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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 gennaio 2017 alle ore 14:39
    Domani sarà passato

    Il domani avrà lunghi capelli
    raccolti in grembo al vento 
    e bianchi, come a maggio le calle

    Gli orizzonti falliti
    arrosseranno i suoi occhi
    ma la pelle saprà di vaniglia

    Schiaffi di sabbia 
    e baci di mare
    le sue mani saranno conchiglie

    Lungo ogni ruga 
    le corse e gli affanni
    campi di grano e sterili giorni

    E dopo l'ultimo sorso di tempo
    quel domani sarà anch'esso passato 
    sopra i muschi del bosco arruffato.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 14:21
    Metafore in cielo

    Era notte, era il cielo a cui il sole
    rimboccò il buio,
    un solo dito di luce arava il blu

    e il silenzio riempiva di lucciole assenti
    i suoi solchi, d'un tratto riversi
    in un'ansa inclinata
    che non riuscii a percorrere
    ché un'ora infedele si voltò di spalle
    tanto da non udirne il rintocco,
    distratta più che mai
    dalla certezza di non saperti

    Invece lì ti ho perduto
    e là io morivo, mentre capivo
    il resto lo sai

    Si è fatta ora adesso,
    vai dove il vento divide in due vele il volto,
    celati ancora dietro quell'ansa e aspettami
    ché se so di saperti sarai e saremo.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 14:15
    Quando cado in te

    Quando cado
    dentro i tuoi occhi arlecchini
    non sento più freddo
    né altro che faccia male

    non sento quindi
    nemmeno il peso della terra
    sottosopra

    Non sento più
    neanche il vento tra le dita

    e questo in principio
    mi sconvolge ogni volta
    ma è solo che sto così bene di te
    da non sembrare vero.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 14:13
    E tu?

    Fu quando appendesti gli occhi a me
    che i figuranti -li chiamo così così
    sbucarono dalle tue tasche cashmire
    schioccando la lingua in coro

    Ma non puoi ricordarlo
    preso com'eri a sfumare di colpo
    come vivida musica che lascia poi
    più morti di prima

    Doveva essere solo nostra la notte
    e sgombra di remore e impacci
    dovevo dirti di assopirti spoglio
    di te soprattutto

    sarei scesa a fiocchi di gioia
    da questo gelido eremo di nome luna
    per sciogliermi piano
    insieme a te
    nelle vene di una poesia

    invece mi hai lasciata quassù
    e tu? Dove sei...

  • 26 gennaio 2017 alle ore 14:08
    Eppure ancora non mi capacito

    Ancora non mi capacito
    di non aver saputo fermare
    il placido alternarsi dell'epilogo
    prima che scivolasse in mare
    dalla parte sbagliata

    E poi ti ho visto prendere il largo 
    spalle al cielo
    credendo fosse uno scherzo,
    di quelli che dopo si ride a crepapelle
    fino a che non ci si bacia
    per dare pace alle mascelle

    Però ora che so
    dimmi perché mai dovrei biasimare
    le mie sgangherate prodezze

    in fondo ho dato tempo al tempo di mutarci
    in quel che poi non siamo stati
    perciò non v'è rimpianto
    atto a rompere le notti

    ma c'è che la mattina 
    il sole batte
    e batte sempre 
    dove il cuore fa più male
    anche se intorno è tutto bello
    come prima di quel giorno

    eppure ancora non mi capacito.

  • 26 gennaio 2017 alle ore 13:58
    Nonostante le mille tue soglie

    E comunque ti respiro amore
    so respirarti perlomeno
    ma nient'altro voglio fare
    così da non sciuparti,
    come penso accadrebbe
    anche solo sfiorando
    il tuo volto sfregiato
    con le mie labbra di sale

    E se saprò respirarti abbastanza
    forse questa nebbia appuntata sul petto
    finalmente scivolerà via
    lasciandomi nuda
    al caldo della tua assenza
    nonostante le mille tue soglie
    che non oso varcare
    per timor di farti male anch'io. 

  • 26 gennaio 2017 alle ore 13:34
    Nero gennaio

    Nero gennaio
    i bambini sono in salvo,
    per il resto tutto male 
    o tutto neve

    La morte 
    svergognata 
    veste di bianco 
    in questo nero gennaio lassù.

    (Rigopiano e i suoi tanti morti)

  • 26 gennaio 2017 alle ore 11:25
    Nel codice dell'anima

    Fammi leggere
    i versi
    che mi dedicheresti
    se tu fossi
    la mia poetessa.
    Anche poche parole
    nel codice
    col quale l'anima
    osa svelarsi

  • 25 gennaio 2017 alle ore 21:36
    Sarà ogni anno ventisette gennaio ?

