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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:16
    E sta già accadendo

    C'è un non so che di vitale 
    a un certo punto dell'apatia,
    sarà forse la certezza che niente può durare 
    per più del suo tempo 

    E benché non si sappia 
    quando muterà questo intimo andazzo,
    se ne pregusta comunque 
    il venturo epilogo

    E sta già accadendo.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:11
    Un gran bel parlare

    Se non altro 
    è un gran bel parlare
    di quelli capaci d'inorgoglire 
    persino i palmi delle mani
    di solito molto prensili,
    simili a zampe di mandrillo 
    però più evolute, sì!

    Di fatti sanno afferrare 
    persino il prossimo
    per strizzarlo come uno straccio
    e poi passarlo sulla fronte
    in segno di fatica 
    ed incoscienza
    soprattutto

    Un gran bel parlare, sì...
    e se del tempo delle verifiche
    neppure un rintocco, non importa
    resta comunque un gran bel parlare.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:06
    Lì dove sei

    Ho gridato così forte 
    che l'anima s'è aggrappata 
    ai denti del giudizio
    pur di restarmi fedele,
    anziché traboccare ai miei piedi 
    come rigurgito fraudolento

    Ho gridato il tuo nome 
    fino a confonderlo abilmente 
    con quelli dei bimbi saltati per aria 

    E ora che anche l'ultimo filo di voce
    sta dissolvendosi come scia di gabbiano
    diretto all'altro capo del tempo,
    fammi memoria 
    e dimmelo nuovamente

    Dimmi come ti chiami
    se luce o pazzia
    e fammi arrivare
    lì dove sei.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 16:02
    Anche se il pericolo è trascorso.

    Ci sono spaventi
    che non passano facilmente
    anche se il pericolo è trascorso del tutto
    anzi si accentuano

    O forse più banalmente
    lo spavento assume il peso delle ipotesi
    come dire che fa più paura
    ciò che di peggio poteva accadere -se

    se avessi avuto la musica nelle orecchie
    o se tu fossi stato altrove
    e se, o se, i "se" si sprecano insomma
    ubriacando di brividi il cuore

    Ma poi in soccorso
    giunge un sospiro di sollievo
    a ricordarci che invece l'abbiamo scampata bella
    e per proseguire a vivere
    conta solo questo
    mentre la paura diventa altro,
    per esempio poesia.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:59
    Si muore di tutto

    Si muore di tutto
    di orgoglio e vergogna e dolore
    di gioia e gelosia
    d'inedia ed invidia e d'insonnia
    di noia e nostalgia
    di rabbia e realtà
    di sogni e di sonno

    E talvolta anche di sete
    pur sprizzando acqua di bosco
    dagli occhi.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:51
    Splendono ginestre ovunque

    Splendono ginestre ovunque
    da quando l'inverno è caduto in letargo 
    sui ripiani più alti degli armadi

    Splendono pure a notte fonda
    tanto che dalla luna s'affacciano due amanti 
    ingrigiti da un sogno rimasto tale,
    osando persino sporgere i cuori 
    come a volerli intingere in quel giallo
    caldo, quanto ogni abbraccio mancato

    Splendono e splenderanno 
    fin quando l'aria non saprà di muschio
    posto che nel mentre nessuno le bruci 
    per non aver ancora imparato 
    che mai può essere d'oro la cenere 
    ma sempre esito irrimediabile
    di umana miseria.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:48
    Oh, il cielo!

    E cosa è mai il cielo
    nelle notti serene 
    se non un enorme libro aperto,
    un viaggio che l'uomo moderno 
    non sa più intraprendere
    preso com'è
    a scarabocchiar sulla via lattea
    illusioni e mestizie dei suoi giorni

    Se prestasse orecchio
    allo sfavillante silenzio che lo sovrasta
    potrebbe cogliere chissà,
    magari il suono di calde lacrime 
    provenienti dal mare 
    e sfreccerebbe come un Perseo 
    a slegar dallo scoglio la bella 
    offerta al mostro dal re suo padre
    in cambio di pace nel regno

    La conoscenza di questa e d'altre storie
    che l'uomo di un tempo fissò in cielo, 
    sfugge allo sguardo dell'uomo moderno
    troppo intento a stipare i suoi mali
    dentro il grande carro 
    parcheggiato per sempre lassù.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:45
    Come riecheggia limpido

    Come riecheggia limpido
    il pianto della terra
    quando è notte e tutto dorme
    pure il sonno che non viene

    E quanto è aspra al sol baciarla
    la radice di un desiderio di pace
    scacciato dalla certezza
    che l'odio trionfa sempre
    in assenza di rivali all'altezza
    del suo spinoso abisso.

