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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:31
    Quante le bocche

    Quante le bocche
    che non si schiudono mai abbastanza
    quasi temessero di far trapelare dettagli impertinenti
    e intanto questi rigano da dentro i denti di davanti
    mentre le lingue si srotolano verso l'ugola
    evocando i tappeti dei bordelli
    ai tempi di Al Capone.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:29
    Luce blues

    Arriva svelto il giorno
    in cui scopri nell'altro
    nuove fragilità

    per esempio in tuo padre
    quando lo turbano i rintocchi del pendolo
    e non te lo dice

    Gli occhi sono vecchi
    ma più di questo 
    è la luce che emanano

    Luce blues

    come l'infelicità che li annacqua
    nel vederti uomo 
    e volerti ancora bambino.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:01
    Metafore al vento

    Niente può inchiodare il vento
    non c'è trappola che lo possa incastrare
    poiché sfugge alla presa della pretesa
    umiliando la clessidra dell'incombenza
    prima che essa stritoli i suoi gemiti
    sciolti tra le braccia del tempo.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 21:44
    Eppure è appena estate

    Sono solo mazzi di lacrime ingiallite 
    quelli che fan capolino
    dai ricordi di un attimo fa

    E non so quanto tempo 
    debba ancora sfilare 
    lungo il mio angolo diroccato
    ove dormo bendata 
    per non sognare a dirotto

    Eppure è appena estate 
    oppure ancora inferno 
    ma amor non può morire
    se nacque blu ed eterno 

    malgrado giaccia esausto
    sotto brace di mare 
    bramosa di un vento
    però troppo curvo
    per potermi per ora 
    anche solo sfiorare.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:55
    Vivo senza malinconia

    E raccolgo tutti Voi infine

    nelle rime soavi delle mie poesie

    in giorni che rivelano al mondo
    i limiti del mio vivere

    in questo mio eremo

    solitario e eterno

    dove posso concedere
    tutto me stesso

    con le mie sofferenze interiori
    i miei tormenti i miei dolori

    E scrivere e scrivervi

    nell'ostilità della disperazione

    fetido olezzo
    a eccitare fantasie e speranze

    della mia anima zittita

    buona ormai solo
    a rosicare nella lenta agonia dei giorni
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:47
    Ognuno ha la sua Itaca

    M'accorgo

    rimanendone sgomento

    di certi legami
    con immagini di persone lontane

    sgradite nella loro essenza
    alle mie rimembranze

    nel vissuto delle esperienze
    divenute profezie

    e annego quei pensieri
    in bagni d'inchiostro e di silenzi

    tra la facondia di parole
    e gli inghippi della memoria

    E raccolgo quel tutto in un mio breviario

    in una sorta di quiete dell'anima
    che m'accompagna nella recita alla vita

    e mi aiuta a mostrare più che mai vive
    le mie sembianze

    nel piacere di continuare a vivere

    Il dopo non credo che sia interessante

    anche perche' deve esser ancora scritto
    . ©. ®
    Cesare Moceo

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:47
    La follia di Omero

    Ho incontrato Itaca
    nei lunghi viaggi
    che mi condussero all’amore.
    Pellegrino inquieto come Ulisse,
    fui re per una notte sola
    nell’alcova discutibile di Circe,
    fra flebili richiami di sirene
    e il caldo abbraccio di Nausicaa.
    Avrei voluto mangiare la mia terra,
    nutrirmi di cibi prelibati
    e non soffrire per guerre e sotterfugi
    che furon dagli Dei organizzati.
    Ma il fato, si sa, non è mai probo,
    riserva dolori e pentimenti
    voltandoti la schiena all’improvviso
    per riportarti indietro di vent’anni.
    Seguii la mia sorte, con coraggio,
    solcando mari impraticabili
    e calpestando terre menzognere.
    Infine ti trovai, isola mia,
    stanco distrutto e amareggiato
    per ricomporre le tessere di un sogno
    che il folle Omero
    aveva programmato.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 18:10
    Oggi vi celi

    Da sempre di fiocchi candidi
    hai coperto ogni cosa
    riversando su tutto
    un silenzio sereno