    Stelle abbaglianti
    schiudono il cielo

    al fumo di anime
    arse dalla desolazione

    verità falsate nel vortice
    delle condanne di questo mondo

    inquieto nel suo vivere

    e con l'angoscia a abbracciare
    quelle misere presenze

    nei refoli di vento e di pietose arie

    Guizzi di soffi
    a giungere in punta di piedi

    turbinii di palpiti demoniaci

    a percorrere veloci
    i sentieri freddi del cuore

    Ispirazioni premeditate
    che non tutti faranno loro

    nel malessere di sapere
    che non tutti comprenderanno

    E intanto i miei pensieri
    se ne vanno a spasso da soli
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 25 gennaio 2017 alle ore 20:34
    Libero,sempre e comunque

    Libero

    con le rime a contrastare
    e combattere oppressioni e pregiudizi

    e tessere senza smagliature la mia interiorità

    Libero

    di vivere nell'armonia tra ragione e sentimenti

    di scrivere di silenzi e solitudine

    e svelare a me e a voi
    quello che di me non ancora conosco

    Libero

    d'entrare e uscire dalla diversità del mondo
    nel rispetto dello stesso mondo

    e creare in esso catarsi purificatrici

    nella sublimazione di dare
    a ogni esperienza la giusta emozione

    Libero

    sempre e comunque

    . © ®
    Cesare Moceo

  • 25 gennaio 2017 alle ore 15:54
    T'odio

    Sapessi come t'odio nelle notti d'inverno, quando il freddo mi gela le ossa e il tuo alito mi riecheggia nella mente.
    Sapessi come t'odio nei giorni di pioggia, quando ti penso continuamente anche se non vorrei.
    Sapessi come t'odio durante l'estate, quando vorrei essere con te a guardare un tramonto.
    Sapessi come t'amo tutti i giorni dell'anno, quando so che nessuna tempesta, potrà mai portati via dal mio cuore

  • 25 gennaio 2017 alle ore 15:46
    Solo un frammento

    Coltiverò
    solo una rosa
    per farne dono
    al tuo viso

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:49
    Vita

    Ho visto la Morte in faccia
    mi prese per i polsi
    volgendomi a lei
    e ancora non li dimentico
    quei suoi lineamenti
    così intraducibili a parole

    Accadde a primavera
    all'improvviso
    in un luogo insospettabile
    il più sicuro, o così credevo
    benché sapessi per sentito dire
    che non c'è angolo di mondo
    del tutto sicuro e sempre

    Anche accucciarsi
    sotto mille campane di vetro
    non salva, sapevo anche questo
    eppure escludevo che là dove stavo
    potessi trovarmela dinnanzi

    La Morte

    l'ho vista in faccia
    e sai, non ho avuto nemmeno il coraggio
    di averne paura, come fossi già defunta
    nessun sentimento, tutto off

    Invece no, l'attimo appresso
    mi lasciò i polsi pulsare di nuovo
    voltandomi languidamente le spalle

    -non ero interessante

    E dopo? Vita!
    Dono immenso per davvero.

     

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:41
    Il rumore del freddo

    Conchiglia di latta,
    nel barattolo di un mendico
    qualche spicciolo di pietà
    e il rumore del freddo

    Un dito di lana mozzato
    fa cenno che no, 
    quel rumore non scema 
    neppure a coprirsi di oro 
    gli orecchi

    Ma già lo sapevo
    che la vita è una pena
    da scontare perlopiù soli
    e ultimi o primi, cosa vuoi che importi 
    alla morte, infine.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:38
    Non può essere

    Non può essere
    che nel cuore dell'inverno
    non ci sia un occhio di sole
    fai anche cisposo

    Altrimenti dimmi come mai
    può essere invece che in estate
    il sale sugli scogli
    sia pianto di tutte le genti
    di oggi e di ieri

    Oh sì, non lo sapevi?
    Come può essere...

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:31
    Quante le bocche

    Quante le bocche
    che non si schiudono mai abbastanza
    quasi temessero di far trapelare dettagli impertinenti
    e intanto questi rigano da dentro i denti di davanti
    mentre le lingue si srotolano verso l'ugola
    evocando i tappeti dei bordelli
    ai tempi di Al Capone.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:29
    Luce blues

    Arriva svelto il giorno
    in cui scopri nell'altro
    nuove fragilità

    per esempio in tuo padre
    quando lo turbano i rintocchi del pendolo
    e non te lo dice

    Gli occhi sono vecchi
    ma più di questo 
    è la luce che emanano

    Luce blues

    come l'infelicità che li annacqua
    nel vederti uomo 
    e volerti ancora bambino.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:01
    Metafore al vento

    Niente può inchiodare il vento
    non c'è trappola che lo possa incastrare
    poiché sfugge alla presa della pretesa
    umiliando la clessidra dell'incombenza
    prima che essa stritoli i suoi gemiti
    sciolti tra le braccia del tempo.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 21:44
    Eppure è appena estate

