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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 04 gennaio 2017 alle ore 21:16
    Poeta,io... ma non scherziamo

    Menzognero e caotico
    mi lascio trasportare dalle passioni

    emozioni vissute
    senza alcuna riflessione

    ardori a bramare attimi d'eternità
    nei miraggi dell'anima imperfetta

    talento infetto a recitare fantasie
    di scorie romantiche

    sfuggite a misteriosi soffi
    di sospiri ingombri di gelosie

    a magnificare tormenti amati e maledetti
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 04 gennaio 2017 alle ore 20:46
    Nuvole grigie avanzano all'orizzonte

    Con i sentimenti in perenne contrasto

    tra loro e con l'intelletto

    mi chiedo ancora
    il perché di questo esistere

    e del suo annaspare in impulsi
    di dualismi e contraddizioni

    guerre fratricide tra il corpo e la mente

    e tra il cuore innamorato della vita
    e l'anima cosparsa di spiritualità

    E continuo a vivere
    attingendo alle mie risorse d'amore

    nel desiderio manifesto
    di ammirare coscienze risvegliate

    utopie di un mondo che non sarà

    tentativi senza speranza
    di meschine trovate

    a infliggere ferite morali
    alla mia dignità d'uomo libero
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 04 gennaio 2017 alle ore 19:17
    Aspetterò

    Mi giunge triste
    il tuo canto
    in queste gelide sere
    d'inverno.
    Aspetterò
    con la primavera
    il tuo gioioso
    sorriso
     

  • 04 gennaio 2017 alle ore 15:59

    Per quanto tu possa essere intelligente e razionale non capirai mai il profondo valore della vita fin quando non la vedrai sfuggirti dalle mani. Per quanto tu possa amarla, non capirai mai il valore delle piccole cose, se non nell'esatto momento in cui proverai il timore di non goderne più. Restare in silenzio a fissare un cielo stellato vale molto di più di tutto il tempo speso a piangere per persone stupide e di poco valore. Di alcune cose ci sfugge la loro importanza, fino a quando non le vediamo così lontane da non riuscire nemmeno più a sfiorarle. La mia vita è cambiata molto nell'ultimo anno e negli ultimi giorni è cambiata ancora e in modo molto profondo. Troppo valore a cose e persone che non hanno dato valore a me stessa, a ciò che sono e a ciò che ho dato. Un nuovo anno è appena cominciato e una nuova ME è pronta per quelle mete che da tempo aspettano invano, rallentate da persone, avvenimenti e delusioni che hanno solo saputo togliermi energia, forza e buon umore. Non sprecherò più niente di ciò che conta. Apprezzerò di più quelle piccole cose che spesso mi sono passate inosservate e chi davvero tiene a me saprà seguire la mia corsa con serenità... Rincorrere non è più qualcosa che mi appartiene e chi lo pretende può anche andare a "Fanculo" da subito.

  • 04 gennaio 2017 alle ore 13:02
    L'amore mio, che non si vede

    Nudo come la roccia
    Levigata da millenarie acque
    Incompreso come un forestiero
    Che ha finito tutti i gesti
    Spaventato come un bambino
    Quando al buio scopre 
    Che cos'è la vera Assenza
    Arreso come un perdente
    Quando l'ideal di bene immenso
    Si scontra con un cuore
    Che in realtà da sempre esige
    Fragile come Gesù
    Nel momento di quell'abbandono
    'Eli! Eli! Lemà sabactani!'
    Lo eri Tu davvero, fragile?
    Così è l'amore mio,
    che non si vede:
    E che ha bisogno di essere salvato.

  • 03 gennaio 2017 alle ore 21:14
    Nessun bisogno di proteggermi le spalle

    Essoterici guai son la causa
    del mio mal vissuto

    Turbolento e impulsivo

    non ho mai compreso
    la volontà di Dio

    che per quanto buona

    possa a volte essere non perfetta

    lasciandomi nel subbuglio
    di soffrire per le bontà che muoiono

    mentre le malvagità sopravvivono

    E me ne vado
    per le vie del non ritorno

    lungo le strade della mente

    meandri bui e non silenti
    percorsi da sussurri e fruscii

    baraonde di pensieri
    a conversare tra loro
    con toni sommessi e eccitati

    preoccupati dalla foga
    d'intimidire la serenità dell'anima
    con grida gaie e ironiche

    E prego il Cielo
    che il mio cuore resti dormiente

    a sopportare il sangue
    consumato nelle ginocchia spellate

    e non senta mai il bisogno
    di proteggermi le spalle
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

     