     

  • 27 gennaio 2017 alle ore 15:42
    Giurino i poeti

    Giurino i poeti
    che se l'inchiostro dovesse estinguersi
    e le unghie sbriciolarsi
    allora saranno i denti
    a scolpire su carta
    parole di pace
    e così sia

    a costo di gengive
    esposte a spigoli di mondo

    Schiacciare fratelli
    e ridurli a miseri brandelli
    sarà sempre
    irrevocabilmente
    sbagliato!

    È sbagliato che i cuori
    dei Signori della guerra
    pulsino al ritmo del folle vizio
    d'essere dio su questa terra
    concimata con vite umane
    straziate dall'odio per scopo infame.

  • 27 gennaio 2017 alle ore 12:58

    Mi avete chiamata "Asociale" quando amavo stare per conto mio piuttosto che con finte compagnie. Mi avete dato della "Cattiva" quando vi ho sbattuto in faccia verità scomode. Mi avete dato della "Colpevole" quando ho smesso di giustificarvi mettendovi di fronte alle vostre responsabilità. La verità è che quelle come me non ti danno se stesse se non lo meriti, non lo fanno nemmeno se hanno il cuore pieno d'amore per te. Quelle come me te le devi meritare dalla testa ai piedi, dal primo poro della pelle all'ultimo centimetro di cuore. Per le persone vere quelle come me non sono "Scomode" ma "Privilegio".

  • 27 gennaio 2017 alle ore 0:24
    Ricordare per non dimenticare

    Ricorda ragazzo la guerra passata,
    anche se né tu e né io l’abbiamo vissuta.

    Ricorda ragazzo,
    quello che gli altri hanno patito e
    che i nostri padri ci hanno raccontato.
    Quello che gli uomini hanno inflitto
     ai propri simili senza pietà,
    neppure per chi era appena nato,
    vecchi, bambini, donne e uomini,
    che come colpa li si accusava d’essere nati ebrei.
    Essi venivano,
    ricorda ragazzo,
    strappati dai letti mentre dormivano,
    mentre mangiavano,
    mentre pregavano,
    semplicemente, mentre vivevano.
    La loro colpa?
    Esser custodi delle proprie radici,
    come tu oggi lo sei delle tue .
     
    Ricorda ragazzo di non  odiare,
     coloro che sono da te differenti.
    Oggi le guerre le vedi in tv,
    sei già abituato a vedere massacri,
    che sono dati in pasto ai tuoi occhi,
    rendendo la guerra una cosa banale,
    una routine di tutti i giorni. 

    Ricorda ragazzo,
    la vita non è banale,
    è il più grande valore che ognuno possiede,
    è un dono prezioso,
    difendilo, sì, ma  con amore,
    la guerra non serve se dopo si muore,
    la morte non è di suo pari valore.

    Ricorda ragazzo,
    ricorda il valore,
    a quelli che un giorno racconterai l’orrore,
    per insegnare loro,
    di amare e non odiare,
    se vuoi che il mondo in meglio possa cambiare.

    Anna Giordano
     27/01/2007

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 21:09
    Dormi,cuore mio

    Dormi cuore mio

    riposati nel sollievo gioioso
    di saperti ancora vivo

    mentre io mesto
    rincorro le speranze di questa vita
    che vivo solo nei sogni

    E m'addormento con la luna
    nel mormorio sonnecchiante dei ricordi

    e fisso in essa
    l'impronta del mio sguardo distratto

    bravo ancora a donarmi qualche lacrima

    intanto che la mente veleggia
    verso alte maree chiare e libere

    d'audaci rime
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:29
    Ma tremo

    Stona
    il frastuono
    di questo momento
    stona
    e bastona
    il mio sentimento

    Oggi l'inchiostro non pende
    non scorre non rende

    Forse con la matita
    potrei srotolare una via
    che porti ciascuno
    a ogni altro

    Ma tremo
    e con me la mia mano
    sicché temo che quella strada
    diverrebbe un intruglio
    di opzioni vestite a festa
    dagli occhi dell'amore immaginato

    mentre l'altro, quello vero
    si scioglierebbe in mille lacrime
    e le stelle continuerebbero a vedere
    ciò che in effetti siamo: riprovevole
    agglomerato umano.