    Sono solo mazzi di lacrime ingiallite 
    quelli che fan capolino
    dai ricordi di un attimo fa

    E non so quanto tempo 
    debba ancora sfilare 
    lungo il mio angolo diroccato
    ove dormo bendata 
    per non sognare a dirotto

    Eppure è appena estate 
    oppure ancora inferno 
    ma amor non può morire
    se nacque blu ed eterno 

    malgrado giaccia esausto
    sotto brace di mare 
    bramosa di un vento
    però troppo curvo
    per potermi per ora 
    anche solo sfiorare.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:55
    Vivo senza malinconia

    E raccolgo tutti Voi infine

    nelle rime soavi delle mie poesie

    in giorni che rivelano al mondo
    i limiti del mio vivere

    in questo mio eremo

    solitario e eterno

    dove posso concedere
    tutto me stesso

    con le mie sofferenze interiori
    i miei tormenti i miei dolori

    E scrivere e scrivervi

    nell'ostilità della disperazione

    fetido olezzo
    a eccitare fantasie e speranze

    della mia anima zittita

    buona ormai solo
    a rosicare nella lenta agonia dei giorni
    . © ®
    Cesare Moceo

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:47
    Ognuno ha la sua Itaca

    M'accorgo

    rimanendone sgomento

    di certi legami
    con immagini di persone lontane

    sgradite nella loro essenza
    alle mie rimembranze

    nel vissuto delle esperienze
    divenute profezie

    e annego quei pensieri
    in bagni d'inchiostro e di silenzi

    tra la facondia di parole
    e gli inghippi della memoria

    E raccolgo quel tutto in un mio breviario

    in una sorta di quiete dell'anima
    che m'accompagna nella recita alla vita

    e mi aiuta a mostrare più che mai vive
    le mie sembianze

    nel piacere di continuare a vivere

    Il dopo non credo che sia interessante

    anche perche' deve esser ancora scritto
    . ©. ®
    Cesare Moceo

  • 24 gennaio 2017 alle ore 20:47
    La follia di Omero

    Ho incontrato Itaca
    nei lunghi viaggi
    che mi condussero all’amore.
    Pellegrino inquieto come Ulisse,
    fui re per una notte sola
    nell’alcova discutibile di Circe,
    fra flebili richiami di sirene
    e il caldo abbraccio di Nausicaa.
    Avrei voluto mangiare la mia terra,
    nutrirmi di cibi prelibati
    e non soffrire per guerre e sotterfugi
    che furon dagli Dei organizzati.
    Ma il fato, si sa, non è mai probo,
    riserva dolori e pentimenti
    voltandoti la schiena all’improvviso
    per riportarti indietro di vent’anni.
    Seguii la mia sorte, con coraggio,
    solcando mari impraticabili
    e calpestando terre menzognere.
    Infine ti trovai, isola mia,
    stanco distrutto e amareggiato
    per ricomporre le tessere di un sogno
    che il folle Omero
    aveva programmato.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 18:10
    Oggi vi celi

    Da sempre di fiocchi candidi
    hai coperto ogni cosa
    riversando su tutto
    un silenzio sereno

    Di bianco abbagliante
    hai dipinto le case e le strade
    Con suoni ovattati
    ci hai addormentato

    Hai reso ridenti occhi
    e bambini che, sorpresi
    ti hanno guardato
    scendere piano

    Hai messo a riposo
    ogni refolo
    e sotto il tuo manto di freddo,
    hai sempre celato fermento...

    ma oggi vi celi
    solo morte e sgomento.

  • 24 gennaio 2017 alle ore 13:18
    Colori

    Colòrati di emozioni.
    Scegli i colori più belli e dipingi la tua anima.
    Ogni sfumatura arricchisce un pezzetto del tuo essere.
    Finché c'è un colore che occupa la tua mente, non ci sarà mai il grigio

  • 23 gennaio 2017 alle ore 21:44
    Eppur sto male nonostante la mia pace

    Trovo riparo

    quando intorno spirano i venti delle afflizioni

    nello spazio del mio ascoltarmi
    a contemplare le turbolenze del mio Essere

    Là c'è il mio mare

    immenso nel mio stanco andare

    a tessere la mia interiorità

    e goder delle lucenti stelle
    riflesse negli orgasmi rancidi delle sue onde

    superbe e con le creste nude

    a rincorrersi come falene eccitate
    al suono languido delle carezze alla rena

    aspro oblìo d'increspate paranoie
    negli attimi eterni che le separano dalla riva

    a fingere pietà per le malinconie dell'anima

    terrori di oscure tenebre prigioniere senza catene

    a ridestare la memoria e sollecitarne la fantasia

    E così sto male nonostante la mia pace
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyrightAltro...