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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 11 novembre 2015 alle ore 11:24

    Il giorno che smetterò di piangere per te forse capirò l'importanza del tempo. Capirò quanto vale un momento di estremo dolore e la differenza tra le persone come "Me" e quelle che in un secondo gettano dietro le spalle: parole, sentimenti e "Ti amo". Il giorno che smetterò di piangere per te avrò da prendermi cura di me. Avrò da volermi così tanto bene da sapere che il mio cuore non lo devo mettere nelle mani di nessuno, mai più. Invece di amare "Te", amerò talmente tanto "Me" da non volermi perdere più. 

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:23

    Ho brindato ai sapori più amari della vita. Ho alzato il calice di fronte alle sconfitte peggiori. Ho versato champagne sulle mie ferite e le ho rese speciali, importanti e di estremo valore. Ho allungato il liquore con lacrime che sapevano di delusione. Oggi, alzo ancora il calice, ma questa volta lo riempio d'acqua e brindo alla semplicità. A quella semplicità che inizi ad apprezzare dopo aver rincorso l'impossibile, dopo essere caduto troppe volte davanti alla "Grandezza" di chi con tante bugie ti ha fatto sentire "Piccolo"! 

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:22

    Bravi a chiedere a qualcuno: "Perché te ne vai"! Ma in quanti sanno capire che qualcosa non va nel periodo che precede la domanda. Possibile che non ci si renda conto che la corda ormai è troppo tesa, che è stata tirata troppo e per un arco di tempo costante e lungo. Incredulo resto ancora di fronte all'ignoranza di chi dicendo di "Amarti" non si accorge delle mancanze, del dolore e della delusione che dona pur essendoti accanto. E mi arrendo quando mi rendo conto che nemmeno dopo lo capiscono, perché altrimenti quel: "Perché te ne vai" non lo pronuncerebbero. 

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:21

    Essere persone sicure di se è sapere esattamente ciò che si vuole e non accontentarsi di chiunque. Essere forti è essere persone che sanno restare in piedi e non mollare. Non avere bisogno necessariamente di un uomo è vivere serenamente con se stessi, ben equilibrati, è saper aspettare la persona giusta. Sapersi bastare non vuol dire essere invincibili, è rispettarsi e volersi bene senza sprecarsi nei letti di chiunque o regalare tempo a chi non conta nulla. Io non sento il bisogno di avere per "FORZA" qualcuno e non vivo per trovarlo... IO VIVO..PUNTO.... E se arriverà sarò la prima a gioirne... Io sono fiera di non essere ne gatta morta, ne una "Gne gne gne" che per forza ha bisogno di un uomo che la sostiene. E non lo sarò mai... E se agli uomini quelle "COME ME" fanno paura mi spiace, ma io non cambierò. Continuerò a mostrare debolezze, fragilità, dolcezza e lacrime solo a chi decido io.

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:19

    Ai miei occhi non sfugge niente, per questo forse molte persone non reggono il confronto con essi. Loro guardano, osservano e notano anche le più piccole sfumature. Sanno vedere oltre e soffermarsi laddove è necessario dare spazio ad una veduta più attenta e acuta. Non hanno mai paura di cosa possono trovarsi di fronte, esprimono al massimo quello che il cuore sente, ciò che l'anima prova e trasmettono in modo netto e chiaro ciò che la mente pensa. Per questo se non vengono guardati con altrettanta chiarezza punteranno definitivamente altrove.

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:18

    Ci sono guerre interiori che non hanno precedenti o paragoni. Si scatenano dentro e puoi non ascoltare, non seguire l'istinto e lo stato d'animo che portano, ma sapranno farsi comunque sentire. Arrivano dopo periodi durissimi, quelli fatti dei fatidici: "Non mollare"! Arrivano quando anche la mente cede e si arrende. Quando il cuore è stanco di trovare un angolo di pace dentro un enorme casino. Quando l'anima non ha più voglia di cercare la forza e sembra annegare nella rassegnazione. Quelle sono le guerre più pericolose, sono quelle che o ti uccidono o ti renderanno un vero e proprio "Guerriero" sul campo della vita!

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:16

    Incontriamoci nei sogni, dietro le porte della realtà... Laddove ogni cosa è lecita e non importa il tempo che dura. Incontriamoci almeno una volta, dove niente svanisce all'alba perché niente è mai esistito veramente se non in quell'attimo di "Irreale" realtà. Incontriamoci là... Dove il sole sorge ogni volta senza lasciare traccia del dolore che è calato nel cuore con l'arrivo della notte. Incontriamoci dove il rumore di un "Addio" non farà male; perché non c'è un "Addio" dove non c'è mai stato un "Principio".

