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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 marzo alle ore 16:17
    Compromesso con la morte

    Orazioni, citavo alla morte, affinché mi lasciasse del tempo.
    Il suo pronto riscontro dicea:
    "Ma certo, convengo, benché il tempo restante non più t'appartenga".
    All'oscura risposta,
    un lato, mi rendea indubbio conforto, 
    ma, l'altro, palesavasi un enigma bello e buono, 
    a discapito del mio pensiero speranzoso.
    Salii sul pennone d'un vascello galeotto,
    ch'ea parso ben disposto al mio fare clandestino.
    Da lassù, scrutando il cielo sì turchino,
    rievocante lunga chioma della fata di Pinocchio 
    e trascritto un annuncio alquanto strano, 
    lo inserii nella bottiglia, tanto assurda quanto vera, 
    sì forgiata solo d'aria mista a vento,
    con l'intento che ruotasse per il mondo e ancora oltre,
    fin laddove si lambiscon i confini d'universo:
    "Tale tempo, che rimane, non ti degna il suo favore.
    D'esser tuo, non ha intenzione. Esso più non t'appartiene".
    Enunciò sorella morte, con l'aggiunta di parole,
    ben cosciente della mia aguzza mente,
    che, però, alla frase sibillina, restò inerme.
    Per cui sorse la domanda: "Ma, alfin, chi n'è il padrone?"
    Possa, dunque, chiunque legga il mio messaggio,
    far in modo di fornir l'esatta interpretazione
    o l'impertinente dubbio roderà quest'intelletto 
    per il tempo ch'è rimasto.
    Detto fatto, scagliai in aere tale oggetto.
    Di riflesso, soffermai lo sguardo attorno, 
    mentre il velo dell'arcano si dissolse,
    stimolando il mio sguardo ad ammirar:
    il quieto mare così immenso, cantastorie affascinante,
    che sapea ammaliar la gente, col suo immortale canto;
    le distese di montagne, dalle alture dritte al cielo,
    le lor coste, imbiancate o verdeggianti, emananti rari olezzi;
    il bel sole, fulgente di chiarore, incontrastato Imperatore,
    nel tramontar soave, di purpurea tinta s'ammantava;
    la fascinosa luna, pallida e altera, nell'imbrunir di sera,
    con rinnovato passo da Regina, avanzava fiera.
    le stelle palpitanti, come pietre iridescenti,
    rendean prezioso il manto di velluto nero.
    Stranita, alfin, sorrisi...
    L'eclettico capolavoro, d'egocentrici elementi, ambendo il mio tempo, 
    sancivan, ch'attraverso, mi concedean cotal permesso:
    di sollazzar il rimirante sguardo allor fattosi attento,
    di consolar il cuore solitario, un poco affranto,
    di coronar l'eterno spirito d'immenso.
    A chi spettava il tempo mio, se non a loro?
    Ne avea ben dunque avuto buon motivo, 
    d'un similare decretar, la morte;
    ovvia ragion per cui, tutto considerato,
    ebbi il buonsenso d'accettar tal compromesso.

  • 26 marzo alle ore 16:15
    Fu ineluttabilmente amore

    FU INELUTTABILMENTE AMORE

    Tiepide gocce calde,
    rincorrendosi sulle guance,
    lasciano rivoli di sale.
    Non più nascondo amare lacrime versate,
    ben conscia che la penombra
    non permetta loro di riflettersi allo specchio,
    dacché non noti il viso segnato dal pianto;
    viceversa, scruti l'ombra di ciò che sono adesso.
    Mai sta zitto il silenzio,
    favorendo il chiasso e l'umore;
    con sussiego, 
    la sua logorroica presenza m'incatena,
    mormorandomi inarticolate parole,
    a marchio dell'attesa
    per una realtà in cui mi crogiolo ancora.

    Ti vidi... Ti ambii...
    Estranea a quel che ero;
    rifuggii da me stessa,
    onde ricercar quel ch'avrei voluto essere
    e ciò ch'avrei voluto.
    In un'eterogenia di sensazioni straripanti,
    i miei sensi, svincolati da una ragione
    che l'avea fatta da padrona
    troppo a lungo, 
    nel tempo sconfinato nell'assurdo,
    rinascevan a nuova vita.

