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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 09 aprile 2015 alle ore 20:50
    Il mio amore

    Amore mio...

    ancora così ti chiamo,tra sogni perduti

    e lacrime di sale di speranze svanite e di promesse bruciate.

    Eri perfetto!Eri tu!

    Ogni piccola sfumatura del nostro amore,rendeva unica anche me.

     

    Ci sporcavamo insieme..

    del mio essere buffa e di noi,dei nostri viaggi,di gelati sciolti al sole..

    di fotografie scattate all'infinito della felicità.

    Nel nostro libro colmo di questo amore,ce ne erano altri di viaggi da fare insieme!

    Ma il percorso più bello l'hai lasciato al via,

    così le strade che io percorrerò non avranno orme dei tuoi passi.

     

    Era solo mio questo amore..

    te ne sei andato incurante con parole al vento,

    senza neanche un ultimo sguardo.Nel vuoto!

    Niente occhi dentro gli occhi.Niente!

    Vile,bugiardo senz'anima,

    che la mia si è sgretolata al gelo di questo inverno.

     

    Mi sporcherò da sola.Forse..

    ma non del nostro libro lasciato in bianco

    che non merita altre righe di te,non più.

    Farò il viaggio  per altri lidi,con nuovi soli e nuove luci.

    Scriverò pagine che brucerò di emozioni e vita..

    verso un amore nuovo,di fotografie e ricordi,di magia e percorsi.

    Un libro.

    Tutto mio.

  • 09 aprile 2015 alle ore 16:26
    Senryu- "Alle Vittime di Milano"

    Stille di sangue
    sulle solenni toghe
    Dolore immane

  • 09 aprile 2015 alle ore 13:29
    Dammi la mano

    Dammi la mano e danzeremo.
    Dammi la mano e mi amerai
    come un solo fior saremo
    come un solo fiore e niente più.
    Lo stesso verso canteremo
    allo stesso passo danzerai.
    Come una spiga onduleremo
    come una spiga e niente più.
    Ti chiami rosa e io speranza
    ma il tuo nome dimenticherai
    perchè saremo una danza
    sulla collina e niente più.

  • 09 aprile 2015 alle ore 13:27
    L'amore che tace

    Se ti odiassi, il mio odio ti darei
    con le parole, rotondo e sicuro;
    ma ti amo e il mio amore non si affida
    a questa lingua umana, così oscura!

    Tu lo vorresti mutato in un grido,
    e vien così dal fondo che ha disfatto
    la sua ardente fiumana, sfinito
    prima ancora della gola e del petto.

    Io sono come uno stagno ricolmo
    ed a te sembro una sorgente inerte,
    per questo mio silenzio tormentoso
    più atroce che entrare nella morte!

  • 09 aprile 2015 alle ore 13:24
    Desolazione

    La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove
    mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.
    La terra nella quale venni non ha primavera:
    ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.
    Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi
    e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.
    E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,
    guardo morire immensi occasi dolorosi.
    Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta
    se più lontano di lei solo andarono i morti?
    Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigido
    crescere tra le sue braccia e le braccia amate!
    Le navi le cui vele biancheggiano nel porto
    vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;
    i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi
    e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.
    E l’interrogazione che sale alla mia gola
    al vederli passare, mi riscende, vinta:
    parlano strane lingue e non la commossa
    lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.

  • 09 aprile 2015 alle ore 12:16
    Volare

    Fin da bambino
    ho sognato di volare
    tante volte, tenue sopra i tetti,
    tra ardite creste
    e distese pacate,
    ho sognato di volare
    su spiagge sconosciute
    e oceani azzurri,
    quanto, quanto, quanto,
    ho camminato sulle viedelle mie sconfitte,
    dei miei tormenti
    tra nugoli confusi
    e attimi di luce.
    Frammenti di ghiaia
    e un esile gabbiano
    dal becco acutoerano le sole amicizie
    di una coscienza intorpidita.
    Adesso ho imparato a volare
    come una rondine,
    da un embrice all’altro
    e poi spuntar tra antichi squarci
    e giovani gemme,
    leggero e colmo di fiducia
    elevo l’anima
    al domani che verrà.

