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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 marzo alle ore 11:05
    Di pesco i fiori

    Arriva la primavera
    con il color rosaceo
    dei fiori di pesco
    sembra il morbido
    tuo volto
    adornato dai tuoi
    occhi chiari
    di nostalgia pieni
    d’un tratto il cielo
    si copre di nuvole
    cariche di pioggia
    e fulmini
    sul mare in tempesta
    questa visione
    m’apparve in sogno
    e subito scomparve
    nel dormiveglia.
     

  • 29 marzo alle ore 20:52
    Il tuo vivere

    Fosti tu
    a combinarti i vestiti
    che indossi da tempo
    umili abiti fatti di rime
    nell'intimità
    impregnata d'emozioni
    e la passione a far da palto'
    a scaldarti al calor delle parole
    E conservi ancora i tuoi brividi
    fra le tue cose preziose
    tra i sogni non dimenticati
    tra le amarezze subite
    nella tua dignità di donna
    a distrarti e rinfrescarti
    in nuovi desideri
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 29 marzo alle ore 20:48
    E raccontar di me

    Resto incollato
    tra i versi dei miei scritti
    a riviver e ricordar le mie emozioni
    e la gioia di quei momenti
    E comincio a scrivere
    innanzi alle immagini dei vostri visi
    e i lineamenti allegri
    che si disegnano al pensier
    di leggermi e d'impararmi
    Ancora son qui
    a contemplare i miei sogni
    con gli occhi fissi nel vuoto
    a accarezzare la mia età
    sempre carica di desiderio
    a raccontar di me
    e dei miei tormenti
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 29 marzo alle ore 20:46
    Confesso a Dio onnipotente...

    Io non so come finirò
    né quando finiro'

    vivo nel piacere
    non di spezzare i pensieri

    ma d'incollarne le essenze

    S'accendono i sensi di colpa

    e stupiscono la trasparenza
    l'umiltà e il sacrificio

    a rendermi i sentimenti brillanti

    e ricordarmi d'essere vita

    Possa Gesù con il suo sacrificio
    confermarci la nostra libertà

    e ricordarci
    che indossare solo una scarpa

    non fa un uomo a metà

    E se anche andassimo senza scarpe
    saremmo sempre creature di Dio
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 29 marzo alle ore 12:12

    Non c'è più niente che mi fa paura, quando ne hai sopportate, subite e superate tante sono poche le cose che ti spaventano. Non c'è più nessuno che possa impedirmi di procedere, solo la morte, ma quella quando ti sceglie non ti da possibilità di appello. Tutto cambia prospettiva quando capisci che TU sei la sola possibilità che hai e la VITA la sola strada su cui camminare. Lei ti mostrerà le possibilità, spetta a te scegliere se e come sfruttarle e chi portare con te. 

  • 28 marzo alle ore 20:41
    La mia prigione

    Rivedo i miei sogni lontani

    terre dissodate a raccontare

    quanto si può esser fieri
    della propria ricchezza

    e anche della propria povertà

    gravi difficoltà in cui ci si dibatte
    a dar comportamenti da ragazzini

    E accompagno i prossimi pensieri

    nei respiri che soffiano nella mente
    e ripetono all'infinito

    sei tu che sei voluto finire in prigione
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 28 marzo alle ore 20:39
    Splendori di luci opache

    M'avvicino ancora in volo
    verso il 65° atterraggio

    affidando all'inerzia
    i comandi del mio vivere

    con la mente che ha disperso
    i suoi pensieri fidati

    Ozio nelle ore d'ogni dì
    sdraiato su strade difficili e accidentate

    a rafforzare l'indignazione
    d'appassionate lagnanze

    in sentimenti nevrotici
    nel lottare con i dolori dell'anima

    E m'immagino
    davanti a uno scaffale di libri

    nella felicità di leggere
    per capire il mio Essere

    ancor meglio
    di qualche mio anziano amico

    che pure oziava

    ma leggeva senza comprendersi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 28 marzo alle ore 20:38
    Una nuova via

    Le stelle della notte
    capricciose e beffarde
    irradiano la civetteria
    che nei cuori
    da il là alle emozioni
    e il desideroso risveglio
    d'inconsce esigenze
    d'esternare la primavera
    celata nell'interiorita'
    E io resto in quel mirare
    disteso sull'audacia
    del mio scrivere
    a dimostrare la mia imbecillità
    e indicare alla mia ambizione
    una nuova via
    che dimentichi le indecenze
    per arrivare in fondo alla vita
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 28 marzo alle ore 15:03
    Non farla crescere

