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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 luglio alle ore 18:07
    Ciao pa'

    Ho visto la vita sfuggirti di mano
    spegnere il fuoco delle tue parole 
    col sarcasmo di un demone muto
    e lasciare il tuo battito
    appeso al filo dell’immobilismo
    come farfalla scolorita
    in un caleidoscopio di silenzi.

    Ho visto i tuoi occhi annegare nel pianto
    e riemergere a prua
    come delfini curiosi
    Tu
    con la tua impaziente euforia
    hai abbracciato il mio sguardo
    col coraggio delle tue paure.

    Nell'attimo fuggente
    ho colto in te
    l’anima di mio padre
    con quel sorriso così fragile
    e pieno d’amore
    in cui si riflette
    la mia essenza di giullare.

  • 31 luglio alle ore 8:45
    Lo spavento

    Brutto è quando hai dolore
    Che ti spaventi e non ti curi
    Ce l' abbiam tutti 'sta mania
    Mai saper vogliam la malattia

    Sempre la ricerca dice una cosa
    Cùrati che torni come una rosa
    Conoscevo una con i dolor di pancia
    Macchè! Invece era in gravidanza

    Mammelle prostate e difetti vari
    W i medici anche se tanto cari
    Possiam così in santa pace stare
    Perché c' è chi serio il medico sa fare
     

  • 30 luglio alle ore 12:39
    Tourist info

    Nel soffio
    L'orca gravita sulla città
    Infibulata
    Un dirigibile
    Roba mista all'aria
    I piedi affondano prima di arrivare al traliccio di luce
    Sulla stessa tavola operatoria del minuto
    In bianco pallido
    I ferri chirurgici cadono e
    Il lenzuolo fa marcia
    Sul treno eterno
    La gru numero 4 si muove a scatti
    Ordine vuoto dell'orizzonte
    Non c'è cura per l'amore crudele
    Nei campi della Turingia si
    Aspetta il tempo funicolare
    Un bottone a conchiglia
    La camicia di forza
    Incrociata sotto il sole terribile
    L'uomo si rannicchia al buio del sedile
    In mezzo ai tramezzini di sale
    Tutto dischiuso con una coltellata
    Tourist info: la nave cavalca onde anonime
    Senza nessun piacere
    Ore 12,55 a Nord del vulcano

  • 29 luglio alle ore 18:11
    Ho cercato l'estate nella tua bocca

    Ho cercato l’estate nella tua bocca
    come flusso di parole sarcastiche
    in palindromici gemiti.
     
    Sul quaderno delle tue labbra inquiete
    le stigmate di un orgasmo afferrato
    sono la mia ode blasfema al cielo
    e non sorprende
    l’ignavia del tempo
    a masturbarsi di attimi
    quella gola profonda
    che inghiotte la sete
    di un desiderio mai arso.
     
    Ho cercato l’estate nella tua bocca
    prima che Dio mi presenti il conto
    e spenga, di me, l’ultima sigaretta.

  • 29 luglio alle ore 7:59
    Tutto di te ancora mi attraversa

    Tutto di te ancora mi attraversa
    e il passaggio è linea e solco.
    Leggero incide la mia vita 
    quel "sempre"che incauto ti sfuggì
    alla svolta del nostro cammino
    effimero istante
    attimo sospeso in un sommesso spicco
    prima del bivio.

  • 27 luglio alle ore 12:46
    Ricordo d'estate

    Dopo i saluti
    e gli arrivederci
    con i Poeti dell’Ariete
    inizia l’estate...
    la stagione più breve e più amata
    mi auguro che sia ancora in grado
    con le mie liriche di toccare il cuore
    dei miei lettori
    e che io possa partecipare agli incontri
    con animo più sensibile e aperto
    e che possa albergare sempre maggiore amicizia
    tra i componenti di questo gruppo.

  • 26 luglio alle ore 23:15
    Indecenza

    Politici amici;
    politici nemici.

    Indignazione;
    corruzione.

    Indecenza;
    Incompetenza.

