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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:12
    A calci in culo

    Portati via il tuo culo affamato

    un bacino di capricci

    il cui peso ti ha fatto cadere

    portati via i tuoi seni tondi

    erano schiume di mare

    ora son solo campane

    portati via le tue gambe avvinghiate

    già portate ad un altro

    ora sembrano storpie

    portati via il tuo pube infetto

    era la vita

    ora solo un cassetto

    porta via la tua bocca

    mi parlava d'amore

    mi succhiava il fulgore

    ora muta e povera

    a baciare un orrore

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:10
    Tu sai perchè

    Se sai come cammino

    conosci dove vado

    se sai come respiro

    conosci chi respiro

    se sai cosa guardo

    mi hai visto negli occhi

    se sai che muoio

    sai perchè

     

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:09
    Ubriaco di te

    Gelida menta al mattino

    il sapore delle tue labbra

    che si chiudono e si contraggono

    per dire molte cose

    ma leccandole per berle

    divento sordo al loro dire

    perchè solo vogliono davvero

    essere morse essere immerse

    un sapore di fresco nel sentirti venire

    labbra di carne

    labbra di sangue

    menta fiorita mentre ora gridano

    un unguento celeste

    che disseta il mio berti.

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:08
    La bimba sporca

    Vidi quel letto pieno di sangue

    pensai di pulirlo

    poi lo nascosi

    era un reperto

    un reperto d'amore

    chi mai avrebbe saputo

    che in quel letto

    due amanti si erano sporcati

    se sporco è il sangue di un universo d'amore

    in soffitta lo portai dove tra cent'anni

    qualcuno lo avrebbe ritrovato pensando

    che ai miei tempi certe macchie non andavano via

    nessuno saprà  che facilmente

    avrei pulito

    cio' che ho voluto rimanesse sporcato

    perchè se sporco fu quell'amore

    allora sporca, tutta la vita,

    tutta la vita, io voglio essere.

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:07
    La famiglia

    Nel silenzio

    un sogno ancora

    svegliarsi sarebbe un aborto

    è cosi scalciante il figlio che hai in grembo

    la notte mi somiglia

    il blu trova spazio in qualcosa che già conosco

    non mi è nuovo

    non mi spaventa

    solo mi impedisce di gridare

    se svegliare il mondo avesse senso

    allora ti prego mondo non mi sgridare

    perchè stanotte posso urlare

    cio' che la notte conosce già

    un sogno vivo un sogno grande

    un sogno che mentre dormo mi rende vivo

    un volto un grembo il tuo sorriso

    accanto a me

    il Paradiso

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:05
    L'Orango , la principessa e la serpe

    Fantiano d'amore,

    tra le pietre, nera,

    una lunga serpe

    l'abbiamo vista sgusciare,

    da un albero d'ulivo

    strisciava veloce,

    nera paura,

    ma il mio Orango si'forte

    mi ha presa in braccio,

    l'una sull 'altro sembravamo un gigante:

    la povera serpe ,all'enorme visione,

    è divenuta sinuosa come una S,

    ha avuto paura

    si è ridotta a nulla

    e sibilando sue scuse

    vile è fuggita.

    Piccola serpe vestita di nero

    sputi veleno da gengive gonfie,

    entri nei sogni

    mordi le gambe

    entri in mente e infondi paura.

    Povera serpe, ancora non sai,

    quanto  misera sei

    sottil men di un dito.

    Vuoi aggredire?

    Io ti prendo la testa,

    davanti al mio volto

     sembri un lombrico,

    ti lanci a mordermi

    e io ti stringo il collo,

    come una matta rido superba

    e ti grido in faccia senza pieta':

    "Vai via serpe puttana ,

    non servi a nulla,

    volevi aggredirmi

    ma ti stacco la testa,

    sei molle sei brutta

    sei piccola e derisa.

    Ti stringo,ti strappo

    ti schizzo il veleno.

    Ti sputo in gola

    un unguento prezioso,

    del mio amato Orango

    tutto ho ingoiato,

    dopo l'amore l'ho conservato,

    il suo forte seme

    piu' forte di te

    mille serpenti ha dovuto schiacciare

    te lo sputo adosso

    e ne morirai.

