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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 marzo alle ore 20:42
    Bolla

    In iridata fluorescenza
    -fra tremule membrane 
    di schizzi d'anima-
    volge il mio tempo
    Bolle di cielo 
    -d'aria azzurrate-
    leggere raggiungono il Centro
    Così come in cielo
    così come in Terra
    Laddove evanescenza 
    riconosce il mio passo 
    lì ritrovo me 
    Bolle di cielo 
    Bolle d'aria 
    Bolle d'acqua 
    Bolle di fuoco 
    Bolle di terra 
    Evanescente bolla 
    Primipera fonte d'inizio. 

  • 31 marzo alle ore 13:33
    Danza Antica

    Attimi impalpabili come brezza leggera
    si rincorrono, radiosi, lungo il lungomare
    Il primo sole, chino sui rami ricurvi,
    dispensa baci a chi ne assapora il calore.

    Due anime di seta siedono vicine, 
    sorridendo dei reciproci silenzi.

     Piccole mani giocano a sfiorarsi e stringersi, 
    e ancora accarezzarsi, scoprirsi,
    in gesti d’infantile stupore,
    espressivi più di mille parole sussurrate.

     Tutto intorno,
    la Primavera sorride, 
    complice.

    Vestita di luce,
    inscena la sua danza antica
    di passi silenziosi e soavi, 
    e volteggiando sfuma i colori
    di un dipinto senza tempo,
    sospeso a mezz’aria nel cielo di marzo.

  • 31 marzo alle ore 13:25
    Le note della mia fantasia

    Ed ho colto un istante
    dal linguaggio sottile.
    M’ha sopreso e m’ha tinto
    d’una rossa allegria.

    Con la stessa follia
    ho baciato un oceano
    limitandomi a soffiarci sopra
    con la lingua assetata.
    Dipingendo una schiena
    d’un tessuto di colori
    che rabbrividivano sfumati
    sotto il suono
    e le note della mia fantasia.

    Ho bevuto quel vento,
    senza chiedergli mai
    di riempirmi la bocca
    ed i sensi
    con far dolce o violento.

    E mi sono ubriacata.
    Sbattuta da un ciclone
    che ho voluto gridare al mondo
    senza ascoltarmi mai.

    Senza curarmi mai
    che qualcuno potesse capire.

  • 31 marzo alle ore 12:58
    Chiesi solo di sognare

     
    Sfrecciavano come sfocati arbusti,
    visti dal vetro d’un bolide qualunque,
    i biondi capelli e quelli neri e quelli bianchi.
    E con essi le teste ovali, quadre e tonde.

    Mi fermai soltanto per guardare
    l'ultima vetrina del giocattolaio,
    il naso nero d'una locomotiva
    e la malinconia di un Pierrot.

    Poi, ripresi subito a correre.
    A malapena scansai le stagioni,
    a forza montai in groppa al futuro
    e intanto mi domandai cosa facevo.

    Cosa facevo lungo quella strada?
    Avanti e indietro, indietro e avanti
    per ritrovarmi infine esattamente
    sul muschio al sasso della mia partenza.

    L'unica foglia di un girasole finto
    si mise maledettamente in mezzo,
    in mezzo tra me e l'oceano d'Ulisse.
    Cercavo fiori e trovai polimeri.

    Ai bei palazzi della città orrenda,
    ai tormentati marciapiedi tristi,
    alle ventiquattrore in mano alle saette
    io chiesi tregua d’un secondo almeno.

    Agli ebbri trilli di scintillanti aggeggi,
    agli alti tacchi di certi nuovi maschi,
    alla bocca rifatta di chi prima era bella,
    io chiesi solo di sognare.

  • 30 marzo alle ore 20:07
    La Danae

    Un rantolo, io sono
    di terra accarezzata dalla furia.
    Godo del solo abisso
    dove intero ho lanciato il mio corpo.
    Ti chiamo le notti
    mio cielo gonfio, trascorri
    oltre il bianco del ventre.
    Da tutti i papaveri schiusi
    sussulto pena e piacere
    di materia plasmata
    sbattuta, annullata.
    Sei conforto di pioggia
    all’anfora dell’inguine
    come sulla divina
    umana Danae, incorniciata
    al fianco del mio letto.
     

