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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • Respiro silenzi

    tra queste mura scarne

    nell'apatia di giorni uguali

    dove ogni ansito

    è afasia accennata

    e il mio petto si perde

    nell'asimmetria dei pensieri.

    Si confonde l'aritmia

    con l'aritmetica spicciola

    e la sommatoria delle idee

    è un quoziente immaginario

    in cui l'unico resto

    è il perenne senso di incertezza

    che fa rima con paura.

    Non oltrepassare quella porta

    dice la ragione

    ai brandelli di senno rimasti

    a questo cuore zingaro

    che idolatra la vita

    a costo di morirne.

    Manca l'aria

    anche se gli usci sono aperti

    e il vento

    prova a disperdere i sogni

    ma la mano afferra

    la propensione d'infinito

    che il teatrante dona

    all'irrequietezza dell'anima.

    Non so quando tornerà

    la stagione degli applausi

    ma sarò pronto

    se il destino

    deciderà di riprendersi le mie mani.

    Oggi ho bisogno di rose

    e dell'abbraccio di mia madre.

     

  • 30 aprile alle ore 10:06
    Un abbraccio al sole

    Un abbraccio al sole
    Vorrei abitarti dentro sì, proprio così…dentro!
    Un rotondo abbraccio nel quale ogni tuo e mio angolo,
    smusso,
    musica divento,
    anche preghiera… bambino.
    Divoro la cioccolata
    che sfama il mio bisogno di affetto
    e ritrovo…
    come l’antico abbraccio di mia madre,
    stivato nel cuore.
    Così, voglio restituire l’abbraccio per arrivare a Dio,
    quasi impossibile…
    talvolta!
    Allora abbraccio te,
    Sole che tramonti e ti vai a coricare lì,
    dove la natura segna i suoi limiti
    e confini per donare quel suo show,
    preludio al sogno…
    di un nuovo giorno.
    Un abbraccio! 

  • 30 aprile alle ore 9:42
    La pianta della miseria

     
    Ben ricordo chi il nome le diede
    in un tempo lontano passato
    or la vedo rinverdita anzitempo
    questa pianta e il suo fiore
    tra il verde spuntato par
    forier oggi  di tristi futuri
    momenti e a rimandar a pagine
    antiche peste carestia di pane
    mancanza sotto il cielo di Lombardia!
     
     
     
     

  • 29 aprile alle ore 21:02
    Senryu

    Sotto la pelle
    il pulsare incessante
    del tuo respiro

  • 28 aprile alle ore 13:50
    Interludio

    Gradevole s’adagia il tramonto
    laggiù dove la retta d’orizzonte
    sembra avere un tenero sussulto
    nel viraggio tra l’orlo del giorno
    e la prima veste che cinge la sera.
     
    Non mi sorprende sentirmi piccolo
    se solo la mente consegno al tempo,
    all'aria che sollecita la notte
    a spostare l’apogeo dei misteri 
    verso l’incerta mia introspezione.
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2013
     

  • 28 aprile alle ore 9:46
    Fior palla di neve

    Solitario il vecchio guarda:
    Il viburno palla di neve
    E’ rifiorito e adorno si
    Mostra in questi d’april
    Giorni di sferici perfetti
    Bianco fiori che per forma
    Bellezza ed eleganza gareggian
    Con le ortensie, bianco fior
    Che da primavera alla bianca
    Stagion riporta e a ricordi lontan
    Quando da fanciulli in guerresche
    Tenzon l’aria fendevan nivee palle:
    Il vecchio rivede e si commuove!

  • 27 aprile alle ore 19:49
    Musico un verso

    C'è una macchia nello spazio
    ombra incolore e impartenente
    - un vuoto molle, inconsistente -
    In questa macchia nello spazio
    i sentimenti
    navigano erranti
    Cercano note a sé assonanti
    piangon le pause evanescenti
    Bramano luce e i suoi colori
    cercan unione nei righi vuoti
    Libelli accartocciati
    di musiche mai suonate
    Ma compassionevole è l’Universo:
    di ogni dolor
    ne musica un verso.