    Il mio amato scimmione,

    pieno di luce,

    la forza piu' grande

    lui me l'ha data,

    di prendere serpi

    nere e sinuose

    e gridargli in faccia

    che chi comanda sono io.

    Ti faccio paura mia nera paura

    corri lontana

    piccola serpe,

    ne rido felice

    in braccio al mio Orango,

    poichè siamo vivi

    poichè siamo amore;

     faccio paura alla paura,

    poichè non esiste

    io sono piu' forte,

    era solo un'immagine

    nella mia testa scura,

    incenerire  terrori

    impaurire le serpi,

    farne un fiocchetto

    per pacchi regalo,

    lurida serpe

    adesso vai via.

    Ti ho fatto paura

    non sei piu paura.

    Il  mio Orango di luce

    mi ha ridato la cura

    liberare la mente

    renderla pura,

    ridere urlando

    ad ogni sospetto

    "Lurida serpe non sei che un laccetto" 

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:04
    L'Amazzone di nome Venere

    Un ramo

    un braccio

    una lancia di lucido ferro

    lo impugni sì forte

    che diventa la tua arma

    armati il corpo

    amazzone a cavallo

    impugnami e corri sulle montagne

    getta l'urlo della battaglia,

    nuda e calda che galoppi

    io ti inforco per il ventre

    tuo dio del fuoco e della mente

    tu mi impugni come Afrodite

    dea dei sensi

    schiava e perla delle mie dita

    mordo ogni tua fessura

    sfioro e domino il tuo respiro

    i cui sussulti fanno insieme

    gli accenti di una sinfonia

    canti mentre ti sfotto

    i tuoi piccoli seni rosa

    che ridono soli

    senza che lo vuoi

    diventano duri rubini rossi

    l'arma prendila

    ora è pronta

    puoi stringerla forte perchè non si spezza

    sali al galoppo del tuo cavallo

    grida ridendo che vincerai

    perchè in mano hai il fuoco acceso

    del tuo dio Vulcano che ti ha preso

    stringi ancora non ti fermare

    perchè è l'arma che fa impazzire

    fa vincere ogni assedio

    perchè porta a un grido antico

    un'amazzone son certo

    la sola che puo' impugnarlo

    eterea bianca tu

    piccola Venere di miele

     

    grida forte che solo tu ce l'hai

    ilfulgente ferro del tuo dio Vulcano

    ora si tu sei pronta

    per farne uscire seme e sangue

    insemina la terra

    perchè foreste nasceranno

    dove correre potrai

    splendida amazzone

    vittoriosa e mia

  • 13 febbraio 2014 alle ore 22:01
    l'Universo

    Sono scemo

    sono pazzo

    sono qui e non li

    sono in mezzo

    sono fuori

    sono a bere

    sono in cammino

    sono in un letto

    nella doccia

    mangio un caco

    ascolto quello

    parlo con loro

    vivo vestito

    faccio pipì e pupu'

    rido

    rido

    rido sempre

    sono giullare

    sono animale

    sono l'immagine di te

    faccio giochi

    giochi scemi

    solo un modo per vederti

    nessuno lo sa

    nessuno

    nessuno lo sa

    che l'unica cosa

    quello che sono

    quello vero

    quello che faccio

    stando fermo

    tutto dico

    stando zitto

    tutto vivo

    tutto sento

    è quello che è in te,

    mi calo dal tetto

    e vengo giu'

    tutte le notti

    non c'è luce

    non c'è voce

    solo noi

    noi due insieme

    a riempire l 'universo

    dell'unica cosa che vogliamo.

