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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 01 marzo 2014 alle ore 17:44
    È Carnevale

    È Carnevale
    lode vetusta
    del giovane figlio di dio
    elogio di caos che si fa cosmo
    ora maschera  
    ch’invadi l’animo
    e lo sciogli
    in scherzo che rincuora
    in sfrenatezza che rinnova
    in liberazione dalla cella della severità
    È Carnevale
    alias  carnem levare
    latore d’allegria
    che cogli l’essenza
    che  liberi i sensi
    che estasi la mente
    che trasformi l’odio
    in naturale complicità
    Evviva Carnevale
    che ogni beffa
    fai valere
    a beneficio dell’ilarità.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:42
    Torre solitaria

    Mi impegno spesso 
    per non essere 
    me stesso
    Vivendo nel cumulo
    della finzione.

    Improvviso la mia parte
    ovunque vada,
    un'abitudine
    ormai.

    Ci si sente una torre
    solitaria,
    con i mattoni di sabbia
    pronta per crollare.

    Se non mi guardassero
    con quell'espressione infante,
    mi sentirei protetto
    e meno solo.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:39
    Perché tu pelle, mi contagi

    Perché tu pelle
    mi contagi
    ho i miei rifugi
    su questi aneliti
    scarlatti che ondeggiano

    Con il 
    morbido ologramma
    sulle mie labbra
    lambisci
    i miei istinti

    Perché tu pelle
    contatto, affezione
    mi stampi
    il tuo nome
    mi corrispondi 
    al centro, perchè tu
    pelle miri

    Con decisione
    ora tocchi
    il mio apogeo,
    la mia Terra, 
    la mia gravità.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:35
    Il disgelo nelle vene

    Con la schiena reclinata
    preghi che questa 
    mestizia 
    sia andata

    Hai la polvere negli occhi
    che invera 
    le tue insicurezze
    E' il disgelo, oggi
    è un tripudio di amarezze

    Si sciolgono le tue iridi
    ancora ti stancano
    le debolezze.

    Le stalattiti
    rimangono 
    intatte, primeggiano
    sul tuo volto 
    marcato.

    Fermati!
    è avvenuto il disgelo.
    Ma non lo vedi?
    Sei ancora in piedi.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:30
    Il tempo che soffoca

    Sospira, ancora questa notte, sospira. 
    Se non hai paura, sospira più forte.
    Tutto questo è di passaggio,
    è una pioggia copiosa che ti scivola addosso.

    Allora sospira,
    ancora questa notte
    che c'è aria
    per scacciare il tempo. 

    Tutto questo tempo,
    nello stomaco, ti appesantisce,
    ma tu scaccialo...
    se hai fiato.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:27
    Attitudini

    Che il mio sia
    inafferrabile 
    sogno, così
    che possa tenerlo
    in pugno.

    Non mi addormentare...
    le rondini
    annunciano la
    fioritura rigogliosa 
    delle gardenie

    Fammi un pensiero
    che libri leggiadro
    che mi tenti
    per precipitare
    dall'altitudine sfumata.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:25
    Uno spirito che implora

    Sul promontorio
    un mormorio avvizzito
    sembra spargere
    sulle creste 
    una schiuma miasmatica

    Guarda, sulle discontinuità
    non sorregge
    il tuo spirito, quello
    semmai si è abbacchiato

    Guarda, lui
    sul letto di spille
    che trepida
    di spume contundenti.

    Lo stormo arranca
    sulle ciminiere,
    carbonizzato dal
    frastuono, mentre odi
    su queste nuvole plumbee
    le strilla di uno spirito
    che implora.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:21
    Natale artefatto

    Le campane strimpellano
    per sancire questa 
    evenienza consumistica

    Il tepore dei led
    che non giunge
    ai nostri preparativi
    e non ci irradia

    I fiocchi impallidiscono
    tramortiti
    per l'augurio
    alienante di un
    Natale artefatto.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:17
    Paranoia opacizzante

    Il tuo arrivo è struggente
    si annidano tutti in 
    un solo punto
    Come quando sei in una
    ressa e non riesci a divincolarti.

    Mi attacchi, 
    come uno sciame abitato
    pungi, come gli insetti 
    pungono quando
    sono affamati di sangue

    Non ho difese, in questo 
    posto di paranoie opacizzanti
    che despote, avanzano 
    nei miei territori psichici.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:14
    Il carcere del popolo

    Ho le cimici nel petto
    e il riverbero dei ricordi
    Ho il tremolio nelle articolazioni
    nelle falangi
    nelle arterie

    Trangugio tutto ciò 
    che è asfittico,
    strangolato 
    affogato 
    annegato nelle acque 
    del Cocito

    Transumo nella reticenza
    riservatezza,
    privatezza... percepisco
    l'orrido, lo sterile e l'infetto:
    Triade di un popolo ammaestrato.
    Triade di un popolo ammanettato.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:11
    Relegato negli inferi

    Proserpina mi tese 
    la mano, per condurmi
    negli inferi
    Claudicavo su quel 
    pavimento ruvido.

