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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 06 agosto 2015 alle ore 18:01
    NON TI LASCERO'

    Non ti lascerò, nella notte oscura,
    solo, al freddo,
    a tremare, a piangere e sognare
    quel che esiste, di sicuro,
    dietro la porta del mio,
    anzi, del nostro futuro.
    Tra le mie braccia, t'accoglierò,
    pur sempre che sia veritiera
    quella purezza d'anima
    da cui, tracce d'un passato doloroso,
    paion davvero scomparse,
    se mentitrici non sono,
    le labbra tue bramate.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:59
    SENZA DI TE

    Voglio declamare per te
    questo poema d'amore,
    per farti capire che cosa sei per me.
    L'aurora nascente, che da Oriente dilaga,
    non mi dona chiarore, se non sei con me.
    Sei luce splendente, per gli occhi miei
    e senza di te, esiste il buio, solamente,
    intorno a me.
    Il sole rovente, che in cielo troneggia,
    non mi dona calore, se non sei con me.
    Sei fuoco divampante che, le mie membra, riscalda
    e senza di te, il freddo pervade l'anima e la mente,
    completamente.
    La notte silente, che incute timore,
    non mi dona ristoro, se non sei con me.
    Sei pace bramata che, il corpo mio assale,
    e senza di te, l'aborrita ansia si fa dirompente,
    dentro di me.
    La luna argentata, che il cielo impreziosisce,
    non mi dona incanto, se non sei con me.
    Sei magica spirale, che mi ruota intorno
    e senza di te, perde senso la vita,
    irrimediabilmente, per me.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:58
    DOLORE

    Dolore, che cosa fai qui,
    in questa casa, dove già abita il sole?
    Vattene via, giacché posto, per te, in mezzo a noi,
    non c'é, dove ognor regna l'Amore.
    La chiave, non ti daremo, della porta del cuore
    e sarà vano bussare,
    poiché, mai e poi mai, d'ora in avanti,
    ti lasceremo entrare.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:18
    Amazing Bukowski

    Sdraiato sul divano

    in modalità self service

    con le mosche aggrappate alla pelle

    a sorseggiare la calura opprimente

    ascolto

    rintocchi di morte

    sulle macerie d'un dardo assonnato

    e seni sdruccioli

    di attempate signore

    che adescano vecchi ricordi

    di vecchi eroi

    che han commesso atti impuri.

    Se spingo lo sguardo oltre

    posso sentire il vociare delle cicale

    o forse sono lingue work in progress

    che ridestano sensi

    o forse sono orgasmi last minute

    consumati in radure di fortuna

    su cofani d'auto in ebollizione

    che catturano flash di circostanza

    e selfie di visi schiacciati

    su finestrini sporchi

    mentre il ramo si fa tronco

    e la linfa scende

    goccia a goccia

    inesorabile

    tra cosce imbrattate di colore.

    Sei rintocchi di campana.

    E' ora di andare alla messa.

     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:11
    CANTICO D'AMORE PER TE

    Un cantico d'amore,
    sono qui a scrivere per te,
    dolce poeta, che palpiti per me.
    Nel mentre che la mente mia
    cerca amorose parole,
    m'avvedo defluire versi d'amore,
    concepiti da fervente turbamento,
    dettati dal vibrante tuo cuore,
    nei quali, all'interno, mi sto ritrovando.
    Armoniose parole, impresse in quell'ore,
    anticipanti chiare aurore,
    avanti immergerti nel sonno ristoratore,
    nel quale Morfeo, sempre, ti ha accolto,
    in modo d'accompagnarti nell'irreale sogno,
    dov'io, mio poeta, t'attendevo
    ed il sussurro mio, com'eco, rimbalzava,
    affinché, a me, condurti,
    tua Musa ispiratrice di liriche sublimi,
    in cui ami cantare immenso ardore,
    che ognor provi per me, tuo eterno amore.
    Ed ora sto pensando a quanto andrò narrando,
    per descrivere di te, mio amato,
    possente ed intrigante, come piace a me,
    seppur dolcezza e tenerezza, l'anima tua, hanno colmato.
    Sei fresca acqua che, l'arsura, disseta, nell'assolato mio deserto.
    Sei rovente fuoco che, le membra intirizzite, riscalda, nel mio gelido inverno.
    Sei brillante raggio di sole che, nell'impetuosa mia tempesta, prorompente, s'insinua.
    Sei magica luna che, le tenebre oscure della mia mente, rischiara, raggiante.
    Sei l'Angelo Custode che, dall'Alto, disceso, celeste protezione, a me, concede.
    Sei il maschio uomo che, l'anima mia, unita al mio cuore, solo per sé, hanno preso.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:05
    DIPINGERO'

