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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 gennaio 2017 alle ore 23:23
    Il cubo di Metatron

    Tredici mani di luce
    inventano colori e suoni,
    acquarelli d'anima 
    rotanti 
    nel pentagramma conico.
    Squarciano il buio 
    arpeggiando 
    l'incedere del tempo,
    coprendo la brace dell'odio
    con cenere d'angelo.
    Dal nulla all'equilibrio.

  • 30 gennaio 2017 alle ore 21:31
    All'improvviso...la coscienza

    Voglio stare ancor da solo

    con i miei giorni
    a cominciarli da me

    in compagnia delle lacrime
    velate delle mie poesie

    Albe serene
    in soffi di tenua luce

    danzano negli occhi
    appena dischiusi

    sugli inconsci pensieri
    delle dolci carezze
    al mio mare dorato

    Rivedere i miei sogni

    dispersi in sonni
    pateticamente illusi

    a descrivere i ricordi

    nel respiro ansimante
    che raggela il volere
    e nutre l'inquietudine

    E veglio

    col mio libro di rime
    aperto tra le mani

    a percuotere i tamburi della poesia

    mentre mi stringo cosciente

    ristretto nella mente
    a parlarmi d'amore e di pace
    .
    cesaremoceo
     

  • 30 gennaio 2017 alle ore 14:07

    C'è chi impara a correre più veloce del vento... Io invece, ho imparato a correre più veloce del dolore. E' stato il modo migliore per lasciarmi dietro ciò che faceva di me un corpo senza battiti. Poche sono le persone che possono capire come ci si sente, in fondo solo tu lo sai. Non mi sento di dover spiegare nulla a nessuno di ciò che nel mio intimo in questo momento può essere ingestibile. Le uniche spiegazioni che devo, sono quelle rivolte a me stessa. Sono quelle dove io stessa tra mille lame mi svincolo per cercare un appoggio più morbido dove riposare il mio "IO" attendendo che quelle maledette lame comincino a bruciarmi meno sulla pelle.

  • 29 gennaio 2017 alle ore 21:05
    Fratelli in guerra,rivali in amore

    Spiarmi

    nel mio farfugliare tra le nuvole

    intrise di presagi apocalittici

    pensieri che affollano
    le piazze del mio intelletto

    ritti

    dinanzi all'oscurità
    che riempie i miei vuoti

    Io ladro derubato

    complice delle luci spente

    che illuminano il pallido grigiore
    delle feste delle morti

    e gl'illimitati orizzonti

    quasi senza sole

    delle sepolture degli equivoci

    con il cuore e l'anima

    colombe incatenate
    sotto il fardello dei tormenti

    a barrire nel loro coraggio
    di sopportar sfortune

    e esser felici senza alcuna certezza

    schiave degli amori

    schiave delle guerre

    Ora

    tutto ciò che mi resta 
    è la mia dignita

    Lasciate che la conservi intatta
    .
    Cesare Moceo
     

  • 29 gennaio 2017 alle ore 20:52
    Non tutte le gocce fan traboccare i vasi

    Me ne vado solitario
    per le strade dei pensieri

    educato ad attraversarle
    sulle strisce colorate dei ricordi

    e in quell'andare

    mi soffermo in momenti di vertigini

    smarrimenti della mente

    come chi crede
    d'aver sbagliato la rotta per la vita

    E mi sembra d'un tratto
    d'esser catapultato su di un palcoscenico

    per altro ben allestito

    a recitare non so se la tragedia
    o la commedia di me stesso

    davanti a un pubblico festante
    che m'acclama e chiede il bis

    E allora mi concedo ancora al mondo

    in gocce di rugiada d'albe fresche

    che fan traboccare il mio amore
    nel tempo che mi resta

    e strusciarmi felice

    nella magnanimità della mia natura
    che a lui m'accompagna
    .© ®
    Cesare Moceo

  • 29 gennaio 2017 alle ore 20:46
    La Sposa delle Isole

    Delicatamente, 
    la dolce sposa attraversa la navata
    decorata con splendide rose
    e vestita di alabastro e di perle.
    Le sue guance arrossiscono
    allo sguardo del suo amato,
    mentre intorno a lei
    la dolce brezza del mare del Nord
    porta con sé
    esotici profumi
    e meravigliosi canti.
    Ma, ecco un'ombra oscura
    si posa sul viso dello sposo,
    facendo brillare i suoi occhi
    di una luce sinistra,
    mentre si tingono di sangue.
    E l'inferno emerge dalla terra
    oscurando i cieli
    con diaboliche tempeste
    decomponendosi,
    in fetide nebbie.
    L'essere orrendo
    e il suo corteo
    trascinano,
    la sventurata sposa
    nel nulla,
    lasciandosi dietro di sé
    soltanto
    orride grida.

