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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 febbraio 2017 alle ore 7:33
    Mi volto indietro

    Mi volto indietro per incontrare il vuoto nel posto dove c’erano i tuoi occhi.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 21:28
    Disincanto è il mattino

    Disincanto è il mattino
    che irraggia in microbi molli
    e terge lo spazio ritinto
    a sembianze di pena;
    nell’aria lo stento di morsi
    motorei divampa,
    discioglie la luna dei sogni
    già d’ora più rari.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 20:30
    Oggi ho indossato i calzini color viola cardinale

    Nel bisogno di dar libero sfogo alle mie impazienze
    m'abbandono alla creatività

    con la speranza sopita
    che essa stessa possa divenire realtà

    Maniaco del "rosa" e del "bianco"

    azzardo qualche tocco "d'azzurro"

    nella fragranza genuina
    di non pensare mai a me stesso

    E costruisco nella mente
    grattacieli di pensieri

    nei cui prospetti insistono balconi
    adornati di sogni e d'armonie

    dove restano affacciati

    uomini donne e bambini vestiti di quei colori

    a combattere ogni giorno
    la loro battaglia per la vita

    E scrivo queste parole
    senza alcuna pretesa politica

    raccontando a me e a voi

    tragedie che riguardano solo il nostro dovere morale
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:24
    Sai la primavera?

    Sai la primavera?
    Quando da sotto la neve sciolta
    s'affaccia un fiore
    nel punto perso
    tra l'uniformità del manto bianco.

     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:12
    E’ già qui

    E’ già qui
    e tengo strette al collo
    le labbra col suo odore
    la guancia che s’incolla
    e di capelli
    respiro ricci
    accolti attorno a ogni angolo di me.
    Alla sua piuma ho dato vento
    ora è sostanza
    che mi riposa
    qui.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:09
    Il nero dentro

    Una scritta sul muro del parco
    mi s’annida come un tatuaggio in petto,
    addensa nebbia che di te mi porto.
    E si imbianca la notte col fumo
    rimane solo un canto che trema
    sulle note quasi assenti dei passi.
    Non oso guardare in alto le stelle
    l’occhio s’ostina sull’erba lavata
    di brina e salta sui solchi dei cani
    nelle ceneri del trotto dei bimbi.
    E tu rimani anche tu assente
    tra le mie mani stanche di vuoto
    che s’asciugano ancora all’odore
    di te sul vestito.
    E m’affido alla luna
    al sicuro suo pianto di neve
    al rumore di pioggia che nutre
    il respiro dell’aria e vorrei
    fosse alba o notte più scura
    del nero che dentro rimane
    fuliggine di te ancora assente.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 14:30
    Tra cielo e mare

    Il sapore della tua voce
    mi sfama nel silenzio che ci separa
    slegandomi da un cielo
    troppo assente di te

    Perciò mi annullo
    in tiepide lacrime di meraviglia
    che si fondono col mare
    per cercarti in ogni suo abbraccio di sale.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 11:15
    Tempo d'amor perduto

    Quanto tempo sprecato
    a parlare d’amore,
    tutto tempo rubato
    soltanto all’amore
    mentre la neve beffarda
    seguita a imbiancare
    le primavere riposte nel cuore
    in testarda attesa
    d’esser srotolate
    come matasse al sole.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 10:26
    L'albero

     
    Vidi come un’isola morta di alberi secolari: bosco millenario che chiede,con strazio e grida tacite, di morire affinché sia completezza di vita.
     
    Il cibo è semina e si semina per vivere; la vita è seme e il seme è frutto e il frutto è albero di un seme nella terra, che fa sbocciare ogni albero dalla terra.
    Nella terra tanti semi e sostanze si combinano, avviluppandosi in misteriosa alchimia; da questa alchimia, nelle viscere della terra, risorge l’albero: asse, centro della terra.
    Dal groviglio di cenere e radici sale la vita (tronchi,foglie, frutti). L’alimento è la benedizione dei morti, il loro lascito e pudore: ci lasciarono un giardino con calore di frutti.
     L’albero è morte e ricapitolazione, sintesi di acqua, terra, luce, aria e continua risurrezione: crescita verticale della vita del cosmo e vita senza morte.
    La vita del cosmo viene rappresentata da un albero gigante vicino alla casa, dove si annida lo spirito protettore. Nell’albero c’è la divinità-
    L’albero rappresenta il genere umano e ciascuna essenza le diverse specie di uomini: i tigli per i germani, le betulle per i russi, il fico per gli indiani, le palme per gli arabi e così di seguito.
    Nel viterbese i boschi di castagni e i noccioleti.
     

     Nel bosco, La Faggeta
     
    Sono arrivata alle sue soglie
    e vidi la tua estensione ostinata, triste.
    Velluto sonnolento,
    quiete storta che non finisce,
    forza di abbracci millenari.
    Il tuo pianto quieto di schegge e foschia è lì,
    fra soglie iridescenti piangi il tuo lungo desiderio,
    immenso di pensieri.
    Intuisci affanni e colori,
    preziosità di fiori e abbracci di corpi amanti.
    Vuoi voci per il tuo mutismo freddo, capriccioso
    e un corpo vivo e fragile.
    Cerchi cuore, sangue e primizie di forme,
    spoglia millenaria e brillante della terra!
    Vuoi tempo finito, morte, canto e grido…
    Vuoi sentire, vuoi entrare nella casa della vita,
    Vuoi la vita breve,
    vuoi accedere alla tenerezza del respiro di Dio.
     
    E non sarà quel peso di nebbia informe, silente,
    che calpesta e sgretola,
    che annulla in un pozzo d’oblio!

    Por los despojos del bosque
     
     Lleguè hasta tus umbrales
    y vì tu extensiòn obstinada, triste.
    Terciopelo sonnoliento,
    tu quietud torcida e inacabada
    tu fuerza de abrazos milenarios.
    Tu llanto quieto de astillas y neblinas està allì,
    y entre umbrales tornasolados lloras tu deseo largo,
    inmenso de pensamientos.
    Intuyes afanes y colores,
    preciosidades de flor y abrazos de cuerpos amantes.
    Quieres voces para tu mudez frìa y caprichosa
    y un cuerpo vivo y fràgil.
    Buscas corazòn, sangre y primor de formas,
    ¡Despojo milenario y brillante de la tierra!
    Quieres muerte, tiempo finito, canto y grito...
    Quieres sentir, quieres entrar en la casa de la vida,
    quieres la vida breve,
    quieres acceder a la tibieza del respirar de Dios...
     
    ¡Y no serà aquel peso de niebla
    informe, silente
    que machaca, desmenuza,

    que anula en un pozo de olvido!

    Francesca Lo Bue - Relazione al XIV Convegno " Il cibo e le sue tradizioni" 
    Museo delle tradizioni popolari di Canepina
    31 ottobre 2015

     

  • 26 febbraio 2017 alle ore 22:41
    Touché dans l'âme ...

    Hai affascinato ­
    la mia anima­
    Ora sono qui­
    Ascolto­ le tue parole­
    Incantato­

  • 26 febbraio 2017 alle ore 21:07
    Alzheimer

    Scorro insofferente il mio dire
    sulle linee tratteggiate della vita

    incontrandomi spesso
    con gente che piange il suo soffrire

    malinconie esistenziali

    abissi tenuti all'ombra della tristezza

    a sorprendere l'interiorità inerme

    Persone abbandonate dall'intelletto
    fisse a rinnovare nell'anima

    la speranza d'un qualche ritorno in sè

    E hanno negli occhi riflessi di pensieri

    saldamente legati a paletti
    infilzati nell'oblìo dell'anonimato

    che s'insinuano sinistramente
    nello squallore del loro tramonto nebbioso

    a lasciar trasparire
    i segni dell'umana pietà

    e la dignità di purificarne la memoria
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright
     