    "Non ti stringo
    Proserpina, i tuoi inferi
    eclisseranno 
    le tue calunnie
    non mi avviliranno".

    Il cammino è impervio
    devastante,
    è catastrofe 
    in quest'Ade sanguinolento.

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:08
    D'incanto le tue membra

    Era Afrodite, il
    tuo sguardo.
    Tu, Afrodite
    a specchiarti
    mostrando d'incanto
    le tue membra 

    Sentimenti disossati,
    scarnificati
    E tu raccogli le tue 
    membra, come raccolto
    negli irrigati campi

    Portali nel mondo
    atemporale, quegli uomini
    refrattari. Quegli stessi
    che l'amore espellono e 
    non conoscono.

    Discendi per seminare 
    umiltà, ma non discendere
    tra gli uomini.
    Spandi, come sovente 
    è nella tua clemenza, il 
    seme di Eros.

    Lascia ai detentori della lussuria,
    il tuo seme fertile.
    Dona, Clemenza 
    il tuo seme 
    per irrorare i cuori
    disertati.

    Non lasciarti calpestare,
    tu non sei e non sarai
    comune mortale.

     

  • 01 marzo 2014 alle ore 17:04
    Mai più univoco: la morte

    Giammai scontrai il vivere e
    il morire; nulla è univoco
    se non la morte che ti invoca
    e invoca lancinante il tuo dolore.
    Strappato dal mio vivere, e la gente dal suo.

    Gemiti a pazientare, taciturno
    è il loro perturbante lamento.
    Turbolento, turbolenza
    che speranza e ingegno  
    paghino il loro pegno.

    Qui non si è vivi, mai scontrammo
    il vivere e il morire.
    Mai fu più univoco della morte che
    ci invoca e ci ingoia.

  • 01 marzo 2014 alle ore 16:19
    Dimenticare mai

    Tra voli d’angeli
    E volti che piangono
    Non dimentichiamo mai
    Di sorridere sempre alla vita
    Ai ricordi che ci han reso felici
    Alla musica che ci ha sempre regalato emozioni
    Alla poesia dei secoli
    Al coraggio di chi ha voluto andare avanti
    Al coraggio di chi ha detto “Basta” alla morte.

    Tra voli d’angeli 
    E volti che piangono
    Non dimentichiamo mai 
    Che in fondo noi 
    Siam solamente musica.

    Ciao Lucio.

  • 01 marzo 2014 alle ore 15:44

     
    La convinzione di essere perfetti è una delle ragioni che blocca molti a non guardare avanti e migliorarsi. Gli errori li fanno tutti, essere perfetti è uno stato mentale “annebbiato dalla superiorità” non è la realtà delle cose. I nostri errori ci formano, ci crescono, ci aiutano, ci fortificano, se non ci fossero, non saremmo mai in grado di sapere fino a che punto siamo capaci di arrivare. La nostra forza sono i nostri errori e ammettere che non siamo perfetti è la nostra vittoria!!

  • 01 marzo 2014 alle ore 15:40
    Avviai un'indagine nel mio cuore

    Avviai un’indagine
    nel mio cuore
    che pulsava intensamente
    al profumo di lei
    Scoprii
    tenerezze mai provate
    sentimenti repressi
    emozioni precipitate in un fondo profondo
    Svelai
    effimere apparenze
    eterei inganni
    sogni sublimati
    in un vuoto senz’anima
    Vi trovai
    la formale ragione
    al posto degli ardenti sentimenti.

  • 01 marzo 2014 alle ore 12:17
    Sto

    In questa inerzia
    che asciuga
    il martirio delle ore 
    inerme,
    dall'urna del tempo
    lavo via 
    del fato
    le preziose ceneri.
    A volte il giorno muore
    senza fare testamento.

  • 01 marzo 2014 alle ore 9:04
    Solitario quel fiore

    L'ibiscus ha fatto un fiore
    sigillo d'amore
    S'è colorato
    quel fiore
    di rosso fervore
    Solitario quel fiore
    pieno d'ardore
    s'erge sul verde
    che ispira 
    effimera speranza
    trastullante
    con sospirati sospiri 
    di infantile genuinità.

  • 01 marzo 2014 alle ore 8:24
    Chiedilo al cielo

    Ciò che siamo
    vive
    senza porre quesiti.
    Verrebbe a salvarci
    se precipitasse
    d'improvviso.
    Chiedilo al cielo
    se c'è una strada per noi,
    dove  conduce
    se attraversa solitudini,
    chiedilo in fretta
    perché a me
    basta saperti.
     

