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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 06 agosto alle ore 12:13
    Nuovo orizzonte

    Talvolta penso
    in un’assolata giornata
    al futuro
    non riuscendo a godere
    del presente
    o dei ricordi passati
    tutto passa in un lampo
    senza che ne ci accorgiamo
    solo il futuro ci è davanti
    ed apre la sua porta
    non ti abbattere, animo mio
    gioisci pensando al futuro
    di un nuovo uomo.
     

  • 06 agosto alle ore 12:04
    Notare

    A volte in mancanza di altri
    noto aspetti insoliti
    di situazioni o persone
    dopo riflettendoci sopra
    arrivando a provare
    una sensazione triste o allegra
    solo così riesco
    a dar vita ad una mia poesia
    ed ad attribuire ad essa
    un significato profondo.
     

  •  
    L’Elegia così prosegue:
     
    “Congiungeva le due rive -come dire la città e la campagna- con un senso vivo di umana solidarietà. E i boschi vicini, rimbiondendo in primavera, gli mandavano vento di giovinezza. Giunta qui, l’acqua del fiume-nato in alto e lontano- rimormorava attonita: “Nel mio percorso non ho visto cosa più bella”; e si metteva a giocare fanciullescamente coi piloni, coi sette archi, che parevano un invito alla danza. Poi più a valle, si cancellava nel Po, ma consolata d’aver visto tale maraviglia. Da piazza Leonardo, da via luigi Porta lo guardavano le torri coetanee con compiacenza di sorelle superstiti; e il tiburio di San Michele e di San Teodoro ogni giorno allungavano il collo per meglio vedere e assicurarsi che era sempre lì.
    Ed era sempre lì; un po’ vecchio, un po’ stanco, con quelle sue forme a dorso di mulo. Ma il mulo è sempre più tenace che stanco. E quella schiena curva che portava la dolcezza d’una chiesa fatta a barca, vinceva il peso e il passo dei secoli.
    In pace temevano che i suoi nemici fossero le piene che d’autunno aggredivano i piloni e invadevano gli archi ponendo quasi storcerli e ruinarli. Ma poi era niente.
    Le onde sfogavano le forze radunate a Sesto Calende e qui,rompendosi contro il tagliamare, scoppiavano in una fragorosa orchestra di tuoni sommersi. Ma in guerra i suoi nemici furono i mostri precipitanti da cieli apocalittici; e ne hanno slogato le vertebre, sciancate le arcate, mutilato il canto.”
    “Congiungeva le due rive -come dire la città e la campagna”, ecco la sua  funzionalità sociale e di comunicazione, quindi  non solo balaustra di freschezza per i poveri in estate, non solo monumento simbolo da ammirare e ammirato, ma quell’unire  le due rive  quel andirivieni di persone, di  merci, di  mezzi di trasporto di vario genere. un tempo impedito o difficoltoso , ora diventa  possibile grazie a lui che agisce  “ un  senso vivo di umana solidarietà” tra due mondi diversi, fin qui separati, l’opulenza della città e la povertà della campagna. E  nel commento giunge in soccorso, grazie a quanto inviato da  un suo pronipote, il Dr. Fabio Maggi, Angelini stesso che  nel capitolo "Pavia sotto la neve" così scrive "Dal Ponte vecchio arrivano lenti i carretti insaccati in tendoni carichi di neve; scendono dai paesi di collina dove ne è caduta di più, e ne sono una memoria poetica. Ma fate che un gregge di pecore, sceso da Zavatarello, da Varzi, passi lento sul Ponte coperto; Pavia prende l’aria d’essere ancora nella favola, o appena uscita da una stampa del nostro Giovita Garavaglia o del suo maestro Fausto Anderloni, incisori d’alta statura, che nel grande Ottocento, come i poeti, sapevano ancora commuoversi davanti a queste scene cosmiche, a queste nevi cristiane, vantamento e ricchezza dei nostri siti settentrionali." Poi ti par di sentire anche tu e di essere sfiorato come il ponte da quel vento di giovinezza che arriva dai boschi in quanto son queste  due righe di pura poesia! Acqua che nel suo lungo percorso, circa 200 km, prima di giungere a Pavia, il Ticino nasce nella lontana Svizzera, dalle due sorgenti dei passi di Novena e del Gottardo, ne bagnate di meraviglie con  il figlio suo il lago Maggiore ( Intra, Pallanza, le isole Borromee e altro )  ha da lontano visto  monumenti, torri, castelli, piazze,  abbazie delle lontane Stalvedro e Bellinzona o delle vicine Vigevano e Morimondo. ma…  “Nel mio percorso non ho visto cosa più bella”  acqua che poi  gioca “fanciullescamente coi piloni, coi sette archi, che parevano un invito alla danza” non è anche questa poesia? Acqua che infine muore, muore nel Po ma dolcemente e serenamente  dopo aver visto tanta “maraviglia” ! Bello quel animarsi, prender vita delle torri, delle chiese di Pavia che, come piene di timore, vogliono  tranquillizzarsi  e assicurarsi che sia sempre lì.
     E l’Elegia diventa elegia: stupenda la similitudine con il mulo: po’ vecchio, un po’ stanco”. ma “sempre più tenace che stanco”, “quella schiena curva che portava la dolcezza d’una chiesa fatta a barca, vinceva il peso e il passo dei secoli.” Sì le sue battaglie vinte vittoriosamente nei secoli e in tempo di pace durante le piene d’autunno che ” aggredivano i piloni e invadevano gli archi ponendo quasi storcerli e ruinarli. Ma poi era niente. Le onde sfogavano le forze radunate a Sesto Calende e qui, rompendosi contro il tagliamare, scoppiavano in una fragorosa orchestra di tuoni sommersi.” Vittorioso nei secoli e  in tempo di pace poi, in un sol giorno e in soli  pochi minuti, in guerra, “ i suoi nemici… i mostri precipitanti da cieli apocalittici.. ne hanno slogato le vertebre, sciancate le arcate, mutilato il canto.”
    Tutta la sofferenza di questo passo dell’Elegia è raccolta in questo  “mutilato canto.”
     