    Dipingerò quest'alto muro di cinta,
    impastato di cemento e di fatica,
    affinché permuti il grigiore di cui è pregno,
    come ogni giorno mio,
    in cui vivo mesta e avvilita.
    Colorarlo dovrò col pennello della vita,
    bagnandolo con lacrime di sogno infranto,
    intingendolo nel secchio del desio,
    empito del color del buonumore, rubato al sole.
    Indi dipingerò le foglie stinte,
    che il vento gelido, con raffiche, ha sferzato,
    come il mio viso, altresì, ha schiaffeggiato,
    nell'ore che s'è fatto ancora più brutale.
    Giacché rinnovar forza e colore,
    del verde di speranza, le dovrò coprire,
    nel mentre che tinteggerò l'abito mio, spento
    in questo stesso modo congeniale
    a confortar lo spirito ed il cuore
    nel ritrovar la fede nell'amore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:04
    A RENATA, CON IL CUORE

    Nei tuoi occhi ho scrutato la vita,
    le hai aperto la porta dell'anima
    ed essa ha spalancato la propria,
    che semichiusa t'appariva.
    Tu, come rosa,
    in procinto d'esser strappata via
    da un refolo di vento,
    che s'è placato, davanti al tuo diniego,
    lasciandoti al tuo posto,
    su quello stelo trafitto dalle proprie spine,
    ma risanato, per miracolo divino.
    Tu, come aurora,
    rinasci dopo la lunga notte oscura,
    rifulgente di luce soffusa
    e dispensatrice di rugiada,
    come le preziose lacrime
    che solcano le guance,
    mentre sorridi, felice, alla vita.
    Tu, come luce,
    d'una tremula e indomita candela sempre accesa,
    effondi il tuo chiarore e la tua pace,
    che nasce dalla fede e dall'amore che hai nel cuore
    per Gesù, nostro amato Signore.
    In fondo,
    il Paradiso può anche attendere un Angelo.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:03
    CICALA E FORMICA

    IRIS VIGNOLA

    CICALA E FORMICA

    Un bel dì la formica laboriosa,
    affaticata dalla calura estiva,
    incontrò una cicala canterina
    che, felice del suo canto esasperante,
    strimpellava una chitarra assai grande.
    Stanca e mogia la formica
    s'apprestava a rincasare,
    col suo carico di roba da mangiare,
    prevedendo un sì lungo rigore invernale
    e lo scarseggiar del cibo
    sul terreno ricoperto dalla neve.
    Uno sguardo sorvolò quella cicala,
    che suonava e cantava a più non posso,
    sotto un pioppo, al riparo delle fronde,
    a godersi ampiamente la frescura.
    "Lascia stare di sudare e camminare,
    vieni qui vicino a me, t'insegnerò a cantare":
    "Canta, canta, che l'inverno è alle porte,
    suona e canta quel tuo canto petulante,
    poi non starti a lamentare,
    se la pancia resta vuota, senza nulla da mangiare".
    Replicò la formica, alquanto risentita.
    E il gelo venne infine molto presto,
    a rivestir la terra d'un candido mantello.
    La formica se ne stava nella tana,
    al calduccio, con la scorta di provviste,
    a svernare, in attesa del bel sole.
    La cicala canterina,
    non cantava dalla sera alla mattina,
    visto che la pancia vuota
    reclamava e borbottava perlomeno una cena.
    Ma, ahimè, senza esser previdente,
    nulla aveva messo in serbo,
    in attesa dell'inverno così freddo.
    Triste e in pena, chiese aiuto alla formica,
    che da ospite la prese, per saziare la sua fame,
    poi un consiglio elargire,
    affinché smettesse un poco di frinire
    e più saggia, in futuro, divenire.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:02
    Un giugno antico

