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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 06 novembre 2016 alle ore 16:26
    Una via di fuga

    Se potessi trovare una via di fuga che mi porti lontano da te, la seguirei.
    Anche se fosse lunga e tortuosa, inesplorata e arzigogolata,
    la seguirei.
    Ma questa via non esiste, perché tutte le strade dei miei pensieri, mi portano a te

  • 06 novembre 2016 alle ore 16:25
    Perchè...

    E mi chiedo ancora perché.
    Perché incontrarci?
    Perché conoscerci?
    Perché amarci?
    Perché dividerci?
    Paradosso inarticolato.
    Assurdo mutamento di sorta.
    Non so cosa sia meglio: illudermi ancora, o venire a cercarti.
    M'illudo.
    Perché è la vita

  • 06 novembre 2016 alle ore 16:24
    Sono tua

    Brucio di un desiderio ardente e inappagato.
    Voluttà, passione, voglia di te.
    Ardore che accompagna i miei ricordi.
    Sospiri rubati.
    Appassionatamente sono tua

  • 06 novembre 2016 alle ore 16:23
    Respiro

    Appoggiata al tuo petto, respiro.
    Silenziosamente mi lascio andare, libera da ogni pensiero.
    Tu, accanto a me, come un'ancora, forte e sicura.
    Non vi è più alcun dubbio, se sono tra le tue braccia.

  • 06 novembre 2016 alle ore 15:37
    La Pietà (omaggio a Michelangiolo Buonarroti)

    Smuove dell'essere uomo
    il sacro sentire stasera,
    silenzioso viandante che entri.
    Si fa vertigine la trepidazione
    nel Tempio antico delle preghiere.

    Di contemplata luce
    riemerge in silenzio la vita,
    favilla nel buio
    quasi è un drappeggio,
    soave si mostra impallidita.

    Stai lì, nel riposo a sentire
    come vergine disarmante
    in celeste assorto ammirare,
    riluci nel sommo incarnato
    con dolci movenze nel marmo,
    e tenera muove in Pietà
    suscitando tempeste di cuori.

    da "L'Alba dei papaveri" - Poesie d'amore e identità - Ed.La VIta Felice

  • 06 novembre 2016 alle ore 9:43
    Sei te stesso

    Noi esseri umani cerchiamo d' imitare altre persone ma perdiamo il tesoro più al mondo noi stessi

  • 06 novembre 2016 alle ore 9:22
    Io Sono

    Non sono la storia,
    non sono la memoria.
    Sono il giorno che corre
    e l’ombra della sera
    che lenta si ferma.
    Sono il mondo qui fuori
    che ancora non esiste,
    sono tra l’anima mia
    e la nebbia di questa luna
    come la foglia che cade
    tra l’albero e il sentiero,
    come il sogno tra l’immenso
    e l’asfalto di questa terra.
    Sono quel che sono,
    la menzogna d’esistere.

    Laura Pavia, Ottobre 2016

  • 05 novembre 2016 alle ore 20:46
    Vita

    Monologhi interiori
    a scegliere le emozioni

    a colmare ogni insufficiente
    chiarezza dello spirito

    e completare il mio Io
    nel piacere di sprofondare nel mio Essere

    Cibarmi della mia solitudine

    con la volontà di emergere
    in questi pregi

    nell'alto gradimento di testimoniare

    lo sposalizio tra la mente e l'anima

    tra la ragione e il cuore

    tra il buio e la luce

    E là
    in quelle intime comunioni

    sublimare la Grazia
    senza aggiungere altro

    senza togliere nulla
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 05 novembre 2016 alle ore 19:30

    Quando ascolto "Bugie" ho come un fastidioso prurito addosso. Un fastidio che poi cammina frettolosamente insinuandosi dentro ogni poro della pelle. Prosegue il suo percorso dritto e certo verso le mie vene ed entra in circolo... E quando arriva al cuore lo fa pompare di un battito ben scandito che prende il nome di "Mavatteneafanculo"!

  • 05 novembre 2016 alle ore 19:02
    La parola

    E’ poesia,
    la parola che penetra l'aria stagna di bruma,
    che sfida il limite del tempo,
    che spezza la schiavitù della materia. 

  • 05 novembre 2016 alle ore 17:20
    Dipinto

    Rosicchia tutti i sensi
    il colore sulla tela
    in note di placenta
    s’intinge:
    Olimpi
    in preziose pietre incuneati
    Rubino
    ogni senso
    Agata e ametista
    ogni riflesso
    Vorticano
    penetrando e fuggendo
    - i colori dei sensi -
    Plasmano e palpano
    la vergine tela
    Orgasmo e parto eterico
    il dipinto.