    Povera Italia;
    o' Italia mia.

  • 26 luglio alle ore 20:05
    Anima fluida

    Ero lì
    Sono lì
    lapislazzulo
    su palpebra d'etere
    - suo sogno -
    A sua azzurrita coda
    sosta il mio corpo
    - Profilo d'organza
    è il peplo sull'anima -
    E mi par d'essere
    anima fluida
    - laddove i suoni cullano -
    libera spaziare.
     

  • 26 luglio alle ore 8:41
    Sul tavolino c'è il chiaro di luna

    Sto sveglia sulla lontananza
    - è lampante: che poi ritorna 
    al posto che occupava sempre

    qualcosa di speciale 
    qualcosa di normale
    presenza volto odore

    la chiara scrittura del quotidiano
    malauguratamente 
    come palla di carta
    messa a tacere nel cestino

    C’è il poster di cento anni 
    ha la faccia del sole 
    e un sasso da lanciare al mare
    la grande sfida alla gravità
    e subito l’abbraccio, dove
    specchiare gioie di fragili cristalli

    Sono vecchia – ho cento anni
    germogli da poco nati sono legni 
    le braccia hanno lasciato giri di collane

    il collo è un orfano 
    è la gruccia senza camicia

    come sarebbe facile se fossi te
    (darmi la mano quando esci dallo sguardo)

    Poesia edita in "Canti di carta" © Fara Editore 2017

  • 25 luglio alle ore 21:48
    Pietruzze colorate

    Negli ardenti pomeriggi che il sole lo bruciava, il mare,
    e le sabbie incandescenti vestivano di beige i sassi,
    io non guardavo l’onda, come accadeva all'alba,
    non sbirciavo, tra i riflessi, pesci in vena di specchiarsi.

    Non tastavo con i piedi l’alta roccia del fondale.
    Non m’immaginavo Ulisse, come accadeva all'alba.
    Me n’andavo a testa china, sugli alti zoccoli di legno,
    coi pensieri dei miei anni a seguire curve d’acqua.

    Poi, al primo luccichio, circoscritto era il mio il regno.
    Genuflesso e speranzoso, io cercavo le pietruzze colorate.
    Senza alzar granelli a iosa, sotto l’afa degli agosti bruzi,
    esigevo quelle più capaci d’arricchire lontanissimi sultani.

    Pretendevo le brillanti per poi accettare anche le strane
    o, almeno, quelle meno opache quando l’onda le lasciava.
    Messe in tasca ad una ad una, costruivo arcobaleni
    da vuotare poi, a sera, sopra il marmo della mia cucina.

    Quanto male mi facevo, sui ginocchi ore ed ore,
    nella presa dei colori, di qualcosa che segreto più non era.
    Che silenzio, colmo d’incalzanti fantasie novelle,
    in quel metro quadro del sogno, dell’unico allora possibile!
     
     
     
    *
    Stesura anno 2006 - Tratta da “Appena finirà di piovere” (Global Press Italia – 06/2010 – Prefazione di Angela Ambrosoli) – Poesia finalista al Premio Firenze 2007 – Pubblicata dal Mensile di cultura Il Saggio (11/2011)

  • 25 luglio alle ore 20:34
    Materidèa del volteggio molecolare

    ...poi arriva la donna col bastone

    Una notte dietro l'altra

    In cose fatte di scaglie nude

    Lei si riflette  nel volteggio

    Il corpo di lui al top della catena

    Lunare

    Vie di fronte casa

    Senza nulla

    Sul mobile di radica

    Qualche dado Knorr in discesa

    San Babila ha la sveglia

    Addormentata

    Anche le molecole

    Dei due sconosciuti che odorano

    Di mandorle tostate

    Né polvere

    Né materiale di vapore

    Montagnette dietro la finestra

    Una stanza affacciata

    Ai rigori del caldo

    Unica distesa

    Rispondi silenzio/Due volte le dieci dicono:terribile il tratto del buio/ Buon compleanno tempo di pietra/

  • 25 luglio alle ore 14:06
    Ispirazione grado 0

    Inutile chiedere
    all'Arte dell'Arte
    quando un suono verde
    d'alga m'ovatta-
    la Stella d'Oriente
    è velata-
    come sfregio
    creo copie
    di un qualunque
    me stesso
    M'assillano
    pensieri
    di forma
    sbiadita
    e agorà di parole
    morte
    Vero,
    l'Inclinazione
    gioca al piattello:
    lei tira a segno
    e fa di me
    il suo bersaglio.

