username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 28 febbraio 2017 alle ore 13:11
    A un bacio da me

    Sei l'amore 
    che allontana dal cuore 
    ogni dolore,
    in questo spicchio senza patemi
    sul caldo azzurro in cui mi hai distesa

    Sei l'amore 
    che disarma la realtà
    fino a metterla in castigo
    tanto quanto lo vorremo

    Tu sei qua
    a un bacio da me
    un bacio solo
    dal sapore di poesia

    e il mio sguardo adesso,
    vuol scostare l'alba 
    che travolge le tue forme

    O forse l’alba
    siamo proprio io e te.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 13:07
    Quando il vento viene a va

    Quando giunge il vento 
    tutto si muove,
    sia esso discreto o sfrontato
    e tutto fa musica 

    Le foglie, il mare
    le pagine di un quaderno 
    dimenticato in giardino
    i panni stesi

    Le ombre incastonate
    sulle pareti dell'anima
    sembrano danzare
    tanto che a volte qualcuna 
    rotola altrove

    anche se poi
    fanno sempre ritorno
    quando il vento si placa
    e la musica anche 

    A quel punto
    la cappa 
    riprende a premere.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 12:55
    Pagine di marmo

    M'incanto all'imbrunire
    e la notte non sfoglio
    per timore di trovar la luna spenta 
    tra le pagine di marmo
    di quest'epoca beffarda.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 12:52
    (S)memorandum

    Ho scordato
    le carezze al mattino 
    e pure gli attimi appresso 
    ma non il prima,
    quando d'ogni altezza 
    toccavam la cima 
    e poi per cosa...

  • 28 febbraio 2017 alle ore 12:49
    All'Uomo

    Non temere 
    il ruvido sintomo
    nella calma mischia di cielo

    Quello sei tu,
    un po' meno forse 
    o magari poco più

    Tuttavia tu,
    dopotutto in coda al resto
    ed il resto prosegue:
    con te o senza
    non fa alcuna differenza.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 12:43
    Girotondo in armonia

    Sarebbe bello incontrarci tutti
    dentro un ricordo che sappia obliare
    questo infecondo presente
    accecato da ori e vizi bugiardi
    con cui gli opulenti potenti
    imboccano il mondo
    e noi, deboli come non mai

    Perché non c'incontriamo?

    Magari tra le rughe di un vecchio diario
    ove parole e disegni alla buona
    narrano ancora del bosco in festa
    e di tasche zeppe di ghiande
    da tirare al di là del recinto

    Frugando tra sassi vestiti di muschio
    potrebbe capitarci di ritrovare i nostri occhi
    fissi su briciole in spalla a formiche frementi
    e i nostri respiri ansimanti
    per essere giunti fino alla fonte

    Potrebbe anche capitarci
    d'inseguire le danze di un tramonto arlecchino
    col naso incollato al finestrino di un treno in corsa
    verso il futuro in fiamme, che però sapremo spegnare
    coi passi di un girotondo, tutti insieme in armonia

    Ma prima dobbiamo incontrarci...
    perché non c'incontriamo?

     

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:35
    Domani saremo le onde

    Domani saremo le onde 
    che baciano terra 
    e l'amore sarà 
    solamente un bel sole 
    anche se il cielo dovesse franare
    finendo nel nulla di fatto
    di un vago progetto 
    lasciato sotto il cuscino 
    dopo una notte in bianco e nero.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:31
    Le vele di una poesia

    Ciò che dell'amore
    ancora non sapevo
    tuonò dentro fulmineo
    spiegando le vele
    di una poesia.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:30
    Per riuscire ad amarti ogni giorno

    M'innamoro di te ogni mattina 
    quando la sveglia isterica mi ricorda 
    che un altro giorno per amare
    è cominciato

    E m'innamoro di te nuovamente
    come se ieri non ti avessi amato abbastanza 
    perché in fondo è così, di più non so darti 
    perciò debbo amarti daccapo ogni giorno
    affinché questa mia notte tramonti 
    almeno quel tanto che basta 
    per riuscire ad amarti ogni giorno.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:26
    Mattino d'inverno

    Mattino d'inverno
    sgambettano i gabbiani 
    sulle tegole ancora imbiancate
    e anche oggi l'odore del mare 
    si mescola al ricordo di te.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:24
    Ora che non lo immagino sei qua

    Prima di te non lo sapevo
    dove andavano i gabbiani
    dopo che volavano tutti in cerchio
    all'ombra di nuvole pronte a scoppiare

    Li perdevo di vista ogni volta 
    come se gli occhi non volessero inseguirli
    per discrezione forse
    o per un paio di fitte al collo