     
    Di presso ai rovi che abbracciavano i muri
    di  vecchie case abbandonate su distorte
    recinzioni di metalliche reti  rugginose
    al ciel mandava con voluttuosa contorta
    danza i suoi primi verdi teneri germogli
    il luppolo selvatico, una mano stanca
    ma con sapiente tocco, era la nonna,
    quelli dalla materna pianta lì staccava,
    daran più gusto mi diceva alla frittata
    nostra di stasera, le lanceolate sottili
    foglie del tarassico  la fioritura innanzi
    sua punteggiavano dei campi di trifoglio
    i bordi e le rive dei fossi s’offrivan pure
    alla stessa mano che in un cestel con cura
    delicatamente a far di  cara compagnia
    a quei germogli lì poi poneva e la stessa
    voce che diceva per l’insalata di contorno
    alla frittata di stasera,  s’inizia un giugno
    oggi  nuovo e  un tenero ricordo torna a quella sera
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 16:55
    IMMORTALATA DAL CANTO DELLA LUCE

    IRIS VIGNOLA

    IMMORTALATA DAL CANTO DELLA LUCE

    Si schiuderan le porte del trapasso ignoto,
    seppure la coscienza abbia diniego a tal divenire.
    Un salto nel buio, in quell'oscura morte,
    dal sapore aspro d'assoluta fine,
    bensì la vita aspiri a vita permanente,
    acciocché non perire veramente,
    in un contiguo niente, creante timore al pensiero stesso.
    Di rifiutarmi non ho potere alcuno, la vita mia non m'appartiene.
    L'anima mia, smarrita, vorrà scappare alla perenne falce,
    al suo cosmo futile e svuotato,
    in cui solo il nulla rimane inchiodato,
    sol tinteggiato d'ombra, che più scura non esista.
    Vorrà rinascer all'esistenza nuova, che sa d'antico.
    Spirito frastornato, sol per un momento, vittima del caos ramingo,
    dopodiché s'avverrà ad ataviche memorie,
    di cui s'avvalerà, onde affacciarsi sul desiato destino,
    immortalata dal canto della luce,
    tornerà la sua aura a brillar, ancora, nel mondo, a sé, affine,
    tornerà alla casa natia, dimora celestiale,
    al cospetto dell'eterno Padre.

  • 06 agosto 2015 alle ore 14:26
    libertà

    tra le sbarre delle nostre ansie e paure
    tra i rami spezzati delle nostre illusioni
     scorgere il punto preciso dove il Sole va a riposare la sera

    libertà
    un giorno arriverò

    Marco Bo 

    dedicata a Nelson Mandela 
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/08/liberta.html

  • 06 agosto 2015 alle ore 13:11
    Little boy

    Sei stato fortemente voluto
    creato per la distruzione
    micidiale contenitore
    dal nome di ragazzino.

    Ti hanno portato in volo
    in un mattino di sole
    con l'atomica da esplodere
    per il nucleare olocausto.

    Settanta anni fa d'agosto
    su Hiroshima giapponese
    un fungo letale s'è alzato.

    Niente è stato più uguale
    da allora per l' Uomo:
    sa che si può suicidare.

