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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 30 aprile alle ore 22:25
    Corpo urlante

    Quanto cambia
    il cosmo
    quando
    corpo
    solo 
    trafitto
    s’acquatta
    primitivo

    nella malattia

    E cambia 
    il tempo
    le coniugazioni
    del quotidiano
    vivere
    nei sogni
    che
    malattia
    ladra 
    sottrae
    energia

    memoria

    e acquisti
    un cumulo 
    di mancanze 

    non ricordi
    un nome
    e tremi

    Cambi 
    amore
    ogni giorno
    io per te
    tu per me

    in unico
    corpo urlante
    che non so dire
    non 
    oso
    dire 

  • 30 aprile alle ore 18:18
    Pioggia

    Pioggerellina
    costante e infinita
    inganna le nostre visioni;
    sembriamo vivi nel cogitare,
    pieni di forza e celerità;
    fradici d'acqua,
    versiamo aridi
    nella solida inanità.

  • 30 aprile alle ore 17:31
    Tornare

    Tornare 
    ad attimi insensati 
    d'un tempo 
    -forse mai vissuto-
    eppur tatuati dentr'all'anima
    Tornare 
    ad esser germoglio 
    -fra bui benedetti d'un seme-
    Tornare 
    placentum 
    -fra pigri flutti d'oceano-

    Tornare.

     

  • 30 aprile alle ore 17:13
    Cosa vuoi che sia

    Cosa vuoi che sia

    quel buco 

    inanellato di presente

    In sottilissime gugliate 

    di fil di seta 

    ricama attese

    Cosa vuoi che sia

    un buco orlato di vita

    ....

     

  • 30 aprile alle ore 15:05
    Così mi prese

    Così mi prese la smania
    di scorrere atti e mancanze
    un boulevard
    riassemblando il continuum
    o solamente il caso
     
    Cercare la fine della strada
    tra lotti di giardini, ora freschezza
    e templi costruiti oscuri
    ora deserti
     
    Passi anaerobici
    circostanze senza cornice
    dove di giorno gabbie portano le ombre (dove...)
    ogni animale -noi, infine-
    vuotamente innescato nel suo vivere vizioso
     
    Ho strana memoria di gioie
    in assenza di sole
    quando eri accanto
    nelle giostre claustrofobiche
    della città iperurbana
    quando portavi valigie
    dicendo -ho fatto il pieno d'aria,
    è singolare, la fortuna

     

  • 30 aprile alle ore 14:27
    La farfalla

    Leggera vola.
    Si posa su di un fiore
    le sue ali continuano
    a sbattere delicatamente
    petali che ha scelto
    li contempla
    al sole è più bella
    e nell'attesa del domani
    si spera, di veder
    tramonti lontani
    nell'anima che danzerà
    sulle punte della dita
    girando abbracciata
    alla speranza
    di un suono
    incantevole e vivo
    Che sarà mai, la bufera
    se non intimorisce
    se si guarda con coraggio
    trasformandola, in una piuma

  • 30 aprile alle ore 12:40
    Spine di ricordi

    I miei primi lavori
    si svolgevano
    in alterchi e litigi
    e tristi giornate
    poi con il tempo
    le spine si sono trasformate
    in rose bellissime
    spontanee senza bisogno di cura
    lascia che fioriscano altre rose
    a incominciare da domani
    solo attraverso il tuo respiro.
     

  • 30 aprile alle ore 12:32
    Là, dove il cielo non rischia la morte

     
     
     
     
    Là, dove il cielo non rischia la morte
    ma astro dopo astro si rinnova,
    esisterà io spero un qualche lembo
    nel quale ci si possa riparare.
     
    Noi uomini a volte siam fatti così,
    crediamo di domare ogni fiera
    ma scontiamo il bisogno della frusta
    ed accettiamo l’imprevista resa.
     
    Cade, nel tempo, la lucente spada.
    Lo scudo, adesso, è da adoperare
    e diligenti nella fila indiana
    si va tutti alla clemenza ambita
     
    là, dove il cielo non rischia la morte.
     
     
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia - 06/2010 - Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

  • 30 aprile alle ore 11:16
    Non avrò nulla da dire

    Non avrò nulla da dire
    secco di vita il corpo
    verso la fatidica polvere.

    Fino all'ultimo parlo
    anche solo a reagire
    e reputatemi sciocco.

    Dell'infinito a fronte
    parole sgocciolo
    a levarmi la sete.

    E sia infine il deserto
    mi consumi la notte
    avrò onorato la luce.

