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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 marzo 2017 alle ore 20:34
    Vicini, ma lontani...

    Non siamo fatti per stare insieme in questo mondo.
    Ci sarà un'altra vita da dividere, ma adesso ci separa un universo.
    Tu ed io distanti e vicini, soli ma insieme, così lontani...
    Un abisso tra di noi,
    anche se fossimo ad un centimetro di distanza.
    Occhi che non si vedono, mani che non si sfiorano, labbra che non si baciano.
    E non c'è nulla di più brutto, di due cuori vicini, ma lontani...

  • 20 marzo 2017 alle ore 11:07
    Versi di primavera

    L’arrivo della primavera
    è molto vicino
    le giornate si allungano
    il sole fa capolino
    fa più caldo
    si abbandona il cappotto
    si mette il giubbotto
    mi rallegro
    per questo nuovo inizio
    della natura
    di ognuno madre
    consolaci con un tuo sorriso
    i tuoi fiori appena sbocciati
    questa stagione precede l’estate
    quando ci sarà il mio matrimonio
    con te mio dolce fiore
    del mio cuore passione
    del mio animo brivido
    dalla mia bocca un bacio
    che superi ogni confine
    giunga a te
    all’improvviso
    come nella notte tuono.
     

  • Così finiva quel comunicato
    degli assassini la vendetta dècupla
    trecentotrentacinque - tutti uomini
    per trentatrè della colonna cràuta
    distrutta dalla bomba in via Rasella.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l’Ardeatina.
    C’erano tutti, a cinque a cinque in fila
    freddati e spinti al buio nelle cave
    di pozzolana, uno sull’altro informi
    coperti dai rifiuti d’una Roma
    afflitta dagli stenti della guerra.
    E’ ancora la più grande strage urbana
    in questa Europa che ne vede altre.
    C’era l’Italia e c’era ogni quartiere:
    il nobile, il commerciante e il milite
    studenti, professori ed operai
    cattolici ed ebrei insieme agli atei
    democristiani e comunisti fusi
    monarchici, azionsti e liberali.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l‘Ardeatina.
    Chi fece quella lista, chi assentì?
    Chi dattiloscrisse il severo elenco?
    Di chi si liberò quella vendetta?
    Cosa pensò chi lesse ad una ad una
    le condanne di quegli ignari martiri?
    Cognomi e nomi asciutti sulla carta,
    i martiri del ventiquattro marzo
    millenovecentoquarantaquattro.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l‘Ardeatina.
    Lento e snervante incedere dei camion
    verso le fosse, in solco dentro buche
    che predicevano lo starsi addosso.
    Fu memoria di donne, madri, spose
    fu pianto d’orfani perenni, ora
    sono settantatré gli anni trascorsi.
    Chi ha visto piangere la madre solo
    quasi trent’anni dopo quell’eccidio
    ché allora non poteva, sì doveva
    correre per non dare in pasto lacrime.
    Ora puoi piangere mamma puoi piangere!
    Possiamo tutti almeno ricordare
    quei martiri innocenti con un nome?
    Quei camion zeppi d’anime già morte?
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    che andarono a morire alle Ardeatine
    sospinti uno su l’altro nelle fosse?

  • 20 marzo 2017 alle ore 0:29
    Si sfila di dosso, la pelle

    Storie e turbamenti
    fragili apparizioni, cancellate.

    Venia dello specchio: la verità
    a me puoi dirla (sussurrala).

    Mai occhiate più dirette ad aprire
    pensieri accovacciati

    il viso liscio non ha ombre
    spezza un copione
    di friabili discorsi.

    Giù la maschera 
    (di città chiuse e svagate)
    tela di agguati
    di sguardi ghiaccioli.

    Allo scarto di luce 
    la fissità
    inchioda l’apparire
    la pelle si sfila di dosso
    tante volte, ultima nel sonno
    si perde
    si discioglie.

  • 19 marzo 2017 alle ore 22:16
    Un dono dal cielo

    Scivolo
    attraverso la mia vita quasi per caso

    imponendo con severità il silenzio
    al mio arrovellare la mente

    lasciandola afflosciata
    come acqua scivolata a valle

    a stagnare in gemiti innocenti

    e cercare la liberazione
    dai dolori del vivere
    .
    cesare moceo

  • 19 marzo 2017 alle ore 20:56
    Io.genero di Zeus e Mnemosine

    E non è più un fardello

    la spossatezza che calpesta il mio vivere
    sotto i raggi del sole cocente

    Ho l'età più bella

    quella che mi regala scosse vitali

    nuove energie nella piacevole sensazione
    d'ammirare la natura che mi circonda

    animata da nuove e sconosciute trepidazioni

    colori d'allegria che riaccendono desideri assopiti

    nella crescente voglia di dar felicità ai miei attimi

    E vado avanti arbitro del mio destino

    ad affrontare le paure con il coraggio

    le sofferenze con la generosità d'amare

    i giorni a venire con la passione nel cuore

    Io accecato da nove fari di bellezza

    Io nove volte genero di Zeus e Mnemosine
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    CopyrightAltro...
     

