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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • lunedì alle ore 11:43
    Complicità

    Mi hai fatto emozionare
    con le parole che
    non hai detto

    Il fascino della silenziosa intimità

  • lunedì alle ore 10:24
    Il suono del mare

    Dormo con il suono del mare
    registrato nello smartphone
    copre il fischio ferroso dei treni
    copro insopportabili metafore.
    Flusso. Il flusso transitorio
    presto abbandona ma il mare no
    è la presenza e l’assenza
    immagine che il vento non asciuga.
    Si dondola anche l’ignoto 
    ché non si dimentichi nulla
    poi giù sul fondo
    all’interno tanto violento colore
    fortunati di spiarci vicini
    forre di correnti, posature, coralli.

  • domenica alle ore 22:30

    Mi faccio spazio tra milioni di pensieri tutti uguali, tra milioni di voci squallide di chi si crede padrone del mondo e respiro...
    Respiro profondamente, immersa in un mare di pensieri positivi che mi guidano la mente, senza farmi più condizionare da niente e da nessuno! Vivo come ho desiderato vivere da sempre, completamente libera e immune dai pregiudizi e dalla cattiveria altrui che un tempo mi ha solo scurito l'anima. Mi faccio spazio in modo pulito, senza preoccuparmi di cosa si possa pensare, perché cosa porto dentro e chi sono è una verità che conosco solo io e tutto ciò che "Sentite" su di me... E' solo il frutto di menti fantasiose che non hanno saputo aver cura nemmeno di se stesse! 

  • domenica alle ore 16:04
    Per quante pagine

    lo sguardo, questa iperbole arsa
    per quante pagine ancora?
    è un gridare del tempo
    il peso goffo delle sillabe
    le virgole, i graffi   

  • 10 agosto alle ore 22:15
    Sale

    Fra gli strati di vento
    a sfidare il giorno
    Il mio malcontento
    Stretto in un pugno
    Come un soffio
    Sottile sortilegio blu.

  • 10 agosto alle ore 15:50
    Di tanta sabbia

    un solco, un sasso lanciato
    un cerchio di tanta sabbia
    qui grata al silenzio
    che frammenta la musica
    inganno l’attesa

  • 10 agosto alle ore 12:52
    E poi...poi sei arrivata tu...

    Non mi voltato
    dopo aver chiuso
    per l'ultima volta
    la porta di casa
    Di quella casa
    che mi ha visto nascere
    e della quale adesso
    non ricordo piu'
    dopo cinquant'anni
    cosa vi e' rimasto dentro
    alle mie spalle
    Era il mattino presto
    del giorno dell'avventura .
    e della paura
    il giorno delle incognite
    e delle risposte impossibili
    Ora mi accorgo
    di quanta strada
    ho fatto in quel passato
    che si allontana sempre più
    Quel passato
    a cui sicuramente
    ho aggiunto colore
    e che non ho
    sporcato d'assenza
    Ricordo solo
    che e' stato un mattino lungo
    riempito da un treno
    e tanti chilometri
    con la mancanza del coraggio
    di guardarmi negli occhi
    con l'incoscienza
    a far da carburante all'adrenalina
    Non avevo una casa
    ero senza soldi e senza amori
    e queste certezze
    erano la mia unica compagnia
    Mi conquistò subito
    la pace e il silenzio
    al quale non ero abituato
    e iniziai dai qui
    ...il mare...una balaustra...un ristorante
    E poi...poi sei arrivata tu
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @

  • 10 agosto alle ore 10:42
    Orizzonte di ricordi

    O Milly
    il  ricordo di te 
    è  impresso
    nei miei sogni
    di entrare attende
    alla porta del mio cuore
    solo per te vivo
    ci unisce un sentimento
    vecchio e nuovo
    la parola amare non è sufficiente
     ad abbracciare
     l’intero mio provare  per te
    un altro periodo con te
    sarà molto felice per noi
    uniti come due foglie
    staccatesi dallo stesso albero.
     

  • 09 agosto alle ore 19:17
    Senza pianto

    Non piango mai
    i miei occhi non conoscono lacrima
    Le onde nere e gonfie
    sono i flutti del mio cuore
    Sono ganci i flutti neri
    che afferrano le carni
    -le straziano ed angustiano-
    l'anima trascinano
    in larghi forni in cenere
    Non piango mai
    i miei occhi non conoscono lacrima
    L'anima è un panno asciutto
    che fra due mollette
    appes'a un filo
    impazzito sventola.

