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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 aprile 2017 alle ore 1:07
    Tristezza

    A volte, come oggi,
    ti osservo;
    e quasi tutto ciò che desidero,
    mi appare in te;
    una piccola incertezza nella vita,
    le tue labbra appese come frutti in estate,
    i tuoi occhi ombrosi,
    la tua mano tremante,
    la tua pelle chiara appena intessuta nel freddo della montagna,
    la tua luce perpetua,
    il sorriso che mi insanguina il volto.
    Ma allora dimmi,
    che tristezza sei tu che mi catturi con il silenzio.

  • 16 aprile 2017 alle ore 22:16

    Ho imparato a guardarmi dentro e a scavarmi fino dentro l'anima. Un "Qualcosa" di cui non posso fare a meno e se ogni tanto non lo faccio non mi sento apposto con me stessa. Amo entrare nel "Caos" che spesso mi appartiene e rimettere un pò di ordine tra le tante cose ammassate e in disordine che ho dentro. Amo farlo perché mi aiuta a capire cosa non va e cosa devo cambiare. Accuratamente sposto le poche cose certe, gli affetti sinceri e i ricordi preziosi... Afferro i problemi, le paure e le delusioni e le porto in superficie. Non voglio più scappare o rimandare, ho capito che per vivere serena devo affrontare e superare. Per questo da un pò di tempo il rapporto più bello, importante e vero ce l'ho con me stessa.

  • 16 aprile 2017 alle ore 20:31
    Tutto un secolo attraversò la nonna

    Tutto un secolo
    attraversò la nonna
    impastando focacce,
    le più spettacolari
    nutrivano attese del sabato santo.
    Finché un’ultima Pasqua
    chiuse la madia e lasciò cadere il setaccio.
    Partì per un viaggio
    di rive appena sbirciate
    lei che poco sapeva di viaggi
    tranne quelli di mulattiere,
    campi di spighe e vigneti
    e il garbo profondo della gioia data ai cari
    appena appena rivelata agli occhi
    come il giorno quando inizia a lucere.

  • 15 aprile 2017 alle ore 17:54
    Lo spaccio di endorfine

    All’alba non mi nuoce
    lo spaccio di endorfine
    nel brulicar di tossici
    in crisi d'astinenza
    che al parco si dan voce.

    Lo sforzo è la moneta
    che circola veloce
    ed è per i neofiti
    parecchio inflazionata,
    ma l’anima più lieta.

    La pioggia è recessione
    e sol chi non si frena
    può accedere al mercato,
    se il giorno rasserena
    s’attiva l’espansione.

    Lo spazio è misurato
    e ad ogni giro pieno
    s’accumula sudore
    che pèrcola al terreno:
    si è in debito di fiato.

    Ma nella comunanza
    il tempo si fa lato
    si limita il dolore
    lo scambio è regolato
    e il sangue va in vacanza.

  • 15 aprile 2017 alle ore 15:33
    passiamo insieme al Triduo

    ti lavo l'essudato in cave estreme
    il marchio della terra, ora sei a casa
    passiamo insieme al Triduo

  • 15 aprile 2017 alle ore 14:33
    Come una volpe

    Ricordo bene
    Quando ti conobbi
    L'estate finiva
    Mai lo dimenticherò
    Nuvole scurissime
    Cattive compagne 
    Ben ascoltavano
    Le mie lagne
    Con un cielo bizzarro 
    Così a strisce
    Mai veramente 
    Ho visto un pesce
    Così io pescavo 
    Molto triste
    Quando all'improvviso
    Tu apparisti
    Da lontano 
    Splendida ti mostrarti
    La giornata cupa
    Così tutta illuminasti
    Piano t'avvicinavi 
    Come una volpe
    Che giocare sa
    A nascondino
    Quella però eri tu
    Che così arrivasti 
    E sulla sabbia
    Un cuore ti rubasti

  • 15 aprile 2017 alle ore 13:40

    Non basta parlar d'amore per essere capaci di amare e non basta avere sentimenti per saperli donare! Quando una persona continua a puntare solo su questo non capendo errori e problemi, non capendo che questo non basta... Fidati, non lo capirà mai. 