  • 19 marzo 2017 alle ore 20:45

    Avere a che fare con persone segnate dalla vita non è cosa facile. Queste persone hanno vissuto la distruzione di se stesse. Sono persone che nel dolore hanno saputo ricostruirsi e diventare più forti. Ogni volta che ritrovano il loro equilibrio niente in loro è più come prima. Hanno un senso molto alto di protezione verso se stessi perché sanno quanto costa raccogliere i pezzi. Hanno un accurato fiuto e un sesto senso ancora maggiore verso nuove situazioni. Le persone segnate dalla vita hanno capito che dare una possibilità è cosa giusta, ma perseverare nel concederne altre è lasciare che possano distruggerti ancora.

  • 19 marzo 2017 alle ore 18:55

    Tutti hanno da dire quanto importante sia la sincerità, il rispetto e il mostrarsi a nudo per ciò che si è veramente. Poi non si domandano, laddove non fanno fede alle parole, il male che può fare a chi ne riceve le conseguenze. Non si domandano quanto possa una persona cambiare ai nostri occhi di fronte a certe mancanze, ma soprattutto non si domandano quanto cambia dentro una persona quando le riceve. La verità, i valori, la sincerità e il rispetto deve stare solo sulla bocca di coloro che anche nel peggio ne fanno una priorità... Per tutti gli altri ci sono le "Chiacchiere"!

  • 19 marzo 2017 alle ore 10:39
    Lotta per me al lungomare

    Mai mi son doluto per niente
    Son di seria ed onesta gente
    Son buono per navigare
    Son matto per questo bel mare

    Incantato spesso guardo
    L'Etna con riguardo
    Pentedàttilo spalancato
    Come un fiore sbocciato

    Tristi momenti ho passato
    Tanti dolori poi ho superato
    Qui la morte mi aspettava
    Però a dopo rimandava

    Con la falce si avventava
    Della Madonna non s'avvedeva
    Che poi svelta mi afferrò
    Nella sua luce mi abbracciò

  • 19 marzo 2017 alle ore 0:48
    Sentiero da sogno

    Sentiero da sogno è qui
    dove convergono gli sbocci,
    sono tele sui viali 
    che ci avvicinano al compiuto
    svolando il bianco 
    da odori e rimestii.

    Dipingo quasi, carte
    di idee e materia
    e pensieri di tracce
    da fiore a fiore: un favo 
    di quella luce-oro 
    contagio agli occhi.

    Ho visto, vorrei ancora
    poesie fondersi al vento
    scalpitare sull’erba
    più verde, lunga e morbida
    in pace con i legni.
    E poi quella maniera nostra
    d’essere alberi,
    raggiungere l’intento di fiorire 
    mescere umori d’api,
    ché amore non lo è mai
    senza dolcezza in seno.

     

  • 18 marzo 2017 alle ore 22:09
    Little Italy

    Ho sperato di potere,
    nel tuo petto,
    firmare una tregua con la vita, con le sue estenuanti fatiche.
    Ho sperato di potere,
    nel tuo petto,
    notti, in cui potermi, addormentare,
    e la mia pelle proseguendo sulla tua rendere infinito il mio corpo,
    i miei sogni sui tuoi,
    infinita la mia speranza,
    e il mio cuore sul tuo,
    infinita la mia pace.

  • 18 marzo 2017 alle ore 20:58
    Specchi convessi

    Mi fisso
    assorbendo il mio volto

    negli occhi cerchiati

    dallo scandire infelice
    dei battiti del cuore

    E scruto nelle rughe

    aliti di venti freddi che soffiano
    in quei profondi dirupi scoscesi

    a distorcere l'eco dei peccati
    e il piacere d'esser amato dagli angeli
    .
    cesaremoceo
     

  • 18 marzo 2017 alle ore 20:36
    I segreti del mio fiore

    Conversazioni sussurrate

    scintillanti di misteri

    nella ricerca
    d'un qualche gorgoglìo d'amore nel cuore

    con le parole a emanare profumi d'affetto

    e intridere paletti di sofferenze e depressioni

    vele lacerate nella meraviglia
    di godere della libertà interiore

    Conservare i sogni

    nel piacere di colorarne ogni emozione

    fin quando la vita

    stanca delle scorribande patite

    non decide di cacciarti
    dentro oceani d'ispirazioni oscene

    E allora perdi i tuoi spazi

    i tuoi pensieri le passioni
    e i dubbi

    e cominci con i viaggi inutili della mente

    a rivedere i luoghi della memoria
    in lunghi dormiveglia

    immerso nel vaneggiamento dei ricordi

    momenti d'accesa frustrazione
    al pensiero che la vita fugge via
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 18 marzo 2017 alle ore 19:59
    Tra i pioppi

    E tu sotto al filare
    muovi lanugini da lunghe cripte
     
    arrivi, quale livido di marzo
    scroscio pudico di un sussurro
    sulla mia strada
    confusa con il cielo
    a nutrire incanti di asfodeli
     
    a guisa di apnea, mi cogli
    attitudine al dischiudermi
    radura che profuma d'abbandono.
     