  • 11 novembre 2015 alle ore 11:16

    Ho quasi fermato il tempo per non perderti. Ho quasi ignorato la verità e quello che era evidente. Non ho pianto per averti perso, ma perché la verità all'improvviso si è presentata a me mostrandomi il tuo volto. Non ho provato rabbia perché ho "Perso" qualcuno a cui tenevo ma perché i fatti hanno parlato al posto tuo cancellando ogni parola espressa, detta e promessa. Non ho deciso di voltare le mie spalle per codardia o vigliaccheria solo perché non potevo più averti, ma perché la mia intelligenza, ragione e dignità hanno gridato forte al cuore: " Amati "! 

  • 11 novembre 2015 alle ore 9:33
    rosa rossa

    rossi rivoli di felicità
    intarsiano uno spazio minimo e fragile in queste periferie del mondo

      rosa rossa dove porta il tuo ricamo?
    verso quale salvifica deriva?

    a te mi affido come un neonato si affida al seno della vita
    e accada quel che deve accadere
    sotto questo grigio  cielo di periferia

      Bo Marco
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/11/rosa-rossa.html

  • 11 novembre 2015 alle ore 9:15
    Il Nostro Tempo

     
     
    Il nostro tempo
    Inesorabile
    Mai lo stesso.
     
    Il giorno
    La sera
    La notte
     
    Cambiano colori
    Mutano odori
    Affascinano la vita.
     
     
    Citazione: (Le Anime sanno capire e perdonare le nostre malizie)
     
     

     

  • 11 novembre 2015 alle ore 8:51
    Scorre il tempo inclemente...

    Scorre il tempo inclemente
    sommerso da desideri di vendette

    incubi che si rinnovano
    in accorate malignità
    e pressanti appelli dell'anima

    vittima e carnefice
    della ferocia della mente

    al cuore ignavio
    nella sua diversa spiritualità
    mai incline al pentimento

    E tu Uomo

    rifletti bene prima di decidere
    se scegliere l'amore o la vendetta

    il perdono o la rabbia
    la Luce o le Tenebre
    .
    cesaremoceo
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  • 10 novembre 2015 alle ore 22:01
    La mia fortuna

    Giorni da odiare

    dove la demenza
    la fa da padrone

    nei foschi orizzonti
    che allertano le sofferenze
    e eccitano i lamenti

    E godo nel piacere
    di sentirmi importante

    sapendo d'aver tutti contro

    a cercare i miei forse
    e i miei purtroppo

    abbelliti con fronzoli
    di mescolanze esplosive

    esibizioni di moralismo
    da minorato da infermità mentale
     
    a far la mia fortuna
    .
    cesaremoceo
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  • 10 novembre 2015 alle ore 13:04
    La fine di ogni romanzo

    Scrivere senza pensare

    con le luci dell'intelletto a intermittenza
    e tentarle tutte per restare
    sempre con me stesso

    con il sapermi d'esistere

    pur in compagnia delle ossessioni
    che m'ispirano e mi distruggono

    colpito dai fulmini delle angosce

    Lavorii della mente

    fuoriuscite viscerali
    a pretendere vie di fuga

    fratture di religiosità a partecipare
    alla lotteria dei sentimenti

    tra i respiri affannati che emergono
    dalle pagine ingiallite dal tempo

    a decretare la fine di ogni romanzo
    .
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  • 10 novembre 2015 alle ore 12:40
    Nel Mio tempo

     
     
    Il rumore del silenzio
    Mi lascia alle spalle
    Tante stelle smorte
     
    Ritrovo nel futuro
    Destini brillanti
    Esploro il vivere
     
    Nei suoi segreti
    Ritrovo embrioni
    Di latente verità.

  • 10 novembre 2015 alle ore 11:35
    A Papa Francesco

    A Papa Francesco
    ( Donate una preghiera per il Papa )
     
     
     
    Designato da Dio
    Per indossare il vestito
    Candido della purezza.
     
    È San Francesco in Me
    Lui che mi ha chiamato
    Ed è Lui che vi parla.
     
    La candida colomba
    Venuta a noi tutti
    In una nuvola lattea.
     
    Ai potenti chiede diritti
    Per una decorosa dignità
    E meno divari dell’umanità.
     
    Vuole redimere Roma
    Donare pace e serenità
    A tutto il mondo intero.
     
