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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:26
    In verità non apparente

    Il silenzio mio 
    si sta inspessendo
    via via che s'ispessiscono 
    i palmi delle mani
    da quando ho preso a lavorar la terra 
    facendo spallucce alle unghie sporche 
    ché tanto l'acqua poi le pulisce 

    e se mai l'acqua dovesse fallire
    sarà la scusa per tagliarle tutte
    risolvendo anche l'ultimo 
    dei miei problemi 

    Si sta inspessendo 
    questo silenzio mio
    nato a denti stretti 
    il dì che un chiasso disumano
    mi schiacciò il cuore 
    contro spigoli di rose gialle
    colte apposta per l'occasione

    Non persi sangue però
    me lo tenni tutto per me 
    a naufragarmi meglio
    e potevo almeno gridare 
    preferendo invece starmene zitta 
    più per orgoglio che per altro 

    o forse perché sapevo 
    che a spiegarlo
    il dolore
    lo si perde di vista
    e poi non c'è più tempo 
    per soffrire come si deve

    Ed è così spesso 
    questo mio silenzio
    che talvolta mi conduce 
    lontano mille anni da quel dì
    così che quando a capo chino 
    contemplo la frenesia delle formiche 
    o il dimenarsi dell'erbetta 
    al vento freddo di novembre, 
    mi sento come fui prima di allora 
    e tale e quale ancora sono
    ma in verità non apparente.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:18
    Langue a piè di fonte ancora

    Madri e figli, due vecchi amanti
    un cane sciolto ed io
    che nemmeno mi accorsi di non essere sola
    ammaliata com'ero dalle gocce lucenti di limpida acqua
    sprizzanti gaiezza, sprezzanti del vuoto
    che le avrebbe bevute
    non appena dal cielo fosse piovuto a picco
    il rifiuto secco d'essere eterna sete

    Langue a piè di fonte ancora
    il desiderio spicciolo
    di essere acqua anch'io
    e mai più corpo, mai più le pose
    e mai più razza, mai più alcunché
    se non limpida acqua
    sprezzante del vuoto
    che mi berrà.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:12
    Una volta a novembre

    Accadde
    una volta a novembre
    che brividi
    e ancora brividi
    brulicassero sotto foglie
    fradice di voglie
    e spoglie
    del timor di venti
    o d'altro

    In quel mentre
    mi sorpresi viva terra
    terra di tutti e di lutti
    terra di gioie di nessuno

    Durò poco
    e poi di nuovo un mare
    campato per aria
    sfuggito alle mappe di un dio distratto
    come d'altronde era logico fosse
    pure a novembre.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:08
    Melograni e voglie

    Vorrei fischiare fortissimo
    molto più forte di quanto sappia già fare
    superarmi insomma

    Vorrei fischiare così forte
    da far schiattare d'invidia quel treno in arrivo
    sul binario ipsilon di una stazione ics
    spostata da un vento provvidenziale
    nel punto esatto in cui comincia l'infinito

    E voglio anche gridare fortissimo!

    Gridare e fischiare
    fischiare e gridare talmente forte
    da scuotere alberi e alberi
    e chissà non venga giù
    pure il padreterno
    insieme a piume
    melograni
    e voglie.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 17:03
    E null'altro

    Non l'ho dimenticato
    quel silenzio fatto di acqua
    e questo non è bene e non è male
    credo, o forse è l'uno e l'altro insieme

    Ma dopotutto
    cosa vuoi che m'importi
    di approfondire

    Mi basta di tanto in tanto
    farla in barba al baccano
    di questo mondo in catene
    accucciandomi nel ricordo
    del grembo perduto
    ove vigeva incoscienza
    e null'altro.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:55
    Senza dubbio

    Sono arrivata 
    fin dove il dubbio non è mai giunto
    e il senso della vita s'è fatto denso 
    e poi carne
    e poi sabbia 
    che scivola ancora senza scomporsi 
    in fondo all'anima.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:51
    Eppure remarmi contro

