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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 03 marzo 2017 alle ore 19:08

    La serenità dell'anima non è reale se viene tradita da mosse e parole dettate da rabbia e invidia. La vera serenità sorride e guarda oltre, soprattutto quando è consapevole di essere lei la musa ispiratrice della rabbia e dell'invidia altrui.

  • 02 marzo 2017 alle ore 23:26
    Pensieri e canzoni

    Che non ti pensi 
    Non c'è momento
    Ha un senso
    Se ancora lo sento

    Per belle cose
    Per gli occhi per la voce
    Cose che ho desiderato
    Cose dolcissime

    Anche per il tuo sorriso
    Così attraente
    Come il Paradiso
    Sempre splendente

    La mano ce la fa 
    Qui adesso a scrivere 
    Quanto ancora mi piaci 
    Più di quanto mi piacevi

    Son bei pensieri
    Anche accompagnati
    Da versi sinceri
    Da dolci canzoni 

    Canzoni ascoltate 
    Del tutto rapito
    In quei bei momenti
    Dal piacere ghermito

  • 02 marzo 2017 alle ore 21:34
    Con te caldo e non gelo

    Quanto cose che mi davi
    In giornate ben trascorse
    Giornate che mi rallegravi
    Che con te erano soleggiate
    Subito ti sei preso me
    Come io ho preso te
    Regalandomi la tua presenza
    Mai illudendomi di questo
    Continuo con belle parole
    Versi con rima baciata
    Tanto dolci come caramelle
    Tutto è reale e non inventato
    Va tutto ancor'avanti
    Curioso il cielo guardando
    Cercando sempre il tuo viso
    In mezzo a stelle splendenti
    Con te volo alto nel cielo
    Sterminato e tanto stellato
    Sentendo caldo e non gelo
    Là dove son vivo e innamorato

  • 02 marzo 2017 alle ore 20:48
    Ho attraversato tempeste e onde spumeggianti

    Nel mio buon senso
    e nel vuoto che in esso si nasconde

    ritrovo la capacità d'affascinarmi
    e di vedermi brillante

    nella mia sensualità quasi demoniaca

    metamorfosi galante dell'entusiasmo

    ombrosità e malinconie
    a far riemergere l'intelletto

    nell'immensa ricchezza
    delle ironiche bellezze

    di questa umanità feroce
    ambigua e dolente

    intrisa di corrosivo umorismo
    .
    cesaremoceo

  • 02 marzo 2017 alle ore 20:34
    Non smetto mai di pensarvi

    Strazianti cancelli di pensieri

    ai miei occhi

    evocano nei giorni

    atmosfere d'invisibilita' e d'ineffabilita'