  • 05 agosto alle ore 18:57
    Gabbiano

    T'ho visto e m'hai attraversato
    come un dardo infuocato
    tu anima libera ridotta
    a un mucchietto di penne informe
    che sulla strada si sparge a ogni folata.
    Del corpo tuo bianco e slanciato
    sola resta un'ala verso l'alto estesa
    a implorare gli ampi spazi persi
    evocando ancora il rauco grido
    dal grigio inghiottito per sempre.

    5 agosto 2018

  • 05 agosto alle ore 16:13
    Alle soglie del Tempo

    E ogni sera mi fermo
    a cercare tramonti
    alle soglie del Tempo
    Quattro mura sugli occhi
    a spaccare orizzonti
    Infinitesime punte
    di dardi incendiati
    a disgregar il cemento
    In gloria s’allarga
    apogeo di rosso
    -nel giallo l’orgasmo-
    del giorno che involve.

  • 05 agosto alle ore 9:40
    Trina bordeaux

    si riversa il sereno
    ci sfiora il fragore dell'ombra
    strema il dì fiori dal labbro
    ma poso la mano sul vetro
    la piccola trina bordeaux

  • 04 agosto alle ore 11:48

    Mi guardo e dico che vado fiera delle piccole rughe che si stanno intensificando ai lati degli occhi. Amo le mie occhiaie che arrivano dalla stanchezza di chi si fa il "CULO"! Adoro i 7/8 kl di troppo che l'età o la vita diversa mi addossa... Amo tutto ciò che sono nel bene e nel male ... E amo anche i miei anni, che per FORTUNA passano e dico per fortuna perchè al mondo c'è anche chi non li ha visti passare! Quindi ben venga INVECCHIARE... SIGNIFICA SOLTANTO AVER AVUTO LA POSSIBILITA' DI VIVERE!