    Monotonia del caos,
    dovrei farne fagotto 
    e darlo via all'autunno
    per qualche acino d'uva 
    da spruzzarmi negli occhi

    giusto perché la nebbia 
    nel caso scendesse _prega di no
    non potrebbe bastare 
    a nascondere i posti assegnati 
    a ciascuno degli infiniti frammenti del dormiveglia
    svolazzanti laggiù, nei piani alti dell'anima

    Come ammettere
    di volermi impeccabile 
    eppure remarmi contro
    senza un goccio di logica.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:48
    Amorfi sensi

    Mi rimbocco lo sguardo 
    per spogliare il cielo 
    di quel vorace nero 
    che ha violato il mare 
    adombrandolo di amorfi sensi

    E mi disseto il fiato 
    con quest’aria antica 
    che ho creduto persa 
    tra le mie collane di sale 
    e alcune vaghe manciate d’amore.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:16
    E sta già accadendo

    C'è un non so che di vitale 
    a un certo punto dell'apatia,
    sarà forse la certezza che niente può durare 
    per più del suo tempo 

    E benché non si sappia 
    quando muterà questo intimo andazzo,
    se ne pregusta comunque 
    il venturo epilogo

    E sta già accadendo.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:11
    Un gran bel parlare

    Se non altro 
    è un gran bel parlare
    di quelli capaci d'inorgoglire 
    persino i palmi delle mani
    di solito molto prensili,
    simili a zampe di mandrillo 
    però più evolute, sì!

    Di fatti sanno afferrare 
    persino il prossimo
    per strizzarlo come uno straccio
    e poi passarlo sulla fronte
    in segno di fatica 
    ed incoscienza
    soprattutto

    Un gran bel parlare, sì...
    e se del tempo delle verifiche
    neppure un rintocco, non importa
    resta comunque un gran bel parlare.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:06
    Lì dove sei

    Ho gridato così forte 
    che l'anima s'è aggrappata 
    ai denti del giudizio
    pur di restarmi fedele,
    anziché traboccare ai miei piedi 
    come rigurgito fraudolento

    Ho gridato il tuo nome 
    fino a confonderlo abilmente 
    con quelli dei bimbi saltati per aria 

    E ora che anche l'ultimo filo di voce
    sta dissolvendosi come scia di gabbiano
    diretto all'altro capo del tempo,
    fammi memoria 
    e dimmelo nuovamente

    Dimmi come ti chiami
    se luce o pazzia
    e fammi arrivare
    lì dove sei.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:02
    Anche se il pericolo è trascorso.

    Ci sono spaventi
    che non passano facilmente
    anche se il pericolo è trascorso del tutto
    anzi si accentuano

    O forse più banalmente
    lo spavento assume il peso delle ipotesi
    come dire che fa più paura
    ciò che di peggio poteva accadere -se

    se avessi avuto la musica nelle orecchie
    o se tu fossi stato altrove
    e se, o se, i "se" si sprecano insomma
    ubriacando di brividi il cuore

    Ma poi in soccorso
    giunge un sospiro di sollievo
    a ricordarci che invece l'abbiamo scampata bella
    e per proseguire a vivere
    conta solo questo
    mentre la paura diventa altro,
    per esempio poesia.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:59
    Si muore di tutto

    Si muore di tutto
    di orgoglio e vergogna e dolore
    di gioia e gelosia
    d'inedia ed invidia e d'insonnia
    di noia e nostalgia
    di rabbia e realtà
    di sogni e di sonno

    E talvolta anche di sete
    pur sprizzando acqua di bosco
    dagli occhi.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:51
    Splendono ginestre ovunque

    Splendono ginestre ovunque
    da quando l'inverno è caduto in letargo 
    sui ripiani più alti degli armadi

    Splendono pure a notte fonda
    tanto che dalla luna s'affacciano due amanti 
    ingrigiti da un sogno rimasto tale,
    osando persino sporgere i cuori 
    come a volerli intingere in quel giallo
    caldo, quanto ogni abbraccio mancato

    Splendono e splenderanno 
    fin quando l'aria non saprà di muschio
    posto che nel mentre nessuno le bruci 
    per non aver ancora imparato 
    che mai può essere d'oro la cenere 
    ma sempre esito irrimediabile
    di umana miseria.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:48
    Oh, il cielo!

