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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 18 aprile 2017 alle ore 15:23
    GIUNTO SOPRA AL NONO CIELO

    Com'in un baccello,
    racchiudevan l'ali sue quell'Angelo caduto,
    affranto, nel suo guscio.
    Fors'il cielo non se n'er'ancor accorto,
    che mancava al Paradiso.
    Che mancava il suo sorriso.
    Quelle lacrime di pianto,
    gli cadevan dallo sguardo desolato.
    Solitario il suo dolore,
    strano specchio del suo essere perfetto,
    privo d'altro sentimento, che d'amore.
    Rannicchiato su se stesso
    come fosse stato in grembo,
    mai vissuto, dal suo esser un eletto,
    spoglio d'ogni umana sorte,
    sconosciuta a lui la morte.
    Dolce rosa, la fragranza riportava la speranza
    del giardino dei Beati,
    d'ogni gaudio, profumato e di letizia,
    dove ritrovar riposo, nell'empirico suo volo,
    giunto sopra al nono Cielo.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:22
    Un angelo bianco

    La notte sì greve non porta ristoro,
    con voce rombante di tuono
    e dardi di fuoco che schiantano al suolo,
    con luce accecante,
    schiarente due ombre tra l'oscure ombre, 
    stagliatesi ai vetri 
    che gocciolan pianto dal cielo,
    di angeli neri, espulsi dal tempio del Padre.
    Essenze di demoni oscuri
    s'insinuan al buio della stanza,
    negli occhi lor brucia la fiamma infernale,
    scrutando quel viso dormiente
    del piccolo Angelo a palpebre chiuse,
    ch'ha ali argentate, sì chiuse a riposo,
    tra riccioli d'oro dispersi sul tenero corpo.
    Un Angelo bianco, tessuto d'amore,
    nasconde il mistero d'un angelo nero,
    esplicito ai demoni, effigi del male,
    ch'attendono il giusto momento del vile riscatto.

    Nota: Estrapolata dal primo libro della mia trilogia fantasy La Stirpe di Luce.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:20
    UN ULTERIORE BACIO

    Un ulteriore bacio, per suggellar l'amore,
    unendo umide labbra,
    legandoci col cuore in visibilio.

    Le lingue s'attorcigliano,
    sull'onda del piacere,
    connubio del reciproco respiro.

    Saziar di baci ardenti
    le bocche semiaperte,
    guizzando, accender nostri sensi.

    Scambievoli promesse di vita alternativa,
    carezze rinnovate 
    da mani ancora poco conosciute.

    Proteggere il domani d'amanti innamorati,
    con speme intramontabile che nasce,
    tra candide lenzuola, ch'odorano d'umori.

    Sussurri di parole,
    sì dolci, che riempiono il reale,
    svaniscono miraggi, nei baci appassionati.

    S'acquietan echi antichi d'amor persi,
    immersi nei silenzi prolungati,
    in gemiti sommessi, in sguardi infervorati.

    Il mordersi le labbra già infuocate.
    desio d'appartenersi, in scambio d'effusioni,
    i mille e più ti amo mormorati.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:20
    E L'ANGELO GUARDO' LA LUNA

    E l'Angelo guardò la luna,
    contemplandola come Venere sognante,
    attonito e assorto, senza distoglier sguardo,
    dacché, già, l'avea notata,
    la notte, al suo usual incedere fatato, 
    mai rimirandola come in cotal momento.
    Parea dipinto, 
    sì talmente immobile com'era, da parer finto,
    tutt'uno, sopra l'esiguo scoglio che l'accoglieva.
    Turbato, com'un innamorato, ebbro d'ardore,
    ch'andava ad intonar la serenata ch'avea nel cuore.
    S'avesse avuto voce, per quel cantico d'amore!
    Regina della notte, al palesars'in cielo,
    enfasi e stupore, per l'astro incoronato d'alone luminoso,
    che riflettea sul mar barlumi luccicanti a pelo d'acqua,
    brillanti luccichii d'argento,
    sopr'al candido riverbero, delineante strana rotta.
    Rotta del desiderio... pensò l'Eccelso.
    E l'Angelo guardò la luna,
    pensando alla sua veste immacolata,
    perpetuo, il suo scrutare solitario,
    nel tempo suo, ch'andava a terminare,
    gioendo, di splendor ch'avrebbe perso,
    non soffermandosi, quell'attimo d'eterno.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:19
    CELESTIALE È

    Celestiale è 'l color della speme, mai muore,
    nutrita al levar del mattino,
    disacerba 'l rancor suffragato dal male,
    di candor fanciullesco s'avvolge.

    Emulando parvenza del mare,
    già sottratta in partenza al cielo ceruleo,
    estorce la tinta cangiante,
    nell'intenso desio di rinascer costante.

    Nel celeste mantel virginale
    si cela, nell'intento di trarne conforto,
    la preghiera che sale è sagace,
    cita l'inno a schiacciare il serpente.

    Celestiale è la nota d'intenso vibrare,
    ch'ancor s'ode, nel porre l'udito,
    quale musica astratta, nel cosmo sapiente,
    un sussurro vitale che prende, struggente.

    Linfa fresca infiamma le vene,
    nel tripudio di coglier respiro,
    nell'immenso fluir di quel canto ancestrale
    stimolante 'l coraggio interiore.

    Celestiale è l'amore che smuove ogni dove, 
     che v'è intriso, nell'intrinseco spazio,
    ch'ha certezza soltanto sentito nel cuore,
    quale magico incanto perpetuo e sgorgante.

    Immortal tale fonte primaria, di suono si tinge,
    negli armonici accordi che giungono all'io,
    gorgheggianti com'echi ch'espandono l'aere,
    risponde fervente 'l palpito d'un cuor nascente.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:18
    INVER NACQUI

    Atmosfera rarefatta, 
    galleggiando nel limbo ch'amavo assai tanto,
    protezione e piacere nel guscio racchiusa,
    fors'anche sarei mai, da lì, sgusciata.
    non assaporando però 'l profumo del tuo seno. 
    Inver nacqui dal grembo che scoprii materno,
    vidi la luce, nell'oscurità d'una notte bruna,
    abbandonando alfin quella mia culla 
    che senza sosta mi ninnava,
    in cui, beata, 
    ambivo alle carezze della mano delicata.
    Sonorità latente giungea a me soffusa,
    voce, come nenia, che m'acquietava
    e m'addormentava,
    facendomi sognar la bocca che narrava
    oppur cantava la soave ninna nanna.
    Dolci sensazioni d'un'epoca passata,
    d'una coscienza non ancor delineata,
    di cui 'l ricordo s'è perso già nascendo
    e manca a questo cuor ch'ancor t'acclama,
    ch'ancor accanto ti vorrebbe, mamma.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:14
    POESIA S'È FATTA VERA

    Sgargianti ali spiegate, 
    connubio di beltá e leggerezza
    il lor librarsi in aere.

    Soffusi fruscii eterei
    l'udito attento si percepisce.
    Vivi suoni melodici.

    Tal sciame inaspettato,
    poliedrico fermento di farfalle,
    aggrada l'occhio umano.

    E rende il cuor leggero.
    S'involan, in veste iridescente,
    leggiadre spose al vento.

    Figura immortalata,
    disarmante, ch'ispira, mai di morte,
    mero concetto di vita.

    Trabocca inver poesia,
    stranezza sol di pagine d'un libro,
    esige d'essere malia.

    Magia concreta... astratta...
    incanto scaturito d'improvviso
    rapisce sguardo assorto.

    Poesia s'è fatta vera.
    Versi, in atmosfera sublimante,
    rendon lode al poeta.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:12
    E POTER VOLARE ANCORA

    Voluttuosa spira dell'amore,
    rapenti alla sprovvista i sensi inermi,
    nella frazione d'un solo istante,
    ci eleva ai sette cieli, 
    rendendoci liberamente prigionieri
    fors'anche inconsapevoli pedine,
    nel suo bramoso gioco dell'ardore...
    ... e dell'ardire,
    attraverso sguardi dapprima sconosciuti,
    vicendevolmente seducenti e dissoluti.
    Trascinava, la carne, con istinto bestiale,
    alfin di prender e possedere,
    inibendo il desio di conceder fin in fondo,
    per appagar l'altrui piacere, 
    nel considerar il proprio ego.
    Fin quando, ingannevole l'amore,
    sa imbrogliare, insediandosi nel cuore,
    instillando con sapienza goccia antica
    sconvolgente l'io supremo 
    che coinvolge pur la mente, 
    nei pensieri convogliati verso l'altro.
    Scoprir con meraviglia di scordarsi di se stessi.
    Desideri di reciproche carezze
    e di baci appassionati nascon vivi,
    di contatti a fior di pelle, 
    nei suoi brividi estasianti,
    disgregando le paure preesistenti, persistenti.
    Voglia assidua delle mani sì congiunte,
    di specchiarsi nello sguardo conosciuto
    a cercar quel sentimento testé nato.
    E d'imprimere tal nome, dentr'al cuore sospirante.
    Di volar con ali immense, 
    fin a dove arriva il sogno ad occhi aperti,
    prim'ancor ch'arrivi il sonno, 
    fra le braccia beneamate.
    Di carpir desiati baci dalle labbra altrui dischiuse,
    per amarsi un'altra volta,
    nell'accordo delle anime in simbiosi,
    con l'intento d'onorare mero amore
    di due corpi coniugati nell'amplesso, 
    per poter volare ancora,
    in un vol che sa d'eterno.