  • 01 marzo 2014 alle ore 8:12
    luce e poi buio

    quello che scrivo lo scrivo in generale
    ogni riferimento è puramente
    casual-incidentale

    e poi
    dico e non dico
    appaio e poi no
    accendo la luce e poi spegno
    buio e poi luce 
    e poi buio di nuovo
    buio

    e poi
    e poi la mia lingua batte dove il dente non c'è più
    e poi
    la mia vita coincide con una minima porzione del dolore del mondo e con l'intero del sorriso di un amico
    e poi 

    e poi
    dico e non dico
    accendo la luce e poi spegno
    e chiedo scusa e poi chiedo aiuto
    e poi grido 
    basta!!!!!!!

    e poi
    la mia vita coincide ancora
    con me stesso
    nonostante tutto
    nonostante me stesso
    e grazie a me stesso
    e poi

    e poi
    la maschera che indosso non coincide
    con la vita
    e ancor meno con me stesso
    si sovrappone soltanto per una piccola porzione
    è uno scudo, una protezione
    la mia maschera non coincide 
    ma ancora non lo sa
    e forse riuscirò ad ingannarla fino alla fine
    forse no

    e poi ancora
    dico e non dico
    accendo la luce e poi spegno
     chiedo scusa e poi chiedo aiuto
    e poi grido basta!!!!!!!
    basta
    per il momento basta
    basta così

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/02/luce-e-poi-buio.html

  • 28 febbraio 2014 alle ore 23:03
    Un ricordo,un'illusione

    Un pianoforte a spandere nell'aria
    note liete e soavi

    in una cornucopia di prelibatezze
    per i cuori

    E mentre qualcuno
    stappa la sua bottiglia preferita

    subito musiche e danze
    ammaliano i sentimenti

    E noi

    a dimenticare la triste litania dei lamenti
    nel pudore delle nostre emozioni

    e donarci tutta la felicità dell'amore

    Sostenere le nostre anime al dolore

    cucirci addosso le ali della passione

    e volare
    in controvento a tutti i perchè

    sul soffio di quella canzone

    ...e rifugiarci nel tempio dei piaceri
    .
    cesaremoceo

  • 28 febbraio 2014 alle ore 19:51
    Nella soffitta dell'anima

    Nella soffitta dell’anima
    ritrovo l’ombra
    di un sogno infiammato,
    ormai placato
    dai venti freddi della ragione,
    che mutano i destini
    di brezze ribelli e infantili,
    profumate di effimero.
     

  • 28 febbraio 2014 alle ore 18:40
    Carnevale

    Nascosti dietro maschere sfuggenti
    i nostri sorrisi da tempo spenti 
    cercano riparo in questa consumata realtà
    uccisa da guerre inutili.
    Da guerre viste in passato 
    e vissute nel presente.
    Nascosti per paura d’esser riconosciuti da sé stessi
    come fautori di una realtà assassina
    ora, han spento i loro sorrisi,
    han spento le nostre speranze.
    Ma vogliono di più: il nostro sudore
    da tempo dimenticato in quello spazio
    che un tempo sembrava esser amico.
    Chi ha ora il coraggio 
    di togliersi la maschera dal viso, 
    abbia anche il coraggio di dire perché…
    Perché ha voluto esser infedele a sé stesso.
    Perché ha ucciso il sorriso dei cieli 
    e quello dei nostri figli 
    che non han vissuto ancora nulla
    di ciò che noi abbiam paura di vivere oggi
    e domani.
    Domani…! Com’è difficile a volte
    pronunciare questa parola.
    Com’è difficile a volte 
    sorridere al domani,
    ammesso che ci sia un domani…

  • 28 febbraio 2014 alle ore 9:35
    Ombra di un sogno

    "Uomo, ombra di un sogno"
    diceva il luminoso poeta
    con parole alate,
    l'effimero dell'uomo
    si manifesta
    nel sogno che trascolora con la vita.
    Illusione noi siamo
    incerti del domani come dell'oggi.
    E tutto passa e va col tempo acre
    veloce l'ora corre in mezzo al fiume
    dell'uomo che annaspa e senza posa
    si gira e cerca la verità nascosta.
    Noi tutti siamo gettati dentro un sogno
    dell'ombra che lasciamo contro il muro;
    figli mettiamo al mondo nella speranza
    di un giorno migliore che non arriva.
    Figlio, sogno di un'ombra tu sei per me
    che t'aspetto da una vita in mezzo al fiume
    dove le membra fremono di freddo
    ma il cuore si riscalda nell'attesa.
    E tu verrai a me in epifania
    miraggio sei tu per me, eterno sogno
    G.A.

  • 28 febbraio 2014 alle ore 9:26
    Sommerso dall'oscurità

    Sommerso dall’oscurità
    ho vagato senza
    pace, senza sollievo
    per la mia anima la salvezza
    era inaccessibile ovunque
    mi recassi un sentiero
    senza fine il dolore