  • 30 marzo alle ore 11:31

    Là dove l'azzurro s'inzaffira
    nel lume alto del giorno
    lo sguardo l'acque disfiora
    il cuore ricerca al palmizio
    tenerezza creduta smarrita.

    E' primaverile di lago trionfo
    con la camelia che s'emoziona
    al complimento del rododendro.

    29 marzo 2012
     

  • 30 marzo alle ore 10:32
    Primavera

    Mi ritrovo a guardare la meraviglia della primavera, con il verde degli alberi e i fiori dai mille colori.
    E mi manchi, ma vedo il tuo sguardo nei petali di una magnolia.
    Ti rivedo in una foglia che rinasce sul ramo.
    Sento ancora su di me le tue mani calde che mi sfiorano, come foglie che cadono lievi.
    E il tuo sorriso riappare da un raggio di sole che filtra tra le fronde.
    Primavera sei tu, che vivi sempre dentro me con le tue mille sfaccettature colorare.

  • 29 marzo alle ore 21:06
    Ottenebrati sentieri

    In quelle strade

    "dove edere e nuvole
    restano obnubilate

    da un tappeto mai domo d'acqua

    così ruggente

    da lasciare al silenzio dell'anima
    le sue necessità primordiali"

    vai cercando con l'impeto del cuore
    l'uscita più vicina al tuo presente

    Là t'accorgi d'esser rimasto
    ancor più solo

    dove la solitudine resta l'unico e più bello svago

    e le parole divengono scarne occasioni
    pregne d'onestà
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti roservati
     

  • 29 marzo alle ore 21:03
    Accordi e disaccordi

    Sorprese

    dispiacevoli attese

    d'interessi a commuover
    e tener desto il cuore

    nell'illusione/orgoglio d'apprezzare
    ogni sentimento sincero

    in questo mondo d'invidiosi
    dove la falsità sta di casa

    allo stesso attico del libero arbitrio
    accompagnato dall'egoismo

    prolissità e languenza
    del dire e dei gesti

    nell'ignominia e negl'inganni
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 29 marzo alle ore 20:59
    Mediocrità e sofferenza

    Immagino

    a volte

    il vostro ricredervi
    su ciò che scrivo

    e quanto lo consideriate
    vano e vuoto

    Mi dispiaccio

    in quel pensiero

    d'esser delusione ai vostri occhi

    nel mio divenir sterile
    a estrinsecare le emozioni

    E non crediate Voi

    che le mie parole
    non provengano dal cuore

    sincerità palese
    della mia mediocrità spontanea
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 29 marzo alle ore 20:57
    Essere un fastidio vivente

    Timido

    a sfiorar riservatezze

    parco nel parlare
    per la paura di sbagliare

    impongo a me e agli altri
    i miei silenzi liberatori

    familiari nella loro vivacità

    Provengo
    da una formazione neutralistica

    che mi porta a cercar la pace
    senza disdegnar la guerra

    per anni sofferti

    colmi d'angoscie

    Ho vissuto e vivo ancora
    il mio sessantotto eterno

    impregnato di coraggio

    pur nella preoccupazione
    per manifeste instabilità intellettuali
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 29 marzo alle ore 20:56
    Il mio rifugio

    "Togli le nuvole e l'edera dalle stanze dell'anima" (Cristina Gangale)

    Non riesco a trovare
    le parole giuste

    per definire le ore di noia

    in cui mi pervade
    quell'immensa sensibilità

    che mi conduce a ansie e lacrime

    trappole d'oscurità di pensieri
    tra le luci della solitudine

    sfarzose volontà di vita
    a improvvisarci sopra

    e riempirmi l'anima

    Siedo spesso e volentieri
    a ridosso del mare

    a sentirne la felicità nell'onde

    Da quì mi sembra
    di veder più vita

    vittorie nel nitido orizzonte

    con l'anima che si rinfresca
    ai dolci soffi di brezze

    quasi queste fosser ventagli

    agitati da invisibili mani celesti

    E resto così a leggere e pensare

    a congiungere i miei pensieri

    e a cercar di vincere
    il tormento dei giorni
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 29 marzo alle ore 20:54
    Notti in bianco