    È dura vivere in Dio
    È dura essere con i poveri
    Richiede preghiere e dedizione.
     
    Vi invito a pregare per il Papa
    E pregherete per la giustizia
    Latitante in ogni luogo della terra.
     
    Citazione: “ Papa Francesco ha subito indossato le vesti dell’umiltà e della povertà”.
     

  • 10 novembre 2015 alle ore 11:25
    Vittorie

    Sul ruvido tappeto della vita
    infili, lento,
    un passo dietro l'altro
    e speri che nulla
    possa esserti di intralcio.
     
    Nel viaggio che fai
    verso il destino
    una cosa, subito, apprendi…
     
    strappare lembi di felicità
    dal ruvido tessuto che calpesti,
    mentre a toccare il traguardo
    ti appresti
     
    Se attendi troppo,
    un sapore amaro
    avrà poi la vittoria
    per esser giunto
    all'agognata meta
    senza bramare premi,
    unicamente teso
    a toccar l'arrivo
    come bravo esecutor
    di ordine imposto.

    Ma la sorte
    è nel mezzo
    che si svolge,
    nel tratto che
    due azioni congiunge:
    levare l'ancora
    e prendere terra.
     

  • 09 novembre 2015 alle ore 18:08
    Ero un'amazzone

    Ero un’amazzone,
    cavalcavo l’onda...
    un’onda alta e fragorosa
    che correva veloce
    tra mille spruzzi
    e grida di gabbiano
    Solcavo le  acque
    dritta al timone
    strette nel pugno,
    le briglie della vita.
     

  • 09 novembre 2015 alle ore 17:51
    Il Plagio

     
     
    Il vero poeta è colui
    Che naviga su onde marine
    No colui che si ritiene
    Scrittore poeta navigato.
    Non rubatemi i colori del mistero
    Racchiusi dentro una conchiglia.
    Il sedicente poeta ignora
    L’aver rubato il cielo
    Spogliandolo delle  nostre nuvole
    L’aver rubato la luna
    Con tutti i nostri palpiti dell’anima.
    Ora so già
    Che ruberà le notti e le sue stelle
    Sceglierà una la preferita
    E la regalerà a una donna
    E la chiamerà luna.
    L’ambizioso amico a metà
    Potrà rubarmi tutto
    Tranne la mia poesia
    Per renderla arida e falsa.
    Il caro amico traballante
    Si vestirà di ipocrisia
    Che non sfuggirebbe
    Al lettore attento.
    Ti prego non offendere
    La mia e altrui poesia.
     
    Citazione. “Ti prego non eludere la mia poesia pura nel petto e renderla arida
    nei cuori del lettore”
     
     

     

  • 09 novembre 2015 alle ore 14:27
    Quel mio sospir d'amore

    Danza nell’aria novembrina e lieta
    volteggia l’ultima foglia dal platano
    caduta ma quella  aguzza punta a me
    per me è acuto  strale e d’amor nasce
    al ricordo forte dall’animo un sospiro
    e quella mulinando  quello lì cattura
     s’alza ecco  un refolo e su l’innalza
    su e più su nel cielo più alla vista
    mia appare dove  mai andrà a cadere
    a posar quel mio sospir forte  d’amore
    mai sarà dato ad alcuno poi di sapere
     

  • 09 novembre 2015 alle ore 11:16
    Ognuno vive la propria guerra

    Marchiato come schiavo
    dei pellegrinaggi nell'interiorita'
    a stupire e incastrare
    il mio vivere e il mio credo
    rifuggo da me stesso
    e dalle accuse continue
    perpetrate al cuore
    nel suo attentare ai pensieri
    e alla loro paura d'invecchiare
    Ossessioni coalizzate a degenerare
    in persecuzioni della mente
    e nella costrizione
    alla lotta per la sopravvivenza
    col destino a rivelare al mondo
    i drammi che hanno scritto la mia storia
    .
    cesaremoceo
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  • 08 novembre 2015 alle ore 23:34
    Lupo

    "Al calar della notte, chiunque sarebbe potuto andar bene purchè allietasse l'infimo vuoto che tempo addietro in te fu inabissato. E all'ora già sapevo e tu già ostentavi; e le parole e le distanze, ed i sogni rinchiusi nelle stanze come vuoti a rendere l' insulsa pazienza. 
    Menestrello animale, dove la pelliccia nera del cane bastardo ha nascosto l'amaro sapore di ciò che, sotto alle carni intrise di veleno, già scorreva per la via del rinnego.
    Chiedevo pietà per la furia che il mio fato aveva e, or dunque, tu scendesti nelle vene come fardello oscuro e dirompente.

