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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 04 novembre alle ore 16:04
    Verso il patibolo

    Leggete un libro al giorno
    nel poco tempo che rimane.
    Soffiate ai testi polvere
    di mare e seme per la tomba,
    ché passi il vento tra le mani.
    La carne palpita d'ignoto 
    e sgora trito il puzzo nero
    della putrefazione.
    Solo il verso, vicino al greto,
    potrà tenere l'estasi,
    l'odore, rosa del patibolo.

  • 03 novembre alle ore 23:59
    Haiku

    La notte è fredda
    Sogno la legna che arde
    Amo il calore

  • 03 novembre alle ore 17:22
    Basta un respiro d'acqua

    Ti tengo stretta amore
    non devi aver paura
    basta un respiro d’acqua
    e questa brutta vita
    se ne andrà via.
    Stiamo scendendo in fondo al mare:
    lassù non c’è più aria
    non c’è più terra
    ci manca il cielo.
    Solo acqua intorno
    e il sangue si raggruma,
    dolore
    di latte in seno
    che non cessa. 

  • 03 novembre alle ore 17:21
    Questo mare

    Era lo stesso il mare che guardavi, poeta
    e io ne vedo tanti, con i colori che hanno drappi
    di prati lungo i fiumi e i campi a primavera
    sconfinati, senz'alberi di cinta, senza muri
    ma vedo l'onda vomitare dall'utero la morte
    lenzuola color alba sugli occhi insonni e il suono
    appena, piano del tramonto correre l'ombra
    mano a mano, farsi nero questo mare
    che sembra non sapere della notte
    che porta dentro e culla stelle nel suo abisso,
    le spinge a fondo, lava le spine
    col sale cura il peso
    dei passi, con la corrente il sangue
    e l'acqua sa di ferro più forte quando tange
    l'arena, quando piange. 

  • 02 novembre alle ore 23:39
    Haiku 2 novembre

    mute corolle-
    fragili apparizioni
    tra gli incensi

  • 02 novembre alle ore 18:34
    Cuore che non può

    Cuore che non può 
    regalare, i doni immerge
    si ritrova a fronteggiare
    il maltempo, passo dopo passo
    ostinato si prende tutto
    niente resta per gli altri
    ruba pure le più piccole cose 
    senza donare pretende
    che tutti lo cercano
    sta male e per questo
    si arrabbia. Vorrebbe
    voltare pagina, rinascere
    per una nuova esistenza
    E' stanco di vedersi malato
    desidera sognare
    sperare che ci sia una possibilità
    di vedere un sole bellissimo
    passeggiare con la vita
    che cambia, dove volano
    gli aquiloni e verdissimi prati
    in sogni stupendi

  • Son lucenti d'assenza stamani le stelle e non ho bisogno di candele per guardare il cielo Resto quì immobile sul mio uscio solo nella penombra dei pensieri a scrutare le innocenze del mondo a riscoprire sentimenti e donarmi intime confidenze E raccolgo nella mente chinato al chiuder degli occhi nenie di brandelli d'anime in pena prede d'odio feroce distanti dal vivere e violate nell'intima dolcezza assiepate e sconnesse nel lamento del loro destino intriso della malinconia del presente anonimo e incompreso . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 01 novembre alle ore 12:39
    Deboli fiamme

    Deboli fiamme da bocche quasi spente nel lor parlar proiettano incerti cerchi di luce nell'aspro racchiar delle parole fendendo l'inaccessibile serenità dell'anima E stormi d'anime gaudenti e di dubbio candore si dissetano con asciutte lacrime condensate in vuoti silenti scorrenti copiose nei solchi scavati da volute ostentazioni Incantesimi deliberatamente tramati dentro supposizioni intriganti che incrociano il "mal di vivere" della povertà umana causato da sporchi interessi di quartiere amare divergenze convergenti in finte accomunanti frustrazioni e che esaltano ancora di più le ombre di ogni età . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 01 novembre alle ore 12:33
    Notte di luna spiona