  • Ascolto
    Penso
    Respiro
    Vivo.

    Non sono un servo della gleba
    e voi non siete i miei valvassini
    voi non siete i miei valvassori
    voi non siete i miei vassalli
    tu non sei il mio re.

    Senza di me
    voi non siete nulla.
    Il popolo è sovrano
    ma dorme
    reo più o meno consapevole
    canta “bella ciao” a squarciagola
    ma si spaventa della propria ombra
    non conosce il senso della lotta
    e vegeta recluso
    in prigioni di utopie dorate
    e di promesse vacue
    mentre conta i passi
    che sono più dei soldi
    ma ancora non ha fame
    o almeno così crede.

    Il popolo ha paura
    nella sua opulenta noia
    il popolo ha paura
    e preferisce ignorare
    per non vedere
    preferisce tacere
    per non sentire
    preferisce il buio della consuetudine
    alla luce della speranza.

    E mentre l'inetto attende
    nel suo bunker di menzogne
    i criminali
    escono dalle prigioni
    e assaporano lembi di libertà.

    Il mondo
    all'incontrario va.

    Ascolto
    Penso
    Respiro
    Vivo.

    Meglio una morte da essere libero
    che un altro giorno da suddito.

  • 26 aprile alle ore 11:45
    Haiku

    Sguardi ammiccanti
    Il profumo d'oriente
    È l'ora del tè

  • 25 aprile alle ore 23:50
    "A" di accostare aprile

    che oggi l’argine sia
    lunga finestra che si sposta
    questo continuo perno
    tradisce giochi d’angoli
    dentro l’aprile dalla durata stanca
    come certe domeniche di scarto,
    fredde di viali.
    più dentro, cime aguzze si sdoppiano
    e senza un valico
    la pietra viva che ci unisce
    vene sul fondo di scarpate
    attraverso loro.

  • 25 aprile alle ore 22:00
    Una vecchia vietnamita

    Guardo le mie calle selvatiche
    dalle verdi rigogliose foglie
    ritornate dopo l’invernal sonno
    al sole a dar saluto e il ricordo
    corre là al delta vasto del Mekong
    alle sue rive lì dove altre calle
    a queste mie sorelle vision dan
    lussureggiante e bella e lì ecco
    una vecchia vietnamita che curva
    con il macete di lor netto ratta
    ne taglia i robusti steli lunghi
    che al sol poi a seccar lascia
    e infin con mani rapide e sapienti
    giri ad intrecciarvi va fini canestrelli
    e altro ricordo a me amar ritorna
    altro fiume il mio Ticino azzurro
    altri vecchi quei nonni di mio padre
    con l’acqua nemica alle ginocchia
    altri giunchi recisi altri canestrelli

  • 25 aprile alle ore 19:23
    Le lune

    Ho perso le lune
    fra bulbi di ciglia
    Dov’erano gli occhi
    nel mentre le stelle
    blandivano il cielo?
    Passan le lune
    da neri spazi celate
    Ferma
    -sotto la volta-
    sento il Creato vibrare
    Nel mentre
    sotto bulbi di ciglia
    passano lune.

  • 25 aprile alle ore 15:31
    Mi appartiene

    Mi appartiene
    il tripudio delle terre al sorgere del sole,
    mi è caro e m’è straniero
    l’argento del mare
    mentre s’azzurra il cielo.

    E andando incontro al silenzio che si compie
    e alle sue spoglie
    solo mi sovviene
    la quiete della sera
    quando avvizziscono le foglie.

  • 25 aprile alle ore 14:26
    L'alba

    Al primo bagliore dell'alba 
    l'onda si infranse
    contro un  cumulo di pietre. 
    Il ranocchio con le sue 
    gambette sottili 
    scivolava tra un sasso e l'altro. 
    Le alghe si allontanavano 
    e ritornavano sugli stivali 
    di gomma del pescatore 
    mentre assonnato e scomodo
    preparava l'amo pensieroso. 

  • 24 aprile alle ore 9:42
    I piumosi frutti del tarassaco

     
    Lì due frutti piumosi del tarassaco
    solitari mentre solo li guardo sembra
    mi vogliano parlare e dire dove oggi
    la bimba tua, tua nipote, che allegra
    i soffion soffiava e all’aria al cielo
    in alto si disperdevan tra di lei di
    gioia grida quei sottil piumosi pappi?
    Ed io a quelli lontani siam oggi qual
    prigionieri in divere case e non so se
    mia nipote altrove sorridendo altri soffion
    abbia soffiato ma se saprò vi dirò domani
    che ora a lei pensando mi velo di tristezza.

  • 23 aprile alle ore 23:03
    Siamo fuoco incauto

    Il remoto gioco del tempo
    ci rende diversi
    e forse più poveri
    di convinzioni,
    il pensiero d'amore,
    a volte, ci fa sentire più soli.
    Il dolore cresce
    dentro i silenzi ingoiati,
    frammenti di verità
    incasellati nei modi sbagliati.
    Siamo il nostro urlo
    contro gli oppressori,
    siamo l'anello
    di una catena distorta che pesa,
    siamo fuoco incauto
    che sopravvive agli inverni,
    siamo stanchi di ascoltare
    voci inconsistenti.

  • Libro errante

    Di me che cerco un sentiero dritto e sconosciuto
    nella mia radice di niente.
    Toccare da qualche parte la parola pri ma,
    rannicchiata nel fango purpureo,
    fra voci fosche e luci sfuse,
    tra gli alberi cinerini del tempo che assorda.
    Voce argentata di luna nuova,
    voce di figlio e di padre.
    Labbra traslucide, assetate dell’oscura fonte dritta 
    smarrita nella vasta nebbia immemoriale.
    Scendono verso il sur le colombe timorose d’oscurità.

    El libro errante

    Busco la senda derecha, desconocida
    en mi raíz de nada.
    Tocar desde alguna parte la palabra primera,
    agazapada en el lodo purpúreo,
    entre las voces hoscas y las luces derretidas,
    entre los árboles cenicientos del tiempo que ahoga.
    Voz-plata de luna primera.
    Voz de hijo y de padre,
    labios traslúcidos, sedientos hacia la oscura fuente
    erguida,
    extraviada en la vasta niebla inmemorial.
    Descienden hacia el sur las palomas temerosas de
    oscuridad.
     

  • Seduto sulla banchina della stazione,
    il vento di tramontana che raggela le dita delle mani.
    Aspetto il treno che mi porterà nel caos.
    -Gli operai lavorano lunghi i binari-
    Scrivo appunti sull'agenda sgualcita.
    Il telefono squilla, ma non ho voglia di parlare

    Vorrei estraniarmi dal mondo

    mentre non riesco a distogliere lo sguardo
    da quell'erba spuntata tra i sassi dei binari:
    impavida, incosciente e coraggiosa
    di quanti treni passeranno su di lei.

    Necessario è resistere
    Questo l'imperativo!

  • 22 aprile alle ore 23:50
    Alle ore senza giorni

    Una comparsa
    che non svela chi siamo
    occhi simili a giunchi
    sul greto nero
    dov’è inchiodata la luna
    e l’incantesimo strano,
    nicchie di fuochi alle finestre.
    come in qualche leggenda
    la cosa dispersa
    l’hanno messa in un periscopio 
    e impazza con fame d’aria.

  • 22 aprile alle ore 21:00
    Senryu

    Gocce di rosso
    Si aspetta di brindare
    Al nostro amore

  • 22 aprile alle ore 17:06
    Conquiste

    Mi affaccio al mio avvenire,
    di tanto in tanto vedo il mare.
    Lunghe distese tempestose,
    come quando si è rinchiusi
    e scalpitanti con le nostre menti bramose.

    Guardo a quelle terre,
    lontane o vicine, 
    infinitamente eterne.
    Quando scorgo il mio pensiero,
    mi pare di accarezzare la pioggia che cade;
    goccia dopo goccia, sembra quasi di poter possedere il mare,
    profondo e senza fine che non si riesce a contenere
    se non nel mio umile vedere.