  • 03 gennaio 2017 alle ore 20:43
    Scriverai la tua storia

    Intense e segrete sofferenze
    dilatano gli egoismi della natura umana

    raggi di luce Celeste
    rifulgono nel riverbero
    dell'immensita' d'ogni pensiero

    a palesare sconfinate solennità
    impartire agli uomini inusitate moralità
    e il destino d'ogni dire

    E ci teniamo ben stretto
    quello strano splendore

    quasi fosse esso

    lì per li a svelarci il segreto del bel vivere
    e accendere continue albe morbose
    assorte solo nel loro fulgore

    finché il Firmamento
    non ci indicherà il momento giusto
    per scrivere la nostra storia
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 02 gennaio 2017 alle ore 21:37
    Ho paura d'essermi perso

    Come chi si dà da fare
    per trarre dalla vita i migliori piaceri

    nell'infinità dei privilegi
    che facilitano l'esistenza

    MAI
    ci chiediamo cosa siamo
    nel nome del Cielo

    Malvagi fino in fondo

    nessun senso del giusto
    alberga nell'indole d'ogni uomo

    rendendo impossibile lo scoprir
    in Lui qualche sano principio

    E giustifichiamo il tutto

    con l'ignoranza di non capire
    d'esser capaci di far del bene

    immersi come siamo in insolenti sorrisi

    a versar lacrime d'intelligenza e d'allegria
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright
     

  • 02 gennaio 2017 alle ore 20:44
    Il mio passeggier mattutino

    Nuvole bigie

    interrotte da tremuli raggi cadenti
    bave di luce di un sole birichino

    attraversano il gioco solitario dei miei pensieri

    a sfuggire da spiacevoli "giocondità"
    e giulire nella malinconia

    perenne fermento del cuore

    che avvolge ogni mio giorno
    col suo immenso calore

    E rivedo la mia vita

    con questa smania di vivere
    che rallegra l'anima

    tra squarci austeri d'esistenza
    ridondante di dignità e passioni

    e accorcia l'agonia di quella parte del mio Essere

    ammorbata di sfide senza speranza
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 02 gennaio 2017 alle ore 19:26

    Quanta ipocrisia vedo. Vedo persone chiamarsi "Fratello" o "Sorella", ma poi si sparlano alle spalle. Si sostengono facendo gli indivisibili, ma è solo apparenza perché il loro è solo un "Bisogno". E' solo una fottutissima paura di restare soli e affogare nella solitudine. Pensano di conoscere il mondo, ma in realtà non hanno la conoscenza nemmeno di se stessi. Dichiarano di avere "Carattere" e "Personalità", ma in verità quello che hanno è solo un accumulo di egoismo e finta comprensione verso il prossimo. Malati di protagonismo che va a mascherare una mente ottusa e priva di intelligenza. Non serve spargere miele laddove nel profondo regna un animo cattivo che guarda solo al proprio "IO"!

  • 02 gennaio 2017 alle ore 17:37
    E il cinguettio dei passeri...

    E noi appresso al tempo
    a disperderci nel furore degli spazi
    tralasciando le intercapedini
    e il cinguettio dei passeri
    soggiogati dalla frenesia dell’istante
    che tra le dita scema
    come un granello di sabbia
    in balia degli istogrammi.

    Stanchi
    di cammini lineari
    scuotiamo i passi alle ombre
    e l’intimità ci assale
    come notte ripudiata dal tramonto
    mentre i calici sobillano
    l'adunanza di verità indigeste
    e vacillano scettri
    sulle polveri di sevizie e baccanali.

    L’orgia
    di un sapere assorto
    riscrive il mio stato emotivo
    e la rabbia si commuta in preghiera
    d’anagrammi imperfetti
    sull’eco di litanie spulciate tra i ricordi
    mentre il tuo seno trema
    al vezzo ardito
    d’un mio bacio immaginario.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:06
    Alla luce dei fatti

    Mi sorprende, a volte
    lo sconforto antico
    della non accettazione.

    Come un gatto, mi sento
    sopra un piano
    inclinato ed unto.

    A nulla servono
    le unghie abili.

    Forse carezze,
    a riportar la pace.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:04
    Ritmo

    Latino americano
    trionfo di glutei.
    Ci si diverte
    anche al tavolino.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:03
    Filanda

    Rammendo i miei giorni
    con fili di vita
    sempre più preziosa
    sempre più rara.

    Saprei filarla ma
    il baco ha capito
    e non fa bozzoli.

     

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:01
    Crociera

    Sto al timone
    di una nave di cartone.
    In fondo al mare
    sta il mio porto.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:00
    Trasimeno

    Foglie su foglie
    fra terra su terra
    e storie su storie
    di ceneri su ceneri.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:59
    Pixel

    Come un sol uomo
    a calpestar l’Uomo.

    Soli, miseri pixel e
    l’illusione d’essere film.

