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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 05 gennaio 2014 alle ore 8:43
    In balia del caso

    In balia del caso
    t’incontrai
    primula rossa
    novella primavera
    afferrai la tua sensibilità
    odorai il tuo profumo
    come avida ape
    gustai la tua dolce ambrosia
    osservai il tuo fascino
    nella sua genuina probità.
     
    In balia del caso
    ora il mio cuore languido
    trafitto da un aguzzo dardo
    giace esanime e inerme.
    Come goccia d’acqua
    sul terso vetro
    sei scivolata via
    in un attimo
    ti sei fatta eterea.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 22:33
    Conti quanto vali

    Conti quanto vali
    l'unica cosa che conta
    davvero per il nostro
    domani, che si affaccia
    dalle nubi, di contrasti
    quotidiani, tra la gente
    ed il dolore intollerante
    che si combatte
    con la forza del pensiero
    di mine vaganti, nei respiri
    affannosi, per testardi
    che impediscono di respirare
    di vivere serenamente

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:51
    Problema (Impressioni)

    Parliamone, non ci teniamo
    il fermento nel cuore
    che rovista i nostri pensieri
    accomunati da un solo pensiero
    lui, raccoglitore di eventi ripresi
    che spaziano e circondano noi
    raccolti in quel contenitore indispensabile
    per noi, della nostra storia riavvicinata
    venendoci incontro

     

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:33
    Per piacere

    Un corpo di giovane
    faustiano desiderio
    per innamorare
    le rose del mattino
    e il profumo averne
    cancellando il tempo.

    Le rose restano belle
    accettandosi vecchio
    capaci di affascinare
    fino all'ultimo sguardo
    ed è il vero amare
    a sconfiggere il tempo.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 21:17
    Daisen (esserci)

    Esserci, da poco qui
    piccolo mio, piovuto nel mondo,
    con il ricordo inconscio dei tuoi suoni ovattati
    e l’acqua che ti rendeva più pesce che uomo.
    Poi sei piovuto qui
    nel nuovo mondo
    di cui assapori più incertezza che chiarezza.
    Di buono c’è il seno della mamma,
    che ti promette cibo e amore.
    Ma anche quello lo devi guadagnare,
    ed è un lavoro nuovo,
    da esplorare.
    Ci sono voci,
    che non riconosci,
    intorno a te…
    che noi sappiamo voci,
    ma tu non discerni che rumore,
    incertezza anche quella
    che non assicura, ancora, amore.
    Poi lo saprai,
    che il suono delle voci
    è quello di chi ti aspettava al mondo
    voci di chi amava ancora prima che tu nascessi,
    voci di chi ti ama oggi e ti amerà domani.
    Ma tu, piccolo mio, piovuto al mondo,
    lanciato in mezzo a noi,
    con il ricordo inconscio di una quiete
    che hai perduto,
    adesso ancora lotti, ogni minuto,
    coi tuoi sussulti,
    le manine aperte,
    i tuoi sospiri
    e i tuoi pugnetti stretti nella quiete.
    Noi, già piovuti in tempi differenti,
    in questo mondo,
    che conosciamo appena un poco più di te,
    staremo attenti
    a darti sicurezza
    amore, certezza e consuetudini felici.
    Staremo attenti a farti un po’ da nido
    e un po’ da allenamento al volo,
    per fare sì, che tu,
    cresciuto, un giorno,
    ne voli, con ali forti e nuove,
    sempre più fuori.

    In tedesco, Dasein è sinonimo di esistenza. Il  filosofo Heidegger parlava di "esserci" e l'essere umano viene "lanciato" nel mondo. Ho pensato al mio nipotino, lanciato nel mondo, proveniente dal suo mondo e mi sono immedesimata nella sua naturale difficoltà di adattamento e comprensione. "Esserci", vuole dire vivere il tempo e lo spazio della nostra vita ed interagire con gli altri... un po' semplificato, ma è il senso che ho dato al titolo.