    È notte...piove

    sono queste le ore

    in cui cerco di costruire
    il mio domani

    mettendomi già da oggi
    dentro quel futuro

    malgrado la tenace resistenza
    del voler viver l'adesso

    attimo dopo attimo

    E poco importa se uscirò sconfitto
    da questa disputa

    o se la mente ne subirà sanzioni

    L'importante sarà festeggiare l'avvento
    di altre speranze e nuovi desideri
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 29 marzo alle ore 18:54
    Infinitamente

    Sei dove...
    in quel sostare sui passi
    rivolto al sole che cade,
    accecato dal bagliore
    riflesso sui verdi umidi
    del prato di noi

    sei dove...
    non c'entra il cercarti
    ma saperti distante
    che fiacca il cuore
    e restano le parole
    sospese in mente,
    sai che le perderai
    so che ti perderò

    e sei dove
    non avrei immaginato,
    nel largo di un sentiero
    sospeso sui monti,
    nel fondale sabbioso
    di una bassa marea,
    negli azzurri sfumati
    del nostro cielo

    sei lì... vicina e distante
    infinitamente.

  • 29 marzo alle ore 17:29
    Tutta una vita testarda

    La vita continua, multiforme,
    anche se ci hanno tagliato
    le Vitamine
     
    piove, e dentro anche più
    dacché gli specchi sono rotti;
    la fede, abbi fede nei desideri,
    nonostante
     
    Crepe, come percorsi alternativi
     
    un’Era profonda
    come il ritmo del mare
    nel disegno audace di un bambino

  • 29 marzo alle ore 15:33
    Non sparare

    Non impugnar quel fucile, 
    premere il grilletto è facile.
    L’odio da tempo è una regola.
    Tra la vita e la morte non vi è distinzione, 
    soltanto una ragione.

    Se avrai il coraggio di sparare, 
    di premere quel grilletto, 
    chi prenderà il tuo posto 
    avrà il volto di un assassino, 
    la sua collera riflessa in quel mirino.

    Io, diversamente da te, 
    col mio cuor osservo il mondo, la gente.
    Questa vita che ci accomuna frequentemente; 
    quei visi che per le strade cercano svariati momenti, 
    mille sorrisi.

    Non porto con me un’arma, 
    ma una lacrima da deporre su ogni tomba.
    Una lacrima da donare alla tua vita, 
    alla nostra vita.

  • 29 marzo alle ore 6:56
    -Un grido bagnato-

    ll varco
    Non deborda
    La roba di profilo è
    Un grido bagnato
    Un'epidemia per gli
    Spigoli del petto
    Nella coltre sporca
    Del tempo
    Qualcosa
    soffoca in niente
    Mentre l'erba trema
    Alla notte
    Alla sfioritura della voce
    Brace di occhi
    Freddi
    Di un incontro
    Di rami in fuga
    Di stelle arrampicate
    agli alberi nudi
     

  • Quando il canto mio
    non mi culla più,
    al cielo
    levo lo sguardo
    e le nuvole cerco,
    le più bianche e grandi
    che l’orizzonte 
    lo invadono
    fino a ingoiare
    il grigio 
    e il nero.
    Allargo così le braccia
    e da invisibili angeli 
    mi lascio io abbracciare.   

  • 28 marzo alle ore 9:55
    Ne so qualcosa

    Conosco bene
    questa tua smania, 
    bramosia rovente 
    che ti divora il cuore 
    e gli occhi
    tutte le volte che alzi il tiro,
    che alzi l’asticella
    della posta in gioco.
    Mi fai da specchio 
    sull’alba dei miei anni
    quando spaccare il mondo
    lo percepivo
    come semplice pressione
    sulle aste dello schiaccianoci. 
    Gli occhi negli occhi alla paura,
    la voglia di sentirsi vivo,
    malattia e cura.
    A suo tempo
    ti resterà il ricordo
    della sua rotondità spinosa. 
    Ne so qualcosa.