  • 25 luglio alle ore 14:02
    Lady Evil (portrait)

    LADY EVIL (PORTRAIT)

    sacra dea arte irriverente 
    pietra ametista gli occhi
    senza pietà lo sguardo
    secco greto la bocca
    di sassi viola i denti
    a manciate in acrilico
    sorriso e lacrime
    -succo di more amare
    su gote vinaccia -
    cadono a picco
    nel vuoto pauroso
    nel gelo che lasci

  • 25 luglio alle ore 13:53
    Shunga (LUSSURIA)

    occhi liquidi-
    sotto un rosso kimono
    petali schiusi

    caldo cola il piacere
    di primavera Shunga

  • Il lago della stella

    Ogni cosa mi indica Te.
    Voglio andare,
    lontano da balocchi e miraggi di incroci,
    alla ricerca del lago della Stella,
    verso una fontana di freschezza perenne.
    E tu ti avvicinerai,
    e sarò madre di frutti,
    madre del Libro delle Arti,
    giardino senza nome.
    E sarò pena dimezzata,
    guardiano dalle labbra sigillate.

    Si disegna la tua eredità in un pozzo
    di lontananza e sogno.

    El lago de la Estrella

    Cada cosa Te muestra.
    Quiero ir
    lejos de marionetas y espejismos de encrucijadas,
    a la búsqueda del lago de la Estrella,
    hacia una fuente de frescura perenne.
    Y tú te acercarás,
    y seré madre de frutos,
    Madre del libro de las Artes,
    jardín sin nombre.
    Y mi pena se reducirá,
    guardián de labios sellados.

    Se dibuja tu heredad en un hoyo
    de lejanía y sueño.

  • 23 luglio alle ore 16:10
    Agave

    anni di mare, quanti?
    ossa di giovinezza cariche
    del verde che si arrende,
    le smanie di orizzonti
    cedute all’onda mille volte
    e ancora.
    se dalla pietra l’urlo tace
    il fiore infine svetta,
    mormorazione su vestigi
    da un solitario impeto
    di altezze. una cosa sola
    incorruttibile, col blu.
     

  • 23 luglio alle ore 12:55
    Liberazione incatenata

    Col cuore nascosto 
    tra la clessidra 
    e il mazzo di chiavi
    conto i capelli all’inverno. 
    Schiavaccio
    senza riposo
    nel tentativo scomposto
    di aprire il lucchetto. 
    Mi hai lasciato 
    presenze scomode, 
    guardiani cattivi
    a cui sparo e si sdoppiano 
    e una gabbia aperta
    da cui non so scapare. 
    Però conosco l’essenza del tempo
    e sono poche le chiavi rimaste.

  • 23 luglio alle ore 7:34
    piccola riflessione

    Il quesito è tra l’ uomo e Dio e l’uomo con l’idea di Dio; che sia un alibi , un errore o l’eterno caso della nullità del tutto , resta innegabile che l’uomo abbia pronunciato O-Dio milioni di volte e il nome di Dio in altrettanti modi diversi. Forse  si può tentare di pensare incompiutamente a Dio se Dio non è quel Dio costruito dalla strada della ragione. Totalmente altro, indicibile con qualsiasi linguaggio . La parte negante di ogni cosa  in cui il dolore dell’uomo si misura con la rappresentazione mentale di Dio. Dal Nulla  la cosa certa è che si ritorna sempre al Nulla.
     