  • 18 marzo 2017 alle ore 18:56

    La strada che percorri ti cambia. Soprattutto a cambiarti saranno le persone che incontrerai lungo di essa. Da alcune cose non si torna indietro. Quando qualcosa arriva fino dentro l'anima e colpisce a fondo è naturale che qualcosa di essa muore. Se è la fiducia che tradiscono, ti fiderai meno. Se è il cuore che spezzano, sarà più difficile tornare ad amare. Se sarà la tua bontà ad essere sfruttata, imparerai che a volte non esserlo troppo è meglio. Se è l'opportunità che viene gettata, imparerai che più di una non va data. Ognuno ha un percorso diverso, ci sono cose di te che perdi e puoi ritrovare e altre che non ti apparterranno mai più.

  • 18 marzo 2017 alle ore 14:21
    O viecchio piscatore

    Assettato 'ncopp' o muolo
    guarda 'a cesta vacante,
    comme allucche l'acquaiuolo:
    "manca 'a neve", pare cuntente.

    Tu no, staje stunate 'e sole
    e tiene a lenza abbandunate
    là sotto, comme 'e ffigliole
    e vote, dispettose e sprucete

    veneno, tuzzuleano, e se ne vanno
    e tu saje che stasera, 'nfine,
    te miette 'ncuollo 'e panne
    e va a fern' cu' e nespole e giardine.

  • 17 marzo 2017 alle ore 21:12
    Ruvido raccolto

    Dediche

    vissute senza entusiasmi

    nel tremendio affascinante
    delle fantasie infiammate del vivere

    immaginazioni di vita da cui fuggire

    per perdersi in paure senza rumori
    e tumulti colmi di timori

    E viver di passioni

    accampato nelle paludi dell'amore

    a bonificare e coltivare dentro l'anima

    campi incolti

    disseminati di brandelli di menti
    ricusate dalla vita

    e cuori in perenne conflitto con Dio
    .
    cesaremoceo
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  • 17 marzo 2017 alle ore 21:05

    Sono bravissimi a tramutare i loro errori nelle tue colpe. Perfettamente impegnati a riempire le loro vite di argomenti scontati e superficiali che trattano sempre dei difetti altrui e mai dei propri. Ottimi manipolatori mentali, ma molto piccoli sotto il punto di vista dell'essere umano. Non hanno maschere perché la loro faccia è una sola, ma la loro mente è un labirinto di vere e proprie elaborazioni maniacali. Tendono a schiacciare per sentirsi migliori e quando si imbattono in qualcuno che ha una personalità non mutabile, ma sicura e ben definita il loro attacco porta solo un nome: L'OFFESA! E mentre loro saranno ancora intenti a lanciarci fango per distruggerci, noi saremo talmente lontani e in alto che l'unica cosa che gli resterà è ricordarsi di noi come la loro ennesima "Sconfitta"!

  • 17 marzo 2017 alle ore 9:39
    Inizio di primavera

    Anche se non è ancora primavera
    inizia il caldo
    la nuova stagione
    porterà nuove amicizie
    e salderà quelle vecchie
    tanti fiori variopinti
    le giornate mano mano
    si allungheranno
    la brina e la rugiada
    si allontaneranno
    verrà la primavera
    con il suo abito da Arlecchino
    meraviglia i campi saranno
    l’amore sboccerà di nuovo
    fra i fanciulli e gli adulti
    nuovi sentimenti ci saranno
    festa grande sarà per tutti
    anche per me.
     

  • 16 marzo 2017 alle ore 16:04

    Le "Belle persone" vinceranno sempre. Loro vinceranno senza dover giustificare niente. Le belle persone non hanno il bisogno di smentire a parole le false accuse che a loro vengono rivolte. Hanno azioni che parlano da sole, hanno un cammino che fa da testimonianza a ciò che sono. Chi le ha davvero conosciute, vissute e amate non ascolterà mai il "Superfluo" che gli gira intorno. Le belle persone costruiscono la loro strada concentrandosi sulla loro di vita e mai su quella degli altri. Esse non ascolteranno mai "Lezioni di vita" che arrivano da chi una propria vita non ce l'ha. Loro le basi per costruirne una vera già le hanno e dei vostri consigli non sanno cosa farsene. Le belle persone restano belle anche di fronte ai giudizi e alle finte storie costruite su di loro da parte di chi è sempre rimasto un "Passo indietro" al loro.