    Meravigliosa quiete pervade questa notte suggellata da raggi di una luna bassa e spiona riflessa sul mare calmo che si stende al di là degli occhi nella sua liscia superficie di compatto scintillìo fino alla curvatura di un orizzonte Celeste Resto estatico entro le ante della mia finestra all'ascolto del sommesso sibilare di tenui onde al bacio con la riva e che si appiattiscono con un flebile sciabordìo fino a calmarsi al riflesso del cielo Così mi raccolgo in questa pace avvolta nel silenzio abbandonandomi nella penombra del mio pensare Cesare Moceo

  • 01 novembre alle ore 12:33
    Piange il vecchiarel

    Piange la sua sorte il vecchiarel del letto accanto al pensier dell'or fatal Spasimi di pietà percorrono di brividi gli occhi al guardar quel fanciullesco viso solcato impettito da fanciullesche lacrime e lucida mente per ciò che sarà Nè si rassegna nè si rasserena alle parole di coraggio che il mio cuore vorrebbe imporre al suo attender la vita E spera in cuor che faccia presto mattino e l'arrivo dei famigliar gli porti quiete . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 01 novembre alle ore 12:32
    Io,musica antica ma sempre attuale

    Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia le pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. (Alda Merini) Vivace e a volte insopportabile non sono quel che si dice un uomo brillante Carità verso tutti intimità con pochi eletti vivo d'insegnamenti sottintesi ogni nuovo giorno lontano da ciò che è stato ieri nel mio mondo interiore proiettato al domani verso anime diverse verso ferite d'intimità sottili e profonde malesseri a far sentire dentro l'anima la futilità della vita Ho detto tanto e tant'altro vorrei dire in questo tempo che rosicchia la mia pelle e si nutre del mio delirio come se il resto del mondo non gli bastasse Sará questo novembre con i suoi giorni aggrottati dalla tristezza e la sua pioggia dalle sorgenti infreddolite a abortire i miei sogn e turbare il mio parlare fino a tormentarlo fino a zittirlo . Cesare Moceo poeta di Cefalù destrierodoc @ Tutti i diritti riservati

  • 01 novembre alle ore 12:32
    Le stanze dell'anima

    È già sceso il buio che annuncia la notte; licenzio i miei pensieri,nell'intento di riposare le mie stanche membra spossate dal pensare e dallo scrivere, oppresso da questo clima sfavorevole dell'odio dell'uomo,germogliato nei giardini della libertà e anche in quelli della tirannide.E mi ritiro eremita,nelle stanze pure della mia anima,dove m'appresto a contemplare i miei sogni,che son la parte più splendida del mio firmamento e dureranno in me per tutto il mio vivere.Sogni proibiti,passati in compagnia di mesti momenti eternamente vestiti d'avviliti misteri,nel mio istinto intriso di profonde amarezze.Là,dove gli angeli piangono dolorose lacrime a bagnare il destino di iracondi uomini,contro il tempo che inesorabile scorre a frantumare i ricordi, nella libertà oltraggiata con la dignità negata, labbra chiuse si parlano addosso nell'unica luce ancorchè fioca,che apre il cuore ai nuovi orizzonti.Cerco Te,o Speranza,per risanare quelle cicatrici,a Te attingo limpide acque,a riscattare la coscienza sospesa in quei vuoti Tu,che mi scaldi con la Tua umile fiamma, T'aspetterò ancora paziente nelle magie di altre notti. . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 01 novembre alle ore 9:22
    Dove il padre

    Per chi non abita oggi
    il calore dei tetti
    tuttavia frequenta segrete
    di quando il cuore è rivoltato

    Per te, che tanto presto
    non hai più baciato
    amate chiome, amate guance
    Che dalla lontananza
    dici -non hai scelto
    questo mistero
    dalla forma di specchio
    tra il tuo e il nostro sguardo
    in giù
    ferito a morte
    da pugni di torba
    asciutti, quasi muti

  • 31 ottobre alle ore 14:14
    Aspetto trepidante il mio rinascere

    Sono qui dentro la mia notte innamorato del mio Essere a donare la mia anima al futuro a esplorare il mio pensare e a imparare a non aver paura dei miei viaggi interiori regali che la vita non a tutti dona dove sento pulsare ancora il cuore del mondo nei respiri dei fantasmi del passato e dove tutto mi sembra vero anche le illusioni E scaldo la mia fantasia attraversando con passione i caldi ghiacciai della mia pace restando attento a me stesso nei passi all'indietro che la mente mi propone e guardando nello scorrer delle ore sempre avanti verso dove sorgerà il sole Col silenzio stampato negli occhi corro veloce a cacciarmi tra gl'inchiostri quasi a volermi trovare tra le dita quelle giuste parole che potessero parlare di questo mio amore parola dopo parola emozione dopo emozione illuminato dai dolci riverberi della passione cullata dal mormorio dell'anima E Tu bellissima ti ergi Poesia nella tua magnificenza . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 30 ottobre alle ore 18:13
    Agonie