  • 04 gennaio 2014 alle ore 17:45
    Toto-Kaye

    Un dedicato
    (Per quando ci si deciderà finalmente
    ad uscire da noi stessi medesimi)

    TOTO'-KAYE

    Piccolo essere -
    sintesi d'universo -
    ricordo e omaggio di quel bambino che fu
    ripresentaci le tue gesta,
    i tuoi lazzi
    i tuoi sfottò.
    E in volo elastico
    sorvoleremo miserie e ragadi,
    fino a ricongiungerci
    colla risata finale di noi
    che,
    anziché seppellirci,
    ci libererà.

    (Settembre - 1997)

    A Totò
    A Danny Kaye

  • 04 gennaio 2014 alle ore 16:04
    Vino rosso e dischi in vinile

    il piatto che gira e la notte che avanza
    Io e te da soli dentro la stanza 
    Ci scaldiamo al fuoco del nostro camino
    In questo attimo che sembra divino

    dai solchi ci arriva la musica giusta
    sempre noi due, costi quello che costi
    stringimi forte dammi calore
    attraverso la pelle siamo un solo colore

    le note ci guidano nel nostro viaggio
    la puntina sembra quasi darci coraggio
    il mondo stasera può pure fermarsi
    per chi come noi ha il coraggio di amarsi

    c'è lucio che canta, una ballerina che balla
    i miracoli avvengono, nella notte più bella
    mi stringi la mano, mi baci la bocca
    la vita è la nostra, guai a chi ce la tocca

    un disco nero, ma pieno di vita
    una storia d'amore che sarà infinita
    ti addormenti piano ascolto i sospiri
    ti canto "ti amo" come un 33 giri

  • 04 gennaio 2014 alle ore 12:49
    Anno nuovo

    Ti aspettiamo con le onde
    che flagellano il cuore
    provando a prevedere
    l'inatteso amore
    quello non affacciato
    alla luce dell'impareggiabile
    umore lacerato
    in fondo ad un mare
    di sommersi notevoli istanti

  • 03 gennaio 2014 alle ore 20:48
    Aria notturna

    Nodi scorsoi avvolgono ed ottenebrano,

    immagini che danzano in uno specchio ossidato

    in secoli di folle passione andata.

    Sei tu che mi rendi ansioso di respirare i tuoi capelli,

    o sono io che sono ancora assetato del tuo collo,

    del tuo seno, del tuo frutto, che scorre scarlatto?

    Vorrei saltare il tempo che mi sapera dal prossimo sorso

    della tua vitae oscura, del vino della tua anima,

    dal tuo sorriso docile, di angelo che attende un giudizio.

    Sospiro dei giorni e delle notti mie,

    desiderato, come nero assenzio,

    vacuo, come fuoco fatuo.

  • 03 gennaio 2014 alle ore 20:08
    "UNO"

    Mi ferisce gli occhi Il sole di questa mattina.
    E’ l’uno di un anno che viene per noi, non per tutti.
    Ma uguale al tempo di Cicerone è l’uomo.
    Non vale il pensiero che muti, da un giorno all’altro,
    che impari le piccole gioie della vita
    e si lasci alle spalle con l’anno che muore,
    le angosce senza ragione gli odi,
    i rancori, le false certezze…
    ferisce,
    ferisce il sole dalle tapparelle appena rialzate
    sul nuovo giorno che nasce,
    ferisce il sapere che dall’ieri all’oggi,
    nello spumante stappato, nel panettone,
    non si è annegata la noia,
    la rabbia,
    la voglia di fare del male dell’uomo di terra.
    Non vale chiamare quest’anno che viene
    con un nome nuovo
    se non ci imponiamo a cambiare
    quel tanto di noi,
    quel tanto del mondo che ancora
    ferisce e fa male.