  • 26 febbraio 2017 alle ore 20:34
    La più bella vittoria è continuare a vivere

    Persuaso nei miei discorsi di belle parole

    scherzo con me stesso

    sul tempo ormai abbastanza lungo
    che ho passato prigioniero di me

    nell'innocenza dei miei sentimenti

    con la sola colpa
    di non averla potuto dimostrare

    E ritorna indelebile nella mente
    il pensiero atroce di qualcuno

    dirimpettaio del Paradiso

    che ha voluto calunniare la mia anima

    fino a farla rinchiudere in questa vita
    assieme alle mie passioni

    e sporcarle del fango che vi ho trovato dentro

    E faccio l'inventario di ciò che ho vissuto

    da quando da bambino
    subivo da mia madre il "pettine stretto"

    ad ora

    che dopo essermi allontanato da quei pidocchi

    ho trovato il mio mondo
    e ho finalmente sciolto i nodi del mio Essere
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 26 febbraio 2017 alle ore 16:31
    Brilla memoria

    Brilla memoria ora del presente
    ad avvolgere il fiato e (dentro) corde,
    tenere fermo lo sfondo 
    sotto le palpebre, perché 
    non scivoli sulle lontananze.
    La voce d’aria, continua a raccontare
    mentre si entra ed esce dalle attese.
    Custode delle porte apro fessure 
    per una traccia al buio, di meraviglia.

  • 26 febbraio 2017 alle ore 4:01

    Quando la vita ti fa a pezzi, non tornerai mai come prima. Ci sono cose che cambiano dentro a tal punto che indietro non si torna. Puoi sforzarti fino ad ucciderti quasi, lo vuoi, ci credi... Ma ciò che di te è morto non rinasce. Quando fatti e persone si portano via i lati più belli di te, puoi solo far tesoro di ciò che di te resta e cercare di usarlo al meglio per essere almeno una "Bella persona". Un giorno forse troverò la mia pace, per adesso mi tengo il mio "Inferno". In fondo in esso io ho imparato a viver bene... Non voglio paradisi, non li merito. Non cerco compassione e nemmeno perdono. Io devo solo accettare che sono una persona diversa da ciò che ero un tempo e da ciò che tutti ricordano. 

  • 25 febbraio 2017 alle ore 20:48
    Aiutare e Combattere

    E' dopo il tramonto

    quando la mente si rianima
    dalla calura bollente dei tormenti

    che l'han tenuta prigioniera nell'inerzia
    durante tutta la giornata

    che mi diletto a scrivere di piccole storie
    che divengono grandi avventure

    e di drammi che si trasformano
    in briciole di felicità

    E non m'interessa se ricevo
    disprezzo o ammirazione

    mi basta saper d'essere in prima linea

    e sentire nell'anima il piacere
    d'insegnare ad amare

    anche schiacciando un grilletto

    e pregare per il perdono
    restando in missione per conto di Dio
    .
    cesaremoceo
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    copyright

     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 20:31
    Quattro passi sul lungomare

    Nell'ovvieta' del desiderio d'amare

    rifletto sulle mie sconfitte

    rese forti dall'umiliazione
    d'aver perso l'ingenuità e i sogni

    E confesso a me stesso
    di non sentirmi adultero

    nel rapporto quasi spento
    che ho con il mio tempo

    e non mi considero oggi

    solo un pezzo d'uomo

    che sfugge la realtà
    coprendola di futili passioni
    .
    cesaremoceo
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  • 25 febbraio 2017 alle ore 17:10
    Hanno le parole una speranza

    Hanno  una speranza le parole?

    Semi verdi nel cuore oscuro
    Hanno una speranza, che potranno dire?
    Ciò che dirò, astratto, misterioso, sibilante,
    il mio sogno sconosciuto che inquieto aspetta.
    Le nuvole impazienti s’affrettano verso l’eterno vuoto azzurro.
    Quando incrocerò la mia morte?
    Posso essere stato là? Silenzio già dimenticato.
    Coleottero malaticcio nella distesa pietrosa…
    Hanno una disperazione le parole?
    Fuggì quello che non nominasti nel fogliame inutile dell’autunno?
    Nel gioco delle acque chiare?
    I figli senza voce né carne della terra prodiga?
    E i riflessi inusitati dei barlumi del crepuscolo?
    Perché il cielo immortale non coprirà il sogno palpitante
    di quella ora mia,
    di quello scongiuro tenace e inutile?

    Scrittura, armonia di voci
    nel destarsi delle voci nascoste, rannicchiate, addormentate.

    ¿Tienen las palabras una esperanza?

    Semillas verdes en el corazón oscuro
    ¿Tienen una esperanza, qué podrán decir?
    Lo que diré, abstracto, misterioso, sibilante,
    mi ensueño desconocido, que inquieto aguarda.
    Las nubes impacientes se apresuran hacia el eterno vacío azul.
    ¿Y cuándo la encrucijada de mi muerte?
    ¿Pude haber sido allà? Silencio ya olvidado.
    arácnido enfermizo en la extensión pedregosa.
    ¿Tienen las palabras una desesperanza?
    ¿Huyó ya lo que no nombraste en la hojarasca inútil del otoño,
    en el juego de las aguas claras?
    ¿los hijos sin voz ni carne de la tierra pródiga?
    ¿y los destellos inusitados de las pedrerías del ocaso?
    ¿Porqué el cielo inmortal no cobijarà el ensueño palpitante
    de aquella hora mía,
    de aquel conjuro tenaz e inútil?

    Escritura, armonía de palabras
    en el despertar de las voces escondidas, agazapadas, dormidas.

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:48
    Non rubi mai

    non rubi mai
    ordito acerbo
    e quando prendi
     
    sento il distacco
    di quanto in serbo
    per te gioivo
     
    luce di stelle
    che più del giorno
    ardono altere
     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:41
    Grido d'attese labbra

    grido d’attese labbra a morte avara
    di tempo avuto in prestito dal sempre
    turgore d’acqua a rapide secreta

    scivola dentro secca e poi s’avvolge
    sinusoidale al battito che stringe
    un corpo solo mostro d’arti a pressa
     

  • 25 febbraio 2017 alle ore 13:37
    Compagna d'ozi tristi

    Sei sempre lì 
    compagna d'ozi tristi 
    distesa e sposa all'ombra 
    nell'alba immobile.
     
    Sei lì in attesa
    che si risvegli il tempo 
    dell'agonia, che s'aprano 
    miei occhi al giorno.
     

  • 24 febbraio 2017 alle ore 21:10
    Ora so cosa voglio

    Stravagante e audace
     m'appago spesso col senno del poi

    nell'orgoglio non tanto celato

    di sentirmi immune da pretestuosi avvisi
    e indesiderati preavvisi

    Mi perdo alcune volte 
    nei meandri delle parole non scritte

    quando m'assale il blocco dell'ispirazione
     
    ritrovandomi nel fidarmi soltanto del mio naso
    capace di fiutare oscuri presagi in tempo reale

    ruderi dei miei pensieri sparsi nei tunnel
    dove smarrisco la voglia di donarmi

    sentieri di morte poetica
    dove non dico più ciò che penso 

    e dove passo il tempo oziando
    e ricordando i miei inizi

    in attesa della mia fine

    E mi gusto così il piacere
    di non esser vissuto invano

    continuando a sognare tra le speranze

    nel desiderio di riempire il mio vuoto

    e rinascere dalla vecchiaia
    in una nuova giovinezza
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 24 febbraio 2017 alle ore 20:16

    Ne hai passate tante. Così tante che se guardi dietro quasi stenti a credere di essere tu quella persona che oggi sorride spensierata. Avevi così paura di uscire di nuovo allo scoperto... Chiunque avrebbe potuto notarti e ferirti di nuovo e ogni piccolo passo fatto i avanti sarebbe andato perso. Sei sempre stata una persona in gamba e una testa calda con una fortissima personalità. Oggi senti che ogni cosa è più leggera e tutto ciò che pesava è come scomparso nel niente. I fantasmi, i ricordi dolorosi, i falsi amori e le persone ipocrite non fanno più parte quasi nemmeno dei tuoi ricordi. Adesso hai qualcosa di bello da sognare, qualcuno di meraviglioso a cui pensare e una vita che è finalmente cambiata in meglio. Hai aspettato fiduciosa/o che la ruota girasse anche per te e adesso che ha girato un po nel verso giusto non vuoi più spendere energie per trattenerti, nasconderti e pensare a ciò che ti ha ferito. Sarebbe continuare a trascinarsi dietro momenti e pensieri sbagliati che rallenterebbero solo ciò che adesso merita di prendere il volo... Tu compresa/o!

  • 24 febbraio 2017 alle ore 16:52
    La parola - La Palabra

    La parola

    Glissi insonne, sbirciando,
    Stella della sera.
    Lascia che i miei capelli ambrati
    s’asciughino nel tuo scarlatto solitario,
    qui, nell'orizzonte millenario
    del mare livido, del mare morto.
    Chi adora la tua pienezza errante?
    Dove nascondi i tuoi zaffiri ammiccanti?
    Pazienta e aspetta il fulgore della parola:
    aleggia nascosto nell’asperità rossa della sera,
    del giorno unico,
    dell’antico giorno nuovo.

    La palabra
    Resbalas insomne, acechante,
    Estrella niña de la tarde.
    Deja que mis cabellos de àmbar suave
    Se sequen en tu escarlata solitario,
    Aquì, en el horizonte milenario
    del mar lìvido, del sol muerto.
    ¿Quièn adora tu plenitud errante?
    ¿Dònde escondes tus zafiros estrellados?
    Pacienta y aguarda el fulgor de la palabra,
    Aleteo escondido en la aspereza roja de la tarde
    Del dìa ùnico,
    Del antiguo dìa nuevo.

  • 24 febbraio 2017 alle ore 11:07
    Pensiero poetico

    La poesia è una borsa
    di sentimenti piena
    di emozioni
    verso la persona amata
    o come vorrei avere
    questa borsa sempre con me
    così da far uscire
    i miei sentimenti
    comunicandoli a tutti
    non voglio perdere questa borsa
    la mia ispirazione poetica
    cantar non potrei più
    l’amore che mi lega a  te
    mio dolce fiore.
     

  • 23 febbraio 2017 alle ore 21:06

    Ci siamo sentiti dire che "Non valiamo niente"! Che siamo perdenti e falliti! Ci siamo sentiti dire che rosicavamo di brutto e ci siamo sentiti caricare sulle spalle colpe e storie che non ci sono mai appartenute! Ci siamo arenati a momenti, increduli di tanta vigliaccheria e cattiveria. Ci siamo un po persi e a volte anche arresi nell'attesa che i finti "Grandi" si dimenticassero di noi. Peccato però che non abbiamo saputo aspettare a lungo e ci siamo rialzati. Incattiviti, ma decisi a proseguire. Guardateci! Guardateci adesso dal vostro "Basso" trono quanto stiamo volando in alto. Pieni di luce, di gioia e di serenità. Guardateci, mentre tornando a vivere nemmeno ricordiamo di avervi incrociato nel cammino e se mai ci tornaste alla mente, potremo solo dirvi "GRAZIE! CI AVETE RESO PIU' FORTI E MIGLIORI"!