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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 settembre 2014 alle ore 11:58
    sentimento

    sentimento 
    terra pioggia e vento
    passato presente futuro
    tappe di un breve cammino
    stazioni di un precario viaggio
    uno specchio
     con la nostra immagine riflessa
    un canto di pace 
    che posa sul cuore un senso di appartenenza
    circolarità
    sentimento 
    terra pioggia e vento
    passato presente futuro
    andata e ritorno 
    ritorno a casa
    e così sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/09/sentimento.html

  • 29 settembre 2014 alle ore 11:26
    Madonna Del Sole

     
    Il Sole i scalda
    La Luna ti veste
    Le Stelle ti colorano
     
    L'Amore ti cerca
     
    Alba rossa perenne
    Adagiata nel tempo
    Nei colori dell'arcobaleno
    Di un tramonto vermiglio
     
    Il desiderio di venerarti
    È dentro di noi
     
    I cuori ti accolgono.
     

  • 29 settembre 2014 alle ore 9:59
    Amori E Silenzi

     
    Un sole qualunque
    Bacia un cuore muto
    Che ha smesso di tacere
    Si è lanciato alla ricerca di te
    Che non ci sei
    Ed ora si domanda
    Dove sei
    Perché non ci sei
    Esisti
    Non esisti
    La mia anima ti concepirà
    Il vento ha svegliato la vita
    Avida di desideri fanciulli
    Ed il mio passo veloce
    Si lamenta sulle foglie secche
    Per fuggire dal rumore
    E celarsi nel silenzio
    Ora che ti ha trovato
    Desidera sapere di te
    Perché ti ama
    Perché ti odia
    Perché ti adora
    È un amore
    Creato
    Di soli silenzi.
     

  • 28 settembre 2014 alle ore 21:49

    Molte persone credono che "Non perdonare" sia portare, covare e provare rancore e odio verso qualcuno. Non credo che sia così. Personalmente... Ho ricevuto male, come molti di voi. Ho affrontato e anche perdonato in alcuni casi dove ho visto un sincero pentimento e l' ammissione sincera di aver commesso un errore. Ma non so perdonare laddove vedo che si sorride di fronte al male inflitto, dove volutamente se ne continua a fare... Questo mio "Non perdono" non è odiare quelle persone, ma semplicemente scegliere di "Ricordare" chi sono, cosa hanno fatto, il modo che hanno scelto di vivere e di lasciarle alla loro strada. Per come sono fatta io si perdona si, ma non tutto. Il perdono DIVINO non spetta a me; e fin quando sono viva e padrona di me stessa decido io a chi donare il MIO perdono e chi lasciar andare.

  • 28 settembre 2014 alle ore 20:55
    Sessant'un'anni

    Nel fascino della mia imperfezione

    respiro le emozioni
    di un passato forse non troppo lontano

    a rievocare ricordi intensi e irredimibili 
    e trasudare amore

    Vita vissuta e non subita
    accanto ad essi

    con ansie e serenità

    struggimenti ed effusioni

    e in quest'ardore
    che ancor oggi mi avvolge e consuma

    mi prendo i meriti
    del mio cuore contento
    .
    cesaremoceo

  • 28 settembre 2014 alle ore 20:02
    Mi manchi

    Non trovo pace
    L' anima è inquieta nell'attesa di te
    Il sangue scorre  fuori le vene
    La mente s'aggrappa a frammenti di sogno
    Respiro silenzioso per non fare rumore
    Annuso l'aria come i gatti in amore
    Ti sento arrivare, il tuo passo gentile
    I tuoi occhi son perle d'oriente
    Mi tendi le mani, sorridi e mi baci
    Accarezzo il tuo viso, ti abbraccio
    Pronuncio il tuo nome, non ottengo risposta
    Che strano, sognare nel mentre si è svegli!

