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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 05 febbraio 2014 alle ore 21:43
    Passi incerti (Impressioni)

    Passi incerti avanzano
    sul fiume della ragione
    distaccandosi
    da quelle certezze
    che aprono gli occhi
    non facendoli smarrire
    come pecore timorose
    di perdere il gregge
    spaurito, inseguendo
    il buio, che non trova pace
    ma soltanto oppressione
    sul petto dolorante
    trafitto dalle sconfitte

  • 05 febbraio 2014 alle ore 21:02
    L'amore ci ucciderà

    Ti darò la mia anima
    Tra le luci che corrono
    Perché la forza che ci unisce
    Blocca tutto anche il tempo
    Non riesco più a smettere
    Il pensiero corre a te
    E il corpo avvolto da fiamme
    Che percorrono i nervi sino a te
    Tutto brucia e perde importanza
    Perché sei il fulcro su cui si muove l’esistenza
    Sei l’ago che mette il limite
    tra il bene ed il male
    la forza che fa percorrere
    le mie vene dal sangue
    ma sei anche ciò che mi distrugge
    l’amore, l’amore ci ucciderà, tutti!

  • 05 febbraio 2014 alle ore 21:01
    Farfalle

    Guardiamo le stelle
    solo per invidia,
    vogliamo essere
    al loro posto.
    Lontani, tranquilli
    traboccanti di luce
    e ci illudiamo
    di non essere soli.
    Adesso io sono appagato,
    le stelle non le vedo più.
    Ti ho trovata, raggiunta
    ed ora ti ho accanto,
    sento quasi di potermi
    evolvere e volare.
    Adesso tu sei
    il mio fiore
    ed io farfalla
    su te mi poso,
    per abbandonare il corpo
    ed andare oltre il sole.
    La gente cammina
    come fosse morta,
    nulla li scuote dalla loro
    omogeneità artificiale.
    Ho sognato che un giorno
    Tutti i televisori si spegneranno
    Ma la gente
    Non sarà pronta.
    Voglio fuggire
    Da questo inferno,
    dove tutto è uguale
    a se stesso,
    da un mondo bianco
    perché senza fantasia.
    Voglio volare
    Oltre le stelle,
    e vedere il colore
    del caos primordiale,
    lasciandomi dietro
    chi non vuole capire.
    Saremo farfalle
    Un giorno lontano,
    noi due staremo uniti
    in un posto lontano,
    e saremo felici
    oltre questo reale.
    Per ora mi accontento
    Di essere farfalla
    Per un quarto d’ora,
    e riesco a volare
    perché tu sei le mie ali.

  • 05 febbraio 2014 alle ore 16:03
    La scala sul retro

    Era la gioia
    a far suonare la ringhera
    mentre pazzi di risa
    ci rincorrevamo 
    sulle scale.

    Tra l'euforia 
    e il cuore che va in gola
    lontano da altri sguardi
    raggiungendoti 
    ti cinsi tra le braccia.

    Le risa pazze
    mutarono in sorrisi
    e poi in baci sfrenati
    mentre tra le mie braccia
    ad occhi chiusi
    mi donavi il collo.

    Fermammo il tempo
    su un orizzonte di navi
    con le sirene che suonavano
    accompagnando
    il canto dei gabbiani,
    mentre dentro ai tuoi occhi
    il cuore mio 
    colava a picco.

  • 05 febbraio 2014 alle ore 13:11
    Le madri di strada

    Combattono ai margini del mondo
    le madri di strada.
     
    Combattono a mani nude
    protese come una preghiera
    e i figli chiusi sul cuore.
     
    Spezzano catene
    nei rimorsi dei nostri giorni
    con l’acciaio di sguardi
    duri e orgogliosi.
     
    Lacerano sicurezze
    sull’altare della solitudine
    immolate come madonne di povertà.
     
    Piangono solo di notte
    –animali feriti e solitari-
     
    Ma ogni lacrima che cade
    racchiude mille domande
    attende mille risposte.
     
    Chiede solo
    di essere raccolta.
     