    La società di oggi
    colma di dolore
    partorito da una belva
    che ha nome violenza
    è il grembo infernale
    che la gramigna invade
    disegnando futuri scenari
    di morte
    avvolti da boati di silenzio...
    Ferma la tua mano violenta,
    Uomo!
    Non permettere che cresca
    tra disagio e ingiustizia.
    Educala all’amore
    e alla condivisione
    che impari ad accarezzare
    e lenire il dolore

  • 27 marzo alle ore 21:02
    Ove è diretto ogni mortale

    Sei ancora con me, giacché il tuo ricordo è così rovente,
    e nonostante la tua mancanza sia così agghiacciante.
    Nella mia mente sei una statuaria figura immanente,
    sebbene nella realtà tu sia irraggiungibile, troppo distante.
    Prima eri una fonte di gioia quotidiana,
    Ora sei un traguardo di speranza lontana.
    Ma di ciò che mi rimane di te farò quel che è più naturale:
    imparerò a saziarmi del tuo ricordo atemporale,
    che nella mia vita resterà un evento collaterale,
    aspettandoti pazientemente, lì ove è diretto ogni mortale.

    Dott. Eugenio Flajani Galli
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
     

  • 27 marzo alle ore 15:08
    Radente

    E se radente stessi 
    a misurare il vuoto circostanziato?
    nero ardesia sotto le suole
    o non è quel bianco lungo 
    piattissimo
    regione di porti attraccati 
    a idee senza ritorno?

    arti indolenziti 
    da lacci immobili 
    indotti al lusso di staccarsi
    -si riparano traiettorie
    in tunnel abissali

    rondini all’imbrunire 
    rondini da taschini azzurri 
    svuota le tasche, alleggerisci

    Icaro verso pianeti anemici
    è tutto cera, sciolto il guinzaglio
    della pazzia d'altri 

    Icara, non è mai stata intervistata 
    eppure è partita
    dal suo eccesso di terrestrità 

  • 26 marzo alle ore 21:58
    Fondazione Corigliano Calabro

    Ei non sosta, Ei non conosce posa,
    e stabilmente rimane l’ impegno,
    pur se da lungi richiesto è ‘l Suo ingegno
    compito assolve con alma amorosa.
     
    Chiamato da moltitudine ansiosa,
    per ingrandire ancor Suo bel disegno,
    senza che chieda, Lui, alcun sostegno
    viepiù concorre folla più copiosa
     
    ad innalzare  nuovo Monastero,
    affinché Minimi siano a soggiorno,
    onde d’anime essere di governo.
     
    Lo vuol Bernardino di Chiaromante
    con di Rossano moglie governante
    che sia il Frate, nobile messaggero,
     
    ad educare lì, dove ei è signore,
    certo che Frate lo farà col cuore.
     
     
     

  • 26 marzo alle ore 21:23

    Per molti "Vincere" è fondamentale, arrivare primi ovunque, a qualunque costo... Ma cosa è veramente vincere?! 
    Sembra che per molti vincere sia veder cadere gli altri, vederli soffrire, morire, soccombere distrutti e sfiniti. Purtroppo invece, per me vincere è fregarmene di cosa fanno le persone che non contano, di come stanno quelle che vorrebbero vedermi morire e di cosa dicono su di me quelle che "Pensano" di conoscermi! Sappiate che vincere è camminare con fierezza sulla strada che vi siete scelti, con la coscienza pulita e la serenità che vi invade dentro!

  • 26 marzo alle ore 21:21

    Per molti "Vincere" è fondamentale, arrivare primi ovunque, a qualunque costo... Ma cosa è veramente vincere?! 
    Sembra che per molti vincere sia veder cadere gli altri, vederli soffrire, morire, soccombere distrutti e sfiniti. Purtroppo invece, per me vincere è fregarmene di cosa fanno le persone che non contano, di come stanno quelle che vorrebbero vedermi morire e di cosa dicono su di me quelle che "Pensano" di conoscermi! Sappiate che vincere è camminare con fierezza sulla strada che vi siete scelti, con la coscienza pulita e la serenità che vi invade dentro!

