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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 17 settembre 2015 alle ore 19:05
    Resurrezione

    L’occhiata nemica
    del mondo
    (o il tuo non ascolto …?)
    annichilisce il marasma
    del dettato secolare,
    pause temporali
    stanche e strofinate
    di sangue,
    e noi,
    piatti come una lisca
    che si lascia buttare
    nel mare
    o ancora più piatti,
    sottili come quei sassolini
    piccolissimi e bruciati
    dal sole
    che si insinuano perversi
    tra le dita di piedi
    veloci sulla spiaggia.
    C’è una nave che passa
    all’orizzonte (immagine scontata),
    potremmo raggiungerla,
    (il dove della poesia, banale)
    e poi salire, ecco salire
    solo per un attimo,
    un attimo di resurrezione.

  • 17 settembre 2015 alle ore 17:18
    Volo E Illusione

     
     
     
    Ruberò le ali
    A una farfalla
    Per volare basso
    Per volare in alto
     
    Da fiore in fiore
    Ad una rosa rossa
    E sui colori dei prati
    A rivivere attimi sperati
     
    Volerò con i gabbiani
    Sulle onde del mare
    Mi poserò sugli scogli
    Ad ascoltare musica soave
     
    A sera mi poserò nel calice
    Di un candido giglio
    A respirare la purezza
    E le carezze di rugiada
     
    All’alba di un sole vermiglio
    Mi leverò in volo agonizzante
    Barcollerò con l’ultimo appello
    Agli uomini dai bottoni facili.
     
     

     

  • 17 settembre 2015 alle ore 15:59
    L'innamorata

    Ho acceso un lume
    nel profondo dell’anima
     
    e una musica dolce
     nel silenzio in me.
     
    Invano ti ho atteso
    perché eri solo un sogno.
     

    Dal libro “Nel migrar dei giorni” 2000
     
     

  • 17 settembre 2015 alle ore 15:38
    Petalo numero 3, la disegnatrice di ali

    Portami via di qui 
    Portami via con te
    Su uno di quei cavalli colorati che a te non fanno paura
    Verso spazi senza punti grigi
    Tra fiumi di paillettes e colibrì 

    Portami via 
    Disegnami daccapo 
    Con i contorni del tuo sorriso ed un tratto irripetibile
    E dammi una forma nuova 
    Che non conosca la malinconia 
    Che non conosca la mancanza di te

    Portami via
    Colorami con un tuo Pantone speciale 
    Impastami una nuova pelle che odori di vaniglia e cannella 
    E tatuami sul viso la gioia di un bambino
    E dammi le grafiche di una stella cadente che entri come un missile nel tuo cuore

    Portami via e via con te
    Dipingimi le ali di Jeremy Scott sulla schiena
    E dai loro il coraggio di saper volare anche da sole 
    Lontano per sprofondare più in nessun abisso 
    Lontano fino a dissolvere la mia tristezza blu notte

    Stringimi a te verso un nuovo universo
    Lasciando dietro di noi una scia di zucchero a velo e carillon 
    Per cibarci solo di nuvole e vento
    Per illuderci che il mondo si nutra solo di noi 

    E Non chiedermi più perché 
    In un nuovo domani

  • 16 settembre 2015 alle ore 18:15
    Abbiamo ciglia...

    Abbiamo ciglia
    bianche di sale
    per metà donne
    per metà prede
    da cacciare.
    Ho paura del mio corpo:
    il bracconiere del mare
    si sposta fra pezzi d’occhi
    come la mano
    sulla scacchiera;
    ma è sempre sua la mossa
    fiuta sulle nostre gambe
    la paura di non arrivare.

  • 16 settembre 2015 alle ore 18:15
    Ci siamo staccate...

    Ci siamo staccate
    dal nostro capezzolo di cielo
    dal nostro utero di terra
    abbiamo attraversato
    millepiedi di passi e di schiene.
    La culla in un abbraccio di barca
    che puzza di spari
    il cuore in una pupilla di mare
    che sa di terra e d’azzurro
    le bocche ricucite
    in un silenzio di fame.
     