  • 22 luglio alle ore 15:21
    Colmarci

    Per tutto il tempo che gireremo
    si potrà notare la luce
    da pianeti remoti
    colmarci.
    L'amore salverà il disamore
    soffierà sulla polvere più scura.
    Griderà la forza
    della rosa dei venti.
     

  • "Immagina": un campo di grano maturo
    e il vento che soffia accarezzando il muro;

    "Immagina": le montagne imbiancate di neve
    e le vecchie che vanno a pregare alla pieve;
     
    "Immagina": i suoni in un alba d'estate
    e le dolci parole di canzoni mai nate;

    "Immagina": una lunga distesa di verde
    e lo sguardo che guardandola si perde;
     
    "Immagina": una notte piena di stelle
    e il vispo brusio di cicale gemelle;
     
    "Immagina": il lento scorrer dei fiumi
    e il cuore in fiamme che accende barlumi;

    "Immagina": l'onda del mare di notte
    e il contadino con le sue mani rotte;

    "Immagina": un veliero che solca il mare
    e una madre che appare, appare, appare...

    "Immagina": un soldato senza un fucile
    e una capra semita che bela solinga in ovile;

    "Immagina": il mondo che sempre è in cammino
    e tranquillo dormirai dalla sera al mattino;

    "Immagina, immagina" tutto questo
    figliolo mio, e a lungo vivrai; 

    forse più a lungo di me:
    che non l'ho mai fatto!

    da: "Il vecchio e il bambino", di Francesco Guccini, 1971.

    Taranto, 20 gennaio 2017.

  • 21 luglio alle ore 21:26
    [Quel posto delle fragole...]

    Quel posto delle fragole
    dove insieme rimiravam l'aurora
    leggendo - poi - romanzi e raccontandoci favole
    giammai contando i minuti né pensando all'ora.
     
    Quel posto tanto caro fu eppur amato
    laddove trascorremmo ore liete,
    un dì d'adesso vi son tornato:
    strano m'é parso di nostalgie inquiete...

    Il tempo passa, cambia posti e le cose
    portando via persone care,
    crea danni, colmando va le bare:
    crisantemi in vita giacché muoion le rose...

    Quel posto delle fragole:
    teco davvero era speciale,
    (ma) da solo che gran misera cosa
    oggi m'appare!

    Taranto, 16 dicembre 2016.

  • 21 luglio alle ore 15:21
    Piccolini

    Seguono la mamma piccolini
    soffici batuffoli sul lago
    i brutti anatroccoli di cigno
    abbracciati dal sole coi riflessi
    stelline che rilevano di chiaro.

    Vigila la madre sulla prole
    nell'uscita meridiana per il cibo
    fra i tuffi a raccogliere le alghe
    soffiando quello che da monello
    si scosta come chi vuol esplorare.

    Il padre penso avrà altro da fare
    come succede alle famiglie umane
    ma certo mai ai figli mancherà
    esempio da imitare dai papà
    a volte nostri di scarsa qualità.

  • 21 luglio alle ore 9:04
    Quel sussurro

    Incatenato nella tua meraviglia,

    giocattolo

    d’un incantesimo,

    sofficemente scivolo

    in un tenero abbraccio

    mentre la tua voce sussurra

    alla mia anima.

    Luciano Capaldo

    ***La luna riesce sempre a mettere d'accordo stelle cuore  e poesia.***

     

  • 21 luglio alle ore 9:01
    La delicatezza dell'animo

    La mia estensione estrema,

    con le mani riesco a

    sfiorare l’azzurro del cielo!

    Ma…

    non riescono a carezzare il mondo.

    E’ in quel preciso intermedio,

    fra l’odore della terra ed il

    profumo del vento azzurro,

    che così incontro la serenità.

    Non piango più.

    Luciano Capaldo 

  • 20 luglio alle ore 20:42
    Radici di luna

    Quando il silenzio scava la notte sino a strapparne le radici, dove un uomo perde il padre mentendo sulla liturgia del mare, dove le istanze del vento diventano preghiera di ombre... Li' luna tu sorgi.