  • 03 gennaio 2014 alle ore 20:06
    Schumi

    Dove ti attende l’amica dell’ultima ora?
    Il condottiero di Samarcanda l’aveva veduta
    fuggendo sul veloce destriero
    con tanta destrezza da coglierla al volo.
    Dove l’attende
    nel sonno del coma
    alla svolta imbevuta di neve
    di ghiaccio,
    di brina o nella sua mente non sa
    ed è perduto in una impossibile gara con il destino?
    Cosa gli fa compagnia
    nel marasma sconvolto
    di un ieri mai chiuso del tutto?
    Mentre turbinii di bianchi mantelli
    lo avvolgono
    e senza un volante
    lo fanno girare su sé e non tornare a chi l’ama.
    Schumi vaga.
    Noi vagheremo un giorno vicino o lontano,
    senza avere percorso le piste più assurde del mondo,
    volando a quattro anni alla guida di un kart,
    per poi serpeggiare tra i senza ritorno,
    in una nuvola rossa
    sotto gli occhi di chi in quel momento temeva
    . Non oggi.
    Non oggi, dovevi cadere,
    punito da un sasso
    e giacere senza corona d’alloro.
    Non oggi, non ora.

  • 03 gennaio 2014 alle ore 16:49
    Haiku

    Solchi di luce
    tra le verdi trazzere
    Germogli di gioia

     

  • 03 gennaio 2014 alle ore 16:00
    Assenzapresenza

    Ti guardo.
    Esplode lo spazio
    intorno
    ad espellere intrusi,
    la rabbia del mondo
    sulla luce
    dei tuoi occhi
    si accheta.
    Toccato
    dalle volute di carne
    delle tue labbra
    freno il corpo
    mentre l'incompleto respiro
    affanna il pensiero
    che docile
    accompagno al doveroso riposo.
    Un dispiacere
    sottile e impossibile
    veste del tuo ritorno
    la sfumata figura
    per una perdita ripetuta ,
    nuovo alimento
    per una presenza
    senza tempo.

  • 03 gennaio 2014 alle ore 15:04
    Guarda la luna

    Guarda la luna, com'è bella
    stasera
    com'è vanitosa, nelle sue grazie
    eleganti. Amala, che ti renderà radiosa
    illuminerà il tuo grigiore
    e d'incanto la tristezza passerà
    guardandola allontanarsi
    col sorriso sulla bocca
    vedendo ogni cosa fiorire
    ed il nero ed il grigio
    tu non vedrai, ma un verde
    smeraldo, nelle fossette
    delle tue guance splendenti
    che ottimismo trasmetteranno
    con nuvole scomparse
    dietro al libro, della tua vita
     

  • 03 gennaio 2014 alle ore 12:14
    Starnuto sentimentale

    Quel dì
    all’improvviso
    un malessere mi ferì
    sdraiato rimasi sul sofà
    debole e afflitto
    la piressia aumentò
    a starnutire incominciai
    senza sosta così indugiai:
    etcì etcì etcì!
     
    Era il mio cuore
    che voleva bandire
    una fervida passione
    che lo aveva corteggiato
    falsamente come emozione
    che al finir
    come sublime sentimento
    s’era rivelata.
    Etcì etcì etcì!

    Stravolto aveva il petto
    quel sentimento
    che ormai non più condiviso
    il petto cancellare voleva:
    etcì etcì etcì!

  • 03 gennaio 2014 alle ore 8:54
    Unici

    sentimenti buoni
    e rughe sulla fronte
    sensazioni leggere
    e la nebbia le confonde
     situazioni semplici
    umane distorsioni
    cori dissonanze
     ritmi suoni e percussioni

    ascolta con il cuore
     per qualche secondo
    ascolta il rumore
    di queste periferie del mondo
     forse capirai e sorriderai
    e allora saremo amici 
     unici
    non più numeri tra i numeri
    mai più tanti tra i tanti
    tanti
     numeri 

     saremo unici
    saremo suoni 
    multicolori
      saremo corpi e anime
     uomini e donne
     cuori pulsanti
     cuori 
     pulsanti
    sì, siamo in tanti
    ma siamo unici
    siamo tutti rivoluzioni possibili
    tutti 
    noi 
    rivoluzioni 
    possibili