  • 15 aprile 2017 alle ore 13:29

    Sono come l'accento sull'ultima lettera di una parola. Quel qualcosa che da un tono più marcato e netto alla tua vita. Però... sono anche il punto interrogativo alla fine di una frase, quel qualcosa che ti farà sempre avere un punto di domanda su chi hai di fronte. Sono una perenne scoperta, una ventata inaspettata e mai prevedibile. E' si... Sono un'anima strana, contorta. Un'anima nella quale in pochi hanno avuto il privilegio di entrare. Forse non mi conoscerai mai veramente o forse sono io stessa che non voglio farmi conoscere mai fino in fondo.

  • 15 aprile 2017 alle ore 9:13
    Finestre private

    Aprile non s’accorge 
    delle parole sciolte nelle falde
    di rivoli inquieti e sotterranei.
    Aprile sorride nei giardini pensili,
    ha finestre private 
    per chi ha fame di ginestre e sole.
    Egocentrico, insinua crudezza 
    in fioriture, dove l’incanto 
    è un rampicante in dispersione.
    Passa, apre cancelli asfittici.
    Sfiora -miti in penombra-
    gli sguardi che hanno brillato
    d’istinti buoni.

  • 14 aprile 2017 alle ore 21:31
    Splendente

    Vedo
    nei tuoi occhi radiosi
    e verdi
    come smeraldi rari
    l'essenza pura
    della tua anima
    Dolce e inquieta

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:35
    E poi di te

    In questo mio contemplare 
    il risveglio della natura
    mi son compagne 
    ilarità e afflizione

    Entrambe indispensabili 
    per potermi meravigliare 
    anche quest'altro aprile, anzitutto di me 
    ancora così capiente da starmi dentro tu

    E poi di te 
    che fischi e soffi
    come vento nelle vene
    -poesia.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:34
    In bocca al baccano

    T'ho perduta tra l'erba di aprile
    e per adesso non se ne parla di ritrovarti
    ma tu resta là, mia solitudine
    anche se intanto l'erba si allunga

    Sono solo caduta in bocca al baccano
    e non so come uscirne
    ma tu resta là.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:33
    In pace o suppergiù

    Non lo avrei detto 
    di riuscire a spargermi 
    ai piedi del vecchio ulivo
    in pace o suppergiù

    Anche se tra le fronde
    c'è più azzurro che in tutto il mare
    -pallido lui

    Come stesse evaporando
    per mostrare al mondo 
    gli avanzi dei suoi misfatti

    Eppure per assurdo resto in pace
    almeno un poco, almeno io.
     

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:20
    Per non pensarti

    Non lo saprai
    che ho smesso di morire 
    per non pensarti più 
    e nemmeno saprai 
    quanto ancora mi costi
    alitarmi il sangue

    Eppure, viva come sono e sono,
    ti penso ancora, in modo diverso

    ma

    fai per esempio 
    che incontro un fiore solo sulla sabbia, 
    ti penso e sai, non piango
    m'inginocchio casomai alla buona
    per guardarmici dentro
    -spettina petali il vento

    e se ancora non piango
    lo raccolgo e lo immortalo

    Ucciderti vale sempre la pena 
    per fare poesia, ricordo mio 
    di te.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:19
    Fino a che puoi

    Timido marzo, 
    quando la sera tolgo le scarpe
    è un passo in meno 
    da qui ai tuoi acquosi schiamazzi

    e forse sarai ancora com'ero un tempo io, 
    figlia del mare come adesso 
    ma gli occhi sai, non bruciavano 
    nel risalire il profondo

    Fino a che puoi
    conservati in stato di grazia
    amore mio fanciullo
    -ascoltami.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:16
    Del fiore di melo

    Del fiore di melo
    m'incanta e mi turba 
    quel suo neverosa sottile 
    simile a carta velina
    però più fragile,
    come me talvolta.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:14
    AnimAvara

    Anima piatta,
    camminandoti sopra
    non inciampo
    non sprofondo
    non c'è gusto 

    ché sei avara tu!

