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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 13 marzo 2015 alle ore 21:32
    Lupo

    Governa l'inverno.
    Mesta è la sorte
    del viandante
    per cieli d'ambra.
    Orme di ombra
    nel bosco
    pallidi sogni ove
    riposano uomini
    senza memoria.
    Canta la notte
    nel vento, una luna
    spettro d'amore
    sincero richiamo
    alle porte del mare.
    Libera echeggia
    la selvaggia voce
    promessa sposa
    al silenzio
    frastuono di pace
    sulla pelle dei giusti
    sussurra impavida  al cuore...
    " il lupo non muore"

  • 13 marzo 2015 alle ore 21:07
    Quel che mi offre il destino

    Immerso nelle contraddizioni
    delle mutevolezze dell'anima

    vivo il desiderio
    dell'eleganza dei sentimenti

    Stimolato ad affrontare
    ciò che non va dentro e fuori di me

    mi guardo perplesso

    nel diffondersi dei dubbi
    che fan diventare la vita
    un insieme di errori

    E m'ispiro ai colori di tutte le albe
    per restituirmi alla creatività

    e manifestare il coraggio
     
    con voli d'anima alti nel mio cielo
    a raggiungere scelte obbligate

    in difesa della mia libertà
    e accettare quel che offre il destino
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 13 marzo 2015 alle ore 21:00
    Quante vite

    Quante vite ho già vissute 
    da noi lontane
    Esistenze separate: 
    dieci anni sono tanti
    Vivi tu i giorni tuoi
    ed io i miei
    senza rammarico né ansie 
    Siamo l’uno nell’ altrui pensiero?
    -Forse anche tu ancor mi sogni-
    Quel giorno ormai lontano 
    entrasti nel mio sangue
    e lì io ti lasciai
    coccolandoti ed amandoti
    Dieci anni sono tanti
    io te e le nostre vite
    ma l’anima non veste
    nessun pietoso velo
    a cancellar gl’ attimi nostri
    Che tu voglia oppur non vuoi 
    che io voglia oppure no
    nel sangue e nella pelle
    da quel giorno e ormai per sempre
    sei invescato alle mie cellule.

  • 13 marzo 2015 alle ore 19:56
    Incubo numero I

    Stanze ottogonali si aprono e si chiudono
    dinanzi ai miei occhi, che volano rapidissimi
    in vortici di colori frattalici ed opalescenti,
    interminabili cascate di gemme e terrore.
    Interminabili e contorte figure si stagliano, 
    policromiche e cangianti gigantesse,
    madri di incubi e orrori multiarticolati
    dalle lingue prensili e appiccicose.
    Spirali ascendenti di ossessioni 
    e paranoie che pulsano isolate
    ed autoefficienti, come cuori
    di un unica creatura di terrore.

  • 13 marzo 2015 alle ore 19:55
    Stato emotivo III

    Perduto, come una bolla
    Di sapone che vola naufraga,
    preda dei venti, stupenda
    genesi fragile dai colori iridescenti.
    Così come la bolla la mia testa
    è vuota, o forse troppo piena,
    sul punto di collassare sotto
    il peso della tensione superficiale.

  • 13 marzo 2015 alle ore 18:49
    scrittura

    la scrittura è uno scheletro vivo.
    vive di autopsie pregresse
    e speranze di futuri nascituri.
    nel mezzo l’osteoporosi
    decalcifica la parola.

