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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 novembre 2013 alle ore 11:15
    18 anni

    Giostrano le ore per
    allietare questo giorno
    e sorridere alla girandola del
    tempo che ti invita
    a salire sul podio
    nascente della maggiore età.
    Oh capitano, mio capitano, andiamo...

  • 30 novembre 2013 alle ore 11:14
    Sorsi di vita

    Odo bacco, 
    letizie
    e suon di gran festa,
    una cantina in musica 
    nella valle di una stagione in fermento.
    Spezie di opere d’arte,
    coppe magiche nei giardini dell’uva in fiore,
    nell’aria tintinnii di calici freschi.
    Svetta il sole sugli sguardi,
    un meraviglioso bouquet di profumi
    inonda finestre di mille colori.
    Sorsi di vite,
    di mille euforie,
    brindisi a nuovi orizzonti,
    un raggio di primavera perenne.

  • 30 novembre 2013 alle ore 10:08
    Certe Notti

     
     
     
    Certe notti
    Sono particolari
    Ti negano al sonno
    E ti regalano
    Una serena pace.
     
    Mentre tutti dormono
    La quiete spinge a giocare
    Al gioco delle combinazioni:
    Può andare bene
    Può andare male
    E' il gioco del destino.
     
    Meno male che…
    Ci sono gli Angeli
    Che ci proteggono!
     
     
    AFFETTI
     
     
     
    Affetti coccolati
    Silenziosamente
    Nel buio.
     
    Intensi nei sogni
    Nelle notti di luce.
     
    Frammenti di stelle
    Dell'immenso cosmo
    Illuminano anime
    Bisognose di luce.
     
    E' Dio che ci protegge.
     

  • 30 novembre 2013 alle ore 9:58
    Quando la bocca parla

    Quando la bocca parla ed al cuore quello che dice non arriva, il sospiro si fa lento
    mantenendo un segreto, alle foci di un torrente venoso, che si allontana all'ingresso
    di una delicata, dolcissima tramontana

  • 29 novembre 2013 alle ore 21:07
    Ipocrisia e speranza

    Sentire ancora
    il tempo dalla mia parte

    dopo aver sognato
    insurrezioni e rivolte

    ed esser rimasto dentro
    a ciò che ho combattuto

    Sto sempre quì

    custode di quella memoria

    a tacere le mie ambizioni
    sotto le vesti ipocrite dell'umiltà

    con i pensieri caduchi

    uno a uno a un passo dall'abisso

    inconcepibile

    strampalato

    contorto 

    a non saper più come vestire
    la nudità dell'anima

    e viver nella sagacia perenne
    di riscoprire le tante verità

    per non restare soltanto un ascoltatore

    nel silenzio rassegnato del mondo 

    eterna distanza tra me e il cielo

    ed amar la vita felice di esserci
    .
    cesaremoceo

  • 29 novembre 2013 alle ore 12:28
    Sei Cento Cinquantasette

    Quell'estate volevi comprare
    un gazebo da spiaggia:sotto riunire,
    calumet della pace, il circo delle
    buone abitudini. Tu progettavi ed io,
    lungo il corso che dava sul fiume,
    putridume e spaccio, cercavo
    le mie stelle. Mai ti  mostravo i
    fianchi speronati dal desiderio
    di quelle vie appiccicate alla terra
    in formato collage, mosaico di
    alberi giallognoli e vecchie botteghe.
    Quell'Agosto, Agosto era caldo
    fino al casello che ci inghiottiva
    per darci ai monti, e nella piazza
    antistante il bar, cieco quanto il
    bastardo  di qualche facile gattaccia,
    blu di divani e di insegna, sedeva
    sedata dal tedio la gioventù
    del Molise: giacche ed alcolici,
    risa, discoteche, distanti maliarde.
    Io mi sentivo sicura sui ciottoli
    ripidi, autostrada di discese e
    salite: una gradinata cingeva
    il monumento maggiore. Messo
    al centro, naso quasi aquilano,
    odorava di antico e di guerre,
    di fascismo e cannoni dimenticati
    come dentiere. Quanto ho amato
    quella sera d'estate nessuno
    potrà mai saperlo e quanto
    ero certa del mio bacino e
    delle cose che per le mie
    gambe erano tutto.
    A proposito: un giorno mi sfilarono
    gli stivali verdi. Quelle lucertole
    tutte tacchi e punte tonde cavesi,
    sono state arrendevoli ed obbedienti
    alla mano che corse esperta ad
    aprirgli le bocche.
    Si afflosciarono uno sull'altro:
    svenuto il destro, il sinistro
    sopportò poco il peso del primo caduto.
    Forse allora mi sono ammalata,
    quando trovandomi scalza sul
    pavimento dei tali, ho avuto
    freddo. Ed il freddo mi ha risucchiata.
    Giù, fino in fondo.
    Un draculino soddisfatto non ha tenuto
    conto di quanto mi fosse già vicino alle
    ossa con quella sola, veloce suzione granata.
     

