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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 giugno alle ore 19:23
    Con il cuore contratto nel petto

    Avevamo il mondo a due passi
    con il cuore contratto nel petto;
    ci sfuggiva la dolcezza
    dagli occhi,
    non riuscivamo a parlare
    e restavamo chiusi
    nei nostri frammentati silenzi.
    Avevamo bisogno
    di spazi per correre
    e vento per gridare,
    avevamo bisogno
    di voci sagge da trovare,
    avevamo bisogno
    di tessere pensieri
    fra le stelle della sera
    e farli diventare sogni
    per estirpare le notti più buie,
    avevamo bisogno di vivere
    senza quell'ombra di dolore
    sopra il nostro canto d'amore.

  • Il sogno della luce
     
    Per essere lontano dai giorni dell’indeterminazione
    vennero i giorni della grotta.
    Salì il leone della vita,
    fu di nuovo nebbia indeterminata,
    e il corvo nero assunse il marciume della palude.
    Finché si pose una pace di terra dura,
    come una colomba bianca nella ramaglia bruna.
    Il sole fu secco e l’acqua fertile,
    fu aroma di passione e cammini,
    salì la Pietra dagli incensi.
    Fu notte e fu giorno,
    il pane fu tenero,
    la luce sogna e la luna canta lontana…
     
    La città mi chiama per una torre,
    per essere qui dov’è il fiume,
    i nostri nomi e il fuoco intenso delle mani.
    Rimasi muto e sbocciò una ruota multipla,
    fuggì dalla città confusa e dalla casa inquieta.
    Il cipresso mi darà la sua ombra,
    mi ascolteranno i pini della distanza,
    porteranno il canto delle armonie lontane.

    El sueño de la luz
     
    Para estar lejos de los días de la indeterminación
    vinieron los días de la gruta.
    Subió el león de la vida,
    y fue de nuevo niebla indeterminada,
    y el cuervo negro asumió la podredumbre del pantano.
    Hasta que se dió una paz de tierra firme,
    como una paloma blanca en el ramaje bruno.
    El sol fue seco y el agua fértil,
    fue aroma de pasión y caminos,
    subió la Piedra del incienso.
    Fue noche y fue día,
    el pan fue tierno,
    la luz sueña y la luna canta lejana...
     
    La ciudad me llama para una torre,
    para estar aquí donde hay un río,
    nuestros nombres y el fuego intenso de las manos.
    Me quedé mudo y brotó una rueda múltiple,
    huí de la ciudad confusa y de la casa inquieta.
    El ciprés me dará su sombra,
    me escucharán los pinos de la distancia,
    traerán el canto de las armonías lejanas.

  • 29 giugno alle ore 20:24
    notturno delirante

    Resto qui steso a guardarti,
    il tuo corpo mantato di astri.
    Ad ogni luce una carezza,
    un bacio, un sussurro dell'anima.
    Resterai il fiore che mi punse,
    quello a cui non seppi resistere.
    28/06/2022

  • 29 giugno alle ore 9:33
    Inutile parlarne

    Il poeta vede ogni chiave 
    che soddisfa i suoi pensieri 
    e ad ogni sorriso riprende la sua penna 
    Con l'inchiostro in mano, parla di lui 
    delle sensazioni inventate 
    per coprire la notte, non far trapelare 
    nulla. Sognando è felice, deve
    la verità glielo permette, di perdonare 
    Egli che non sapeva e avrebbe desiderato sapere 
    quando c'era ancora, vivo, per spiegare, perchè 
    atteggiamenti strani
    ma quando c'è il vento contrario, si affida l'incarico 
    al buio, a rivelare cose 
    che una mente annebbiata, può solo complicare 
    quindi inutile parlarne, se si vive, nell'oscurità

    I sogni a volte fan vedere ciò che è sfuggito, o conferma, quello che si pensava

  • 28 giugno alle ore 21:30
    Occhi d'autunno

    Occhi d'autunno
    guardano orizzonti
    dove in silenzio
    l'anima canta,
    dove case disegnate
    si stagliano
    su valli imbrunite
    e in lontananza un mare
    che conosce storie segrete.
    Occhi d'autunno
    mi parlano di un cuore
    che ha amato
    una sola primavera,
    adesso nell'ombra
    quel cuore ama ancora,
    ma ad ogni stagione
    ama con dolore.
    Occhi d'autunno
    hanno dentro
    le verità del mondo
    e più li guardo e più li amo
    e più diventano poesie profonde.

  • 28 giugno alle ore 17:19
    Respiri

    Fioca tremula etra in cuore sei germe regresso nel tuo accennato chetarti, ti sottrai dalle mie narici a piccoli dosi e in piccole dosi adagi fronzoli schegge di paturnie in bagliori di stizza sull'erba sciatta dell'anima mia, come stelle cadute arse di sogni in fiore nel balsamo della giocondità che ansimano chiarori d'albe in quei miei respiri appesi a filaccia consunta d'amore! Possa io respirare nuove stagioni a pieni polmoni senza velata morte! Possa io bagnarmi il viso di lacrime di luce. Possa io essere un flusso di vita rigenerato. Il kalipè veste di speme e avanza verso le cime più alte della mia anima quelle liete aspettative che sorridono al sole alto. Amo quei stormi di pennuti assomigliano a gocce di coriandoli dispersi nel loro canto antico, alleviano grezzi torpori inermi della stracca mia nuda essenza in sospiri tonfi nel mar dell'oblio! Possa io lesta riabbracciarmi ritemprata in germogli d'aliti con ali boreali turgidi di verde fiducia protese in quel destino che or il suo sguardo amico dissimula meticolosamente, inabissandomi nello sconforto dei respiri sospesi tra il sudore dell'inferno e il refrigerio del paradiso. ©Laura Lapietra

  • 28 giugno alle ore 13:09
    Domani partirò

    Domani partirò,
    non resterò ancora
    a farmi derubare
    i picchi di felicità dal cuore,
    mi stanno portando via
    il mio andare avanti nella libertà,
    nella verità del mio sguardo
    oltre i dorati e ppuntiti cancelli.
    Domani cercerò di essere
    in un luogo più mite,
    cercherò il respiro del mare,
    il vento leggero,
    il susseguirsi dei colori del cielo.
    Domani non avrò più
    questo nodo alle caviglie,
    avrò aurore su altri sentieri
    per i miei pensieri.

     

  • 28 giugno alle ore 12:15
    Tu sei

    Sei stupenda
    Sei la musa del mistero
    Sei il mio sogno

  • 26 giugno alle ore 23:09
    La musica dalla villa stregata

    Il pianoforte suonava di giorno
    dal terrazzino della villa stregata,
    suonava anche di notte
    accompagnato da un violino
    dalle corde rotte
    e quella musica a tutti sconosciuta,
    portava inquietudine
    e un filo di follia.
    La gente che ascoltava
    a ridere iniziava, poi,
    la risata in pianto degenerava
    e a smettere non si riusciva.
    I fantasmi suonatori
    si beffavano dei mortali,
    soprattutto di chi non credeva
    che la musica avesse un suo potere
    e sull'anima potesse agire,
    facendole fare capriole emotive,
    nel ridere, piangere e stordire.
    Si può vivere e soffrire
    fra le note di una canzone
    e dal dolore si può anche impazzire
    e dalla villa stregata questa è la lezione.

  • 26 giugno alle ore 16:56
    Per recuperare le carezze perdute

    Si dimentica il mondo
    dentro a un dolore,
    si cerca di resistere
    e continuare,
    bisogna portare
    i pugni stretti nelle tasche
    e in silenzio
    tornare a guardare
    in faccia il tempo
    per recuperarlo,
    per recuperare
    le carezze perdute,
    i sogni interrotti
    e l'amore
    col suo vento
    e col suo mare
    chiuso a chiave.

  • 25 giugno alle ore 19:46
    È come se...

    E' come se la solitudine
    di certi giorni
    mi sia rimasta addosso
    come il freddo sul marmo,
    come una preghiera tra i denti.
    E' come se l'amore
    mi avesse insegnato
    a guardare più a fondo
    il mondo,
    come se mi avesse tolto
    qualche ombra
    e dato un po' di stelle
    per farmi sognare
    nelle mie notti,
    senza farmi perdere
    il passo dell'anima.
    E' come se il cielo
    mi volesse parlare,
    quando alzo gli occhi
    e da lontano arriva
    un suono di campane.

     

  • Non credo che siano queste le giuste disposizioni dell'anima per concludere quest'impresa. E restan negli intenti sfumature d'insolenza, acquisite di diritto per affermarVi solerti nel vostro viver di dubbi. E purtroppo, ora che questo tempo non è più mio, sarete Voi e il mondo a ricordare. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:36
    Ma dove dobbiamo andare...

    Il mondo, ormai circoscritto da miseri pensieri, è stato dato in mano a uomini di basso lignaggio. Uomini sporchi, con occhi cattivi e bocche da deboli, che ingoiano spesso pillole d'oppio a dispetto della più comune decenza, con i loro visi, sudici e avvizziti, e la fronte corrugata sopra lo sguardo truce e assente. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:35
    Il mio parlar alla vita

    Scrutan gli occhi la calma del mare al piacer d'apprezzar il rumor della pace. E poco lontano, nell'emozione scolpita nel cuore sciupato, odor d'oleandro avvolgon le nari e donano al viver suggestioni e aurore. E il germogliar di quei fior sprigiona nell'aer memorie indelebili di desideri d'amor. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:34
    Anime agonizzanti

    E chiedo a te, o Sole, svelami il segreto del tuo calore affinchè io possa donarlo a certi cuori freddi. Perché, forse tu non lo sai, ma oltre le tue soglie c'è un mondo di ghiaccio, dove anime agonizzanti vagano in illusioni e disincanti. . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:33
    "Tuoi cespi solitari intorno spargi"

    Chicco da gustare in avidità di vita, sei Tu anima pura, nei tuoi modi che nessuno dovrà mai turbare. E, nonostante il tuo vivere avanzi silenzioso, hai in te l'innata voglia di donare al mondo insegnamenti e saggezze. "Quando sei attorniato da un branco di squali, controlla che il tuo corpo non abbia ferite sanguinanti." . Cesare Moceo destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 25 giugno alle ore 13:24
    L'AGLIANICO DI ORAZIO FLACCO

    Corposo del color rosso rubino
    L’aglianico è un liquore altro che vino
    Quando lo bevi preso giù dal tino
    O dalle botte di rovere delle cantine
    Di Venosa sopra le pendici del Vulture
    Dalla terra vulcanica di Monticchio
    Dove si coltivano vitigni dalle forti radici
    Che producono un vino
    Che berresti a secchiate
    Il caldo sole del meridione
    Fa maturare l’uva al punto giusto
    Questa è la ricchezza delle nostre zone
    L’ uva con acini grossi e succosi
    Grazie a Dio penzola dalle viti
    Come veri gioielli
    Solo gli inesperti non l’hanno capito.
    Da un cesto pieno di grappoli dorati
    Si riempie una botticella di vino
    E soddisfa scapoli e sposati
    E tutte le persone che ne sono degne.
    Orazio era un donnaiolo e buon intenditore
    E ne ha bevuto di molte qualità di vini
    Ma l’aglianico lo rendeva vispo e gaio
    E ti scriveva poesie a catena, una dopo l’altra
    Si alzava presto e vedeva il sole sorgere giocondo
    Al cospetto della bellissima Roma forte e potente
    Grandiosa capitale del mondo.
    Dell’aglianico queste sono le virtù
    Ti fa sentire allegro, sazio e consolato
    Caro amico se vuoi gustarlo vieni a Venosa
    Nella tranquilla terra di Basilicata
    Il clima è dolce, l’aria è pulita
    L’ossigeno ti riempie i polmoni
    E donerai maggiore impulsi alla tua vita
    Inoltre sentirai suonare le campane
    Per cento anni.

  • 25 giugno alle ore 1:12
    Intimità

    Scoprivo lentamente
    Che l'intimità
    É uno squarcio dorato
    Che si apre nel buio dell' esistenza

    Un ombra imminente
    Tra due soli indolenti
    che scolpisce l'istante,
    e ne divora la luce

    Una complicità sonora
    Che penetra profondamente
    Poggiandosi su un luogo interno 
    Segreto ed irrequieto

    Un sogno fragile e potente
    Che esplode senza preavviso
    Trascinandoci giù a picco 
    tra le pieghe di una vita senza sapore

    Come il suolo che attrae corpi cadenti
    Come la marea che risale fin su verso la luna 
    È un profumo che non svanisce 
    Un gabbiano in volo sulla Senna

    L'intimità che abbiamo disegnato insieme.
    (sulle sue ali sporche)

  • 24 giugno alle ore 19:29
    Porta la tua vita negli assolati campi

    Cerca di stare bene al mondo,
    anche se il mondo fa male,
    cerca di non fare del male,
    anche se il male contamina
    parte del bene.
    Cerca di ricucire i pezzi del cuore
    che si sono sparsi,
    cerca di ascoltare quella voce
    che nei venti dell'anima ti dice:
    “Vivi e porta la tua vita
    negli assolati campi,
    dove puoi farla correre
    e respirare
    e guardare il cielo
    dall'alba fino a quando
    diventa blu scuro
    con la luna, le selle
    e il suo antico mistero.
    Porta la tua vita
    dentro la casa che ti accoglie,
    dentro il segreto di occhi
    che ti amano
    e che ti hanno innamorato.
    Porta la tua essenza a vivere
    nella verità di una poesia
    scoperta in un momento rivelato".

     

  • L’AGLIAN’CH’ D’ ORAZ’ IE
     
    Curpas  d color russ ruben
    L’aglianech jè nu resorio ruben
    Quannlu vev pegliet da u tan
    D r  vutt d rover d la cantène,
     
    Venosa du vulture sope l pendace
    Da la terr’ vulcànecha d munticchie
    I fort vetegn da r fort radec
    T dajè nu vène ca ne viviss a quarter,
     
    U caur sol’ du mèrdion
    Face ammaturè l’auvè a upunt giust
    Queste jè la recchezz d’ chiss zone
    Ca t prodauc u veère meglie moust,
     
    U muste pign ch acini succause
    Grazia a Deaie pènnenn  da r vète
    So vere giuielli tant preziasi
    Sol’ i gnurant non l’hann’ capète,
     
    Dai cesti pieni d grappol dorat
    D vèn e ne ènchiene d mantegne
    Da consola scapul e sposat
    E tutt r persone ca ne so degne,
     
    Orazie donnaial e bun gostaie
    D ciòtole s ne iè vippte at vène
    L’aglianch lu rendaie vesp e gaie
    Ca t sfurneie puesie a catene,
     
    Vedav u sole sorger giocond
    Sup alla bella Roma fort e putent
    Captel du lu munn
    Surchiànnesè nu cucch lentament,
     
    D l’agliancha chiss so l vertù
    T sint allegre , sazie e cunsulete
    S’ vuie gustarl amech car vine que
    Nella tranquilla terra d Baselecate,
     
    U clame jè dolce e l’arie jè pulat
    D’ossiggene t inghiae i pulmane
    Darjè maggior impuls alla vata toie
    E la campane a cint’ann sone.

  • 24 giugno alle ore 14:44
    Le parole possono...

    Tappeti di fiori o pozzi bui
    possono diventare le parole,
    il loro potere è sconfinato,
    senza margine
    e senza un preciso colore.
    Negli occhi si possono
    nascondere e svelare,
    nel cuore possono scoppiare
    per il troppo bene
    o il troppo male.
    Le parole fanno viaggiare,
    fanno avvicinare
    o allontanare le persone.
    Le parole possono essere
    cantate, urlate, sussurrate,
    taciute e schernite,
    rese pubbliche o segrete,
    le parole possono essere
    armi o ferite,
    possono diventare piume,
    respiri, spine o sorrisi,
    risate, lacrime, sogni,
    case, disegni e sorgenti,
    le parole compongono
    idee, concetti, visioni
    e si alternano ai silenzi.
    Le parole hanno bisogno
    di essere scritte o pronunciate
    nella verità dei sentimenti,
    ma, spesso, vengono
    camuffate, invertite e travisate;
    le parole d'amore
    sono le più profonde
    e complicate,
    delicate e rese mute.

  • 23 giugno alle ore 13:38
    CARPE DIEMME (FORMA DIALETTALE)

    “Carpe diem disse il Poeta Orazio”
     
    Pigliete ù jurn bbune quann l’haje
    Ca mene t l’aspitt e haje nu uaje,
     
    Nu murs bbune e nu rezzole d vene
    Smezzann pure la vott d la cantene,
     
    Abbind t quann t sint stracque
    E nun t’accuntentà d pane e acque,
     
    La ser’ v facete nu cutturidd
    Se jè fatt afort cu nu mericanidd,
     
    Suppressat, furmagg e nucellene
    Cibb sanizz e tu t sint chiene,
     
    Acchè serv a fè u superb quann’ aia morè
    St ccose so meglie subbit a capi,
     
    Si vù tre nnante la vete p c’intann
    All’aut munn veje ch tutt i pann.

  • 23 giugno alle ore 13:36
    CARPE DIEMME (FORMA IN ITALIANO)

     
     
    Del buon consiglio io te ne ringrazio
    La vita prenditela come viene
    Trattati bene come si conviene,
     
    Cerchi di lavorare il necessario
    La vita è bella e a vote è un calvario,
     
    I veri amici bisogna tenerseli cari
    Perché nella vita sono eventi rari,
     
    Sulla tavola deve starci il necessario
    Non serve tanto cibo in abbondanza,
     
    Ama il tuo prossimo come te stesso
    Altrimenti faresti una pessima figura,
     
    Perciò sii bravo, tollerante e giusto
    Altrimenti la morte si prenderà gusto.
     
     
     

  • 23 giugno alle ore 10:56
    "De rerum Natura"

    È troppo fuori quello che ci sta mancando dentro: desertifichiamo il mondo della sua floridezza. C'è da rientrare nell'extra lusso e il comfort di sé, percepirsi creati per amare il creato. Da sempre abbiamo già tutto -il mondo è bello!-, ma sempre qualcosa ne scalfisce la Bellezza o lo rende volgare: il di più.

  • L'odore del mare
    lo porto nell'aria di certe sere,
    in cui espongo
    col mio sguardo
    solitudine e ferite
    e tutti i miei ricordi
    sembrano fare parte
    di un passato molto più antico,
    dove nel mare si perdeva
    il proprio orizzonte
    su un orizzonte infinito,
    dove l'amore si cantava
    con la voce misteriosa delle onde
    e si sfidava il Fato.
    Il mare lo contemplo
    da un angolo lontano,
    certe sere aspetto
    una nave ancora
    nella mia memoria.