username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 31 marzo alle ore 16:24
    Nel sospeso

    In un tempo sì sospeso
    è l’eco di un altro mondo
    ad urlare e squarciare il rumore
    di una insolita calma, un altro mondo,
    fra tanti altri, in cui nulla più… scorre.

    Ferita sempre aperta, abbraccio virtuale
    l’ inno alla patria, il riccio sinuoso
    del fumo di un caffè …profumato.
    E, rotola il pensiero in quel mio sentiero
    fra malinconia e desiderio, speranza ed inutilità
    caos e favola, fra notti sempre buie e giorni sempre…

    Edifico imperterrito il mio più bel sogno
    perché credo ch’esso mi appartenga.

    Essa, in maniera inesorabile, mi accade ma…
    il più della mia vita, poi, sarà ciò a cui reagirò
    Ce la faremo!

    24 marzo 2020

  • 31 marzo alle ore 9:16
    Ventiduesimo giorno

    pianto nei vasi le potature del vento
    inattese: il profumo non ha una sola casa.
    insolito, è polvere d'ossa e
    ciliegi e noccioli immaturi,
    è il giardino zen dietro la rete,
    un segnatempo di nuvole
    nelle corde dei soprani.

  • 30 marzo alle ore 23:16
    Cambiamento

    Hai fatto silenzio nella mia anima così rumorosa.
    Hai visto il caos che c'era in me e hai saputo placarlo.
    Sei riuscito a trasmettermi la tua dolcezza e la tua serenità, senza neppure una parola.
    In quel silenzio che faceva così rumore, tu hai creato la pace.

  • 30 marzo alle ore 17:15
    Decadenza

    Ditemi cosa sono,
    mentre affondo le mani nella terra e sprofondo.
    Vedo distese di sabbia incandescenti che costringono il mio corpo a cadere, sempre più giù e ancora, ancora; senza respiro. 

    Ditemi cosa ero; un tempo lontano che quasi a stento ho un ricordo,
    mentre camminavo deciso sul ponte del non ritorno, lì, sempre più oscuro. 
    Le orme dell'ignoto tendono a farti vacillare nella sua finta sicurezza.

    E allora, ditemi cosa potrò diventare se, guardando le mie mani, vedo nulla o polvere, gioia e dolore,
    mentre la mia anima fluttua infinita sui castelli invisibili della regione. 

    La dolce bugia dell'inganno innamora chi ne assuefatto; 
    leggero è il suo miele che scivola per la gola del destino.
    Chi sarò una volta affogato in quel mare impetuoso dell'amore?
    Se di esso ci si può chetare, se ci si può sfamare.

    Sentirsi morire per una mano che recide,
    ridendo, forse,
    o piangendo,
    con il guanto del pentimento mio,
    mentre mi cibo del corpo tuo.

  • 30 marzo alle ore 11:33
    2 haiku sull'attesa

    si inoltra a sera
    l’attesa - e porge il fianco
    la solitudine

    la stanza vuota-
    anche in un piatto lucido
    entra la luna

    (ispirati a "L'attesa", Felice Casorati, 1919)

  • 29 marzo alle ore 17:17
    Lettera a Miguel

    Miguel, caro amico.
    In questo lungo tempo di solitudine non faccio altro che pensare.
    A cosa, mi dirai; beh, sai, quando hai tanto tempo per te stesso, pare che non ci sia nulla da chiedersi o, quanto meno, qualcosa di cui parlare.
    E invece ti sbagli, Miguel, ce ne sono ben troppi di quesiti che chiedono risposte come non mai.
    Ora sembra che il mondo ti mette contro un’infinità di muri dalle diverse forme, colori,diversa natura.
    Sai cosa mi viene alla mente, Miguel?
    Quando si correva per quei prati verdi con tanta spensierata voglia di scoprire, di conoscere, di sentire.
    Poi ripenso a quando presi quel treno e partii alla ricerca dell’ignoto vivere, lontano da tutti gli affanni e gli affetti, lontano dalla casa che mi aveva cullato per anni in cerca di case che mi avrebbero accolto pieno delle mie tristezze e delle mie gioie, ma sopratutto delle mie bugie.
    Quando guardo indietro, mi chiedo sempre se ho fatto le scelte giuste o, quanto meno, cosa sarei diventato se non fossi mai partito o cosa sono ora, una volta andato.
    Credo che questa lunga solitudine sia una sorta di attesa interiore, quella linea sottile che c’è tra il “ho fatto” e “cosa farò”, non credi Miguel?

