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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 20 settembre alle ore 20:57
    Dentro la solitudine

    Ho imparato

    a inseguire i miei consigli
    senza angosciarmi

    e a coprirmi il cuore

    d'impronte di carezze
    di sintonie inedite

    musiche mai sentite
    sospese tra la terra e il cielo

    che aiutano nella ricerca di se stessi
    e non accontentano mai l'anima

    E mi scopro ancora capace
    d'annusare i miei dilemmi morali

    d'ascoltarmi nel mio silenzio

    in questa passione
    d'esprimere me stesso

    dentro la mia solitudine
    vertiginosamente divina
    .
    Cesare Moceo poeta - destrerodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:55
    Non mi preoccupo del mio rumore

    Tendo molte volte
    come fosse un sorriso

    le labbra a mó d'ironia

    per nascondere al mondo
    l'insolenza del mio essere

    e l'espressione iraconda
    che contrae le viscere

    quando alla mente

    urge il bisogno
    d'un umorismo naturale

    che si occupi dell'anima
    a rischio della sua integritá

    nella profonditá remota
    dei suoi impulsi e dei desideri
    .
    Cesare Moceo poeta - destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:54
    65 anni, fra un po'

    A questa etá sono affascinato
    dalle vite che non si raccontano

    quelle che

    se non le avessi conosciute
    sarebbero finite nell'oblìo

    Lascio quindi spesso
    la sommità delle mia montagna

    senza sapere mai nella discesa
    cosa potró trovare

    né se il procedere in quel cammino
    mi fará dimenticare i miei dolori latenti

    e nel mio poetare
    vedere l'universo con occhi diversi

    istruire meglio la mia immaginazione

    e stabilire con me stesso
    qualcosa che non sia un'illusione

    per diventare protagonista
    della mia salvezza
    .
    Cesare Moceo poeta - [email protected]
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:52
    Il pane della mia cesta

    Cerco sempre
    un posto oltre gli arcobaleni

    dove un grande festival
    di colori e pensieri

    diano vita al piu' bello
    spettacolo del mondo

    E metto da parte
    lo scetticismo della mente

    cresciuta tra grigiori e illusioni

    per comprendere ancora
    la giusta via da percorrere

    all'ombra del mio bosco sacro

    dove poter distribuire
    il pane della mia cesta
    .
    Cesare Moceo poeta - destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:45
    Oltre i vetri oscurati

    Te ne stai con i pensieri
    che si alleano all'arte

    per sedurre e immaginarti
    dentro il tuo bosco

    a passeggiare tra intricati
    e intensi aliti di sospiri

    feriti dal pensare

    che i sentimenti intimi
    che stanno lontani dal cuore

    non sono meno intriganti
    di quelli che gli restano accanto

    Nel disprezzo di questi pensieri

    innocenti e amare smorfie

    corrucciate da immensi tormenti
    scesi a compromessi tra loro

    ti disegnano il viso

    nel rigetto di vestirti dei soliti abiti

    E non t'importa se i vetri oscurati
    delle finestre dell'anima

    fan vedere l'al di là di te
    e non il contrario
    .
    Cesare Moceo poeta - destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:44
    Io non dimentico(supplementi d'anima)

    Ricordo che da piccolo
    mi ripetevo sempre
    di voler lasciare traccia
    del mio vivere
    e nel formarmi al mondo
    m'accorgevo
    che la mia crescita corporea
    era in ritardo
    rispetto alla crescita della mente
    E ricordo d'aver sofferto tanto
    quando ho preso coscienza
    di questa mia diversitá
    per altro non accettata dal mondo
    Adesso riesumo questi ricordi
    per dar ancora lavorìo alla memoria
    .
    Cesare Moceo poeta - destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 20 settembre alle ore 20:37
    Lusinghe senza piacere

    Sento nella pelle

    l'abbraccio dell'infanzia
    che non ho mai goduto

    i suoi sguardi fragili

    il suo sorriso ingenuo

    il suo calore vellutato
    che mi ricorda d'un fiato

    il mio talento trascurato
    che nessuno ha mai apprezzato

    solo lusinghe senza piacere
    con cui non ho alcun legame

    vivo tra slanci d'amore

    sospiri d'ansie

    e furiose tempeste d'emozioni
    che bagnano di miele il mio cuore
    .
    Cesare Moceo poeta - destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 19 settembre alle ore 17:36
    La bugia (La mentira)

    La bugia
    Tutto è demone,
    bestia ingloriosa e serpe di mal dire.
    Grida e sta in silenzio,
    ride, schiamazza e fugge.
    Va lontano, verso distanze brumose
    e riappare con i fiori dell’empietà e dell’afflizione.
    Allettante, si piega negli altari levigati dalle astuzie.
    Insegue fra i voli dei corvi,
    negli alberi dissecati del meriggio.
    Che non raggiunga la Terra dei Troni,
    la terra pura dei nobili alfabeti.
     