    E l'universo è contento,

    quanto ride,

    come un scemo pure lui,

    tutto blu che sembra grande

    invece solo questo mi ha detto:

    "non voglio molto, prendi lei e portamela,

    una stella mi basta, tutte le altre sono inutili,

    riscaldala e falla tua perchè ogni notte io vi aspetto,

    le stelle che vedi cadere sono le mie lacrime,

    universo di attesa

    che ogni notte aspetto che mi porti solo lei"

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:59
    Il canto del ghepardo

    Non era il momento

    per farmi cadere

    sono un ghepardo aggrappato a liane

    salito su un albero per cantarti piu vicino

    scivolato per delle foglie avvelenate

    ho tirato fuori gli artigli

    perchè sotto c'erano sabbie mobili che potevano soffocarmi

    ma forse sarebbe stato meglio che rimanere intrappolato

    tra rami scivolosi fatti per gattini e non per un felino

    che ruggisce cantando un amore ormai inutile

    non era il momento

    per farmi cadere

    per vedermi le unghie saltare

    con un rumore schietto

    come se un masso sulle zampe le schiacciasse in mille pezzi

    le unghie che mi han fatto salire su un albero immenso

    dove ti vedevo a dormire

    piccolo uccello del paradiso

    salito per leccarti e farti addormentare nel calore del mio pelo

    difenderti dalle belve che vogliono mangiarti

    non era il momento per

    per farmi cadere

    ogni giorno risalgo

    ogni giorno ricado giu' tra le liane

    e pur affannoso di risalire a cantare per te

    poi senza respiro rimango appeso a sbrogliarmi e girovagare

    un ghepardo sciocco

    ancora credo tu voglia il mio canto?

    basta un tuo battito d'ali

    per vederti volare dove non vorrei

    dove mai vorrei

    non era il momento

    per farmi cadere

    guardo le sabbie

    tre unghie ad una sola zampa mi sono rimaste

    le piu forti che avevo nascoste

    il mio ruggito è un canto d'amore

    che non comprendi che deridi e non ascolti

    non era il momento

    per farmi cadere

    per accarezzarmi da solo

    sentire il mio pelo che vuol riscaldarti

    e sentire che non ci sei

    tutto cio' che il mio ruggito ti dice

    è che qui hai cio' che non riesco a dirti

    che mi vedi scivolare perchè olio mi butti sui rami

    getti massi per spezzarmi le unghie

    ogni giorno ricado

    e ogni giorno risalgo

    un ghepardo che ama 

    col pelo caldo in un gelido inverno

    da rifugio a te, uccellino

    che nemmeno ascolti il mio canto,

    o lo ascolti dall'alto e batti le ali

    come l'applauso di circostanza

    ad una voce ormai stonata

    Eppur tra liane nessuno mi batte

    laddove tutti si son lasciati cadere

    il mio canto arriva perfino nelle notti piu' fredde

    sol se lo ascolti mi puoi vedere

    ho bevuto tutto l'olio bollente che potevi buttarmi

    tutto il mio pelo si è sporcato

    vorrei solo che ora tu canti

    perchè qui aggrappato

    qualcunosta per tagliare le liane

    per vedermi morire per sempre

    in sabbie che mai piu mi faranno risalire.

    E riderà,

    riderà ,perchè lo vedo ridere sempre,

    riderà perchè un ghepardo che voleva accudire un uccellino 

    è una favola che non si sa leggere.

    Ci vuole un animo sublime

    per capire il senso di una belva innamorata

    che ruggisce per dire ti amo

    e che fa dormire accucciato tra le sue grosse zampe

    un essere cosi fragile che per dire ti amo

    cinguetta e sorride con la sua dolce vocina

    sparge piccole piume per colorare di bianco il manto del grosso felino

    ed insieme dormono sulle cime piu alte di un albero che nessuno puo' raggiungere

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:58
    Tango nudo

    Le loro ombre

    sinuose e sfuggenti,

    che l'occhio non le seguiva,

    disegnavano in terra i loro corpi veloci

    ballavano i sensi di un tango indiavolato

    solo le vesti li dividevano

    lui di ferro come un colosso argentino

    lei tigre raggiante di un eterna savana

     

    mai s'era visto un tango di sangue

    ad ogni chiave di gambe insinuanti

    lui l'avvolgeva lei lo guardava

    una lotta tra sguardi di fuoco

    bocche erano per sbranarsi i vestiti

    mai s'era udito tanto respiro,

    ad ogni accento di una chitarra bollente

    qualcosa accadeva oltre quel ballo,

    era amore passione e amplesso

    di due amati che mentre danzano

    vengono insieme e solo a loro è concesso.

