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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 febbraio 2016 alle ore 23:05
    Fondali

    Tornava sovente
    sotto gli occhi della luna
    a sedere lungo la riva
    della sua solitudine
    e come brezza
    con le mani increspava
    scure acque quiete
    quasi a cercare
    un non so che di raggiungibile.

    Scendeva incauta
    tra i suoi fondali
    poichè altro non erano
    che il fondo del gusto del suo dolore
    per poi riemergere
    con la voglia di sentire
    il cielo sulla pelle.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 22:40

    La Signora "Cattiveria" va bussando ad ogni porta.... Che resti a lei chiusa, che essa le permetta di affacciarsi all'interno o che la sfondi ed entri... Non conta. La Cattiveria presto o tardi, malgrado i giri che può fare torna sempre a casa propria. E' come un pacco che come ultima destinazione ha il suo stesso "Mittente", ma sopra di esso porta la scritta: "Prima di inviarmi rifletti perché prima o poi da te devo tornare"!

  • 25 febbraio 2016 alle ore 20:47

    Ho puntato il mare molte volte, l'ho ascoltato, osservato e anche un po temuto. Il suo fruscio a volte calmo altre volte impetuoso, il suo sfiorare la spiaggia, come per bagnarla di nuovi sogni e speranze per poi fuggire via scomparendo di nuovo nella sua immensità. La paura di quell'enorme distesa di acqua che sembrava non avere una fine al suo orizzonte. Quante volte mi sono sentita simile a lui, forte e immensa, mentre altre volte ero un po come la spiaggia... Una semplice persona inerme che riusciva a sfiorare i suoi sogni per non afferrarli mai.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:50
    Parole

    Taci meraviglia
    poiché quando taci io
    non resisto
    alla tua dolce natura.
    Taci dinanzi all’odio
    poiché i tuoi
    occhi
    dispensino gioie lontane.
    Taci se vuoi
    orgoglio della mia
    vita
    ma parlami d’amore,
    parlami.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:47
    Silenzio

    Ho scelto volti senza nome
    a cui chiedere chi sono.
    Ho gridato ad una finestra chiusa
    la mia passione.
    È insolente questa necessità di risposte,
    è un sorriso saturo di rabbia
    è un’anima abbandonata ad un punto di penombra,
    è una metamorfosi.
    Vorrei appartenere ad un silenzio clandestino,
    inquilino dei tuoi pensieri.
    Vorrei uno scorcio di umanità
    nella mia terra.
    Vorrei essere il
    proprietario della tua serenità.
    Mi appartiene il tuo sguardo,
    come una sentenza.
    Ho urlato in un dirupo,
    il silenzio
    e d’un eco di ritorno
    non credevo che i sogni
    mi avvolgessero,
    prendendosi cura di me.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:46
    I Pescatori

    Ho visto uomini discutere della raccolta. Il rumore delle onde di ritorno restituiva loro i pensieri evasi. La Grecia all’orizzonte. Una bottiglia di vetro dinanzi alla scogliera. Ho condiviso la rabbia, alcolica, con il vuoto del mare. Il silenzio che cura il silenzio. Spuma di ritorno, ornata di qualche guscio di vongola, ad esaltare la monotonia dei giorni trascorsi.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:45
    Confini

    Come la goccia più densa di latte
    si lascia cadere nel tè e gli regala
    il colore ambrato delle emozioni
    cui non posso guardare attraverso.
    Come questi muri sono confini,
    e sono confini le punte dei polpastrelli,
    le mani che guardi
    la fatica spesa a guardarle,
    e la semplicità di chiudere gli occhi
    e sentirle.
    Ti costa più trasformarti che concederti.
    Quel meccanismo di matrioske
    che racchiude tante camaleontiche versioni
    di te
    e l'ultimo strato racconta il pensiero.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:44
    Destino