    C.aurora
     
    Da “Nel migrar dei giorni” 2000
     

  • 05 febbraio 2014 alle ore 11:40
    Ascoltiamoci (Impressioni)

    Ascoltiamoci, diamo un segno
    all'anima che ci comanda
    e senza indugio risponde
    rieccheggiando
    un campanello d'allarme
    avvertendo il corpo
    che siamo in totale apprensione
    Parlarsi addosso annulla
    tutto ciò che vorremmo dire
    soffrendo di più, dimenticandoci
    qual è la nostra vera natura
    per quale motivo
    al mondo siamo venuti
     

  • 04 febbraio 2014 alle ore 20:22
    San Gimignano

    - Ricordi il vento
    che ti scompigliava i ricci
    accompagnato dal sole
    per la mano? -
    - Certo che mi ricordo.
    Lo sento ancora 
    il vento tra i capelli 
    mentre seduto sul muretto
    con la schiena appoggiata
    al muro della chiesa
    sereno assaporavo ignaro
    dietro agli occhiali scuri
    una gioia che sfuggiva dalle mani.
    E tu mi sorridevi dolce
    intenta a fermare fotogrammi
    che non sarebbero tornati.
    Non avesti colpa del mio male
    che nemmeno io compresi.
    Forse è perché 
    non sono nato in equilibrio
    che l'equilibrio in realtà
    mi da vertigini.
    Senza attenuanti
    in un dolore sordo
    incassai e mi presi in faccia
    la tua giusta rabbia
    che cercai di cancellare. 
    Quel che ricordo bene
    è il tuo sorriso 
    sereno e lieto
    scambiato con il mio 
    mentre tirava vento.

  • 04 febbraio 2014 alle ore 15:05
    Vuoti e Inchiostri

    Sincero il mio riflettere che m'appella
    "fratello d'una poesia troppo antica"
    a me rivela ancore appassite
    nei meandri d'una penna irrequieta.

    Ho imparato i primi versi affacciato
    sull'insicura via di un giovane orso
    ed ho accolto il primo moto di rima
    nel disordine dalla normalità imposto.

    Poi ho baciato le frasi del trapassato
    al tempo affidate sotto polvere gialla
    custodite con inchiostri sempre nobili
    eppure scherno di chi spostava la mia aria.

    Cosi ho amato la tana e l'incomprensione
    ed ho vestito di strani carnevali
    le strofe nate come da rantoli
    scritte con vuoto, enigma e inchiostro.

    Eppure oggi, quando ride l'incredulo
    e pone derisione su pagine nascoste
    o quando la metà di una vita
    calpesta l'intento dietro il tormento,

    io sorgo vecchio saccente e poeta
    beffando l'inutile secondo lanciato
    in sguardi vuoti dell'iride
    in vacue parole senza vocali.

    Intrepido nel coltivar lontananze
    dall'effimera lirica e universale
    capace di morire ad ogni alba
    nel torbido ascolto d'un udito pagato.

    Ancora poesia nelle mie stanze
    quella utile a sugellar inquietudine
    ancora poesia che chiude gli occhi
    del sonno dimentico ma per gustare
    il nettare d'un suono distorto
    covato dalla parola stramba e viva

    che prepara l'anima di dubbio
    prima di svelare l'effetto
    fatto di vuoto, enigma e inchiostro.

