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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 1 ora fa e 16 minuti fa
    Luci

    Non c'è giorno

    in cui mi dimentichi
    di ringraziare la Provvidenza

    per ciò che mi ha donato

    E mi ripeto nell'anima
    il mio corso della vita

    i rapporti con me stesso

    ricordi inconsci
    d'accadimenti fortuiti

    a risvegliarmi pensieri
    di momenti amari

    a ricondurmi a paure
    e impulsi oscuri

    nei quali la mente s'è abbandonata

    E succede

    che pur illuminato
    da tanta esperienza

    nella mia consuetudine ai divieti

    alcuni giorni
    trascorrano senza luce
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 1 ora fa e 20 minuti fa
    La mia identità assoluta

    Le mie poesie scritte

    domande interiori
    che chiedon risposte

    sono il mio diario a dare l'effigie
    del mio essere

    talvolta sordo e grigio
    ma sempre a cercar la pace

    a richiamarmi alla mia realtà
    a ricondurmi ai miei criteri etici

    E m'accorgo talvolta
    di sbagliarmi in quel dovere

    sentendo in me punte di rimorso
    che cercano compromessi con la vita

    nella collaborazione incondizionata
    dell'anima e il cuore

    con il pensar della mente
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 1 ora fa e 22 minuti fa
    La mia felicità più grande

    Sto quì ad abbracciare
    in un colpo d'occhio

    le diverse viste
    che mi offre il tuo splendore

    Immenso è lo sconforto
    che mi dona il tuo veder

    al pensiero
    di non poterti più goder

    in un domani

    Cefalù mia

    Le tue curve le tue finestre
    gli angoli dei tuoi respiri

    che accompagnano
    ancor oggi il mio fare

    sento già che mi mancheranno

    quando le volontà divine

    mi condurranno
    oltre questo mio scrivere

    aldilà di questo tramonto
    generoso d'amore e di vita

    E se mai potrà consolarmi
    il solo ricordo di questo presente

    in quel futuro a divenir passato

    godo così

    ora

    d'averti amato
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

     

  • 1 ora fa e 26 minuti fa
    Oggi e domani

    Ciò che sono adesso
    sognai spesso nel mio vivere

    schiavo dolente dei giorni

    a preservare dall'oggi ogni domani
    e differire le illusioni e gl'inganni

    avvolgendo l'anima d'amore

    E ora

    ispirato da questi pesanti scrosci
    di pioggia incessante

    che bussano alla mente
    ai ricordi e alla vecchiaia

    potrei farvi racconto sottovoce
    di quante porte ho avuto chiuse in faccia

    Alla famiglia e alla fede

    devotamente ho dedicato i miei anni

    succhiando nel tempo dall'oggi
    il nettare dolce pel mio domani
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • 13 ore fa e 32 minuti fa
    Un nido di vespe nell'orologio

    Un nido di vespe nell’orologio
    mi sembra la base su un pianetino
     
    che ci osserva. Ramon ha sbadigliato
    trenta volte in un’ora
     
    e alla radio danno notizie
    ripetitive, poi e poi
     
    errori come ciliege mature
    venute giù dall’albero.
     
    Le città hanno piani di evacuazione
    e finestre egocentriche
     
    c’è chi ostenta il nulla e chi senza nome
    sta la notte in un guscio di cartone.
     
    Sul mare hanno piantato
    bandiere contro l’illusione
     
    e intanto il rosso dei papaveri
    palpita strenuo, forse
     
    non sono papaveri ovunque
    forse è il mercato
     
    per la libertà di domani.
    È una sorda impressione
     
    un pulviscolo e poi gli uccelli
    con ali incolpevoli, i bei nidi
     
    in aureole di piombo.
    Per oggi, da un minaccioso caos.
     

  • sabato alle ore 6:56
    Troppi istanti di vetro

    Troppi istanti di vetro
    In blocchi isolati di fibre
    Un fragile indizio nel 
    Ritaglio famelico della luce
    Incostante
    Eroso dalle pendici
    Alle dieci del mattino due uomini in nero
    Una curva
    A scatti la tracolla senza mani
    Quale primavera in mezzo alla strada?
    Niente di preciso
    Iceberg  e imprevisti
    Un lamento che ritorna dalla spirale e
    Dice:  ave morte vivente
    Ave parola di pietra
     

  • venerdì alle ore 20:35
    I poeti e la poesia

    Gettiam di getto
    parole in gran diletto
    e far d'amor poesia
    giacchè nessuno sa
    nè mai saprà cosa ne sia
    Come ciechi
    viviam nel fitto buio
    noi poeti
    a chiederci cos'è
    questa illustre arte
    a dimostrar così
    che essa tutto può
    tranne che
    spiegar sé stessa
    pervasa com'è
    da sconforti e allegrie
    a celar l'angustie
    e provveder di necessità
    l'anime e i cuor
    nei debiti tra lor
    a sopportar tormenti
    gioie passioni e patimenti
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    [email protected] Tutti i diritti riservati
     