    Mi vedesti... Mi ambisti...
    Circoscritto in un viver sconfortante,
    ti celavi dietro a specchi
    dacché non osservar dinanzi gli occhi inespressivi;
    erano spenti, 
    parimenti ai rumori dissonanti.
    Occultato nei silenzi, già fuggiti addirittura
    alla spira d'impercettibili suoni e bisbigli, 
    costante, quel timore di scoprirti ancora vivo.
    Disastrosa condizione d'una presa di coscienza;
    verità, in cui le lacrime d'un uomo, 
    in atavica battaglia tra debolezza e dignità pretesa,
    mascherandosi d'apparenza,
    presero a sanguinare, 
    ruzzolando sulla via del cuore

    Fu un battito di ciglia,
    cotanto ardore ricolmo di mistero
    nell'estraneità presente di ambedue.
    Fervente desiderio incontrollabile
    l'inconsistente onda travolgente,
    non dissimile 
    al primario slancio istintivo
    a cui t'aggrappasti,
    simulando un naufrago, 
    sottratto alla fine,
    grazie al richiamo d'una sponda.

    Nell'impetuoso mare 
    intarsiato di reciproci sentimenti,
    rinvenni colei che tornò ad amare.
    Estasianti baci e abbracci appassionati,
    in un rogo tutto nuovo e sorprendente,
    coronavano il nesso presupposto.
    Nuotando dentro il lago del tuo sguardo,
    lo rimiravo, annegato nel bruno mio, profondo.
    Rinnegato dai silenzi, gioivi d'esser vivo,
    saziandoti di gemiti e sussurri,
    dentro ore fatiscenti carpite all'orologio.

    Pertanto... 
    Fu ineluttabilmente amore.

  • 26 marzo alle ore 16:13
    Al confine d'illusioni

    Speranzosi desideri,
    al confine d'illusioni,
    in silente processione,
    scanditi da barlumi di realtà
    dacché nutriti d'ambrosia e miele, 
    nonché dondolati nella culla dell'arcano,
    benché alternati ad altrettanti avversi,
    quale univoco fardello 
    d'infestante erba cattiva dissipata,
    si scindon dal velenoso amaro,
    tal insidiosa genesi di chimere sconfinanti.
    Dondolata soavemente 
    nella speme esistenziale,
    prevenendo detto evento,
    già in partenza
    con il piglio positivo, 
    mi sottraggo al dispiacere del dileggio del destino.
    Piroettando come foglia trascinata dal marino
    o farfalla strabiliante,
    in un valzer
    nell'ellissi intorno al Sole,
    prim'ancora d'un declino sopra un lido assai fecondo, 
    confacente a radicare,
    dove il vento scema in brezza,
    dentro e sotto un orizzonte riportante al Paradiso,
    pongo picche al negativo
    e son plagiata di bellezza.

  • 26 marzo alle ore 16:13
    Adesso che il vento dorme

    Disseminato è il candore del manto,
    sprazzi di neve sui rami rinsecchiti e sui sempreverdi,
    dove il verde, in parte, s'è arreso al bianco maculato.
    Muro cinereo, coniato di vapore, sottrae il crepuscolo mattutino,
    quel barlume, divenente albore adamantino,
    risvegliante la coscienza e lo stupore,
    per l'astratta concezione di concreta, incantevole visione.
    Purezza di paesaggio pregna lo sguardo e altrettanta quiete, l'udito;
    anche il vento s'ea assopito tra le fronde, per scovar un nido vuoto, 
    indi riposare;
    raminghi cinguettii son iti altrove, sfuggiti, all'implementar della stagione.
    Nè voci, urlate o sussurrate, né canti né pianti, neppure risa attorno;
    l'atmosfera rarefatta, plasmata di gelo e di silenzio saturo altresì di solitudine,
    ha relegato ognor nelle dimore, membra intirizzite e desianti calore.
    S'ode raro palpito d'ardito cuore, a intervallar mutismo stagnante,
    col suo vivace ritmo roboante, seppur non basti a richiamar il vento.
    Or che dorme,
    vane son insensate parole, illusorie frasi d'amore;
    disillusa speranza che spirino in vetta per esser udite da orecchie insicure,
    bramanti tutt'altro che bieche menzogne ad acquietar penuria d'amore,
    di chi tace
    nel sacrale limbo di pace ch'appare,
    ch'il vento non osa dissacrare, per dar immotivato corpo al niente.