  • 06 agosto 2015 alle ore 10:56
    Espressioni di disappunto

    Frivolo vecchiaccio interessato ancora al lato piacevole della vita vivo attimi sanguigni volutamente poco diffusi e nascosti negli eremi contadini della mente a invogliarmi a assumere atteggiamenti studiati per affrontare sempre nuove inimicizie e superare i traumi di quelle aliene invasioni E sopravvive re alle ultime cene incorporee e evanescenti che si stagliano negli orizzonti apparsi tra le acque piovane dei giorni più tristi a bagnare l'inconscio e i sentimenti e risvegliare torbide vicende sopite nell'anima E ritrovarmi socialmente diverso a scherzare con i disappunti e con l'emotività intrisa di decisioni scomode e provocatorie . cesaremoce o diritti riservati Segnala abuso

  • 06 agosto 2015 alle ore 10:19
    La Solitudine

     
     
    Si nasce da soli
    E si vive in compagnia.
    Emozioni…
    Sentimenti…
    L'aurora…
    Il tramonto…
    Il mare…
    Le stelle…
    La conciliano tanto.
    Non è sempre dannosa
    Apre il cuore alla meditazione.
    La si fugge…
    La si cerca…
    Dona gioia…
    Regala certezze…
    Lei è buona compagna…
    E' maestra di vita.
     
     

  • 05 agosto 2015 alle ore 21:52

    Siamo fatti per vivere e non per ricordare! Siamo anime cariche di emozioni e di sogni. Siamo anime che vogliono dare spazio al tempo, alle occasioni e alle opportunità. Non ci fermiamo mai noi, se non per riprendere le forze, ritrovare se stessi e la strada giusta. Restare fermi a ricordare, a piangere i fallimenti e le delusioni non è cosa che ci appartiene. Con le lacrime agli occhi o con il sorriso non fa differenza sempre "Avanti" puntiamo e a testa alta!

  • 05 agosto 2015 alle ore 19:37
    Aria nell'aria

    Aria nell'aria
    fiato nel fiato
    amore creato
    in un afflato all'unisono
    sulle pareti del buio.
    Aria nell'aria
    fiato nel fiato
    nell'amore sfinito
    chiuso tra le braccia,
    sul petto,
    addormentato. 

  • 05 agosto 2015 alle ore 16:57
    Lettere d'amore

    Cosa scrivo a fare lettere d' amore
    parole appese a fiamme accese
    sentimenti che si contorcono
    come serpi affamate
    e strisciano strisciano
    e s' innalzano
    di colpo s' innalzano furiose
    Che scrivo a fare lettere d' amore
    di passione di lacrime non piante
    di guizzi singhiozzanti
    di sangue impazzito nelle vene,
    ma quali fiamme accese
    con parole appese
    ma quali affamate serpi
    che s' innalzano per poi strisciare
    e quali lacrime ingoiate
    che non sanno scorrere
    se non affogare nel liquido fluire
    del sangue nelle vene
    Cosa scrivo a fare lettere d' amore
    se ghiacciata navigo
    su piatti mari congelati.

  • 05 agosto 2015 alle ore 14:22
    Lasciami nuotare nel mio inferno

    La superbia dell'intimo

    ha disatteso il giorno

    e quando i corvi torneranno dall'esilio

    non troveranno che la notte

    e carcasse di desideri mai sbocciati.

    Lasciami nuotare nel mio inferno

    sedotto dall'ampolla delle vergini

    come demone che intinge il piacere

    in carni mature

    e labbra curiose

    ad esplorare il tempo

    perché il passato non ritorna

    ma il presente è adesso

    e ogni bacio che non si consuma

    è una canzone che si dimentica.

    Sarebbe lieve

    sentire il tuo russare

    come neve

    che cade impercettibile tra i sogni

    e poi scompare

    tra le dita d'un incanto.

    Se stessi per morire

    chiederei di te

    e darei a te

    la mia ultima sentenza

    ma ora lasciami affogare

    nell'ignavia del mio fottuto immaginare.