  • 28 settembre 2014 alle ore 12:30
    Senza parole

    Accarezzando ciò che emoziona, ne accantona la parola, il verbo.
    La reciprocità di sguardo riempie ogni spazio vuoto
    dalla cui profondità emerge ogni sensazione più nascosta, inespressa.
    L’attenzione s’accentua, le parole sempre meno.
    L’imbarazzo reso visibile dal rossore delle guance
    alimenta il calore di un amore, senza parole.
    Le gocce di calore traspirando
    confluiscono nella ricerca dell’uno con l’altro
    in una atmosfera che solo il bacio sa assaporare,
    la cui fisionomia è tutt’una, senza parole.
     

  • 28 settembre 2014 alle ore 10:34
    Energia (riflessioni)

    Osserva l'abbandono
    di capi inamidati
    ma senza esser stirati
    mentre si commentano
    da soli, senza essere guardati
    in quell'esitenza che si rinnova
    e fa da paladino nel vedersi
    agiata, quando mondi si sentono
    scartati e girano per domandare
    come si può morire, fra le vie
    inosservate
     

  • 27 settembre 2014 alle ore 21:42
    Dentro le notti della mente

    In quelle ore scandite
    da rabbuiati attimi
    sospesi nel nulla del tempo
    percorro progetti di responsabilità
    a supportare le passioni 
    e creare l'aspettativa
    di vivere in pace con la coscienza
    E combatto battaglie velleitarie 
    a guadagnare il rispetto
    dando la sensazione
    d'essere il più forte
    per poi accorgermi br /> che non è per niente vero
    .
    cesaremoceo

  • 27 settembre 2014 alle ore 17:09
    La Pioggia Si Fa Neve

     
     
     
    Ascolta
    Ascolta
    La pioggia cade sulla nostra vita
    Uguale e diversa
    Vuole lavare
    I nostri pensieri
    Il nostro corpo
    Non ha avuto il tempo
    Per ripulire il nostro petto
     
    Ascolta
    Ascolta
    La pioggia si è attenuata
    È diventata neve
    Cadono i fiocchi
    Sui nostri capi
    Sul nostro viso
    Sul nostro corpo
    Sulle nostre mani
    Nude e protese
    La neve vuole purificare
    Il nostro spirito
     
    Piove
    Ripiove
    Nevica
    Rinevica
     
    Penso,
    Ripenso
    Che non ci sarà
    Pioggia o neve
    A questo mondo
    Che basterà
    A purificare l'umanità.
     

     

  • 27 settembre 2014 alle ore 13:32
    Non basta più il cielo

    Ho poche cose con me
    o spazi senza senso
    da riempire a caso?
    Siamo scesi in strada
    sotto la stessa luna
    augurandoci un formidabile
    ritorno alla solitudine.
    Il calice della sera
    tra le dita,
    un sorriso in meno
    nel frastuono
    di confuse abitudini.
    Precisare giorni,
    parole
    equivoci
    salutare mancanze,
    tutto in nome
    di errori già commessi.
    Non basta più il cielo
    punti di vista,
    una lacrima ha sempre ragione.

  • 27 settembre 2014 alle ore 1:59

    Non ho chiesto a nessuno di ricucirmi le ferite, di ricompormi il cuore o di risolvere i miei problemi. Non ho mai chiesto a nessuno di accudirmi o di proteggermi. Ho però chiesto con gesti e a volte anche con le parole di non allargare ulteriormente le mie ferite, di non ridurre in briciole quei pezzi rimasti del mio cuore e di non crearmi ulteriori pensieri. Ho chiesto di starmi vicino solo se era voluto e sentito perché solo così avrei avuto un posto dove sentirmi protetta/o.

  • 27 settembre 2014 alle ore 1:31

    Non riesco a provare sensazioni, ne sentimenti laddove vedo povertà di comprensione, volontà di ascoltare e privazione di qualsiasi grado di umiltà. Non riesco a sentire niente che possa suscitare in me una reazione dove le parole non mi rispecchiano ma sono emesse solo con lo scopo di ferire. Non riesco a voltarmi e guardare oltre dove vedo cattiveria e malvagità, perché può esserci qualcosa oltre la timidezza, oltre la durezza, oltre il silenzio... Ma oltre la cattiveria pura e gratuita non può esserci che un animo cattivo. Guardare oltre è solo una perdita di tempo.