    Liberamente ispirato alla leggenda popolare scozzese che narra la terribile storia di un vampiro, che assumendo le sembianze di un defunto, cerca di succhiare il sangue di una giovane vergine entro la notte di Ognissanti, per poter mantenere i suoi diabolici poteri.

  • 29 gennaio 2017 alle ore 16:02
    Senza voce

    Mi hai tolto l'aria
    mentre stavo respirando
    Ora sono di pietra...
    senza voce

  • 29 gennaio 2017 alle ore 13:26
    Un amore sbagliato.

    Un amore così sbagliato, che non ha senso viverlo.
    Ma è un amore consapevole,
    testardo,
    tenace,
    irrinunciabile.
    Un amore così forte ed impetuoso che stravolge gli animi e la volontà.
    Un amore determinato,
    appassionato,
    senza regole.
    Un amore a volte ferito, a volte deluso, a volte senza speranza.
    Ma ad un amore così grande, non si può rinunciare, anche se è sbagliato.

  • 29 gennaio 2017 alle ore 13:25
    Il mio mare

    Tu sei il mio mare, forte e caparbio come una tempesta.
    Nei giorni bui, le tue onde mi rassicurano, mi sollevano e mi portano in alto.
    Tu sei il mio mare, calmo e silenzioso, che quieta la mia anima quando ho bisogno di dolcezza.
    Un mare così profondo che mi ci smarrisco dentro, immersa nei tuoi colori e nei tuoi delicati movimenti.
    Tu sei il mare che ho dentro gli occhi, quando sono così lontana.

  • 28 gennaio 2017 alle ore 21:09
    Uomini...chi di parola,chi di parole

    Sovrana e regina
    stasera sei tu mia luna

    nel tuo soave influsso
    a dar fiato al mio sgardo

    beato nell'inebriante luce

    delle vaghe stelle
    che ti danzano attorno

    dolci virtù a rallegrare il mio cuore

    Rivolgo a te

    in questa mia preghiera

    ogni mio ancestrale e selvatico sospiro

    affinchè in questo sommesso rumorio

    germogli il piacere
    di vagabondare senza tempo

    per i terreni angusti dell'anima

    tappa obbligata delle emozioni
    cariosside nuda delle passioni assopite

    E tornare così
    alla mia dimensione umana

    a quel valore aggiunto del mio Essere

    che mi faccia sopportare i dolori
    che m'impone il mio vivere
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 27 gennaio 2017 alle ore 22:47
    Apri l'anima

    Apri l'anima
    Saprò accarezzarla
    come farei coi petali
    di una rosa bagnata di rugiada
    Apri l'anima
    e il tuo profumo
    inonderà ogni mio desiderio

  • 27 gennaio 2017 alle ore 21:39
    E scrivo rime ancora dietro il filo spinato

    Condivido con il mondo
    il mio passato meticciato di ricordi
    e ingravidato di spiacevoli nostalgie
    volteggi di danze sognate
    emozioni intense e delicate
    di sapori di baci immaginati
    profondi sospiri di vita non vissuta
    a intridere l'aria di ciò che l'anima sente
    Percorro la mia e la nostra storia
    spesse volte pervasa
    da cruda imprevedibilità
    nel suo evolversi
    senza avvertirci
    dei fuori programma
    in netto contrasto
    con i desideri e le attese
    E mi sforzo di capire
    da che parte va il mondo
    per indirizzare la mia rotta
    verso la meta eloquente
    del continuare a scrivere
    senza che il futuro
    mi dia per disperso
    nel grande mare dell'anonimato

    chi si sarà vestito
    della roba d'altri
    rimarrà nudo
    finanche senza mutande
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 27 gennaio 2017 alle ore 21:22
    Il silenzio

    'La mia fede/ che credevo fatta in pietra"