  • 09 aprile 2015 alle ore 11:59
    Amo!

    Io amo!
     
    Amo
    La compagna solitudine
    Che si consuma
    Fra quattro mura
    E dura la luce di
    Un frammento di stella.
    Amo
    L’amore vero
    Che come una pioggia di stelle
    Ti bagna di luna
    Ti asciuga di sole.
    Amo
    L’amica solitudine
    Che nel riposo solitario
    Ti ciba nell’animo.
    Amo
    L’amore puro
    Di una donna dorata
    Dal cuore vermiglio.
    Amo
    Il papavero rosso
    In un campo di grano
    La farfalla variopinta
    Che mi fa volare in alto
    sempre più in alto.
     
    Io amo!

  • 08 aprile 2015 alle ore 21:13
    L'amore addosso

    Era notte, 
    era sale,
    era miele,
    era fiele
    contrasto dolce amaro
    di baci presi,
    di baci resi,
    di baci arresi.
    La passione esondava
    mentre issavo bandiera bianca
    vinto sul fondo dei tuoi occhi 
    e sulla tua pelle nuda
    impazzava 
    il buio mare delle mie mani.

  • 08 aprile 2015 alle ore 19:08
    Giunchiglie

    Vagavo solo come una nuvola
    che galleggia in alto, oltre valli e colline,
    quando all’improvviso ho visto una folla,
    una moltitudine di giunchiglie dorate,
    accanto al lago, sotto gli alberi,
    svolazzare e danzare nella brezza.

    Continue come stelle che splendono
    e scintillano sulla via lattea,
    si stendevano in una linea infinita
    lungo il margine di una baia.
    Ne vidi diecimila a colpo d’occhio
    che scuotevano le teste in una danza vivace.

    Le onde ballavano al loro fianco ma loro
    superavano le scintillanti onde in allegria.
    Un poeta non poteva che essere felice
    in una compagnia così gioconda
    io le fissavo sempre di più ma pensavo poco
    alla ricchezza che quello spettacolo mi aveva portato

    perché spesso, quando sto sdraiato sul mio giaciglio
    distratto o pensoso,
    loro lampeggiano su quell’occhio introspettivo
    che è la beatitudine della solitudine
    allora il mio cuore si riempie di piacere
    e danza con le giunchiglie.

  • 08 aprile 2015 alle ore 19:08
    L'arcobaleno

    Il mio cuore esulta quando ammiro
    un arcobaleno nel cielo:
    così è stato quando la mia vita è cominciata;
    così è adesso che sono un uomo.
    Che sia così quando invecchierò,
    o lasciatemi morire!
    Il Bambino è Padre dell'Uomo:
    vorrei che i miei giorni fossero
    legati l'uno all'altro dall'affetto naturale.

  • 08 aprile 2015 alle ore 19:06
    Fantasma di felicità, lei

    Fantasma di felicità, lei,
    che prima mi illuminò gli occhi;
    apparizione stupenda, mandata
    a far bello un istante.
    I suoi occhi come stelle del crepuscolo,
    come l'imbrunire i suoi capelli,
    e quanto la circonda è tratto
    dal maggio e dall'alba radiosa;
    figura che danza, immagine giocosa,
    per tormentare, sbigottire, sedurre.
    L'ho vista da vicino,
    spirito sì, ma donna ancora!
    Con in casa movimenti lievi e liberi,
    e un incedere di candore e libertà;
    i lineamenti, un'armonia
    di dolci ricordi e tenere promesse;
    creatura splendida e buona,
    nutrimento alla natura umana,
    per pene passeggere, ingenui inganni,
    rimbrotti o lodi, amore e baci, lacrime e sorrisi.
    E ora vedo con occhi sereni
    il pulsare del congegno,
    essere che spira aneliti pensosi,
    tra vita e morte pellegrina;
    di salda ragione, volontà temprata,
    pazienza chiaroveggente, fortezza e talento;
    donna perfetta, nobildonna concepita,
    per ammaestrare, consolare, comandare:
    eppur sempre spirito fulgente,
    in un alone di luce angelica.