  • 13 marzo 2015 alle ore 17:27
    la soluzione ottimale

    la soluzione ottimale
     è un gradino scosceso dove ci si accomoda cercando pace e un po' di gloria
    e sul quale facilmente si scivola
    prima o poi

    la soluzione ottimale è un contenitore immenso che si riempie in pochi attimi
    con poco o niente
    lacrime e sorrisi
    sentieri da sempre incisi come un ricamo,
     un codice, un tatuaggio 
     sulla nostra pelle fragile

     la presunta e tanto desiderata soluzione ottimale è, 
    dopo aver fatto una lunga coda,
     l'arrivo allo sportello del centro unico prenotazioni con tanta ansia speranza e illusioni
     e all'improvviso rimanere lì così senza parole senza memoria senza sapere come quando
     e nemmeno dove andare,
    la soluzione ottimale........ 

    la soluzione ottimale
     l'alternativa c'è!
    dice il sistema a reti unificate nel messaggio della sera,
      la soluzione è
     fare altro!
     e poi fare altro ancora
    fare altro
    migliaia di volte dall'inizio alla fine e ancora.....
    ma non servirà a nulla
    fare altro non è che la condanna dei nostri giorni
    del nostro sogno, miraggio di un presunto sviluppo e progresso
    della nostra ossessione di crescita illimitata e poi ancora 
    fare altro
     continuamente
    costantemente cambiare
    assolutamente sì 
    e poi assolutamente no....

    non servirà a nulla perchè
    la soluzione ottimale
     non è nella nostra natura 
    la soluzione 
    quella ottimale quella vera semplicemente non è 
     della nostra dimensione
    e allora
    per il momento la decisione,
    un decisione almeno, è presa 
    non andrò da nessuna parte
    non farò nient'altro che non sia una cosa
     ben precisa
     sempre la stessa cosa
    sempre quella solita cosa 
    l'unica che sappiamo e possiamo fare
    durante il nostro fragile e precario sempre

    dare soddisfazione alla vita,
    vivere! 
    a braccia aperte ed a mani vuote, così senza soluzioni
    e sia quel che deve essere
    pressi questi incroci e svincoli senza via d'uscita 
    in questi dimenticate tangenziali di vita in periferia
    e così sia

    Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/03/la-soluzione-ottimale.html

  • 13 marzo 2015 alle ore 10:04
    In Memoria Della Dolcissima Tina

     
     
    Sotto un cielo in fiamme
    Che riscalda una notte
     
    La farfalla della morte
    Vola nel vivere infinito
     
    Lei si veste di tranquillità
    Negli attimi che si fissano
     
    Nel sorriso della prima luce
    Lascia l’incredulo sconcerto
     
    Come un bioccolo di neve
    Morso dall’onda del mare
     
    Nel rumore muto della mente
    Alita la nuvola pura nel cosmo
     
    Lei siede in alto nel cielo Divino
    Per elargire preghiere al mondo
     
    Ella gioisce nell’alone dell’amore
    Ci abbraccia con un cuore nuovo
     
    Vive una nuova esistenza senza tempo
    E vuole vederci luminosi cuore a cuore. 

  • 13 marzo 2015 alle ore 10:01
    La Mia Gente

     
     
     
     
    Mi è caro
    Questo lembo di verde
    Di spazio di terra natia
    Questo esistere
    Di vite nel buio
    Logorate dal patema
     
    Si perde…
     
    Il ruggito del vento
    Di questa umile gente
    Che ha tanta voglia
    Di vivere serena
    E di sorridere
    Oltre il sudore
    Del sole che arde.
     

     

  • 13 marzo 2015 alle ore 9:51
    Cristallo incrinato

    Cristallo incrinato Padre dell’Infinito. Padre del Prodigio. Padre del mistero. Padre della Vita. Padre del Silenzio. Padre del Vuoto e dell’oscurità. Padre del Tutto e del Nulla. Tu sei. Noi le cose manifestate, ruggenti, dolenti, col vino fragrante della bellezza verdechiara e il succo breve del tradimento perverso. Personaggi inginocchiati nel sogno oscuro, plurale. Perché senza parlare ci lasciasti qui? Perché ci lasciasti così? Con la luna gialla di cristallo incrinato. Cristal trizado Padre del Infinito. Padre del Prodigio. Padre del misterio. Padre de la Vida. Padre del Silencio. Padre del Vacío y la oscuridad. Padre de Todo y de Nada. Tú eres. Nosotros las cosas manifestadas, rugientes y dolientes, con el zumo cuajado de la belleza verdeclara, y el jugo breve de la traición perversa. Personajes hincados en el sueño oscuro y plural. ¿Por qué sin hablar nos dejaste aquí? ¿Por qué nos dejaste así? Con la luna amarilla de cristal trizado.