  • 30 aprile alle ore 9:47
    Bambina

    Solo una bambina
    può donarmi un sorriso
    vero,genuino.
    Correggere col rimprovero
    la cattiva condotta.
    Supplicarmi,
    col pianto insistente,
    di porla al centro dell'attenzione.
    Addormentarla,
    recitando la favoletta preferita
    o la ninna nanna tanto anelata.
    Invece, tu donna,
    mi regali
    un sorriso artefatto.
    Rampogne mi scagli
    come dardi avveenati.
    Mi calpesti
    come uno zerbino affezionato.
     

  • 30 aprile alle ore 8:05
    Respirano i miei pensieri

    All’insaputa di me stesso
    scrivo… di nascosto.
    in quel perfetto equilibrio
    fra la gioia divina e la dannazione infernale.
    Sono semplici le parole che incontrano
    ed affondano il rumore delle ore,
    il buio del giorno in pieno sole,
    così, ogni mio verso… è!

    E’ la pace e la guerra dell’amore,
    il respiro di parole che bruciano
    è l’oceano della mia anima
    che riesco ad immergere perfino
    ...in una tazzina di caffè.

    Nell’ascolto di ogni particella che mi circonda,
    dalla cenere di ogni creatura arsa dalla vita,
    dal mio finire di essere uomo,
    nasco ed osservo la poesia.

    Luciano Capaldo
    ***I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio come falchi notturni od usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio fanno ben più rumore di una dorata cupola di stelle. (Alda Merini

  • 29 aprile alle ore 18:51
    Speranza

    Un vuoto
    è il senso del nulla
    - odio pensarmi così
    eppure va bene
    nel male che fa -
    va bene far finta
    che non ci sia
    ma la vita è mia
    e la notte lontana
    aspetta fuori
    nella tramontana
    di una speranza.

    Un vuoto
    non si riempie
    non si colma
    - ecco cosa spinge
    ad essere arditi:
    la consapevolezza
    di un’illusione
    che ti rende felice
    appena appena
    quel tanto
    per amarti
    e farti canto.

  • 29 aprile alle ore 18:35
    Sulla parete, stesa

    La donna nuda
    stesa sulla parete
    ti sembra me
    o sono io che sembro lei
    e tu sei Newton
    mi fotografi dalla retina
    e tanto brilli, e insinui
    Un tram a distanza
    agita l'orlo alla finestra
    parallelo il tuo umido soul
    trema, nell'orecchio
    Ci balliamo la notte
    appena nata
    niente musica, solo scena
    La mano al cingolo del fianco
    non domanda permesso
    Siamo fatti di pelle e luce
    di luce e di blues
     
    (poesia edita in "Canti di carta" Fara editore 2017)

  • 29 aprile alle ore 10:20
    Bello è il pensar

     
    Stelle lucenti lontane sconosciute
    anime morte e già  da tempo trapassate
    tra lor forse vi è a noi ignota union
    legame forte di amorosi amorevol sensi
    bello il pensar è nel dì di San Lorenzo
    che quelle lacrime copiose dal ciel cadenti
    altro non sian se nei desideri nostri
    a lor pensiam d’amor gocce e d’empatia
    di quelle a noi care anime da tempo trapassate
     

  • 29 aprile alle ore 9:30
    Metamorfosi

    Mi son fatto povero
    per sfuggir alla brama dei ricchi.
    Son diventato brutto
    per evitare la contaminazione
    di una superba beltà.
    Ho messo a nudo la mia stupidità,
    per confondere la somma intelligenza
    di dotti e sapienti.
    Ho scelto la debolezza,
    per distruggere la sicurezza
    dei forti;
    reso pellegrino in patria
    e straniero in famiglia.
    Sordo alle dichiarazioni di guerra;
    cieco alle barbarie di una società;
    muto ai più vili oltraggi.

  • 29 aprile alle ore 8:36
    Amor di lago

    Questo mio amore fragile di lago
    candido e puro che mi canta dentro
    temo che s'inabissi troppo presto
    come capita a volte al Sole chiaro
    quando nuvole vanno a farlo scuro
    ma i baci che ne ho cari a me tengo
    e il cielo ne ringrazio in ogni tempo.