    sottili fasci di luce
    intrecciati al sapere

    che regolano i miei passi
    nel cammino nella moralità

    con l'unica certezza che ho

    di qualcuno che dall'alto
    mi protegge al di la' di tutto

    Invoco la Sua grazia

    costretto tra i piaceri e i dolori di questo mondo

    che mi violenta dominandomi
    col falso amore che tracima nel mio vivere

    e intanto scrivo

    per cercare il significato della mia vita
    e darle un valore

    per avere e donare la mia visione
    di ciò che chiamiamo contemporaneità

    per non rimanere inchiodato alle utopie

    e per avvicinare l'arte al mio esistere

    E in tutto questo ho bisogno di voi...
    .
    Cesare Moceo

  • 02 marzo 2017 alle ore 16:40
    I Giochi

     Impariamo la realtà nominando. 
             di Francesca Lo Bue  
       
    Giocare è  sentire, replicare, moltiplicare la realtà rivivendola, descrivendola e nominandola con più emozione e fantasia.Nel gioco siamo noi stessi, siamo il centro, stiamo nel centro: come nella “Rayuela” (il Gioco della campana) attraverso i salti  raggiungiamo il cielo che ci chiama con il tocco delle campane.Nel giardino, nei parchi,  coi movimenti del corpo e delle mani impariamo e trasmettiamo  i nomi-parole (i Semi), le prime e vere  parole della nostra Lingua.La lingua così si fissa nel cuore: libro interiore dove si custodisce e sviluppa il nostro esistere, per poi ritornare a quel suolo che è la nostra terra arricchita di nuove immagini  e fantasticherie che il gioco sviluppa. La lingua del gioco è poetica, ricca.Ed infatti si gioca a fare la mamma e il papà, si imitano i mestieri, le attività dei grandi mentre i grandi parlano: si dicono le cose nominando la realtà, ricreandola e i bambini esprimono i nomi imparati.Ricordare i giochi è pronunciare le parole della nostra lingua con allegria e affetto, è mantenere il  suo vigore e la sua freschezza, salvaguardarla dalle contaminazioni, dalla progressiva  povertà lessicale, dal appiattimento cognitivo.Nel gioco le parole sono innocenti, limpide, sono quel che esprimono, sono se stesse, e la lingua si salva dalla dimenticanza del suo coacervo tradizionale..In questa poesia in versione bilingue si descrivono, attraverso il ricordo, alcuni giochi che si facevano nel cortile di casa con il padre e i fratelli.

     
     I Giochi
     
    Meraviglia quieta
    nello sguardo di acqua e sale,
    di freddo verde e nenia di luna.
    E più in qua, e più in là!
    Rimase  un palpito di tepore tenace,
    come di cuccioli addormentati.
    E  i girotondi e le statue
    e gira e rigira e adesso sei a Milano!
    E  giravolte e viaggi e aeroplani e capriole e volteggi e
    seme calpestato.
    E il seme fruttifica nel trascorrere, luce che ride,
    nel gioco, nel girotondo, nei cerchi, nei viaggi di ritorno
    e  giri e rigiri, e carezze, e risate che vennero al tuo
     viso e gioiose si accucciarono nelle tue dita forti
     e viaggiarono e sbocciarono nelle mie mani
    dove s’impressero i nomi, l’allegria, il gioco.
    E furono voci e parole che si scrissero
    come semi dell’anima
    e rimasero lì, blande, bianche.
    E furono  pane di ricordi, calamita d’illusioni, forza.
     
    Tornano a essere parole d’emozione,
    voci vivide di colori, di suoni tintinnanti.
    Limpide fluiscono in ruscelli argentini, in
     stelle e fiocchi e grembiuli bianchi e
    Quaderni nel suolo prodigo.

     
    Los  juegos
     
    Asombro  quieto
     en la mirada de agua y sal,
    de frìo verde y luna arrulladora
    ¡Y màs acà y màs allà!
    Se quedò un  pàlpito de tibieza tenaz
    como de cachorros acurrucados,
    ¡ Y la ronda y la estatua!
    Y gira y gira, y ahora estàs en Milàn!
    Y rondas y viajes y avioncitos y vueltas y vaivenes y
    semilla pisada.
    La  semilla fructifica en el transcurrir, gota de luz che rìe,
    en el juego y la ronda, el cìrculo y en las vueltas de los viajes.
    Y otra vuelta y giros y carambolas y vuelos y manos grandes y recias
    y risas y caricias que alborozada se cobijaron en tus dedos y viajaron
     y volaron y brotaron en mis manos
     donde se imprimieron los nombres, la alegrìa, los juegos.
    Fueron voces y palabras que se asentaron en semillas de alma
    y se quedaron allì, blandas, blancas
    y fueron pan de recuerdos,
    imàn de ilusiones, fuerza.
    Vuelven a ser de nuevo palabras de emociones,
    voces vìvidas de colores y sonidos,
    repiqueteantes fluyen en rocìos de oro, en
    estrellas y moños, delantales blancos y
    Cuadernos en el suelo pròdigo.
     