  • 08 aprile 2015 alle ore 19:05
    C'era un ragazzo


    C'era un ragazzo: voi lo conoscevate bene, balze
    e isole di Winander! Sovente,
    a sera, quando le stelle avevano da poco iniziato
    il loro viaggio lungo il confine delle colline,
    all'alba o al tramonto, soleva starsene da solo
    sotto gli alberi, o presso il corrusco lago,
    e lì, con le dita intrecciate e giungendo
    le palme le portava alla bocca,
    e soffiava, come in uno strumento,
    facendo il verso ai silenti gufi
    in attesa che gli rispondessero. E le loro urla
    si diffondevano nella valle acquitrinosa, e ancora urla,
    in risposta al suo richiamo, con tremolanti risonanze,
    gridi prolungati, e stridi, alti echi che, viepiù,
    si replicavano: una scena selvaggia di tripudio
    e di giocondo frastuono. Capitava che pause
    di profondo silenzio irridevano alla sua destrezza,
    e, allora, in quel silenzio, mentre tendeva l'orecchio
    all'ascolto, con un lieve fremito di mite stupore
    irrompeva, a volte, nel suo cuore la voce dei torrenti
    montani, e lo scenario che gli occhi percepivano
    si insinuava inaspettatamente nella sua mente
    con tutte le solenni immagini, le rupi,
    i boschi, e quel cielo incerto che si adagia
    nel seno dell'immobile lago.
    Vaghi sono i boschi e ameno il posto,
    la valle dove è nato: il cimitero è sospeso
    sul declivio sovrastante la scuola del villaggio,
    e passando di là, lungo la riva,
    di sera, presso la sua tomba
    ho sostato, credo, una buona mezz'ora
    in silenzio – poiché morì all'età di dieci anni.

  • 08 aprile 2015 alle ore 19:02
    Siamo sette

    Vidi una cara contadinella,
    ch’aveva ott’anni,
    come mi disse, 
    bionda ricciuta, bella, assai bella
    con le due grandi pupille fisse.

    Presso il cancello stava. Ed io: “Figlia, 
    quanti tra bimbi, siete, e bimbette?”
    chiesi. Con atto di meraviglia, 
    ella rispose: “Quanti, noi? Sette”.

    “E dove sono? Di', se ti pare”,
    le dissi, ed ella mi disse: “Ma...
    noi siamo sette: due sono in mare:
    altri due sono nella città;

    altri due sono nel camposanto,
    il fratellino, la sorellina:
    in quella casa che c’è daccanto,
    io stò, con mamma, loro vicina”.

    “Tu dici, o bimba, due sono in mare, 
    altri due sono nella città;
    e siete sette. Questo mi pare, 
    è un conto, bimba mia, che non và”.

    “Sette tra bimbe” diceva in tanto, 
    “E maschi, siamo. Due son qui presso
    in un cantuccio del camposanto:
    nel camposanto, sotto il cipresso”.

    “Ma tu ti movi, tu corri: è vero?
    tu canti, ruzzi, hai fame, hai sete:
    se quei due sono nel cimitero,
    cara bambina, cinque voi siete”.

    “Verde” rispose “ verde è il lor posto:
    lo può vedere, lì, se le preme:
    da casa in dieci passi discosto: 
    mi siedo in terra, sotto il cipresso
    con loro, e loro conto le fole.

    E spesso, quando la sera è bella,
    e quando è l’aria dolce e serena, 
    io là mi porto la mia scodella,
    e là con loro fò la mia cena.