    Di te...

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:13
    Semi di mandarino

    Continuo a sputare semi di mandarino 
    dalla notte di Natale in punto,
    mirandoli al cuore di madre terra 
    ché a quell'ora già sentivo
    sale di madre tintinnare
    e le pietre cantare del giusto la morte

    Povero Cristo
    ma chi te lo fece rifare 
    a venire a questo mondo,
    un altro Giuda sta quasi per baciarti,
    dovresti saperlo a memoria 
    come andrà a finire

    Risorgerai lo sai
    dal belare degli agnelli
    tra le rondini e gli ulivi
    risorgerai lo sai!

    Ma per cosa dimmi
    se tanto poi sarà come sempre 
    e lo sai

    Eppure ancora sputo là, 
    semi di mandarino.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:05
    In nomine Fabo

    Casomai la malasorte
    si accanisse sul mio corpo
    sarei costretto (d)allo Stato
    a dipendere dagli altri,
    più o meno come quando

    -ero un bel pupo

    Solo che non potrò sgambettare allegramente
    quando mamma mi cambierà il panno
    e non potrò farle ciao ciao con la manina 
    e nemmeno le sorriderò
    ma il perché non te lo spiego,
    immagina...

    di avere magari la mente lucida
    e perciò i sentimenti più vivi che mai,
    immagina di non riuscire a sopportare 
    un simile martirio 
    -il cuore che batte come un tempo 
    ormai perduto, come quando eri carne 
    e non l'avanzo

    Immagina di ricordarti
    magari ogni santo giorno
    a quanto era bello 
    quand'eri un bel pupo soltanto

    Immagina di riuscire 
    ad accettare tutto questo
    con serenità,
    infine immagina di non riuscirci
    di voler morire del tutto

    -Staccate la spina-

    e morire per morire 
    che almeno possa morire in patria.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:03
    Sarò il glicine

    Sto chiudendoti 
    un'altra volta gli occhi,
    buona morte mio inverno

    Sarai presto un bacco 
    ed io il tuo succo,
    sarò glicine che risale l'abisso 
    per arrivarti alle labbra
    e lì avvizzire

    Buona morte anche a me.

  • 14 aprile 2017 alle ore 20:01
    Ancora non ho finito

    Pensa che germogliarono 
    per giunta i sassi
    ma io no

    Dopo molto accadde 
    d'iniziare a germogliare anch'io
    e ancora non ho finito sai... 

    Non lo so se ci riesco 
    a mettermi al mondo per intero
    in fondo non sto tanto male 
    ad essere un po' sì e un po' nulla

    Forse non ho bisogno di esserci del tutto 
    o forse non ce la faccio e basta.

  • 14 aprile 2017 alle ore 19:48
    Tutto il resto è SESSO

    Sono nata, eccomi al mondo
    come chiunque son nata anch'io
    e come chiunque sono nata persona
    - mio padre va urlando - di SESSO femmina!

    L'essere a tratti molto diversa 
    da quei nascituri là, di SESSO maschio,
    non sarà certamente un problema
    anch'io come loro potrò crescere serena 
    per diventare un giorno donna 
    e loro uomini

    - forse

    Quando vorrò realizzarmi 
    forse non mi ostacoleranno
    forse mi aiuteranno
    e quando vorrò fare qualcosa
    o invece non vorrò farla
    forse non mi picchieranno 
    forse mi capiranno

    Forse mi ameranno per davvero
    e ameranno il mio corpo,
    non lo copriranno con la scusa di un dio 
    forse non lo mutileranno con la stessa 
    o con altre assurde scuse

    Dicevo - forse 
    e tu dirai, sono appena nata 
    sono nata persona di SESSO femmina
    e ho così tanti forse, ma che ci vuoi fare...

    manco ero nata 
    che già mi giungevano all'orecchio 
    voci di persone,
    come me di SESSO femmina
    ridotte ad altro
    a tutto fuorché a persone,
    ridotte a una volgare questione 
    di SESSO e supremazia
    (del più debole sul più forte?)