      XIII Convegno "Tra Arno e Tevere"
            " Gioco e Giocattolo"
    Museo delle tradizioni popolari di Canepina( Viterbo)
    5-6-7- dicembre 2014 .
    Francesca Lo Bue -"Impariamo la realtà nominando"
     
     
     
     
     

  • 02 marzo 2017 alle ore 10:58
    Motivo accertato

    Oh giorni ansiosi
    Per occhi deliziosi
    Albe affascinanti
    Attimi palpitanti

    Voce che ammaliava 
    Che saziava
    Come tenero frutto
    Che gustavo tutto

    Oh uomo fortunato
    Da te frastornato
    Immerso contento
    Nell’ aureo sentimento

    Forti emozioni
    Espresse sensazioni
    Sì…pazzo innamorato
    Motivo accertato

  • 02 marzo 2017 alle ore 10:55
    Ricordi di Marzo

    I pensieri vagheggiano indomiti, in questa infinita notte di marzo.
    Il sapore di vino dolce, sulle tue labbra calde.
    Un profumo, un ricordo, un pensiero per te.
    E il buio ti accarezza l'anima, in questa fredda notte di marzo.
    Mentre si agita in me, ciò che sarà impossibile dimenticare.

  • 02 marzo 2017 alle ore 10:31
    Vortice di sentimenti

    Sei bella... bellissima
    Sei entrata nel mio cuore 
    Non ne esci proprio più
    Anche tanto lontano 
    Ti ho sempre sentita 
    A me vicinissima
    Cosa c'era dentro me 
    Da quando t'ho conosciuta 
    Mai me lo son spiegato
    Non son cose da niente 
    Amore rispetto desiderio 
    Un vortice di sentimenti
    Tanto con me hai parlato 
    Anche tanto hai riso 
    Tante cose mi hai dato
    Tantissimo mi hai cambiato 
    Con così poco 
    A crescere mi hai aiutato
    Ora stiamo insieme e felici 
    Senz'altri pensieri 
    Questa storia ci gustiamo

  • 01 marzo 2017 alle ore 21:07
    Oscure reminescenze ataviche

    Esiliato nella monotonia d'ogni giorno
    percorro strade vuote
    con nelle orecchie una musica imposta
    che mi obbliga a scoprire
    un'immagine poco lusinghiera di me
    Con il mio Essere a seguirmi
    come uno spettro dalla nascita
    guardo la vita con gli occhi del rifugiato
    testimoniando tutto ciò che faccio
    nella mia intimità d'uomo
    nei miei sogni infranti
    nelle ambizioni represse
    che mi pongono di fronte
    ai desideri e alle menzogne
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright
     

  • 01 marzo 2017 alle ore 20:42
    Amori amari

    Istinti

    vissuti a indagare
    sull'identità delle passioni

    e sui segreti che aleggiano intorno ad esse

    vite clandestine
    che si trascinano su montagne di tormenti

    di dubbi

    tra sospetti del cuore e attentati ai sentimenti

    Appassionanti giorni
    d'incoscienza

    a reggere i ritmi implacabili
    della precisione degli incastri temporali

    fino a rimanerne travolti

    lasciando gli occhi velati d'iracondi pianti
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 01 marzo 2017 alle ore 19:57

    Ti ho visto andartene poco a poco. In modo leggero e lento, ma uniforme ti sei spento sul mio volto. Non mi sono nemmeno resa conto di ciò che stava accadendo. Non ricordo l'esatto momento in cui hai iniziato a morire, ma mi sono accorta della tua assenza. Era buia la mia strada, senza luce il mio volto e poche le capacità di reagire. Poi un giorno mi sono domandata "Perché"!? Ho trovato milioni di risposte, ma nessuna di esse ne valeva la pena, nessuna di loro poteva valere "Perderti"! E' in quel preciso istante, proprio sentendomi "Stupida" che sei affiorato di nuovo sul mio volto. Con ironia e tra le lacrime, quello è stato l'esatto momento in cui ho cominciato a riappropriarmi di te. Ben tornato a casa SORRISO.