  • 26 marzo alle ore 16:12
    Ei ea fuggito

    Nulla scalfiva, quella statica postura del guerriero,
    ch'avendo rifiutato di lottar, sul campo,
    s'ea smarrito, 
    nell'assordante pace d'un'ermetica strada alquanto sconosciuta. 
    Smorzati bisbiglii giungeano lontani all'attonito udito, 
    in tal contesto, unicamente ebbro di silenzio...
    In connubio con se stesso,
    sancendo sovrano, il libero suo arbitrio,
    avea rimesso ad altri la conseguente scelta
    del perpetrar battaglia
    e, contraria, la propria, fu codesta: 
    ribellione confacente al suo peregrinar ramingo,
    col capo reclinato e insofferente sguardo,
    oltre all'animo, probabilmente, da vile codardia corrotto
    o... viceversa... armato di saggezza,
    atto a scampar all'immolar se stesso
    da sanguinaria contesa per ragione essenzialmente ignota.
    Onde arrider al beneamato riverbero d'esistenza
    e scavalcar lo sconfinato gelo della morte,
    ei ea fuggito, 
    forse scaltro o all'inverso coniglio;
    ciascun epiteto era buono,
    messo a confronto col rimorso d'esser assassino.

  • 26 marzo alle ore 16:11
    Chi era colui

    Chi era colui ch'attendeva la morte,
    sotto un cielo dannato di ombre?
    Chi era colui ch'era pronto a soffrire,
    perire,
    qual segno estremo d'amore?
    Amore schernito e svilito,
    smarrito,
    in oceani di macchie sommerso.
    Tormento, nell'uomo nel campo di ulivi
    sul far di portar la sua croce 
    su spalle piagate 
    da nerbo scandente lo strazio nel tempo.
    Dolore traspare da sguardo immortale,
    sul volto bagnato di sale;
    corrugata la fronte abbassata 
    in preghiere all'eterno suo Padre;
    silenzio, al posto di sante parole.
    Il Dio umanizzato 
    scacciava il plagiante serpente 
    dall'ara del male,
    cosicché consacrarla all'inverso potere.
    Onorando l'intento divino,
    l'agnello attendeva la sorte,
    qual Figlio del Dio universale,
    da bocca di "roccia" sortito
    allorché non ancor rinnegato l'aveva.
    Il tempo impietoso arrivava 
    a sancirne la fine, omicida di vita carnale.
    Chi era tal uomo diverso,
    che, scontando i peccati del mondo,
    trasudava martirio e perdono?
    La corona pressata sul capo reietto...
    Qual fonte di stille di sangue,
    lui stesso
    ogni spina conclamava reliquia.
    Chi era colui che, aspettando la morte,
    invocava suo Padre,
    sotto un cielo dannato da ombre?

  • 26 marzo alle ore 14:43
    Suono e vicinanza

    Mi piace ora
    la voce del vento, un impeto
    iniziato in un minuscolo
    suono di vicinanza

    risalito per le cime del mare
    per le rocce e i dirupi.

    È alto su artigli protesi
    al dono del fiore

    sta costruendo un giglio
    al margine del tuono,
    il bianco e l’oro
    di un sussulto ritrovato
    piccoli segni
    tornati da correnti millenarie.

    C’è vento in trama, e il verde
    tace gli schemi.
    Non siamo soli.

  • 25 marzo alle ore 0:29
    Di viso e altri sensi

    C'è un'intesa tacita
    tra le mie finestre e quel che conta

    tra la sera e le pianure estreme
    l'anticamera brilla di frammenti incancellabili

    Si cerca e si consuma la realtà
    con la luce sul viso che inebria e lascia perduti

    le parole specialmente 
    con la loro scia 
    sono mulini di sabbia, 
    si bevono la pelle
    per farci sentire trasparenti

    e c'è bisogno di dirlo che un giorno esploderemo
    come solo gli azzurri più abbaglianti

  • 24 marzo alle ore 22:41
    M'illudo

    M'illudo
    di poter giocare con il vento 
    e, tra le sue braccia leggere,
    raggiungerti.

  • 24 marzo alle ore 22:20
    Angioli crisalcecri

    Effusioni di tenero affetto
    ci scambiamo tra le chiacchiere

    nell'eleganza e nella finezza del nostro dire

    Nobiltà e sogni d'eterna bellezza

    emaniamo a far luce
    tra le tenebre dei giorni

    e racconti e ricordi evochiamo

    senza turbare il benessere
    delle nostre anime e la loro allegria

    Noi

    che di ritocchi non abbiamo bisogno

    viviamo di quanto è bella la vita
    nei colori che ci regala

    e là ci riuniamo
    al dolce canto dei nostri cuori
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Immaginavo di toccare i cuori
    balbettando il mio malessere
    e vivo invece di morte nell'anima
    a ritrovarmi per strada
    sballottato da venti contrari
    soffiati da bocche di fango
    contaminate da impure invidie
    nella fecondità dei semi dell'adulterio
    E voi parenti serpenti
    che credete d'esser onnipotenti
    mutate da voi i vostri pensieri
    altrimenti un giorno
    rialzato dalle mie cadute
    m'aiutera' il destino
    a bussare alle vostre porte
    .
    Cesare Moceo