  • 05 novembre 2016 alle ore 15:55
    È il paradiso

    Non so cosa darei per poterti vedere tutte le mattine, appena sveglio.
    I tuoi occhi che si aprono e incontrano i miei, le tue labbra che accennano un sorriso.
    La tua calda mano che si solleva ad accarezzarmi il viso.
    Il calore del tuo corpo vicino al mio.
    E la dolce sensazione di trovarmi in paradiso

  • 05 novembre 2016 alle ore 11:35
    Io e te

    Soli a vagar nel pozzo profondo;
    la miseria di una vita sciupata;
    irresponsabile condotta
    di esistenza annullata;
    esseri inutili
    giocano con illusioni futili.
    io e te:
    a cercar la notte
    che avvolge le nostre colpe.
    Io e te:
    stiamo per esaurire
    tutte le più edificanti risorse.
    E la nostra giovinezza,
    sfiorita nel giardino delle idee,
    lamenta in silenzio
    errori consapevoli,
    cercando conforto
    in un soliloquio con la morte

  • 05 novembre 2016 alle ore 10:37
    pioggia

    Il cielo piange d'amore 
    per la sua terra
    e ogni goccia d'acqua
    diventa poesia.

  • 05 novembre 2016 alle ore 8:05
    Scrivere a Cefalù

    Nel nostro legame inscindibile a esprimerci l'un l'altra manifestazioni di particolarità di pensiero e d'espressione di vita,Cefalù diventa la mia "stanza dell'anima" ;il luogo dove le immagini emozionali superano la realtà, dove la mente,nella sua condizione in balia del vivere quotidiano,conversa con se stessa e con la stessa anima;il luogo dove mi rifugio per attingere alla mia creatività per forgiare il mio mondo attraverso le mie parole sposate alle sue immagini che infondono profondità d'animo e una ricchezza interiore capace di esternare tutta la sensibilità nell'affrontare i comuni temi del vivere quotidiano E scrivere diviene,così, una vocazione che va alla ricerca del proprio destino.

  • Ho già percorso la strada
    che porta dal verme all'uomo

    inciampando spesso
    in atti di sopraffazione

    balzelli da pagare
    a occhi chiusi e orecchie sorde

    nell'interpretazione della realtà

    Uomini "allegri" a raccontare
    nelle loro facezie brividi e sussulti

    e suonare al mondo
    ognuno il proprio motivetto

    di idee che dovrebbero imporsi

    grazie alla sola forza
    della loro coerenza logica

    E giù antiche alleanze a ingrangersi

    altre a ricomporsi
    nelle menti di uomini

    che sanno d'essere soli

    nell'immensità dell'universo
    da cui sono emersi per caso

    E non capiscono
    che il loro destino è già scritto

    e che sta a noi decidere
    se scegliere la luce o le tenebre

    E Io a soffrire l'elevatezza dei miei principi

    per non essere uno che se le beve tutte
    .
    cesaremoceo
     

  • 04 novembre 2016 alle ore 20:33
    Paese mio

    E la sera

    quando il tramonto
    assume il color vermiglio
    degli amori vissuti

    il tuo spirito sensuale e seducente
    riempie ogni notte di luna

    E i sorrisi di giovani e vecchi

    emanano essenze
    di polverose giornate
    di consumato lavoro

    a far divenire i gesti

    zattere d'una pace

    deliziosamente sincera
    e teneramente romantica

    fervida testimone
    di quei cuori

    messi a nudo
    nell'oblio doloroso e folle
    d'ogni incertezza
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 04 novembre 2016 alle ore 20:31
    Tuttavia,nonostante

    Afflitto dai demoni comuni dell'esistenza

    taciturno
    e poco incline a star in loro compagnia

    pecco d'assaggi di passioni

    brezze fragranti dello scorrer delle ore
    a dar dubbi al mio essere reale

    Con l'esperienza a sopraffare il buonsenso
    e farne motivo di sentenze

    mi perdo con frequente assiduità
    nei labirinti della mente

    coinvolto negli inquietanti e impervi colloqui
    tra i conflitti d'ogni dì
    e i momenti delle emozioni smarrite

    a supplicare compassione ai miei pensieri
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 04 novembre 2016 alle ore 19:53

    Arriva un momento nella vita in cui assumersi le proprie responsabilità non è qualcosa che dovresti fare, ma qualcosa che viene naturale. Qualcosa che è già "Consapevolezza" nel momento in cui fai una scelta o una determinata azione. Arriva un momento nella vita in cui non c'è più qualcosa da vincere o da perdere, perché niente ha più la forma di un "Gioco", se non i bei momenti di spensieratezza trascorsi con chi senti affine. Arriva un momento nella vita che devi fare un bilancio di ciò che sei "Diventata/o", di ciò che hai imparato e valutare se con la tua coscienza puoi combattere ad armi pari.

  • 04 novembre 2016 alle ore 12:01
    IL GIORNO DEI MORTI

    Perchè chiamare col nome di vita
    quello che è, invece, cammino
    che, certo, ti porta:
    chi tardi, chi presto
    a quel ch'è, di tutti, destino?
    Oggi è 'l giorno che si fa memoria
    di tutti: sia "scuri", sia noti,
    che sian citati ne' libri di storia,
    che abbiano o no, a ricordo una tomba.
    E' il giorno che nei Cimiteri
    avvengono incontri fra gente
    non vista da tempo,
     costretta ad andare lontano per lavori
     non trovati nei luoghi di vita.
    Quando, nei Cimiteri d'un tempo,
    le salme erano in terra sepolte,
    quanti fiori, quante candele
    ad ornare le povere fosse!
    Oggi: non più tumuli neri,
    ma statue e marmi preziosi;
    non più moccoli accesi,
    ma lampade fredde tu vedi.
    O Camposanto, ricordo d'infanzia!
    Questo era 'l giorno atteso dai bimbi
    che, fin da presto il mattino
    la cera prendevan che, sciolta e rappresa
    dal freddo, lungo il cero colava.
    Il giorno dopo la si vendeva,
    per pochi soldini, al ceraio
    che in città operava.
    Chi, primo, entrava nel Camposanto,
    sceglieva con cura il suo "campo"
    dove, sperava che molte candele
    venissero accese.
    Non era giorno di pianto
    quel giorno, lontano nel tempo.

  • 03 novembre 2016 alle ore 21:31
    Asprignità

    Nel tormento che opprime

    antitesi di profanità
    rimuovono valigie piene di vita

    per farne sgabelli da salotti

    e gettarli assieme alla scritta sulla croce
    dentro ciuffi di piume ornamentali

    antefatti di vicissitudini
    a dar la caccia ai segreti svelati

    triste miseria a far del bene
    senza inquinare banchi di nebbia fitta

    e produrre scintille a ogni inizio di tragedia
    da spegnere con sangue innocente
    .
    cesaremoceo
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  • 03 novembre 2016 alle ore 21:12
    Essere o non essere

    Urlo

    e non mi riconosco
    in questi acri odori

    che hanno rapito al sole
    la sua luce

    e fan lacrimare gli occhi
    d'ombre e perdizioni

    mentre corro nel mio vivere

    a osservare i giorni e le ore
    e cullare i miei attimi in mille parole

    E mi ritrovo a essere quello di sempre

    robusto nel mio aleggiare

    a gridare al mondo
    i ricordi e le incertezze
    .
    cesaremoceo
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  • 03 novembre 2016 alle ore 21:08
    Accarezzo il tempo che scorre

    Attendo

    maledettamente curioso

    il mio futuro

    incalzando il mio scrivere

    rinchiuso nelle stanze
    delle mie afflizioni

    angoli di Paradiso
    a nascondere i pensieri e i miei versi

    vizio assurdo ma anche reale
    delle mie grida sottaciute

    Sono essi vita di settembre

    terra del mio sangue

    che vanno e vengono nel presente
    e nei miei sogni

    E mi chiedo cosa ne sarà di queste fughe
    e dei ritorni di questa ossessione

    che mi ordina e deforma la mente

    ne ritaglia i confini e ne brucia l'ardore
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 03 novembre 2016 alle ore 15:18
    Sali sole, sali.

    Sali sole.
    Sali.
    Brucia.
    Allo Zenith.
    Sali e brucia.
    Sole.
    Brucia questo cuore.
    In cenere.
    Almeno cessa di bruciarmi.
    Sali sole.
    Sali.
    Sali.
    Metti a letto la notte.
    Sali sole.
    Sali.
    Brucia questi occhi.
    In cenere.
    Almeno smettono di cercare.
    Sali sole.
    Sali.
    Brucia queste orecchie.
    In cenere.
    Almeno smettono di ascoltare.
    Il nulla ripetuto.
    Sali sole.
    Sali.
    Brucia questi ricordi amari.
    Quelle strade invase da silenzi e ricordi di risate.
    Quegli alberi.
    Sali sole.
    Sali.
    Brucia il bosco delle nostre mattine.
    Sali sole.
    Sali.
    E brucia questo uomo.
    Almeno smette di bruciare.

  • 03 novembre 2016 alle ore 15:18
    E se anche il sole muore

    E se anche il sole muore
    Cosa vuoi che conti
    Se  da  sempre  il  girasole
    Metronomo de’ tramonti
    Col gambo par che vuole
    Inchinarsi a te dai solchi
    Battendo come lingua
    Dove il dente duole.
    Cosa vuoi che conti
    Se anche il sole sorge
    Più alto delle altre stelle
    Se lui sempre indifferente
    Solo verso di te si muove?