    Un ombra,
    riflesso oscuro di un’eco,
    di niente,
    di morte.
     
     
    La mentira
    Todo es demonio,
    bestia ingloriosa y serpiente del mal decir.
    Grita y está en silencio,
    se ríe, teatraliza y huye.
    Va lejos, hacia distancias brumosas
    y reaparece con las flores de la impiedad y de la aflicción.
    Alentador se inclina a los altares bruñidos de las astucias.
    Te sigue por entre el vuelo de los cuervos,
    en los árboles disecados de la canícula.
    Que no alcance la tierra de los Tronos,
    la pura tierra de los nobles alfabetos.
     
    Una sombra,
    reflejo oscuro de un eco,
    de nada,
    de muerte.

  • 19 settembre alle ore 16:11
    Aspetti parole d'amore

    Aspetti parole d'amore 
    ignori il respiro del cuore.
    L'assoluto è distante dalla mente
    si perdono i giorni freddamente.
    Aspetti parole d'amore
    non le scopri tra lo scorrere delle ore 
    granelli a divenire collina
    che il vento soffia e avvicina.
    Aspetti parole d'amore
    dal talento di un grande attore
    ascolta attenta.
    Fra poco perderò una parte di me
    generatrice di vita 
    non sono infelice
    ho già tutta la mia vita, te...
    Ed ora sei contenta
    di queste parole d'amore ?

  • 19 settembre alle ore 16:06
    Quando ho creato la speranza

    Sono entrato
    ma sono fuori
    aspetto
    un tempo passato
    ascolto
    voci senza rumori
    penso
    il già dimenticato
    nasco
    nel già vissuto.
    Bussa la vita
    non sempre accettata
    dall'attesa comune
    la speranza si è creata.

  • 19 settembre alle ore 8:38
    Solo che non dovevi andartene

    Quanto mi manchi
    Sopraffatto dal dolore
    Niente MAI sparirà
    Di tutto quello che avevamo
    Anche annegando
    Nel dolore
    Preferirei afferrarmi
    Ad ogni momento
    Quello abbracciato con te
    Ad ogni risata sentita
    Ad ogni brandello di felicità
    Vissuto con te
    Preferirei passare
    Ogni momento agonizzante
    Piuttosto che cancellare
    Il bel ricordo di te
    Non c'eri
    Il giorno della laurea di Jessica
    Non ci sarai quando si sposerà
    Se si sposerà
    Quando nasceranno i suoi figli
    Se ne avrà
    Non ci sarai quando
    Lei realizzerà
    I suoi sogni più grandi
    Vorrebbe raccontarteli
    Dovrà guardare il cielo
    Non ci sarai quando
    Farò quei viaggi
    Che avremmo dovuto
    Fare tutti insieme
    Adesso faccio ordine
    Tra i miei pensieri
    Pensare che sarai
    SEMPRE
    Qui vicino a me
    Solo che non dovevi andartene

  • 17 settembre alle ore 21:11
    Frammento 18

    L'alba sa stupire
    Coi suoi colori di luce

    La magia del sole

  • 17 settembre alle ore 18:44
    Vele

    Vele
    non è per niente questo
    a cui pensavo.
    Vele
    non è la sferzata del mare
    l’albatro sull’uomo che costeggia le ombre.
     
    È la topografia di sgomenti
    disegno di un tramonto sul clangore dei nervi
    sull’agguato – abbiamo il coraggio degli aerei?
    Ne passa uno, decolla
    meravigliosamente lontano.
    Le vele e il volo,
    la potenza di una folata
    può lavare la nebbia
    quella obesa che sbarra gli scuri?
     
    Vele, sopra facciate
    e vetri costernati
    poter vedere
    in una fessura almeno una rosa
    selvatica, una spina
    pettinare l’aria che addensa
    e che, in morbide braccia d’autunno,
    non è questo.

    (Ispirata alle Vele di Scampia, enormi palazzi destinati all'edilizia popolare nell’omonimo quartiere di Napoli, alcuni dei quali abbattuti negli scorsi anni. Il nome è derivato dalla particolare forma triangolare, simile a quella di una vela latina).

  • 17 settembre alle ore 15:52
    Ciao voi

    Narro di viaggi, suggestioni, (dis)incanti.
     