    Il silenzio assordante
    Mura la mia anima assopita
    Il mio fumi-e a Nagasaki aspetta
    Come una ghigliottina
    Che mi attende sotto casa:
    Lo smarrimento del silenzio.
    Perché, mio Dio,
    Tu mi abbandoni?
    In queste urla sparpargliate
    Della gente
    Nell'orrore della vacuità distratta,
    La mia persecuzione quotidiana:
    Tu, infin, chi sei?
    Tante cose di Te mi han parlato.
    Eppure, misterioso flusso
    D'incessante desiderio:
    Tu, chi sei?
    Tu lo vinci questo scandalo,
    Quest'orrore mio che mi corrode l'anima?
    E questa carne mia
    Ch'è tutta un limite,
    Questo muto, spogliato amore mio
    Tremante e fragile
    Spaventato e piccolo
    - Mio dio, quanto sei piccolo! -
    Lo abbraccerai tu, come fece
    Il Figlio tuo con Lazzaro?
    Stasera trascrivo il tuo silenzio
    Che si annida ancora sussurrando
    Tra questa sudicia mia malinconia
    Che quest'oggi proprio ora
    Ha perso ogni che
    D'eroica nobiltà.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 20:50

    Se ti avvicini ancora un pò capirai che dietro i miei silenzi possono nascondersi respiri fatti di morbide intese. Se ti avvicini ancora un pò capirai che non tutta quella durezza che mostro è reale, magari molta di essa nasconde qualcosa di estremamente dolce. Se ti avvicini ancora un pò e io resto ferma senza tirarmi indietro ... Sappi che è come se ti stessi dicendo:"Resta vicino a me e non allontanarti più"!

  • 27 gennaio 2017 alle ore 20:50
    Musiche interiori

    Fervide e sincere volontà
    d'auspicati sussulti d'amor patrio

    chiedo a te Italia mia

    Tu ancora ora
    "nave senza nocchiero in gran tempesta"

    tramortita da mille vergogne
    e soffocata dal peso degli egoismi

    di uomini che sanno ragionare
    solo di pancia e non d'intelletto

    Solidali armonie

    desidera il mio cuore ferito
    da guerre e persecuzioni

    in questo arcobaleno di fedi

    e di colori di pelli d'altri uomini
    che gridano forte a invocare la vita

    E invece tristi e leste avanzano le notti
    in terremoti e slavine

    e nelle parole gettate al silenzio
    a annegare nei marosi dell'ingiustizia
    e dell'incuria
    .
    Cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 27 gennaio 2017 alle ore 20:13
    Quella cosa

    Più mi sfoglio 
    e meno trovo il modo
    per stendere all'aria quella cosa 
    che si aggira gattoni laggiù,
    nell'umidiccia palude dell'anima

    So cosa è, o forse sì e no
    insomma, a tratti sì e a tratti no

    Può sembrare strano
    ma in fondo non lo è così tanto
    se considero tutto 
    e ogni suo contrario
    che poi è niente 
    rispetto a ciò che potrebbe valere 
    se io sapessi spiegarlo al vento

    Mi servirebbero parole illibate forse
    oppure non saprei
    sta di fatto
    che quella cosa è smpre là,
    ginocchia a consumare

    Magari ci vorrebbe un mestolo 
    che mescoli questo mio sentire 
    per farlo imbizzarrire 
    così da riuscire ad acciuffarlo per il muso 
    ed issarlo un poco più su

    Fino allo stomaco potrebbe bastare,
    da lì al mio pelo 
    penso potrei finalmente sbottare

    Ma il mestolo non l'ho
    e dunque stop e sto
    a tratti sì e a tratti no.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:53
    Metafore in strada

    Non porterò con me l'ombrello
    neanche dovesse piovere 
    fino alla fine di questa strada dissestata 

    Ciò che indosso 
    potrebbe pure inzupparsi di nuvole 
    e non sarebbe un problema

    Con l'ombrello 
    dovrei star dritta come un bastone
    invece ho bisogno di camminare 
    senza dovermi curare 
    di come appendo le gambe alla terra
    per evitare magari un sasso 

    Voglio procedere selvatica 
    e le mani le voglio libere,
    metti che trovi un grande fungo 
    sotto il cui cappello voler sbirciare

    Che dire poi dei rami bassi,
    se m'imbrogliassero il passaggio
    dovrei scansarli dalla faccia 
    e con l'ombrello in mano
    sarebbe un pasticcio

    E poi senti com'è forte il vento…
    non ho voglia di opporgli resistenza,
    l'ombrello prenderebbe una brutta piega 
    e io mi bagnerei

    Però più di tutto 
    voglio arrivare dove non so,
    avendo bevuto da questo cielo
    tutte le mie gocce in salita.
     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:45
    Troppo piena e troppo vuota

    Troppo piena per poterla chiudere
    troppo vuota per non volerla riempire,
    basterebbero vesti senz'anima forse
    mai indossate, mai sfilate 
    forse mai neanche vesti

    In questo viaggio 
    la valigia è questa mia cara me!

