere questo?
    Spia la morte, di fretta arriva,
    ed è la fine, la cecità completa.
    Sarà sempre, come il ghigno tenace della sofferenza
    in vece dell’oblio sereno nell’immortalità sacra.
    E pozzi perenni di calce, incisioni di impronte di cenere, addii inamovibili di quarzi screziati,
    il male denso che rimane, finisce, riappare e non è dimenticato.
     

    Grito seco, el mal que permanece
     
    Neblinas de arroyos sulfúreos,
    sudor humoso de murallones de estaño,
    por subterràneos de piedra, entre serpientes escarlatas.
    ¡Serà siempre desprecio!
    ¡y no serà olvido, ni lo tendrà.
    Es la candente Montaña que amenaza desde bosques incendiados,
    el fantasma  de ojos vagos...
    Y es espacio seco, tierra muerta, siembra inútil.
    Caen los caràmbanos del amanecer,
    se fijaron y fue fuego helado: erizado nudo tembloroso de soledad y silencio.
    Flores negras de maldición, conjuros y desafío,
    fríos inciensos morados de ramajes que vacilan y se apagan,
    por el ostinado indescifrable rechazo.
    Jadea el lucero triste de la madrugada,
    ¿expía el sauce solitario, en làgrimas acres, el rubor fragante de la mañana?
    Acuña su cuño, hinca su pico,
    Él, el Mal Silencioso, coàgulo punzante de aquelarres.
    El mal sediento y suplicante està allí desde siempre,
    hilos crueles entraman las innumerables pantomimas de las momias.
    Por ahí va, serpentea por aceras anónimas, se mueve con sus estacas por habitaciones grises,
    irradiando misterio de furtivas làgrimas.
    ¿Es esto?
    ¿Puede ser esto?
     acecha la muerte, llega,
    y es el fin, la ceguera sin bordes.
    Serà siempre, como la mueca tenaz del sufrimiento,
    en vez del olvido sereno en la inmortalidad sagrada.
    Y seràn pozos perennes de cal y marcadas huellas de cenizas, adioses inamobibles de
    cuarzos.
     Él es extinción, caída y persecución, el mal que se queda y no acaba, reaparece y no es olvidado.

     
     
     
     

     
     
     
     
     
     
     

  • 26 gennaio alle ore 13:43
    Voglia

    Un letto solitario...un corpo disteso...un pensiero tenace...
    Sensuali carezze ad occhi chiusi... Sospiri lenti e vogliosi...
    Le mani si agitano...
    I pensieri tormentano...
    Il peccato sconvolge la mente, appaga il corpo caldo e desideroso...
    Labbra socchiuse che anelano baci avidi...
    L'inquietudine che appaga...e tutto il resto non conta