    Al sorger del mattino, chiunque sarebbe potuto andar bene purchè non fossi io o lei, o loro; per poi mandare baci crudi e così poco dispiacere (tacito sussulto, buffone, severo e colpevole). 
    Dal canto femmina che portavo nel raccontar pur le minuziose illusioni gentili che la notte scaturiva nel cuore, quando l'anima al tocco velenoso d'amore s'abbandonava al pensiero.

    Credesti, in virtù dei tempi, o mentisti per gentil affanno?
    Se avessi monete te ne spedirei cento; cinquanta per il furto e l'altre per il recato disturbo. 
    E quanto futil fù il mio accorato sentimento nella perdita della valida persona qual'eri all'occhio nudo che portavo?

    Oh, illusione malefica! Se stupida fui, ora soltanto posso vederlo.
    E al morir del sole che partorisce la luna dalle sua acque chete, porti via anche quel sentimento macchiato che con ardore bestiale, tu, riducesti a brandelli come cani randagi che si nascondono nel buio delle grotte aspettando che vi entri un'altra anima pia.

    Qual'è il tuo nome? Che ruolo hai giocato? Che parte m'era stata affidata ch'io non sapevo? 
    Il sospetto divenuto certezza, catapulta la realtà strappando l'illusione eterea dell'affetto che ora, misero, cedo ad altri.

    Divora la tua realtà; forse decisione più giusta non presi e se sol ripenso a quanta indecisione portavo solo per tenermi stretto a te, punisco me stesso per tale pensiero ma non una, due ma ben tre volte; alla terza i cani imparano.

  • 08 novembre 2015 alle ore 21:54
    I segreti dei miei insuccessi

    Nella follia supportata
    dalla lucida razionalità
    ho vissuto l'adolescenza
    dentro  tormenti d'amore
    per la vita e il suo prossimo
    Straordinari attacchi d'arte
    a spronare i desideri
    liberandoli dal grigiore
    in cui erano racchiusi
    da certe giornate d'apatia
    provocatorie e geniali
    a affermare il loro dominio
    E adesso felicemente vivo 
    di una maturità adrenalinica
    nella visione dei versi che scrivo 
    nei quali ogni parola ha la sua storia
    che la rende preziosa
    e incide sul mio stile di vita 
    in uno straordinario concentrato d'eccentricità
    .
    cesaremoceo
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  • 08 novembre 2015 alle ore 20:24

    Sono nata sotto una stella "Diversa" dal resto del mondo. Sono veleno e miele, sono angelo che conduce all'Inferno e diavolo che regala il Paradiso. Sono nata per fare incazzare chi troppo lontano da me prova a raggiungermi. Sono nata sotto una stella "Guerriera", non ho armi, non ho scudi e nemmeno un esercito... Non mi servono. Lotto da sola, senza paura e senza strategie. Sul campo di Battaglia una Medaglia D'Onore si consegna solo a chi NON HA AVUTO PAURA, MA IL CORAGGIO DI LOTTARE PER CIO' IN CUI CREDE FINO ALLA FINE... FINO ALLA FINE!

  • 08 novembre 2015 alle ore 8:52
    Finché dura è fortuna

    Risucchiato nei vortici
    delle spietate crudeltà
    di questo vivere
    mi reco spesso
    nell'altra parte di me
    a cercare l'enfasi poetica
    perduta tra la povertà d'ispirazione
    e l'ambizione dell'espiazione
    E mi ritrovo disgustato
    in quegli insegnamenti
    toni amari della quotidiana commedia
    buoni solo a complicare
    la vita alla gente comune
    icone di coraggio a camminare
    su strade disseminate di spine pungenti
    e agevolare "accademiche menti"
    ciniche e cialtrone
    corrotte e coruttrici
    Io incapace di trasformare
    la ruggine in denaro sonante
    divenuto talento delle acrobazie del cuore
    sempre in lotta tra la voglia di legalità
    e desideri di vendette
    .
    cesaremoceo
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  • 07 novembre 2015 alle ore 23:12
    Pezzi di naso

    Pezzi di naso
    lasciati al caso
    Cercano incavi
    dove svernare
    fissa dimora
    per breve tempo,
    un mese,
    un giorno,
    un’ora.
    Con le narici
    ad inalare incubi
    scalano specchi
    figli d’un incavo nuovo
    incongruente vetta
    illuminata dal buio.