  • 01 marzo 2017 alle ore 16:44
    Marzo (Acrostico)

    Meraviglioso alito
    Azzurro satura d'odori nuovi 
    Rinato in aria da prematuro
    Zefiro, denso
    Oro di zagare

  • 01 marzo 2017 alle ore 16:19
    Marzo (acrostico)

    Meandro di vento
    Assolato in precoci brillii
    Ridona canto a floemi, affanna
    Zuccherosi nettari, affolla
    Ologrammi in olfatto

  • 01 marzo 2017 alle ore 14:55
    Lo iato

    Un atomo che vaga in altri cieli
    da te strappato come un fiore perso
    erra col viso aperto in cento veli
    a precipizio invade un lago terso.
     
    Molecola che germina nell’ora
    più cupa della terra quasi oscena
    nel fondo che ristagna, come spora
    in grumi gonfi esplode dalla vena.
     
    La briciola  d’un verbo coniugato
    evaporata in gola da un poeta
    per il palato evasa in uno iato
     
    è nota sola di colore strato
    nell’ombratura che la luce asseta
    e atterra in zolla fertile al conato.

  • 01 marzo 2017 alle ore 14:33

    Mi fate un pò pena. Quante storie inventate solo perché non avete le palle e il coraggio di chiedere le cose ai diretti interessati. Perché siete codardi nell'ammettere le vostre "Seghe mentali" e i "Maniacali film" che vi create. Siete marci dentro a tal punto da leccarvi il culo davanti e infamarvi dietro. Ma non vi fate mai un pò pena?! A me ne fate tanta... Soprattutto quando vi vedo così "Piccoli" cercar di screditare e distruggere i "Grandi"! Guardatevi per voi e smettetela di criticare chi anche sbagliando rimane pulito a differenza di voi che sbagliate volutamente e poi pretendete di sporcare gli altri con i vostri errori! 

  • 01 marzo 2017 alle ore 11:15
    Ponte

    Un ponte impercorribile
    separa le vite
    come due opposte sponde

    Così soltanto Pace
    dispenserà sorrisi
    e stenderà letti di fiori
    ai miei passi

    Ma quanto sia reale tutto ciò
    è da appurare

    Possibile estirpare dalla mente
    ciò che materialmente esiste?

     
    Come lo strappo di fitte ragnatele
    da polverose soffitte?

    Ancora non conosco la risposta,
    ma il mio viaggio
    è appena cominciato

  • 28 febbraio 2017 alle ore 21:01
    Senza fiato

    Guardo questo mare e le sue onde
    nel loro andare a lasciarmi senza fiato
    con gli occhi di chi sa d'amarle
    e darmi intenso piacere
    nell'egoismo dolce di sentirmene padrone
    in questo mio vivere denso
    e gioiosamente calmo
    E di riflesso invoco i miei pensieri
    a chiedere d'attraversarmi e definirmi
    nella penombra di questo tramonto
    e nell'inquietitudine della mia natura
    E mi rallegro con me stesso
    per la mia storia d'uomo felice
    contrapposta ai drammi di un mondo
    che frantuma i sogni
    nelle tragedie d'ogni giorno
    e subito lezioni di sofferenza
    consumate tra i sentieri
    del patimento e dei tormenti
    nel sublime percorso della vita
    mi lanciano in attimi di tristezza
    sperduti nei momenti del mio passato
    a invadermi in un misto di ossessività
    che genera mutue dipendenze
    e intride di vergogna i sentimenti
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

     

  • 28 febbraio 2017 alle ore 20:30
    Beh,una cosa l'ho capita...non sarò mai un poeta

    Il mio nome scorre nel mio sangue

    eco di una vita dedicata a pene diverse

    momenti importanti
    nei quali ho vissuto dolcezze e amarezze

    dove

    aver fatto le mie scelte
    era diventato una folle battaglia interiore.