  • 04 agosto alle ore 11:24
    Haiku

    Fiori degli dèi
    I garofani rossi
    Segno d'amore

  • 04 agosto alle ore 10:40
    Silenti pianti

    Notti

    a esigere d'ascoltarmi
    con sarcastici disprezzi

    a accorgermi e inorrdirmi

    dei pensieri ostinati
    che percorrono la mente

    Nascondere al cuore
    il loro orrore e l'esasperazione

    e arrivare al mattino
    immerso nel silenzio piu' sprezzante

    mantenuto per ore pagando
    dazio all'insonnia
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 04 agosto alle ore 10:39
    Non voglio sposare i peccati degli altri

    Porci a vivere
    dentro un coacervo di pensieri

    con le ali a dare lo slancio iniziale

    a far sentire immersi nel cambiamento

    e partecipare al mondo
    il rapporto alla pari con l'esperienza

    Un branco a rifiutarsi in se stessi

    a trasformarsi

    a estinguersi
    nella loro attivita' creativa di solidarieta'

    e farsi portavoce del niente
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 04 agosto alle ore 10:38
    I dialoghi tra l'anima e il cuore

    Pensieri molto profondi i suoi

    e lo ringrazio di questo

    l'ho chiamato Poeta da subito

    anch'io

    e quando la mente mi guardava storto

    e sospendeva i pensieri
    in segno di disappunto

    durante gli anni magici
    e difficili della sua adolescenza

    tra passeggiate di lettura
    e panchine di scrittura

    io non avevo remore a chiamarlo poeta

    Ed era solo l’inizio della sua fantastica avventura

    perché sentivo che sarebbe arrivata
    una passione sempre più grande

    più sconvolgente

    più emozionante

    …e così è stato…
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 04 agosto alle ore 10:36
    La gradevolezza del passato

    Ricordo la mia infanzia
    e il mio lavarmi

    nel quale ho vissuto
    i miei entusiasmi e le mie speranze

    e persino le mie lacrime

    Ora mi sforzo
    a parlare ancora con voce umana

    tra le frenesie
    che mi portano ai deliri

    nell'incontro con il mio infinito

    e l'ascoltarmi con interesse

    nel caso avessi da rivolgermi
    nuovi pensieri

    E faccio da maestro
    e da discepolo a me stesso

    per rimaner attaccato

    a tutto ció che in me
    e' rimasto radicato
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 04 agosto alle ore 10:35
    La calura della mente

    Sottile caligine

    impregna ora l'aria tutt'intorno

    inghiottendo i riflessi dell'estate
    e le sue sfumature

    e trasformandole in un buio acceso
    color nebbie di calore

    emozioni fluenti

    nella sera che scende
    quando ancor non é notte

    E vedo lá

    pittore di malinconia

    i contorni del mio scrivere

    nel pensier d'incontrarmi
    in qualche parola sublime
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • E quelli sono i giorni
    in cui m'accuso dei miei pensieri

    m'ascolto e taccio in quelle ore

    mentre anche il cuore
    mi dice di risparmiare le parole

    Son chiamate della mente
    a rievocare silenzi imposti

    al presente che vivo
    d'immobilitá coatta

    e al mio passato

    che ritorna dall'aldilá
    nelle folgori dei ricordi

    E m'affido ai miei occhi

    nel colloquio con il "Nulla"

    che misura la distanza
    tra ieri e oggi
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • Storie dolenti e drammatiche

    segnate da croci sante
    e sangue versato

    a cui servono domande
    che cercano risposte

    indignazioni giuste
    a ridare dignita'

    E si puo' esser rivoluzionari
    senza esser violenti

    anche sentendosi moscerini
    a combattere pachidermi

    nell'avidita' della cultura

    che sgombra l'intelligenza
    e arricchisce l'anima

    nel suo sentire universale

    che diventa il compagno di viaggio
    della propria vita
    .
    Cesare Moceo destrierodoc

  • 04 agosto alle ore 10:29
    La droga del drago

    Poi d'un tratto

    l'intelligenza schiocca le dita
    e riporta alla realta'