  • 16 settembre 2015 alle ore 18:06
    Il mare si è portato via...

    Il mare si è portato via
    la mia bambola di pezza
    sui capelli sporchi ci si riversa
    un secchio di sabbia e di stelle
    siamo un tappeto di fronti
    sbattuto dal vento
    un cordone ombelicale
    di seni e di fiati​
    che scottano di sete.

  • 16 settembre 2015 alle ore 17:29
    Il Bimbo che parla

    Il bimbo che parla
    la lingua dell' eterno
    ha voce più profonda
    che unifica ogni mondo
    Dimensioni non han più contorni
    l' uno e il tutto è stessa cosa
    Non v' è colore
    che abbia un nome
    se non lo stesso
    che è “colore”
    Non v' è nebbia
    che occulti il mondo
    se non la luce che lo palesi
    Ogni voce ha stesso suono
    se pur di note assai diverse
    E' Armonia il probo incontro
    d' ogni colore e d' ogni nota
    che il Bimbo che parla
    ha voce - sempre più profonda
    che unifica ogni mondo.

  • 16 settembre 2015 alle ore 16:21
    Pur in me s'acquetano i miei tristi pensieri

     
    Cessa il vento di tormentar le foglie
    muto dei cani  alla luna l’abbaiare loro
    non più delle rane il gracidar nei fossi
    si spegne il forte vociar degli ubriachi
    tace il bimbo dopo quel suo rotto pianto
    e qui sol  re regna il silenzio nella notte
    tutto tace muto e silente nessun rumore
    pur in me s’acquetano i miei tristi pensieri
     
     

  • 16 settembre 2015 alle ore 11:34
    La Fiamma

     
    Un cielo irrequieto
    Grigio e pensieroso
    Piange sul selciato
    E nel cortile
    Bagna casa mia
    E la mia pelle.
    Un brivido gelido la scuote
    Mentre il fuoco paziente arde
    E la riscalda.
    Gli angeli custodi
    Dal cuore amico
    Mi guidano per mano
    Lungo il cammino della vita
    Coltivano la fiamma dell’amore
    Dentro nel mio cuore
    Viva e nuova nella mia fantasia.

  • 16 settembre 2015 alle ore 0:45
    Petalo numero 2, aria nei polmoni

    Ti sento in un treno che parte
    Ti sento nel ridere della gente
    Ti sento nella folla al mercato
    Ti sento in un panino che una mamma confeziona con cura per il proprio bambino 
    Ti sento in una corsa folle verso il mare
    Ti sento nell'acqua che bevo quando sono assetato 
    Ti sento nella mia schiena sulla quale i ricordi si arrampicano e riscendono come brividi 
    Ti sento nei miei nervi tesi come i rami di un albero nella foresta più fitta e buia
    Ti sento sulle mie palpebre prima ancora che nei miei occhi 
    Ti sento nel mio stomaco avvolto attorno al cuore fino a strangolarlo
    Ti sento nelle mie braccia perennemente tese ad afferrarti nel vuoto
    Ti sento nelle mie scarpe mentre i piedi si agitano per muovermi verso di te
    Ti sento nella mia bocca come un sapore di una cosa buona che riconosci anche senza guardare 
    Ti sento nelle mie orecchie fra i toni bassi della tua voce che vibrano nella mia testa come corde di violino sotto mani sapienti 
    Ti sento nei miei polmoni, dove forse, l'aria che abbiamo respirato insieme 
    si agita ancora
    fino a riempire 
    la mia 
    anima
    Di 
    te.

  • 15 settembre 2015 alle ore 21:57
    Sguardi sapienti

    A fondo ti scrutano
    quegli occhi felini
    che sanno bene
    come leggerti dentro
     
    Vedono lacrime in culla,
    ferite mai chiuse,
    pentagrammi con scritte
    le note di un animo
    dal volto di Pierrot.
     
    Con abili fusa
    e teneri scambi di sguardi
    spalancano le porte alla luce
    e di sorrisi colmano
    tristi vuoti che,
    come maree,
    ritornano.
     