    E cosa è mai il cielo
    nelle notti serene 
    se non un enorme libro aperto,
    un viaggio che l'uomo moderno 
    non sa più intraprendere
    preso com'è
    a scarabocchiar sulla via lattea
    illusioni e mestizie dei suoi giorni

    Se prestasse orecchio
    allo sfavillante silenzio che lo sovrasta
    potrebbe cogliere chissà,
    magari il suono di calde lacrime 
    provenienti dal mare 
    e sfreccerebbe come un Perseo 
    a slegar dallo scoglio la bella 
    offerta al mostro dal re suo padre
    in cambio di pace nel regno

    La conoscenza di questa e d'altre storie
    che l'uomo di un tempo fissò in cielo, 
    sfugge allo sguardo dell'uomo moderno
    troppo intento a stipare i suoi mali
    dentro il grande carro 
    parcheggiato per sempre lassù.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:45
    Come riecheggia limpido

    Come riecheggia limpido
    il pianto della terra
    quando è notte e tutto dorme
    pure il sonno che non viene

    E quanto è aspra al sol baciarla
    la radice di un desiderio di pace
    scacciato dalla certezza
    che l'odio trionfa sempre
    in assenza di rivali all'altezza
    del suo spinoso abisso.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:42
    Giurino i poeti

    Giurino i poeti
    che se l'inchiostro dovesse estinguersi
    e le unghie sbriciolarsi
    allora saranno i denti
    a scolpire su carta
    parole di pace
    e così sia

    a costo di gengive
    esposte a spigoli di mondo

    Schiacciare fratelli
    e ridurli a miseri brandelli
    sarà sempre
    irrevocabilmente
    sbagliato!

    È sbagliato che i cuori
    dei Signori della guerra
    pulsino al ritmo del folle vizio
    d'essere dio su questa terra
    concimata con vite umane
    straziate dall'odio per scopo infame.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 12:58

    Mi avete chiamata "Asociale" quando amavo stare per conto mio piuttosto che con finte compagnie. Mi avete dato della "Cattiva" quando vi ho sbattuto in faccia verità scomode. Mi avete dato della "Colpevole" quando ho smesso di giustificarvi mettendovi di fronte alle vostre responsabilità. La verità è che quelle come me non ti danno se stesse se non lo meriti, non lo fanno nemmeno se hanno il cuore pieno d'amore per te. Quelle come me te le devi meritare dalla testa ai piedi, dal primo poro della pelle all'ultimo centimetro di cuore. Per le persone vere quelle come me non sono "Scomode" ma "Privilegio".

  • 27 gennaio 2017 alle ore 0:24
    Ricordare per non dimenticare

    Ricorda ragazzo la guerra passata,
    anche se né tu e né io l’abbiamo vissuta.

    Ricorda ragazzo,
    quello che gli altri hanno patito e
    che i nostri padri ci hanno raccontato.
    Quello che gli uomini hanno inflitto
     ai propri simili senza pietà,
    neppure per chi era appena nato,
    vecchi, bambini, donne e uomini,
    che come colpa li si accusava d’essere nati ebrei.
    Essi venivano,
    ricorda ragazzo,
    strappati dai letti mentre dormivano,
    mentre mangiavano,
    mentre pregavano,
    semplicemente, mentre vivevano.
    La loro colpa?
    Esser custodi delle proprie radici,
    come tu oggi lo sei delle tue .
     
    Ricorda ragazzo di non  odiare,
     coloro che sono da te differenti.
    Oggi le guerre le vedi in tv,
    sei già abituato a vedere massacri,
    che sono dati in pasto ai tuoi occhi,
    rendendo la guerra una cosa banale,
    una routine di tutti i giorni. 

    Ricorda ragazzo,
    la vita non è banale,
    è il più grande valore che ognuno possiede,
    è un dono prezioso,
    difendilo, sì, ma  con amore,
    la guerra non serve se dopo si muore,
    la morte non è di suo pari valore.

    Ricorda ragazzo,
    ricorda il valore,
    a quelli che un giorno racconterai l’orrore,
    per insegnare loro,
    di amare e non odiare,
    se vuoi che il mondo in meglio possa cambiare.