  • 26 marzo alle ore 20:37
    La cavalcata delle valchirie

    Luogo d'umane cure

    la mente

    dove i sogni mai tramontati
    dei grandi amori

    risvegliano gli anni della vita
    in cui ho potuto amare

    Sguardi abbracci
    e influenze d'avanguardia

    condizioni d'ansia

    voli simulati
    nella presunzione della realtà

    a guarire angosce e timori

    impronte sul mondo
    di quelle passioni

    divenute nel frattempo
    piacevoli ossessioni

    E ancor oggi
    continuare a credere

    che gli accadimenti senza desiderio
    sono la vera felicità del cuore
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 26 marzo alle ore 20:36
    Anime affamate di gioia

    Anime affamate di gioia

    felici di ricever l'altrui pane
    e virar ogn'ora verso altre mense

    ricevono condanne morali

    quali frastagliati scogli
    d'ansimante respiro e ebbri di mare

    Ed io

    inquieto come un purosangue
    prima d'un temporale

    cosciente e credente
    di fausti presagi

    accanto a lor mi stendo

    baciando con amore
    l'ardore del loro misero dire

    E resto con la penna in mano

    ancor costretta
    a un indomito furore
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 26 marzo alle ore 20:34
    Tu, luminosa Speranza

    Impacciato
    e con lo sguardo accigliato

    mi vergogno
    in questo tempo di pace

    di quanto offendo me stesso

    di come il mio intelletto
    sopporti la miseria di cui si nutre

    Ridotto al silenzio

    nel mio aspetto meschino
    d'ardore spirituale

    vivo aggrappato
    a luminose speranze

    accettando le beffe altezzose

    che la vita impone alla mia dignità

    indignata nella sua nobiltà
    che si mal s'adatta alle false illusioni
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 26 marzo alle ore 20:33
    Il linguaggio di certi amori

    Pensieri in precario equilibrio

    nel dolore volontario
    di temere l'infinito

    aggiungono tocchi personali

    effluvi sacrali
    a sottolineare la propria forza

    nel rappresentare la vita

    e il rispetto
    del vivere che accomuna

    E mi vedo circondato da democrature

    a raccontare il loro giustizialismo

    costretti da costrizioni neomelodiche
    senza alcun futuro

    a difendersi o accusarsi

    e coprirsi di spazzatura
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 26 marzo alle ore 16:17
    Compromesso con la morte

    Orazioni, citavo alla morte, affinché mi lasciasse del tempo.
    Il suo pronto riscontro dicea:
    "Ma certo, convengo, benché il tempo restante non più t'appartenga".
    All'oscura risposta,
    un lato, mi rendea indubbio conforto, 
    ma, l'altro, palesavasi un enigma bello e buono, 
    a discapito del mio pensiero speranzoso.
    Salii sul pennone d'un vascello galeotto,
    ch'ea parso ben disposto al mio fare clandestino.
    Da lassù, scrutando il cielo sì turchino,
    rievocante lunga chioma della fata di Pinocchio 
    e trascritto un annuncio alquanto strano, 
    lo inserii nella bottiglia, tanto assurda quanto vera, 
    sì forgiata solo d'aria mista a vento,
    con l'intento che ruotasse per il mondo e ancora oltre,
    fin laddove si lambiscon i confini d'universo:
    "Tale tempo, che rimane, non ti degna il suo favore.
    D'esser tuo, non ha intenzione. Esso più non t'appartiene".
    Enunciò sorella morte, con l'aggiunta di parole,
    ben cosciente della mia aguzza mente,
    che, però, alla frase sibillina, restò inerme.
    Per cui sorse la domanda: "Ma, alfin, chi n'è il padrone?"
    Possa, dunque, chiunque legga il mio messaggio,
    far in modo di fornir l'esatta interpretazione
    o l'impertinente dubbio roderà quest'intelletto 
    per il tempo ch'è rimasto.
    Detto fatto, scagliai in aere tale oggetto.
    Di riflesso, soffermai lo sguardo attorno, 
    mentre il velo dell'arcano si dissolse,
    stimolando il mio sguardo ad ammirar:
    il quieto mare così immenso, cantastorie affascinante,
    che sapea ammaliar la gente, col suo immortale canto;
    le distese di montagne, dalle alture dritte al cielo,
    le lor coste, imbiancate o verdeggianti, emananti rari olezzi;
    il bel sole, fulgente di chiarore, incontrastato Imperatore,
    nel tramontar soave, di purpurea tinta s'ammantava;
    la fascinosa luna, pallida e altera, nell'imbrunir di sera,
    con rinnovato passo da Regina, avanzava fiera.
    le stelle palpitanti, come pietre iridescenti,
    rendean prezioso il manto di velluto nero.
    Stranita, alfin, sorrisi...
    L'eclettico capolavoro, d'egocentrici elementi, ambendo il mio tempo, 
    sancivan, ch'attraverso, mi concedean cotal permesso:
    di sollazzar il rimirante sguardo allor fattosi attento,
    di consolar il cuore solitario, un poco affranto,
    di coronar l'eterno spirito d'immenso.
    A chi spettava il tempo mio, se non a loro?
    Ne avea ben dunque avuto buon motivo, 
    d'un similare decretar, la morte;
    ovvia ragion per cui, tutto considerato,
    ebbi il buonsenso d'accettar tal compromesso.

