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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 07 agosto alle ore 17:15
    Fortuna italiana

    Scappa il migrante in cerca di fortuna
    perde i suoi soldi il risparmiatore
    col cannocchiale si vede la pensione
    c'è sempre un baratro pronto ad inghiottire.

    Ma ci son liste in competizione
    e candidati tanti pronti a dare
    al bel paese la scossa salutare.

  • 07 agosto alle ore 15:31
    Senryu

    Fuori di scena
    Si levano i giganti
    Scompaiono le ombre

  • 07 agosto alle ore 15:17
    Ma..."il mare è crudele!"

    Quando gettai un messaggio: nell'acque fraterne
    del mio Jonio
    ch'era rinchiuso in bottiglia di pregiato
    vetro di Murano - (e) comprata
    a 10 euro, sic!
    da un rigattiere della città vecchia: già, e son
    tanti 10 euro, tanti davvero! 
    La bottiglia, però, si aprì 
    - d'averla vista (vuota) - mi dissero pescatori
    notturni di frodo...
    e il messaggio, allora? Sparito, ingoiato
    forse dalle onde
    ingoiato dal mare, sparito nel mare
    Ma..."il mare è crudele!"
    - spesso ripeteva la mia grande zia -
    il mare: [è crudele]
    lui, "ingoia persone, barche e marinai"...
    Il mare [è crudele]: il mare
    lui, ha ingoiato anche il mio messaggio.
    Ma...è davvero così crudele?!

    Taranto, 17 marzo 2016.

  • 07 agosto alle ore 15:15
    Il vento...oggi è diverso (una donna)

    Il vent'accarezza il viso
    di Sara
    mentre lei, seduta sulla spiaggia,
    si raggomitola i suoi fulvi capelli
    come il crine d'un cavallo libero.
    Oggi il suo viso è più pallido e triste
    del solito: e le gote ancor più smunte
    che mai.
    (M'anche)
    il vent'oggi è diverso...
    soffia diverso: se n'accorgono
    già gli scogli e si spaurano
    il mare se n'accorge: ma lui non 
    si spaventa, ruggisce un po'
    e poi si placa.
    (Ma)
    il vent'oggi è diverso...
    si sente nell'aere inquieto, intorno
    tutt'intorno.

    Taranto, 12 marzo 2016.

  • 07 agosto alle ore 12:19
    Chiami seta

    Come seta alla luna
    hai tracciato strade
    d’incarnato.
    Con me. Tutta.
    Zigomi
    ciglia
    labbra
    a scalpitare
    durante un sussurro maestoso.
    Metastasi di profumo
    vengono a riempirti
    impastate alle tue polluzioni
    di piume, e piano
    vortici.
    Hai centellinato quel che sono:
    in luci e ombre
    mentre evaporavo
    nel tuo desiderio
    policromo.
    Chiamami ora così forte
    tanto che infine
    apparirò
    migrazione di giunture
    abbandonate a te.
    Disfatti i giorni
    succinti
    nasco qui
    per dono riflesso,
    unità emozionale.
    Nasco a pelle.

  • 06 agosto alle ore 14:23
    Ischia tre

    tortore 3.6 disegnate sull'euforbia senza verde. Dalle ali di tela. Deficit del corallo a cerchio delle case.

    L'isola ha il piede di Tifeo dentro l'acqua. L'afa indossata dalla gente. Salve Joe.Il giorno è rimasto indietro.

    Sui crateri privati. Non fare il fesso. Al cielo indelicato la somma delle nuvole. I sandali ro mariuolo ncoppa o' pullmann della danza .

    Date luce alle pallottole. Indelebile l'istante. L'asciugamano ride allo specchio. Nella macchia spinosa delle ombre.

    Baci all'autoclave e al gelsomino.Alla camera da letto prematura. Mezzanotte di nuovo.

    Non ci sono parole.
     

  • 06 agosto alle ore 13:57
    Caro me

     
     
    Caro me,
    anche oggi ti devo raccontare
    di una giornata uguale alle altre,
    di chilometri, di ansie, di sospiri
    e facce tristi nelle tristi strade.
     