     

  • 15 settembre 2015 alle ore 18:25
    Dissolvenza

    Nel pensare il principio
    e la fine,
    due occhi aperti
    non si guardano
    mai,
    due fanali si spengono
    con l’autista
    in dissolvenza

  • 15 settembre 2015 alle ore 15:59
    Chiamale se vuoi … emozioni

    Mi emoziona un gatto
    che fa le fusa,
    chi si commuove
    per il sorgere
    dell’alba
    o per il truculento graffiti
    di un pisciatoio
    dell’autogrill.
    C’è poi chi palpita
    d’amore
    per una donna
    o per un uomo
    o per entrambi
    o per un proprio dio
    o per il proprio io.
    Stolto chi pretende
    di etichettare le emozioni
    come fossero confezioni
    di pasta Barilla esposte
    per pochi centesimi
    ai discount delle merci avariate.

  • 15 settembre 2015 alle ore 15:14
    Petalo numero 1, il tuono

    Ti penso con ossessione 
    Perché sei il mio fiore
    Il mio tuono e la mia guerra
    Il mio fulmine la mia tempesta 
    Il mio tratto di penna preferito
    La chiave che mi apre porte di stanze che non conosco 
    La mia essenza
    Anche in tua assenza

  • 15 settembre 2015 alle ore 9:08
    La Fata Del Bosco

     
     
     
    Era scritto negli astriChe una spiga di grano
    Nascesse nel deserto
     
    Lei veniva nel bosco
    Da una terra lontana
    E quando passeggiava
     
    Bastava uno sguardo
    E l’odore del suo corpo
    A far vivere gli attimi
     
    Disegnava nuvole vaganti
    E le sue orme si perdevano
    Nella monotonia dei pensieri
     
    Lei viveva nel bosco
    Di giorno alla finestra
    Civettava con la sua chioma
     
    E la sera girava per le strade
    Per sentirsi padrona di tutti
    Nutrendo fantasie maligne
     
    Ma una domenica di maggio
    Solo fiori di bosco alla finestra
    La casa vuota e lo stupore del paese.

     

  • 14 settembre 2015 alle ore 22:05

    Sono una di quelle persone che quando dice a qualcuno: "Ti voglio bene" è perché gliene vuole veramente. Non sono infallibile e nemmeno perfetta, ma non ho più voglia di spiegare ne di ascoltare. Chi si comporterà con me in modo altrettanto sincero e corretto resterà nella mia vita... Chi non lo farà invece, sappia che non mi interessano le spiegazioni sui perché non lo abbia fatto, ma non intendo  darne nemmeno io sul perché me ne vado... Me ne andrò e basta.

  • 14 settembre 2015 alle ore 18:18
    Migranti

    Nulla par essersi nei secoli mutato
    del triste lor  peregrinar destino
    di genti tante del consorzio umano:
    erravano nell’arido deserto un tempo
    quei  figli miseri  del già un dì errante
    Abramo al cercar della promessa terra
    altre par utopiche speranze spingon
    oggi di nuovo a lasciar quell’antica terra
    le siriane genti a varcar le serbo danubiane
    sponde, premevan e nel tempo premon
    indios meticci messicani altro ostil deserto
    a un passo lì quell’eldorado americano,
    e partivano un tempo i bastimenti nostri
    affollati di terza classe miseri lunghi treni
    terre campane aostan venete lombarde
    piemontesi tosco liguri furlane sicule
    sarde calabre  lucane pugliesi umbro
    marchigiane e emiliane romagnole infino
    tra pianti tanti e lacrime lasciate e quel
     loro vagar poi senza del doman certezza,
    pur altre sponde altri o stessi continenti
    genti irlandesi curde polacche e tante così via,
    oggi son insicur gommoni barconi  dal rotto
    fetido  legname che spingono  a cercar qui
    da noi fortuna sfidan altri navigli poi non più
     sicuri l’alte profonde infide acque indiane
    non nera scura bianca  rossa gialla è la pelle
    ma  stessa  la speranza di vita miglior nuova
    tanto e tanto  lontan da patria e  casa: che
    par nel tempo non cedere all’oblio al ricordo
     migrante questa parola cupa tanto  triste
     ha soffrir perché e sempre patir povera parte
     tra la tanto felice e tanta dell’umana gente?
     

  • 14 settembre 2015 alle ore 9:28
    La Farfalla

     
     
     
     
     
     
    Respira fra le rose
    Intrise di rugiada!
     
    La farfalla insegue il paradiso
    Si posa sulle mie mani protese
    Per non rimuginare il domani.
     
    Ha trovato la primavera
    Dentro chi vive sotto le stelle
    E al mattino apre il suo cuore
    Riscaldato dai raggi di sole.
     
    Ora vivrà dove vorrà
    Oggi qui
    Domani lì
    Ella vive dentro l’anima.
     

     

  • 14 settembre 2015 alle ore 4:08

    La verità è che quando ami davvero qualcuno non ci sono altre labbra da baciare. Non ci sono altre mani da stringere. Non ci sono incertezze e scelte... Quando ami ... Sei la scelta! Quando ami davvero non esiste il verbo "Sostituire" perché a bruciare un momento di passione sono bravi tutti, ma sentirsi "Appagati" e "Completi" è molto di più che uscire da un letto "Soddisfatti". La verità è che amare davvero qualcuno è rinunciare a una parte di sé per metterla nelle mani dell'altro e migliorarsi. Amare davvero qualcuno è un po come fondersi in un'unica cosa...Fisica, emotiva e mentale.

  • 13 settembre 2015 alle ore 21:16
    Poesia

    Eravamo versi liberi
    a spasso

    ubriachi tra le strade
    a senso unico
    della forma

    cercavamo lettere d’oro
    in profondi tombini
    scoperchiati da una bomba
    inaspettata
    di scroscianti parole

  • 13 settembre 2015 alle ore 19:39
    Senza titolo V

    Tutto in me è confusione,
    un eterno voticare di idee,
    concetti, passioni, ambizioni,
    tutti discordi e dissonanti.
    Nulla sembra volgersi al
    Giusto verso, nulla sembra
    Concordare con l’altro, ed io
    Sono immoto al centro del ciclone.
    Sorrido in mezzo al caos,
    sorrido nel fallimento che ho intorno.

  • 13 settembre 2015 alle ore 16:55
    Ma così, non so più da che parte andare...

    Prostrato dalle angosce percosso da ansie e fatui desideri mi dibatto tra i flutti della cattiveria umana Brividi sferzanti accendono i miei viaggi delle speranze e deridono la mente nel suo andare e venire dal futuro brezze leggere a bagnare lo sguardo ormai freddo e annoiato dei miei occhi incerti negli orizzonti da raggiungere sprecati in attoniti silenzi e nelle malinconie dei pensieri affamati di giustizia e fratellanza . cesaremoceo diritti riservati Segnala abuso

  • 13 settembre 2015 alle ore 16:13
    Novembre in immagini

    Nebbiose giornate
    fredde ore
    raggelate impronte
    sui vetri delle case
    Infelici ricordi
    spezzati cuori
    intrecciate mani
    in preci
    Foglie ingiallite
    morte sparse
    per le terre
    per le vie ammonticchiate
    Solo io
    a tutto ciò
    ripenso
    fra quattro mura stretto.
     

  • 13 settembre 2015 alle ore 12:07
    Enrosadira

    Non so scattare foto, 
    non trovo un punto da cui si riveli l'orizzonte intero,
    in cui si mostri tutta la natura delle cose.
    Con me salpano cento viandanti
    in giorni che sono mille anni,
    dai pini e dal mare prendo l'antidoto al veleno delle mie parole,
    e rendo vivi, per me, i torrenti di sole che scorrono tra cime accuminate.
    Alla luna chiedo se da li si vede il mio destino.
    La mano fredda della tristezza,
    come mia sorella,
    la stringo forte,
    ed in notturni laghi di cristallo, la porto a riconoscersi.
    Sono poeta, questo è il punto.