    Di bianco abbagliante
    hai dipinto le case e le strade
    Con suoni ovattati
    ci hai addormentato

    Hai reso ridenti occhi
    e bambini che, sorpresi
    ti hanno guardato
    scendere piano

    Hai messo a riposo
    ogni refolo
    e sotto il tuo manto di freddo,
    hai sempre celato fermento...

    ma oggi vi celi
    solo morte e sgomento.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 13:18
    Colori

    Colòrati di emozioni.
    Scegli i colori più belli e dipingi la tua anima.
    Ogni sfumatura arricchisce un pezzetto del tuo essere.
    Finché c'è un colore che occupa la tua mente, non ci sarà mai il grigio

  • 23 gennaio 2017 alle ore 21:44
    Eppur sto male nonostante la mia pace

    Trovo riparo

    quando intorno spirano i venti delle afflizioni

    nello spazio del mio ascoltarmi
    a contemplare le turbolenze del mio Essere

    Là c'è il mio mare

    immenso nel mio stanco andare

    a tessere la mia interiorità

    e goder delle lucenti stelle
    riflesse negli orgasmi rancidi delle sue onde

    superbe e con le creste nude

    a rincorrersi come falene eccitate
    al suono languido delle carezze alla rena

    aspro oblìo d'increspate paranoie
    negli attimi eterni che le separano dalla riva

    a fingere pietà per le malinconie dell'anima

    terrori di oscure tenebre prigioniere senza catene

    a ridestare la memoria e sollecitarne la fantasia

    E così sto male nonostante la mia pace
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyrightAltro...

     

  • 23 gennaio 2017 alle ore 20:43
    Il mio silenzio

    Cammino così

    nel buio di un'alba che ancora non è

    con la mente appassita e gli occhi stremati
    dal desiderio di scintille e onestà

    Il cielo sopra di me
    grigio e sbuffante di pioggia

    a ricordarmi la sua dignità

    egoista e fiera del suo brontolio

    a coprire e nascondere
    i miseri baratti di una vita senza stimoli

    E vado

    annaspando nel mio silenzio

    tra le ingarbugliate paure
    che chiudono la ragione nelle celle dell'oblio

    E non mi bastano più i pensieri
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 23 gennaio 2017 alle ore 20:10
    Cenere d'astro

    Sei cenere d'astro 
    nel malinconico mio
    rovesciarmi a metà

    Ed io solita ti parlo
    tra crepuscoli ed aurore
    spegnendoti addosso
    brace di mare.

  • 23 gennaio 2017 alle ore 20:07
    Come ombra a mezzogiorno

    Crampi dilanianti m'alzano
    da lenzuola verdi e ruvide
    impigliate al vento d'Africa
    dalla notte dei tempi

    E dopo i mille voli avanti e indietro
    ecco me daccapo
    faccia a faccia col cuscino
    zuppo di un antico rigurgito 

    Oh, se tu potessi scivolarmi addosso
    come ombra a mezzogiorno!

    Inspireresti le mie carni
    così da liberarmi
    anche solo per un attimo
    dall'insonne brivido che mi trapassa 
    come rigido febbraio che non passa
    i cui giorni son crepuscoli nei muscoli

    e poi declineresti labbra tue di mandorla
    sul mio petto in corsa verso il fato avverso 
    che già pregusta avido
    questo avanzo livido: io di te.

  • 23 gennaio 2017 alle ore 19:52
    Lo scialle dell'assenza

    Il respiro del tuo cuore
    scosta dal mio seno
    lo scialle della tua assenza

    E ti raggiungo
    spettinandomi in te.

  • 23 gennaio 2017 alle ore 19:51
    Spleen di un déjà vu

    Ammiccano le matrioske di legno sfregiato
    svuotate di sguardo e di bocca

    Le sgrano nell'infinita processione
    del loro contenersi
    liberando vapori di realtà evanescenti

    E così, transumano le percezioni
    fin sulle asciutte labbra dI un vulcano trascorso
    ciascuna a imperlarle di gocce bucate

    Si rivela quindi il mio antico déjà vu
    ora che il Tutto incornicia un beffardo falso
    dalla firma promiscua

    e il Niente frattanto insaliva
    il torvo lucignolo della sua invidia

    È tutto finto, oh sì!