  • 24 marzo alle ore 22:14
    Gli angeli non volano più

    Ricordo quando
    nelle mie prime poesie

    traspariva il mio animo
    tormentato dal triste passato

    dove il bimbo ch'era in me
    piangeva la sua sorte

    lì ho capito per la prima volta

    d'essermi ritrovato

    Ora le notti cupe

    mi mandano a letto
    vestito dei miei pensieri

    pronto a fuggire
    dai possibili attacchi d'interiorita'

    E cerco la stima di me stesso
    tra i passi di gambero

    che in barlumi di lucidità

    balenano nel mio raccontarmi
    e nel mio confidarmi

    E solo così mi spiego
    il mio silenzio e la mia solitudine

    mentre finalmente capisco
    perché certe primavere piangono
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 marzo alle ore 22:11
    Pensieri sconsacrati

    Sogni dissipati
    a riconoscere personali bruttezze

    nell'andar fiero
    incontro alle illusioni

    Ingiuriarmi

    e farmene vanto

    nel propiziarmi quelle ingiurie
    nella mia natura artistica

    Son questo

    Io poeta

    nella confessione delle derisioni
    che rivolgo a me stesso

    nelle amarezze che m'invidio

    nella deportazione della mia anima
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 marzo alle ore 22:08
    A me stesso

    A te

    cui il fato ha dato di imprimere
    sulla battigia di questo mare

    così intrigante e variegato

    spesso musa ispiratrice

    versi densi e conturbanti passi

    dico

    senza troppo pensare
    godi il tempo a te donato

    e ferma resti di te la dolce imago

    di mano nella mano
    con i tuoi amori e i lieti visi

    assapora gli effluvi del Creato
    e la gioia del quotidiano

    ama e ama sempre di lealtà vestito
    e del valore dell'uomo che sei

    mentre tu Luna
    dalle tue placide langhe

    sussurri al mondo sogni e affanni
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
    (un ringraziamento particolare a Vincenzo Luisa Gulla)

  • 24 marzo alle ore 22:06
    Il tuo vivere

    Fosti tu
    a combinarti i vestiti
    che indossi da tempo
    umili abiti fatti di rime
    nell'intimità
    impregnata d'emozioni
    e la passione a far da palto'
    a scaldarti al calor delle parole
    E conservi ancora i tuoi brividi
    fra le tue cose preziose
    tra i sogni non dimenticati
    tra le amarezze subite
    nella tua dignità di donna
    a distrarti e rinfrescarti
    in nuovi desideri
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 24 marzo alle ore 22:04
    È il tempo dei pensieri morenti

    Tracimanti effluvi
    d'ansimanti pensieri

    traboccano
    svergognate essenze

    rapaci d'odio
    consacrato all'infamia

    Gesti e parole incalzanti

    d'intelletti frustrati

    si riversano
    come fiumi in piena

    nel mare dell'ostinazione

    a supporre
    incapacità e arroganze

    che aprono varchi
    all'impazienza

    "terribile è il tempo
    in cui l'Uomo non ha più
    voglia più soffrire"(J.Steinbeck)
    .
    Cesare Moceo
     

  • 24 marzo alle ore 19:57

    Ho ancora molte cose da vivere, non le cerco, ma vivendo le attendo. Vivo la vita con estrema semplicità, mi lascio guidare dai sentimenti, dall'istinto e non ho più paura di voltare le spalle a chi non è degno di guardarmi negli occhi. Lascio correre parole e gesti senza fondamento, non le alimento e non dono risposte, credo nel fare più che nel dire. Amo circondarmi di pochissime persone di cui ciecamente mi fido e mentre le tante conoscenze mi girano attorno, vanno e vengono, restano e passano, io proseguo. Regalo sorrisi pieni di affetto solo a coloro che mi hanno lasciato qualcosa nell'anima, perché in me c'è molte cose belle che non sprecherò mai più! 

  • 24 marzo alle ore 16:54
    Il corpo è uno e le città distanti

    Altrove è
    dove mi sveglio con la voce giusta
     
    la luna soffia sui crateri
    quello che manca qui, in terra conosciuta.
     
    E passano i giorni respirando
    i turni si ripetono
     
    rimbalzano tra altre musiche [delle conchiglie
    di stasi e diacronia].
     
    Il corpo è uno e le città distanti come il cuore
    per essere sfarfallio ventilo con le mani
     
    un promemoria d’epoche, ognuna spinge
    nel non finito con orme di rinascita.