  • 12 marzo 2015 alle ore 21:08
    Menzione d'Onore

    Sguardi curiosi

    fissi negli occhi
    a spogliarmi dell'intimità
    e ricoprirmi d'invidie

    Con le rughe del sapere
    a raccontare i lineamenti dell'anima

    e il loro dipingere
    il piacere delle emozioni

    lascio intatte le desolate povertà
    di cuori aridi di sentimenti

    a stagnare sulle sabbie mobili
    della realtà che mi circonda

    fatta di moralità represse

    a sfidare i terreni scoscesi dei turbamenti
    e rinchiudersi nei torpori dell'apatia

    E trovo appigli per non soccombere
     
    nei significati racchiusi
    in pure e semplici parole

    a esaltare la dignità della Poesia

    facendo di ogni rima
    uno schiaffo ai pregiudizi

    senza arrendermi o morire

    e la innalzano ai più consacrati altari
    a celebrare il culto di melodie senza fine
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati
     

  • 12 marzo 2015 alle ore 9:02
    Pietre parlanti

    Queste pietre consunte
    da passi striscianti,
    da viscida pioggia,
    ti parlano silenziose.
     
    Racconti d'antiche storie,
    di struscii di veli neri,
    vite disperse nel buio,
    nel vorticar dei venti.
     
     
    02.03.15
     
    (le basole della Badia)
     

  • 11 marzo 2015 alle ore 21:10
    Como

    Incantevole lago
    lento battello
    felice giorno
    poco tempo.
     

  • 11 marzo 2015 alle ore 19:50

    Mai restare sospesi tra il passato e il futuro... Vi farà restare bloccati nel presente. Spalancate le porte al mondo, non regalatevi e non svendetevi, ma non dovete nemmeno nascondervi.  Se mi fossi nascosta dopo l'ennesima delusione non avrei trovato "TE". Amate e amate ancora, anche se sbagliate... Quello che conta è saper dire "Basta" ad amori sbagliati, quelli che sanno solo togliere senza dare. Quelli che sanno solo distruggervi, cambiarvi e annullarvi poco a poco... Amate voi stessi prima del resto e rispettatevi per primi, ma non smettete mai ... e dico mai di pretendere di essere AMATI con la stessa intensità con cui AMATE! 

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:25
    COME SCOGLIO SENTINELLA

    Cavalcar l'onda dell'esistenza,
    come maroso del mare,
    infrangendo il negativo accadimento,
    come scoglio spigoloso,
    rinfrangente l'impeto ondoso,
    con la forza d'un guardiano tenace,
    che non cede e resiste all'abisso,
    disperdendo la candida cresta spumosa
    nelll'aria salubre, pregna di particelle di salsedine,
    al pari dell'energia vitale,
    che l'anima rilucente assorbe dal creato,
    espandendola attorno a sé,
    come fosse salmastro.
    Spirito umano sapiente che, in balia del vento contrario,
    si ribella e, come scoglio sentinella, resistente all'assalto impetuoso del mare,
    dal vento tormentato,
    si fregia d'esser essenza immortale,
    resistendo a quello tempestoso della vita,
    rischiando a volte d'affogare,
    per rinascer nuovamente dalle ceneri, come la fenice.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:24
    DIVENIR LUCE

    IRIS VIGNOLA

    DIVENIR LUCE

    Momenti rubati al tempo,...
    quasi sospiri d'eterno,
    fatti di piccoli spazi intersecantisi,
    a congiunger due esistenze diverse,
    fondendole nell'unicitá divina,
    al di lâ del proprio ego.
    Deliranti voluttá insaziate,
    ricercanti sublime compimento nell'amore, fautore incontrastato e onnipotente,
    scaturante il desio d'esser noi veri,
    insieme e per sempre.
    Inerpicarsi su per il pendio dei desideri,
    sfiorando il baratro dei sogni infranti,
    fino alla vetta designata,
    assaporando ogni fugace secondo
    d'una simultanea intesa,
    come fosse l'ultimo barlume
    d'un condannato a morte,
    che sente scivolar fra le dita
    quella fuggiasca vita che sta perdendo.
    Realizzarsi in un contiguo infinito
    di poetici pensieri,
    in simbiosi d'energia vitale,
    affinchè tornar ad amare,
    sentir pulsare il sangue nelle vene
    e respirar respiro beneamato,
    quasi aria pura, di cui depurare l'anima agognante.
    Esser noi, soli, divenir luce,
    tra l'ombre d'un vissuto
    lasciato nei meandri del passato.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:17
    ELISIR DI VITA

    IRIS VIGNOLA

    ELISIR DI VITA

    Soave mormorio di torrente,
    quasi un bisbiglio dolce e suadente, ...
    accompagnante gemiti sussurrati.
    Seni che sussultano, al sapiente tocco dell'amate mani,
    intanto che il respiro si fa corto,
    nel mentre che discendi lungo il corpo.
    Divampante rogo, hai acceso.
    Baci appassionati, labbra vogliose e compiacenti,
    d'assaporar quell'elisir di vita.
    Sublime istante in cui mi possiedi,
    penetrando la carne mia fremente,
    in un impeto crescente.
    Esilarante, maschio vigore,
    unito ad infinita tenerezza,
    assalgono la mente, priva di pensieri,

    sconvolta dall'irruente estasi d'amore,

    perpetrata ancora e ancora,
    coinvolgente i sensi ormai impazziti,
    che si lasciano condurre dal piacere,
    nell'ancestrale fusione dei due corpi.
    Erba inumidita dagli umori.
    Acqua fresca di torrente scorre,
    zampillante tra sassi e anfratti,
    sussurra il suo magico canto d'amore,
    in quell'eterno mentre..

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:16
    DOVE SEI?

    IRIS VIGNOLA

    DOVE SEI?

    Dove sei, amor mio?...
    Quando tornerà?...Chiedo a Dio...
    Accolgo, insonne, l'alba nascente...
    Triste risveglio rammenta il tuo nome,
    al mio ricordo,
    che vorrebbe svanire,
    per più non soffrire...
    Bigio orizzonte,
    esplora il mio sguardo,
    che, mai, sa parlarmi di te
    e ricondurti a me...
    Cielo cinereo...di nubi colmo,
    fischiante vento...le fronde smuove,
    pioggia pietosa...lava il mio volto,
    segnato,
    da un tempo
    non più, a me, appartenuto...
    Da tristi giorni...empiti di nulla,
    defluenti
    nel tormentoso mare
    di un'attesa brulla...
    Da lugubri notti...
    privi del seguente languore,
    oltre schermaglie d'amore,
    quando, al tuo corpo, m'attiravi...
    mi coprivi...
    e, con me, t'addormentavi...
    Dove sei, amor mio?
    Guardo il cielo...e, ancora, chiedo a Dio...

    2)

    Io...
    T'invoco...
    Ti prego...
    Ti supplico...
    Fa che cruenta battaglia
    l'abbia risparmiato,
    onde tornar da me,
    amante mio adorato...
    Tra pallide braccia
    di, giovane, sposa...
    trovar vigore dovrà...
    e, certo, amore...
    racchiuso nel cuore,
    ancor troverà...
    Del tenero virgulto,
    nel grembo mio, attecchito,
    è all'oscuro, tutt'ora...
    misero...giovane marito...
    Non tanto tardi,
    ne sboccerà un fiore...
    che, di me,
    amorevole madre,
    avrà occorrenza...
    ma, altresì, di lui,
    orgoglioso padre,
    affinché essere avvolto
    in un cerchio d'amore,
    non può restare senza...