    E cosi' si comincian
    a scriver sciocchezze su sciocchezze

    e proprio per questo

    alcuni di voi su di me
    ci potrete far la croce

    dicendo dentro le vostre fredde labbra

    "sara' anche un brav'uomo
    ma vive nel suo mondo"

    Vi autorizzo io stesso a farlo

    d'altronde chi mi vuole davvero bene
    non parlera' male

    né con la penna né con la parola

    ...e in ogni caso...
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 04 agosto alle ore 10:27
    Inganni smascherati

    Miseria del dire
    respiro nel mio istinto
    in stracci di pensieri ambiziosi
    e randellate alla cieca
    che la mente dispone senza avvenire
    E stanno zitte le porpore
    nel girare il capo
    per non guardare in faccia la Veritá
    e abortiscono il loro stesso onore
    per arrivare in ogni modo
    in fondo alla Via
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 04 agosto alle ore 10:26
    La fiducia dell'anima

    Arrivo spesso

    sull'orlo della perdita della trascendenza

    confuso

    nella voglia di fermarmi a riflettere
    e ricominciare a pregare

    magari ritrovando il sorriso di Dio
    e portarlo con me fino alla mia fine

    E cerco

    nel mio bisogno

    buone parole che mi ripuliscano il cuore

    mi ridistendano il viso

    e infondano nuova fiducia
    all'anima smarrita
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati
     

