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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 giugno alle ore 18:09
    Un amore

    Un amore piccolo bocciolo
    fragile a sciuparsi dentro al vento
    infinita dolcezza scioglie in cuore
    ripensandolo come una canzone
    quella armoniosa della serenata
    mentre la luna schiude l'impannata.

    Canterà a notte l'usignolo
    ai baci dolcissimi compagno
    ponendo fine a tanto sospirare
    le carezze amiche del sognare
    finché l'allodola l'alba annuncerà
    col giorno che l'amplesso scioglierà.

     

  • 30 giugno alle ore 17:56
    Canzone triste

    La  tua realtà non esiste,
    te la sei inventata tu
    per tagliarmi le ali.

    Ti ho visto in controluce
    torvo e infelice
    cupo e contratto
    oscuro
    rattrappito
    nodoso
    striato
    aggrappato
    a false certezze,
    omologato
    impedito
    da parole inchiodate,
    da immagini senza colore.

    Volevo portarti con me
    su in alto nel cielo
    tra draghi di zucchero filato
    e fiori di stelle
    e albe violette
    e tramonti infuocati,
    tra azzurri cobalto
    e grigi di perla
    dentro arcobaleni
    lindi di pioggia
    per guardare il sole
    con occhi lucenti.

    Volevo cullarti con me
    sull’amaca della luna
    e mostrarti il suo volto sereno
    segnato da monti senz’acqua.

    Ma tu non vedevi che nebbie
    umide e fosche di fumo
    e mi hai cancellato
    dentro un velo di non-curanza,
    hai chiuso il mio canto
    in una morsa di ghiaccio
    e la danza
    dentro una gabbia di acciaio inòx.

    Io ti avevo creduto e non so
    perché vivo ancora,
    te nonostante.
    Ma vivo e respiro
    e volo più in alto
    sulle onde dei venti
    e rido della tua realtà di cartone.

    Ti ho visto in controluce
    e canto da sola,
    libera mi libro nel libro della mia vita,
    leggo il tuo libro senza parole
    leggo i tuoi occhi spenti
    e piango lacrime che non tu non conosci.

    Il mio cuore batte sul tuo
    -spaventato dal vuoto-
    cammino i tuoi passi senza letizia,
    ascolto il tuo lamento mono-ton,
    aspetto e canto.

     

  • 30 giugno alle ore 11:43
    Le tue labbra

    Respira la notte,
    in un istante senza tempo.

    Danzano le tende alla luce della luna,
    sinuose come bianche vele.

    Si increspa  il fondo rubino
    dei due bicchieri sul davanzale.

    Ondeggiano, ricamati di note,
    i fogli sparsi sul tavolo.

    Tintinnano appena i piccoli fiori di vetro,
    sospesi al soffitto come stelle.

    Un brivido percorre, lento,
    l'arrendevole candore della mia schiena.

    Non il soffio della notte,
    col suo silenzioso incedere.

    Le tue labbra.

  • 30 giugno alle ore 11:26
    Brezza d'estate

    Soffia lieve, 
    tra chiome scomposte e serene fronde,
    in un fruscio d'armoniose note.

    Sfoglia, invaghito,
    pagine bianche d'inchiostro dipinte,
    a inseguir Poesia da sussurrare nell'aria.

    Con dita sottili, intrecciate di sogni,
    gioca con l'ambra dei miei capelli,
    carezza, etereo, delle labbra il corallo.

    Rapisce i pensieri,
    silenziosa ebbrezza,
    tra i baci, infiniti, del sole.

  • 30 giugno alle ore 10:43
    Questo siamo

    Siamo piume alla terra
    in attesa del vento
    per il cielo.

    Questo m'ha detto
    colpito il cuore
    dalle perdite care
    che si susseguono.

    Siamo ombre alla terra
    carezzate dal sole
    in attesa dell'oltre.

  • 30 giugno alle ore 9:40
    Il bisturi che danza

    Il bisturi che danza sulle tegole
    fa la punta alle stelle,
    un ritorno di musica
    sui meridiani.
    Passati ritorni, li vedi
    minuti, grandiosi da un pozzo
    un ossario di pesci che nascono volando
    le mille piume
    dall’inguine del nervo, la spirale
    abbozzolata in una mano. Immensa.
    Perfino i corvi dalle spighe
    perfino Vincent
    che si dà al vento e prega eternità.
    Eternità precise cerimonie
    di felci e scaglie, delle ali
    del battito cardiaco della rosa
    che aspetta sulla pietra
    di profumare
    nell’arco del miraggio.

    -
    A Maurits Cornelis Escher

    Poesia pubblicata nell’antologia collettiva “Dinanimismo – 10 anni di avanguardia poetico-artistica”, giugno 2019.

  • 29 giugno alle ore 20:32
    Rinascerò

    Rinascerò
    quando le stelle
    smetteranno
    di piangere
    e le montagne
    smetteranno
    di sanguinare
    quel giorno
    allora
    rinascerò
    ritrovando la gioia
    perduta
    e quel dolore
    che il tempo
    mi ha rubato.
     

  • 29 giugno alle ore 12:37
    Tornerò a cercarmi dentro

    Tornerò a cercarmi dentro,
    tornerò forse a parlare di sogni,
    mentre adesso resto in silenzio.
    Tornerò nelle acque
    per dimenticare,
    tornerò controcorrente
    e non vorrò più subire.
    Ma sò che tornerò ancora
    ad illudermi
    e mi vedrai cadere
    nelle malinconie,
    si spegnerà il fuoco
    sotto una pioggia
    di sterili parole,
    riaprirò finestre
    che avevo sigillato.
    Tornerò a pronunciare
    il tuo nome
    senza più dolore?
    Tornerò sul confine d'argilla
    misto a risate e lacrime
    e tu lasciami piangere,
    lasciami ridere,
    lasciami essere,
    essere ancora una volta in volo,
    piena di miracoloso amore,
    parte anche solo della tua ombra.

  • 29 giugno alle ore 12:21
    Mentre fuori piove

    Un sogno ramingo
    si fa catena,
    un viaggio utopico
    verso la terra bianca
    dove gli amanti abbracciati
    ricordano,
    dove dormono i livori,
    dove si perdono i passi
    fra gli ulivi e i sigilli aperti
    dell' anima,
    dove un giorno
    torneranno gli angeli
    per portare gli azzurri incanti
    agli uomini chiusi dentro
    scatole di latta arrugginite,
    mentre fuori piove.

  • 28 giugno alle ore 18:01
    [Voluttà...]

                                                                         Sii, voluttà, l'eterna mia regina!
                                                                          Prendi la maschera d'una marina
                                                                          Sirena, fatta di carne e velluto,
                                                                          O versa il sonno tuo torpido e muto
                                                                          Nel vino informe che l'estasi da,
                                                                          Volubile fantasma, voluttà!                   
                                                                          (Baudelaire)                 
    Voluttà
    d'un equilibrio instabile
    oppur di un subdolo momento
    ma invero irripetibile.
    Voluttà
    di un mancato appuntamento con
    l'amante discreta
    oppur d'una serata di pioggia:
    in casa trascorsa
    a guardarsi allo specchio
    e poi barare a se stessi (forse) parecchio.
    Voluttà
    di un saluto o d'una carezza
    oppur d'un addio carico di ebrezza.
    Voluttà
    per tutto e per niente
    giacchè sia d'un casuale istante.
    Voluttà
    d'un mattino appena nato,
    d'un tramonto la sera
    - in riva al mare d'estate -
    d'una notte trascorsa intera
    a ballar con gnomi e le fate.
    Voluttà del primo bacio, del primo
    amore,
    del primo appuntamento, del primo tormento
    o del primo dolore: voluttà!
    Voluttà
    di respirare sopra i tuoi piccoli seni,
    di accarezzare il tuo viso smunto
    o baciare la pallida tua pelle
    in cui ti dimeni
    attorno al periplo d'un punto.

    Taranto, 8 febbraio 2015.

  •  
    L’acqua

    Guizzare di tiepida fiamma,
    peso di meraviglia e chiamata di speranza.
    Non si ferma l’Acqua, il poeta la fa fluire nella vita.
    È l’alba,
    nella battaglia dell’orizzonte è sempre l’alba.
    Il silenzio perenne dell’occhio
    non smuove il vento che investe possente.
    Non morrai mai,
    la bontà è solo Tua.
     
    Sui giardini la luna scarlatta,
    nel mio petto un cuneo di ferro.
    Lontano, verso il lieto orizzonte della sera,
    tra sentieri di santuari,
    si diramano le radici indorate della giustizia.
     
    Grigiastri ulivi bisbigliano
    fra le pietre ancestrali.
     
     
    El agua

    Serpentea la tibia llama
    peso de maravilla y llamada de esperanza.
    No se detiene el agua, el poeta la hace fluir en la vida.
    Es el alba,
    en la batalla del horizonte es siempre el alba.
    El silencio perenne del ojo
    no se mueve en el viento que ataca turbulento.
    No morirás,
    la bondad es solo Tuya.
     
    En los jardines la luna escarlata,
    en mi pecho un cuño de hierro.
    Lejos, hacia el horizonte de la tarde,
    entre senderos de santuarios
    se esparcen las raíces doradas de la justicia.
     
    Grisáceos olivos musitan
    entre piedras ancestrales.

  • 28 giugno alle ore 7:05
    Torre

    Silenzio e voci antiche,
    presenze lontane, un tempo sempre presente.

    Piazza rotonda
    e via della fontana,
    profumo di menta,
    colline, cielo azzurro
    e sole.

    Sì, qui si può stare.
    ----------------------------

    A casa di Giovanna, 15 agosto 2001
     

  • 27 giugno alle ore 17:01
    Chi sono

    “Chi sono?”
    Quesito mesto
    che mi rivolgo spesso
    specialmente
    nei momenti di tensione
    quando tardo 
    a prendere decisioni
    e, invece, avrei bisogno 
    di conoscermi meglio 
    e scegliere la strada 
    del successo.
    Così avanzo
    in questo labirinto
    con mille porte
    che non vanno aperte
    per non rischiare
    di trovarmi fuori
    prima di aver saldato
    il debito concesso.
    E mi scopro
    a consumare il tempo
    mentre vago
    cercando me stesso.

  • 27 giugno alle ore 16:39
    Forse un letto medicale

    Lontano, sul mare
    chi può darmi nuova forza,
    imput sani e intelligenti
    risvegliando i sogni miei 
    che si sono addormentati
    nascondendosi alla madre?
    Forse un letto medicale
    galleggiante sulle acque
    che mi abbracci come ali
    che sia in grado di smorzare
    correggendo e contenendo
    l’agitato mio campare
    che il riposo mio addolcisca
    con la nenia di una fata
    che abbia casa in fondo al mare
    e che, per tale meta 
    necessaria e vitale
    mi sollevi dalle pene
    con impiastri di acqua e sale
    sabbie d’oro e sabbie albine
    più brillanti cristallini
    Chi può darmi questa forza 
    e guidarmi alla riscossa?
    Forse un letto medicale...

  • 27 giugno alle ore 16:04
    È arrivata [lei]

    Deh, siamo già ad un'altra primavera
    e non si son viste nè sentite le rondini
    ancora, quei millenari sciami
    che a festa ingombravano i nostri cieli:
    forse non ci amano più, forse
    non amano più le nostre città...
    forse i nostri cieli, i "cieli" di quelle nostre
    città non hanno più spazio per ospitarle nè tempo
    - anche loro, come noi, ne hanno sempre meno -
    per accoglierle...
    oppure, chissà, sono [io] strano
    che non lo "guardo" più il cielo:
    a scoprir ciocchè vi succeda sopra e dentro?! 

    Taranto, 30 marzo 2015.

  • 27 giugno alle ore 15:32
    [La vita è...]

    La vita è
    il tempo d'aprire una finestra,
    affacciarsi a guardare per strada
    e poi richiuderla:
    la vita ti da appena il tempo
    d'aprirla quella finestra, 
    affacciarti a guardare per strada
    e poi rinchiuderla;
    è un lucido miraggio...giusto un'illusione!

    Taranto, 7 febbraio 2015. 

  • 27 giugno alle ore 15:26
    [Il mare all'eremita...]

    Il mare all'eremita
    lontano si staglia fin oltre 
    l'orizzonte...
    Orizzonti arcani, solitari, vermigli
    e perduti: senza domani.
     Ed ei assiso su uno scoglio,
    insieme al vecchio samurai,
    di passati giorni
    rimembra o vecchie battaglie
    e bramando va
    quel: che già è stato!

    Taranto, 31 gennaio 2015.

  • 27 giugno alle ore 15:12
    La storia del dolce amore

    Un vagabondo ho incontrato
    per strada ieri: si chiamava Astroman.
    E' rimasto con me a lungo
    a tenermi compagnia
    per tenermi sveglio
    davanti ad un fuoco, sulla spiaggia del Belvedere.
    Mi raccontò la storia
    del dolce amore tra il sole
    nascente
    e la luna calante di primavera.
    Quell'amore - disse -
    generò poi le stelle,
    quell'amore portò
    poi fortuna,
    quell'amore si infranse
    sulle scogliere
    dell'ipocrisia;
    quell'amore si perdette
    nella nebbia
    del mattino;
    quell'amore fu imprigionato
    in una gabbia di plastica,
    quel dolce amore
    infine
    si liberò
    e volo via
    per cavalcare le brezze
    dell'ingenuità 
    e della fantasia".
    Quel dolce amore
    - disse ancora il vagabondo -
    oggi vive libero,
    in un posto lontano
    perchè mai nessuno
    può incatenare
    un sole che nasce
    e la luna calante.

    Taranto, 22 aprile 2019.

     

  • 27 giugno alle ore 14:51
    Vagando (elegia psichedelica)

    Vagando
    sopra un mare di lacrime dimenticate
    sulla barca della vita
    mentre navigavo per il tuo amore
    facendo vela verso casa
    m'accorsi
    d'aver perduto qualcosa
    lo skyline, tutto rosa
    di gioia e dolore;
    d'aver lasciato qualcosa
    indietro
    che dorme ma non riposa
    senza aver mai vissuto;
    d'aver dimenticato qualcosa
    un cuore che batte
    senza saper per chi o per cosa.

    Vagando
    sopra un mare di lacrime dimenticate
    sulla barca della vita
    m'accorsi
    d'aver perduto qualcosa
    d'averlo lasciato indietro
    d'averlo dimenticato...
    ma non sapevo quando,
    dove nè cosa!

    Taranto, 26 febbraio 2019.
     

  • 26 giugno alle ore 20:21
    Masse e potere

    Niente come un nemico
    per distrarre gli infelici
    dai mali che li affliggono.

    Lo sanno bene i potenti
    che d'ingordigia si cibano
    come durare imperterriti.

    E facilmente trovano
    cuori semplici e creduli
    da scagliare all'esterno.

    Ma in tempi di crisi
    può capitare che sbaglino
    svelandosi i veri nemici.

  • 26 giugno alle ore 12:59
    La strada (on the road)

    La strada
    quel luogo sacro
    e profano
    dove le anime vagano
    dove i cuori bruciano
    dei martiri come dei dannati,
    dove osservano le madri
    i loro figli incompresi
    mutili di riso e di pianto;
    dove sterco e diamanti
    brillano e profumano
    uguali,
    dove il fuoco della perdizione
    e quello del sacramento
    bruciano di pietà,
    dove le emozioni ardono
    sotto la pelle e a fior di pelle
    sconquassando viscere e cuore.

    On the road:
    dove vedi ascolti
    occhi e voci senza tempo
    annusi e rivolti
    su te stesso
    gioie e dolori.

    On the road:
    dove non bastano
    sitmmate
    e croci per essere Dio,
    dove non servono
    croci nè stimmate 
    per sentirsi uomo
    e morire a Natale!

    On the road:
    tutti uguali
    sotto il cielo,
    in balia
    del riverbero
    delle stelle...
    ad aspettare
    che quel riverbero
    penetri nei nostri
    cuori. 

     

  • 25 giugno alle ore 11:43
    Saluti e proposte

    Questo mese
    io e Milly
    abbiamo salutato per le vacanze
    gli amici poeti dell’ariete
    a ottobre dopo le vacanze ci rivedremo
    riposati e pronti ad un nuovo anno
    con la proposta di ammettere anche la prosa
    e le poesie in lingua originale
    o poeti dell’ariete continuate a scrivere poesie
    per divertimento e diletto
    e non perdetevi d’animo.
     

  • 24 giugno alle ore 22:30
    Il sogno infranto

    Belle 
    le tue ali di velluto.
    Le ho sfiorate
    solo per un attimo
    quel tanto che bastava
    a percepire la magia 
    invadermi le ossa. 
    È andata male. 
    Pace. 
    Però ti ho visto in faccia
    e già mi basta. 
    Nessun rimpianto 
    ora!

  • 24 giugno alle ore 19:27
    Dietro il muro dei sorrisi giusti

    Avrei preferito
    essere lì,
    dove sono i tuoi sguardi,
    quelli felici, quelli preoccupati,
    quelli dove camminano
    i sogni e gli incanti,
    e dove nascono
    anche gli affanni,
    dove il tuo tempo
    è costruito da un silenzio
    come quello esistente
    tra i versi di una poesia
    e lì, dove si riesce
    a trovare ancora,
    nelle pieghe delle mani,
    la memoria di carezze
    sterminate.
    Avrei preferito
    non essere presente
    all'abbandono di un cielo
    che emanavi nei miei occhi,
    lasciato cadere
    dietro il muro
    dei sorrisi giusti.

  • 24 giugno alle ore 12:13
    Nei silenzi di un pensiero fragile

    Ancora non so
    se qualcosa mi manca,
    quel tenero fremito
    donato da quella voce,
    quei piccolissimi spazi
    nei quali fluiva
    il nostro narrarci la vita.

    Ancora non so
    se rincorro le attese
    per un giardino non del tutto esplorato.
    Domani, mi dico,
    sarà di nuovo buio
    ma, puntuale, l’eco rifiata
    nei silenzi di un pensiero fragile
    capace però di destarmi.

    Chissà dove sei, cosa fai…
     
    *
    Stesura 2019