    Prima a morire fu Nina: a letto 
    tra sé gemendo, sette più dì.
    Poi, l’ha guarita Dio benedetto;
    ed ecco allora ch’ella partì.

    Nel camposanto così fu messa, 
    e quando l’erba non era molle, 
    io col mio Nino vicino ad esso, 
    mi divertivo sulle sue zolle.

    Poi quando cadde la neve, e bello
    sarebbe stato correre, tanto;
    dové partire pure il fratello, 
    ed ecco che ora le stà daccanto”.

    “E quanti dunque siete ora voi
    se quei due sono nel paradiso?”
    “Sette” rispose: “Sette siamo noi!”
    meravigliando tutta nel viso.

    “Ma sono morti quei due! Ma sono 
    lassù! Son anime, anime elette!”
    “Che!” ripeteva sempre un tono:
    “No, sette siamo. No, siamo sette”.

  • 08 aprile 2015 alle ore 10:48
    Testa Alta, Via Maestra

     fare una cosa per volta
    che tanto la vita è una sola
    una
    sola
     e scorre 
    un secondo alla volta
    sul quadrante della storia
    della piccola e della grande storia 

    rispondere con un sorriso al silenzio
    rispondere
     perchè siamo
    soltanto perchè 
    siamo
    e non pretendere nulla in cambio

    fare o non fare?
    non so
    nessuno sa 
    io so che 
    possiamo celebrare la vita
    io so che
    possiamo creare
     non solo eseguire 
    camminando  
    a Testa Alta presso la Via Maestra
    in questa Città della vita vera
    di periferia
    e così sia

    Marco Bo 
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/04/testa-alta-via-maestra.html

  • 07 aprile 2015 alle ore 21:24
    Nella solitudine che turba e conquista

    Silenzi indisturbati

    a far credere in sonni tranquilli
    ma senza sogni 

    e far compiere vani viaggi allo Spirito
    sull'onda dei pensieri

    Metafore di falsi aiuti
    a far razzia di emozioni

    e ossessionare sotto mentite spoglie

    i desideri che spadroneggiano
    nelle candide praterie dell'anima
     
    scatenando rabbie incontrollate

    nelle guerre sanguinose
    tra il cuore e la mente

    E poi accorgersi
    che è troppo tardi per pentirsi
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 07 aprile 2015 alle ore 20:45
    La cavalletta

    Non è il volare, in me stesso racchiudo l'unico miracolo che conta.
    Non la bellezza, l'unicità della mia forma e del mio pensiero sono la condanna.
    Lo spirito ed il corpo sono ugualmente mortali.

  • 07 aprile 2015 alle ore 19:18
    Volti di te

    Sembrava la luna
    il tuo viso agognato
    Colava il suo velo
    su sguardi d’oro colato
    Al giorno gli occhi riapro
    e di te resta l’azzurro
    nel seno infilzato.
     

  • 07 aprile 2015 alle ore 18:54
    Praia a Mare

    Menti vaganti
    andati anni
    giocosi periodi
    divertenti lassi
    di tempi immemorabili.
     

  • 07 aprile 2015 alle ore 17:35
    La Morte Insegue La Vita

     
    Guardo il cielo Infinito
    Circoscritto nei miei occhi
    Mentre nuvole simili a fumo
    Camminano velando la luna
    Dando voce ai miei pensieri
    Che vivono la vita mutevole
    Si risiede in debito con Dio
    So già come dovrò pagare
    L’ho vissuto in un mio sogno
    Disegnato nei  miei ricordi
    In una visione ricorrente
    E molto familiare
    L'ho rivelato a molti
    È una predizione
    Non sarà una sorpresa
    Si avvererà come da copione.
    :
    Niente fiori
    Poca gente
    Un masso
    Sulla mia terra bruna
    Allora sarò in Paradiso
    La mia anima volerà
    Randagia nell'universo.      RIVISTA

  • 07 aprile 2015 alle ore 17:31
    La Morte E' Dietro La Porta

    In questa grande voglia
    Di solitudine
    Lascio respirare il vento
    Lascio trascorrere i giorni.
     