     

    Di sentirla gemere

    di sentirlo premere

    di sentirlo padrone

    di sentirla regina

    di un ballo di fuoco

    di nuda passione

    di un uomo e una donna

    che danzano nudi 

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:56
    il letto tondo

    Uscire da un tempo in cui tutto è già previsto

    prendere un'auto qualsiasi

    riempirla di carburante e avviarsi senza un luogo scelto ma sentito.

    Si capisce di essere arrivati quando ci si ferma.

    E la notte nelle ore tutte uguali

    seguire la Luna che verso sinistra mi guida

    con la pace nel suo volto,

    per un po' regalarle la mia mente e far decidere lei,

    sentirsi cosi svuotato ma libero senza freni

    di giungere forse in un posto, proprio quel posto li,

    dove se chiudo gli occhi desidero essere e mi ci vedo.

    Il mondo ingabbiato sprigionerà un tale calore

    che milioni e milioni di gradi scioglieranno tutte le sbarre,

    non ci sarà piu spazio per dogane e confini metallici,

    la mia auto sarà libera di andare e fermarsi

    dove sentiro'd'essere arrivato,

    farmi scendere e venire li,

    su quel pianeta sconosciuto,

    addormentarmi sulla sua Luna bianca

    la cui luce mi aveva guidato.

     

    Arriverà cosi per noi l'alba del grande Sole,

    come se per la prima volta ci fossimo conosciuti.

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:53
    La mia barca blu

    Salendo su una barca,

    la notte,

    nulla voglio sapere da te,

    t'ho fatta salire

    e questo ora mi basta.

    Ho fatto venire tanti pesci per saziarti,

    ho ordinato al mare di mantenersi calmo per cullarti,

    ho invitato una sirena per cantare.

    Tu preoccupati che la luna sia abbastanza piena per sapermi vedere,

    perchè la mia barca non è uguale ad un'altra

    e non sale chiunque.

    Nulla voglio sapere da te,

    ma guardami bene mentre reggo il timone,

    senti se il tuo navigare con me stanotte è sereno,

    mangia,

    ascolta cio' che nessun altro puo' dirti,

    nulla voglio sapere,

    questo ora mi basta.

    Abbi cura di come sali sulla mia barca,

    non sbatterci i piedi,

    non scendere o salire come su una zattera

    solo perchè mi riconosci,

    perchè non mi conosci abbastanza

    per sapere quanto io abbia fatto per crearti il mare, i pesci, le sirene e la luna,

    chè se li consideri come qualcosa che già di me conosci,

    o con un pennello li ricopri di nero mutandoli in macchie,

    in un attimo io devo farli scomparire,

    dipinti per accoglierti come dama del mio regno,

    non posso vederli ridotti a inutili  incompresi.

    Di questo quadro che dolcemente ti invita a salire

    io ne sono l'autore, il timoniere e il capitano,

    ho un cappello nuovo,

    stupisciti mentre mangi e ascolti,

    perchè non conosci ancora di me

    quanto mare blu io ti sappia far navigare.

    Per la prima volta sali.

    Ti ho acceso la luna,  ora mi puoi guardare

    ed anche io ora posso rivedere chi sei.

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:50
    Esplosione

    Senza prenderti con ritegno
    la via unica per sentire
    era la dominanza,
    non volevo il macello
    ma l'amore sublime,
    non volevo l'attimo da solo
    ma un'eternità,
    che solo una tale forza poteva darti
    e l'hai avuta,
    se un vulcano esplode
    è eruttato per sempre
    ed ancora dentro di te lo senti