  • 08 agosto alle ore 20:49
    Inchiostro,passione e...solitudine

    Non so

    se a volte e' l'orgoglio
    o l'innato narcisismo umano

    a tormentare d'umiliazioni
    la mia superbia

    e usare tutte le seduzioni

    per farla divenire
    quel fenomeno che non si lava

    che come il vivere vuole

    risveglia l'impazienza del cuore
    e ne sopporta l'esser compatito

    E resto felice di cibarmi ogni dì
    al buffet della vita

    nobili peccati d'ardimento

    e sentirmi ancora
    una macchia di inchiostro

    di desiderio e di perdono

    che s'espande su un foglio
    bagnato di rugiada e di speranze

    E non mi basterà piu' alcun "nulla"

    lascerò con me

    solo la eco di quei pensieri
    che non cancellerá la mia solitudine

    poiché quella

    sará l'unica cosa che terrò con me
    ...per sempre
    .
    Cesare Moceo destrerodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 20:48
    Le speranze dei poeti

    Qui

    ora sembra dominare
    un certo stato d'animo

    sembra diffondersi
    la spensieratezza

    forse i poeti

    sperano ancora
    che aumentino i propri lettori

    pur nel rischio

    che la loro poesia
    perda la sua essenza

    e imbocchi la strada dell'inutilita'

    A me piace pensare
    e sorridere di questo

    forse perché poeta non sono

    ...e me ne son fatto una ragione
    .
    Cesare Moceo destrierodoc

  • 08 agosto alle ore 20:47
    I silenzi del cuore

    "Come puoi pensare
    di non essere un vero poeta
    se pensi al tuo ultimo giorno
    con rime di poesia"(Angela Costa)

    Entro nei vostri cuori

    felice

    come un contadino
    dopo aver avuto un copioso raccolto

    e strattonato a destra e a manca

    da chi non ha coltivato
    ne' abbeverato bene il suo terreno

    seminandolo di furfantesche dualita'
    e concimandolo di ironiche risa

    E m'accontento dei miei deliri

    a rimanermi fedele
    e col cuore schiacciato nel petto

    nel piacere di nuocere con la mia fantasia

    E scusatemi se adesso vi do le spalle
    ma son rivolto al futuro
    .
    Cesare Moceo destrierodoc

  • 08 agosto alle ore 20:45
    Il fumo di Satana...s'espande

    Audacia
    nel mettere la carne al fuoco

    ardimento
    per togliere la carne dal fuoco

    e non bruciarla ne' bruciarsi

    Pensieri del dubbio
    a varcare soglie d'intelletto

    e conservare riservatezze e confini
    schiacciati nel loro dire dai sentimenti

    e da cio' che non puo' esprimere la mente

    E in pochi a aprirsi alla modernita'

    a capire scetticismi e conservatorismi

    e solcare convinti acque tempestose
    solo con la nave della vocazione
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Lucide consapevolezze

    rassegnate

    accompagnano la mia eta'

    povera anzianita'
    che soffre d'incertezza e vive d'inutilita'

    E niente di straordinario

    m'accade

    nelle ore d'inezia
    che vergognano il mio fare

    solo soffi di paure

    che m'accendono la coscienza
    e illuminano il mio istinto

    E leggo...e scrivo...
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 20:42
    Codici a-morali

    Severita'

    che non danno spazio
    alle effusioni

    sentimenti tenuti dentro

    comunicati per osmosi
    in principi perduti

    quando perduta e' stata
    la gratuita' delle emozioni

    Tutti a inchinarsi al dio denaro

    senza accorgersi delle frane
    incombenti sulle teste

    campioni di scacchi in rovina

    a vivere frantumi di passioni
    a trasmettere falsita'

    e vendicarsi
    d'avere il destino che meritano
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Ableismi senza senso
    insultano il poetare

    a intimidirne oggi il vivere

    col risultato di consolidarne
    il potere e l'eternita' dell'Essere

    E allora giu' metafore
    immerse in seno a versi

    permeati di rivoluzione

    piccoli trafiletti
    che nel loro misero sapere

    spiano le vite che cadono a pezzi

    colmandone i vuoti d'indifferenza
    di dolore e di tormento

    nel dispetto di raccontare al mondo

    quelle uniche Verita'

    pronte a ricevere pessima accoglienza
    nelle menti abituate a flirtare con le falsita'

    E sogno il fumo delle sigarette
    che non ho mai acceso
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 20:39
    L'uomo che mia madre avrebbe approvato

    Nell'eccitazione della penna
    che scorre lungo il mio scrivere

    mi confronto con la realta'

    nei ricordi che rimangono
    a incoraggiare le sfide

    alla ricerca delle migliori trame possibili
    che possano far felici la mente

    entrare in armonia tra loro

    e penetrare la vita
    uccidendo i sentimenti repressi

    E lá orride visioni di trincee
    si stampano immediate nella frustrazione

    spettacoli di varieta' a rallegrare i pensieri
    e fonderli con la mia cupa solitudine
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 20:37
    Attimi d'aurore