    Vi lancerete curiosi, leggeri
    con belle ali
    contemporanee, musicali.
     
    Incontrerete emozioni, graffi,
    burle, riflessioni
    semplicemente vitali.
     
    La mia non è malinconia,
    ma autentica poesia.
    Tocco lo schermo,
    digito sulla tastiera:
    immagini e parole
    sono la mia scienza di frontiera.
     
    La mia non è una scelta,
    ma pura necessità.
    Corro veloce sulla pagina
    e niente indugi:
    versi e rime
    sono i miei rifugi.
     
    Non so dove mi porteranno
    le strade della vita.
    Per ora arrivo qui
    e lasciatemi giocare.
     
    Non so dove mi condurrà
    la sognata libertà.
    Intanto mi fermo qui
    e fatemi sfogare!

  • 17 settembre alle ore 15:50
    Occhi di luce (dove vado)

    Dalle tenebre
    un bagliore
    dove il buio più nero
    non fa vedere.
     
    Stella d’oro, che illumini la via
    nella notte profonda,
    è il tuo amore
    che mi guida.
     
    I tuoi occhi mi guardano
    tracciando di luce
    la strada.
    Sono a casa, amore mio…

  • 15 settembre alle ore 17:10
    Dentro i corpi

    Imparare a vedere dentro i corpi
    non nei corpi sodi e integri
    non nei tanti corpi che sono stati
    sani o malati e sono morti
    appena apparsi come gabbie in divenire
    e in disfacimento
    materia esecutiva della sorte
    delibera sociale
    livello e addestramento al disperare.
     
    Vedere dagli occhi senza patina
    se non si vede e fa paura
    perché apertura e abisso il palpitare
    la mossa d’ali
    vedere senza pelle
    ardere un fremito
    di carne viva
    l’attimo
    di luce.
     

  • 14 settembre alle ore 22:40
    Campo Mauro

    Ridere dei propri difetti,
    condividere i propri sentimenti,
    non sentirsi inferiori a nessuno,
    mandare in fumo le proprie preoccupazioni,
    scordarsi dei pregiudizi degli altri,
    a volte bisogna scendere per poter salire…

    Questo e molto altro ho imparato
    stando insieme a voi.

    Dormivo sepolto in un campo di grano,
    e mi svegliavo quando settembre era finito:
    solo gente che mi infliggeva dolore, senza dispiacersi…
    ormai mi ero scordato di tornare insieme a un altro amico,
    tanto non vivevo mai una notte da leoni…
    sì, lo so, avrei dovuto alzare la voce,
    ma avevo troppa paura di essere diverso…

    Grazie infinite per apprezzare i miei pregi,
    e sopportare i miei difetti.

    Vi voglio bene assai! Ich hab euch ganz doll lieb!

  • 14 settembre alle ore 18:28
    Nel deserto (da Paul Klee)

    Com'è il deserto dentro
    dentro il vedersi al fondo
    dentro l'istinto esposto al vento
    di molecole
    in riva a vene?

    Qual'è il colore d'ogni onda
    di sabbia e della sete
    se il piede inciampa in una duna?

    Dov'è il rumore della frusta
    e del dolore
    che suda col respiro
    e quanto mare schiuma ostinazione
    e assorbe, radice instabile
    oltre la pena?
     

     
    La poesia è stata ispirata dall'opera di Paul Klee, da cui prende il titolo, In der Einöde, 1914, Acquerello e matita su carta, su cartoncino (17,4 × 13,9 cm).

  • 13 settembre alle ore 18:36
    Paternità

    Gli alberi sanno tacere il dolore che tu non vedi, insieme abbiamo riso tanto dei vuoti d'aria al ramo spezzato, carne a coincidere con la calligrafia del rito. Iil tuo passo cambiava colore alla luce distraendo perfino la gioia, la strada indossava soltanto il tuo odore, nessuno poteva sapere quello che tutti immaginavano, facevo l'amore con te, come lo sognano tutti quelli che ti hanno veduta almeno una volta. Il franare dei gesti - poi - non placava l'ardore dei vorrei spalmati all'inchiostro. Non abbiamo pianto, insieme, alla radice estirpata, le mie erano solo lacrime che tu non vedevi, sapevi piangere da far ammalare il cuore, ma le lacrime sono un'altra cosa e non posso spiegarti qui, ora, la differenza. Tu non conosci gli alberi, il tuo destino sono fiori recisi programmati allo scambio, mentre il mio è quello di crescere figli mai nati, non fare mancare loro niente al ramo spezzato e auspicarmi che il primo giorno di scuola possa insegnare loro ciò che non ho imparato in tutta una vita. ( Da Enciclopedia del far niente / 96, rue de-La-Fontaine Edizioni)