  • 27 settembre 2014 alle ore 0:40
    Passa la Bellezza

    E vado;
    il mio anelito trasuda
    ogni fibra del mio corpo
    si dibatte
    passa la Bellezza
    che non colgo mai
    abbastanza
    io fuggo
    e rifuggo ancora
    tra le consuete braccia
    la mia ordinaria
    fragilità
    perchè ci hanno ingannato
    tutto corre così veloce
    nella mia generazione
    che quasi fa ribrezzo
    il viaggio
    c'è chi sostituisce il Tutto
    con un poco di piacere
    il proprio istante di infelicità
    c'è chi sacrificherebbe il Tutto
    per quindici minuti di celebrità
    e chi confonde libertà e trasgressione
    nel delirio del voler tutto
    e bisogna riempirlo, il tutto
    per nascondere quel vacuo
    che regge le fondamenta 
    fantasma
    di questa società
    così la mia generazione
    perde ogni giorno
    ed ecco:
    tra i servitori
    della mia era
    - come in un limbo -
    io tristemente vago;
    eppur mi prendi
    nella mia miseria
    Tu, Bellezza
    io mi vergogno
    non so mai esserti fedele
    fedele fino in fondo
    ma ogni volta
    Tu, sei
    come al centro del tempo
    e dell'eternità
    Tu, sei
    come un abbandono
    una speranza sempre nuova
    un soffio caldo di pietà
    che mi accarezza gli occhi
    e quando credi di sfuggire
    sai, io conosco il dramma
    della mia assenza
    ma ti ritrovo che t'inganni
    lì di nuovo
    come protesa
    in uno sguardo di madre
    io ritrovo
    la tua retina d'eterno
    ti ritrovo
    lì di nuovo
    a illuminarmi gli occhi
    tornando la purezza.

  • 26 settembre 2014 alle ore 22:14
    Son fortunato perchè a Te son capitato

    Tuffi al cuore
    che disarmano e sconfinano
    in vibrazioni profonde
    a pervadere d'emozioni e di paure
    con l'anima che gioca col suo sangue
    a custodirne il valore
    con le parole a rimaner parole
    e i sentimenti a volare alti.
    E chiedo scusa
    affinchè l'amore
    non divenga mercato...grrr...
    .
    cesaremoceo(c)

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:41
    Arenzano

    Chiesa immensa
    eremo solitario
    Gesù bambino
    intensa religiosità.

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:41
    A Puškin

    La mia anima russa in me s’è ridesta
    al suon del tuo odore d’umida betulla,
    e nel tuo sguardo la poesia, di nuovo manifesta,
    l’ispirazione e la fantasia soavemente culla.
     
    Alessandro, mio compare d’infinite ebbrezze,
    la libertà e la gioia del tuo verso infonde
    in me, solingo e rinnegato, brezze
    di meandri onirici le spietate onde.
     
    Prendimi a te, mia amata letteratura,
    scuoti il sorbo, il glicine e il cipresso,
    e donami la forza che nel tempo dura,
    la sorda indifferenza a Caduta e Successo.
     
    Ora sono stanco,  nella notte svuotato,
    ma la mia vena inquieta di fuoco pulsa
    ed il tuo Demone notturno ancor m’ ha visitato
     ma l’Idea della Morte da Calliope è espulsa.

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:39
    Una vecchia masseria bianca

     
    N’duna vecca masseria blanca
    Vivea un viecco rosso e stanco,
    Magro magro e i dita a scheletro
    Ma l’occhio vispo del bambino allegro.

    U’sole ardea e la pelle o’seccava
    E scavava solchi negri tra le vene,
    Che dio tutto questo li mannava
    Per aver creduto da mininno nelle streghe.