  • 29 novembre 2013 alle ore 11:44
    Il Vuoto

    …E la bianca strada imbrecciata
    Nasce dagli occhi del mio cuore
    Per perdersi nel groviglio Infinito
    Dei sentimenti non sempre limpidi
    Che vivono in una stella lucente
    O in un frammento di lucciola vagante
    Restia a morire.
    Luce madre, amore vivo
    Luce figlia, amore…
    Che alimenta e nutre l'anima
    Un cuore vermiglio
    Puro e palpitante.
    Solo
    In una stanza
    A disegnare con la mente
    E nulla nei pensieri.
    Sull'album nasce un viso:
    Espressione travagliata
    Lineamenti stanchi
    Sguardo sofferto.
    Negli occhi solo Nebbia
    E quando si dissolve
    Solo delusione.
     
     
     

  • 28 novembre 2013 alle ore 21:03
    Anime senza corpo

    Spogliarsi
    da ogni maschera
    mettersi nudi
    a esibire il carattere
    senza nascondersi
    in false ipocrisie
    e pseudodrammi personali
    inibizioni a sprofondare
    in sonni senza sogni
    restare sospesi
    nel timore che la realtà
    spezzi eventuali deliri dell'anima
    insaziabili appetiti
    surreali frutti della fantasia
    "Miranda" con nuovi petali
    e irresistibile profumo
    a limitare la naturale spontaneità
    della vita
    .
    cesaremoceo
     

  • 28 novembre 2013 alle ore 17:43
    Dietro un sorriso

    Abito dentro me
    Dentro i mei pianti
    Abito dove nessuno 
    Può raggiungermi.

    Abito dietro un sorriso
    O dietro uno sguardo malinconico
    Abito dove nessuno 
    Può sentirmi.

    Può sentire le mie sofferenze 
    I miei lamenti
    Abito dove tu hai già abitato
    Dove il tuo cuore ha sofferto
    Abito dentro me.

    In quest’angolo buio
    Che ha un nome: il mio.

     

  • 27 novembre 2013 alle ore 23:56
    Nelle tue parole, trovo

    Nelle tue parole
    avvolgenti d’incanto
    e solitarie,
    trovo una reminiscenza,
    un tempio libero
    in cui pregare,
    un paesaggio
    di antiche montagne
    in cui respirare,
    un’ombra sacra
    che mi accompagna
    nei luoghi più cupi
    bisognosi
    di un sole nascente,
    una canzone calma
    e lontana
    che racconta anche di me
    e che solo aprendo
    le porte scheggiate
    dell’anima
    riesco ad ascoltare.

  • 27 novembre 2013 alle ore 22:50
    Maschera

    Maschera tu mi confondi
    non so chi tu sia
    Maschera tu mi offuschi
    ma so dove tu sei
    Maschera tu mi turbi
    il segreto che tu celi svelerò
    Maschera tu mi disorienti
    ma la via troverò
    e domani finalmente
    da te verrò!

  • 27 novembre 2013 alle ore 22:45
    haiku n. 127 (piazza deserta)

    piazza deserta -
    avanza solitario
    il freddo inverno

  • 27 novembre 2013 alle ore 21:06
    Una partita dura da giocare

    L'amore
    è un'ardua passeggiata

    che fa incrociare petali di rose
    su letti ricoperti di spine

    Mirare ad abolire distinzioni di poteri

    temendo che la giustizia non abbondi
    tra uomini traboccanti di pregiudizi
     
    nel creare fino alla nausea

    apposite sedute terapeutiche
    in cui passare ore a indugiare

    e fingere condanne irritanti
    ai sensi d'emarginazione
    della semplicità degli uomini

    Strapazzare questo mondo normale

    senza offrire alcuna garanzia d'imparzialità

    e farla franca
    nel piacere che soddisfa appieno
    egoismi confidenziali

    Rimango prigioniero dei miei ideali
    di democrazia e libertà

    lasciando che i sentimenti 
    rimangano quel che sono

    stringendoli forte forte al cuore

    in avanzi d'emozioni
    vissute in tutta fretta

    e sprofondare
    in ricordi dal sapore dolceamaro

    e non sapere
    se provare pena o sollievo
    .
    cesaremoceo

  • 27 novembre 2013 alle ore 20:59
    Sei Cento Cinquantasei

    Avrei voluto portarmi dentro i
    tuoi estremi,i connotati, patrimonio,
    corredo e pedigree.
    Così impastati, ottenere la giusta
    consistenza per l'annodato marsupiale,
    fagottino di non più di pochi grammi,
    imberbe caprettino roseo che schizza,
    involucro alieno, il suo tump tump
    dal robotico schermo sonda.
    Che mi importava del nome in fondo?
    Del nome? Del nome?
    Avrei voluto solo accomodargli
    il letto, questo letto di anse
    morbide e mai calcate, sella
    intonsa, rigide doghe su cui
    non si è coricata l'insonnia
    di nessuna notte di grida
    e gengive sventrate.
    Una plancia mai andata a
    varo, estesa ma retrattile,
    lumaca da rincasare in fretta.
    Avrei voluto le tue generalità
    risalirmi fino allo sterno con
    rigurgiti e calci e vagabonde
    nausee giramondo  e poi
    gettarmi sulla sedia sorridendo
    la finta fatica di portarmi addosso
    il tuo te più piccolo, ancora informe
     e già tutto te.  Avrei voluto
    urlare  e sentire la gioia dolorosa
    che squarcia, la pioggia rossa
    da cui viene il mondo  e poi
    raccogliere dal guazzabuglio - brodetto
    il nostro furfantello scampato alle
    bombe distanza e  non si può.
    Un solo pianto, squilletto di tromba:
    Osanna all'obbediente soldatino
    tutto sporco di noi.
     