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:15
    FOGLIE D'AUTUNNO

    IRIS VIGNOLA

    FOGLIE D'AUTUNNO

    Il vento sibila

    tra le fronde

    ormai ingiallite

    e sembra cantare

    un mesto canto funereo.

    Le foglie rinsecchite,

    agonizzanti,

    si staccano

    e piroettano

    in sua balia,

    come danzatrici su punte gessate

    e, come soavi cigni morenti,

    si lasciano cadere,

    ebbre e silenziose,

    vittime del Tempo Sovrano,

    mutevole e spietato,

    rassegnate alla fine,

    oramai non più così lontana.

    L'una a fianco all'altra,

    sorelle

    accomunate da un unico destino,

    attendono inermi

    di essere spazzate via

    da rami di saggina

    e arse.

    Ma il vento,

    solitamente dispettoso,

    si muove a pietà,

    per loro.

    Le sue raffiche improvvise

    le separano,

    le sparpagliano,

    le sollevano dal suolo

    quasi gelido,

    2)

    trasportandole in alto,

    sempre di più,

    in quel cielo vivido e azzurro

    che, sopra di loro,

    appariva irraggiungibile.

    Ora non lo è più.

    Lassù respirano la libertà

    e svolazzano come farfalle

    dalle ali dorate,

    perdendosi lontano,

    lontane dalle lingue di fuoco

    che le attendevano,

    malefiche.

    Dal loro inferno.

    Il loro viaggio sarà breve.

    Il vento, presto,

    smetterà di soffiare,

    strappandole dall'incanto,

    per rituffarle nella realtà

    e, nuovamente,

    danzeranno per un poco,

    fino a scivolare, dolcemente,

    chissà dove,

    ma, forse,

    la morte, allora,

    diverrà più benevola.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:13
    FRANCESCO DA PIETRELCINA

    IRIS VIGNOLA

    FRANCESCO DA PIETRELCINA

    Non la lucentezza

    e la radiosità dell'oro

    rendono maggior splendore

    e omaggio

    alle Tue spoglie terrene.

    “L'argilla diverrà oro

    al cospetto del Creatore”,

    purtuttavia

    vanità e vanagloria,

    essenze

    del vistoso metallo

    che assedia

    e tormenta

    la tua bara di vetro,

    umiliano

    e offendono

    la sobrietà del Tuo pensiero,

    la semplicità dei Tuoi gesti.

    Tu, Santo tra i Santi,

    esposto

    alla vista dei credenti,

    pellegrini veneranti

    e speranzosi

    di una Tua intercessione,

    presso Colui che tutto può.

    Ed io,

    pellegrina tra i pellegrini,

    desiderosa

    della tua benevolenza,

    avrei dissolto

    la Tua cripta dorata,

    indegna sepoltura

    sfavillante,

    smodatamente sfarzosa,

    degna di castelli imperiali

    e residenze reali,

    che ti pone alla stregua

    di principi e re.

    Tu,

    già proiettato al Cielo

    che,

    come impavido guerriero,

    hai sconfitto malefiche entità.

    Tu,

    Francesco,

    Eletto del Signore,

    Umile Frate

    che brilli

    di luce propria,

    più fulgida e abbagliante

    di qualsivoglia preziosità.

    Lungi da Te

    questa ostentazione,

    pur frutto dell'Amore,

    al di fuori

    della Tua straordinaria essenza,

    della Tua concezione eccelsa,

    della Tua sovrumanità.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:11
    LA GROTTA DELL'ANGELO

    IRIS VIGNOLA

    LA GROTTA DELL'ANGELO

    Moltitudine di anime,

    nella vasta grotta,

    ascoltano,

    in silenzio,

    la parola del Signore

    e pregano.