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:23
    Se non ci fosse il mare

    Invece quello laggiù
    è il mare che unisce le terre!

    Hai sentito bene
    il mare unisce e mai separa
    anche se stenti a crederlo

    Ti chiedo quindi 
    d'immaginare per un attimo
    l'assenza del mare
    ma prima legati a un'onda

    perché ciò che vedrai
    sarà il solitario riflesso di te stesso
    sospeso in un niente così inaccessibile
    che solo quell'onda 
    potrà restituirti alla tua sponda.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:21
    Che cosa più di quell'erba

    Che cosa più di quell'erba
    saprebbe solleticarmi le tempie
    tanto da scomporre di qualche virgola
    l'imperterrito mio cipiglio,
    questa smorfia del cuore
    che neppure la gioia di vivere
    può farle un baffo ormai

    Oh, felide presagio
    d'altri e più biechi orrori del genere umano
    di che t'impicci adesso,
    stendi i tuoi lucidi artigli accanto a me,
    sulla tiepida erba di primavere distanti come le stelle
    e lascia che il cielo mi scivoli dentro le vene
    e ne sciacqui le anse

    sí da portare a vita nuova
    il sangue di figli e fratelli
    caduti nell'oblio a valanghe
    senza che mai abbiano potuto alzarsi per davvero,
    schiacciati com'erano dal peso di un alibi,
    perfetto per gli stolti
    e spacciato per colpa
    _nascere in luoghi di morte
    e volerli lasciare per altri migliori, più giusti
    intralciando perciò, la marcia dell'empio Uomo
    ma verso cosa poi...

    Lasciami quindi sulla tiepida erba
    che ancora non cresce,
    lascia che il cielo a venire mi alleggerisca le vene
    prima che il sangue d'altri figli e fratelli
    si mescoli nuovamente al mio.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:13
    Profumava di poesia

    Era così gentile
    che profumava di poesia
    tanto da offrire i miei trenta denari alla notte
    purché restasse per sempre 
    seduta di spalle ad aspettare
    lasciandomi quindi allacciata 
    a quello stelo ondulato e lunghissimo,
    almeno quanto il sentiero
    che mi avrebbe condotta in un luogo
    talmente distante dalle mie palpebre 
    da non esistere nemmeno

    Di lì a pochi versi d'amore
    invece il suo volto e l'odore appassirono
    sbriciolandosi infine sul cuscino
    come capita ai sogni migliori 
    quando li sveglia piano piano
    il cielo in fiore.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:05
    Io temo un solo dio

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che non la smette
    di ostentare perfezione
    ma intanto insozza il mare di peccati
    e ingozza di vergogna
    l'innocenza dei diversi

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che inverte ad arte
    il senso esatto delle cose
    che dice dice pace
    e in pace invece fa la guerra
    vestendo a lutto madri anche a Natale

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che di nascosto
    ruba al sole la sua luce
    sicché dell'umiltà
    neppure l'ombra

    Io temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio di nome Uomo
    oh che gran vanto!

    Un dio che non è sacro
    e manco santo.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 16:00
    C'è che il bene è da fare

    Ma la pioggia
    questo mondo non lo lava
    casomai lo allaga per un po'
    così il nero ci sguazza beato
    come un cigno che mai canterà

    E quando è la neve l'esito è lo stesso,
    sciolta la maschera bianca
    il nero riprende ad essere vero

    In assenza d'altre manne dal cielo
    tocca forse di tuffarci il cuore
    in tutto questo nero
    per scoprire là in fondo
    che il bene è da fare
    e volerlo soltanto
    non basta.

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:53
    Una volta per tutte nel tempo trascorso

    E cosa mai ne avresti fatto di quel tuo tempo
    se non lo avessi speso a far ciò di cui ora ti penti
    come fosse il peccato più grande...