  • venerdì alle ore 20:32
    Desiderio di pace

    Passioni e doveri

    guerreggiano tra felicità egoiste
    e dimenticati rispetti

    profonde verità
    al meglio della loro virile età

    conflitti tra germogli dei rami

    fioriti nel tempo all'albero della giovinezza

    con le sue radici saldate alla vita

    a spaziare senza indugi
    tra i terreni della volontà

    rampicata tra ameni desideri di pace

    Ah ! chissà com'è amara la vita
    per chi si sente escluso dal vivere
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Desrrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • venerdì alle ore 20:30
    È primavera...

    Sussurra la primavera
    che risveglia le speranze

    gemme di sogni
    nei cuori palpitanti

    che si vorrebbe
    non cessasser mai di battere

    in giorni
    che sappiano solo d'amore

    E stringerci in abbracci
    che tolgono l'aria con ricordi felici

    e alimentano il vivere

    artefici ognuno del proprio destino
    senza ipocriti e finti compatimenti

    che si conficcano
    come aghi pungenti nell'anima

    Noi tutti

    liberi di correre nei prati verdeggianti dei sentimenti

    a colorare il cuore d'emozioni

    cancellando le tracce delle malinconie malcelate

    e come girasoli volgere gli sguardi sempre verso il sole

    Vieni Primavera nei miei sogni

    col Tuo candore ad allietarmi i sonni

    a sussurrarmi dolci parole
    nenie soavi per la mia anima in festa

    e trasportarmi mano nella mano
    dentro altre dimensioni

    Abbracciami d'allegria

    con le onde della nostalgia
    a bagnarmi lo spirito

    e cavalchiamo assieme il Paradiso

    ubriachi di gioia

    nei momenti avari d'ansia e ricchi d'amore

    Hai l'allegria di un bocciuolo di rosa
    appena fiorito

    con la frenetica fragranza d'impregnare il mondo

    e arrivare col Tuo profumo al di là della pelle

    a inebriare o assopire le irrequietezze del cuore

    E andare oltre

    in questo sogno che ridà la speranza alla mia esistenza

    e... continuare a sognare.
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • venerdì alle ore 20:28
    Sfumature di vita

    Resto affacciato alla mia sensibilità

    rabbrividito dal freddo dei miei pensieri

    E febbri
    da mancato ritrovamento interiore

    che poche persone posson soffrire

    subito mi procuran sofferenza
    nelle linee marcate dei miei orizzonti

    dove continuo a cercarmi

    tra la marmaglia di intelligenze perdute

    trovando nel veder dei miei occhi
    solo sfumature di vita
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • venerdì alle ore 20:26
    L' aridità dei giorni

    Avvoltoi volteggian lassù
    seguendo prede barcollanti
    pronti a calarsi su di esse
    al primo inciampo
    lasciando agli sciacalli
    quel che resta del loro
    naturale istinto.
    Motto del mio vivere
    lascio ogni giorno
    il pormi con l'anima
    predisposta all'accettazione
    sforando indolentemente
    in sorsi di vetriolo di vari colori
    affilati attimi d'inerzia
    della mia coscienza
    che non riesco a fermare
    per ritrovarmeli dentro
    inghiottiti dall'anima
    nei vortici oscuri
    dove sento il piacere d'intridermi
    e che mi spingono a vagare
    in apatiche ebbrezze
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
     

  • venerdì alle ore 20:25
    Nelle more del mio dormire

    Si stendon davanti al mio pensare

    silenti tormenti bianco-nero-rosati

    costituiti di piccole drupe

    a tinger di madreperla
    le afflizioni accese dalle emozioni

    Si posan costanti sui riflessi del fare

    appesi alle pareti scurite del cuore

    dissuaso nel suo ritmo
    da battiti ignorati

    E carezze d'annullamento

    ricevo a margine della mia paura acconsentita

    e accanto a tutto questo

    sento il mio "Essere"
    attorcigliarsi dentro rovi spinosi
    .
    Cesare Moceo poeta di Cefalù
    Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • venerdì alle ore 18:33
    Ballata di primavera

    Come un dì cantò Lucrezio
    il poeta latin sulla Natura
    in primavera in questo tempo
    suo ecco un dolce lieto
    del creato spento risvegliar
    i prati si ornano di fiori
    nei boschi alberi arbusti
    mutano colore sui rami gemme
    al sole si  aprono  silenti
    qui gli uccelli pronti in canti
    d’amor per le nidiate giocano
    tra lor  nell’aria danzan
    le farfalle fan cerchi le api
    nel ronzare escon i ricci dalle
    tane e nei fossi le rane a gracidare
    il ruscello torna con la voce
    a mormorare e ai nidi antichi tornan
    le rondini festanti e in questo
    primaveril vivente quadro vivo lontan
    le ambasce dolorose pur i tristi cuori
    rallegrati dalla vision si volgono al sorriso
     
     

  • venerdì alle ore 15:07
    Alba antica

     
    Sul mare del passato di un poeta
    tuttor si pavoneggia l’alba antica
    che lui non vede eppur morta non crede.
     