  • 04 febbraio 2014 alle ore 14:48
    Sei Cento Settantasei

    La bugia regge appena nella
    sera che miagola fra l'ombelico
    flanella e  la sterzate del vento,
    manovrina acconciatrice che
    fa dal piatto scirocco una quiche
    di tramontana. Ti ho scusato
    nel sonno: sai quando si parla
    e si trema contemporaneamente
    con la bocca schiusa come il
    lenzuolino di bava dal sedere
    della lumaca? Ti ho scusato,
    aspettato, compreso, poi ho
    riso. Perchè io sono una sorpresa
    imburrata da contegno, io sono
    di merletto e di arance, e forse
    sto meglio in piedi fra i fianchi
    renosi di due otri nel netino
    bollente, vicina di palmiformi
    e barcucce sbucciate dai
    porti indolenti. Io sono il pomeriggio
    leone dietro il foro boario, un
    balconcino esplosivo, incisivo
    antisismico nella struttura ex latte.
    La bugia regge un nonnulla.
    Si, ho provato a mettermi la
    tua faccia, i tuoi glutei, perfino
    quel maglione srotolato dal ferro
    furioso di una macchina nord,
    ma non ti somiglierò mai.
    Ho troppo sole nella gola,
    tutto il ventre proiettato a
    sud, afoso cannone, e della
    nebbia ho ricordi confusi,
    due, tre volte all'anno,
    non più.
    E mi dispiace.
    Mi addolora questo
    pomeriggio che mi porta
    la verità come il conto
    nella mano sudaticcia
    di un cameriere ecrù.
    Ho già pagato.
    Io sono grido di gabbianella
    e per quanto mi asciughi
    il becco dal sale e a
    te mi pieghi, apocrifa
    lavanda senza apostoli,
    mando sempre bagliori
    di lancette e mezzogiorno.
    Ovunque mi denudi compare,
    macchia sempreverde, la
    crosta nerastra che mi cucirono
    sotto la pelle, marchio- tattoo-tarda
    di fabbrica deserto, encausto
    al fianco sodo di una capessa bestiame.

  • 04 febbraio 2014 alle ore 13:54
    Il mio sentire

    Straniero dentro l'anima

    con i dolori che affollano la mente

    e i pensieri a smentire
    la concretezza dei sogni

    rimango avvolto nel pudore
    d'estrinsecare i sentimenti

    sempre alla ricerca di solidi equilibri
    a colmare i vuoti dell'anima

    eredità dei peccati giovanili

    E nobilitare quei sentimenti 
    col suggello delle sofferenze patite

    caldi fremiti
    sgravati da indulgenti lussurie

    e così comunicare
    al mondo il mio sentire
    .
    cesaremoceo

  • 04 febbraio 2014 alle ore 13:21
    Della Pittura -ed altre sciocchezze-

    Infine mi hai uccisa
    con bianche volte ed altre sciocchezze,
    negli angoli acuti del mio dopoguerra
    metà della luna nera ha bucato la mia aorta.
    Sono morta
    di un rosso acceso nell'oltremare
    per rimediare alla passione,
    troppo ardua.

  • 04 febbraio 2014 alle ore 13:13
    Le cattive notizie

    Nubi cupe s'addensano
    incombono su esseri ignari
    intenti alle fatiche del giorno.

    Sono le cattive notizie
    pane in tutti i giornali
    ben duro da digerire.

    Per dieci frustate di ansia
    che rendono buio il futuro
    piccante uno scandalo rosa.

    Di amari alimenti è nutrito
    l'uomo sulla povera terra
    a stenti nuovi costretto.

    Poi arriva l'onda di rabbia
    periodica ognuno travolge
    nel ciclico cambio di Storia.

  • 03 febbraio 2014 alle ore 21:35
    Ansie di un cuore provato

    Il nostro incontro
    tanto desiderato

    ma già pronto
    a tirarmi sù

    Le attese

    timori esagerati

    sono svaniti d'un tratto
    nel caldo fremito
    d'un non so che d'indefinito

    con la tentazione di fermare il tempo

    sacrificare tutto il Tuo
    e tutto il Mio
    senza la brama d'alcun vantaggio

    Adesso ho chiuso
    sotto chiave

    nella cassaforte del cuore

    i gemiti

    i sospiri 
    e i sottaciuti piaceri...
    .
    cesaremoceo

  • 03 febbraio 2014 alle ore 21:05
    Istinti d'infinito

    Eppure è così facile.

    Un bacio
    e poi un altro ancora

    con le labbra 
    e il fiato giusto

    a mormorare l'amore

    trasparenze leggere
    a esprimere serenità e concordia

    pezzi d'istinto
    senza data di scadenza

    dettagli selvaggi

    alla ricerca delle stelle
    che irradiano i sentimenti 

    sempre a parlare
    d'amore e d'armonie

    frutti romantici
    d'istinti d'infinito
    .
    cesaremoceo

  • 03 febbraio 2014 alle ore 18:08
    LE STORIE

    Quante storie puoi ascoltare in un vagone,
    quante vite puoi odorare in un aeroporto,
    quante persone puoi osservare seduto in un bus,
    quanti vanno, chissà dove,
    e quanti tornano da mille posti diversi.
    E tu seduto immagini,
    crei le loro storie,
    giri il loro film di vita,
    così, solo osservando, anche la manica di una giacca,
    una ruga sul viso, una scarpa consumata,
    o una semplice telefonata.
    E poi parti,
    non li rivedrai più,
    e loro continueranno le loro vite, le loro storie,
    i loro film,
    chissà se poi continueranno il tuo immaginato.
    E tu partendo prendi nota, 
    e appunti e riponi il tuo Book e viaggi,
    dei tuoi e dei loro.
    E poi ti fermi,
    e poi riparti.... 
    Buon viaggio a tutti.