    Lo sguardo sorvola

    tutt'intorno,

    nella sacralità del luogo,

    mentre l'emozione

    cattura la gola

    e gocce salate,

    trasparenti,

    luccicanti

    come cristalli,

    sgorgano

    dagli angoli degli occhi,

    scivolando giù,

    lungo le guance,

    inarrestabili.

    Le mani si congiungono

    per una silenziosa preghiera,

    intanto che la mente corre,

    a ritroso nel tempo,

    immaginando il toro,

    immobile,

    nel rifugio precario

    e la freccia scagliata

    dalla mano infuriata,

    tornata,

    come un boomerang,

    a colpire il mandante,

    in quella grotta

    tra le tante,

    in una zona impervia

    e incontaminata.

    Ancora pura.

    La grotta

    prescelta dall'Angelo,

    consacrata

    dalla Sua stessa presenza

    eterea,

    celestiale,

    paradisiaca.

    La grotta in cui Michele,

    Arcangelo di Luce,

    Agguerrito Capo

    delle Guarnigioni Angeliche,

    Intrepido Vincitore

    di orde di angeli del male,

    ha salvato l'animale

    ed è apparso,

    Messaggero proveniente

    dalla Dimensione Divina,

    su quest'angolo di mondo,

    a dare prova di sé

    e del Suo Mondo,

    Eterno,

    Perfetto,

    Immutabile.

    I miei piedi

    calcano la terra

    che hai calcato

    Tu

    e, per questo,

    il mio cuore esulta.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:09
    I RIFLESSI DELL'ANIMA

    IRIS VIGNOLA

    I RIFLESSI DELL'ANIMA

    I riflessi, dell'anima mia,

    sfaccettature, inestinguibili e variegate,

    da dissacrante metamorfosi, non intaccate,

    che induce il corpo mio, come petalo sfiorito,

    a morire e, alla polvere, tornare,

    per il destino, di ognuno, già scritto, al principio.

    Riflessi di luce,

    tonalità di colori mutanti

    e rispecchianti emozioni, sensazioni,

    di ogni momento dell'effimera vita,

    che, l'essere, empiono, attraverso la spoglia...

    Quand'esso ama e, l'anima che, di ardore, si nutre,

    di dolcezza, di candore e di eterno amore,

    l'ebbrezza passionale, fa volare,

    liberamente, oltre la materia,

    vagando, lucente rubino, per lo spazio smisurato,

    a lambire la luna, che la guarda attonita

    e a toccare le stelle, del cielo, splendenti sorelle...

    Quand'esso canta, incitandola a viaggiare

    tra terra, sorvolando città, aguzzi monti, correnti fiumi,

    ameni laghi, verdi prati, di fiori, cosparsi, d'estasi profumati...

    e mare, distesa fluida ed infinita, come il cielo, d'azzurro, colorata,

    2)

    su cui, l'anima, rapita, si fa turchina, specchiandosi, inebriata...

    Quand'esso soffre, espandendo il suo dolore,

    fino a travolgerla, per ciò che riserva la vita,

    nel buio opprimente si rifugia, di cui assume l'oscuro colore,

    anima in pena, miseramente smarrita.

    Riflessi d'anima pulsante, di luce, rifulgente,

    governatrice del vitale mio cosmo,

    creato e plasmato dal Sempiterno Artista,

    particella, seppur infinitesimale, integrante,

    di quello universale e sconfinato...

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 17:07
    COS'E' QUELLO

    IRIS VIGNOLA

    FILASTROCCA DEDICATA AI PICCOLI

    COS'E' QUELLO?

    Cos'è quello?...Un fiore?

    Mi avevano detto che erano belli,

    su lunghi steli, corolle e pistilli gialli,

    però non sapevo che fossero tinti,

    azzurri, lilla, viola, rosa, rossi,

    insomma...diciamo...variopinti.

    Ma questo profumo, che sollazza i sensi,

    proviene da loro? Curiosa, testé annuso...

    Mi sento rapita...

    La mente gremita...

    e, lesta svolazzo tra l'uno e l'altro,

    affinché coglierne il gradevole olezzo.

    Cos'è quello? ...Il sole?

    Mi avevano detto che era dorato,

    di fuoco rovente, altresì formato,

    però non sapevo di questo calore,

    che brucia la pelle e ravviva l'umore.

    Ma questa luce, fin troppo brillante,

    arriva da lui? Curiosa, testé lo osservo...

    Mi sento abbagliata...e lo sguardo,volto...

    e, lesta, ad occhi chiusi,

    ad esso offro il viso, assai smorto,

    affinché ambrato possa divenire

    e, la mia dolce beltà, far riapparire.

    Cos'è quella?...La luna?

    Mi avevano detto quanto fosse amena,

    attorniata di stelle, come una sirena,

    però non sapevo che fosse d'argento

    e che lo spargesse, portato dal vento.

    Ma questa luce, così irradiante,

    arriva da lei? Curiosa, testé la scruto...

    Mi sento pervasa di freddo chiarore incantato...

    e, lesta, ad occhi chiusi,

    ad essa offro il viso bronzato,

    affinché splendente polvere di luna, si possa posare

    ed un innamorato, in un baleno, mi faccia trovare.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 16:57
    ACQUA

    ACQUA

    Acqua...
    ...Da natia sorgente, sgorghi,
    fra anfratti di roccia scalfiti,
    scrosci...
    Di artico fluido, ti vesti...
    spandendo invitanti fruscii,
    che, ad argentine e antiche risa,
    di giubilanti pargoli,
    riporti...
    Verso te...inchinata...
    ...Invoco...
    per grazia...
    Riempi l'immacolate mani,
    che devastante dolor, mai arrecarono,
    racchiuse, or ora,
    come caldo, concavo scrigno
    e compiaci
    l'assetata mia bocca,
    di voluttuosi baci, anelante,
    che, di te, si sollazza...
    ...Fitta cascata, irrompi,
    tra rocce e sassi, tuffasi,
    come vitale fonte,
    con zampillante balzo,
    in suggestiva pozza,
    da leggiadre ninfe, abitata,
    che, tu medesima, hai plasmato...
    Di cristallino manto, ti vesti...
    Ignuda...a te, protesa...
    ...Invoco...
    per grazia...
    Purifica, con salubre dolcezza,
    il languido mio corpo,
    come, pietosa,
    laveresti via mortal peccato,
    se, di Divino Assenso,
    fossi rivestita
    e carezzane l'infuocate membra,
    d'ardente desiderio, possedute,
    cosicché spegnerne il tormento,
    come spegneresti fuoco,
    divampante...
    ...Turchese mare, ti riveli,
    tra cielo e Terra,
    pulsante e vivo,
    di salina e amara linfa intriso,
    seppur, con carisma, generato.
    Nel tuo sconfinato impero,
    che, ognor dominante,
    invincibile, si erge...
    di bramante trionfo, ti vesti...
    Sconfitta...a te, arrendevole...
    ...Invoco...
    per grazia...
    Conducimi con te,
    per il sommerso spazio,
    tra varia e variopinta fauna,
    vermigli coralli e, di alghe, distese,
    onde, alla chimerica Atlantide, approdare,
    di aitanti fauni e lusinghiere sirene,
    segrete parvenze, scoprire,
    acciocché, dallo straziante vivere,
    sull'effimera terra,
    fattosi, anzitempo, mesto sopravvivere,
    fuggire e cercar rifugio.

     

  • 11 marzo 2015 alle ore 16:57
    Amor che arrivi

    Amor che a me arrivi
    e nel mio cuore vivi,
    ora di te non so più far senza ...
    e quando non ci sei,
    mi manca la tua presenza.
    Amor che vieni e non
    te ne vai,
    ora che ci sei non ti lascerò mai.