    Ma non l'abbraccio blu e il bacio giallo
    non il bianco del lenzuolo
    e neppure i suoi rossi ricami

    È tutto finto, oh sì!

    Ma non tu, non io. Noi no.

  • 23 gennaio 2017 alle ore 19:47
    Il fio

    Quello schiaffo che non ti sferrai,
    leggi come infiamma
    le falangi del mio inchiostro

    e quel mio urlo che non ti raggiunse,
    senti come arrochisce
    il muto srotolarsi delle rime

    Ma dopotutto è questo il fio
    il tuo e il mio,
    senza scadenza
    né rinvio.

     

  • 23 gennaio 2017 alle ore 19:45
    Il cielo ormai

    Cosa c'è di più appuntito di uno spillo
    di una spina 
    della punta di un coltello 
    il più appuntito?

    Qualcuno mi dica cosa c'è 
    e se non c'è
    lo si inventi solo per me
    sí da poterlo conficcare 
    nel ricordo suo di me!

    Voglio una punta non banale 
    non la solita punta che fa un male infernale
    bensì un'altra che possa perforare l'incantesimo,
    questo convincimento suo 
    di dover prima uccidere e poi amare

    S'egli comprendesse 
    almeno un rintocco a lutto 
    di questo mio cuore sconsacrato, 
    lui sparirebbe come arrivò:
    zingaro strale a trafigger le vele di lino 

    e cesserebbe quindi
    di presentarmi il conto 
    ciclico -ingestibile
    capriccio suo di me!

    Taglierei le mie mani
    stia pur certo,
    s'anche le trafugasse
    dalle tasche del mio eremo

    Parlo da sola ma non lo sono...
    e tu? Perché ancora qua?

    O forse sei sempre stato qui
    ad origliarmi il cuore?

    Adesso basta, va'! 

    Ove non v'è il ricordo mio 
    e dove nulla canta di me
    Va'! E dimentica me! 

    Io son di cielo ormai 
    e non concedo distrazione alcuna 
    al disumano mio bisogno 
    di non sentirti nell'aria 

    Non un occhio 
    e tanto meno un lazzo avrai
    ché vi è il cielo qua, 
    per sempre sia e credimi, sarà!

    E tu, senza ali né luce
    sei solo fulmine spentosi 
    nel vuoto mio, colmo d'amore

  • 23 gennaio 2017 alle ore 11:34

    E' un grandissimo privilegio essere "Un Uomo Normale". 
    Gli uomini normali hanno il privilegio di portare con loro dei veri e propri concetti sani. Quei concetti che nel cammino della vita li rende "Grandi Uomini". Essere Uomini normali è un pregio riservato a pochi. Loro sono quella categoria che ha nel sangue il valore della famiglia, il senso del rispetto e sono pienamente coscienti di cosa sia L'Amore. Un uomo normale non ha ambizioni materiali, ma cerca rifornimento per la sua anima. Si arricchisce facendo i conti con il cuore e non aumentando il conto in banca. Trovare un uomo normale non è una sconfitta, ma una grandissima fortuna. Loro non collezionano "Trofei", ma sanno di valere e cercano qualcuno degno di entrare nel loro mondo. Il mondo si divide tra "Uomini normali" e grandissimi "Coglioni"! 

  • 23 gennaio 2017 alle ore 11:33
    Buio

    Cercando di lambire i contorni

    di una vita che di continuo sfugge,

    ti dibatti come preso all’amo…

    di qualche bagliore riempi la mente

    per ricacciare il buio

    che altrimenti inghiotte

    Difficile giostra, la vita…

    si sale, si scende,

    si giunge in luoghi

    dalla profondità insondata…

    dove quiete notti, felici risvegli

    e sogni cullati

    non sono che nebbia.

