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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 13 febbraio 2016 alle ore 14:35
    Dedicata a te

    Non bussare
    alla mia anima.
    Ci sei gia' dentro.

    (11 Febbraio 2016)

  • 13 febbraio 2016 alle ore 14:20
    Se il mio amore

    Se il mio amore
    è la tua libertà
    camminiamo insieme
    E' questa la nostra strada

    (23 Agosto 2015-Versi estrapolati da altro componimento)

  • 12 febbraio 2016 alle ore 22:51

    Ogni "Tempo" che giunge al termine non risparmia insegnamenti, crescita ed esperienza. Mentre "Lui" muore e passa nasce e arriva una nuova "TE". Non ti risparmierà lacrime e dolore. Non trapelerà incertezza e se per farti rinascere deve "Ucciderti" stai tranquilla che non avrà pietà. "Lui" lo sa, lo sente quando è il momento di farti sprofondare i piedi in quel fatidico "Fondo" da cui o risali o muori. Se ti lascerai morire non ti aiuterà e non ostacolerà mai una scelta che solo tu puoi cambiare. Se decidi di risalire la vita ti fornirà una spinta di gratitudine che unita alla tua forza interiore farà di te una vera "Vincitrice"! 

  • 12 febbraio 2016 alle ore 22:28

    Ho finto di stare bene anche quando dentro stavo annegando nel peggiore dei dolori. Ho mostrato un sorriso e una forza che ha suscitato invidia nell'animo di chi avrebbe voluto vedermi a terra. Non mostro quasi nulla di me. Per coloro che non sono parte di me e della mia vista mi vesto di apparenza perché la mia vera essenza, il mio vero essere lo riservo solo a coloro che meritano di vedere oltre. Guardarsi dentro a volte fa paura... Guardare dentro qualcun altro a volte ancor di più... Per questo ritengo che bisogna lasciarsi leggere nel profondo solo da chi ci ama veramente.  

  • 12 febbraio 2016 alle ore 21:03
    Sono così e non cambierò mai

    Amo anch'io 

    sogno anch'io 

    lotto anch'io

    piango anch'io 

    vivo anch'io

    Compiermi e immergermi 
    nei sensi acritici e disinteressati

    del mio concepirmi catapultato nella fantasia

    a difendere gli spazi conquistati dal mio tempo

    E laggiù sugli scogli emersi dell'Essere

    ergermi a vedere e chiedere ciò che vuole la vita

    E cerco il soccorso del mio Cesmo
    a manifestare l'isolamento delle emozioni

    a riscrivere i codici dell'anima

    inzuppato di solitudine
    e pervaso da profonde incomprensioni

    E ripasso da uno sguardo all'altro
    tutti gli specchi di ordine etico

    per vivere le distanze delle espressioni creative

    nella totale accettazione del mio Esistere
    .
    cesaremoceo
    proprieta' intellettuale riservata
    Copyright

     

  • 12 febbraio 2016 alle ore 18:26
    L'utopia è il mio rifugio

    L'utopia è il mio rifugio:
    l'unica ancora di salvezza
    perchè ovunque giro
    vedo scappar via l'attimo
    ed i secondi uno dopo l'altro
    si mettono ordinati
    nelle loro file di relatività:
    come una pericolosa peste
    d'indifferenza
    che colpisce questo mondo
    ormai millantatore
    di tanto sbugiardata carità.
    E questo mio scappar
    questo fuggir – è presto detto –
    ha in sé un'impronta amara di tristezza
    che scava nel profondo
    della mia umana speme
    e questa nostalgia
    eterno scalpo
    della mia radicata solitudine
    lei non mi lascerà mai
    compagna, sorella
    a ricordar che questo secolo
    è fatto per opprimere ogni slancio.
    Ed io potrei persino
    solcare i quattro oceani
    sfidar gli dei del vento
    e conquistare mille cime
    ad ammirare quel finito inanimato
    aprirsi agli occhi come incanto:
    ma io non trovo la mia casa
    - questa è la sentenza di condanna -
    io non trovo la mia casa
    dove tornar
    sereno
    io non trovo la mia casa
    che accolga
    queste membra stanche
    affannate di desiderio
    immenso.
    Forse la mia casa
    - caro amico -
    si trova tra le stelle:
    ma ne sono quasi certo
    che persino là
    io guarderei ancor più lontano
    ad altre galassie
    milioni di anni luce
    ancor più in là.
    Così un giorno
    anche la mia rosa appassirà:
    in un tempo come un altro;
    e nessuno avrà strappato
    questo enorme cuore
    dal suo lurido egoismo,
    no, nessuno:
    per il proprio orgoglio
    per il bon-ton, il self-control
    io e gli altri ci ritroveremo
    coi capelli un poco bianchi
    ad aver rinunciato alla nostra compagnia.
    Eccola, allora: la mia stanza delle lacrime
    richiudersi di nuovo nel suo bunker
    ferro e acciaio
    a tessere la tela della gabbia
    la propria auto-difesa personale
    e tornare all'ordinario
    al futile al meschino
    a sognare mondi immaginari
    perfetti mai vissuti.
    Devi arrenderti:
    la pasta dell'umano infatti
    non è di questo mondo.
    E allora
    Amor mio frale!
    Disperata ricercata Armonia!
    Dimmi:
    Perchè a tanto sospirar
    porti il tuo fiore?
    Perchè lo spazio interminato
    in coro grida questa sera
    come ad esibire
    - nudo scherno -
    in un sol colpo tutta la mancanza
    di questo cuore orfano
    estraneo sulla terra?
    Non ci rimane che l'attesa.
    Dolce, magari ingenuo
    assennante attendere:
    come un amante
    ferito dalla vita
    io supplicherò il ritorno
    con cuore di bambino
    del Pianista immenso
    di questo universo.
    Forse vivrò la vita da eremita,
    “totalmente incapace d'amare”:
    forse così mi appelleranno
    o forse sarò uno fra tanti
    nell'orrore della massa
    incolore ed assopita:
    ma solo Tu mi tirerai fuori,
    solo Tu.
    Forse quel giorno io
    uscirò dall'utopia:
    da questi mondi creati immaginari
    - così soddisfacenti e tristi -
    della mia amata poesia
    io sarò strappato via
    grazie ad un abbraccio disarmante
    di cui oggi ho bisogno disperato
    come di un miraggio
    che sappia almeno un po'
    di Compimento.

  • 12 febbraio 2016 alle ore 16:31
    Pesci

    Sentili come sono stanchi di urlare
    muti i pesci; l’acquario circonda
    la terra priva d’ossigeno, il vetro
    la parete di un’anta senza luce
    e di una bocca da ri-sfamare. 

  • 12 febbraio 2016 alle ore 15:53
    Quartina n. 7

    se ne sta sempre in disparte a fumare
    dicono che abbia ucciso suo padre
    aprendogli il cuore a coltellate - 
    cosa non si fa, dico io, per amore...

    (da "La vocazione della balena", 2015, Arcolaio Editore)

  • 12 febbraio 2016 alle ore 15:51
    Dublino

    neanche lo ricordo il suo nome
    una specie di lunghissima vocale
    con qualche respiro nel mezzo - 
    gli occhi invece, azzurri e tesi
    come i cieli della sua parola
    e i capelli che nemmeno la seta...
    le mille birre ingollate nel vento,
    in bocca l'esordio dei migliori poemi
    la sua lingua leggera allacciata alle stelle

    (da "Papez", 2011, Arcolaio Editore)

  • 12 febbraio 2016 alle ore 14:34

    La convinzione spesso è qualcosa che appartiene alle persone che giudicano gli altri dando loro torto certo. Peccato poi che quando ricevono la stessa cosa si mascherano di vittimismo, facendo gli offesi senza arrivare a capire che hanno semplicemente ricevuto ciò che costantemente donano. Del resto dove nasce la convinzione di solito muore l'umiltà. 

  • 11 febbraio 2016 alle ore 22:49

    Ho voltato pagine che sapevano di menzogna, altre che non volevo più scrivere e alcune semplicemente perchè ne ero costretta. Poi mi è capitato di voltare pagine non per volere, non perchè erano il cuore o la ragione a dirmelo... Ma a parlare era il mio istinto di sopravvivenza... Se volevo sopravvivere sapevo che dovevo prendere una nuova pagina e scrivere su di essa... E anche se non avevo nulla da scrivere per non morire necessitavo di avere di fronte un foglio bianco e non uno ormai letto e riletto senza più parole da aggiungere.

  • 11 febbraio 2016 alle ore 21:16
    PROVVISORIA

    Provvisoria
    come una goccia
    a mezz'aria
    che non torna
    in cielo
    che non tocca
    terra
    Provvisoria
    come un alito
    di vento che
    senza direzione
    accarezza
    un'anima persa
    da tempo
    Provvisoria
    come il talento
    di fingere
    che esista
    chi da tanto
    vive solo
    nella fantasia
    Provvisoria
    come se
    l'oggi non
    divenisse mai
    come se
    dormire ora
    fosse
    la soluzione.

  • Alba
    che solitamente sveli
    i limiti oscuri della mia notte
    fino a scaldarne i contorni
    non invidiare il destino
    che incombe su di me
    guarisci le malattie che si accampano
    tra le ore nascoste
    nei meandri della mia acre solitudine
    e fa che io possa
    nel chiuso delle segrete dell'anima
    a far l'amore con la mia interiorità 
    accollarmi l'estasi inconclusa 
    dei miei pensieri
    E mangiare fiori
    emozioni gioiose
    a conciliare menti d'evasione
    spenti e senza vivacità 
    e divenire porta di Giubileo
    passaggio naturale della vita
    a consolidare l'umanizzare di cerberi
    e le loro afflizioni e sofferenze
    tappe che segnano
    il doversi adattare ai cambiamenti
    .
    cesaremoceo
    proprieta' intellettuale riservata
    Copyright

     

  • 11 febbraio 2016 alle ore 17:59
    Testamento

     
     
    A Lei lascio:
     
    I pensieri incompresi
    I sogni sempre sognati
    E mai realizzati;
     
    A Loro lascio:
     
    La casa dei miei sogni
    Desideri e speranze
    Mete da raggiungere
     
    A Tutti lascio:
     
    L’augurio di
    Traguardi sereni
    E il verbo dimenticare.
     
    Cit. “ Ricordiamoci che l’ultimo vestito non ha bisogno di tasche. “

  • 11 febbraio 2016 alle ore 17:05

    Ci metto sempre buona volontà nell'affrontare le giornate. Mi impegno ad essere una persona sorridente, positiva e ottimista, ma spesso e volentieri nella gente che incontro trovo altrettanta "Buona volontà" nel farmi girare le scatole e spegnere ogni proposito di positività nel credere che esistano giornate dove il mio umore posso svegliarsi ottimista ed andare a dormire esattamente come si è svegliato. 

  • 11 febbraio 2016 alle ore 10:11
    Vana Ricerca

     
     
     
    Ho guardato l’infinito
    Ho vagato nel cosmo
    Ho vissuto nell’universo
     
    Ho cercato il mio amore
    Ma nel tempo dell’uomo
    Si è spenta l’essenza dell’essere.
     
     
    Nel silenzio ingannevole:
     
     
    Tra gli odori dell’incenso
    Appare un breve sorriso
    È il saluto di un addio
     
    Eri il mio amore
    L’essenza del mio cuore
    La luce delle mie stelle
     
    Ho amato tutto di te
    Conoscevi tutto di me
    Ma ho perduto la guida del faro.
     
     
    Cit. “ Apparire per poi scomparire dietro l’orizzonte “

  • 11 febbraio 2016 alle ore 9:06
    Cavolo Che Tristezza

     
     
    La luna sul mondo
    Oltraggiata dall’uomo
    Si è fatta dispettosa
     
    La farfalla della notte
    Con la sua seduzione
    Ha perduto la calma
     
    L’armonia del mondo
    È a rischio
    Per via del Dio Denaro
     
    L’uomo resta a guadare:
     
    Alluvioni
    Frane
    Eruzioni
    Maremoti
    Terremoti…
     
    La scienza è diabolica
    Se pur a fin di bene
    Vorrebbe governare il creato.
     
    Cit. “ Fiocchi di neve nell’aria di un’alba lontano “
     

     

  • 10 febbraio 2016 alle ore 23:39
    massa corporea

    viviamo
     in una piccola cella in questo remoto angolo del tutto

     siamo
    una fragile e leggera distorsione del tempo e dello spazio

    abbiamo
     massa corporea ossigeno, carbonio, idrogeno
    e invano il vento gira intorno

    riempiamo
    uno spazio minimo in quest’angolo remoto dell'universo

      siamo
     tutti collegati
      sottili fili
    di un velo eterno

    Bo Marco
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2016/02/massa-corporea.html
     

  • 10 febbraio 2016 alle ore 22:01
    Il potere dell'oppressione

    E provo ancora a contrastare il potere dell'oppresione che mi fa sentire rinchiuso nelle prigioni costruite apposta dai "NO" perpetui della vita a soggiornarvi nel tempo in compagnia di feroci prese in giro tanto forti nei miei drammi da invitare i comptomessi a voler essere per forza la giusta soluzione alle difficoltà col loro inflente prestigio pur senza l'obiettivita' del giudicarmi E sopportare i conti in sospeso con la povertà dell'anima e agghindarli accettando le umane sofferenze del mio vivere e liberando alti nel Cielo i lamenti a librarsi come rondini tra le primavere di questa vita che recita la tragedia di me stesso tramutandola in intrinseca Verità

  • 10 febbraio 2016 alle ore 21:42
    Dormimo... ch'è Mejo!

    “Aò, ma perché abbaj sempre?” - disse er gallo ar cane.
     
    E questi dopo essese stirato sulle zampe davanti e poi su quelle de dietro, uscenno dalla cuccia disse: “Perché ciò er padrone e devo fa’ sentì che lavoro!”
     
    Intervenne er micio nero a debbita distanza, dicenno: “A me nun me comanna nessuno!”
     
    Il cane se lo guardò de storto. De sicuro stava a penza': "Mo me lo magno!
     
    Però s'era appena svejato e poi tutto sommato, c'era abituato. - Quer gatto già ‘o conosceva.
     
    Se rammentò quer che se diceva - che a comannallo ce penzassero le gatte, quanno ar freddo febbraio escono dalle fratte.
     
    Così disse:  “Te credi de esse fico, ma pe’‘n bacetto e ‘n'annusata in giro le botte che pij e quarche vorta te danno pure buca”

    A esse sinceri c’era abbastanza pe’ offendelo, ma er gatto manco se preoccupò e continuò a stassene de fronte e move la coda da  parte a parte.
     
    Er cane avrebbe dovuto rincorelo  ma ‘sta fatica j’era d'avanzo:  oramai era avanti co’ l’anni e poi stava a’ catena. Riprese così er filo cor gallo:
    "E te che dichi ...perché strilli? - De mattina presto fai ‘na caciara..."
     
    Er gallo disse spavaldo: "Pe’ fa’ sentì che so’ er padrone svejo tutte le signore!"
     
    Er cane rabbrividì de freddo all'improvviso - che dice ‘sto gallo? - Mo è lui a comannà... Mo comanna pure lui a ‘sto convento?
     
    Er gatto fu sconvorto dar pensiero che er cane se facesse serio e se girò pe’ evità’  ‘gni questione perché era  vero che ‘sto cane nun’era mai cattivo, ma nessuno je s'era fatto avanti a ‘sta maniera!

    Co' st'indolenza, la disgrazia sembrava potesse capità da ‘n momento a l'artro. E sarebbe stato er gallo, se disse er gatto,  a soccombe, non certamente er cane.
     
    Insomma, p’er gallo nun c'era più gniente da fa’. Le cose erano annate come doveveno anna'.
     
    Er cane invece ritrovò ‘a carma e  pensò 'n attimo se mozzica' a st’impunito, oppure si fosse mejio agì con ’telligenza e tatto. - In fin dei conti campava là pure lui.
     
    Così se accucciò  sur posteriore e disse-  “Gallo stamme a sentì: se è cosi, va be'.  Adesso però stamose un po’ zitti e rimettemose a dormì. So’ stanco!
     
    Aò, s'espresse poco ma andiede ar sodo.

    Dopo de che, s’accucciò del tutto e s'assopì, dormenno co’ n’occhio solo.

    Er gallo s’ammutolì  penzanno: “costui nun è n'attacca brighe e a me, me pare svejo de suo. Non c’è bisogno de fa casino ancora, lasciamolo riposà in pace pe’ ‘sta vorta “e rientrò ner pollaio tra le galline che l'aspettavano contente.
     
    Ner mentre arrivò er padrone che  senza di'  ‘na parola aprì la porta dell'arcova. Prese pe’l'ali er gallo e je tajò la testa co’ ‘n solo corpo de mannaia...

    Er gatto spiccò er sarto e agnede via . Decidenno de stanne definitivamente fori.

    Er cane che nun se poteva move vide tutto e n’ se scompose, penzanno in core suo:
    “Avoja a cerca' d'agi' co’ ’ntelligenza e tatto tra vicini. Tanto poi arriva er padrone a mette zizzania. Mo ‘n'artro gallo dovrà veni’! - Dormimo fin che se p’ò ...ch' è mejo!”
     

  • 10 febbraio 2016 alle ore 19:20

    le parole che non hai mai detto,
    le volte in cui non hai saputo tacere,
    le parti del mio corpo che non hai mai toccato
    e quelle del tuo che non conosci ancora,
    il vino che bevi quando non hai sete,
    i cadaveri che non sei riuscito a seppellire
    (ma i cadaveri rendono più fertile il terreno),
    il sale che non ti lecchi dalle dita,
    i giorni in cui non sei stato viziato dalla mamma,
    i verbi che non hai mai coniugato,
    il nostro futuro insieme che è impossibile,
    purché illuso da qualche parola,
    che poi uno può chiamarle menzogne,
    ma uno non le ha vissute sulla la pelle,
    dimmi che non sei uno.

  • 10 febbraio 2016 alle ore 19:13

    Nel riflesso del vetro: neri capelli bagnati
    intorno al mio pallido viso e, rosso,
    mezzo calice di vino non bevuto.
    Vagavo col cuore nella notte
    sotto l'ombroso braccio
    di un  pino.

    Sul ciglio della strada, accostavo
    il mio passo di fantasma triste
    Non un grammo di lacrima
    turbava il tuo silenzio.

    Mi ha portata fino a qui senza morire:
    entra nella mia solitudine,
    è un posto sicuro.

  • 10 febbraio 2016 alle ore 18:54

    Esce dalla mia bocca
    la notte non detta:
    una donna curva
    su se stessa.

    Tessuti gli angoli di silenzisa desolazione,
    mi avvolgo nel mare bianco della solitudine,
    come un matto legato al suo passato.

    Immergo le mani nella colla 
    che passo sulle curve
    delle tue parole
    cancellabili.

    Rimango così, attaccata al nulla.

  • 10 febbraio 2016 alle ore 12:12
    L'Arte di Dio

    Ho dipinto
    rami ingemmati
    nelle finestre del cuore
    e cuscini di broccato
    sulle poltrone sacre
    della povertà.
    Sulle pareti del boudoir
    ho acquerellato:
    cime inviolate,
    faggeti e giardini,
    pascoli e tenute.
    Ho eretto con cura
    balaustre di marmo
    sui dislivelli della morale,
    e fregiato col tartan
    l’Arte di Dio.

  • 10 febbraio 2016 alle ore 8:54
    Foibe

    Dieci febbraio  oggi del Ricordo il giorno
    verità negata, verità nascosta, verità taciuta
    che per anni una patria vigliacca imbelle
    prona  chinata genuflessa all’altar rosso
    fu titino comunista che vedere qui non volle
    altro rosso ma rosso sangue dalmata istriano
    sangue italiano che da corpi poveri smembrati
    vilipesi torturati forte forte  arrossò carsiche
    pietre di profondi stretti budelli foibe e foide
    e di quanti tanti poi illacrimate ignote tombe
    foibe parola che ancor oggi timidamente
    suona e par di poca risonanza che da allor
    sempre come il divin poeta scrisse Italia
    non donna di provincia appare ma bordello