  • 13 febbraio 2014 alle ore 21:46
    La culla

    C'è una culla dove ti porto,
    ti copro le spalle tutte le notti,
    non te ne accorgi perchè dormi già,
    a quel lettuccio mi avvicino lento,
    in silenzio ti do un pò d'acqua,
    ti stendo sonnecchiante
    e mi addormento a te vicino.
    In un sogno ti accompagno,
    la manina tua nella zampa mia,
    sono colline e cieli blu quelli che sogni.
    Una nuvoletta rosa ti fa gli scherzi
    ti gira intorno e ti scompiglia il vestito.
    Il tempo qui non c'è,
    io stesso non conosco differenza
    tra il prima, l'ora e il poi.
    Ti porto qui per riposare,
    non pensare,
    e per giocare.
    Se ti svegli all'improvviso
    l'altra mia mano ti afferra per non cadere,
    lenta lenta, come una foglia
    ti scivola sulla fronte
    e ti accarezza,
    ti accarezza,
    ti sfiora gli occhi finchè non dormi ancora.
    E' una culla di pace questo sogno,
    non c'è spazio per le corse,
    io per garbo e per amore
    ti cullo e basta come su un dondolo,
    non metto ali ad un cavallino
    se questo vuole pascolare,
    gli porto il fieno e lo accarezzo,
    finchè lo vedo ridere.
    Per divenire un gran puledro,
    fedele ad un principe
    o unicorno delle fiabe,
    sentir la sua natura
    è la prima cosa che ha da fare,
    non correre all'impazzata
    col rischio di schiantarsi.
    Lo cullo e lo alleno,
    lo ascolto e gli mostro le vie,
    come orientarsi guardando la luna,
    gli distinguo i colori
    il marrone del fango dal marrone degli occhi,
    il rosso sbiadito dal rosso del sangue,
    il blu del nulla dal blu del mare.
    Piano piano,
    dolce,
    lento lento,
    muovo la culla
    solo ogni volta che compi un giro di luna,
    nemmeno le foglie
    possono accorgersi
    da che parte soffia il vento.
    Sono seduto su un masso a guardare lontano
    e tu vieni a leccarmi le mani ,mio cavallino,
    mi dici al cuore che in questo sogno
    ogni notte dormi felice
    perchè mai avevi pascolato prima
    in una culla dove il tempo non c'è.
     
     

  • 13 febbraio 2014 alle ore 17:31
    365 giorni di noi

    Non serve festeggiare
    l'effetto perenne dei nostri respiri

    magici sussurri che cinfiammano le carezze

    moltiplicando i sentimenti e gl'istinti
    dentro le nostre mille sfumature

    e creare atmosfere speciali
    a rivelare la bellezza della vita

    Il nostro entusiasmo
    nel piacere di dar spazio
    al nostro diletto

    vissuto nel chiuso delle nostre voglie

    dimora celeste dei nostri sussulti

    al riparo di antiche sfacciate infamie

    Amarci

    correndoci incontro in libere scelte

    senza egoismi 

    e non uccidere i sogni
    per soddisfare i bisogni

    riconoscendo in quei sogni
    i nostri bisogni

    e rimanere affascinati del nostro godere
    .
    cesaremoceo

  • 13 febbraio 2014 alle ore 11:44
    "VOGLIO FESTEGGIARE CON TE SAN VALENTINO "

    "VORREI FESTEGGIARE CON TE SAN VALENTINO" Ti voglio bene, amo il tuo sorriso e i tuoi occhi ,amo te come migliore amico. Ti voglio bene per quello che sei e non per quello che non sei. Sei l'unico che mi rende felice, sei il mio sorriso, e anche se stai soffrendo sappi che sto pregando per te, non so cosa fare, so solo che posso darti il mio cuore e posso esserti vicina affinché quella lacrima di dolore possa trasformarsi in gioia, sai lo desidero con tuttame stessa. Non vedo l'ora di festeggiare San Valentino, con te che mi dai la voglia di vivere, con te che sei la persona più dolce, buona e importante della mia vita. Voglio il bene per te, buon San Valentino!

  • 13 febbraio 2014 alle ore 10:40
    Il burattino

    In qualche angolo della mia vita 
    mi son perso.
    E non so se è stata una coincidenza
    aver perso anche te.
    Tra queste righe,
    vi è un pianto interminabile.
    La vita, a volte, 
    insegna anche questo:
    a piangere, ma soprattutto a morire.
    Se un giorno ritroverò me stesso,
    ritroverò anche te: quel tuo sorriso, 
    quel tuo dolce viso, 
    il tuo cuore, il tuo amore.
    O forse ritroverò solamente un tuo ricordo,
    a volte stanco del mio vivere.
    A volte fiero del mio essere 
    quel che un tempo ero.
    Ora, lo vedi come sono:
    un burattino buttato lì,
    tra quelle cose che da tempo 
    non si usano più.
    Mi chiedo spesso 
    se un giorno 
    avrò la forza di riconoscermi.
    Di riconoscere la mia vita
    tra tante vite buttate lì,

    ...come quel burattino.