    Anna Giordano
     27/01/2007

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 21:09
    Dormi,cuore mio

    Dormi cuore mio

    riposati nel sollievo gioioso
    di saperti ancora vivo

    mentre io mesto
    rincorro le speranze di questa vita
    che vivo solo nei sogni

    E m'addormento con la luna
    nel mormorio sonnecchiante dei ricordi

    e fisso in essa
    l'impronta del mio sguardo distratto

    bravo ancora a donarmi qualche lacrima

    intanto che la mente veleggia
    verso alte maree chiare e libere

    d'audaci rime
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:29
    Ma tremo

    Stona
    il frastuono
    di questo momento
    stona
    e bastona
    il mio sentimento

    Oggi l'inchiostro non pende
    non scorre non rende

    Forse con la matita
    potrei srotolare una via
    che porti ciascuno
    a ogni altro

    Ma tremo
    e con me la mia mano
    sicché temo che quella strada
    diverrebbe un intruglio
    di opzioni vestite a festa
    dagli occhi dell'amore immaginato

    mentre l'altro, quello vero
    si scioglierebbe in mille lacrime
    e le stelle continuerebbero a vedere
    ciò che in effetti siamo: riprovevole
    agglomerato umano.

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:23
    Se non ci fosse il mare

    Invece quello laggiù
    è il mare che unisce le terre!

    Hai sentito bene
    il mare unisce e mai separa
    anche se stenti a crederlo

    Ti chiedo quindi 
    d'immaginare per un attimo
    l'assenza del mare
    ma prima legati a un'onda

    perché ciò che vedrai
    sarà il solitario riflesso di te stesso
    sospeso in un niente così inaccessibile
    che solo quell'onda 
    potrà restituirti alla tua sponda.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:21
    Che cosa più di quell'erba

    Che cosa più di quell'erba
    saprebbe solleticarmi le tempie
    tanto da scomporre di qualche virgola
    l'imperterrito mio cipiglio,
    questa smorfia del cuore
    che neppure la gioia di vivere
    può farle un baffo ormai

    Oh, felide presagio
    d'altri e più biechi orrori del genere umano
    di che t'impicci adesso,
    stendi i tuoi lucidi artigli accanto a me,
    sulla tiepida erba di primavere distanti come le stelle
    e lascia che il cielo mi scivoli dentro le vene
    e ne sciacqui le anse

    sí da portare a vita nuova
    il sangue di figli e fratelli
    caduti nell'oblio a valanghe
    senza che mai abbiano potuto alzarsi per davvero,
    schiacciati com'erano dal peso di un alibi,
    perfetto per gli stolti
    e spacciato per colpa
    _nascere in luoghi di morte
    e volerli lasciare per altri migliori, più giusti
    intralciando perciò, la marcia dell'empio Uomo
    ma verso cosa poi...

    Lasciami quindi sulla tiepida erba
    che ancora non cresce,
    lascia che il cielo a venire mi alleggerisca le vene
    prima che il sangue d'altri figli e fratelli
    si mescoli nuovamente al mio.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:13
    Profumava di poesia

    Era così gentile
    che profumava di poesia
    tanto da offrire i miei trenta denari alla notte
    purché restasse per sempre 
    seduta di spalle ad aspettare
    lasciandomi quindi allacciata 
    a quello stelo ondulato e lunghissimo,
    almeno quanto il sentiero
    che mi avrebbe condotta in un luogo
    talmente distante dalle mie palpebre 
    da non esistere nemmeno

    Di lì a pochi versi d'amore
    invece il suo volto e l'odore appassirono
    sbriciolandosi infine sul cuscino
    come capita ai sogni migliori 
    quando li sveglia piano piano
    il cielo in fiore.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:05
    Io temo un solo dio

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che non la smette
    di ostentare perfezione
    ma intanto insozza il mare di peccati
    e ingozza di vergogna
    l'innocenza dei diversi

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che inverte ad arte
    il senso esatto delle cose
    che dice dice pace
    e in pace invece fa la guerra
    vestendo a lutto madri anche a Natale

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che di nascosto
    ruba al sole la sua luce
    sicché dell'umiltà
    neppure l'ombra

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio di nome Uomo
    oh che gran vanto!

    Un dio che non è sacro
    e manco santo.