    Dimmi cos'altro bolliva di più bollente
    del desiderio di gettarti a capofitto
    dentro una parentesi di vita

    Recriminare ti logora e null'altro
    fintanto che non vedrai te stesso
    come saresti adesso
    se allora tu non avessi compiuto
    il miracolo di esaudirti

    E fa male sì, lo so che fa male
    ritrovarsi spenti in fondo alla notte
    ma non quanto e non come bruciare
    incessantemente dentro
    in attesa che fuori la vita accada da sola

    Dimmi perché mai
    quel tempo a detta tua sprecato
    dovrebbe restituirsi a te illibato
    se nemmeno sei grato al destino
    per averti permesso di poterci provare -a vivere

    Soffrire serve sai...
    senza mezze misure né scuse
    fino a morire una volta per tutte nel tempo trascorso
    insieme a quel senso di colpa e sconfitta
    che ora ti rende sordo al richiamo d'altra vita
    e indifferente alle sue mille forme.

     

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:43
    In quegli spazi vuoti

    Più o meno
    come quando getti
    le vecchie cose
    la notte di capodanno
    per far posto alle nuove

    poi un giorno di quelli neri
    ti viene di cercarle dov'erano un tempo
    come se fosse logico trovarle, 
    invece non ci sono neanche quelle nuove

    Imprechi un po' ma passa in fretta

    Più o meno, sì...
    solo che quando si tratta di persone
    e non di cose, ti casca il cuore
    in quegli spazi vuoti.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:35
    Non è poi così strano

    Ma non è poi così strano
    che io non abbia scritto mai di farfalle
    poiché poesia
    è semmai il bruco
    quando mangia la foglia
    smascherando l'inganno di vita e morte
    mescolate in modo preciso eppur perfetto
    per chi non sa osservare il volo postumo
    con occhi pregni di compassione.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:29
    E del merlo solingo vidi solo la coda

    Regnava un silenzio 
    che neppure al camposanto
    là dove il merlo solingo
    beccava le bacche con fare guardingo,
    quasi avvertisse rantoli d'assenza

    D'un tratto un rintocco e poi un altro
    a squarciare di netto la quiete
    sicché l'ora cruciale fece il suo ingresso nel bosco
    disfando ogni ombra, fino a renderlo bolgia
    d'informi pensieri

    E del merlo solingo
    vidi solo la coda
    sfiorare un nudo di marmo in disparte
    o me
    che ancora non mi muovo.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:24
    Quando il senso

    Manca. Nel cuore delle cose 
    dove sembra tutto lindo ciò che brilla
    ma se lo sfioro con un dito d'intelletto 
    si fa nero più del pelo di un gatto 
    che attraversa spensierato la strada 
    ed io non posso non scansarlo con destrezza
    ribaltando su me stessa goffamente 

    e manca! Sul bordo di un'aiuola 
    appena in fiore 
    quando siedo in disordine
    per riposare un momento 
    prima che battano campane a lutto
    nel cuore delle cose
    ove il senso del principio manca
    inverosimilmente a volte sì.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:19
    Ignari di quel vento

    Potessimo ritornare al tempo 
    in cui gli stambecchi 
    non erano solo stomaco 
    o polvere di corna 
    e neppure sangue magico... 

    avvolti nel muschio
    ci nutriremmo di bacche di ginepro
    ignari di quel vento 
    che alcune albe più tardi 
    avrebbe sbavato i lineamenti del mondo 
    tanto da farci vergognare 
    di aver capito in ritardo
    che un rododendro a volte uccide. 

  • 26 gennaio 2017 alle ore 15:17
    A conti fatti

    Avremmo potuto sfamarci ancora d'innocenza
    fino a che le rughe 
    non avessero scavato solchi vertiginosi
    dentro cui riporre le nostre sembianze
    carezzate dall'ultimo tramonto

    Avremmo potuto, sì
    se non avessimo inciampato
    sul confine bombato dei nostri ideali
    quando supini sulle giovani margherite -verità in fiore
    tentavamo di mutare la rotta di strali affilati

    Ricordi le cornacchie appese al filo della luce...
    ci fissavano sprezzanti
    e dalle piume lucenti gocciolava vendetta

    Ma poi mirarono altrove
    con fare molle, forse di viltà bendate
    ché tanto nulla avrebbero potuto
    contro quel bisogno nostro di variare
    pure il placido scorrere del fiume adiacente

    Ripensandoci adesso,
    se avessimo prestato attenzione
    a quella vecchia barca abbandonata
    forse un uomo annoiato l'avrebbe rimessa a nuovo
    slacciandola poi dalla sponda

    A conti fatti amico mio,
    fummo solo un vento bolso e scriteriato
    buoni ora a farci vanto di un ideale irrealizzato.