    Ma mò pregava a Dio ogni giorno,
    Facea diggiuno ogni venerdì,
    Legumi secchi e piante selvatiche or mangiava
    E il vino nel bicchierino a pranzo non sdegnava.

    Avea tanti figli e una sola moglie
    Che tenea sempre accanto e tutt’intorno
    Ma lui nj vedeva e ni li sentiva
    Clausurato a travagliare ind’all’orto.

    E vivea da solo e non sentia a nisciuno
    Perché era triste del bla-blare altrui,
    E oramai a questo passo
    Si capì che era giunto il momento.

    A mezzo dia esperava fisso
    In piedi nella terra color cioccolata
    E guardava alla nuvola che oscurava il sole
    E contava i minuti, capiva le ore.

    La morte, il diavolo, Dio e li fantasmi
    Venivano a trovarlo nei raggi del sole,
    Ma lui quieto rimanea immobile
    E digrignava i denti e controllava il cuore.

    La bella fanciulla dai riccioli dorati
    Spuntò dal suolo nel fascio fluorescente,
    Gli occhi rossi rifulgevano d’azzurro
    Circondata di fuoco e di verde inchiostro.

    E non v’era di nuovo niente
    Perché tutto era già avvenuto.
    Come sempre nella masseria bianca
    L’ ignoranza rendea il suo tributo.

    Giallo sole, accecante bagliore,
    ‘chè non solo la notte incute timore…
    Nel celar sconosciute ombre vaganti
    L’astro diurno fa il finto tonto.

    Ma nel mare di paglia di luce dorata
    Si nascondono tramanti nemici diurni
    Ben più temibili di effimere ombre
    Confondendosi tral’chiarore dell’ovvio e dell’esplicito.

    Il vecchio remava nell’orto la zappa
    Sudando polvere di terra e di fango
    Aspettando ancora una volta, ancora una volta
    L’apparizione della Santa Morta.

    Ma il sasso oramai era un miracolo di per sé
    E se la santa non c’era, la pietra scompariva
    O la terra tremava e l’albero parlava
    E le persone reali diventavano profeti.

    Ed egli capì che tutto sfumava… sfumava… sfumava…
    Allora tornò a pensare normalmente,
    Si radunò coi famigliari,
    E le visioni scomparvero dalla mente.

    Un bimbo, in un giorno di pioggia,
    Accorse al cancello del vecchio contadino
    E gli chiese se, per piacere, per piacere,
    Avesse un poco d’acqua da bere.

    Fischiettava… poi contava…
    E raccontava di quand’era più piccino:
    i riccioli d’oro del sole materno
    e le calde ditina morbide d’unguento.

    Il viecco lo ascoltava sereno e rilassato…
    E poi d’un tratto la manina ridestata 
    Ritrovò sua madre dai riccioli d’oro
    Nell’ultimo viaggio di Dio: il Perdono.

    “Cara mammina, quanto tempo!”
    Sussuravan le labbra attraverso il vento.
    E lei rise nella luce dorata
    Della tomba gelida nel chiarore ammantata.

    “Cara mammina, sto morendo?”
    E lei sorrise con divertimento:
    “Vieni con me caro vecchietto,
    che bambino tornerai in un momento…”

    E scivolando nel dì in sù del viso
    Giorando note dal su' vestito
    A’ sera cadde a indir tramonto
    E un bimbo nacque –  in un Altro Mondo.

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:38
    Il demone

    I fantasmi del passato
    son tornati a tormentare
    il mio cuore devastato
    dallo spettro speculare.
     
    Sono in guerra, questo è quanto.
    Il bruno demone m'aspetta,
    nero-porpora è il suo manto,
    il suo sguardo una saetta.
     
    Ma stavolta sono pronto
    a soffocar nel sangue
    il suo corpo senza volto,
    il suo velo bianco esangue.
     