    Un barbaro salpa le onde,
    scalpitante nuota verso quelle terre profonde.
    Approda alla riva,
    con indosso la divisa;
    impavido cammina, 
    si fa largo tra i rovi e la brina. 

    Ha posto la sua nave alle mie sponde,
    gridando alto il suo onore grande;
    guarda alla sua vittoria,
    bacia la notte con la sua gloria.

  • 22 aprile alle ore 16:33
    Al tavolo di un Bar

    Ero seduto a quel tavolo in un bar.
    Avevo ordinato un calice di vino rosso
    mentre guardavo la cameriera muoversi per la sala nera.

    La musica di un sax teneva compagnia il mio animo silenzioso,
    e pensavo tra un sorso di quel calice rosso come il sangue ed un altro.
    Guardavo le luci soffuse splendere nei miei occhi 
    ballando con la mia triste solitudine.

    Il sax urlava alle mie orecchie 
    ed accarezzava la mia mano inducendo la mia gola a bere.
    Altro vino! chiesi alla cameriera che, da sublime cavalla ammaliatrice, 
    mi portò in poco tempo.

    Uno, due o tre furono i miei calici.
    Benedicevo il mio corpo con quel rosso discreto 
    di voglia ammaliante e assetato pezzente.
    Il sax accompagnava il mio sguardo preciso,
    la seguivo per la sala come fosse stata la mia preda;
    la guardavo come fosse stata il mio vino,
    li, pronta a berla in un sorso.

    Al quarto lo scolai in pochi secondi,
    mi alzai e pagai,
    diedi l'ultimo sguardo alla cavalla ammaliatrice; 
    Rispose al mio occhio con un cenno di mano 
    strofinandosi il mento e mandandomi un bacio.
    Avevo del vino sotto le labbra,
    che balordo le sarò sembrato!
    Mi congedai brillo di voglie ed ebbro di rosso,
    col suo viso che rideva a passo di sax 
    in una sala nera al tavolo di un bar.

  • 22 aprile alle ore 11:31
    Per scissione cellulare

    E trovarti inaspettata sulla mia nube
    preferita, in gita con i tuoi anni di scorta,
    sa di ricotta la torta e l'uovo di cioccolato
    è bianco avorio, il desiderio che ho di te
    si è duplicato all’istante per scissione cellulare,
    gocce di rugiada al riverbero del sole
    sulle tue ciglia di zucchero filato.
    E poi in viaggio lontano dal passato
    con lenti nuove issate come vele
    a prua, il mare è l'infinito dell'amare
    a un'onda sola, ape regina del re
    senza corte del castello incantato,
    se vuoi varcarlo, l'ingresso è dalla porta
    laterale persino nel regno delle fiabe.
     

  • 22 aprile alle ore 11:29
    Sabbia tra le dita

     
    È sabbia tra le dita
    tutto ciò che ormai è andato,
    microsfere, coriandoli di vita
    tenuti in una mano sola.
     
    Come rena, si dileguano
    al primo respirar del vento
    e al minimo pulsar di vena
    si disperdono nell’aria terra.
     
    Come granelli, i più tenaci,
    alcuni me li sento appiccicati 
    e nell’ingenua pelle mia
    vorrei restassero per sempre.
     
    Sono i rimorsi mai cancellati,
    i disarmati plinti dei ricordi,
    dense lacrime che non asciugherò
    malgrado il sole le riscaldi.
     
     
     
    *
     2008
     

  • 22 aprile alle ore 11:25
    Nel tempo senza spore

    C’è il segno dell’eterno
    nel tempo senza spore
    e nell’amore che è gambo
    di fiore e legno
    che arde e s’accende
    a contatto con la luce
    delle aurore. C’è chi scuce
    orli e lembi delle bende,
    chi disegna il regno
    delle palafitte: il giambo
    è scritto nel colore
    del cielo dell’inverno.