     sentimenti liberi
    e rughe sulla fronte
    sensazioni buone
    e la nebbia le confonde
     situazioni semplici
    umane distorsioni
    cori dissonanze
     ritmi suoni e percussioni
    siamo tutti rivoluzioni possibili
    tutti 
    noi 
    rivoluzioni 
    possibili

     e così sia

    Marco Bo 

    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/unici.html

  • 02 gennaio 2014 alle ore 21:16
    guerriero paroliere

    Finalmente ripongo le armi
    via la carta, la strada, le lacrime,
    ormai esiste questo bel pezzo di vuoto tutto nuovo
    che sinceramente non ho alcuna voglia di sporcare,
    voglio la verginità di questo niente, così puro,così mite,
    e smetto d’esser solo influenzabile
    per ” morir” potente…
     

  • 02 gennaio 2014 alle ore 20:44
    Il muro

    "Senza cocci di bottiglia
    sono anch'io muro
    a sbarrare la vista
    ad un oltre infinito.

    La vite americana
    mi fa da abito
    alberi ho in testa
    copertura al cielo."

    "Certo hai studiato
    da quanto dici
    o almeno hai letto.

    Ami i poeti
    ma riservato
    in te ti chiudi."

  • 02 gennaio 2014 alle ore 18:36
    Sorella Mia [dedicata a Mia Martini]

    Sorella Mia

    due lune assorte

    sabbia azzurra sulla spiaggia

    voce che è sussurro

    e poi, ugola sfrontata

    raggio che cade di malinconie

    sul mondo, sull'amore.

    Sorella Mia

    di giorno – capelli tirati -

    abito variopinto

    la Bellezza

    canto che sfonda il mangiadischi blu

    io, piccola, che ripeto a ninnananna

    'che vuoi che sia

    se ti ho aspettato tanto'.

    Tu – i/sola dentro l'universo

    dolore, rabbia

    tu, che mi abbracci

    nelle notti ruvide senza coperte

    gentile la tua letizia calda

    tu – isola/sola dentro l'universo

    ormai li guardi tutti

    dalla tua soglia di note bianche e nere

    e canti forte

    piegando il collo di gazzella

    e canti tenera

    con i tuoi occhi grandineri

    di costruzioni e solitudini

    del mare fondo

    della tua terra brillante

    scoglio aguzzo che si frantuma in stelle

    terra, che è un po' anche Mia.

    Almeno tu, Sorella.

    14 dicembre 2013

  • 02 gennaio 2014 alle ore 18:29
    Azzurra

    Ciò che fa di bello il mare

    io trattengo

    e, se l'isola si è spenta nella musica,

    offro gentilmente un faro

    che generi luce

    tra i corridoi stretti delle onde.

    Poi stendo il dondolio di una lamiera verde

    che fa il morto

    e non riflette altro

    che essere una roba mansueta

    a ruminare le piccole di schiuma.

    Tutta la sabbia picchiettata

    da un oceano strozzato tra due venti

    io trattengo

    e lascio che scivoli nel sogno

    insieme all'acqua grande, sovrana

    quella che mi trema nello sguardo

    chiuso, quando la paura inarca il collo

    simile a una bocca indomabile.

    [Ma poi lo sai che se la osservi

    lenta, si trasforma azzurra nel risveglio.]

    Iole Troccoli, 28 dicembre 2013

     

  • 02 gennaio 2014 alle ore 18:23
    Non t'aspetto, san Silvestro

    Abbi pazienza,

    stavolta tu, aspetti me

    Non ho voglia di correre

    ed esser al tuo arrivo pronta

    Niente lotte con il tempo

    niente orologi troppo esatti

    Niente trucco sulle ciglia

    e nemmeno

    vin frizzante da stappare

    che non mi piace e tu lo sai

    che lo bevo per contentare

    Non lo voglio l'abito bello

    e d' agghindarmi non mi va

    Non t' aspetto sotto il vischio

    e non cerco con lo sguardo

    un volto giusto da baciare

    Niente smorfie di sorrisi

    luminosi ed incollati

    e la paresi sulla faccia

    non me la voglio far venire

    Non ho voglia, proprio no,

    di correre per ore

    a ché tu mi trovi bella

    luccicante e pronta da benedire

    Qui me ne sto

    sul letto mio rilassata,

    dai miei fogli sparsi

    a dire il ver confuso

    Nel bel pigiama rosso resto

    allegramente abbarbicata

    e con accanto il flute

    e da lui a gocce lente bevo

    alla tua e nostra e mia salute

    Se mi vuoi sono qui

    qui, così, come son io

    Non ho voglia di correre

    abbi pazienza

    stavolta, pronto, ti fai trovare tu

    anno nuovo, amico bello mio!