  • Scusa sai, se m'arrampico su specchi,
    nel pensiero, epicentro di quei sogni ad occhi aperti,
    o m'inerpico in un mondo solo mio, dove sgorga fantasia,
    dove rievocar quel senso che s'assembla al mio desio,
    in cui vige l'armonia che s'ammanta d'autostima per me stessa
    e rispetto verso gli altri, che sian peccatori o Santi.
    Scusa tanto se mi levo prim'ancor che nasca il sole,
    assetata della luce dell'aurora,
    se mi lascio coccolare dalle braccia di Morfeo,
    solo nel chiaror di luna che m'osserva, nell'attesa che io dorma
    e nel sonno cerchi il faro che m'illumini il percorso,
    navigando poi in quel mare dell'ignoto che m'appare, all'imbrunire.
    Chiedo venia se tradisco lo sconforto che m'avvolge,
    con la speme ch'accompagna il mio domani,
    se i miei passi si rifiutan d'approdar al sentiero delle spine,
    lacerando ancor le carni, nel riaprire cicatrici di ferite,
    anelando ad un viottolo sterrato, ma sicuro, circondato sol di fiori,
    atti a profumar quest'esistenza che s'accorcia e allor pretende
    ch'incertezze sian dissolte dal suo tempo ch'ancor resta,
    che lo spreco non l'intacchi, apportando il suo degrado,
    dando agio a falsità di certe menti, che d'affanni sono prede deliranti,
    bieche vittime d'invidia senza pace, sol cercanti di colpire chi ricerca il suo valore ed ha stima di se stessa.
    Quel perdono chiedo adesso, se rimango quel che sono,
    dell'ingenuità ch'ho dentro che rifletto in ogni altro, ingenuamente,
    nel pensar ch'ognun si'al mio pari ed il male sia reietto da ogni cuore.
    Se nel mio c'è solo amore e dall'odio m'allontani,
    non scendendo a compromessi in contrasto col mio io,
    se m'infiammi per un bacio e mi perda in un abbraccio
    e perfetta non mi senta, ma volubile e guerriera,
    poi, talvolta, non ascolti la pazienza che mi parla, ma impulsiva io agisca, con veemenza, nel cercare la giustizia, pur errando, nel guardar solo da un lato e non dall'altro.
    Chino il capo, tal perdono sto anelando dal mio spirito divino,
    che mi possa incentivar nel mio cammino,
    precedendomi, com'ombra fa col sole,
    che d'orgoglio si pervada e di saggezza, nel capire questo stato di creatura, di materia anche forgiata, nella semplice abitudine d'esser donna... nata allora.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:08
    SOSPESA A UN FILO DI SETA

    Sospesa a un filo di seta, detergo l'aurora,
    togliendo quel velo notturno che copre il suo volto,
    vorrei che nascesse un po' prima del tempo.
    Farfalla improvviso, dal bozzolo uscita.

    Sorelle frementi m'accolgon tra loro, ruotandomi attorno,
    invidio il fregiarsi costante dell'ali sgargianti,
    s'un volo saccente, mischiante color su colori,
    regine onorate dai fiori, del mandorlo e il pesco.

    Leggiadro quel vibrar su stelo, poliedriche vesti,
    il misero baco ognor l'ha lasciato,
    s'è spento di trasformazione fatal desiderio,
    ha ucciso la femmina i biechi suoi panni.

    Dissolto s'è il filo di seta, s'è scinto il cordone,
    la fervida immagine rapito ha la donna,
    s'effigia dell'ali nascenti, a stregua dell'esser farfalla,
    di nascer or ora s'inoltra nel folle pretesto, per far quel che sente...

    Per far quel ch'è giusto.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:05
    SPIRAGLI

    Pudicizia, 
    dietr'al sipario d'una vita immacolata,
    sconfitta in modo repentino
    da spiragli dei tuoi occhi sibillini,
    ch'accendono lo sguardo muto,
    ch'annaspa a ricercar appigli,
    per non cedere oltremodo.
    Incutendo fervore, rossore,
    san confondere la mente,
    come fosser strali infuocati,
    erranti, guizzanti
    incontro al lor morire.
    Morire nei miei occhi.
    Scagliando onde d'amor frementi,
    fomentano appetiti,
    nel pieno d'imbrunire,
    tremule scaglie di mare,
    ingenue e trasparenti, 
    che corrono sognanti
    Incontro al lor morire.
    Morire nei miei sensi.
    Ceruleo il lor colore,
    fan sussultar il corpo,
    lambiscono i miei seni,
    sofferman tra le cosce,
    lievi carezze vogliose
    ch'ascendono al desiato nido,
    incontro al lor morire.
    Morire nel mio scrigno d'amore.