    Troppo piena e troppo vuota
    ma non c'è morale che m'importi di afferrare
    e benché i conti tornino tutti
    io invece no, neppure vaga

    Voltarmi indietro per riacciuffarmi
    sarebbe un torcicollo
    quindi procederò a folle in pianura 
    senza risparmiarmi: 
    via crucis tra un me ne frego
    e un colpo della strega
    ma dopo però

    Adesso riposo 
    in piedi come un cavallo
    dentro un cerchio assolato
    poco più in carne di me
    tanto che se uno starnuto 
    giungesse improvviso
    perderei l'equilibrio 
    e la lingua s'incollerebbe
    al ghiaccio circostante

    Ghiaccio e taccio
    ghiaccio color di vetro
    attraverso cui osservare
    riferimenti impliciti
    e se per ipotesi vedessi piovere
    sarebbero lacrime, quelle lacrime

    e se si alzasse il vento
    sentirei una porta, quella porta
    sbattuta in faccia all'amore

    Se infine alitassi al cielo 
    esso parrebbe quello specchio che non rifletteva
    e perché, ancora non l'ho capito. 

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:38
    Non è più il tempo

    Non è più il tempo
    in cui spensieratezza mia 
    saltava a un piede solo 
    inconsapevole del precipizio, 
    poihé la vita era anche il volo
    o forse il volo era la vita

    Non è più il tempo dei sogni illogici
    sebbene ancora non riesca a credere 
    che altri brividi non bramerò

    Ora il passato s'è fatto prato
    e ciò che colgo è quel che avanza,
    non sazia né disseta 
    eppure basta.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:30
    Come soffio di cotone

    Sfogliando le rughe 
    di un album in pila al tempo 
    m'incontro ieri
    e come allora 
    voglio soltanto potermi disfare 
    come soffio di cotone

    E dove van le fibre poco importa
    basta che stiano lungi da me.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:21
    Ora che il faro è spento

    Ora che il faro è spento
    raccontami del mare 
    che cola dalla tua bocca
    e spiegami com'è possibile 
    che io ancora riesca a scorgere
    benché confusamente, 
    le inaccessibili tue linee
    incipriate di alba

    Tu mi circondi, eppure intorno
    solo immenso.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:18
    L'onda del dubbio

    Mentre cercavo riposo
    tra le ceree corone di onde,
    il dubbio creduto alle strette
    riprese a dibattersi dentro

    Riottoso e tenace
    il cappio ai ricordi strinse daccapo
    e complice il vento
    sbriciolò ogni foglia del mio diario
    non pago d’aver già annegato nel mare
    l’inchiostro rosso 
    di un finale rivelatosi caduco

    E mi ritrovo ancora qua
    tra le ceree corone di onde,
    bramosa d’origliare antiche vicende
    drappeggiate di sfrenato silenzio.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:14
    Sei

    Sei alba e meriggio
    e notti di maggio
    se luna e fortuna 
    eclissano il peggio

    Sei l'acqua che bevo
    il vino che offro
    sei dopo ogni pausa 
    e prima di tutto

    Sei dove non giungo 
    e ciò che non sento 
    sei ogni rumore
    e tutto il silenzio.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 19:02
    Labbra raminghe

    Il melo s'è fatto avaro
    ai suoi piedi solo torsoli e me

    E ora devo aspettare che passi
    questo bisogno d'essere terra baciata
    e mai più labbra raminghe.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 18:57
    Ma l'inchiostro

    Le avevo chiesto 
    magari un cenno del suo arrivo
    invece m'ha spaventato le ossa anche stavolta
    sicché tremo, come la terra di questi tempi
    insieme a tutto quanto 
    o quasi l'alfabeto

    Se parlo tartaglio, se scrivo lo stesso
    eppure lo sto facendo

    ora che muoio di tramontana 
     l'inchiostro balbetta qualcosa 
    a proposito del bene e del male che fa
    al tempo stesso,
    restare nudi da cima a fondo
    tra gelidi rovi dI mondo 
    i cui frutti
    sempre caldi di menzogna

    La tramontana...
    cosa guadagno a restarmi fedele 
    quante altre volte sarò impreparata 
    al suo algido sentenziare
    ciò che da sempre conosco

    non te l'ho chiesto, non me lo dire 
    non ho voglia di ricordarlo
    ma l'inchiostro, oh questo liquido mio divenire
    vedi come la scrivo immensa 
    la parola VERITÀ 
    e come non trema lei, giammai.