  • 05 agosto 2015 alle ore 8:30
    Più non sente il vecchio

    Più non sente il vecchio quel  vociar
    delle mondine nell’andar alla risaia
    allegre né quei canti d’amor di passion
    e di mestizia nel volger del giorno fino
    a sera sospirati  curve con l’acqua fino
    alle ginocchia, un mondo perduto e a lui
    sì caro un mondo dove per una sola sera
    non ricorda con chi trovò d’amore un’ora
    più non sente il vecchio  ma il ricordo vive
    un pagliaio illuminato dalla luna il lamento
    nel silenzio di un cane il gracidare di  una rana
     

  • 04 agosto 2015 alle ore 23:01

    Ci sono anime cattive e lo dimostrano in mille modi. Non parlano quasi mai, quasi sempre urlano. Non si fanno mai un esame di coscienza, ma esaminano quella degli altri. Non sbagliano ma gli altri sono sempre in difetto. Hanno diritto di scegliere e di fare ciò che vogliono, ma tu devi fare come dicono loro. Ricordiamo a queste persone che non sono nessuno. Che la perfezione è altro e non si nasconde certo dietro a imposizioni, parole cattive e giudizi affrettati. Non siete gli unici ad essere "Tosti" e "Grandi"... Attenti, perché spesso chi tace, agisce con calma, non urla e mantiene stabile il suo equilibrio è molto più "Grande" di voi. La grandezza dell'anima non è una questione di età, ma di maturità ed intelligenza... E di solito la cattiveria non usa l'intelligenza, ma l'egoismo!!! 

  • 04 agosto 2015 alle ore 19:53

    Amo inconfutabilmente tutto ciò che è forza, chiarezza e determinazione....
    Schifo e compassione per il vittimismo e il "Piagnisteo" isterico di chi vuol vincere ma non ha palle per lottare. Amo me stessa,  anche se sbagliata, anche se viaggia contro corrente, amo me stessa perchè sarà amata solo da chi recepisce la mia forza e odiata da chi non ne avrà mai abbastanza per stare al mio passo. Io sono il punto fermo e la certezza di alcuni e l'obbiettivo nel mirino di altri. Io però sono anche quella che se ne frega di cosa è per chi non conta, perchè il mio tempo lo impiego solo per coloro per cui so di essere importante. Testa alta, sguardo fiero  e avanti come un treno! Guardo il binario e mai ciò che passa ai lati, mi fermo solo se è il cuore a dirmelo, perchè la convenienza la lascio agli altri. Ad esempio a quelli che mi vedranno passare e capiranno subito che per viaggiarmi a fianco il biglietto ha un prezzo che non potranno mai permettersi! 

  • 04 agosto 2015 alle ore 19:48
    SONO ARRIVATA DOPO

    Lo so, sono arrivata dopo
    sono arrivata quando tu
    non te l'aspettavi più.
    Sono arrivata tardi
    ad affondare il viso
    nei tuoi capelli grigi.
    Sono arrivata all'improvviso
    ed era estate, e tu
    tremavi sfiorando le mie mani
    incerto stupito timoroso
    che fosse una chimera.
    E invece quante cose
    abbiamo fatto insieme!
    Eppure ti ho capito dopo
    veramente
    dovevo vivere i tuoi anni
    e adesso che son  vecchia
    vecchia più di te che non sei più
    capire serve solo a me
    che cerco pace.

  • 04 agosto 2015 alle ore 19:00
    Cuori Giocati

     
     

     
     
     
    C’è un’aria strana quest’oggi
    La gente ha chiuso le finestre
    Non spira un alito di vento
    Gli alberi immobili e quieti
    Somigliano ad anime nude
    Il sole si finge artista
    Dipinge un giorno nervoso
    La luna scolpisce la notte
    E trafigge i cuori innamorati
    Ad ognuno gli regala una stella
    Inizia la partita della vita
    Che danza e avanza nell’aria,
    Come gioco del giorno appena nato
    Improvvisamente muta
    E si tinge di scuro
    Come il mio cuore.
     

