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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 febbraio 2016 alle ore 21:22
    Donna, tu

    Sei tu la più bella
    nella tua anima,
    sempre contenta,
    sempre lieta,
    unica nuvola
    in celeste volta;
     
    a dea simile
    non comprendo le violenze,
    le angherie,
    le ripicche,
    contro di te,
    anima sublime
     
    il mio animo
    d’amor pieno
    non può tollerare,
    non può permettere,
    queste ipocrisie,
    queste ignominie
     
    la prima regola
    rispettare la donna
    comprenderla,
    assecondarla,
    accettarla
    come donazione divina.
     
     

  • 27 febbraio 2016 alle ore 18:06
    All'amante morta

    Ti vedo e non ti vedo, nei meandri
    dei miei ricordi sei ormai evanescente.
    Eppure, nonostante il tuo riflesso si
    fa fioco nello specchio dei miei neuroni,
    l’oltretomba non può trattenere il verde
    dei tuoi occhi o la lacrima dei miei.
    Spero che dopo questa vita ci sia
    qualcosa solo per tornare a baciarti,
    a scambiarci dolore, saliva e anima
    in un eterno avere sedici anni.

    02/09/2014

  • 27 febbraio 2016 alle ore 16:53
    Mare di speranza

    Grani di felicità
    vorrei donare
    a chi dure battaglie
    deve affrontare
     
    Calma e vigore insieme
    vorrei regalare
    che risollevino gli animi
    per pungolar l'istinto
    di altre incipienti primavere
     
    Vorrei che Ottimismo
    squarciasse l'oscura cortina
    che ora tutto avviluppa
     
    E la sciogliesse
    in un caldo mare di speranza

  • 27 febbraio 2016 alle ore 11:02
    Ricordi nel vento

    I profumi dei fiori
    son tutti diversi
    ed ognuno di loro
    ricorda qualcosa
    un giorno...
    un momento...
    un bacio nel vento.

  • 27 febbraio 2016 alle ore 9:43
    Una Sconfitta Cercata

     
    Nella vita!
     
    Non ho mai barato
    Per fare sempre del bene
    Ed ho ricevuto del male
     
    Ho incontrato satana
    Con la valigia in mano
    Voleva portarmi con se
     
    In piena confusione
    Nella stazione della vita
    Ho cercato Dio tra la gente.
     
    Cit. “ Nella vita le lotte finiscono sempre con una sconfitta a metà, in attesa di
    Quella definitiva.”

  • 27 febbraio 2016 alle ore 0:51
    Non manca niente

    Son messo all’angolo
    dalla tua bocca
    imprigionato
    in un recinto d’aria.
    Tra le nostre labbra spira
    una corrente di petali rossi
    nello spazio di un bacio.

  • 26 febbraio 2016 alle ore 23:56
    Dio,perchè ci hai fatto così ?

    "Nè la pietà nè i lamenti nei pianti
    dovranno evocare il mio nome"

    Nel mio sguardo alla vita
    un pò stranito e malinconico

    avvolto dal pensare

    che la ricchezza della mente
    non svanisce assieme al corpo

    sgombero il campo
    da ignobili cangurate

    subissato da fantasmi
    di morti viventi

    che potreste essere Voi

    con le vostre adolescenze violate
    dall'infedeltà alla natura umana

    pesanti angosce di chi
    non riconosce più le sue radici

    Gesta e azioni a produrre disastri

    piaghe divenute infette
    a sollevare i veli dell'omertà e dei silenzi

    sempre pronti a nascondere e minimizzare

    atteggiamenti e stili di vita
    di uomini privi di saggezze

    nella realtà che ognuno vuole e può essere
    a perseguire le proprie convenienze

    superando la difficoltà interiore
    di sentirsi diversi 

    illusiva concezione di vita

    e essere visti volteggiare nell'aria
    senza concedersi agli sguardi del mondo

    nell'abbandonarsi facilmente
    all'entusiasmo del "bambino che c'è in Loro"
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright
     

  • 26 febbraio 2016 alle ore 14:22
    biografia non ufficiale

    rumori tra le crepe
    semplici suoni
    distorsioni

    ascolta
    riguarda noi
    ingenue contorsioni sociali

    curiamoci un po'

    perché le sofferenze della vita non serviranno a niente
    quando la vita sarà più

    lamenti attraverso la foschia
    semplici miracoli mascherati da miraggi
    rumori tra le crepe

    curiamoci un po'
    perché siamo la salvezza l'uno dell'altro

    salvezza

    le nostre vite
    nodi di tenerezza
    sotto questo cielo

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2016/02/biografia-non-ufficiale.html

  • 26 febbraio 2016 alle ore 11:45
    Pioveva a Roma

    “ Roma è una cosa a parte; si spiega con un tramonto e si capisce con una carezza”.
    Quante volte me l’hai detto… Pioveva  e me lo trovai scritto in fondo all’anima, carne viva di un’incomprensibile mattino.Non dovevi partire! Le botticelle in fila per un turista, il tramonto sulle spalle di un Santo. L'inverno sta tornando si dispera lungo il Tevere. Crolla la sera al respiro della tua assenza, sei lontano mai straniero, come nido violato un sorriso si è perso nel vento.  "Roma non ha pretese. Non le importa del cielo, non teme le offese”. Mi fu detto ma pioveva ancora e ancora voglio vivere la vita come capriccio di bambini. Solo conciamo queste righe sottopelle, solo sogno di ritrovarti presto in piedi su quella strada o in pace su quella panchina da dove si vedeva casa.
     

  • 26 febbraio 2016 alle ore 9:58
    Il Messaggio Dell'Ultima Stella

     
     
    La mente astuta
    Ha gli occhi di ladro
     
    Secoli  silenziosi
    Per capire il silenzio
     
    Il messaggio è
    Nell’ultima stella
     
    Che si perde nella luce
    Di una delle tante sere
     
    È la natura prodiga
    Di giorni e notti morenti
     
    Profili di vita giovanile
    Senza un degno futuro
     
    Vita da lupo selvaggio
    E l’arte di arrangiarsi.
     
     
    Cit. “ La sfida con la Natura è una partita perduta “

  • 26 febbraio 2016 alle ore 9:55
    Danza Di Una Donna Tra Realtà E Finzione

     
    Nuda!
     
    Donna misteriosa
    Come uno spettro
     
    Appari nella luce
    Scompari nel buio
     
    Di una finestra
    Di un balcone
     
    Confondi l’altrui esistenza
    Lasciando vagare l’immaginazione.
     
     
    Cit. “ Un pugno di sabbia è svanito nel nulla “
     

  • Avrei voluto chiamarti amore

    ma ho scordato il tuo nome.

    Ricordo però bene le tue labbra

    che spaziavano dalle radici al cielo.

    Ricordo il tuo profumo

    euforia che alimentava la mia pelle

    eccitando i sensi sino allo stremo

    di masturbanti attimi di gaudente utopia.

    Ricordo i tuoi capezzoli giocosi

    ticchettare al ritmo dell'oblio

    e poi sedurre il tempo

    sino a rapirne il battito.

    Ricordo anche il precipizio delle incomprensioni

    fare a pugni con la precarietà della lontananza

    e le suppliche angosciate

    affinchè l'equilibrio non cadesse nel tranello

    d'una gelosia corrotta

    dal peccato originale.

    Mi sono rotto il cazzo

    di te, di me, di noi

    anche se t'amo più di prima

    e l'indifferenza mi consuma.

    Ti avrei urlato "Vaffanculo"

    se solo ricordassi il tuo nome

    e mille volte ancora

    avrei preteso le tue labbra.

    Avrei voluto chiamarti amore

    ma ho scordato il tuo nome.

    Forse è meglio così

    perchè il nulla non può svanire.