    Consapevole che
    Nell'armonia di un sogno
    E nella vecchia tana del cuore
    Tutto può accadere.
     
    Non serve nascondersi nel buio
     
    Fra i silenzi
    Di vecchi e nuovi ricordi
    In un'alba, in un tramonto
    Non v'è scenario migliore.
     
    La morte:
    È uno scherzo impossibile
    Sta per arrivare
    Forse questa notte!
     
    C'è chi l'aspetta
    E chi la ignora
    Ma ella arriva
    All’improvviso.

  • 07 aprile 2015 alle ore 15:32
    infinito e definitivo

     come in autunno una goccia di rugiada cade su una foglia
    e in essa scompare per sempre

    così è il mio amore per te
    infinito e definitivo

    Marco Bo 
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2015/04/infinito-e-definitivo.html

  • 07 aprile 2015 alle ore 12:04
    Gioia liquida

    Gioia liquida che incarni i miei colori...odora i miei tremori...treponemi inverecondi gorgheggian vagabondi....nell'aura altera della tua felce mistera....

  • 06 aprile 2015 alle ore 21:27
    Je suis Nairobi

    Je suis Nairobi

    et le vent souffle fort

    mes embrasse s'accrochent à tes mains

    et nos yeux sont des aquilons

    qui vont faire l'amour avec le ciel

    pendant que la neige tombe

    comme une vol des oiseaux

    qui n'ont plus de direction

    e la vie c'est parti

    comme une lumière sans lumiére

    parce que la fin est venu

    pour le coeur d'un jeune homme

    pour le coeur d'une jeune fille

    tué par la main de la folie

    tué par le feu d'un diable noir

    qui n'a pas le courage de montrer son visage.

    Io sono Nairobi

    nel mio sguardo imprimo il tuo volto

    e un sorriso strappato al petto

    come aria che inghiotte il respiro

    della notte che acceca l'attimo

    mentre l'inverno divora il cielo

    come uccello senza stagioni

    in balia d'un fato avverso

    cui rimane strozzato in gola

    l'urlo dolce della preghiera.

    I'm Nairobi

    and my soul flies in the wind

    as a word without frontiers

    as a word that means love

    peace and respect

    What's my name?

    What's your name?

    Gimme five

    and claps your hands with my hands.

    You are Nairobi

    I'm Nairobi

    We are Nairobi.

    All the people are Nairobi.

     

  • 06 aprile 2015 alle ore 21:02
    Gli artigli del buio

    Nel buio che non svela ma nasconde

    nè lampade nè luci
    esaltano le mie emozioni

    L'oscurità copre i miei sensi
     nel tintinnare dei pensieri

    al sapore dolce
    dell'evocazione dei ricordi

    E ne riscopro segreti e meraviglie

    a evolvere verso la paura costante
    di perdere gli equilibri

    con l'anima sballottata
    tra scalpori e immotalità

    ad agire sotto copertura
    nella vertiginosa ascesa delle passioni 

    E allora nell'incertezza mista
    ad orgoglio e rassegnazione

    e con la compilcità dei silenzi

    mi affido alle illusioni

    a viverle come necessità
    per apprezzare i veri valori della vita

    E mi lascio trasportare dalle follie
    per trovare i rimedi alle malinconie

    in un giga di contrasti
    a scarmigliare l'anima

    con voglie ancora pungenti
    a far botte tra loro

    e allietare il mio cuore
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 06 aprile 2015 alle ore 19:00
    Bambini abbandonati

    Gli angeli non volano 
    e non posseggono le ali
    sono indifesi 
    e non mormorano parole
    hanno due occhi dolci 
    che chiedono amore
    un sorriso eterno e un mare 
    di lacrime da versare
    gli angeli ci prendono il cuore 
    anche quando non sono nostri 
    e li vediamo abbandonati 
    come cani al freddo e al sole.