  • 04 agosto 2015 alle ore 17:44
    "Io abito nello stupore di ogni cosa"

    Say something
    I'm giving up on You
    È vero
    io sono qui, ad aspettarti
    dall'altra parte
    della Grande Onda
    all'orizzonte
    non c'è traccia del Leone
    sulla mia spiaggia
    io mi ritrovo solo
    forse sarebbe troppo semplice
    l'ennesima scorciatoia:
    waiting for Godot
    è qualcosa che abbiamo già provato
    tante volte in questa vita
    l'Unità
    alla Vita
    i mille cocci
    vissuti come oltraggio
    è qualcosa 
    cui ci siamo
    già fatti l'abitudine
    ma rifiuto di gettar la spada
    nonostante lo Scienziato
    sia qui
    di nuovo a urlarmi
    "Tu devi
    misurare la tua vita
    con cucchiaini da caffè"
    E mi sembra che svaniscano
    in un buco nero di memorie
    i brandelli restanti
    delle anime speranti
    cambiate da uno sguardo
    e io cerco ovunque
    un buon rifugio
    che mi possa riparare
    da questo nuovo
    diluvio universale.

    E d'improvviso
    un Mondo
    però altro
    da me troppo lontano
    dove un Leone mi sussurra:
    "Nel vostro mondo
    io posseggo un altro nome
    tu dovrai imparare 
    a conoscermi con quello"
    Una dolce familiarità
    la cui origine
    - son certo -
    non ha natali
    su di questo pianeta
    ma in qualche modo sento
    lei dischiude
    una forza segreta ed incrollabile
    mentre si insinua
    come piccolo germoglio
    spuntando in un terreno vergine
    e io mi inginocchio
    al cospetto di tal seme
    perchè questa Terra
    è comunque il posto mio
    perchè ogni uomo
    qui intreccia la mia storia
    anche se tutto
    sembra volere confinarci
    come un gioco di ruolo
    il cui tavolo è il mondo
    in cui tu sei pedina giusta
    solo se hai letto
    un paio di volte almeno
    il copione di una vita
    che non vorresti mai
    aver voluto scrivere
    come a Versailles:
    dove ogni tanto passa un Re
    a ricompensarti
    con una pacca sulla spalla
    per farti ancora credere
    che il potere sia una cosa saggia
    che la libertà di un uomo
    è cosa sacra
    ma se solo suona a tempo
    con la chitarra della a-coscienza
    qui nella Reggia
    ogni messinscena è misera
    umanità che abdica
    adulazione
    arrivismo
    il crollo di ogni domanda:
    la tenebra sopra l'abisso
    ormai si estende in tutto il mondo
    e li sento già i bombardamenti
    di questa nostra personale 
    terza guerra mondiale:
    nè caccia nè trincee
    qui lo scalpo ambito
    risiede in ogni anima
    e c'è chi batte in ritirata
    attendendo un treno magico
    di corsa al binario 8 e 3/4
    un salto in un mondo immaginario
    e poi chissà
    c'è chi si arruola volontario
    sicuro di salvar l'umanità
    ma l'uomo purtroppo
    non ha il potere
    di salvar nessuno
    c'è chi scende infine
    ancora nelle catacombe
    a custodire insieme
    la propria infreddolita Verità:
    non credete a chi li accusa
    di nuovo
    come tanto tempo fa:
    "Siete visionari
    vetusti cultori
    di non-presenze magiche"
    Non credete a chi vorrebbe
    scatenar contro di loro
    il frate inquisitore del deismo:
    questa grandine di stelle
    infatti
    appartiene a questo mondo:
    non esiste più straordinario segno
    perchè quel Leone eccolo
    risiede sulla Terra
    con le sue facce multiformi:
    non assomiglia neanche un po'
    a una fantastica utopia
    non è una favola
    scritta da ubriaco
    ma vive
    qui, carne vivida
    e mantiene ancora la promessa
    che fece un giorno
    a quella bambina timida
    dalla bocca spalancata di stupore
    e quel terreno nome
    io lo sto imparando bene
    senza dover star troppo tempo
    tra libri impolverati
    a studiare in biblioteca
    la teoria del perfetto vivere
    perchè da questa vita
    io ho imparato
    che chi grida dal profondo
    squarcia luce negli abissi
    e ritrova
    tra i saliscendi sempiterni
    un non so che di nuovo
    e già vissuto.