    Tu come stai? Come te la passi in quel nulla che io non so?
    Vorrei tanto riabbracciarti, bere del buon vino ad un tavolo in osteria in centro, due risate, racconti, novità tue e di altri.
    Discutere su quale musica sia la migliore in serate del genere, brindare all’anno nuovo che sarà, a sognare, a morire dentro ogni parola di quel che eravamo.
    Eh, si, Miguel… questa solitudine sembra sia un cappio, pronta a stringere il collo, si trasformata in un giudice, una ripresa di controllo.

    Cercavo un pò di pace e invece vedo tutto questo come un castigo!
    Ah, che deplorevole che sono; dovrei abbracciare questo tempo come un dono di Dio, sicuramente.
    Alla fine, il tempo si prende gioco di noi; crediamo ti tenerlo per la cinghia ed invece è lui che tiene al guinzaglio noi; ci deride, ci schernisce, crea giochi per farci impazzire e difficili soluzioni alle quali arrivare.
    L'attimo prima siamo pronti a tutto pur di sfuggire alla routine, al conosciuto, al solito ombreggiare o illuminare, e l'attimo dopo, quando ti viene tolto tutto, lo rimpiangi, lo ridesideri. 
    Quando hai tutto, dovresti vedere quanto non si ha niente; quando non hai niente è più facile sognare di voler avere tutto.
    Ciò che vuol dire, amico? Siamo realmente padroni della nostre vite? delle nostre cose? della nostra libertà? possiamo averne sempre il controllo? 
    Il possedere ciò che abbiamo sarà davvero sempre nostro? 
    Quante domande, impazzisco se iniziassi a scrivertele tutte; poi perderesti il filo, poi ti annoieresti, poi mi eviteresti. Sicuro.

    Miguel, spero questa lunga solitudine possa chetare il mio animo e che possa, un giorno, portarmi da te più fiorito e meno tumultuoso.
    Chissà se potrò rispecchiarmi di nuovo nei tuoi occhi e se tu, per qualche gioco del destino, ti riunissi al mio, amico caro. 

  • 29 marzo alle ore 12:20
    Non leggono né sentono

    I gialli ranuncoli e le margheritine
    Tra l’erbe verdi del giardino mio
    Aprendo al sole gli occhi loro
    Fioriscono lieti quel verde punteggiando
    Lor non leggono i giornali né telegiornali
    Sentono né suon di sirene o campane a morto
    Che nei giorni nostri dicon  di dolore
    Compito loro dar é l’annuncio della primavera
    Ed esultar tra giardini boschi e campi.

  • 28 marzo alle ore 17:44
    Dietro l'angolo

    Dietro l'angolo
    cercavamo la speranza
    cercavamo la rinascita
    cercavamo un raggio di luce

    I miserabili
    hanno disseminato mine
    hanno inquinato il pianeta
    hanno lacerato la libertà

    La cecità imperdonabile
    dei pezzenti
    dei cosiddetti potenti
    dei vermi senz'anima

    Dopo averlo avvelenato
    lo devono ingoiare
    lo devono respirare
    lo devono maledire.

    È finito il tempo... per loro

  • 27 marzo alle ore 9:36
    A Monica

    Ancora su quella spiaggia,
    io e te,
    abbracciati camminando
    fino a quegli scogli
    fino a quell'orizzonte
    fra gli spruzzi del mare e i baci...

    Il sole e noi,
    mano nella mano
    passo dopo passo
    tra le onde la sabbia calda
    e il volo dei gabbiani.