  • Nel corso della stesura di una nota volta alla ricerca di riferimenti al fiume Ticino nella vasta produzione letteraria del Vate di Albuzzano , Monsignor Cesare Angelini, nota apparsa in una versione preliminare su Ticino Notizie, un contatto epistolare con un pronipote del grande critico e scrittore, il Dr. Fabio Maggi,  mi  ha dato l’opportunità di “impreziosirla” tramite l’invio di prezioso materiale e in particolare, di una copia de  L’Elegia del ponte rotto, scritta, nel 1949, con bella e nitida calligrafia.  
    L’Elegia fa riferimento al bombardamenti delle forze alleate che  nel settembre 1944, durante la  seconda guerra mondiale, danneggiarono l'antico ponte trecentesco e ne fecero crollare un'arcata e nasce in quel clima particolare che si respirava in Pavia in quanto al termine della guerra  si svolse un aspro dibattito sull'opportunità di ripristinare il vecchio ponte o di demolirlo. Per timore di crolli che avrebbero potuto far straripare il Ticino, nel febbraio 1948, il  Ministero de Lavori Pubblici fece demolire con la dinamite l'antico manufatto. Alcuni resti dei piloni del vecchio ponte sono visibili nelle acque del fiume ed è rimasta anche la base del portale. Nel 1949 si iniziò la costruzione del nuovo ponte, che fu inaugurato nel 1951 . Sul portale d'ingresso dalla parte della città un'epigrafe cita: "Sull'antico varco del ceruleo Ticino, ad immagine del vetusto Ponte Coperto, demolito dalla furia della guerra, la Repubblica Italiana riedificò.
    Dell’Elegia se ne riporta  qui solo una prima perché merita, come spero di fare nel tempo,  di essere trattata  nella sua interezza con  un ampio commento, direi, quasi, con un saggio esegetico!
     “ E’ lì, da due anni, costernato nella sua sofferenza drammatica, nel silenzio improvviso delle sue arcate; ma con uno strano pudore d’esser guardato, come ogni bellezza devastata. I suoi diritti sono quelli dei mutilati, dei grandi mutilati di guerra, che vanno assistiti, guariti, rifatti. Se no,  è una ingiustizia in terra e in cielo. Ma ha pazienza ; nella sua maestosa stanchezza di rudere, dà tempo al tempo. Sa che un ponte non si rifà in un giorno  e in una notte, a meno d’affidarne la costruzione al diavolo come i vecchi favoleggiavano di lui, ma lui non vuole. Era, nei secoli, il motivo  lirico della nostra città; il suo volto, la sua distinzione; il simbolo nella geografia e nell’arte. Era la firma di Pavia. Un ponte coperto su un bel fiume, non è cosa di tutti i giorni né di ogni città. C’è  il ponte di Bassano, il vecchio ponte di Firenze, ma il nostro che era il terzo e basta ( “ i ponte dei sospiri” è un’arcata tenuta su dagli innamorati”) li batteva tutt’e due per imponenza e figura. E quelle cento colonne di granito che ne sorreggevano il tetto, se nelle notti di luna gli davan lievità di sogno  di visibile favola, di giorno creavano una balaustra di freschezza per i poveri che vi sostavan volentieri. Era l’edificio più ammirato dallo straniero, quando lo straniero si chiamava Petrarca che invitava un certo Boccaccio a vederlo come opera insigne; o si chiamava Leonardo che provava malinconia di non essere arrivato in tempo a metterci una mano anche lui; o si chiamava Montaigne che, ritornato in Francia, lo lodava tra i suoi. Era l’edificio più ammirato dai concittadini, quando i concittadini si chiamavano Cherubino Cornienti, Pasquale Massacra, Faruffini, Tranquillo Cremona, Ezechiele Acerbi, Erminio Rossi, Romeo Borgognoni: che Dio li ha tutti nella sua pace.”
    All’inizio dell’Elegia  ci viene presentato  un Ponte sofferente, stanco in quella “maestosa stanchezza di rudere”,  ma paziente in attesa di essere guarito..sa che ci vuole tempo …a meno che..” ma lui non vuole” con riferimento al diavolo e  alla favola della sua primitiva costruzione (da Wikipedia:” Secondo una leggenda, la notte di Natale dell'anno 999 molti pellegrini volevano recarsi alla messa di mezzanotte in città, ma, per la fitta nebbia, le barche non potevano effettuare il tragitto. All'improvviso arrivò un uomo vestito di rosso, che promise di costruire immediatamente un ponte in cambio dell'anima del primo passante. L'uomo era il diavolo e solo l'arcangelo Michele accorso dalla chiesa poco distante lo riconobbe; finse d'accettare il patto e, quando il ponte fu costruito, fece passare per primo un caprone. In realtà, il nuovo ponte fu costruito a partire dal 1351 sui ruderi del ponte romano, su progetto di Giovanni da Ferrera e di Jacopo di Cozzo”).
    Poi  dalla penna, dal cuore di Angelini, ecco uno slancio accorato,  un amore  forte immediato, per questa “creatura” mutilata  che “Era, nei secoli, il motivo  lirico della nostra città; il suo volto, la sua distinzione; il simbolo nella geografia e nell’arte. Era la firma di Pavia.”
    Sì solo amore, certezza, nessun dubbio, nessun sciocco campanilismo in quel affermare con decisione la sua supremazia nei confronti degli altri due ponti coperti “su un bel fiume” italiani:” . “ C’è  il ponte di Bassano, il vecchio ponte di Firenze, ma il nostro che era il terzo e basta ( “ i ponte dei sospiri” è un’arcata tenuta su dagli innamorati”) li batteva tutt’e due per imponenza e figura”
    E poi quel lirismo: “ se nelle notti di luna..”. Balaustra di freschezza per i poveri, bello questo riferimento, ai poveri forse poco importa la bellezza architettonica ma la sua funzionalità ..punto di ristoro, bellezza, imponenza architettonica che invece richiamano l’attenzione e lo stupore dei visitatori “stranieri” e che stranieri: Petrarca, Leonardo, Montaigne! Cosi nelle loro invocazioni qui parzialmente espresse e  a quegli inviti agli amici di venire in quel di Pavia per ammirarlo par di sentire  la trasmissione e la condivisione della  gioia  di chi ha trovato un tesoro ma che non lo tiene gelosamente per sé.. sì anche voi amici ne dovete godere quindi venite a vedere!
    “Era l’edificio più ammirato dai concittadini, quando i concittadini…”, qui Angelini sembra sospirare in quel nostalgico ricordo di quei concittadini, quei bei nomi di valenti pittori , tutti orbitanti in tempi diversi attorno della Civica Scuola di Disegno e di Incisione in seguito divenuta Civica Scuola di Pittura,  alcuni morti giovanissimi: Massacra patriota in combattimento, Cremona, l'iniziatore della scapigliatura in pittura,  avvelenato da coloranti tossici, e sembra dire “i tempi sono purtroppo cambiati” e diventa nel ricordo un “laudator temporis acti”
     