    Eccoti, dunque
    tornar di nuovo a casa
    - Anima mia:
    tra le valli in fiore
    di queste montagne
    che tanto san di vita
    qui dove tutto è danza
    dalla mia baita io
    rivedo all'orizzonte
    quella amata Grande Onda
    agognata strada
    del più gran viaggio della vita.
    E non c'è bisogno
    del genio di Van Gogh
    dell'astrattismo di Kandinsky
    della gran visione di Cezanne
    dello squadrato gusto di Picasso
    perchè tutto questo è vero
    credetemi: è accaduto
    in nessun quadro
    giace immobile 
    sperando in miglior vita
    in nessun altro luogo dell'universo
    tutto è accaduto
    quando nessuno più sperava:
    diversamente da tutti i progetti pluriennali
    dei nostri economisti
    "Quand'è crisi
    è crisi
    e non si può
    salvar nessuno"
    Diversamente da tutte quelle storie
    raccontate sul mio conto
    da improvvisati scienziati della Cia
    è accaduto
    in una tiepida notte
    di questa estate gravida:
    come una Poesia
    che d'improvviso prende vita
    come una Sorpresa
    che mai misurar saprà
    l'illuminato raziocinio
    di questo nuovo mondo coraggioso
    come una voce
    unita in coro
    in questo cielo a specchio
    costellato di lampare
    come un'umana 
    ritrovata strada
    che si inerpica 
    lassù tra le speranze
    dell'Amore
    come una dolce parola
    poi cresciuta 
    e divenuta Grido
    un grido ancor più forte
    e più forte
    ancor di più:
    fino a mutare 
    in nostalgico lieto pianto
    "Lo vedi: son tornato
    anzi ci son sempre stato".

    Avrei dovuto ascoltarla
    quanto prima
    quella piccola bambina tanto saggia
    perchè la saggezza
    la misura la limpidezza dell'Amare
    e non l'erudizione
    "Forse è che non ti manca
    ancora abbastanza"
    è proprio vero:
    dovevo ritornare
    mendicante del tuo Amore
    Amore che solo
    fa esultare il cuore mio;
    dovremmo tutti
    prestare ascolto
    a quella piccola bambina vera
    accusata
    mai rilasciata
    cui nessun giudice umano
    ha osato mai 
    dar causa vinta:
    perchè è vero infatti
    credetemi
    quell'antico detto
    "Io abito
    nello stupore di ogni cosa"
    Mentre un vecchio vinile suona
    di nuovo in questa stanza
    "E tu vuoi viaggiargli insieme
    vuoi viaggiargli insieme ciecamente..."
    È vero infatti
    questa notte ancora
    come all'origine del mondo
    Tutto è riaccaduto.

  • 04 agosto 2015 alle ore 10:42
    Io,monsignore e moschiettiere

    Nel percorso impostomi in questa terra subiscono dolorose cadenze dell'anima donata al corpo a ricordare ai posteri le impronte la sciare nei cuori che ho incontrato Volgo i miei gloriosi occhi verso altri occhi gonfi di lacrime di disperazione nel loro muto pianto teso a conservare misteri e oscure veggenze E voglio apprezzare soltanto sinceri abbracci e avvolgermi in soffi d'aliti puri a rinfrescarsi dalle fatiche della vita. . cesaremoceo diritti riservati Segnala abuso