    È da un po’ che non ti scrivo,
    che non ti chiedo come stai,
    come procedono i tuoi sogni,
    in quale paradiso ora ti trovi
     
    Beato te che trovi il tempo
    di ammazzarlo, questo tempo,
    con l’arma aguzza della fantasia
    viaggiando gaio a mille all’ora,
     
    di qua le curve d’una donna bella
    di là segmenti tra nuvole lontane 
    al ritmo di certi versi irresistibili
    che avrai composto in arcobaleno
     
    Caro me che né ti vedo né ti sento
    nell’atto di sincronizzare l’ora
    o nei bollenti fumi dei caffè
    che io consumo per sentirmi vivo.
     
    Salutami l’immobile carrubo
    sotto la cui ombra m’assopivo
    in quei speciali caldi pomeriggi
    che il mare tuo e mio tradivo.
     
     
     
     
    *
    Anno di stesura 2008
    (tratta da “Appena finirà di piovere” pubblicato in giugno 2010 da Global Press Italia -  Prefazione di Angela Ambrosoli)
     

  • 05 agosto alle ore 18:35
    Devi essere pazzo (gotta be crazy)

    Devi essere pazzo, devi essere mediocre
    Devi tenere puliti i tuoi figli e la tua auto
    Devi continuare ad arrampicarti, devi tenerti in forma
    Devi continuare a sorridere, continuare a mangiare merda.
    Devi essere piccolo per essere un pezzo grosso
    Devi mangiare carne per rimanere al top
    Devi essere fidato, devi raccontare bugie
    Devi essere in grado di socchiudere gli occhi.
    Devi convincerti che ti crederanno
    Devi sembrare facile da decifrare
    Devi essere sicuro di avere un bell'aspetto in tv
    Devi assomigliare a un essere umano.
    Devi essere sicuro, devi fare in fretta
    Devi separare il sottomesso dal malato
    Devi mantenere alcuni di noi docili e in forma
    Devi fare in modo che ognuno continui a comperare questa merda.
    Devo ammettere di essere un po' confuso
    Il dolore in testa è figlio della collusione
    Devo resistere al malessere strisciante
    Devi credere nella via d'uscita dal labirinto
    Ma tu, ti limiti a continuare a fingere
    Puoi distinguere un cretino da un amico
    Ma continui a mostrare il coltello
    Allo straniero, all'amante, all'amico e al nemico indifferentemente.

    Pink Floyd, dall'album "Wish You Were Here", 1975.

  • 05 agosto alle ore 12:12
    Barattoli

    Ora che apri barattoli di fumo
    convinta di trovar colori dentro,
    io sono accanto a te, disorientato.
     
    Anche tu vieni dalla giovinezza,
    cavalli bianchi tra cui scegliere il più bianco,
    sorrisi dentro scrigni, finalmente aperti.
     
    Ma non é detta ancora l’ultima parola,
    mare e cielo non cambiano nuance
    ed io accanto a te sarò, affascinato.

  • 05 agosto alle ore 10:05
    Anarkika disillusione

    Abbiamo da mangiare
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo da bere
    - vino allegro, vino rosso
    vino fumè pure un quartino di nero -
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo di che scrivere
    e legger ciocché scriviamo
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo i freddi inverni
    e le calde torride estati
    - senza le dolci soavi primavere
    nel mezzo -
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo notti strane
    - cariche di sogni -
    e giorni arcani
    - privi di bisogni -
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la pioggia grigia
    che ci bagna
    e il caro vecchio Charlie
    che ci accompagna 
    nelle orecchie
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo le macchine
    che ci assomigliano
    e noi stessi assomigliamo
    - sempre più -
    a loro,
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la rabbia in corpo
    dei poeti maledetti
    e la saggezza sulle spalle
    dei guru indiani
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo tanto
    niente abbiamo:
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo la pancia piena
    e la mente sazia e sgombra
    da idee gravi
    cosa vogliamo (mai) di più?
    Abbiamo la speranza
    che ci sorregge
    con le mani in pasta
    nella disperazione...
    cosa vogliamo di più?
    Abbiamo abbiamo 
    abbiamo: cosa vogliamo
    di più?
    Abbiamo abbiamo
    abbiamo: forse
    è per questo
    che non cerchiamo più?!

    da: "Serenata blues", di Hans-Magnus Enzensberger.