     

  • 02 agosto alle ore 12:53
    Esito

    L’abbrivio resta identico moto
    nel perpetuo dello spazio
    ed esito.
    So che l’inizio diviene
    per sempre
    ed è il per sempre
    a intimorire,
    quell’indefinito evolvere
    senza stancarsi
    quell’infinito muovere
    senza approdo.

    Giungere a te
    è stato più semplice,
    puntando al bagliore
    di luce riflessa,
    ed ora che ti allontani
    fermo il tempo
    ma il tempo resta
    soltanto convenzione
    di un mondo,
    punto di partenza
    per l’universo.

  • 02 agosto alle ore 10:43
    Fuliggine

    Dissolvente Celebrità....
    Solitudine di Angelo....
    Dentino di Fuliggine...
    anche la Luna si Sporca con Te.....

  • Voglio una vita semplice.
    Voglio fare il contadino,
    la sera un bicchier' di vino,
    e poi sdraiami
    ed ascoltare jazz.

    Voglio una vita semplice.

    Ho detto a tutti:
    "Ciao ciao. Ci rivediamo tra trent'anni".
    Ma che famiglia? Che figli?
    Al massimo conigli, galline e una pecora
    nera.

    Nera come la notte
    che mi sento addosso.
    Nera come il mio cane
    il cui unico pensiero è l'osso.

    Pazzia? Anarchia?
    Elogio della follia?
    Voglio solo stare con me stesso,
    mettermi una coperta addosso
    e vivere di quel che posso.

    Mio nonno s'è commosso
    a pensare che lui,
    non l'ha fatto per scelta,
    ma è nato in un campo di grano
    da un amore profano
    tra una donna del popolo
    e un uomo venuto da lontano.

    Grazie nonno,
    che hai raccolto
    la mia anima,
    sotto l'albero di pero,
    l'hai mostrata alla natura
    e hai espresso il tuo pensiero:
    "Siamo fatti di terra, di acqua e di amore".

    "Siamo fatti di terra, di acqua e di amore".
    È la preghiera che recito
    ogni sera
    prima di andare a dormire.

  • 31 luglio alle ore 20:51
    Dolcezze

    Figure di riflesso
    disdegnano
    brandelli di pensieri condivisi
    a sfuggir la fantasia
    per rifugiarsi nel silenzio
    E m'assale
    il sentimento del tempo
    a far dolce
    il mio vedere e il mio vivere
    nel godimento sublime
    degli occhi e dell'anima
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 31 luglio alle ore 20:50
    Il riflesso dei miei sogni

    Appoggiato di spalle
    al davanzale della finestra
    aperta sulla vita
    me ne sto con il viso girato
    verso il buio della mente
    immerso in quel silenzio
    a trastullarmi
    nel gorgoglìo dei pensieri
    E scruto nell'oscurita'
    ad un passo da quel vuoto
    a immaginare il riflesso dei miei sogni
    che diventano realta'
    nella speranza che non muore mai
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati

  • 31 luglio alle ore 20:48
    Grazie a Voi

    Siete Voi che guardate
    oltre la maschera delle parole lette

    nel mio cuore

    spero solo che il vostro amore
    non sia frutto di compassione

    So bene che con quattro rime
    non si conquista la fiducia

    ma vorrei che m'apprezzaste
    per quel che sono

    nel mio stile
    a volte osceno alla mente

    nel mio baluginare d'Essere
    ad alleviare i miei strazianti tormenti
    .
    Cesare Moceo destrierodoc @
    Tutti i diritti riservati