    D'un tratto poi soltanto pioggia 
    e correvo al riparo
    chiedendomi imperterrita 
    dove andassero i gabbiani

    Mi sarei giocata buona parte del cuore
    che non erano scesi e non erano saliti
    e non avevano virato a occidente
    tanto meno a est

    Così, scaldandomi alla luce
    di quelle tremolanti mie certezze, 
    sognavo che fossero usciti fuori dal mondo 
    magari per vie traverse ignote persino agli dei
    per giungere all'eremo blu

    Qua! Ove il silenzio sfora in limpida musica

    Ora che abitiamo l'immenso
    lo sappiamo dove andavano i gabbiani,
    ora che non lo immagino sei qua.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 11:08
    E le ore a seguire rotonde

    Scaleranno gli uomini il silente abisso
    e zeppe di cielo torneranno le bocche
    Del verbo in ginocchio solo esile sibilo
    una fuga di gas, il boato dell'alba 
    e le ore a seguire rotonde.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 10:54
    Timido mi sfiori

    Timido mi sfiori
    con dita imbevute di luna
    e l'anima mia si spoglia
    come a maggio una sposa.

     

  • 28 febbraio 2017 alle ore 10:51
    Parole di neve

    A dire il vero 
    non osavo afferrarle 
    quelle tue parole,
    mi piaceva la musica che spargevano
    cadendomi negli occhi, adagio

    Ma tutto divenne in fretta
    talmente chiaro e freddo 
    da fare inferno:
    eri cielo a febbraio 
    e le tue, parole di neve.

     

  • 28 febbraio 2017 alle ore 10:50
    Non lo so dire

    Ci provo e fallisco, riprovo 
    ed è un fiasco di sillabe liquefatte 
    da svuotare piano in pieno silenzio,
    quella pozza rugosa a forma d'immenso 
    che tracanna ogni volta la mia voce 
    dopo avermi cucito la bocca col fumo,
    fili di Chesterfield naturalmente blu

    E chissà se ti accorgi 
    del disagio che impazza in me
    o davvero mi credi rapita
    dai libri che sfoglio per farmi aria

    Riuscissi almeno ad espormi al gatto 
    invece continuo a inspirare il sottobosco 
    perché io non lo so dire
    quanto fa male e cosa,
    ancora no.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 7:33
    Mi volto indietro

    Mi volto indietro per incontrare il vuoto nel posto dove c’erano i tuoi occhi.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 21:28
    Disincanto è il mattino

    Disincanto è il mattino
    che irraggia in microbi molli
    e terge lo spazio ritinto
    a sembianze di pena;
    nell’aria lo stento di morsi
    motorei divampa,
    discioglie la luna dei sogni
    già d’ora più rari.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 20:30
    Oggi ho indossato i calzini color viola cardinale

    Nel bisogno di dar libero sfogo alle mie impazienze
    m'abbandono alla creatività

    con la speranza sopita
    che essa stessa possa divenire realtà

    Maniaco del "rosa" e del "bianco"

    azzardo qualche tocco "d'azzurro"

    nella fragranza genuina
    di non pensare mai a me stesso

    E costruisco nella mente
    grattacieli di pensieri

    nei cui prospetti insistono balconi
    adornati di sogni e d'armonie

    dove restano affacciati

    uomini donne e bambini vestiti di quei colori

    a combattere ogni giorno
    la loro battaglia per la vita

    E scrivo queste parole
    senza alcuna pretesa politica

    raccontando a me e a voi

    tragedie che riguardano solo il nostro dovere morale
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:24
    Sai la primavera?

    Sai la primavera?
    Quando da sotto la neve sciolta
    s'affaccia un fiore
    nel punto perso
    tra l'uniformità del manto bianco.

     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:12
    E’ già qui

    E’ già qui
    e tengo strette al collo
    le labbra col suo odore
    la guancia che s’incolla
    e di capelli
    respiro ricci
    accolti attorno a ogni angolo di me.
    Alla sua piuma ho dato vento
    ora è sostanza
    che mi riposa
    qui.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 19:09
    Il nero dentro

    Una scritta sul muro del parco
    mi s’annida come un tatuaggio in petto,
    addensa nebbia che di te mi porto.
    E si imbianca la notte col fumo
    rimane solo un canto che trema
    sulle note quasi assenti dei passi.
    Non oso guardare in alto le stelle
    l’occhio s’ostina sull’erba lavata
    di brina e salta sui solchi dei cani
    nelle ceneri del trotto dei bimbi.
    E tu rimani anche tu assente
    tra le mie mani stanche di vuoto
    che s’asciugano ancora all’odore
    di te sul vestito.
    E m’affido alla luna
    al sicuro suo pianto di neve
    al rumore di pioggia che nutre
    il respiro dell’aria e vorrei
    fosse alba o notte più scura
    del nero che dentro rimane
    fuliggine di te ancora assente.
     