  • 23 marzo alle ore 18:54
    Il perché dei semi verdi

    Nei giardini di Monet non posso affacciarmi
    ora che la luce arriva in velo ammutolito
    sulle fragranze arrampicate ai muri
    Si è smesso il gioco di svestire piogge - dare vita
    a sterpi, esultare: chiamare amore anche i cancelli
     
    Gola di foglie scolorite, lo stagno dove
    scarse fortune gracidavano
    i guizzi di peonie lanciati oltre le nubi
     
    ma in basso maschere grigie tornano
    sull’ansia sorgiva, il perché dei semi verdi

  • 23 marzo alle ore 9:07
    La carestia

    Rifulge ancor di più figur del Santo,
    in quel periodo cui fame è sovrana
    che gente storpia, povera e malsana
    ha cuor trafitto ed occhi sempre in pianto.
     
    Loco ferace che in primizia ha vanto,
    or arso e spoglio, par secca fontana
    che ha perso il getto per rottura strana,
    perciò  la speme è di Francesco il manto.
     
    E notte e giorno, a Dio Sue preci Ei volge,
    perché a cotanta  povertà dia taglio,
    e che a tutti nulli tale travaglio.
     
    Ode l’ Eterno l’accorata prece, 
    e a stanche membra dà ristoro e pace
    e di Sua carità ciascuno avvolge.
     
     
     
     

  • 23 marzo alle ore 8:15
    Nuovo giorno

    la notte
    è la mia sola compagna
    e
    il cigolio della porta
    è la sola voce che odo
    il mio sogno è finito:
    l’amore è lontano
    col suo sorriso e le mie pene

    albeggia
    cosa porterà il nuovo giorno?

    spunta il sole
    per te
    sbocciano le rose
    per me
    il pianto del biancospino

  • 22 marzo alle ore 20:44
    A Cesare Moceo

    A te

    cui il fato ha dato di imprimere
    sulla battigia di questo mare

    così intrigante e variegato

    spesso musa ispiratrice
    di versi densi e di conturbanti passi

    dico

    godi il tempo che ti è stato concesso
    senza troppo pensare

    Di te
    abbi l'immagine bellissima

    mano nella mano con i tuoi amori
    e i visi lieti

    Godi la tua natura

    la gioia del quotidiano

    oltre le tue possibilità

    e continua ad amare con la lealtà
    e tutto il valore dell'uomo che sei

    E tu Luna

    racconta al mondo i sogni e gli affanni
    e asciuga le lacrime silenti e le delusioni

    spegni lo tsunami di cattiverie
    che spazza via gli affetti che ancora commuovono
    ...e facci sognare

    E se la felicità e la sofferenza
    si intralceranno fra loro

    solo tu

    potrai farmi sapere da quale parte stare

    per arrivare al mio potere e carpirne la differenza

  • 22 marzo alle ore 20:36
    Oggi e domani

    Ciò che sono adesso
    sognai spesso nel mio vivere

    schiavo dolente dei giorni

    a preservare dall'oggi ogni domani
    e differire le illusioni e gl'inganni

    avvolgendo l'anima d'amore

    E ora

    ispirato da questi pesanti scrosci
    di pioggia incessante

    che bussano alla mente
    ai ricordi e alla vecchiaia

    potrei farvi racconto sottovoce
    di quante porte ho avuto chiuse in faccia

    Alla famiglia e alla fede

    devotamente ho dedicato i miei anni

    succhiando nel tempo dall'oggi
    il nettare dolce pel mio domani
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 22 marzo alle ore 20:34
    Il mio sogno più lungo

    Storie scritte nero su bianco
    da questo mondo irreale

    in cui non potrai mai essere vero
    nella tua ricerca della verità

    Tu

    uomo tra uomini rimasti indietro

    pronti solo a scherzare col diavolo

    incapaci di varcare le soglie
    dell'incontro con se stessi

    incapaci di tracciare
    nuove strade dell'anima

    o anche nuovi orizzonti astratti
    che potessero divenire sconfinati

    E non hanno mai capito

    né t'hanno fatto mai capire

    che tutto ciò che fa rumore
    è uno strumento musicale
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 22 marzo alle ore 20:33
    Una nuova via

    Le stelle della notte
    capricciose e beffarde
    irradiano la civetteria
    che nei cuori
    da il là alle emozioni
    e il desideroso risveglio
    d'inconsce esigenze
    d'esternare la primavera
    celata nell'interiorita'
    E io resto in quel mirare
    disteso sull'audacia
    del mio scrivere
    a dimostrare la mia imbecillità
    e indicare alla mia ambizione
    una nuova via
    che dimentichi le indecenze
    per arrivare in fondo alla vita
    .
    Cesare Moceo