  • 28 aprile alle ore 18:16
    Gialla forsizia

     
    Apro la finestra e guardo sul giardino
    uno screziato crocus tra le novelle erbe
    capolino fa s’alzano a guardare il cielo
    quattro gialli narcisi tra lor stretti
    facendosi compagnia di giallo sempre lì
    s’accendono i ramuncoli a questo colore
    e leggedria al quadro dona timidamente
    la forsizia gialla nel suo lento sbocciare
     

  • 28 aprile alle ore 17:26
    Irruenza

    Fantastica antitesi
    di calma e ponderazione;
    lo sbuffo
    di una parola ad alta voce;
    rossore purpureo
    che tinge pallide guance;
    accelerati battiti cardiaci
    inseguono un concitato favellare,
    scatenando dissidio.

  • 28 aprile alle ore 12:42
    Me l'avessero detto

    Me l'avessero detto allora
    ragazzino delle Elementari
    che il progresso portava mali
    e non sempre qualcosa di bello.

    Me l'avessero detto allora
    giovanotto fresco di laurea
    che dei giorni pieni di sole
    posson fare più tossica l'aria.

    Me l'avessero detto allora
    insegnante di Lettere a scuola
    che più duro sarebbe ai ragazzi
    risultato il domani dei sogni.

    Non l'han detto e me come altri
    hanno illuso d'un futuro migliore
    con la luna da farci vacanza
    e con mille imprese spaziali.

    Dal benessere niente regressi
    vinte ovunque malattie e fame
    e diritti concreti alle masse
    nella pace gioiosa del Mondo.

    Me l'avessero detto allora
    che alle porte era il passo del gambero
    ma codesto era ignoto anche a loro.

     

  • 28 aprile alle ore 8:56
    Puff (le garçon qui fuit)

    Un altro lancio alle spalle
    _quanto ossigeno manca
    al piede per essere orma? _
    Gittata invisibile, scaltro proiettile
    trasformato in cipiglio
    Voltati e guarda
    la corriera di streghe
    perdere le mele in una curva
    per il tuo gioco -infantile
    di lanciare fischi con la fionda

  • 27 aprile alle ore 19:50
    Vorrei...

    Vorrei abbracciarti mentre piangi, mentre lasci scorrere sul tuo viso le tue lacrime più calde.
    Abbracciarti così forte da farti dimenticare ogni dolore.
    Respirare i tuoi pensieri, rassicurare le tue paure.
    Far scomparire dalla tua mente tutta la tua rabbia, nascondere ogni brutto pensiero.
    Vorrei che fossi felice così tanto da scordare il passato.
    Ti vorrei dare un pizzico del mio cuore, solo per farti capire quanto può essere bello amarti.

  • 27 aprile alle ore 18:18
    Un frammento del vissuto mio

     
     
     
    Soffitte cantine luoghi bui
    dove giacciono nascosti sparsi
    oggetti cose che altro non son
    che frammenti di ricordi sepolti
    e dalla mente ormai dimenticati
    ma che talvolta a caso lì frugando
    vorrem queste memorie ridestare
    ma poi il cuor spesso la man frena
    temendo in una scelta che possa
    recargli qualche spina dolorosa
    perché domando non dovrei osare
    riviver alla luc portar quale che
    sia un attimo dell’animo un sussulto
    di quel frammento del vissuto mio?
     
     

  • 27 aprile alle ore 18:17
    Un frammento del vissuto mio

     
     
     
    Soffitte cantine luoghi bui
    dove giacciono nascosti sparsi
    oggetti cose che altro non son
    che frammenti di ricordi sepolti
    e dalla mente ormai dimenticati
    ma che talvolta a caso lì frugando
    vorrem queste memorie ridestare
    ma poi il cuor spesso la man frena
    temendo in una scelta che possa
    recargli qualche spina dolorosa
    perché domando non dovrei osare
    riviver alla luc portar quale che
    sia un attimo dell’animo un sussulto
    di quel frammento del vissuto mio?
     
     

  • 27 aprile alle ore 12:37
    Residenza per anziani

    Era l'ospizio un tempo non lontano
    alle persone in là con gli anni
    con parenti o soli nel patimento
    a cure infermieristiche soggetti.

    Qui si misura la fragilità dell'essere
    negli sguardi che non vedono
    nei lamenti per le sofferenze
    nell'alimentazione da malato.

    Stanno i vecchi nelle carrozzelle
    davanti al televisore d'una stanza
    per ore nel giorno indifferente.

    All'aperto nella giornata bella
    in circolo per l'animazione
    li attende un surrogato di festa.
     

  • 27 aprile alle ore 10:01
    Noia

    Lo spazio
    di un vuoto mattino;
    la limacciosa malinconia
    di non avere nulla da dire
    e nulla da fare.