  • 28 marzo alle ore 9:31
    Così danza Primavera

     
    Quando come cantò il cantor di Sirmio
    il dolce zefiro spira e fuggiti son
    i gelidi venti ecco nasce Primavera
    che così prende forma e sua figura:
    flessuose son le gambe di tenere
    betulle e le  scarpe di intrecciati
    arbusti colorati lunghe le braccia
    sottil di teneri due pentaforcuti
    di roseo pesco rami in fiore di fili
    d’erbe tra le più belle profumate
    il ben tessuto suo vestito serti
    di gialle rose mughetti ciclamini
    variegati tanto tulipani la cintura
    di raggi di sole i capelli biondi
    e occhi celesti come il fior d’aliso
    bocca e labbre della più bella rosa
    tea e per finir una ghirlanda in testa
    di papaveri rossi e di giallo bel giaggiolo
    e qual viva tela dipinta da Arcimboldo
    eccola subito a danzar da voli di rondini
    accompagnata al canto  di chiurli e rosignoli
     

  • Il mio cuore ballerino riflette sul suo danzare

    Le radici conficcate
    nel sottosuolo delle passioni

    a nutrirsi di sentimenti
    che non danno tregua

    e fan fiorire costanti emozioni

    Goderne

    posologie della vita

    a piccole dosi

    per non cadere
    nel vuoto dell'inferno

    nella volontà di dimenticare

    pur con qualche eccezione

    e evitando di odiare

    Percorrere quei sapienti sentieri
    nel coraggio di esser felice

    correre da fermo

    per affrontare ripide salite coatte
    a compensare perigliosi tragitti

    in quella musica sfrenata
    che obbliga a ballare.
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    [email protected] Tutti i diritti riservati

  • 27 marzo alle ore 21:27
    Verso il Purgatorio

    "Ahi serva Italia,di dolor ostello,nave senza nocchiero in gran tempesta
    non donna di province,ma bordello!"

    Vengono a flotte
    turisti d'oltretombe

    a visitar quel passato
    che nel lor piacer incombe

    E si fermano e ammirano
    e parlano nei ricordi

    apprezzati in quel presente

    di quando i loro avi e loro stessi

    pugnavan su queste terre
    a schiavizzar l'aria e anche l'anime

    e le rendean putride e malate

    Ora tra lor si pregian dei lor misfatti
    fatti in onor di libertà perdute

    di vedute umane senza rispetto

    nel voler riviver qualcosa

    che in ogni caso han vissuto
    privo d'audacia e di sacrificio
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 27 marzo alle ore 21:25
    Sguardi oltre il presente

    Prospettive di serena infelicità
    si intravedono agli orizzonti

    da ogni belvedere del mondo

    Intense incredulità

    nelle illusioni di percorsi
    su nuovi e più agevoli sentieri

    promesse da marinai
    con una morosa in ogni porto

    sì da non restar mai digiuni di sesso

    a render onore
    alla fama che li accompagna

    E noi a guardare il silenzio
    e accettare con piacere

    il dispiacere d'aver così "bella" compagnia
    .
    Cesare Moceo Poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 27 marzo alle ore 21:22
    Il diritto d'autore

    Una fiducia istintiva
    spinge il mio estro
    a favore di qualche diritto
    e mi mette subito
    in prima linea sulle rivendicazioni
    di certe nuove funzioni
    pur restando solido alle tradizioni
    E organizzo fughe da me stesso
    dalle mie bontà e dai miei principi
    assumendo attimi vivaci di revisione
    al mio dire e al mio fare
    nella condanna
    a qualsiasi recensione contraria
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù

  • Un solo pasto al giorno

    a base di solitudine incancrenita

    consumeremo
    nel nostro prossimo vivere

    dove ognuno
    reciterà il suo credo

    in memoria

    fermandosi al di qua

    di quella sottile linea rossa
    che segna l'inizio o la fine della vita
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati