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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 1 ora fa e 31 minuti fa
    umano

    L'umano abita nella grande follia della speranza
    non nella falsa ragione di un calcolo miserabile.
    Nel centro del mondo abbiamo disabitato il linguaggio...
    il linguaggio abita le periferie della ragione...
    nella carne martoriata senza ragione.
    Nel gioco, suprema follia, tutto è possibile, vero,
    in ogni direzione c'é un senso...
    Ma forse non sappiamo più Giocare o Volare alto...
    ...che è la stessa cosa
    ed è l'unica essenza dell' Uomo.
     

  • 4 ore fa e 10 minuti fa
    L'alba del pescatore

    Ai primi chiari, i naviganti
    s’affannano lunghi
    a cavalcare i flutti,
    confusi nel golfo.
    Ma alla roccia del Faro,
    seduto in silenzio, immobile,
    sta solo un pescatore.
    Egli porge l’animo
    ed è già un minuto,
    quando la canna s’impenna
    pel breve guizzare d’un pesce.
    Poi a mirare insieme,
    si fermano i passanti,
    dai spruzzi un po’ bagnati,
    l’attimo d’un sol cenno
    e l’occhio già teso a dare
    l’idea di un pio futuro.
    È finita l’alba degli uomini
    che vivevano quegli anni,
    quando tra cielo e mare
    non v’era alcun confine
    né l’eco di spegnere la voce
    di chi con il lavoro,
    pescava la fatica d’ogni giorno.

  • Ieri alle 23:55
    L'inquietudine dei poeti

    Ti abbraccerei per sentire le tue vene pulsare mentre scrivi poesie Un intreccio vibrante...di emozioni

  • Ieri alle 15:13
    Un attimo infinito

    Un attimo infinito
    fermo sulla soglia
    a trattenere l’esito d’affondo
    e dopo l’ansito
    unisono
    lo scivolo
    e l’estasi del tocco
    dello sfioro
    e l’ardere del solco
    la pressa dell’aratro
    febbre che esplode
    irroro sete gorgoglio
    e tu che bevi
    ogni distillo di rugiada.

  • giovedì alle ore 3:22

    - I SOGNI SPEZZATI -
    Eri una ragazzina con i suoi sogni e la sua spensieratezza. Eri allegria e sorrisi. Camminavi felice, con la testa tra le nuvole perché da poco tempo avevi dato il tuo primo bacio. Innamorata dell'amore e di quella sensazione che dona, aggrappata a quel volo di farfalle nello stomaco, volavi lontano.
    In un giorno qualunque in cui tutto questo ti è stato strappato via...
    La paura non ti permetteva nemmeno di respirare e non era il dolore fisico a spaventarti tanto, ma la tua anima che andava in pezzi. Quelle mani che con forza cancellavano definitivamente chi eri lacerandoti la pelle e lo spirito, quelle mani che per far cessare le tue grida hanno rincarato la dose, diventando sempre più forti e violente e tu, sempre più piccola e muta sotto il peso di un corpo sconosciuto che violava tutto ciò che eri.
    Hai smesso quasi di respirare attendendo la fine, nell'indifferenza di una bestia che di fronte alle lacrime di una ragazzina ha sorriso dicendo: "Impara, ti servirà a far felice un uomo"! 
    Ricorderai quei respiri fino all'ultimo dei tuoi giorni e ogni tanto ancora ti capita di sognarli... Poi l'odore, quello non lo puoi scordare, è rimasto come impregnato sulla tua pelle e ogni tanto quando ti lavi ti sembra ancora di sentirlo.
    Il tempo è passato e tu hai visto guarire le ferite esteriori, ma non quelle interiori, del resto, per quelle serve molta più forza.
    Era difficile anche farsi una doccia e lavarsi le parti intime perché anche solo sapere di averle ti ripugnava... E toccarti ti faceva paura. Avevi come l'anima sporca e se avessi potuto ti saresti cancellata completamente dalla faccia della terra.
    Hai vissuto così per anni, ribellandoti ad ogni forma di ordine o sottomissione e rifiutando ogni tipo di consiglio e di limite. 
    Una vera e propria RIBELLE, che per quei capelli lisci di un colore nero/blu che ti arrivavano alla vita, quella giacca in pelle, i jeans a campana con la bandana in vita e la tua aria da dura, venne soprannominata: "L'indiana". 
    Eri una di quelle da "Temere", che era meglio avere come amica che come nemica. Veramente in pochi sapevano che dietro la corazza di una ragazza di 19 anni, in verità, si nascondeva una bimba di 15 anni a cui erano state strappate le ali e l'unica cosa che desiderava era solo nascondere al resto del mondo le sue paure e quelle profonde cicatrici.
    Era passato altro tempo e tu avevi cominciato a saper convivere con quel peso, portandolo ancora con enorme fatica, ma in modo più dignitoso... Perché TU non avevi colpe.
    E' stato proprio il capire che "TU, NON AVEVI COLPE" a spingerti verso la salvezza, a non nasconderti e a non vergognarti di ciò che avevi subito, perché non eri tu quella che doveva indossare l'etichetta della "Vergogna"!
    Questo ti ha spinto a non dargliela vinta a chi ti aveva fatto tutto questo! Vegetare era regalargli ancora te stessa, ancora di più... Più di quello che senza il tuo consenso già si era preso! 
    Riprenderti la VITA sarebbe stato il tuo obiettivo... 
    Ecco che hai sfidato con enorme coraggio te stessa, ti sei fatta male ripercorrendo ogni attimo, parlandone e curando finalmente quelle ferite interiori che fino a quel momento avevi accuratamente nascosto. Hai dato voce a quella bambina di 15 anni, lasciandola piangere e urlare fino a quando non è crollata stremata ... Per poi rialzarsi finalmente, nelle sue vere sembianze, quelle di una donna di ormai 22 anni! 
    Una donna che non si vergogna più del suo passato, ma lo porta come una medaglia d'onore, perché dopo aver combattuto una guerra, vittoriosa è tornata a casa. 
    Una medaglia importante, in onore di tutte quelle donne che quella forza non sono riuscite a trovarla, magari perché non ne hanno avuto la possibilità. Quelle donne il cui tempo si è spezzato senza pietà in quel momento... 
    Quelle donne che avranno 15 anni per sempre.

  • mercoledì alle ore 21:47
    Io vedo l'estate

    Non vedete che autunno 
    lo sgretolarsi 
    persino dell'ombra 
    sugli alberi morti 
    e fate lauti respiri di nebbia
    lontani dal tufo
    ove attacca
    parvenza di sole:
    su un rivo di poppa 
    sventola l'iride alterchi di volgo.

    Io vedo l'estate, matura 
    dentro le vene d'oro 
    di foglie, il formarsi 
    la linfa che sgorga, pungere luce 
    dai nodi dei rami
    narcisi alla pozza ch'è abbaglio 
    e il vento 
    mi respira negli occhi 
    l'umore d'un seno
    la fronte sul collo.

  • mercoledì alle ore 18:58
    Pioggia d'agosto

    Ho sentito l'odore
    della pioggia appena caduta

    E il picchiettìo de­lle prime gocce
    sulle foglie degli alberi...stupiti

  • martedì alle ore 22:14
    Frammento 11

    Aspetto
    di sentire il profumo
    della tua anima

    So che lo desidero

  • martedì alle ore 22:13
    Frammento 10

    Mi hai fatto emozionare
    con le parole che
    non hai detto

    Il fascino della silenziosa intimità

  • martedì alle ore 21:23
    Ho scelto la solitudine del mare

    Abituato
    a guardare le onde
    ripetutamente
    a abbracciar la sabbia
    ricordo
    la mia liberazione
    incatenandomi
    a quell'abbraccio
    e capire finalmente
    verso quale sentiero
    doveva andare la mia vita
    E cosi' ho accettato
    questo grande dono
    del mio vivere
    a percorrere
    la strada maestra
    e riconoscere il dire
    nel dire degli altri
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:20
    La forza della lettura

    E leggo

    e da queste letture e dal loro potere

    m'accorgo chi sono

    Dostojesky Leopardi Bosca Mencarelli
    Cotugno Catullo Camus Pascal Zampini

    insegnano

    e io imparo a capire cosa voglio dalla vita

    quali sono i desideri
    che possono riempirmi le ore

    e trasformarle in giorni meravigliosi

    Con la mente
    a lasciar visibili i pensieri

    a specchiarsi in se stessi
    e moltiplicarne l'intensitá

    e il cuore

    a sentirsi liberato dei suoi silenzi

    lontano da sbalzi d'umore

    nei suoi battiti
    che sembrano rintocchi celesti

    a farmi sentire
    il ritratto allegro del mio vivere
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:18
    Vivere

    Nel frattempo ne vale la pena

    pensare

    rifletterci

    non é tanto insensato

    con quell'avvolgersi
    all'aria che respiriamo

    al caldo dei raggi del sole
    che si offron liberamente alla pelle

    E inebriarsi di tutto

    rimanendo in piedi
    davanti a se stessi

    coscienti d'esser vivi

    con la propria realtá tra le mani

    negli occhi

    nella mente

    pur nella possibilitá
    d'esser in un sogno
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:17
    Complicitá inaspettate

    La mente implacabile

    continua il suo pensare
    affacciata al vivere

    mentre il cuore piange

    struggenti lacrime
    di condivisione e di stima

    per raggiunti traguardi
    di momenti di simbiosi

    E convivono grati l'una all'altro
    d'ogni palpito d'intimitá

    nel piacere che fluisce e pervade
    appagandone la loro complicitá
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:16
    Intellettualoidi

    E chi non sa

    pensa

    E si racconta barzellette per ridere
    e guarire delle proprie ferite

    appartandosi nella propria coscienza

    scriverci dentro
    smontando emozioni raffazzonate

    e accettarne le sentenze

    La rarità però
    é che una coscienza bisogna averla

    ...a trovarla !!!
    .
    Cesare Moceo destrierodoc

  • martedì alle ore 21:15
    Nuovi pensieri in nuovo giorno

    Mi faccio spazio
    tra la curiositá dei pensieri

    respirando

    il pensare che essi m'impongono

    Attraverso felice
    quegl'istinti di libertá

    e lá m'immergo

    nella purezza di quelle pulsioni

    a apprezzarne
    l'umiltá e la ricchezza

    E attendo paziente
    lo spuntar dell'alba

    e con essa il nuovo giorno

    a portarmi nuovi intendimenti
    e ancora pace e calmezze

    e insinuarsi piano nel mio dire
    come attraverso un setaccio

    con le sue ore a goccia
    a abbracciarmi l'anima
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:14
    Presa di coscienza

    Lacrime diffuse
    saranno stasera nel cielo

    volano da millenni da una graticola
    su cui si e' compiuto un sacrificio

    e io con gli occhi rivolti alla storia
    cucio le mie tele

    abbracciato alla mia passione

    per bagnarle di quella fede

    ispirato da quest'antichitá
    a darmi felicitá e suggestioni

    e riconoscere i miei peccati
    nel desiderio espresso

    di prenderne coscienza
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Sere
    in cui ho come l'impressione
    di trovarmi su una zattera
    trascinata da corde
    che mi tirano
    un po' di qua e un po' di la'
    E me ne accorgo
    nella mia immaginazione
    dopo aver preso il largo
    sballottato senza vergogna
    da correnti istintive
    a giustificare quel navigare
    dentro il mio disagio culturale
    alibi della mente furba
    che si nasconde
    dietro le maschere del vivere
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • martedì alle ore 21:10
    Ho scelto l'eremo

    Mi sembro un co-pilota

    conscio del suo certo futuro
    e rifugiato in una ribellione letteraria
    dolce e malinconica

    che sta seduto su un aereo sempre in volo
    dove tutti siamo ai comandi

    a viaggiare con le parole nel tempo

    Catapultato
    in una notorieta' non cercata

    commosso

    accetto con gratitudine
    questa corona gia' pronta

    che il tempo non fara' appassire

    E nel desiderio di fermarmi

    ho scelto l'eremo

    ma il mondo e i suoi sentimenti
    mi viene a cercare
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • L' innamorata mi tiene per mano,
    l' innamorata ha una culla,
    la culla ha una perla,
    una perla di solitudine.

    Al crocevia del treno
    ero una marea del fado,
    una mare del Creato
    creato dal mare,
    ed un mare, un mare mi ha sconfinato,
    e non posso farne più a meno.

    Ero una marea, una marea del fado,
    e non mi ero accorto,
    non mi ero accorto del morso,
    non sapevo del canto,
    ch'era il morso allo stomaco,
    dove le sporche colombaie
    dimenticate vivono
    alla goccia delle grondaie.

    Al crocevia del treno
    l'amore mi teneva,
    mi teneva per mano

    Il problema del mio cuore
    è che ad un punto,
    ad un punto
    non ho trovato che te.

    (Antonio Blunda - Copyright 2018)

    O AMANTE ME SEGURA PELA MÃO (CANTO DO FADO)

    O amante me segura pela mão,
    a garota apaixonada tem uma berço,
    o berço tem uma pérola,
    uma pérola de solidão.
    Na encruzilhada do trem
    Eu era um maremoto,
    um mar de criação
    criado pelo mar,
    e um mar, um mar me limitou,
    e eu não posso ficar sem isso.
    Eu era uma maré, um maremoto,
    e não notei
    Eu não tinha notado a mordida,
    Eu não sabia sobre cantar
    Essa era a mordida no estômago.
    onde os dovecotes sujos
    esquecer ao vivo
    na queda das calhas.

    Na encruzilhada do trem
    o amor me mantém,
    ele me segura pela mão

    O problema do meu coração
    é que em um ponto,
    em um ponto
    Não encontrei você.

  • lunedì alle ore 20:27
    Gliù sbarche

    Mise e mise mmiéz'a mare,
    brutta vite chélla marenare!
    Gliù bèglie iuorne de sbarcà,
    sèmpe e sole ad aspettà.

    Finalnente arrive la nutizie,
    pròsseme puorte, che delizie!
    Ècche, a buorde gliù rimpiazze 
    isse cumènze e ìe che lasse.