  • 05 agosto alle ore 9:45
    Sei ancora tu?

    Piccolo Luciano
    ti è rimasta la brama 
    di verità;
    di curiosare di fingere
    di stupirti, di giuocare
    con tutti e con le parole.
    Mio piccolo coniglietto
    il mio piccolo coniglietto verde
    che leggeva le fiabe
    vicino alla stufa
    ad alta voce
    ed io ascoltavo
    con gioia.
    Il mio piccolo coniglietto
    che si spauriva
    delle rane salterine
    vicino al pozzo delle lucciole
    o piangeva dinanzi ad un'aurora 
    stellata.
    Chi sei veramente, Luciano?
    Sei ancora quello di allora?
    Il mio piccolo coniglietto
    che faceva i capricci 
    a tavola...
    eppoi - col muso -
    ti accovacciavi in un angolo
    della cucina
    che sembravi un cucciolo
    bastonato.
    Sei ancora quello di allora
    (quello) delle estati di Belfagor
    quando soltanto io ti capivo?
    Piccolo Luciano:
    ti è rimasta la
    brama di verità;
    di curiosare di fingere
    di stupirti di giuocare
    con tutti e con le parole...
    Sei ancora tu,
    il mio piccolo coniglietto verde
    e ti riempirei di baci.

    - Mia sorella Anna ha scritto per me una poesia dalle stelle...

    da: Giuseppe Conte (1945-vivente).

    Taranto, 24 agosto 2018. 

  • 04 agosto alle ore 20:09
    Il fiore

    Non chiede nulla il fiore
    si dona come l'amore
    con levità di colore
    profumato o inodore.

    Segna l'attimo il fiore
    beato della luce del sole
    con perle di liquido umore
    gelato da notturno rigore.

    Prende l'anima il fiore
    affacciandosi al cuore
    come l'amata al balcone.

    Piacere nasce dal fiore
    diverso da false parole
    magico a prima visione.

     

  • 04 agosto alle ore 11:50
    L'orizzonte (El horizonte)

    L’orizzonte

    L’angelo comanda gratitudine,
    punta la torcia intatta perché sia luce cieca,
    guizzo negli occhi delle maschere sonnambule.
    Con madre Solitudine
    consumi il miele aspro delle vergini,
    fra casupole declinanti e gigli selvaggi,
    in lagrime gravide di colpa.
    Muore il colibrì ai piedi del rovere,
    si disseta il leone alla fonte inesauribile,
    c’è una roccia che precipita
    e la croce dell’orizzonte squarciato.
    La luna tramonta, vespero si spegne,
    e il mio occhio vede la Luce unica nell’orizzonte sempre nuovo.
    E non mi stanco di Te,
    Albero aperto.

    El horizonte

    El ángel ordena gratitud,
    apuntala una antorcha intacta para que sea luz ciega,
    caracolea en los ojos de las máscaras sonámbulas.
    Con madre Soledad
    consumas el miel áspero de las vírgenes,
    entre tugurios declinantes y lirios silvestres,
    con lágrimas grávidas de culpa.
    Muere el colibrí a los pies del roble,
    el león sediento bebe en la fuente inexhausta,
    una roca precipita
    y es cruz el horizonte desgarrado.
    La luna fenece, el lucero se apaga,
    y mi ojo ve la Luz única en el horizonte siempre nuevo.
    Y no me canso de Ti,
    Árbol abierto.

  • 04 agosto alle ore 11:27
    Gli invisibili ("clochard")

                                                                                           esistono, sono...
    Quando ti camminano
    di fianco non osservi i loro
    volti
    non segui i loro passi né ascolti il loro 
    respiro...
    quando gli invisibili
    ti camminano di fianco
    annusi soltanto il loro profumo:
    di esseri umani!

    Taranto, 4 agosto 2019.

  • 04 agosto alle ore 10:50
    Ischia due

    poi è accaduto sulla spiaggia asmatica Base di ombrelloni feriti nell'emulsione del vento. Il fango aspettava lo spazio della vasca.

    Un luogo antico. Dalla traccia di ferro a quella oltrepassata di zingo.La gente aveva rassodato la pelle a pezzi. In trenta minuti di posa.

    Semplice con l'intera natura mescolata alla camomilla e ai ruderi di pietra.Il paese non cresce di un palmo per il mare. Alberi secchi.

    Piromani sulle colline.Tutto brucia di salute malferma. Qui la donna delle pulizie di mattina scopa le zanzare morte .

    Gratis il canto delle cicale notturne. Routine di scarsa armonia. Un ospite si aggira per il corridoio ripetendo a vuoto: signò tenimm o maccaturo chine e schizzi.

    Rassatvi nu pocu...
     

  • 03 agosto alle ore 13:47
    Curve

     
    Dentro, il disordine imperava.
    Tanti tasselli da recuperare,
    i soliti perché d’una serata no
    mentre la vita insisteva a dire,
    ad ascoltare, a fare, a respirare…
     
    Di che parlare quando si è soli
    e come agire nel silenzio doppio?
    Cosa udire se non la chiara eco
    di mille voci a dirti mi dispiace?
     
    Ma respiravo…
     
    Vidi i segni di perfette curve
    che lingua d’onda abbozzava
    nel pigro suo venir alla battigia
    e poi nette, nette le disegnava
    nel pigro suo arretrar dalla battigia.
     
    Scampoli di luce offrì la notte,
    chiesti a una luna indifferente.
    Non protestai contro nessuno,
    non chiesi spiegazioni al fato.
    In quelle curve placai le ire.
     

  • 03 agosto alle ore 10:39
    Aleph della tua penna

    È facile per te scrivere romanzi
    imprimermi nel tempo di piccoli rifugi
    macchiare il silenzio di fiori
    perché ti abbia negli occhi, fino
    al profumo accartocciato
    Aleph della tua penna,
    nel primo rigo inizia l’illusione
    delle porte sull’amore circolare
    largo di cielo, d’alti e bassi
    pieni e vuoti come le quattro stagioni
    Mi disegni mistero
    con pupille di mediterraneo
    guardare te
    scolmarti la sete di conoscenza
    di quanto siamo centro, un punto
    per arrivare all’universo
    Dove si va l’uno dentro l’altro?
    Negli spazi a perdersi, puntando in alto
    Cos’è questa scia che abbranca il fiato?
    Scrivilo
    che siamo stati qui
    sull’ultima pagina, con le immagini vive
    a luci spente

  • Solo nel suo campo di battaglia a bandire il cuore come una spada Impavido fissa il nemico con ardente furore Le tenebre dell'ignoto s'addensano sulla fragile armatura mentre bagliori di lotta si susseguono con feroci colpi di volontà Non s'arresta la battaglia ma il coraggioso eroe vede stagliarsi all'orizzonte il serto d'alloro che cingera` il suo capo Mentre l'iride di un arcobeno narra le sue gesta la sua vittoria Il nemico scofitto a giacere sulla nuda terra testimonia che il bene sempre trionfa

  • 03 agosto alle ore 7:55
    A cercar luce

    La leggerezza dell'aquilone
    per volare oltre le nuvole
    il filo staccato dal cuore
    lasciando a terra l'orrore.

    Nella sfinitezza crudele
    approssimandosi la fine
    consolante visione
    dei condannati a morire.

    E' stato forse possibile
    agli innocenti dei lager
    inaridite le lacrime.

    E gioia lassù nel sole
    svanite infine le tenebre
    in nuova vita di luce.

  • 02 agosto alle ore 9:08
    Ischia

    Dalla veranda le due figure guardano il mare. Un plaff contro gli scogli neri. Sulle alghe ricucite dai gorghi.

    Può qualcosa di nuovo stare al posto di una  barca? A Ischia altri sconosciuti. Bambole e chewingum al bagno delle fumarole
    .
    Auguratevi che oggi ci sia un bel sole _ dice Tiresia ai vacanzieri  La parte verde dell'isola si piega ad occidente. In bevande clandestine.

    Alberghi di poche stelle .Lei  ha carne bionda. Lui solo un tatuaggio raggrinzito al petto. Il tempo sgorga in mezzo alla piazza.

    Davanti alla chiesa del Soccorso. Alcune donne continuano a chiedersi cos'ha fatto di bello l'Ammiraglio giù al porto.

    Più di un nastro adesivo le bocche soffocate.Friabili all'abbraccio delle torte di frutta fresca. Benedetti ragazzi!

    Ad ogni stagione il paese fissa sui ganci piccolie spille del secolo .Un fascio di mirto trascurato . Trionfo dei granchi di terracotta.

    /Per fortuna il centro termale indica  un trattamento di luce. Cura luminosa del corpo. Nelle onde di un momento)

    .
     

  • 01 agosto alle ore 17:06
    I silenzi dell'amore

     
    I silenzi dell’amore esistono.
    Li ho visti alla luce della luna
    ed il mattino dopo, fronte mare,
    marcare angoli concavi e convessi
    con la matita matta dell’umore.
     
    Dinanzi all’onda, chiusa alle tristezze,
    o alla notte, aperta a nostalgie,
    si salva, il cuore, oppure si smarrisce
    nel cambio ballo a cui deve obbedire.
    E batte, per mia fortuna batte…
     

  • 01 agosto alle ore 15:24
    Verso la luce

    Salgono alla luce
    i corpi non più peso
    anime pure
    d'un altro universo.

    Terminato il patire
    unite nel viaggio
    senza differenze
    vanno al porto.

    Là sono attese
    da tanti abbracci
    e ritrovate carezze.

    E' speranza dei vivi
    esorcizzante il morire
    con un mondo di luci.

  • 01 agosto alle ore 15:19
    Da qualche parte, oltre la vita

    Da qualche parte
    oltre la vita,
    ci sono bambini
    che son tutti bambini.
    Solo sorrisi,
    tutti sorrisi.
    Semplicemente gengive,
    qualche dente
    e la loro felicità.

    Da qualche parte
    oltre la vita,
    sicuramente ci sarà.
    Deve esserci,
    lo credo
    un posto così.
    In terra non è giusto
    vederli soffrire,
    piangere o morire.

    Da qualche parte
    oltre la vita,
    dove tutto è più giusto,
    l'unico pensiero di un bimbo
    è spremere la fantasia
    nella testa, nei loro giochi.
    La fantasia fatta di felicità.

    Da qualche parte
    oltre la vita,
    anche se a volte la vita
    è finità già.
    Non credere che sia finita,
    perché una fine non ci sarà.
    Un mondo di nuvole e balocchi
    come premio
    di una vita
    che tanto giusta non è stata.

    Da qualche parte
    oltre la vita,
    con te il mio cuore porterà.

  • 01 agosto alle ore 9:25
    Sottocute un tempo celestiale

    Liberare vorrei, un’orma
    d’ossa che odori ancora
    dal peristilio
    di terra rinverdita
    e sottocute un tempo celestiale 
    nettare d’ogni cellula.
    che spreco non ci affligga
    né ristagni sussurro
    alla bocca del sonno
    -la vena irragionevole
    sorda, straborda
    anche all’elice piatta
    del lago. 

  • 31 luglio alle ore 19:07
    Mi sorrise la Signora

    Fu macchia di cespuglio

    a ostruire il passaggio

    alla Signora

    Mi sorrise Ella

    fra il chiaro scuro delle forme

    -rasserenata dall’impotenza-

    E andò

    non falciò

    il germoglio c’ancora aveva

    bulbi verdi.