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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 02 gennaio 2017 alle ore 17:37
    E il cinguettio dei passeri...

    E noi appresso al tempo
    a disperderci nel furore degli spazi
    tralasciando le intercapedini
    e il cinguettio dei passeri
    soggiogati dalla frenesia dell’istante
    che tra le dita scema
    come un granello di sabbia
    in balia degli istogrammi.

    Stanchi
    di cammini lineari
    scuotiamo i passi alle ombre
    e l’intimità ci assale
    come notte ripudiata dal tramonto
    mentre i calici sobillano
    l'adunanza di verità indigeste
    e vacillano scettri
    sulle polveri di sevizie e baccanali.

    L’orgia
    di un sapere assorto
    riscrive il mio stato emotivo
    e la rabbia si commuta in preghiera
    d’anagrammi imperfetti
    sull’eco di litanie spulciate tra i ricordi
    mentre il tuo seno trema
    al vezzo ardito
    d’un mio bacio immaginario.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:06
    Alla luce dei fatti

    Mi sorprende, a volte
    lo sconforto antico
    della non accettazione.

    Come un gatto, mi sento
    sopra un piano
    inclinato ed unto.

    A nulla servono
    le unghie abili.

    Forse carezze,
    a riportar la pace.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:04
    Ritmo

    Latino americano
    trionfo di glutei.
    Ci si diverte
    anche al tavolino.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:03
    Filanda

    Rammendo i miei giorni
    con fili di vita
    sempre più preziosa
    sempre più rara.

    Saprei filarla ma
    il baco ha capito
    e non fa bozzoli.

     

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:01
    Crociera

    Sto al timone
    di una nave di cartone.
    In fondo al mare
    sta il mio porto.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 15:00
    Trasimeno

    Foglie su foglie
    fra terra su terra
    e storie su storie
    di ceneri su ceneri.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:59
    Pixel

    Come un sol uomo
    a calpestar l’Uomo.

    Soli, miseri pixel e
    l’illusione d’essere film.

    Non ci sono eroi
    fra queste fila,
    a garantir l’ordine pubblico.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:56
    Tournèe

    Per te si fa sipario
    la porta del metrò.

    Entra e suona,
    fisarmonica balcana
    all’impaccio delle dita.
    Sospira
    suonaci di feste
    mai le tue.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 14:52
    Museo

    Non ho la pazienza dei pittori
    che si fingono immortali,
    sento l’urgenza delle cose
    che cambiano, si consumano,
    m’aspettano alla porta
    quando è sera
    e linciano il mio cuore.

  • 02 gennaio 2017 alle ore 8:17
    latte e giornale

    crateri di silenzio e creduloni in attesa
    la vita sotto questo cielo grigio di periferia
    e tra l'altro, cosa aspettarsi non sanno nemmeno più

    condoglianze orfane e risate senza parenti,
    in questa vuota ed effimera connettività
    i sentimenti marciscono e vanno persi nei rifiuti
    sotto una leggera brina artificiale

    lusinghe e misfatti schiacciati sotto i sogni di riconciliazione
    in questo inverno di polveri sottili

    se non altro io ancora ricordo cosa aspettarmi
    tra rime non mie e senza fretta rimarrò in attesa della fine
    a proposito l'unica certezza che ancora ci è rimasta sotto questo cielo grigio di periferia

    per lei sarò in attesa guardando fuori dalla finestra
    come si aspetta il tizio che porta il latte e il giornale
     
    intanto lascia che io prepari la colazione

    Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/#!/2016/12/latte-e-giornale.html

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:34
    Morte vitale

    Lo stivale ha di nuovo paura
    del serpente, che avvelena, con cura,
    la mela stregata! Bandiera rossa!
    La tomba, il popolo l'ha riscossa.

    Tra le pietre, una bocca s'è mossa:
    la nostra mente non sarà più scossa...
    chi crede ancora che questa premura,
    di candida verità sia pura?

    Chiedono solo una dimora nuova,
    in ginocchio... il finto cuore prova
    le lacrime, e le risate trova.

    Mostriamo del cielo un falso timore,
    ma ecco qual è il nostro vero terrore:
    del dio Euro, perdere l'amore.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:30
    Una storia infinita

    Un solo destino: sempre isolato.
    Dal sogno di una vita, devo uscire

    di nascosto, svelato per il cuore;
    ha tentato di cambiare, celeste

    il demone, l'angelo infernale;
    da soli contro la luce, possiamo

    cacciare i falsi dèi, senza pietà;
    le mie amiche stelle mi donano

    sorrisi eterni, nel villaggio in fiamme;
    ogni giorno è rosso, e ora la nuova

    speranza rinasce, dov'era il muro;
    tra nuvole bianche, vedrò lacrime

    felici scorrere sulle ferite.
    La finta paura ha comandato.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:26
    Ruspe migratorie

    Stanno ancora scappando dalle bombe!
    Cercano, qui, una vita migliore…
    ma la speranza diventa dolore:
    il mare nostro, già, pieno di tombe.

    Sul loro destino una voce incombe:
    non vuole mai un diverso colore!
    Di quegli occhi in lacrime, mostra orrore,
    anche se portano solo colombe…

    Vivono, tutti, nell’ozio e nell’oro?
    I cittadini, non hanno aiutato?
    Dovrebbero tornare a casa loro?

    Muoiono per il cuore congelato!
    Tra esseri umani, non c’è differenza!
    Né c’è il rifugio che hanno lasciato!

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:21
    Diabolica tragedia

    Nel cappello nero di un mago,
    tra colombe e ratti mentali,
    ho bevuto il sangue di un drago.

    Mi hanno donato nuove ali
    gettando, già, il mio cuore
    vecchio, tra sguardi mai uguali.

    La parola non fa rumore
    in un silenzio, assordante,
    di fiamme dal vuoto calore.

    Un pianto dal cielo incessante:
    tra veli, è parsa una stella,
    di cristallo o diamante?

    Continuavo a cercare quella
    breccia, ho ritrovato la vita
    persa, sempre, di notte bella.

    Una cicatrice è guarita
    da una luce, e un'oscura
    croce, della morte è svanita.

  • 31 dicembre 2016 alle ore 17:16
    Cielo dei ghiacci

    La magna, triste, campagna felice
    vive dei morti, e il fuoco non lava
    il sangue che i cuori sporcava,
    nel vuoto, della gente che non dice.

    Alla nostra natura distruttrice,
    per il mortal sospiro che arrivava,
    alle speranze come si pensava,
    per un quadro ormai senza cornice?

    Basta, Cupido, i dardi scagliare
    come il padre tuo! basta l'alloro
    fallace, per le già oscurate menti.

    Dobbiamo svegliare gli occhi credenti;
    vogliamo aprire il vaso, ci sembra d'oro;
    possiamo ancora, il mondo, cambiare.

  • Le ragazze cattive
    ti bruciano dentro
    con unghia laccate
    e la voglia di averti
    sopra divani sgualciti,
    su metrò abbandonate...
    lungo strade tortuose
    ti cercano ancora
    per lasciar segno di sé.

    Le brave ragazze
    ti stanno vicine
    sinuose passeggiano
    lungo i declivi più dolci,le piatte pianure.

    Non ti chiedono mai,
    se l'incontri per strada
    chi fosse il tuo amore,
    l'ennesima croce che porti sul petto.

    Sono così,
    leggere e friabili


    dentra tazze da tè.

    Le sorelle malvagie

    ti succhiano il sangue

    quando ti baciano,

    ti svuotano dentro

    e dopo, felici,corrono via.

    E tu le rincorri

    da stupido amante

    cercando negli occhi

    del gelido inverno

    risposte tranquille

    per fugare l'insonnia.

    Quelle tranquille

    tu le ami a metà

    sentendoti vecchio

    alle loro lusinghe,

    ormai prigioniero

    di antiche passioni.

    E ti ridesti

    sudato e distrutto

    da caldo e scirocco

    in un sogno d'estate

    e,

    l'unica cosa

    che vai a cercare

    sono le donne cresciute

    che ti hanno fatto impazzire

    senza alcuna pietà.

  • 30 dicembre 2016 alle ore 12:14
    Speranza

    A voi, stelle dell’ultima sera,
    va incontro la mia speranza.
     
    Voi, argentee faville eterne,
    scandendo anni e millenni,
    accompagnate i miei passi
    verso l’infinito universo,
    ove il turbinio dell’anima
    si placherà guardando Te.
     
    A voi, stelle dell’ultima sera,
    sussurro questa mia preghiera.
     