    E dalla cima del mio sole
    guarderò il vallo depresso
    col sorriso di chi ha vinto
          ancor una volta...
                                 - l'altro Se Stesso.

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:37
    Il ghiaccio e il corvo

    Mi manca, sai, quel dolce tintinnio
    della neve a fiocchi sfrondante fra i salici,
    e del clown lo sghignazzo, lo sfrigolio
    a cui tanto ambivi,  dea  fra le meretrici.
     
    La vita è ben piatta, da un pochettino,
    le tue guance di rosa m’han fatto sgambetto.
    Eh no!...  Cara amata odorosa betulla,
    Non ti preoccupare, tutt’apposto, non è nulla!
     
    Mi manca, sai, quel brivido di meraviglia,
    del cigno sul ghiaccio, del corvo sul rovo,
    ma fin quando Fantasia sfiorerà le tue ciglia,
    del tuo deserto dorato in me farò covo.
     

  • 26 settembre 2014 alle ore 21:27
    Metastasi di gioia

    Beffardo destino
    aggirarmi dentro il silenzio

    a ripararmi dalla pioggia acida
    di fradici sentimenti

    emozioni impettite

    maschere furbe
    e allo stesso tempo dolenti

    a rispondere senza parlare

    col dire e non dire degli occhi

    E imparare la paura

    cercando solide
    ma impopolari scuse

    senza accorgermi 
    d'averle trasformate

    in metastasi di gioie 
    .
    cesaremoceo(c)

     

  • 26 settembre 2014 alle ore 15:41
    l'unico vero movimento

    chiudere gli occhi e rimanere fermi in silenzio
    ascoltare, l'unico vero movimento

    l'unico vero movimento
    chiudere gli occhi e rimanere fermi in silenzio
    ascoltare 
    e così sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/09/lunico-vero-movimento.html

  • 26 settembre 2014 alle ore 11:49
    Autunno in versi

    Stuoli di foglie
    dai toni del rame
    morbidamente accolgono
    il passo felpato di chi
    incede su viali scanditi
    da filari di alberi…
    creature svettanti che
    come guglie gotiche
    elevano al cielo
    infervorati salmi,
    mentre rami a guisa di pennello
    tratteggiano quadri
    di inarrivabile bellezza,
    con mutevoli sfumature
    che nulla invidiano
    al più esuberante degli arcobaleni.
    Ocra, vinaccia,
    porpora e terracotta
    si rinnovano, vividi, a ogni ritorno di stagione,
    e nulla perdono in calore e intensità,
    come fiammelle che si affievoliscono
    per riattizzarsi poi, veementi,
    nell'avvolgente crepitio di un fuoco.
    Autunno, stagione che, è il nome a suggerirlo,
    aumenta e arricchisce, non vedo in te
    solo fronde ballerine che prendono commiato
    dal palco della vita dopo abili volute,
    né serici veli di odalische,
    fruscianti sulle note del flautato e doglioso motivo
    che, sussurrato da un compassionevole vento
    le depone al suolo per
    relegarle nel più mesto degli oblii.
    Io vedo in te rinascita,
    vigore,
    ardore di vita prezioso
    come un rubino,
    ambrosia servita in eleganti calici
    rosso Tiziano.
     
     
     
     
     
     
     

  • 26 settembre 2014 alle ore 10:58
    L'Ulivo

     
     
     
    Secolare
    Prodigo
    Utile
    Vigoroso
    Tortuoso
    Sempreverde.
    Un Dono
    Di Dio
    Da adorare.
    Sì è lui
    L'Ulivo
    Mediterraneo
    Secoli di storia
    All'insegna
    Dell'amicizia
    E nella Pace.
     
     
     

     

  • 26 settembre 2014 alle ore 10:36
    Il volo dei corvi

    Sera precoce
    non è la tua oscura voce
    che mi martella il petto
    né la paura del fossato,
    ma l'assenza
    del volo dei corvi
    sui tetti del mio breve passato.