    - perché!

    Il perché in fondo è assai banale 
    si chiama Male e il diavolo non c'entra
    questo lo capisco anche io 
    che sono appena nata,
    ancora non so parlare 
    figurati il resto
    però sorrido e penso (a te)

    Penso che non vorrei piangere 
    se non qualche volta di fame e di sete 
    e di altro anche, fai qualche gioia
    e perché no, pure d'amore se proprio devo,
    d'altronde ho appena saputo 
    che la vita è anche dolore
    ma senza esagerare,
    né sangue né fuoco

    vigliacchi!

    Però so che mai vorrò piangere
    solo perché di SESSO femmina,
    questa colpa che non è colpa
    semmai mielata dannazione

    Prima di guardarmi
    se la scrivano sugli occhi 
    la parola Rispetto
    quei nascituri di SESSO maschio,
    ché come loro sono anche io persona 
    e tutto il resto è SESSO.

  • 14 aprile 2017 alle ore 19:40
    Se mai saprò disfarmi

    Se mai saprò spogliarmi 
    di tutto questo tempo 
    avrò da dirti tanto

    Avrò da dirti forse
    di come il vento può farsi musica 
    e non spavento

    Avrei anche da dirti 
    che invece delle fragole
    succhiavo rose bianche

    i petali mie ostie
    e amarti 
    un gran peccato

    Se mai saprò disfarmi
    di quando non ti ho avuto
    mi rifarò le trecce

    poi giocherò col fuoco 
    finché non bruceranno 
    insieme a questa pioggia

    e tu 
    l'ultima goccia 
    di amore mancato.

  • 14 aprile 2017 alle ore 19:38
    Potendo

    Potendo 
    me ne andrei via di qua
    lasciando radici 
    a vacillare

    Via, da questo sporco di nome mondo
    nei fatti troppo immondo
    oramai non più casa 
    per niente e per nessuno

    Se ne andrebbero potendo
    pure alberi e fringuelli
    e le vacche belle grasse 
    insieme a quelle tutte ossa

    Potendo anche i nani pacchiani
    dei giardini imborghesiti, via!
    A braccetto con gli altissimi ideali 
    di umiltà e sostanza

    E, sempre potendo
    se ne andrebbero persino i cari estinti
    ché non c'è pace mai
    neppure a star di sotto

    Sì, potendo me ne andrei via di qua
    lasciando radici a vacillare
    e come nulla fossi 
    vagherei per galassie

    in cerca di asterischi
    che sappiano spiegarmi perché 
    questo mondo giri sempre più al largo
    anche solo dall'ombra d'iddio.

  • 14 aprile 2017 alle ore 19:14

    Non una di quelle che il suo dolore lo manifesta al mondo. Amo, odio, piango, rido, non importa... Ogni cosa la condivido solo con chi decido io. Non sono fredda e nemmeno mielosa. Non sono un genio, ma nemmeno una stupida. Non sono una "Prima della classe", ma nemmeno l'asino della scuola. State calmi e rilassati. Paragonatevi pure, giudicatemi pure, sminuitemi pure, non importa. Riempitemi di storie che non mi appartengono, di colpe che non ho e di mille volti falsi, non fa niente. Credetemi con la mia anima e con la mia coscienza sono io a farci i conti ogni singolo giorno e vi posso assicurare che mi posso permettere di camminare a testa alta... Sempre! Voi?!