    Grattacieli a sfibrare

    l’agonia del cielo

    Graffi bercianti

    il colore del mondo

    L’uomo scatena

    il suo buio intestino

    alle falde del Cosmo

    si vendica:

    di quel che non possiede

    di quel che non anela

    per sua iniquità

    L’uomo

    sa uccidere se stesso:

    infilza ogn’attimo rappresenti

    quel che non sa essere

    E costruisce grattacieli

    a berciare il cielo

    a piangere agonie del mondo

    a sfaldare il Cosmo

    per un riflesso

    per un sì mai ricevuto

    per un atto d’amore

    mai conosciuto

    E innalza grattacieli

    a sfibrare agonie di cieli

    a scatenare

    il suo buio intestino

    per non amare

    per non conoscere amore

    per non ricordare amore.

  • 30 ottobre alle ore 15:12
    Accadrà...prima o poi accadrà

    In fuga dal mio stesso respiro,traboccante d'insidie e di pensieri, assaporo convinto l'evanescenza del tempo,piegato alla deriva ad annusare nell'aria vibranti sentimenti di festa di stagioni vivaci,inesorabilmente passate, da cui sgorgano ancora cristallini fluidi di nostalgie divenute ancora vividi ricordi. Nel perenne gorgoglìo dell'esperienza fermentata, intingo la lingua arrotata e mai spenta o redenta,a gustare la vita di chi mi corre accanto,proiettato nel viaggio da qui all'eternità,in un futuro che già mi sparla d'essere ogni giorno memoria compagna, sempre nell'erta dei sensi, della solitudine nell'aspettare di raggiungerVi. . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 30 ottobre alle ore 15:09
    Tra chimere e illusioni

    Dono a me stesso prima che al mondo le umili irrequietudini fors'anche le perturbazioni del godere nel mio gioire e del mio vivere le passioni Scrivo parole serene e schive lasciando nel loro dire le tinte schiette e tranquille dei moti dell'anima travagliata dalla sofferenza di volere il bene degli uomini e della Verità Che ne sarà di me e dei miei scritti chiedo al mio cuore stanco di battiti senza ricevere risposta Vado dove mi porta l'anima tra le chimere e le illusioni dei giorni che verranno al pensiero che se dovessi riscrivere ciò che fin'ora avete letto lo rifarei tale e quale per come l'ho già fatto . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 30 ottobre alle ore 15:08
    Dispepsie

    Cammino senza bastone tra i giorni che scompaiono in ogni ieri cercando ancora le più agevoli strade per raggiungermi labirinti di speranze tra gli oscuri meandri del vivere Vivo pieno di fede di affetti e di ricordi di momenti di miseria e nobiltà d'animo isolato dalla circostante Umanità cosciente pellegrino del mio esigente credo fatale incessante spesso faticoso travolto dalla fiumana a lasciarmi sorpassare dall'onda avida d'arenarsi Così anch'io travolto dalle stimmate dei pensieri dispersi qua e là ho da darne conto . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 30 ottobre alle ore 15:06
    Riflessioni di una povera mente (1992)

    Resto dentro le orbite familiari del mio pensare,disteso sulla mente e posando lo sguardo su pericoli indistinti,sprofondati in esauste emozioni con le finestre spalancate,a far entrare la delicatezza del Cielo,il languore della terra,in una parola il seducente mormorio del vivere. Vivo la vita nel quietismo raccomandato dai ricordi d'infanzia,provando a immaginarla diversa,nell'incarnare l'idea di me stesso e recitando rosari nella ricerca del mio Io più profondo,litanie ripetute prostrato in ginocchio,in fronte alla vita,nelle stanze dell'anima,col il cuore a conversare con se stesso. Desideri di pienezza attraversano il mio spirito oscuro nell'incompletezza del mio "Essere" con la crescente esigenza di isolarmi dal mondo e ritrovare il coraggio di soffrire immerso nell'unità degl'intenti e dei sentimenti E mi fa compagnia il buio della mente, illuminata solamente dai riflessi dell'anima, nella storia vissuta senza spade e senza armi, cercando le parole giuste a far valere i pensieri e disegnare ogni giorno nuove maschere di me stesso. E lasciare in eredità echi che parlano di me lungo il viaggio della memoria nel tempo,a insegnare a questo mondo d'andar piano per arrivare sano e anche molto lontano . cesaremoceo proprietà intellettuale riservata Copyright