    Il bel ricordo avanza verso l’oggi
    e la sostanza appena ne scalfisce
    com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio
     
    residui d’erba bruca al suo passaggio
    lasciando eretta la falesia, esposta
    al sole, al vento e del cielo all’acqua.
     
    Mirabil vista viene offerta agli occhi
    nel mentre monta ingenua onnipotenza
    per quel serbar, del catenaccio in atto,
     
    la chiave ch’apra la sala dei miraggi
    rivolta a Sud con la finestra al sole
    e giù, al mar, salsedine impazzita.
     
    L’ancor dormiente e provocante specchio
    al Nostro va, protetto dalla sorte
    nella porzion di tempo ad intervallo
     
    tra il cobalto e la nascente aurora
    e calmo il miracolo s’avvera
    al primo raggio sopra l’orizzonte.
     
    E nastri e nastri incidono la luce
    sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
    azzurro pria che il cielo se n’avveda.
     
    Schiarito appar metà dell’universo
    a mo’ di quando dopo il lungo inverno
    i primi verdi muovono la zolla
     
    prendendo posto ov’era solo brina
    con il silenzio a fare da interregno
    nel freddo assolo regalato al vento.
     
    Fantasma destinato negli abissi,
    solitudo, che scoglio or abbandona,
    sfibrata defluisce verso il largo
     
    e lascia spazio a piedi di fanciullo
    dacché le orme su quel ner lui vuole
    calcare ancora come pria ha fatto. 
     
     
    *
    Stesura Anno 2017
    Pubblicata sul Mensile IL SAGGIO 12/2017

  • venerdì alle ore 14:20
    Frammento 27

    Eppure, sai attrarmi. Un dettaglio, una parola. Il pulsare della tua anima. La tua essenza di donna. (Pensiero in libertà)

  • venerdì alle ore 12:07
    Gemme d'amore

    Nei cuori
    ardono
    sentimenti d’amore
    per la natura e le persone
    non avere paura
    di palesare ciò che provi
    il mio amore per te Milly
    sempre si accresce
    passiamo oltre le tempeste
    i momenti belli verranno
    basta aspettare.
     

  • venerdì alle ore 11:17
    Amnios

    Notti venate d’azzurro
    e il sonno del cordone, intorno

    Sfumature di un fiato lungo
    fasciate e tiepide 
    di un ordine rarefatto 
    Io e le verità soggettive 
    nel siero di una pancia allargata 
    che m'aspetta nascere 

    Io e le sveglie sorde
    voltate di spalle, in posizione fetale

  • Mio fratello
    mi ha aiutato a superare
    un brutto inverno.
    È grazie a lui
    se oggi apprezzo la primavera.
    Se a volte ritorna la pioggia
    penso che sia solo sole,
    un sole che spera
    di scaldare ancora
    le nostre ossa,
    la nostra pelle bianca.

    Fu un brutto inverno quello lì,
    dove si palleggiava
    con il cuore in mano.
    Si cercava di amare,
    ma nemmeno l’amore
    riusciva a salvarti.

    Una donna a volte non basta,
    serve solo un fratello
    e il suo cuore che parla di te,
    le sue mani che tremano
    la sua voce spezzata
    per la rabbia, per errore,
    perché se piange o se ride,
    piange e ride,
    solo se lo fai anche te.

  • giovedì alle ore 21:16
    Il sonno della libertà

    Nel buio, difficile è trovare un’ispirazione
    prima di cedere al silenzio,
    mentre all’ombra opaca di una lampada,
    lo sguardo si ferma assente;
    ma forse è la mia mente
    che pullula di così uggiosi anfratti
    dove un po’ si perde inerme
    anche la corsa a dileguarsi,
    poiché neppure i sogni possono acquietare
    la fatica muta di sopprimere la noia.
    Eppure Morfeo già mi sussurra
    che il sonno è la sola libertà nuda
    a cui ogni uomo anela,
    prima di svelare ogni debole paura,
    solo mi resta negli occhi,
    la nebbia che ancor piove sulla memoria
    mentre la notte copre di pace,
    le membra che s’adagiano un po’ spossate.

