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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 19 marzo 2014 alle ore 7:51
    Aedo

    C'era l'aedo a corte
    i banchetti a allietare
    delle omeriche imprese
    con nobiltà d'emozione.

    Vibravano le note
    delle eroiche storie
    consegnate a memorie
    nei poemi cantate.

    Oggi c'è il conduttore
    affiancato dall'attore
    a promuovere il niente.

    E' rimasta la corte
    democratica di nome
    e grata suona l'adulazione.

  • Il tuo sorriso, aperto,
    il tuo sguardo indagatore,
    ma preoccupato,
    attento.
    Non conoscevo,
    non ho conosciuto,
    ma tu sei morto invano,
    se, almeno oggi,
    non parlo di te
    Peppe Diana,
    sacerdote di Dio,
    di un Dio fattosi umano,
    che morì sulla croce,
    per me, per te, per noi.
    Se non ricordo,
    in questo giorno qualsiasi,
    eppure da memoria,
    il tuo sorriso, certamente umano,
    alle cui spalle non poteva
    non esserci il timore
    di chi ti avrebbe un giorno
    fatto tacere.
    Per te, per me, per noi,
    per mio nipote che ha solo tre mesi
    e che sorride spesso
    e guarda al mondo,
    pregherò Don Peppe,
    sacerdote di Dio.
    Che tu non sia
    Dimenticato mai.
    Pace per noi.
    BiEffe
     

  • 19 marzo 2014 alle ore 2:35
    Argini

    Era la vita
    che impazzava nelle vene
    e che esondava
    rompendo gli argini 
    di un gemito d'amore
    ad occhi chiusi
    mentre sopra di me nuda
    in appartenenza mia completa
    ti muovevi.
     
    Si fermò il tempo 
    sulla tua bocca aperta
    e lo raccogliesti nelle mani
    che chiuse a pugno 
    mi stringevano i capelli
    in simbiosi col contrarsi
    violento del tuo ventre 
    contro al mio.
     
    Fu la felicità
    toccata coi silenzi
    che ci sorprese inermi
    l'uno dentro l'altra
    mentre tutto intorno
    era amore
    era poesia.

  • 18 marzo 2014 alle ore 23:25
    Contadino di un tempo

    Amava la semplicità
    era un uomo duro
    ma che coglieva
    l'importanza di essere
    vivo, e mangiare
    quello che c'era
    senza fiatare
    immaginandosi
    di scrutare sempre il sole
    anche ai lati di un tramonto
    oscuro, con valige pronte
    per un alloggio silenzioso
    e veramente sicuro

  • 18 marzo 2014 alle ore 22:27

    Questo è per te papà mio, e per tutti i papà del mondo. Per quelli vicini e per quelli lontani. Ai papà un po duri e severi, a quelli dolci e coccoloni. Ai papà sensibili e quelli più freddi. A quelli che hanno gli occhi segnati dai sacrifici, dalla vita e dalle difficoltà. A quelli che hanno saputo anche nei sacrifici farci sentire fieri e orgogliosi di essere figli loro. A quelli che nella povertà materiale hanno saputo insegnarci la ricchezza dei valori. Ai papà che non ci sono più e che almeno in questo giorno vorremmo riabbracciare... AUGURI PAPA'!

  • 18 marzo 2014 alle ore 21:59
    Non è quel senso

    Non è quel senso che resta
    a ridarti la vita
    a ridarti una speranza
    mentre passa il tempo
    nello stupore che scuce
    le cuciture di un orlo
    impoverito, ma il significato
    del perchè sei nato

  • 18 marzo 2014 alle ore 21:51
    Assenza

    Cammino per la mia città
    la via principale mi sembra vuota
    non ricordo più questa città
    dell’ultimo nostro incontro la data
    ma sento la tua mancanza
    Come l’albero genera foglie
    e le nutre
    sino alla stagione autunnale
    quando ormai secche
    cadono inaridite
    Così io poeta
    senza la tua presenza
    senza mia parola scritta
    non potrei comporre carmina
    ispirati tua rimembranza
    La mia vita non ha senso
    la mia esistenza non ha significato
    se non c’è il di te pensiero
    in te funzione avviene tutto
    senza te sarebbe nulla il mio vissuto
    Ritrovando te
    rincontrando te
    amando te
    posso rivivere
    posso resistere
    Solo a te donando
    tutto me stesso
    solo rammentando
    ogni momento
    a noi legato
    Sei tutta la mia vita
    fosti la vera prima
    non posso far dimenticanza
    non posso far perdita
    non posso far offesa
    Intimi accenni accesi
    toni sopiti
    ritmi accennati
    or mutati
    in lievi movimenti.
     
     

  • 18 marzo 2014 alle ore 16:34
    Per ritrovarti

    Senza ritegno
    mi lasciavo andare
    in quella folle corsa
    ad inseguire la tua ombra
    tra arcani pendii della mente.

    Senza mai raggiungerti.

    E ritornavo ad ogni alba
    dopo notti senza tempo
    più esausta che mai
    stringendo in gola un pianto
    e tra i pugni brandelli di memoria.
    per ritovarti...ebbra di stupore
    tra gli spigoli del cuore
    da dove, non eri mai andato via.

  • 18 marzo 2014 alle ore 16:26
    EPILOGO

    strade solitarie
    auto ferme
    il verde degli alberi
    muta in rosso slavato
    un'architettura di suoni
    dentro di me
    tu sei nell'altra stanza
    apri la porta
    e prima che
    tu dica qualcosa
    la festa finisce

    uno solo è rimasto
    a leccarsi le ferite            

  • 18 marzo 2014 alle ore 13:15
    Fiati corrisposti

    Nel tuo buio che diventa il mio

    col respiro ansimante
    e la mente a vagare incosciente

    trovare le parole e i giusti suggerimenti
    nel bisogno che anch'io ho di te

    Cerchiamo di venirci incontro
    senza vederci martiri inaciditi

    a emanare rabbia e dolore

    e senza cadere
    nella vigliaccheria di non parlarci

    E tormentarci

    per sgusciare dai nostri silenzi
    fino a rileggerci dentro

    e cogliere ancora
    nuove ispirazioni
    .
    cesaremoceo

  • 18 marzo 2014 alle ore 12:41
    Le vie del sole

    Molte volte non sono io che scrivo

    sono le parole che mi cercano

    quando i sentimenti
    eruttano le sofferenze del cuore

    e cercano le vie del sole

    con i raggi a prendere
    senza concedere

    e creano un cerchio
    che non quadra mai

    negli strani cambiamenti
    che portano l'ostilità all'abbandono

    la complicità alla diffidenza

    e che trova la sua realizzazione
    nello stesso vivere

    anche se fatto d'incertezze
    e di perchè

    che forse non avranno mai risposte

    col desiderio di rimanere sempre piccoli
    a giocare con la fantasia
    .
    cesaremoceo

  • 18 marzo 2014 alle ore 9:48
    Capire

     
     
    Capire!
     
    L’anarchia
    L’utopia
    L’anima mia.
     
    Il branco
    La sopravvivenza
    La sola lotta giusta.
     

  • 18 marzo 2014 alle ore 9:47
    Perchè Aspettare

     
     
    Annuso la morte
    La sento nell’aria
     
    Vorrei morire
    Perché aspettare!
     
    Aspettare per capire…
    Capire cosa?
     
    Quello che da vivo
    Non potrò capire mai.
     
    Ma cosa c’è da capire?
    Ha un senso capire?
     
    Capire il passato!
    Capire il presente!
     
    Tutto ha un senso
    Ma solo al cospetto di Dio.
     

  • 18 marzo 2014 alle ore 4:15
    Aerei di carta

    Che voglia matta
    di tornare a fare
    gli aerei di carta
    e poi farli volare.

    Piccolini e leggeri,
    e fatti con amore,
    erano pure teneri
    in qualsiasi colore.

     

  • 17 marzo 2014 alle ore 17:50
    Salvezza

    Non basta un mare
    per spurgare
    gli anni bui
    ma mille mari
    sì, e quelli
    sei tu.

  • 17 marzo 2014 alle ore 14:32
    Labirinti senza uscite

    Camminare sotto braccio
    con le avversità

    in mezzo a esaltazioni incenerite

    resti degli incendi
    che divampano nel vivere

    e sperare ancora
    in qualche oasi di verde

    dove scampagnare
    in compagnia delle emozioni

    e celebrare le gioie della vita

    Accorgersi invece

    d'avere i rami caduchi

    con le foglie ingiallite
    consumate dal tempo spietato

    che si perdono per insignificanti 
    aliti di respiro angosciante 

    nell'illusoria essenza del vivere

    con i dubbi che riempiono la mente

    e la ragione che s'affligge per dissiparli
    scegliendo labirinti senza vie d'uscita 
    .
    cesaremoceo

  • 17 marzo 2014 alle ore 13:23
    Dopo mezzanotte

    Tornata zucca la carrozza
    e topolini i cavalli
    restò di cristallo la scarpa
    a ricordo dei balli.

    Dopo mezzanotte succede
    come la fiaba racconta
    che un sogno resti brillante
    speranza di vita nuova.

    E tornerà Cenerentola
    a danzare col Principe
    perché la bellezza innamora.

    Non c'è bisogno di fate
    ad una terra guarita
    da cattiverie e da botte.

  • 17 marzo 2014 alle ore 12:50
    VIVI

    Briciole di luna

    sulle ciglia

    come fuliggine eterea

    ad accendere braci

    mai spente

    Trasparenze di bistro

    a rifletterci,

    specchi stregati di giorni

    tutti uguali

    e noi

    che esistiamo a prescindere

    in un gioco di pelle

    che risorge ogni volta

    come un gatto

    Fuori

    un perimetro oscuro

    da adornare di stelle

    come trine di luce

    insistente

    Noi

    che troviamo il bagliore

    in coriandoli astrusi

    di comete già spente

    respirandole forte

    da ubriacarci

    noi

    con gli sguardi allacciati

    sciabolate di vita

    su cuori

    sempre infranti dal forse

    ma vivi

  • 17 marzo 2014 alle ore 12:23
    Stelle cadenti

    Piovono dal cielo
    E si stagliano nel tempo:
    Il candore d'un sospiro,
    Spinge il vento dei ricordi...
    Nei tuoi occhi indaffarati
    Tra le pagine del cuore.

  • 17 marzo 2014 alle ore 12:15
    Accattone

    Morbida carezza
    Sulla ruga dell'essenza
    Di chi vuole ammirazione.
    Solo il pianto di un padrone
    Sulla ruga di un barbone
    Che s'affloscia sul cartone.
    Lotta il vuoto dentro il masso.
    Sordo è il tonfo del collasso.
    La miseria ed il trambusto
    D'una vita sempre a spasso
    Che s'accascia
    E afferra il fiasco!

  • 17 marzo 2014 alle ore 12:07
    Forestiero

    Un sussurro nella nebbia,
    Di un alcolico viandante.
    Un sussurro farfugliante
    Di chi ha perso il desiderio,
    A guidarlo il suo destriero:
    La ragion che hanno i pazzi!
    Le taverne sono spente,
    Come pure gli occhi stanchi,
    Quel che resta per le strade
    È un sussurro nella nebbia...
    Per chi, ormai, è cieco e sordo.

  • 17 marzo 2014 alle ore 11:53
    Porta pazienza

    Lode all'arte della guerra
    Agli artigli della terra,
    A chi soffre e dopo spera
    Nel silenzio della sera
    Nel ricordo di un odore
    Nel riposo dal furore.
    Lode a tutt' i lestofanti
    La politica e i suoi vanti. 
    Lode pure a benpensanti...
    Se vogliamo sono tanti,
    Proprio come fanno i santi
    Tra saluti e falsi pianti
    Moriranno tutti quanti.

  • 17 marzo 2014 alle ore 11:48
    Fotoricordo

    I ricordi ďoltremare
    D'un viandante e il suo strumento,
    E la speranza di sfondare,
    Quotidiano suo tormento...
    Lascian spazio a melodie
    Di struggenti fantasie.
    Quelli fermi ad ascoltare...
    Eran tutti a contemplare.
    Una foto...ed ho goduto
    Quel ricordo mai vissuto

  • 17 marzo 2014 alle ore 11:43
    Folgore d'Inverno

    Folgore d'inverno!
    Pronta solo a metter pace
    Mentre il mondo intorno tace.
    Cambia il vento, se vi piace,
    Di quest'orrida commedia.
    Nel frattempo i benestanti
    Fanno chiasso nelle sale,
    Mentre io al capezzale
    Mi diverto in mezzo ai vili.
    Folgore d'inverno:
    Come sempre il tuo ricordo,
    Mi rammenta la follia.

  • 17 marzo 2014 alle ore 9:38
    Disperazione

     
     
     
    …nuvole incerte
    Dall’andare stanco
    Anno offuscato il cielo.
     
    Ed ora il vento respira forte
    In una sera senza fascino
    E su di un mare rumoreggiante
     
    Poi urla più forte sotto la pioggia
    È un mormorio insistente
    Sull’inquietudine stagnante
     
    E mentre la natura vuole sorridere
    Ed il sole sprizzare la sua gioia
    L’uomo avido del sapere…
     
     Si dispera.