  • 29 ottobre alle ore 16:29
    Marcel

    Marcel,
    ricordi, quando, spensierati si correva nel giardino fatato della nostra infanzia perduta?
    di quando sognavi d’amore ed io di torpore;
    quando insieme imbattibili eravamo,
    di quando nei nostri sogni c’era solo speranza a profusione.

    Marcel,
    i tempi sono andati; quelle speranze si fanno responsabilità,
    fatiche infinite per raccattare qualcosa,
    mille cuori infranti tra cui il mio,
    mille sorrisi spenti tra cui il tuo.

    Le gioie infinite di bambini leggiadri,
    sono andate via cogl’anni;
    eppure, quell’amaro e dolce ricordo ancora mi pervade,
    come il ieri fosse oggi, tramutato in serietà.

    Ogni tanto mi consolo,
    altre volte, mi ammalo.

    Fosse tutto così facile come al tempo,
    quel tempo che nulla ha tolto se non l’essenza di qualcosa che andò storto.
    Odo rumori lontani che mi appaiano sordi,
    ma quando ti ricordo,
    qualcosa mi abbraccia teneramente,
    come ombre di cose mai dette.

    Ah, la cognizione del tempo la perdo spesso;
    meno male ci sei tu a far ammenda di me stesso.

  • 28 ottobre alle ore 20:51
    Uomo,cosa sei

    Conosci ormai a memoria la tragica monotonia dei giorni che s'inseguono tra buio e luce e esageri d'indifferenza concedendoti inerme allo spirito di questi tempi che lascia cumuli di sconfitte agli angoli dei guai sparpagliati tra gli uomini a lacerare interiorità e cuori Uomo...cosa sei ? . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 28 ottobre alle ore 20:48
    Ogni cuore lo sa

    "ti resta addosso come se fosse pelle, quell'inquietudine mista ad un sorriso che vorrebbe placare ogni tormento" (Paola Bosca) Il mio mare che mi parla raccontandomi di vite e di sofferenze patite meschini guai annegati tra i flutti assieme a brame di migliorie sognate nella vaghezza dell'ignoto Cauto nel trarre conseguenze mi confesso di consueta dignità in sentimenti d'insoddisfazione a celare scrupoli interiori sospinti dall'anima inquieta in schietti singulti della coscienza fantasmagoria della lotta per la vita a cui faccio tributi di riconoscenza E credo in occasioni di maturità che fanno di essa la bellezza del Creato . Cesare Moceo poeta di Cefalù Destrierodoc @ tutti i diritti riservati

  • 28 ottobre alle ore 15:10
    Promessa

    Frammenti di cielo riflesso

    brillano d' ipnotiche danze,

    una promessa di pace

    che non desidera parole

    ne' amabili assonanze.

    Dunque è qui,

    dinanzi a te

    Oh Mare,

    che il silenzio

    diviene poesia

    da tramandare,

    è sulle tue paterne rive

    che gli errabondi dei

    sognano di poter tornare.

  •  
    A questa vision nasce forte forte il pianto,
    nella notte parigina alta la fiamma avvampa
    di Notre Dame la bella  Cattedrale al mondo
    intero cara da nemico rosso fuoco avvolta
    la svettante guglia e di una volta un tratto
    il ciel abbandonano per crollar giù a terra
    caducità delle cose per un baglior perduti
    secoli di storia ricordi antichi del passato
    forti? No che più forte è dell’uomo la memoria
    che le oggi povere morte pietre vive saprà far
    tornare e la storia che le impregna raccontare
     

  • 27 ottobre alle ore 23:58
    Frammento 38

    Non volevo pensarti
    Ma
    mi pulsi dentro

    Testarda!