  • 27 febbraio 2017 alle ore 14:30
    Tra cielo e mare

    Il sapore della tua voce
    mi sfama nel silenzio che ci separa
    slegandomi da un cielo
    troppo assente di te

    Perciò mi annullo
    in tiepide lacrime di meraviglia
    che si fondono col mare
    per cercarti in ogni suo abbraccio di sale.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 11:15
    Tempo d'amor perduto

    Quanto tempo sprecato
    a parlare d’amore,
    tutto tempo rubato
    soltanto all’amore
    mentre la neve beffarda
    seguita a imbiancare
    le primavere riposte nel cuore
    in testarda attesa
    d’esser srotolate
    come matasse al sole.

  • 27 febbraio 2017 alle ore 10:26
    L'albero

     
    Vidi come un’isola morta di alberi secolari: bosco millenario che chiede,con strazio e grida tacite, di morire affinché sia completezza di vita.
     
    Il cibo è semina e si semina per vivere; la vita è seme e il seme è frutto e il frutto è albero di un seme nella terra, che fa sbocciare ogni albero dalla terra.
    Nella terra tanti semi e sostanze si combinano, avviluppandosi in misteriosa alchimia; da questa alchimia, nelle viscere della terra, risorge l’albero: asse, centro della terra.
    Dal groviglio di cenere e radici sale la vita (tronchi,foglie, frutti). L’alimento è la benedizione dei morti, il loro lascito e pudore: ci lasciarono un giardino con calore di frutti.
     L’albero è morte e ricapitolazione, sintesi di acqua, terra, luce, aria e continua risurrezione: crescita verticale della vita del cosmo e vita senza morte.
    La vita del cosmo viene rappresentata da un albero gigante vicino alla casa, dove si annida lo spirito protettore. Nell’albero c’è la divinità-
    L’albero rappresenta il genere umano e ciascuna essenza le diverse specie di uomini: i tigli per i germani, le betulle per i russi, il fico per gli indiani, le palme per gli arabi e così di seguito.
    Nel viterbese i boschi di castagni e i noccioleti.
     

     Nel bosco, La Faggeta
     
    Sono arrivata alle sue soglie
    e vidi la tua estensione ostinata, triste.
    Velluto sonnolento,
    quiete storta che non finisce,
    forza di abbracci millenari.
    Il tuo pianto quieto di schegge e foschia è lì,
    fra soglie iridescenti piangi il tuo lungo desiderio,
    immenso di pensieri.
    Intuisci affanni e colori,
    preziosità di fiori e abbracci di corpi amanti.
    Vuoi voci per il tuo mutismo freddo, capriccioso
    e un corpo vivo e fragile.
    Cerchi cuore, sangue e primizie di forme,
    spoglia millenaria e brillante della terra!
    Vuoi tempo finito, morte, canto e grido…
    Vuoi sentire, vuoi entrare nella casa della vita,
    Vuoi la vita breve,
    vuoi accedere alla tenerezza del respiro di Dio.
     
    E non sarà quel peso di nebbia informe, silente,
    che calpesta e sgretola,
    che annulla in un pozzo d’oblio!

    Por los despojos del bosque
     
     Lleguè hasta tus umbrales
    y vì tu extensiòn obstinada, triste.
    Terciopelo sonnoliento,
    tu quietud torcida e inacabada
    tu fuerza de abrazos milenarios.
    Tu llanto quieto de astillas y neblinas està allì,
    y entre umbrales tornasolados lloras tu deseo largo,
    inmenso de pensamientos.
    Intuyes afanes y colores,
    preciosidades de flor y abrazos de cuerpos amantes.
    Quieres voces para tu mudez frìa y caprichosa
    y un cuerpo vivo y fràgil.
    Buscas corazòn, sangre y primor de formas,
    ¡Despojo milenario y brillante de la tierra!
    Quieres muerte, tiempo finito, canto y grito...
    Quieres sentir, quieres entrar en la casa de la vida,
    quieres la vida breve,
    quieres acceder a la tibieza del respirar de Dios...
     
    ¡Y no serà aquel peso de niebla
    informe, silente
    que machaca, desmenuza,

    que anula en un pozo de olvido!

    Francesca Lo Bue - Relazione al XIV Convegno " Il cibo e le sue tradizioni" 
    Museo delle tradizioni popolari di Canepina
    31 ottobre 2015

     

  • 26 febbraio 2017 alle ore 22:41
    Touché dans l'âme ...

    Hai affascinato ­
    la mia anima­
    Ora sono qui­
    Ascolto­ le tue parole­
    Incantato­