     
    30.12.2016
     
     
     

  • 29 dicembre 2016 alle ore 23:51
    Tu sei

    Sei la foresta nera dove batte il mio cuore.
    Sei l'angolo buio e silenzioso.
    La porta chiusa.
    Il cigno di un burrone.
    Sei vento e tempesta.
    Sei il mistero e l'intrigo.
    Sei ciò che di più dubbio ed enigmatico vive su questo mondo.
    Ma sei anche la mia pace.
     

  • 29 dicembre 2016 alle ore 20:34
    Ma...è vero cheil mattino ha l'oro in bocca ?

    Occhi sbuffanti di lacrime

    contemplano tristezze
    smarrimenti e dolori

    carezze del Cielo

    sferrate da inesistenti mani

    stanche e stremate
    da martirii e deliri

    Quando si ha la possibilità
    di sfuggire alla propria sorte

    non c'è altro da fare
    se non tenersi stretti stretti

    ...così dice il cuore all'anima

    mentre lusingati e divertiti

    ogni giorno s'incamminano abbracciati

    verso la commozione e la gratitudine reciproca
    .
    Cesare Moceo

  • 29 dicembre 2016 alle ore 20:32
    Onde della memoria

    Cerco conforto in flebili bisbigli

    onde allegre della memoria
    a placare i dolori delle rimembranze

    risvegli fantasiosi
    che addolciscono le sensazioni

    E mi ritrovo a scorrazzare
    su marosi di sogni

    impregnati di sale e d'amori
    e assetate d'eternità e d'abbracci

    tra vittorie e sconfitte parimenti leali
    a dar insegnamenti nel gran libro dell'umanità



    tra quei flutti
    e lo stridere di gabbiani festosi

    ho la mia dimora

    in rombi di pensieri e macerie di parole

    spasimi devastanti

    angeliche armonie
    su cui scriverò il mio epilogo
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 28 dicembre 2016 alle ore 23:39
    Mancanze

    Si condensava l’amore sui vetri appannati
    di sogni raccontati alla luna,
    aliti di bambagia e gridi soffocati nella gola.

    La rosa ha finito il suo canto.
    Il dito ora traccia la scia 
    di lacrime sparse
    su stelle cadenti.

    ©bruna cicala/R

  • 28 dicembre 2016 alle ore 21:12
    Anime trasformate

    Giudizi

    a legittimare corse e fermate

    frettolosità e lunghe soste

    leggere brezze di tenue luci

    a farsi strada sgomitando
    tra i meandri dei sussulti

    E sorridere
    alla calda oscurità dell'anima

    con le certezze a farsi beffe dell'ansia

    nell'entusiasmo di nuovi colori
    di pace e di silenzi

    che non fanno nè giorni nè notti

    ma soltanto un mondo appartato
    illuminato dalla solitaria luce di stelle

    nascoste alle ombre della vita
    .
    cesaremoceo
     

  • 28 dicembre 2016 alle ore 20:41
    Il respiro del vivere

    Attimi

    d'indelebili impronte

    screziate dalla passione

    nel sentire folle di gesti
    fioriti sul grigiore dei giorni d'incanto e d'inchiostro

    Pensieri scoperchiati

    impauriti dall'irriverenza

    nell'incedere senza tempo
    della sacralità dei versi

    nella scelta senza amore
    delle parole da amare

    e rimanere felice del loro non essere

    ...e continuare a odiarmi

    E odiarmi e amarmi

    con sentimenti gentili e spavaldi

    sussurri dell'anima inquieta

    petali selvaggi

    sparsi dalla solitudine
    sulle strade del vivere
    . © ®

    Cesare Moceo

  • 28 dicembre 2016 alle ore 19:18
    Vibrazioni di una storia

    Racconto 
    il mio passato
    di giorni inerti
    e notti illuminate,
    di paraventi issati
    sulla spiaggia
    per dissodare il vento,
    di persone conosciute e mai vissute.

    Racconto
    il respiro dei vent'anni,
    l'ultima ruga dei cinquanta,
    del mio cammino ardito
    sui tuoi passi incerti.

    Io narro di te
    di me,
    la nostra storia appena cominciata.
    Audace lembo di pelle
    del tuo collo,
    profumo di zagara infinita
    in questo aprile
    che non finisce mai.

    E siamo a maggio
    con i pensieri
    rivolti verso il mare
    ad aspettare
    sudori che colano
    copiosi
    sui nostri corpi eterni e rinfrancati.

  • 28 dicembre 2016 alle ore 18:25
    Giardini

    Sfumature di rosso
    come guance di bambini
    in giardini surreali
    mettono in scena
    le danze di corte
    nei giardini del re.