     

  • giovedì alle ore 16:41
    Se puoi

    Se puoi, 
    rimani ancora addormentata
    tra le assordanti note
    che il fiato dei tuoi anni
    emette sull'altare della tua bellezza.
    Ai miei cresciuti occhi io chiedo
    i tuoi capelli e un tuo sorriso
    e torno indietro lesto
    a incorniciare panorami azzurri.
    Al tuo risveglio muto,
    vorrei poter spiare piano
    le nuove fantasie di donna
    e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

    Se puoi, 
    rimani ancora accoccolata
    al primo gioco della vita,
    sfiora il tuo domani con clandestina idea
    e non fissare il vuoto oltre il cancello.
    Io intanto misuro la mia maschera
    e ritento il mio passato.
    Poi mi assale un pianto di protesta
    e sciupo tutto, anche una chimera.
    Ridestami al suono delle tue parole,
    ritemprami all'acqua della giovinezza
    e dimmi pure che non è peccato
    cercare l’eco della tua musica.

    *
    Anno di stesura 1969
    Pubblicata all’interno del romanzo “Viaggio in V classe” (Edizioni Il Filo – Prefazione di Pietro Zullino) 
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia – Prefazione di Angela Ambrosoli) 

  • giovedì alle ore 11:23
    Il bianco che irradia il narciso

    Tu dici
    e un treno corre
    disteso e tiepido
    -è una città su un’ala,
    rispondo. Non c’è il limite
    il limite è solo il bianco tranquillo
    in un giorno reale
    il bianco che irradia il narciso
    primavera del diciannove
    sullo stesso muretto.
    Ma le parole non s’asciugano
    fosse anche il sole un rastrello di tufo
    e lo sguardo di suo
    fa il tempo
    di maniere solo adorabili.
     

  • giovedì alle ore 7:24
    Rinascita

    La rinascita
    Inonda di verde energia
    primavera che esplode,
    nuova linfa scorre
    nei vicoli del cuore.

    I tuoi alberi, oh natura,
    nuove foglie in chiome,
    il mio petto intanto fiero
    s’ empie al tuo dolce sole.
    Quel tuo viride fiorente
    d’energia travolgente
    dona forza ,
    crea boria fino
    a disegnare sfrontati sorrisi.

    Si confondono con i fiori
    grand’ occhi di bambini
    e nel dipinto variegato
    del tuo ennesimo miracolo
    si alza in cielo come un urlo
    lo sbadiglio appagato della mente
    e di un vecchio cuor ormai rinato!

    T’amo dolce primavera.

    Luciano Capaldo

  • mercoledì alle ore 18:43
    Una fiamma senza pace (Ira)

    Non mi dà pace il buio
    un popolo di lame mi strappa le viscere
    la nebbia nera sulle porte
    senza più spranghe, violata
    è la tua resa, che era mia.
    Sono in trappola:
    nella maschera del gioco
    ora mani non più mie
    le tue iridi lontane.
    E tremano le foglie
    al pianto d’altri salici.
    Sento l’umido di cumuli gonfi
    lo strepitio dei calami
    un fiato d’eco sul fuoco del sangue.
    E brucia ciò che presto sarà cenere
    insieme a te.
     
    Oh t’avessi cantato una canzone
    -in ogni strofa il bene che mi hai dato-
    e a quel pugnale non prestato ascolto
    ma alle tue grida colme di terrore!
    Se avessi visto almeno del carnefice
    in uno specchio il viso sfigurato!
    Invece ho armato il ringhio come un cane:
    e adesso scorgo d’essere l’artefice
    del vento su una fiamma senza pace. 

  • La notte s’è portata via ogni cosa
    solo un languore muto sulle labbra
    aperte al pianto mio, dentro la bocca
    cornice secca di veleno e l’anima
    s’è persa, appesa al sogno di ciliegia
    rossa nel ventre sazio di dolore.
    Inutili le mosse e le sequenze
    inedite dell’anca, i baci molli
    che trattengo sull’orlo del dirupo,
    la seta delle mani nel ricordo
    che mi trascino appresso a quel profilo
    d’acqua sorgiva, d’estasi che sgorga.
    Rifiato sul lenzuolo insonne e mesto
    e un faro da lontano prende il buio.

  • mercoledì alle ore 18:12
    La porta nel tumulo

    La fronte fredda
    Sul coperchio di zinco
    Che scivola nell'urna.
    Il graffio della spatola pareggia
    La malta 
    A saldo delle fughe.
    Il marmo
    Rimbomba 
    Nel vuoto del buio
    E come a casa
    Bussa
    Alla porta nel tumulo.
    Ora corri 
    Corri e sorridi, sul viso più traccia 
    d'alcuna ferita.
    E ti senti chiamare
    Da lontano, dal cielo
    Dall'erba che scintilla di sole
    Dal rosso della terra d'ulivi 
    Dal vento di mare 
    Sulle canne piegate
    Dai pampini già saturi
    D'una promessa d'acini 
    Di negramaro.
    È la mamma! È la mamma!
    È la mamma che chiama!