    Non ci sono eroi
    fra queste fila,
    a garantir l’ordine pubblico.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:56
    Tournèe

    Per te si fa sipario
    la porta del metrò.

    Entra e suona,
    fisarmonica balcana
    all’impaccio delle dita.
    Sospira
    suonaci di feste
    mai le tue.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:52
    Museo

    Non ho la pazienza dei pittori
    che si fingono immortali,
    sento l’urgenza delle cose
    che cambiano, si consumano,
    m’aspettano alla porta
    quando è sera
    e linciano il mio cuore.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 8:17
    latte e giornale

    crateri di silenzio e creduloni in attesa
    la vita sotto questo cielo grigio di periferia
    e tra l'altro, cosa aspettarsi non sanno nemmeno più

    condoglianze orfane e risate senza parenti,
    in questa vuota ed effimera connettività
    i sentimenti marciscono e vanno persi nei rifiuti
    sotto una leggera brina artificiale

    lusinghe e misfatti schiacciati sotto i sogni di riconciliazione
    in questo inverno di polveri sottili

    se non altro io ancora ricordo cosa aspettarmi
    tra rime non mie e senza fretta rimarrò in attesa della fine
    a proposito l'unica certezza che ancora ci è rimasta sotto questo cielo grigio di periferia

    per lei sarò in attesa guardando fuori dalla finestra
    come si aspetta il tizio che porta il latte e il giornale
     
    intanto lascia che io prepari la colazione

    Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/#!/2016/12/latte-e-giornale.html

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:34
    Morte vitale

    Lo stivale ha di nuovo paura
    del serpente, che avvelena, con cura,
    la mela stregata! Bandiera rossa!
    La tomba, il popolo l'ha riscossa.

    Tra le pietre, una bocca s'è mossa:
    la nostra mente non sarà più scossa...
    chi crede ancora che questa premura,
    di candida verità sia pura?

    Chiedono solo una dimora nuova,
    in ginocchio... il finto cuore prova
    le lacrime, e le risate trova.

    Mostriamo del cielo un falso timore,
    ma ecco qual è il nostro vero terrore:
    del dio Euro, perdere l'amore.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:30
    Una storia infinita

    Un solo destino: sempre isolato.
    Dal sogno di una vita, devo uscire

    di nascosto, svelato per il cuore;
    ha tentato di cambiare, celeste

    il demone, l'angelo infernale;
    da soli contro la luce, possiamo

    cacciare i falsi dèi, senza pietà;
    le mie amiche stelle mi donano

    sorrisi eterni, nel villaggio in fiamme;
    ogni giorno è rosso, e ora la nuova

    speranza rinasce, dov'era il muro;
    tra nuvole bianche, vedrò lacrime

    felici scorrere sulle ferite.
    La finta paura ha comandato.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:26
    Ruspe migratorie

    Stanno ancora scappando dalle bombe!
    Cercano, qui, una vita migliore…
    ma la speranza diventa dolore:
    il mare nostro, già, pieno di tombe.

    Sul loro destino una voce incombe:
    non vuole mai un diverso colore!
    Di quegli occhi in lacrime, mostra orrore,
    anche se portano solo colombe…

    Vivono, tutti, nell’ozio e nell’oro?
    I cittadini, non hanno aiutato?
    Dovrebbero tornare a casa loro?

    Muoiono per il cuore congelato!
    Tra esseri umani, non c’è differenza!
    Né c’è il rifugio che hanno lasciato!

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:21
    Diabolica tragedia

    Nel cappello nero di un mago,
    tra colombe e ratti mentali,
    ho bevuto il sangue di un drago.

    Mi hanno donato nuove ali
    gettando, già, il mio cuore
    vecchio, tra sguardi mai uguali.

    La parola non fa rumore
    in un silenzio, assordante,
    di fiamme dal vuoto calore.

    Un pianto dal cielo incessante:
    tra veli, è parsa una stella,
    di cristallo o diamante?

    Continuavo a cercare quella
    breccia, ho ritrovato la vita
    persa, sempre, di notte bella.

    Una cicatrice è guarita
    da una luce, e un'oscura
    croce, della morte è svanita.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:16
    Cielo dei ghiacci

    La magna, triste, campagna felice
    vive dei morti, e il fuoco non lava
    il sangue che i cuori sporcava,
    nel vuoto, della gente che non dice.

    Alla nostra natura distruttrice,
    per il mortal sospiro che arrivava,
    alle speranze come si pensava,
    per un quadro ormai senza cornice?

    Basta, Cupido, i dardi scagliare
    come il padre tuo! basta l'alloro
    fallace, per le già oscurate menti.

    Dobbiamo svegliare gli occhi credenti;
    vogliamo aprire il vaso, ci sembra d'oro;
    possiamo ancora, il mondo, cambiare.