  • 12 settembre alle ore 22:19
    Fiori in una caverna (da Paul Klee)

    C’è già un progetto di future gemme
    tra gli spezzati steli, evanescenze come bave
    da ogni profilo all’occhio razionale.
    Per te dalle corolle luce interna
    tende al digiuno del cielo fuori dall’antro
    dentro un sipario di sangue
    embrioni stelle al mondo
    e soli e trottole 
    prima del parto necessario
    il buio è pace amniotica
    abbraccio e taglio.

    La poesia è stata ispirata e prende il titolo dall’opera di Paul Klee, Hohlen Bluten, 1926, Acquerello e colori a colla su carta, bordato con gouache e penna, su cartoncino, 36,5 x 53,7 cm.

  • 12 settembre alle ore 18:00
    Tristezza assidua

    Sento assiduamente tristezza 
    Questa scorre nel mio cuore
    Pieno sempre di te
    Vorrei urlare al vento
    Di spazzare via soffiando
    Con forza tutta questa malinconia
    Tutta questa fitta nel petto
    Ancora opprimente
    L'amore...cosa c'è di più bello...
    Avrei però voluto essere solo
    Dove nessuno mi potesse
    Mai trovare e restare lontano 
    Da queste amarezze…delusioni 
    Che la vita poi crudelmente ti da
    Sì...se dentro di me voglio
    Che scenda sempre la serenità
    Aprirò ancor di più la finestra
    Affinché il vento potrà ancora
    Entrare e continuare a portar via
    Questo mio stato ancora triste...
    Così deprimente
    Devo continuare a farlo...
    Non ho scelta

  • 12 settembre alle ore 16:07
    Altura (di un fermo sfiorare)

    Un notturno di echi
    senza rumori, la sagoma alta  
    è più lontana di ogni tempio
    di profondità verticale
    nelle pupille, persa
    come il tempo fittizio
    che non saremo
     
    solo chiome qui in sete d’aria
    invisibili crescono 
    su di noi esseri di nicchia
    con la memoria intatta
    d’indaco e calpestii.

     

  • 11 settembre alle ore 20:31

    Mentre tutti pensano di sapere cosa sia l'amore e lo cercano disperatamente dentro parole smielate e grandi gesti eclatanti, esiste chi, come me nel suo angolo osserva. Osserva e assapora quell'equilibrio meraviglioso che ha raggiunto e pensa che l'amore non è dentro le parole, le promesse o i plateali gesti del momento. L'amore è respirarsi piano, per conoscere anche quei maledetti angoli spigolosi e malgrado le ferite, tenersi! E' camminare a piccoli passi verso obiettivi comuni, senza correre verso illusioni spinti solo dall'euforia del momento. Amarsi è guardarsi con gli occhi pieni di lacrime, per poi baciarsi come se non ci fosse un domani... In silenzio cuore contro cuore.

  • 11 settembre alle ore 19:37
    Casa nuova (da Paul Klee)

    La strada lì davanti è tesa prua
    con cinque alberi d'azzurro vento
    sul ponte il sacrificio della chioma ...
    più verde sotto il cielo. Il fondamento

    in sala macchine di grasso nero
    esordio avverso e tempo della sorte.
    La stiva vuota e tinta anche di sangue
    risale ai piani nuovi senza croce.

    Finestre aperte e tende come d'ali
    a righe rosse avanza con respiro
    ogni camino è spento non c'è fumo
    pulita calce al sole che non brucia.

    La poesia è stata ispirata da un'opera di Paul Klee, Neues Haus, 1924 (Olio su tela, 36,4 x 46,4 cm) 

  • 10 settembre alle ore 18:15
    Strano

    Sembra così strano
    fermarsi sul ciglio
    di una vita
    e guardarla scorrere
    - strada misteriosa -
    come un gigantesco
    tapis roulant
    che indifferente
    non ti vede
    e ti attraversa
    tracciando una scia
    fino al limite
    di ogni orizzonte
    svanisca al passaggio.

    E resti lì
    sospeso nei battiti
    che t’hanno reso vivo
    fino a coprirti di tramonti
    nei dubbi d’ogni strada,
    malinconico destino
    che imprigiona voli
    inchiodandoli qui
    in questi versi
    riversi al suolo,
    fermi su quel ciglio
    a farti compagnia,
    inseparabili amici
    caduti dal cielo.

    14-02-2013