  • 26 marzo alle ore 16:15
    Fu ineluttabilmente amore

    FU INELUTTABILMENTE AMORE

    Tiepide gocce calde,
    rincorrendosi sulle guance,
    lasciano rivoli di sale.
    Non più nascondo amare lacrime versate,
    ben conscia che la penombra
    non permetta loro di riflettersi allo specchio,
    dacché non noti il viso segnato dal pianto;
    viceversa, scruti l'ombra di ciò che sono adesso.
    Mai sta zitto il silenzio,
    favorendo il chiasso e l'umore;
    con sussiego, 
    la sua logorroica presenza m'incatena,
    mormorandomi inarticolate parole,
    a marchio dell'attesa
    per una realtà in cui mi crogiolo ancora.

    Ti vidi... Ti ambii...
    Estranea a quel che ero;
    rifuggii da me stessa,
    onde ricercar quel ch'avrei voluto essere
    e ciò ch'avrei voluto.
    In un'eterogenia di sensazioni straripanti,
    i miei sensi, svincolati da una ragione
    che l'avea fatta da padrona
    troppo a lungo, 
    nel tempo sconfinato nell'assurdo,
    rinascevan a nuova vita.

    Mi vedesti... Mi ambisti...
    Circoscritto in un viver sconfortante,
    ti celavi dietro a specchi
    dacché non osservar dinanzi gli occhi inespressivi;
    erano spenti, 
    parimenti ai rumori dissonanti.
    Occultato nei silenzi, già fuggiti addirittura
    alla spira d'impercettibili suoni e bisbigli, 
    costante, quel timore di scoprirti ancora vivo.
    Disastrosa condizione d'una presa di coscienza;
    verità, in cui le lacrime d'un uomo, 
    in atavica battaglia tra debolezza e dignità pretesa,
    mascherandosi d'apparenza,
    presero a sanguinare, 
    ruzzolando sulla via del cuore

    Fu un battito di ciglia,
    cotanto ardore ricolmo di mistero
    nell'estraneità presente di ambedue.
    Fervente desiderio incontrollabile
    l'inconsistente onda travolgente,
    non dissimile 
    al primario slancio istintivo
    a cui t'aggrappasti,
    simulando un naufrago, 
    sottratto alla fine,
    grazie al richiamo d'una sponda.

    Nell'impetuoso mare 
    intarsiato di reciproci sentimenti,
    rinvenni colei che tornò ad amare.
    Estasianti baci e abbracci appassionati,
    in un rogo tutto nuovo e sorprendente,
    coronavano il nesso presupposto.
    Nuotando dentro il lago del tuo sguardo,
    lo rimiravo, annegato nel bruno mio, profondo.
    Rinnegato dai silenzi, gioivi d'esser vivo,
    saziandoti di gemiti e sussurri,
    dentro ore fatiscenti carpite all'orologio.

    Pertanto... 
    Fu ineluttabilmente amore.

  • 26 marzo alle ore 16:13
    Al confine d'illusioni

    Speranzosi desideri,
    al confine d'illusioni,
    in silente processione,
    scanditi da barlumi di realtà
    dacché nutriti d'ambrosia e miele, 
    nonché dondolati nella culla dell'arcano,
    benché alternati ad altrettanti avversi,
    quale univoco fardello 
    d'infestante erba cattiva dissipata,
    si scindon dal velenoso amaro,
    tal insidiosa genesi di chimere sconfinanti.
    Dondolata soavemente 
    nella speme esistenziale,
    prevenendo detto evento,
    già in partenza
    con il piglio positivo, 
    mi sottraggo al dispiacere del dileggio del destino.
    Piroettando come foglia trascinata dal marino
    o farfalla strabiliante,
    in un valzer
    nell'ellissi intorno al Sole,
    prim'ancora d'un declino sopra un lido assai fecondo, 
    confacente a radicare,
    dove il vento scema in brezza,
    dentro e sotto un orizzonte riportante al Paradiso,
    pongo picche al negativo
    e son plagiata di bellezza.