    Pensieri

    che praticamente
    mi tengono sveglio tutta la notte

    dove nel crollo delle illusioni

    porto fuori dai miei inferni
    tutta la realta' vissuta

    fiabe di carta velina

    sgretolata dalle lacrime
    lasciate sole

    al capezzale dell'infelicita'

    con le frenesie
    e i fremiti insozzati di buio

    E nel risplendere dei giorni
    al diradar delle nebbie

    significo i miei versi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 8:59
    Nel buio che macchia di niente la luna

    E’ strano il silenzio dell’ora
    nel frastuono dell’attimo
    e il supplizio del giorno
    nel trascorrere, sordo
    alla rampa
    - c’è il lieto dopo il lutto.
    Eppure ci strilla
    ad ogni svolta d’angolo
    d’un tremore consueto
    la crepa.
    Un rivo di pianto
    precipita doglie
    - sorride solo
    la veste del muro.
    L’arte di fronda
    è per sempre
    davanti una spanna
    nel buio che macchia di niente la luna.
    La rosa non s’è persa*
    a distanza da terra
    per la strada sospesa fra i nodi
    dei rami:
    senza luogo, né peso
    per non essere nulla.
     

     
    *cit. da Italo Calvino, Il barone rampante

  • 08 agosto alle ore 8:54
    Io ti cucino mentre danzi intorno

    Io ti cucino mentre danzi intorno
    agli occhi del meriggio
    e l’aria sfoglia sfiati di basilico
    e menta dai tuoi baci di lampone
    e la tua pelle al sole
    scintilla come nettare di prugna
    ai morsi della sete.
    Gli acini acerbi spiano dal lume
    della pergola gote d’albicocca,
    labbra gonfie di zucchero d’anguria.
    E sfrigola l’erbetta cipollina
    e bevo, bevo ancora dal mortaio
    le mandorle che spremi.
    Ma presto farà notte
    e metterai al sole il tuo guinzaglio
    e io rimarrò nudo
    al buio e in bocca il vuoto
    d’aceto dolce
    di mele e l’alito di vino.
     