    Sei il mio giro di routine,
    la moneta cascata in terra dal lato sbagliato,
    l'assenza dei giorni spesi a cercarti.
    Sei il pensiero che non trova pace
    la dialettica che mi cura,
    il silenzio.
    E gli occhi bestemmiano,
    la rabbia incontrollata
    di un'anima offesa,
    di un treno in corsa perenne
    che si ferma quando gli pare.
    Sono il destino,
    l'ombra che non ti da tregua.
    Ti ho visto,
    chinarti in segno di resa,
    osservare le tue mani nude
    sulle quali ho scritto tutto ciò che avrai.
    E non avrai più di quello che sei
    di un amore insano dato per conoscerti,
    di una ragione per vivere.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:42
    Le scatole dei ricordi

    Le scatole dei ricordi sono tempeste che hanno conosciuto la quiete. Sono alberi scossi dal vento e ornati di foglie cadute. Sono uccelli volati su con i ricordi, dove la vista perde l’idea della terraferma. Le scatole dei ricordi sono pugnalate nei fianchi e corse liberatorie. Le scatole dei ricordi sono carillon che suonano quel che ci pare. Ci fanno ricordare di essere umani, di essere vivi, di essere soli, di essere anime in balie della fortuna, soggetti a qualche forza morale. Le scatole dei ricordi sono lì a soddisfare i nostri bisogni e ci sono ovunque andiamo e ovunque restiamo.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:40
    Anoressia

    Rimane il riflesso
    di un corpo di porcellana.
    Sono il prezzo di un biglietto troppo costoso.
    Sono il senso della tua incuria,
    la scena di quel film muto
    che rifiutasti di vedere.
    Sono la lumaca ed il peso della sua abitazione.
    E poco importa
    se io pietra ,
    assottigliata dal tempo
    sono sempre uguale alle mie bugie.
    Tu sei complice del mio sguardo,
    di un’anima in fuga
    di una mano che copre il capo
    e lascia scoperti i piedi.

  • 25 febbraio 2016 alle ore 17:39
    Hanno spento le luci a Kobane

    Guardami mentre cado ai tuoi piedi.
    Riconosci il colore del mio sangue?
    Dimmi se è bianco o nero,
    dimmi se è olivastro o rosa pallido.
    Dimmi se riconosci la razza dall’odore della saliva.
    Dimmi se sa di ebreo, di arabo, se senti il cumino
    o la rosa europea.
    Io sento solo un profondo odore di ferro
    prima di spegnere la luce;
    è il sapore della tua rivoluzione.
    Hanno spezzato le punte delle matite
    perchè parlano troppo,
    hanno spezzato la mia spina dorsale
    perchè penso troppo,
    mi hanno coperto il volto perchè
    non mi guardassero.
    Hanno spento la luce a Kobane.
    Non volano più gli aquiloni di Charlie Brown,
    s’impigliano nei rami
    dei giardini di Parigi.
    Hanno smesso di coltivare le rose,
    sono finte nel tritacarne.
    Hanno spento la luce.

  • 24 febbraio 2016 alle ore 23:16
    Il verme è nel frutto

    Nel triste esilio della vita

    vivere nella più completa passività
    e nel più aberrante squallore

    rivendicando l'assenza d'affetti

    con le illusioni delle certezze
    a corrompere ogni innocenza
     
    E incarnare ognuno il proprio fallimento

    nei sogni irrealizzati

    gemme ormai senza alcun valore
    in fila nel disamore eterno

    a infrangersi nel broncio della coscienza

    atto infame a ridere in faccia al dolore
    e sobillare i moti dell'anima unta di miseria

    E vivere la stagione dell'addio
    ignorando la realtà degli altri
    .
    cesaremoceo
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    Copyright

  • 24 febbraio 2016 alle ore 16:30
    Quando scenderemo

    Quando scenderemo
    in silenzio
    la nostra corsa
    resteremo negli spazi
    agli angoli degli occhi
    nello sbrinarsi del respiro
    a contrarsi e sgonfiarsi di sangue
    nelle pieghe dei profili 
    senza bordi di queste stanze.

  • 24 febbraio 2016 alle ore 16:12
    Could I...?/Potrei...?

    Could I borrow your smile, please?
    For one second or a whole lifetime.
    Always to remember how it feels to be happy.

    Could I borrow your lips, please?
    For just one minute or for today.
    Over and over to taste sweetness again.

    Could I borrow your arms, please?
    For only tonight or maybe forever.
    Never to forget how it feels to be safe.

    Could I borrow your time, please?
    However long it takes to be with you,
    even one second will feel like eternity to me.

    *** Traduzione (la migliore possibile, scusate) ***

    Mi presti il tuo sorriso, per favore?
    Solo un secondo o per l’eternità.
    Così da ricordarsi sempre della felicità.

    Mi presti le tue labbra, per favore?
    Un minuto o solo oggi
    Così da assaporare la dolcezza ancora e ancora.

    Mi presti le tue braccia, per favore?
    Solo stanotte, o forse per sempre.
    Così da non dimenticare mai il senso di sicurezza.

    Mi presti il tuo tempo, per favore?
    Non importa quanto ci vorrà per stare con te,
    anche un secondo, per me, sembrerà un’eternità.

  • 24 febbraio 2016 alle ore 14:24

    Grazie per avermi donato la tranquillità di cui avevo bisogno. Quella tranquillità che ho cercato ovunque e non riuscivo a trovare in nessun luogo e in nessuna persona. Grazie per il tempo e le attenzioni che mi dedichi, grazie perché arrivano spontanee senza che io le chieda. Grazie perché mi rendi una parte della tua vita e io sento quella sicurezza che può provare solo una persona che ha la certezza di essere costantemente nei pensieri di un'altra.

  • 24 febbraio 2016 alle ore 13:09
    Notti insonne

    Appaiono incerti
    questi venti
    hanno bisogno
    di chiarezze
    che apprenderemo
    assimilandole
    accompagnate
    sin dal mattino
    con cuori
    che battono
    e frastornati
    guarderanno
    vetrate
    toccate da pensieri
    assonnati ma vigili
    per evitare il buio
    delle notti insonne
    iniziando un nuovo
    anno, spaccato
     

  • 24 febbraio 2016 alle ore 12:34
    Nel rifiorire di stelle mai svanisce l'attimo

    Cercare tra i cassetti

    il profumo dei ricordi

    è come scardinare gli argini

    e ritrovarsi fango

    nell'inezia di mani stupefatte

    e dita mozzate

    dal brivido dell'enfasi

    che ragliano lacrime all'incesto

    di parole prone su lettere supine

    e nulla muore.

    Non conosco il limite

    se non vado oltre i miei sbagli

    e la paura non fugge

    al solo sibilar del vento.

    Fare a pezzi il proprio ego

    per diventare quadro

    un dipinto senza anima né corpo

    che soddisfi l'altrui ricatto

    nel nulla di un amen

    e annichilire il respiro

    nella contraccezione del tempo

    ma il cielo è immenso

    e nel rifiorire di stelle

    mai svanisce l'attimo.

    Conosco il limite

    il perimetro dei miei sbagli

    e non ho più paura

    di ritrovare la mia strada.

  • 23 febbraio 2016 alle ore 21:46
    E mi chiedo ancora cosa sono diventato

    Anni vissuti in compagnia
    di sofferenze e tribolazioni

    mischiate a stati d'animo euforici

    nell'esercitare l'arte
    di una lingua scintillante

    e periodi di energia creativa

    nella chiarezza di pensiero
    a sondare gli abissi dell'anima

    Lunghi e pesanti fardelli da sopportare 
    nel tumulto di quelle tempeste

    diventate gemme preziose
    a ornare la forza necessaria

    a sostenere senza timori reverenziali
    nei confronti del mondo

    i combattimenti interiori

    E continuo a conquistare medaglie diverse

    di quelle che non si mettono al collo

    ma altrettanto importanti
    nella volontà di sfuggire l'anima agli applausi

    restando lontano dal mangiare
    i frutti malati che la vita mi offre
    .
    cesaremoceo
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  • 23 febbraio 2016 alle ore 20:51
    canto del buongiorno

    Cade la pioggia
    Mentre io stringo
    Il pensiero di te;
    ancora non sveglio
    cerco i tuoi baci
    ed i tuoi occhi.
    23/02/2016

  • 23 febbraio 2016 alle ore 19:05

    Da qui comincio a scivolare
    lentamente fuori.
    Una rapida goccia sulle grondaie.
    C’è assai più grazia
    e generosità nell’infierire
    sui corpi stremati delle giornate
    e raccoglierne il lamento,
    la visita nel mezzo della notte,
    che nel fuggire a balzi
    le forche puntute dei vostri sguardi.
     
    E così evaporare
    nella nuvola di niente da cui viene
    uno come me: che non sa parlare.
     
    Baciami sulla fronte: starò bene.

  • 23 febbraio 2016 alle ore 14:41

    Alle persone regalate il tempo, il vostro tempo. Se tenete a qualcuno lasciate loro uno spazio importante e certo nel vostro tempo. Non fate mai di una persona quel "Qualcosa" o quel "Qualcuno" che riempie uno spazio vuoto, un tempo perso... Fate di una persona una scelta e date loro un posto sicuro al vostro fianco. Nel caso non sentite la necessità di fare questo, lasciate le persone esattamente dove sono, lasciandole libere di percorrere il loro cammino.

  • 23 febbraio 2016 alle ore 11:35
    Vento

    Sono come il vento
    Mi senti ma non mi tocchi
    sono inafferrabile
    Ti avvolgo
    ma non puoi stringermi
    ci sono sempre
    ma mi senti quando faccio rumore
    Sono dentro e fuori di te
    mi respiri e non lo sai
    Sono come brezza di mare
    e come stormire di foglie
    Se sono lieve sono serena
    Se soffio forte e mi senti ululare
    sono sofferente
    Se mi senti ridere fra gli alberi
    e fra l’erba e sulle onde increspate
    sono felice
    Comunque e ovunque ci sia il vento
    ci sono io
    Lieve come respiro
    Frizzante come spuma di onde
    Violento come un dolore
    Leggero come una carezza
    Ondeggiante come una melodia
    Sono vento
    Sono nel vento.

     

  • 23 febbraio 2016 alle ore 0:42
    Malerba

    Nel canneto limaccioso dei giorni invernali
    ho coltivato una malerba
    che s’inerpica negli interstizi
    guasta i frutti e si ristora
    nutre un’aspra fioritura.
     
    La vedo aggrapparsi al muro di casa.
     
    Lo sanno persino le pietre
    che il malanimo l’ha chiesta in sposa.

  • 22 febbraio 2016 alle ore 20:31
    Tu, uomo

    Grande narciso
    capace di vedere solamente Te stesso

    Tu uomo

    sei cresciuto con gli insegnamenti di Pinocchio
    a impersonare l'odio

    nelle sofferenze inflitte alla Tua anima

    senza curarTi mai dell'essere
    ma solo dell'avere

    e la'cercare illusioni e consolazioni

    E trasformi le sconfitte in crisi d'identità
    preferendo d'essere Nulla

    esasperando le avversità patite
    godendo nell'assurdita'
    di crederTi padrone del Tuo destino

    e felicitandoTi del Niente
    che ormai sei divenuto
    .
    cesaremoceo
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  • 22 febbraio 2016 alle ore 12:06
    La foglia forestiera

    Una foglia staccatasi da un albero lontano
    un dì dal vento sollevata si posò in un giardino
    gentilizio vattene via gridaron  tu che sei plebea
    quelle qui stese e cadute dalle piante blasonate
    che non diverso dal consorzio nostro umano pare
    il pesar l’altro anche nel regno del mondo vegetale