  • 18 aprile 2017 alle ore 15:03
    ANGELI BIANCHI... ANGELI NERI

    Contavi cieli, mentre precipitavi.
    In un battito di ciglia,
    cercavi, tra le nubi, Angeli bianchi.
    immaginando frullar d'eteree ali, 
    schizzar, come saette, in tuo soccorso.
    Cadevi, senz'appigli per fermarti,
    echi lontani di brusii che non capivi.
    Avresti voluto aiuto... 
    ... gridato, se non fosse stato vano.
    Piombavi tra le spire del serpente,
    ch'avea lasciato l'Eden da tempo immemorabile,
    sperando che mangiassi la tua mela.
    Eva t'avea tradito inesorabilmente,
    attirando per entrambi la punizione eterna.
    Gli specchi del tuo ego ean divenuti opachi
    ed esso s'ea dissolto in meri pochi istanti,
    abbandonando spoglia divenuta vuota.
    Verso l'abisso, andavi a completar il volo,
    accolto tra l'empie braccia del vile ingannatore,
    ch'avea, prima di altri, tradito il proprio Padre.
    Restio a udir la voce che ti richiamava,
    avei declinato la richiesta di perdono,
    invocando poi miseramente venia, 
    nel gettar l'ultimo sguardo spento al cielo,
    sperando ancor, prima d'essere dannato,
    di scrutar agognate, tremule sagome, 
    fluttuanti tra nubi candide,
    d'Angeli bianchi...
    sebben tu fossi sciente 
    che ti bramavan unicamente angeli neri.

  • 17 aprile 2017 alle ore 18:20
    Siamo spore

    siamo spore 
    ebbre d'aria e terra
    che di getto s'attraversano

  • 17 aprile 2017 alle ore 17:51
    Brezzarsi

    Sèguita la cortina 
    del tacito brezzarsi
    -Taglia, tagliamo stringhe 
    prima che soffochiamo:
    di vene e venti la gola 
    si fa cretto di chiarità 
    svelle pensieri
    disinnesca doglie. 
    Siamo elementi finalmente
    siamo reazioni al tornasole
    Blu-di-metilene 
    avremo notti di allunaggi 
    sferzanti negli sguardi
    sottopelle.

  • 17 aprile 2017 alle ore 17:26
    Incompiuta

    Rinascerò per te
    per camminare insieme
    nel giardino dell'amore

  • 17 aprile 2017 alle ore 1:42

    Siate felici di ciò che avete. Credetemi ogni piccolissima cosa ha il suo perché e il suo valore. Siate felici di quei sorrisi che nascono senza una vera ragione. Di quei momenti in cui dentro avete quella strana pace che vi fa chiudere gli occhi, sospirare e dire: "Grazie Dio"! Siate felici delle difficoltà, perché essere ancora qua significa averle superate. Significa essere rimasti in piedi con dignità e coraggio. Siate felici della vostra umiltà e tenetevela stretta, perché vuol dire che le cattiverie, l'opportunismo, la convenienza e quella parte di mondo "Materialista" non vi ha "Contaminati". Siate felici di ciò che siete, anche se pensate di essere "Poco". Ricordate che nessuno è poco se ha fatto sorridere qualcuno che non riusciva più a farlo. Se ha regalato un abbraccio a chi ha sofferto il vuoto della solitudine. Se ha teso la mano a chi aveva meno forze di lui... Nessuno è poco, mai... Almeno fin quando sente dentro a se stesso quanto alto è il suo valore e i suoi valori.

  • 17 aprile 2017 alle ore 1:07
    Tristezza

    A volte, come oggi,
    ti osservo;
    e quasi tutto ciò che desidero,
    mi appare in te;
    una piccola incertezza nella vita,
    le tue labbra appese come frutti in estate,
    i tuoi occhi ombrosi,
    la tua mano tremante,
    la tua pelle chiara appena intessuta nel freddo della montagna,
    la tua luce perpetua,
    il sorriso che mi insanguina il volto.
    Ma allora dimmi,
    che tristezza sei tu che mi catturi con il silenzio.

  • 16 aprile 2017 alle ore 22:16

    Ho imparato a guardarmi dentro e a scavarmi fino dentro l'anima. Un "Qualcosa" di cui non posso fare a meno e se ogni tanto non lo faccio non mi sento apposto con me stessa. Amo entrare nel "Caos" che spesso mi appartiene e rimettere un pò di ordine tra le tante cose ammassate e in disordine che ho dentro. Amo farlo perché mi aiuta a capire cosa non va e cosa devo cambiare. Accuratamente sposto le poche cose certe, gli affetti sinceri e i ricordi preziosi... Afferro i problemi, le paure e le delusioni e le porto in superficie. Non voglio più scappare o rimandare, ho capito che per vivere serena devo affrontare e superare. Per questo da un pò di tempo il rapporto più bello, importante e vero ce l'ho con me stessa.

  • 16 aprile 2017 alle ore 20:31
    Tutto un secolo attraversò la nonna

    Tutto un secolo
    attraversò la nonna
    impastando focacce,
    le più spettacolari
    nutrivano attese del sabato santo.
    Finché un’ultima Pasqua
    chiuse la madia e lasciò cadere il setaccio.
    Partì per un viaggio
    di rive appena sbirciate
    lei che poco sapeva di viaggi
    tranne quelli di mulattiere,
    campi di spighe e vigneti
    e il garbo profondo della gioia data ai cari
    appena appena rivelata agli occhi
    come il giorno quando inizia a lucere.

  • 15 aprile 2017 alle ore 17:54
    Lo spaccio di endorfine

    All’alba non mi nuoce
    lo spaccio di endorfine
    nel brulicar di tossici
    in crisi d'astinenza
    che al parco si dan voce.

    Lo sforzo è la moneta
    che circola veloce
    ed è per i neofiti
    parecchio inflazionata,
    ma l’anima più lieta.

    La pioggia è recessione
    e sol chi non si frena
    può accedere al mercato,
    se il giorno rasserena
    s’attiva l’espansione.

    Lo spazio è misurato
    e ad ogni giro pieno
    s’accumula sudore
    che pèrcola al terreno:
    si è in debito di fiato.

    Ma nella comunanza
    il tempo si fa lato
    si limita il dolore
    lo scambio è regolato
    e il sangue va in vacanza.

  • 15 aprile 2017 alle ore 15:33
    passiamo insieme al Triduo

    ti lavo l'essudato in cave estreme
    il marchio della terra, ora sei a casa
    passiamo insieme al Triduo

  • 15 aprile 2017 alle ore 14:33
    Come una volpe

    Ricordo bene
    Quando ti conobbi
    L'estate finiva
    Mai lo dimenticherò
    Nuvole scurissime
    Cattive compagne 
    Ben ascoltavano
    Le mie lagne
    Con un cielo bizzarro 
    Così a strisce
    Mai veramente 
    Ho visto un pesce
    Così io pescavo 
    Molto triste
    Quando all'improvviso
    Tu apparisti
    Da lontano 
    Splendida ti mostrarti
    La giornata cupa
    Così tutta illuminasti
    Piano t'avvicinavi 
    Come una volpe
    Che giocare sa
    A nascondino
    Quella però eri tu
    Che così arrivasti 
    E sulla sabbia
    Un cuore ti rubasti

  • 15 aprile 2017 alle ore 13:40

    Non basta parlar d'amore per essere capaci di amare e non basta avere sentimenti per saperli donare! Quando una persona continua a puntare solo su questo non capendo errori e problemi, non capendo che questo non basta... Fidati, non lo capirà mai. 

  • 15 aprile 2017 alle ore 13:29

    Sono come l'accento sull'ultima lettera di una parola. Quel qualcosa che da un tono più marcato e netto alla tua vita. Però... sono anche il punto interrogativo alla fine di una frase, quel qualcosa che ti farà sempre avere un punto di domanda su chi hai di fronte. Sono una perenne scoperta, una ventata inaspettata e mai prevedibile. E' si... Sono un'anima strana, contorta. Un'anima nella quale in pochi hanno avuto il privilegio di entrare. Forse non mi conoscerai mai veramente o forse sono io stessa che non voglio farmi conoscere mai fino in fondo.

  • 15 aprile 2017 alle ore 9:13
    Finestre private

    Aprile non s’accorge 
    delle parole sciolte nelle falde
    di rivoli inquieti e sotterranei.
    Aprile sorride nei giardini pensili,
    ha finestre private 
    per chi ha fame di ginestre e sole.
    Egocentrico, insinua crudezza 
    in fioriture, dove l’incanto 
    è un rampicante in dispersione.
    Passa, apre cancelli asfittici.
    Sfiora -miti in penombra-
    gli sguardi che hanno brillato
    d’istinti buoni.