    E poi la sera
    sotto le stelle,
    sotto la luce del faro
    e la sciara del vulcano,
    rossa nel mare
    con le barche illuminate, lontano...

    Vorrei, vorrei essere lì
    con gli abbracci,
    i baci e il mare...

    19/3/20 h 00:21

  • 26 marzo alle ore 20:30
    Riflessioni in quarantena

    Ero piena d'affanni,
    la mia vita mi ha chiesto cose
    a cui non sempre
    ho saputo rispondere
    o dare una buona risposta,
    mi ha spesso dato spese
    che a stento sono riuscita
    a pagare.
    Ero piena di idee
    che spesso ho dovuto
    abbandonare,
    ero piena di vita,
    ma ho dovuto lasciare spazio
    anche alle lacrime,
    alle pause,
    ai fallimenti,
    all'amarezza
    che mi ha impregnato
    il sole di giornate
    che non dovevo far passare
    senza sapore,
    senza emozione.
    Adesso i miei respiri
    saranno più consapevoli,
    adesso i miei giorni
    saranno più intensi,
    adesso avrò più cura
    di un sorriso,
    più cura di uno sguardo
    verso l'assenza
    e verso un frammento
    d'infinito.

  • 26 marzo alle ore 12:43
    Heartless

    Gelide le mani,
    Ed il viso,
    Ed il cuore.

    Caldi i tuoi occhi,
    I tuoi baci,
    I tuoi umori.

    Questa primavera di nulla,
    Di vuoto e di affanni;
    Questo corpo di niente,
    Di spente luci ed inganni.

    Pieno il grembo 
    Colmo il senno,
    Cala il tempo,
    Muore il vento.

    Brucia il silenzio,
    Amico d' ingegno;
    Alza lo sguardo 
    Io sono dentro.

  • 26 marzo alle ore 12:11
    Versi ribelli

    Parole in disordine,
    vaganti sul bianco
    ancor prima d’esser graffi
    nei punti più adatti in sincronia
    con quanto vuole la rabbia dettare.
     
    Mare e luna si mettano da parte!
    Poesia ribelle, questa,
    che inasprisce e decolora i sogni
    con versi piegati a condanna
    d’inopportuno tempo avverso.

  • 25 marzo alle ore 10:47
    Giardino di marzo

    Delle formiche
    attratte dal calore
    nere come la terra
    di notti apolidi
    monadi di certezze
    vedo senza paure, 
    mentre la febbre
    dalla ferita gioia
    esonda. La natura
    non fugge privazioni
    intanto crea
    e ripara, obbedisce
    alla linfa che sale
    e prega il sole,
    è il ramo abbottonato
    che gode del fiorire
    se tutti gli altri sono vivi.
     

  • 25 marzo alle ore 8:35
    Il figlio della luna

    Riemergo dal silenzio
    dei giorni a venire
    come Atlantide dagli abissi
    con quelle verità
    che vi possono guarire.
    Idolatro il sentiero
    che mi scelse da bambino,
    le sue ferite ancora aperte
    l'inchiostro sulla pelle,
    l'amaro in gola
    per infettarmi il sangue
    con la rabbia della parola.
    Il passo è lento ma
    non conosce riposo.  
    Si muove nel vento
    feroce, vigoroso.
    Lascia impronte profonde
    sul mare in tempesta
    sono isole feconde
    che coltivo nella testa.
    Mille volte sono crollato
    scosso da una lacrima,
    mille volte mi sono rialzato
    con indosso quella lacrima,
    ogni giorno più  forte e disperato di ieri
    un misantropo Pierrot che resta ancora in piedi.
    E oggi che l'età si compie
    oltre il corso della vita mia
    non c'è ragione
    che io cambi idea
    sulla malinconia.
    Nessuna obbedienza, nessuna pietà
    per chi non dimora la poesia,
    nessuna alleanza, nessun aldilà
    per chi vuole vietare la fantasia.
    Io sono il perdono
    che non merita questa realtà
    sono la grazia
    che non è concessa
    a sua maestà.
    Sono la tua preghiera
    sono la mia bandiera,
    sono uno che non ha paura
    sono solo un poeta,
    il figlio della luna.
     