  • 16 marzo 2017 alle ore 0:37
    Le lucertole

    La sera guardo
    le persone come persone
    e le luci delle case popolari
    le sento sussurrare
    storie tristi e caldi abbracci
    quando le tende scostate
    tradiscono un sorriso
    le mani intrecciate
    la luce si spegne
    e le persone fanno l’amore
    chissà con chi
    con quali storie
    con quanti baci.
     
    La sera penso
    alla vita del signore
    che porta a spasso il cane
    dietro le staccionate bianche
    se quando la sua ombra
    si allunga sotto i lampioni
    sorride come quando era bambino
    e che quella passeggiata
    lo faccia volare
    fuori di casa
    la moglie lo aspetta
    alla luce dell’abat-jour
    gli manca.
     
    La sera sono solo
    alla finestra
    una sigaretta dietro le tende
    la gente fuori
    non fa rumore
    io aspetto che qualcuno bussi
    le nocche sulla porta
    o che gridi il mio nome
    dal giardino
    come quando da piccolo
    scendevo a giocare
    col pallone tra le braccia
    e sorridendo mi buttavo
    con le ginocchia sulla strada
    ore sotto il sole
    a cosa pensavamo poi
    non facevamo l’amore
    non aspettavamo nessuno
    guardavamo le lumache
    e ci chiedevamo dove fossero
    prima della pioggia
    e se le lucertole quando crescono
    diventano serpenti
    o coccodrilli.

  • 15 marzo 2017 alle ore 20:56
    Il sogno di Narciso

    Nell'interiorità
    ringiovanita di coraggio e di fierezza

    e che cantilenando risorge
    ad ogni alito di passione

    simile a un'onda che ritraendosi
    riacquista la sua forza

    e s'abbatte con dolcezza
    e rinnovata gioia sulla sabbia

    a rinsaldare gl'invisibili legami
    che li legano nel loro destino d'unione

    vantando con quella carezza
    la sua volontà d'amare

    sbrano ingordo i miei giorni

    poetando del mio sogno
    d'appartenere a uno stuolo
    di uomini di valore

    E consegno le mie rime al futuro

    allietato dal desiderio
    d'elargirgli il mio fiero cammino
    .
    cesaremoceo
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    copyright 

     

  • 15 marzo 2017 alle ore 20:56
    L'immortalità dell'idiozia

    Sussurri

    sibili di voci roche
    nate dall'irrequietezza

    vita e mito
    di malcelate acredini

    intrecciate a oscurare la mente

    e raccontare realtà
    scoppiettanti di fronzoli

    a confermare i distacchi umani

    lusinghe appariscenti
    ai margini del comprendere

    a delineare barriere di non ritorno
    in scenari che coinvolgono tutti

    di pensieri e sentimenti
    che si vendono le coscienze
    .
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  • 15 marzo 2017 alle ore 19:51
    Delirium Tremens

    Dell'ala maldestra di umano corpo
    sono il grido  inneggiante  rivolte
    Dell'albero maestro
    di nave traboccante speranza
    sono crollo di anima in sua essenza
    E il tempio di carne sta in piedi
    seguendo
    divini ingegni
    ancora inconoscibili
    Al barcollare di radici
    foglie
    e alabastri
    Infettati di canto
    Io sento
    Tutto quanto
    nel vento
    Di alba
    nascosta
    in ogni tramonto
    Come manto di pelle
    ricoperto d' asfalto

    Nell'ultima danza
    di fiore nel fuoco
    mentre gira impazzito
    sul suo stesso rogo

  • 15 marzo 2017 alle ore 18:11

    Spesso la vita ci impone di correre e il tempo passa così velocemente da non permetterci di capire quanto poco spazio diamo alle cose più belle e semplici. Poi un giorno tutto si "Sofferma" e tu cominci a pensare... E questa volta non pensi a ciò che vorresti fare, rincorrere o raggiungere, ma stranamente pensi a ciò che hai trascurato e lasciato dietro. A tutti quei momenti importanti ed intensi, ma vissuti troppo in fretta. A quei rapporti spesso trascurati per le frenesie quotidiane. Agli abbracci non dati perché la rabbia li ha schiacciati. Alle parole non dette perché l'orgoglio le ha soffocate. A volte dovremmo fermarci un attimo per dire: "Cara Vita, ho aspettato tante volte che tu mi concedessi alcune cose, adesso aspettami tu... Perché voglio godermi ciò che la tua frenesia spesso mi impedisce anche di vedere"!