  • 03 febbraio 2014 alle ore 14:29
    Cercare la morte

    A cercare la morte
    tante vie conducono
    ed è credimi facile
    che abbia la meglio
    sull'invincibile giovane
    a sfidarla incauto.

    Verrà comunque
    col calice amaro
    quando lei crede
    quindi serviti d'altro
    se vuoi dare sapore
    al gran vuoto del cuore.

  • 03 febbraio 2014 alle ore 14:12
    Fiamma

    fuori
    il vento 
    potrà soffiare 
    impetuosamente 
    oppure dolcemente
    e forse lo farà a tuo favore
    oppure no
    ma tu non esitare mai, non aspettare

    poiché 
    la scintilla 
    quella originaria
    quella che accenderà la fiamma
    alberga sempre e soltanto dentro di te

    allora
    tu non aspettare
    non sperare nel buon vento a favore
    preparati,annusa la polvere nel vento
    poggia le tue mani sul selciato
    e non aver paura se non ritroverai le tracce che avevi lasciato

    accendi la fiamma del cuore adesso
    scuotiti, muoviti scardina le catene i vincoli
    e i condizionamenti, le restrizioni, 
    i freni i divieti, le  discriminazioni

    guarda avanti
    e tutt’intorno con attenzione 
     inizia a camminare senza timore
    non dubitare mai
    la fiamma è accesa,
    il vento ti raggiungerà sul cammino
    e così sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/fiamma.html
     

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:20
    Un bacio

    Il bacio è uno spazio astratto.
    Anche l'amore lo è, ma mentre lo dico
    diventa concreto,
    e come l'agave in fiore,
    muore.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:19
    Lei

    Quanto si cambia!
    Cambiamo in tutto, tranne
    che nell'amata,
    nella quale si sopravvive.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:17
    Intero

    Vorrei cadermi dentro
    nel pensiero che sfa ogni pensiero.
    Vorrei abolirmi per ricompormi intero,
    inconsapevole
    profondita'.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:16
    Il tuo nome

    Mi sembra di sentire il suono di una stella, 
    quando qualcuno pronuncia il tuo nome,
    farsi d’argento nella  grotta gola ed uscire
    luminoso, come una lucciola di pensieri...

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:15
    Alterità

    Mi assumo e mi sospendo
    all'infinito.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:14
    Polpa di nuvole

    Piove, luce grigia da un cielo d'argento
    e le nubi, gesti bianchi inespressivi,
    smuovono la propria polpa
    ruotando immobili intorno a me,
    piovasco di pensieri inquieti.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 23:10
    Pensieri

    Certi pensieri mi frugano le tasche,
    e frusciando come un campo
    di segale al vento,
    mi distraggono dalla menzogna perpetua
    che si interpreta vivendo.

  • 02 febbraio 2014 alle ore 9:28
    Serenata

    Canto la mia serenata
    Nel bosco che più verde non c'è.
    E canto
    Canto l'amore
    Canto per te, mentre
    Le campane suonano a festa
    Ma festa non è!
    E canto
    Canto la sera
    Più rossa che c'è;
    Canto
    Canto la notte
    E le stelle che brillano per te;
    Canto le luci lontano
    Che scintillano solo per me.
    Allora salto
    Salto d'amore per te
    Salto
    Salto di gioia
    Ed allegro non sono.
    Salto
    Nell'attesa di un giorno
    In cui l'amore nel cuore vivrà
    E la mia serenata nell'aria volerà.
    Allora il tuo cuore saprà
    Che io vivo soltanto per te
    Perché canto la mia serenata
    Nel bosco che più verde non c'è.