     

  • 02 gennaio 2014 alle ore 16:14
    ta-ta-ta

    bisognerà rimangiarla, poi,
    questa mela dai suoni proibiti
    del black market di Jaco on bass
    frantumati  da pause lallative
    come il ta-ta-ta del neonato
    e a tentoni riabbracciare
    la polifonica mater nell’ozio
    del caos  insaccato nelle bustine
    del the infrè verde o nero
    con lemon o brown sugar
    caro Mick, ho sempre avuto
    simpatia per il tuo devil spelacchiato
    come un peluche o un lucifero
    in pensione vecchio e struccato
    ora lontani dai buchi artificiali
    si avvicina la quisquilia naturale
    del backstage a cui piegarsi
    per l’ultimo pasto senza ostie
    e un bicchiere di rosso annacquato
    nell’ancestrale  tam-tam-tam
    dell’origine celata
     

  • 01 gennaio 2014 alle ore 22:31
    Del mare

    Del mare resta
    Come nel cuore
    Un segno

  • 01 gennaio 2014 alle ore 22:20
    Pensiero a me stesso vecchio, se lo sarò

    Che sei vecchio te lo dico io, ora, se, come tanti, anche tu lo negassi a te stesso. Nella vecchiaia si entra così a poco a poco, che non c’è una porta che ne segna l’entrata, e la si vede per anni e anni in lontananza, che non ti accorgi di vederla da dentro, se non ci sono gli acciacchi a ricordartelo.
    Che sei vecchio, quindi, te lo dico io, ora. Ma tu non lo negherai a te stesso, se sarai ancora io, se la realtà del sogno ed il sogno della realtà ti sorreggeranno ancora, perché io ti lascio i sogni, e non i rimpianti, che sarebbero più consoni a quella età.
    [Ma tu come puoi averne di rimpianti, se la tua vita hai lasciato che si volgesse quasi come acqua piovana: per caso caduta e per caso guidata, dalle pieghe del terreno, fino al grande mare!?]
    Forse è per questo che non ho realizzato i miei-tuoi sogni; per lasciarteli quasi come li avevi formulati, dopo averli presi, lasciati, ripresi e rilasciati, cento mille volte, ogni volta come fosse la prima…
    [Quale miglior stratagemma per un sognatore dimenticare i sogni rincorsi, così da trovarsi sempre esterrefatti, anche quando si ritorna sui percorsi già fatti!]
    Chi non sogna non vive, e si vive finché si sogna
    E tu devi vivere fino all’ultimo, e quando proprio non ce la farai più
    Sogna almeno di sognare.

  • 01 gennaio 2014 alle ore 20:55
    Coincidenze perse

    (C'erano i fuochi
    e c'erano i colori
    visti lungo la strada
    di passaggio).

    Sfilavan dritti in cielo
    sfavillando in linee parallele
    prima dell'esplosione.
    Assomigliavan tanto
    a tutti quei destini un po' cavalli
    imprigionati dentro ai paraocchi,
    che guardano e non si vedono,
    s'incrociano,
    s'ignorano
    e si passano attraverso
    senza mai toccarsi
    per fondersi in tutt'uno,
    che piomban sempre all'improvviso
    in posti e attimi sbagliati...
    ...in anime sbagliate.
    Non lo sapranno mai
    quanta compatibilità
    di vita dispersa lasceranno
    nei punti d'incorcio
    con le coincidenze perse.

    (C'erano i fuochi
    e c'erano i colori).