  • E così si conclude l’Elegia
     
    “Ora dice la gente:-Bisogna abbattere i ruderi e farne uno nuovo e diverso, che serva agli interessi più  di prima- Come se le opere d’arte nascessero per servire gli interessi,o, meglio non servissero all’interesse più vero che è quello dell’anima ossia della bellezza. Dice ancora la gente:-Bisogna costruire non guardando al passato che non torna, ma all’avvenire che incalza- Eppure ha scritto un grand’uomo che solo chi salva il passato e i suoi acquisti, può dirsi intenditore del presente e costruttore dell’avvenire. Signori del Comune,un giorno le ragioni della bellezza si affidavano ai poeti come a difensori  naturali. Ora, se mi guardo intorno , non vedo più poeti tra noi, o sono tutti nascosti. Quelle ragioni son quindi affidate a voi e al vostro sentimento. Salvare il ponte, pur nei suoi ruderi, è un modo di rimanere pavesi e di sentire la religione della città perché  quel ponte è solo di Pavia; un altro d’ogni altro luogo. Salvate quel ponte come il più grande monumento alla nostra sofferenza , come la lapide più attonita e viva che si possa incidere sull’acqua e sull’aria a memoria della nostra tragedia. Un giorno gli occhi dei poveri a guardarlo, si consolavano come di una cosa bella che anch’essi potevano godere.
    E in repubblica democratica sarà lecito vergognarsi di ponti ornamentali? Salvate quel ponte. Restituite quel sogno alle nuove generazioni. E’ un invito alla musica, alla bellezza che è parola uscita dalla bocca di Dio. Questa, la vedete. non è poesia.
    Non è nemmeno polemica. Forse è un grido di dolore. Certo è un grido d’amore: amore di Pavia.
    Cesare Angelini
    ………………………………………
    Diversi sono i pareri della gente: “Bisogna abbattere i ruderi e farne uno nuovo e diverso, che serva agli interessi più  di prima”, ”Bisogna costruire non guardando al passato che non torna, ma all’avvenire che incalza”, cancellare il passato, non guardarsi indietro, servire gli interessi  più di prima, guardare all’avvenire: questo dice la gente. Qui nascono all’animo, al cuore di Angelini  amarezza e delusione, perché “l’interesse più vero che è quello dell’anima ossia della bellezza” e segue poi un severo monito:” solo chi salva il passato e i suoi acquisti, può dirsi intenditore del presente e costruttore dell’avvenire.” Queste parole derivano da un passo delle "Considerazioni inattuali" di Friedrich Nietzsche contenuta ne "L'utilità e il danno della storia per la vita" e così tradotto da Benedetto Croce, “quel  grand’uomo” e suo carissimo o amico  "La parola del passato è sempre simile a una sentenza d'oracolo; e voi non la intenderete se non in quanto sarete gli intenditori del presente, i costruttori dell'avvenire”. Merita di ricordare al riguardo che, nel 1946, nel secondo dopoguerra il poliedrico intellettuale Giovanni Pugliese Carratelli fonda La Parola del Passato con Gaetano Macchiaroli, editore rigoroso, impegnato nel sociale e nella politica, rivista ottiene rapidamente un posto di primo piano nel mondo culturale italiano. Il significato e il profilo della rivista sono racchiusi e chiariti in tale frase, che troviamo in epigrafe nella terza di copertina di tutti i fascicoli; è un indirizzo di ricerca: lo studio delle Humanae Littarae non si deve limitare alla mera erudizione, ma alla promozione dell'istruzione morale ed estetica, perché non sia fuga dal presente, ma dia il suo contributo al dibattito contemporaneo; esso può modificare il presente e ha l'obbligo le basi del futuro. Il significato e il profilo della rivista sono racchiusi e chiariti in tale frase, che troviamo in epigrafe nella terza di copertina di tutti i fascicoli; è un indirizzo di ricerca: lo studio delle Humanae Littarae non si deve limitare alla mera erudizione, ma alla promozione dell'istruzione morale ed estetica, perché non sia fuga dal presente, ma dia il suo contributo al dibattito contemporaneo; esso può modificare il presente e ha l'obbligo le basi del futuro. Ritornando alla Elegia Angelini così amaramente  si sfoga “… un giorno le ragioni della bellezza si affidavano ai poeti come a difensori  naturali. Ora, se mi guardo intorno , non vedo più poeti tra noi, o sono tutti nascosti”. Ma come diremo un poeta vi è ancora e neanche tanto nascosto: è Cesare Angelini! Ed ecco nascere il suo accorato grido agli Amministratori di Pavia:”  Salvare il ponte, pur nei suoi ruderi, è un modo di rimanere pavesi e di sentire la religione della città perché  quel ponte è solo di Pavia; un altro d’ogni altro luogo”,  ma è pure un  grido, sì di dolore, per questo ponte dolente:”quel ponte come il più grande monumento alla nostra sofferenza”,   un grido infine  addolcito da quel nostalgico ricordo:”un  giorno gli occhi dei poveri a guardarlo, si consolavano come di una cosa bella che anch’essi potevano godere. E in repubblica democratica sarà lecito vergognarsi di ponti ornamentali?”
    Se nel grido che richiama  alla bellezza, al grido sofferente, al nostalgico grido volto  al passato e, infine, se  nella invocazione:”Restituite quel sogno alle nuove generazioni” si può far riferimento al  Foscolo dell’inno alla bellezza, dell’Ortis, dei Sepolcri, della pavese esortazione “ Italiani vi esorto alle storie” Nel  “ E’ un invito alla musica, alla bellezza che è parola uscita dalla bocca di Dio.” vi è  tutto il Poeta Cesare Angelini!
     
    ……………………………………………………………………………..
     
    Un sentito grazie al Dr. Fabio Maggi pronipote di Cesare Angelini per le varie documentazioni inviatemi 
     

  • 08 agosto alle ore 1:50
    Giuntura tremula

    Una valigia
    di ogni tuo pensiero
    Un groppo d’aria
    musica d’aeroporti
    Ché mi sei viaggio
    di alacri vene e fiotti
    Di una giuntura tremula
    l’occaso che riposa

  • 07 agosto alle ore 17:51
    Roveto

    Bosco di gridi
    eco meravigliosa
    Dei rami giunti
    nodo che mi respiri
    Che siano labbra
    o bragi di parole
    Tu mio supremo rosso 
    nel cuore del roveto

  • 07 agosto alle ore 13:19
    Antico orizzonte

    Il passato è sempre
    a me dinnanzi
    non può essere dimenticato
    dovrei forse gioire del presente
    per sfuggire alla memoria dei ricordi
    la verità è sempre diversa
    da ciò che si pensa
    il domani è incerto
    solo il passare del tempo cancella
    tutto senza lasciare traccia
    al suo passaggio.
     

  • 06 agosto alle ore 12:13
    Nuovo orizzonte

    Talvolta penso
    in un’assolata giornata
    al futuro
    non riuscendo a godere
    del presente
    o dei ricordi passati
    tutto passa in un lampo
    senza che ne ci accorgiamo
    solo il futuro ci è davanti
    ed apre la sua porta
    non ti abbattere, animo mio
    gioisci pensando al futuro
    di un nuovo uomo.