     

  • 25 febbraio 2016 alle ore 23:10
    Il buio dinanzi la siepe

    Come una farfalla
    infilzata mentre ancora vive

    scopro i riflessi della sottomissione
    ai vuoti della mente

    e subire nel tempo

    emozioni a esprimersi
    molto più modestamente

    nell'assalto alle diligenze delle passioni

    Maturare voglie e desideri
    ad aggiungersi a utopie frammentate

    personalizzate in mittenti
    con la chemio in tasca

    e destinatari con la vita in dipartita

    privati della possibilità
    di teneri ritorni ai loro cuori soffrenti

    E piango consapevoli rischi

    a evocare immagini
    di chi va verso la propria fine

    allietato dalle musiche
    di sentimenti stonati

    E pretendere da me stesso

    di diventare un altro

    dimenticare il mio corpo e le mie idee
    e sognare di essere in un'altra dimensione

    libero dalla schiavitù
    di quelle intimità perverse
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 25 febbraio 2016 alle ore 23:05
    Fondali

    Tornava sovente
    sotto gli occhi della luna
    a sedere lungo la riva
    della sua solitudine
    e come brezza
    con le mani increspava
    scure acque quiete
    quasi a cercare
    un non so che di raggiungibile.

    Scendeva incauta
    tra i suoi fondali
    poichè altro non erano
    che il fondo del gusto del suo dolore
    per poi riemergere
    con la voglia di sentire
    il cielo sulla pelle.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 22:40

    La Signora "Cattiveria" va bussando ad ogni porta.... Che resti a lei chiusa, che essa le permetta di affacciarsi all'interno o che la sfondi ed entri... Non conta. La Cattiveria presto o tardi, malgrado i giri che può fare torna sempre a casa propria. E' come un pacco che come ultima destinazione ha il suo stesso "Mittente", ma sopra di esso porta la scritta: "Prima di inviarmi rifletti perché prima o poi da te devo tornare"!

  • 25 febbraio 2016 alle ore 20:47

    Ho puntato il mare molte volte, l'ho ascoltato, osservato e anche un po temuto. Il suo fruscio a volte calmo altre volte impetuoso, il suo sfiorare la spiaggia, come per bagnarla di nuovi sogni e speranze per poi fuggire via scomparendo di nuovo nella sua immensità. La paura di quell'enorme distesa di acqua che sembrava non avere una fine al suo orizzonte. Quante volte mi sono sentita simile a lui, forte e immensa, mentre altre volte ero un po come la spiaggia... Una semplice persona inerme che riusciva a sfiorare i suoi sogni per non afferrarli mai.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:50
    Parole

    Taci meraviglia
    poiché quando taci io
    non resisto
    alla tua dolce natura.
    Taci dinanzi all’odio
    poiché i tuoi
    occhi
    dispensino gioie lontane.
    Taci se vuoi
    orgoglio della mia
    vita
    ma parlami d’amore,
    parlami.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:47
    Silenzio

    Ho scelto volti senza nome
    a cui chiedere chi sono.
    Ho gridato ad una finestra chiusa
    la mia passione.
    È insolente questa necessità di risposte,
    è un sorriso saturo di rabbia
    è un’anima abbandonata ad un punto di penombra,
    è una metamorfosi.
    Vorrei appartenere ad un silenzio clandestino,
    inquilino dei tuoi pensieri.
    Vorrei uno scorcio di umanità
    nella mia terra.
    Vorrei essere il
    proprietario della tua serenità.
    Mi appartiene il tuo sguardo,
    come una sentenza.
    Ho urlato in un dirupo,
    il silenzio
    e d’un eco di ritorno
    non credevo che i sogni
    mi avvolgessero,
    prendendosi cura di me.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:46
    I Pescatori

    Ho visto uomini discutere della raccolta. Il rumore delle onde di ritorno restituiva loro i pensieri evasi. La Grecia all’orizzonte. Una bottiglia di vetro dinanzi alla scogliera. Ho condiviso la rabbia, alcolica, con il vuoto del mare. Il silenzio che cura il silenzio. Spuma di ritorno, ornata di qualche guscio di vongola, ad esaltare la monotonia dei giorni trascorsi.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:45
    Confini

    Come la goccia più densa di latte
    si lascia cadere nel tè e gli regala
    il colore ambrato delle emozioni
    cui non posso guardare attraverso.
    Come questi muri sono confini,
    e sono confini le punte dei polpastrelli,
    le mani che guardi
    la fatica spesa a guardarle,
    e la semplicità di chiudere gli occhi
    e sentirle.
    Ti costa più trasformarti che concederti.
    Quel meccanismo di matrioske
    che racchiude tante camaleontiche versioni
    di te
    e l'ultimo strato racconta il pensiero.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:44
    Destino

    Sei il mio giro di routine,
    la moneta cascata in terra dal lato sbagliato,
    l'assenza dei giorni spesi a cercarti.
    Sei il pensiero che non trova pace
    la dialettica che mi cura,
    il silenzio.
    E gli occhi bestemmiano,
    la rabbia incontrollata
    di un'anima offesa,
    di un treno in corsa perenne
    che si ferma quando gli pare.
    Sono il destino,
    l'ombra che non ti da tregua.
    Ti ho visto,
    chinarti in segno di resa,
    osservare le tue mani nude
    sulle quali ho scritto tutto ciò che avrai.
    E non avrai più di quello che sei
    di un amore insano dato per conoscerti,
    di una ragione per vivere.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:42
    Le scatole dei ricordi

    Le scatole dei ricordi sono tempeste che hanno conosciuto la quiete. Sono alberi scossi dal vento e ornati di foglie cadute. Sono uccelli volati su con i ricordi, dove la vista perde l’idea della terraferma. Le scatole dei ricordi sono pugnalate nei fianchi e corse liberatorie. Le scatole dei ricordi sono carillon che suonano quel che ci pare. Ci fanno ricordare di essere umani, di essere vivi, di essere soli, di essere anime in balie della fortuna, soggetti a qualche forza morale. Le scatole dei ricordi sono lì a soddisfare i nostri bisogni e ci sono ovunque andiamo e ovunque restiamo.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:40
    Anoressia

    Rimane il riflesso
    di un corpo di porcellana.
    Sono il prezzo di un biglietto troppo costoso.
    Sono il senso della tua incuria,
    la scena di quel film muto
    che rifiutasti di vedere.
    Sono la lumaca ed il peso della sua abitazione.
    E poco importa
    se io pietra ,
    assottigliata dal tempo
    sono sempre uguale alle mie bugie.
    Tu sei complice del mio sguardo,
    di un’anima in fuga
    di una mano che copre il capo
    e lascia scoperti i piedi.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:39
    Hanno spento le luci a Kobane

    Guardami mentre cado ai tuoi piedi.
    Riconosci il colore del mio sangue?
    Dimmi se è bianco o nero,
    dimmi se è olivastro o rosa pallido.
    Dimmi se riconosci la razza dall’odore della saliva.
    Dimmi se sa di ebreo, di arabo, se senti il cumino
    o la rosa europea.
    Io sento solo un profondo odore di ferro
    prima di spegnere la luce;
    è il sapore della tua rivoluzione.
    Hanno spezzato le punte delle matite
    perchè parlano troppo,
    hanno spezzato la mia spina dorsale
    perchè penso troppo,
    mi hanno coperto il volto perchè
    non mi guardassero.
    Hanno spento la luce a Kobane.
    Non volano più gli aquiloni di Charlie Brown,
    s’impigliano nei rami
    dei giardini di Parigi.
    Hanno smesso di coltivare le rose,
    sono finte nel tritacarne.
    Hanno spento la luce.

  • 24 febbraio 2016 alle ore 23:16
    Il verme è nel frutto

    Nel triste esilio della vita

    vivere nella più completa passività
    e nel più aberrante squallore

    rivendicando l'assenza d'affetti

    con le illusioni delle certezze
    a corrompere ogni innocenza
     
    E incarnare ognuno il proprio fallimento

    nei sogni irrealizzati

    gemme ormai senza alcun valore
    in fila nel disamore eterno

    a infrangersi nel broncio della coscienza

    atto infame a ridere in faccia al dolore
    e sobillare i moti dell'anima unta di miseria

    E vivere la stagione dell'addio
    ignorando la realtà degli altri
    .
    cesaremoceo
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