  • 26 marzo alle ore 16:13
    Adesso che il vento dorme

    Disseminato è il candore del manto,
    sprazzi di neve sui rami rinsecchiti e sui sempreverdi,
    dove il verde, in parte, s'è arreso al bianco maculato.
    Muro cinereo, coniato di vapore, sottrae il crepuscolo mattutino,
    quel barlume, divenente albore adamantino,
    risvegliante la coscienza e lo stupore,
    per l'astratta concezione di concreta, incantevole visione.
    Purezza di paesaggio pregna lo sguardo e altrettanta quiete, l'udito;
    anche il vento s'ea assopito tra le fronde, per scovar un nido vuoto, 
    indi riposare;
    raminghi cinguettii son iti altrove, sfuggiti, all'implementar della stagione.
    Nè voci, urlate o sussurrate, né canti né pianti, neppure risa attorno;
    l'atmosfera rarefatta, plasmata di gelo e di silenzio saturo altresì di solitudine,
    ha relegato ognor nelle dimore, membra intirizzite e desianti calore.
    S'ode raro palpito d'ardito cuore, a intervallar mutismo stagnante,
    col suo vivace ritmo roboante, seppur non basti a richiamar il vento.
    Or che dorme,
    vane son insensate parole, illusorie frasi d'amore;
    disillusa speranza che spirino in vetta per esser udite da orecchie insicure,
    bramanti tutt'altro che bieche menzogne ad acquietar penuria d'amore,
    di chi tace
    nel sacrale limbo di pace ch'appare,
    ch'il vento non osa dissacrare, per dar immotivato corpo al niente.

  • 26 marzo alle ore 16:12
    Ei ea fuggito

    Nulla scalfiva, quella statica postura del guerriero,
    ch'avendo rifiutato di lottar, sul campo,
    s'ea smarrito, 
    nell'assordante pace d'un'ermetica strada alquanto sconosciuta. 
    Smorzati bisbiglii giungeano lontani all'attonito udito, 
    in tal contesto, unicamente ebbro di silenzio...
    In connubio con se stesso,
    sancendo sovrano, il libero suo arbitrio,
    avea rimesso ad altri la conseguente scelta
    del perpetrar battaglia
    e, contraria, la propria, fu codesta: 
    ribellione confacente al suo peregrinar ramingo,
    col capo reclinato e insofferente sguardo,
    oltre all'animo, probabilmente, da vile codardia corrotto
    o... viceversa... armato di saggezza,
    atto a scampar all'immolar se stesso
    da sanguinaria contesa per ragione essenzialmente ignota.
    Onde arrider al beneamato riverbero d'esistenza
    e scavalcar lo sconfinato gelo della morte,
    ei ea fuggito, 
    forse scaltro o all'inverso coniglio;
    ciascun epiteto era buono,
    messo a confronto col rimorso d'esser assassino.

  • 26 marzo alle ore 16:11
    Chi era colui

    Chi era colui ch'attendeva la morte,
    sotto un cielo dannato di ombre?
    Chi era colui ch'era pronto a soffrire,
    perire,
    qual segno estremo d'amore?
    Amore schernito e svilito,
    smarrito,
    in oceani di macchie sommerso.
    Tormento, nell'uomo nel campo di ulivi
    sul far di portar la sua croce 
    su spalle piagate 
    da nerbo scandente lo strazio nel tempo.
    Dolore traspare da sguardo immortale,
    sul volto bagnato di sale;
    corrugata la fronte abbassata 
    in preghiere all'eterno suo Padre;
    silenzio, al posto di sante parole.
    Il Dio umanizzato 
    scacciava il plagiante serpente 
    dall'ara del male,
    cosicché consacrarla all'inverso potere.
    Onorando l'intento divino,
    l'agnello attendeva la sorte,
    qual Figlio del Dio universale,
    da bocca di "roccia" sortito
    allorché non ancor rinnegato l'aveva.
    Il tempo impietoso arrivava 
    a sancirne la fine, omicida di vita carnale.
    Chi era tal uomo diverso,
    che, scontando i peccati del mondo,
    trasudava martirio e perdono?
    La corona pressata sul capo reietto...
    Qual fonte di stille di sangue,
    lui stesso
    ogni spina conclamava reliquia.
    Chi era colui che, aspettando la morte,
    invocava suo Padre,
    sotto un cielo dannato da ombre?

  • 26 marzo alle ore 14:43
    Suono e vicinanza

    Mi piace ora
    la voce del vento, un impeto
    iniziato in un minuscolo
    suono di vicinanza

    risalito per le cime del mare
    per le rocce e i dirupi.

    È alto su artigli protesi
    al dono del fiore

    sta costruendo un giglio
    al margine del tuono,
    il bianco e l’oro
    di un sussulto ritrovato
    piccoli segni
    tornati da correnti millenarie.

    C’è vento in trama, e il verde
    tace gli schemi.
    Non siamo soli.