  • 23 gennaio 2017 alle ore 11:29
    Malattia

    Intravedo negli occhi

    il fuoco che un tempo

    accendeva l’anima di sogni…

    Niente è rimasto…

    Solo un ramo spezzato

    piegato dallo sprezzante inverno

    che di gracchianti risate

    riempie cielo, terra,

    cuore, testa.

    Un indifferente Gelo

    che paralizza,

    confonde,

    stordisce.

    Di rado,

    un tiepido sole

    rispolvera vecchi ricordi…

    finché sarà dato averne.

     

  • 23 gennaio 2017 alle ore 11:23
    Lune di sole

    Intollerabili pesi

    incastonati dentro

    lunghi coni di silenzio

    Aria impalpabile

    soggiogata da sospiri e attese

     
    Lune di sole che,

    imprigionate da cornici cangianti

    timide abitano

    porzioni di mare…

     

    dilatate, eterne…

    riempite da voci di gabbiani

    che spezzano l’anima.

  • 22 gennaio 2017 alle ore 20:47
    Ascolto le mie lacrime

    Ascolto le mie lacrime
    che sgorgano copiose

    a irrorare il mio diletto

    Lassù

    sui monti del mio sentire

    io trovo la loro sorgente

    emozioni di felicità e dolore
    a tenersi per mano

    e scendere tra le valli del cuore

    accarezzando il loro cammino
    con leggere dolcezze

    e lasciando per strada

    salsedine e gocce
    simili a stelle lucenti
    a illuminare la pelle

    impregnarla di profumo e calore
    e epurarne il dolore
    .
    Cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 22 gennaio 2017 alle ore 20:44
    Eredità...diverse

    E fisso il mondo d'interrogativi sguardi

    soffrendo per annunciate vendette

    maledette eredita' di sacri doveri
    che trascendono il dolore

    e rinchiudono le labbra e le parole
    in mormorii di silenzi

    disastri dell'umanità
    sui quali vivono i nostri momenti

    pezzi d'aria d'inferocite sofferenze
    a renderci cuori di pietra

    brandelli di respiri
    a divertire e rallegrare

    il mostro che portiamo dentro l'anima

    E indosso il profumo di un intenso inchiostro

    per scegliere e scrivere versi di pace e d'amore

    e consegnarli ai ricordi

    affinché il domani
    l'accetti come mia diversa e unica eredita '
    .
    cesaremoceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 22 gennaio 2017 alle ore 17:54
    L'Istrione

     
     
    Con sintonia cosmica
    Il sornione istrione
    Detta i tempi della gara
    Al piccolo branco allo sbando
    Che si adegua
    Come quella bianca giumenta
    Addormentata nella stalla
    "Del non lavorare".
     
    Il Mio maestro dice che:
     
    "Non conviene al padrone svegliarla,
    Tanto meno che lei si svegli,
    Per il bene comune…"
    E così il gruppo
    O meglio il branco
    Delle gallinelle in metamorfosi
    Vestono le piume del gallo
    Con la cresta dei magnifici quattro
     
    E precisamente in:
     
    Vecchia" padovana"
    Che più non cova
    Ma rumina insidie
    E sorrisi lenti e cadenzati;

    Ruspante pollastrella trita pensieri
    E non solo quelli,
    Ma anche emozioni
    Non di certo trascorse
    E tuttavia sanguigne
    E con gli occhi di un cuore fanciullo
    Proiettati verso il futuro;
     
    Dolce colombella
    Missionaria di pace,
    Ma essendo una donna,
    non è una santa;
     
     
    L’Arpione Istrione!
    Vero gallo del pollaio!
    Uomo Lupo mancato
    Nelle notti di plenilunio
    Del mese di agosto.
     
    Morale della favola:
     
    "Il branco si erge a padrone
    Burbero e cattivo
    Sino all'alba dello sparpagliamento
    Poi ci pensa e ripensa
    Si anima nel corpo
    Pur rimanendo branco
    Che ha rubato e frodato
    Sentimenti, stipendio e futuro!
     

  • 22 gennaio 2017 alle ore 13:50
    Viandanti Quantici

    Viandanti quantici.....amanti irregolari....quadrivio alchemico....aspettando nuovamente gli stessi frammenti di cristallo.....