  • 24 marzo alle ore 21:05
    Non posso più fingere

    Ho inventato mille scuse per potermi allontanare.
    Ho cercato i percorsi più impervi o, a volte, i più sicuri.
    Ho costruito muri enormi per mantenere distanze e silenzi.
    Ho lasciato che il cuore fingesse di aver dimenticato.
    Ho avuto l'illusione di poter lasciare andare ciò che invece volevo con risolutezza.
    Ho anche pensato di poter morire per il desiderio di un tuo abbraccio...
    Poi, mi sono resa conto che non basta ingannare se stessi, non basta fingere e mentire, non basta nascondersi dietro un soffio di vento.
    Se qualcuno ce l'hai dentro, ogni scusa è vana.
    Dentro, non c'è spazio per mentire.
    Dentro, porti solo chi ami

  • 24 marzo alle ore 12:15
    Una difficile primavera

     
     
    Al sorger d’ albe pressoché uguali
    a notti che di sonno non ho riempito,
    cedo molecole del non abbandono
    e sento il vero sapore immeritato.
     
    Vanno avanti, le indifendibili ore,
    e sembra che io non abbia il tempo
    di volgere un solo sguardo d’affetto
    verso il sole di questa primavera.
     
    Cerco gli incavi della tenerezza,
    ascolto a convenienza ogni ragione
    ma è solo spavento il destreggiarmi
    nel tic tac d’eccessiva sofferenza. 
     
     
    Anno di stesura 2011 
    Menzione Speciale I Ed. Premio Int/le di Arti Letterarie “Thesaurus” Sezione poesia inedita “Trofeo Salvatore Quasimodo” (2012)
     

  • 24 marzo alle ore 8:22
    Memoranda (Memoranda).

    Insegnami quando sarà l’assenza,
    insegnami di quella stella di ametiste
    e della gloria della passione.
    Insegnami a districare i sentieri fra i nodi del sangue,
    insegnami il Trono della regina nella foglia del cuore.
    Quale la parola degli dèi sotterranei?
    Sorgente mirabile di vita invincibile
    e di glorie senza risvegli.
    Padre generoso portaci alla piana,
    Padre non stare lontano,
    avvicinaci agli alberi tremanti di sole.

    Istante di un giorno bruno,
    canto effimero di stelle lontane,
    tu sei Eliseo e porti i semi di Libri lontani.

    Memoranda

    Enséñame cuando será ausencia,
    enséñame de aquella estrella de amatista
    y de la gloria de la pasión.
    Enséñame a desenredar los senderos entre los nudos
    [de la sangre,
    enséñame del Trono de la reina en la hoja del corazón.
    ¿Cuál es la palabra de los dioses subterráneos?
    Surgiente admirable de vida invencible
    y de glorias sin despertar.
    Padre generoso llévanos a la llanura,
    Padre, no estés lejos,
    acércanos a los árboles temblorosos de sol.

    Instante de un día oscuro,
    canto efímero de estrellas lejanas,
    tú eres Eliseo y traes semillas de Libros lejanos.

  • 23 marzo alle ore 16:13
    Appunti

    Si frantumano solitudini di voci
    increspate nel vuoto del pianto.
    Quanto coraggio manca alla vita,
    ché un sogno è una puntata troppo alta.
    Ha radici profonde,
    varco di cielo che sfonda l’Infinito.
    Soggetto, senza intermezzo
    in oceani mancati.
    Frattura di tempo,
    echeggia tra le pietre antiche di questi vicoli,
    sul pendio dei giorni
    esposti, in angoli morti.
     

  • 23 marzo alle ore 15:59
    Rinascita.

    M'affaccio in questo zero
    verdi prati fosforescenti
    il timore del vento
    lo spettacolo del disarmo
    le vene quasi esplose
    come piccoli fiocchi di neve.
    tutta la forza di gravitare
    applaudendo e ridendo
    l'universo contratto 
    buio petrolio.