    E nella consapevolezza
    di ciò che la ragione adesso mi suggerisce

    tesso ancora il mio mosaico
    di sofferenze e godimenti

    divenuti logica meraviglia
    del mio esser fecondo

    porto sicuro nel quale approdare
    nei giorni tempestati dai tormenti

    rifugio segreto della mia stramba felicità
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 28 febbraio 2017 alle ore 19:53

    La vita ti ha trascinato via come un fiume in piena e ti ha fatto sbattere contro rive e sponde che non avevi mai né visto né conosciuto. Le hai esplorate comunque e malgrado le difficoltà hai saputo adattarti ad esse, trovando il modo di sopravviverci. Pur sapendo che non era la meta definitiva, ci hai vissuto così a lungo da arrivare quasi a sentirle tue. Ora, in alcuni tuoi lati non sai riconoscerti, ti cerchi, ma non trovi più quelle porte che un tempo bastava riaprire, varcare e rispolverarne il contenuto. Quelle porte sembrano sparite e tu devi fare i conti con ciò che al loro posto hai plasmato, lasciato crescere e diventare parte di te. 

  • 28 febbraio 2017 alle ore 19:50

    Ho odiato i pazzi e i folli e pazza e folle sono diventata. Ho criticato i solitari per poi finire ad amare la solitudine. Ho vissuto per ciò che potevano pensare gli altri, per poi capire che l'unica cosa che conta era il mio di pensiero. Ho rinunciato a milioni di cose per non ferire nessuno, ma poi ho capito che se ciò che voglio mi è lecito devo prendermelo. Ho vissuto anni interi a riflettere... Adesso vivo seguendo l'istinto, il cuore e tutto ciò che la mia persona sceglie di seguire. Il resto del mondo può anche guardare e criticare alle mie spalle... Tanto niente mi sfiora più!

  • 28 febbraio 2017 alle ore 15:50
    Non sapevo

    Si sono aperti i rubinetti della luce
    fiotti dai boschi, perfino, corrono a me
    in questa piccola poesia- guanciale.
    Ti chiamo taglio che inverte il fiato 
    marmoreo istante, plasmo -clic
    e studio l’estetica del lampo
    quando finisce e stende, sulla pietra. 

    Potrei spingermi in un giudizio artistico 
    levigandoti in mille forme 
    muscoli in lavorio, sudario ripiegato
    mentre pensi, scrivi, voli e un brivido s’irrora 
    in seta. Spazia tra i corpi. Smette di pensare.
    Un angolo diventa linea, la linea
    asseconda -mi fa un cenno, la tua mano 
    che sa di nido. Sa che sono lì, da sempre.
    Non sapevo, io, di aver giurato.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 14:11
    Mattonella disordinata

    Potessi escogitarmi inganno
    sui marciapiedi di questo mondo senza equatore
    transitati dall'ossesso via vai di passi sadici

    Potessi essere mattonella disordinata 
    in apparenza ben posata
    e solo io venir trafitta
    da quei tacchi assordanti

    Ma poi improvviso un crac!

    Tutti giù all'inferno
    e quassù 
    niente più orrori!

  • 28 febbraio 2017 alle ore 14:04
    Chiedi alla pioggia

    Ascolta il vento che s'alza 
    quando un tuono spezza il silenzio
    e chiedi alla prima goccia di pioggia 
    cosa si prova ad esser delle sue sorelle 
    la prima a dissetar la nostra vecchia e amata terra 
    per poi morir da sola al sole

    La sua risposta sarà la via
    per giungere in grembo a madre utopia.

  • 28 febbraio 2017 alle ore 14:00
    Soltanto un dettaglio

    Non riesco a frenare
    questo amore che s'alza
    quando il vento s'inchina 
    al calar della sera

    Neppure riesco 
    a dartelo in dono
    in quanto potresti
    non fartene niente

    Non ha senso l'amore
    se non può respirare 
    non ha senso nemmeno 
    doverlo strozzare

    Ma intanto l'amore 
    fa ciò che gli pare
    e se m'ami o non m'ami
    è soltanto un dettaglio.