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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 marzo 2015 alle ore 19:20
    ANIME

    IRIS VIGNOLA

    ANIME

    L'anima,

    come scintilla di luce,

    esplode nel corpo,

    non visibile agli occhi,

    non tangibile al tocco,

    seppure il suo impulso

    governi ogni singolo,

    umano cosmo,

    che abiti

    l'immenso universo,

    nel quale

    luci ed ombre si alternano,

    in strabilianti giochi,

    di cui ci è dato,

    solamente, immaginare.

    E, tra luci,

    di accecante luminosità,

    come spiragli,

    conducenti

    al divino Regno

    e ombre,

    corvini buchi d'inchiostro,

    come tenebrosi varchi,

    sfocianti

    nell'infernale dimensione,

    brillanti infinità di anime,

    pulsanti Esseri

    di lucente energia,

    vagando,

    si confondono

    tra le miriadi di stelle,

    sulle quali risiedono.

     

  • 15 marzo 2015 alle ore 19:19
    AMORE

    IRIS VIGNOLA

    AMORE

    Non so chi tu sia,

    né da dove provenga,

    ma so solamente

    che l'anima mia,

    per te, condannata,

    si è , da adesso,

    eternamente persa...

    Angelo o demone...

    nel mio sogno,

    sei apparso,

    da cui m'hai sottratto,

    per condurmi lontano,

    nel tuo mondo velato.

    Come quella di un Dio,

    la tua beltà,

    a te, mi ha attratta...

    Con un bacio infuocato,

    hai scaldato il mio cuore,

    sul quale, or ora ardente,

    hai impresso il tuo nome...

    ...Amore...

    con il mio sangue,

    al tuo, mischiato,

    giacché sia tua...

    da questa notte...

    per sempre...

     

  • 15 marzo 2015 alle ore 19:18
    ANIMA RIBELLE

    IRIS VIGNOLA

    ANIMA RIBELLE

    Subbuglio in Paradiso,...
    all'albore del tempo,
    caos, che ha intriso l'etere divino,
    nell'istante dell'occulto tradimento.
    Tracotante serpente, di sè, empio,
    dall'angelico aspetto sincero;
    da follia, preso, nel credersi il Dio Vero.
    Portatore di luce, il suo nome,
    malefico sobillatore del complotto audace,
    trascinatore d'angeli corrotti,
    nella celeste dimora,
    dove regnava, sublime, la pace.
    Angelo dissoluto, anima ribelle,
    forte di rabbiosa presunzione,
    per cui sottratto della luce,
    dall'Assoluto Padre,
    ch'egli non ha inteso amare,
    altresì, volutamente, ha rinnegato.
    Angelo caduto, Lucifero,
    condannato a lasciar, sì presto,
    il Paradiso.
    Angelo derelitto,
    indi sconfitto e calato nel baratro infernale,
    a comandare demoni in eterno,
    tra rosse fiamme e dannate anime nere,
    al pari dell'ali sue,
    dapprima candide ed eteree.

     

  • 15 marzo 2015 alle ore 19:13
    A MIA MADRE

    IRIS VIGNOLA

    A MIA MADRE

    Sei qui davanti a me.

    Vedo il tuo viso stanco

    memore di una bellezza ormai sfiorita;

    le Tue labbra un po' sottili, appena curve

    in un impercettibile sorriso;

    i Tuoi occhi verdi

    segnati da una vita dura e difficile:

    la guerra, la fame, la povertà,

    la perdita di una figlia,

    un marito che non ti ha resa felice

    e ti ha lasciata vedova troppo presto

    con tre figli e tante preoccupazioni.

    Ed io,

    nella mia stupidità giovanile,

    sempre pronta alla ribellione,

    sempre dura e prepotente.

    Quante volte ho visto il Tuo viso

    bagnarsi di lacrime,

    per colpa mia.

    Solo adesso capisco il tuo dolore,

    ora che sono due volte madre,

    ora che è troppo tardi.

    “Mamma, perdonami”

    vorrei dirti dal più profondo del cuore.

    Ma non posso farlo.

    Posso solo piangere

    davanti ad una piccola foto

    sopra un tumulo

    e sperare intensamente

    che esista un aldilà

    dal quale Tu mi abbia già perdonata.

     

  • 15 marzo 2015 alle ore 16:24
    Ibridi informi

    Son ibridi ombrosi 
    a vagare scomposti
    confondendo la mente
    E vaga il pensiero 
    inseguendo quell’ombre:
    non riconosce le forme 
    strepita e dispera,
    l’ansia lo afferra
    cerca la foce…
    Non è il momento 
    si blocca la mano
    il sangue frigge le dita
    E gli ibridi informi
    continuan a vagare
    Un silenzio e un respiro:
    ho cancellato memoria,
    nel Nuovo mondato
    ho intravisto l’arcano
    - la mente non vuol ansia nel ventre
    ch’ella è stretta catena, avvilente - 
    per creare può e deve, soltanto 
    sciolta spaziare.

  • 15 marzo 2015 alle ore 16:16
    Errore di lettura

    Assai errato è 
    pensar che la famiglia
    è amor che lascia e piglia
    e sempre torna
    No, famiglia 
    è cosa complicata
    è demone incazzato
    che all’amore si risveglia
    e sua tossina sputa
    è corpo bitorzoluto
    ch’ogni colle
    di pus ha pietrificato
    È catena arroventata 
    ch’ognun tenta
    di mordere e staccare
    non per esser liberato
    ma per poter l’altro 
    eviscerare
    e poi mangiare.

  • 15 marzo 2015 alle ore 12:17
    LA NOSTRA QUERCIA

    Abbracciati all'ombra
    della nostra quercia
    udivamo il cantare delle ninfe
    e guardavamo il tramonto
    abbassarsi lontano
    come una mistica visione,
    ma negli inverni
    avanza l'ulutato dei venti
    che porta via
    bellezza e giornate d'amore
    divenute ricordi.
    Ogni anno
    attendo la primavera
    che allevia i miei sguardi,
    al riparo fra gli incanti
    della nostra dimenticata quercia.

  • 15 marzo 2015 alle ore 11:01
    Nel giardino di un sogno

    Nel giardino di un sogno
    vedi tramonti incantati
    Li vedi attraverso pareti
    spesse, che spesso non sperano
    ingoiando dispiaceri infiniti
    e come rassegnati si convertono
    ad un mondo che non inquina
    ma senza luce vera, per un'anima
    sepolta dalle lacrime sgorganti
    generate da fredde parole
    incise su fogli impolverati
    polvere cancellata, dal vento
    invernale

  • 15 marzo 2015 alle ore 10:35
    primo verso

    un respiro

    un sentiero

    un passo

    è tempo di tornare a casa

    primo verso

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/08/primo-verso.html

  • 13 marzo 2015 alle ore 21:32
    Lupo

    Governa l'inverno.
    Mesta è la sorte
    del viandante
    per cieli d'ambra.
    Orme di ombra
    nel bosco
    pallidi sogni ove
    riposano uomini
    senza memoria.
    Canta la notte
    nel vento, una luna
    spettro d'amore
    sincero richiamo
    alle porte del mare.
    Libera echeggia
    la selvaggia voce
    promessa sposa
    al silenzio
    frastuono di pace
    sulla pelle dei giusti
    sussurra impavida  al cuore...
    " il lupo non muore"

  • 13 marzo 2015 alle ore 21:07
    Quel che mi offre il destino

    Immerso nelle contraddizioni
    delle mutevolezze dell'anima

    vivo il desiderio
    dell'eleganza dei sentimenti

    Stimolato ad affrontare
    ciò che non va dentro e fuori di me

    mi guardo perplesso

    nel diffondersi dei dubbi
    che fan diventare la vita
    un insieme di errori

    E m'ispiro ai colori di tutte le albe
    per restituirmi alla creatività

    e manifestare il coraggio
     
    con voli d'anima alti nel mio cielo
    a raggiungere scelte obbligate

    in difesa della mia libertà
    e accettare quel che offre il destino
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 13 marzo 2015 alle ore 21:00
    Quante vite

    Quante vite ho già vissute 
    da noi lontane
    Esistenze separate: 
    dieci anni sono tanti
    Vivi tu i giorni tuoi
    ed io i miei
    senza rammarico né ansie 
    Siamo l’uno nell’ altrui pensiero?
    -Forse anche tu ancor mi sogni-
    Quel giorno ormai lontano 
    entrasti nel mio sangue
    e lì io ti lasciai
    coccolandoti ed amandoti
    Dieci anni sono tanti
    io te e le nostre vite
    ma l’anima non veste
    nessun pietoso velo
    a cancellar gl’ attimi nostri
    Che tu voglia oppur non vuoi 
    che io voglia oppure no
    nel sangue e nella pelle
    da quel giorno e ormai per sempre
    sei invescato alle mie cellule.

  • 13 marzo 2015 alle ore 19:56
    Incubo numero I

    Stanze ottogonali si aprono e si chiudono
    dinanzi ai miei occhi, che volano rapidissimi
    in vortici di colori frattalici ed opalescenti,
    interminabili cascate di gemme e terrore.
    Interminabili e contorte figure si stagliano, 
    policromiche e cangianti gigantesse,
    madri di incubi e orrori multiarticolati
    dalle lingue prensili e appiccicose.
    Spirali ascendenti di ossessioni 
    e paranoie che pulsano isolate
    ed autoefficienti, come cuori
    di un unica creatura di terrore.

  • 13 marzo 2015 alle ore 19:55
    Stato emotivo III

    Perduto, come una bolla
    Di sapone che vola naufraga,
    preda dei venti, stupenda
    genesi fragile dai colori iridescenti.
    Così come la bolla la mia testa
    è vuota, o forse troppo piena,
    sul punto di collassare sotto
    il peso della tensione superficiale.

  • 13 marzo 2015 alle ore 18:49
    scrittura

    la scrittura è uno scheletro vivo.
    vive di autopsie pregresse
    e speranze di futuri nascituri.
    nel mezzo l’osteoporosi
    decalcifica la parola.

  • 13 marzo 2015 alle ore 17:27
    la soluzione ottimale

    la soluzione ottimale
     è un gradino scosceso dove ci si accomoda cercando pace e un po' di gloria
    e sul quale facilmente si scivola
    prima o poi

    la soluzione ottimale è un contenitore immenso che si riempie in pochi attimi
    con poco o niente
    lacrime e sorrisi
    sentieri da sempre incisi come un ricamo,
     un codice, un tatuaggio 
     sulla nostra pelle fragile

     la presunta e tanto desiderata soluzione ottimale è, 
    dopo aver fatto una lunga coda,
     l'arrivo allo sportello del centro unico prenotazioni con tanta ansia speranza e illusioni
     e all'improvviso rimanere lì così senza parole senza memoria senza sapere come quando
     e nemmeno dove andare,
    la soluzione ottimale........ 

    la soluzione ottimale
     l'alternativa c'è!
    dice il sistema a reti unificate nel messaggio della sera,
      la soluzione è
     fare altro!
     e poi fare altro ancora
    fare altro
    migliaia di volte dall'inizio alla fine e ancora.....
    ma non servirà a nulla
    fare altro non è che la condanna dei nostri giorni
    del nostro sogno, miraggio di un presunto sviluppo e progresso
    della nostra ossessione di crescita illimitata e poi ancora 
    fare altro
     continuamente
    costantemente cambiare
    assolutamente sì 
    e poi assolutamente no....

    non servirà a nulla perchè
    la soluzione ottimale
     non è nella nostra natura 
    la soluzione 
    quella ottimale quella vera semplicemente non è 
     della nostra dimensione
    e allora
    per il momento la decisione,
    un decisione almeno, è presa 
    non andrò da nessuna parte
    non farò nient'altro che non sia una cosa
     ben precisa
     sempre la stessa cosa
    sempre quella solita cosa 
    l'unica che sappiamo e possiamo fare
    durante il nostro fragile e precario sempre

    dare soddisfazione alla vita,
    vivere! 
    a braccia aperte ed a mani vuote, così senza soluzioni
    e sia quel che deve essere
    pressi questi incroci e svincoli senza via d'uscita 
    in questi dimenticate tangenziali di vita in periferia
    e così sia

    Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/03/la-soluzione-ottimale.html

  • 13 marzo 2015 alle ore 10:04
    In Memoria Della Dolcissima Tina

     
     
    Sotto un cielo in fiamme
    Che riscalda una notte
     
    La farfalla della morte
    Vola nel vivere infinito
     
    Lei si veste di tranquillità
    Negli attimi che si fissano
     
    Nel sorriso della prima luce
    Lascia l’incredulo sconcerto
     
    Come un bioccolo di neve
    Morso dall’onda del mare
     
    Nel rumore muto della mente
    Alita la nuvola pura nel cosmo
     
    Lei siede in alto nel cielo Divino
    Per elargire preghiere al mondo
     
    Ella gioisce nell’alone dell’amore
    Ci abbraccia con un cuore nuovo
     
    Vive una nuova esistenza senza tempo
    E vuole vederci luminosi cuore a cuore. 

  • 13 marzo 2015 alle ore 10:01
    La Mia Gente

     
     
     
     
    Mi è caro
    Questo lembo di verde
    Di spazio di terra natia
    Questo esistere
    Di vite nel buio
    Logorate dal patema
     
    Si perde…
     
    Il ruggito del vento
    Di questa umile gente
    Che ha tanta voglia
    Di vivere serena
    E di sorridere
    Oltre il sudore
    Del sole che arde.
     

     

  • 13 marzo 2015 alle ore 9:51
    Cristallo incrinato

    Cristallo incrinato Padre dell’Infinito. Padre del Prodigio. Padre del mistero. Padre della Vita. Padre del Silenzio. Padre del Vuoto e dell’oscurità. Padre del Tutto e del Nulla. Tu sei. Noi le cose manifestate, ruggenti, dolenti, col vino fragrante della bellezza verdechiara e il succo breve del tradimento perverso. Personaggi inginocchiati nel sogno oscuro, plurale. Perché senza parlare ci lasciasti qui? Perché ci lasciasti così? Con la luna gialla di cristallo incrinato. Cristal trizado Padre del Infinito. Padre del Prodigio. Padre del misterio. Padre de la Vida. Padre del Silencio. Padre del Vacío y la oscuridad. Padre de Todo y de Nada. Tú eres. Nosotros las cosas manifestadas, rugientes y dolientes, con el zumo cuajado de la belleza verdeclara, y el jugo breve de la traición perversa. Personajes hincados en el sueño oscuro y plural. ¿Por qué sin hablar nos dejaste aquí? ¿Por qué nos dejaste así? Con la luna amarilla de cristal trizado.

  • 12 marzo 2015 alle ore 21:08
    Menzione d'Onore

    Sguardi curiosi

    fissi negli occhi
    a spogliarmi dell'intimità
    e ricoprirmi d'invidie

    Con le rughe del sapere
    a raccontare i lineamenti dell'anima

    e il loro dipingere
    il piacere delle emozioni

    lascio intatte le desolate povertà
    di cuori aridi di sentimenti

    a stagnare sulle sabbie mobili
    della realtà che mi circonda

    fatta di moralità represse

    a sfidare i terreni scoscesi dei turbamenti
    e rinchiudersi nei torpori dell'apatia

    E trovo appigli per non soccombere
     
    nei significati racchiusi
    in pure e semplici parole

    a esaltare la dignità della Poesia

    facendo di ogni rima
    uno schiaffo ai pregiudizi

    senza arrendermi o morire

    e la innalzano ai più consacrati altari
    a celebrare il culto di melodie senza fine
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati
     

  • 12 marzo 2015 alle ore 9:02
    Pietre parlanti

    Queste pietre consunte
    da passi striscianti,
    da viscida pioggia,
    ti parlano silenziose.
     
    Racconti d'antiche storie,
    di struscii di veli neri,
    vite disperse nel buio,
    nel vorticar dei venti.
     
     
    02.03.15
     
    (le basole della Badia)
     

  • 11 marzo 2015 alle ore 21:10
    Como

    Incantevole lago
    lento battello
    felice giorno
    poco tempo.
     

  • 11 marzo 2015 alle ore 19:50

    Mai restare sospesi tra il passato e il futuro... Vi farà restare bloccati nel presente. Spalancate le porte al mondo, non regalatevi e non svendetevi, ma non dovete nemmeno nascondervi.  Se mi fossi nascosta dopo l'ennesima delusione non avrei trovato "TE". Amate e amate ancora, anche se sbagliate... Quello che conta è saper dire "Basta" ad amori sbagliati, quelli che sanno solo togliere senza dare. Quelli che sanno solo distruggervi, cambiarvi e annullarvi poco a poco... Amate voi stessi prima del resto e rispettatevi per primi, ma non smettete mai ... e dico mai di pretendere di essere AMATI con la stessa intensità con cui AMATE! 

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:25
    COME SCOGLIO SENTINELLA

    Cavalcar l'onda dell'esistenza,
    come maroso del mare,
    infrangendo il negativo accadimento,
    come scoglio spigoloso,
    rinfrangente l'impeto ondoso,
    con la forza d'un guardiano tenace,
    che non cede e resiste all'abisso,
    disperdendo la candida cresta spumosa
    nelll'aria salubre, pregna di particelle di salsedine,
    al pari dell'energia vitale,
    che l'anima rilucente assorbe dal creato,
    espandendola attorno a sé,
    come fosse salmastro.
    Spirito umano sapiente che, in balia del vento contrario,
    si ribella e, come scoglio sentinella, resistente all'assalto impetuoso del mare,
    dal vento tormentato,
    si fregia d'esser essenza immortale,
    resistendo a quello tempestoso della vita,
    rischiando a volte d'affogare,
    per rinascer nuovamente dalle ceneri, come la fenice.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:24
    DIVENIR LUCE

    IRIS VIGNOLA

    DIVENIR LUCE

    Momenti rubati al tempo,...
    quasi sospiri d'eterno,
    fatti di piccoli spazi intersecantisi,
    a congiunger due esistenze diverse,
    fondendole nell'unicitá divina,
    al di lâ del proprio ego.
    Deliranti voluttá insaziate,
    ricercanti sublime compimento nell'amore, fautore incontrastato e onnipotente,
    scaturante il desio d'esser noi veri,
    insieme e per sempre.
    Inerpicarsi su per il pendio dei desideri,
    sfiorando il baratro dei sogni infranti,
    fino alla vetta designata,
    assaporando ogni fugace secondo
    d'una simultanea intesa,
    come fosse l'ultimo barlume
    d'un condannato a morte,
    che sente scivolar fra le dita
    quella fuggiasca vita che sta perdendo.
    Realizzarsi in un contiguo infinito
    di poetici pensieri,
    in simbiosi d'energia vitale,
    affinchè tornar ad amare,
    sentir pulsare il sangue nelle vene
    e respirar respiro beneamato,
    quasi aria pura, di cui depurare l'anima agognante.
    Esser noi, soli, divenir luce,
    tra l'ombre d'un vissuto
    lasciato nei meandri del passato.