    Hai paura del silenzio, adesso?
    sorrido piuttosto tonto
    per le mille voci inutili
    per i nuovi insetti
    per i legacci rosso sangue
    per le anime lontane un metro.

    Hai paura del silenzio, adesso?
    ne approfitto per cullarmi
    un pò di amore.
    vecchi tediosi atavici 
    tomi di finto sapere
    che tanto verrano Soli
    a spingere astri ingolfati
    pur sensa i vostri buffi rumori.

    No, non abbiamo paura
    che il silenzio s'allea
    e la natura pure.
    tu, scegli pure le tue carte
    migliori
    che l'abaco del grande Uno
    scaglierà la sua benedizione. 

    Raffaele Prem Vartan di Ianni

  • 22 marzo alle ore 21:06
    Bellezza

    Mi ritengo fortunata
    se per anni
    questi anni
    sono stati già
    allenamento...
    alla vulnerabilità
    a stringere i denti
    A sentirsi esposti
    soli

    A raschiare la pelle
    contro l'asfalto

    Adesso è allenamento
    all'allontanamento

    Che risveglia
    epura
    da tutto

    A questa bellezza
    ovunque io sia
    nonostante la barbarie
    umana
    Nell'esercizio
    a guardare solo
    in alto
    chiunque io sia

  • 22 marzo alle ore 21:04
    Rondini blu

    Silente
    questo
    risveglio
    di primavera...

    Se non per
    il ruggito
    di F-35

    Un ragazzo
    in tuta nera
    come Hooligan
    In uno stadio
    fantasma

    La strada

    Agita le braccia
    sotto
    una bolla
    di vetro
    La rabbia
    non concessa

    Senza tempo
    l'aria
    intreccia
    subdola
    trame non
    rinvenute

    Non avevano
    intanto
    capito
    ancora
    gli uomini
    il manto blu delle rondini

    Uniche festose
    feriscono il vento

    Lasciando qua e là
    deiezioni
    a dispetto
    su tutte le nostre
    piccole
    assurde
    miserie.

  • 22 marzo alle ore 20:31
    Aspettami nel coraggio

    Guardavo ogni momento
    i tuoi occhi che parlavano,
    lontano mi portano
    e con il cielo si confondono.
    Sogni e certezze
    nei nostri baci,
    conoscenze remote
    ad ogni passo
    nell'anima tracciato.
    Riscrivi il mio pensiero
    che si affaccia alla notte,
    copri questo tempo fermo
    con il tuo sorriso,
    aspettami nel coraggio,
    aspettami in questa Primavera
    germogliata dietro
    le nostre finestre distanti,
    aspetta una mia carezza
    che ho lasciato per te nel vento.

     

  • 21 marzo alle ore 19:27
    Tetti

    Tetti accostati l'un l'altro
    Nel tepore dei fumignoli
    tenerezza di un abbraccio:
    -il bimbo stretto
    al seno di mamma
    Il capino implume
    sotto l'ala della capinera
    Il muscoloso braccio
    sul fianco bianco dell'amata-
    Tetti s'accostano
    fronte a fronte
    tegola a tegola
    -nel tepore della sera
    l'ultima ala in volo
    abbraccia-
    Fra tetti
    accostati l'un l'altro
    - è sera.

  • 21 marzo alle ore 18:00
    Sotto i platani

    Sono passata sotto i platani
    coi rami torti
    e le tue mani d’ombra.
    Una capriola l’aria
    inquieta
    scordandosi di tutto,
    il viso l’ho lasciato lì
    come finestra
    di sete attesa  
    e spire di profumi
    nudi.

  • 21 marzo alle ore 11:32
    Malinconia Di Marzo

     
    Non  può il rumore del mare
    Morire con un soffio di vento
     
    Oscurarsi come un sentimento
    Quando è ancora fanciullo
     
    È oltre ogni logica
    Contro ogni ragione
     
    La mente è la mente
    Il cuore è il cuore.
     
    È l’anima che riscalda
    E non deve inanimarsi.