  • 13 febbraio 2014 alle ore 2:32
    Il preludio gelato dell'assenza

    Coprimi con la tua voce.
    Mi sarà veste calda
    quando scioglierai
    l'abbraccio che ci lega
    e lo sfumare del tuo sorriso
    sarà il preludio
    gelato dell'assenza.
    La sentirò morbida
    sulla mia pelle
    quando mi stringerò
    nelle spalle a ripararmi
    dallo scorrere
    gelido del tempo
    fino al tuo ritorno.

  • 12 febbraio 2014 alle ore 22:05
    Vortici

    Ci bastò
    il tempo di un temporale
    che d'improvviso ci sorprese,
    a smarrirci,
    a farci pregni di un'inesausta passione.
    Ci pensò il vento...poi
    a soffiarci dentro
    il sacro fuoco
    a stringerci
    nei suoi vortici
    fino a plasmarci
    in una carne sola.

    E fummo alberi
    generati dalla stessa radice.

    E si spense, così,
    ogni orgoglio.
    E si frantumarono paure,
    mille grumi di dolore
    si disciolsero per sempre.
    Come ci sembrò vera la vita...
    seppur breve
    e senza fine.

  • 12 febbraio 2014 alle ore 20:56
    San Valentinide

    Vorrei essere il motivo per cui devi rifarti il rossetto,
    la ragione per cui devi ricomporti i vestiti uscendo
    da un angolo buio e isolato, ciò che c’è dietro i tuoi
    capelli disordinati e alle guance arrossate, a quel tuo sorriso.
    Non esiste questo amore, ovunque sia, chiunque sia,
    ciò nonostante vorrei esserne il motivo occulto.

  • 12 febbraio 2014 alle ore 20:25
    Haiku

    Gocce di poesia
    versate con sapienza.
    Brio dell'anima

  • 11 febbraio 2014 alle ore 23:16
    Amiamo

    Amiamo senza accorgerci
    che siamo solo treni
    di un viaggio che aspettiamo
    Lo aspettiamo con molto desiderio
    che se non arriva ci perdiamo
    guardando una sconsolata realtà
    fra angoli nascosti in una pozza
    d'acqua, dove c'è il nulla
    niente più, in lamenti lontani
    con mari separati

  • 11 febbraio 2014 alle ore 20:46
    E basta...

    Svestire le maschere del buonismo

    ed esercitare l'arte del donare

    ricordando a se stessi
    che i sacramenti non sono stati creati
    per chi è perfetto

    E dare la giusta importanza
    al valore di ciò che si dona

    per non rimanere solo una linea diritta
    su un foglio protocollo a quadri

    e pensare al piacere di colui che riceve

    alla gioia che toccherà la sua anima

    ai gusti saporiti delle emozioni
    che la pervaderanno

    E chiedersi quali sentimenti
    nasceranno da quella golosa intelligenza

    che sfiorata dalla luce dell'amore

    animerà i sogni e le inquietudini 
    in cui vivrà rapita dal suo fascino
    .
    cesaremoceo

  • 11 febbraio 2014 alle ore 19:28
    commedia

    basterebbe, forse, sentire una sola poesia
    di un alieno da un altro mondo
    per oscurare la commedia del quotidiano,
    resa divina dai direttori del palinsesto.
     

  • 11 febbraio 2014 alle ore 19:14
    lingua

    ce l’hai sulla punta della lingua,
    spesso di notte,
    ma Lei non ne vuol sapere
    di uscire.
    se ne sta quatta quatta
    quasi a volerti fare un dispetto.
    non si sa quanto potrà durare
    questo scherzetto e ogni sputo,
    colpo di tosse, impasto di suoni è buono
    per scatarrare la melodia rivelatrice.
    così poco ci voleva
    per scoperchiare l’ignoto arcano.