    Tutt'è fatte, ogne cose è pronte,
    valigie mmane lasse gliù pònte,
    la lance avvìe gliù motore,
    Ì so triste, n'n tènghe core.

    Nove mise so ppassate
    aspettènne stu mumènte
    e quanne 'nfine è arrevate
    n'n so chiù tantu cuntènte.

    Allà, d'ogne nave a buorde,
    se lasse vite che ne scuorde 
    e comme vache, a mane a mane,
    m'èsce na lacreme e m'alluntane.

    Tuccate tèrre tutt'è passate,
    l'emozione me so scurdate,
    ate prateche s'hanna fà
    e apuó pensà a returnà.

    Finalmente stonche 'nvole
    manche cacché ora sole
    se refà sentì l'emozione
    pe gli'arrive alla stazione.

    Mane a mane m'avvicine
    simme assaie chiù vicine,
    gliu trène trase in gallerie
    gliù core batte in sintonie.

    Quande appare gliù bagliore
    signe ca stimme pe scì fore,
    me 'ncammine pe la porte
    ma l'emozione è troppa forte.

    Me férme allore a guardà fore
    cu gli'abituale batticuore,
    gliù Starnande sponte a mare
    e, a seguì, la mandóla care.

    A stu punte che pozze fà?
    rèste immobele a guardà,
    pe nasconne a chi accante
    le doce lacreme de piante

  • lunedì alle ore 20:25
    Trestézza marenare - 1965

    Gliù trène lasse la stazione,
    chigliu dun-dun che lòtena canzone!
    È già brutte partì pe tutte chiglie
    che lassene spose, case e figlie,
    ma è tante chiù triste assaie
    se quande tuorne n'n le saie.

    Gliù juorne appriésse  in agenzie, 
    prateche de mbarche 'ncapetanerie,
    cunségne a bbuorde pe la partènze,
    une sbarche e gli'ate che cumènze.

    Ncòppe la nave vite de mare
    antiche destine de marenare:
    uardie, nanòvre e ducumiénte,
    careche, scareche, ate mumiénte,
    sèmpe, cu tempèste o cu bunacce,
    cu mare calme o margiate 'nfacce.

    Passene juorne, settemane e mise
    tanta trestézze senza maie na rise,
    sola speranze uneche cunfuorte
    gliù mumènte degli'arrive 'mpuorte
    quande finalmente  l'agenzie
    pòrte nutizie degli'amoru tije.

    Ma a vote, pe na ragione o l'ate,
    chélla léttere, pe quante desiate,
    n'n arrive e, triste e scunsulate,
    te siénte suglie e desperate.

    Utema resorse parlà agliù viénte
    dumande poche e t'accuntiénte:
    "Viénte che vaie, tu che viéne e vaie, 
    damme na 'mbasciate de chi saie!
    Baste poche, na cosa sole,
    na bona nove e me cunsole.
    Ma che faie, n'n dice niénte?
    N'n sarà maie ca n'n ce siénte?"

    Gliù viénte sènte, sènte e comme!
    ma tire deritte... e ne responne.

  • lunedì alle ore 11:43
    Complicità

    Mi hai fatto emozionare
    con le parole che
    non hai detto

    Il fascino della silenziosa intimità

  • lunedì alle ore 10:24
    Il suono del mare

    Dormo con il suono del mare
    registrato nello smartphone
    copre il fischio ferroso dei treni
    copro insopportabili metafore.
    Flusso. Il flusso transitorio
    presto abbandona ma il mare no
    è la presenza e l’assenza
    immagine che il vento non asciuga.
    Si dondola anche l’ignoto 
    ché non si dimentichi nulla
    poi giù sul fondo
    all’interno tanto violento colore
    fortunati di spiarci vicini
    forre di correnti, posature, coralli.

  • domenica alle ore 22:30

    Mi faccio spazio tra milioni di pensieri tutti uguali, tra milioni di voci squallide di chi si crede padrone del mondo e respiro...
    Respiro profondamente, immersa in un mare di pensieri positivi che mi guidano la mente, senza farmi più condizionare da niente e da nessuno! Vivo come ho desiderato vivere da sempre, completamente libera e immune dai pregiudizi e dalla cattiveria altrui che un tempo mi ha solo scurito l'anima. Mi faccio spazio in modo pulito, senza preoccuparmi di cosa si possa pensare, perché cosa porto dentro e chi sono è una verità che conosco solo io e tutto ciò che "Sentite" su di me... E' solo il frutto di menti fantasiose che non hanno saputo aver cura nemmeno di se stesse! 

  • domenica alle ore 16:04
    Per quante pagine

    lo sguardo, questa iperbole arsa
    per quante pagine ancora?
    è un gridare del tempo
    il peso goffo delle sillabe
    le virgole, i graffi