  • 27 novembre 2013 alle ore 19:18
    Pazzi

    La casa dei pazzi era a due passi
    e io sotto un albero, in ascolto,
    e il vento portava a me gli echi loro.
    Ascoltavo risate isteriche
    e immagini di passeggiate solitarie
    e discorsi muti e amici immaginari.
    La casa dei pazzi era a due passi
    e io sotto il fresco estivo
    di terra rossa e viva
    seduto scrutavo, ascoltavo
    vivevo.
    Il cancello socchiuso, e dentro genti sedute,
    sole,
    e movimenti dei corpi assenti,
    e realtà in testa loro,
    felici.
    La casa dei pazzi era a due passi
    e gli echi loro
    dal vento a me venivano forti.
    Fieri, e sorrisi strani e occhi assenti,
    spenti.
    E riflettevo.
    Normalità sei strana,
    e la casa dei pazzi
    e risate isteriche
    e solitari discorsi.
    A volte vi guardo
    a volte vi invidio.

  • 27 novembre 2013 alle ore 19:17
    Amici angeli

    Per molti
    posso esser diavolo,
    i miei amici angeli li ho sulle spalle,
    tutto il giorno,
    tutti i giorni.
    Posso sentirli camminare al mio fianco
    ogni momento, in ogni istante.
    Posso intuirne le mosse e i sentimenti,
    posso ascoltarne le dolci parole
    gli abbracci fraterni,
    il rincuorarmi silenziosi.
    Posso ringraziarvi ogni notte,
    posso parlarci
    scusarmi e sfogarmi.
    Sento carezze nel loro cuore.
    Per molti
    posso esser diavolo,
    i miei amici angeli li ho sulle spalle,
    tutto il giorno,
    tutti i giorni.

  • 26 novembre 2013 alle ore 20:48
    Slealtà angosciata

    Spasmi d'amore malato

    invitano

    a saltare dentro
    immorali cerchi emotivi

    che si accostano
    a turpi sentimenti

    Plagiare d'ignobile conforto
    il proprio cinismo

    crampi del cuore

    a inventare
    tracce d'interessi proibiti

    bagnare d'abietta passione
    i sogni dell'anima inferma

    e placare i tormenti

    rimanendo ostaggio
    di sordide ansie
    .
    cesaremoceo

  • 26 novembre 2013 alle ore 20:05
    Follonica

    Batuffoli di nuvole
    si posano 
    sul rosa del tramonto
    giocando a nascondino
    in mezzo agli alberi
    che passano
    lungo il cielo dell'Aurelia.
    Mi sento...leggero.

  • 26 novembre 2013 alle ore 18:04
    Amore/Amicizia

    la notte tace alla luna

    incompresi desideri

    sbiancati dall’arida malinconia

    e annaffia i fiori dei ricordi

    con l’acqua dell’amore

    brevemente.

    il dolore si risveglia

    e squassa il cuore

    profondamente

    l’alba apre la porta dell’anima

    e il vento dell’amicizia

    spazza via

    la polvere della solitudine

    ora

    posso anche sorridere.

     

  • 26 novembre 2013 alle ore 15:26
    crocevia di un sogno

    Crocevia di un sogno 

    Sarà Anna? ...

    Desiderio folle ... 

    Ma è capitato, è cascato, è successo, é sceso … 

    Andato giù di sotto, arrotolato e demolito dal mio mondo appeso … 

    Ridotto a essere sollazzato, denigrato e non compreso, avvilito dal suo peso … 

    Cullato di dondolio, sospeso, come un impiccato a morte, quindi perso, steso … 

    Spento e acceso … 

    Grandiosa sorte per un nulla di corte, un pupazzo …

    Sorridente SI! Questo é certo ... 

    Vero e sincero, sicuro … 

    Reale e veritiero come il sorriso di un pagliaccio vero, nel suo ruolo immerso ...

    Delirio delirante, bisogno gioioso … 

    Assecondate, asceso, caparbio e offeso, impervio e poi, e ora? 

    Salendo è disceso.

    Meraviglioso scrigno, fresco segno, piccolo disegno di un bimbo sperduto, 

    adorabile messaggio, costernato e saggio … 

    E in fine avvolto …

    Io, il folle! … Stolto e disinvolto, creativo molto … 

    Verosimile eppure falso, istruito, saccente e colto …

    Mal ridotto, terreno arso, secolo andato, come un secolo passato, il secolo scorso …

    Distrutto e morso, crudelmente martoriato e dato pure per disperso … 

    Quell'accento sbagliato, quel progetto mai realizzato, utile e inutile … 

    Come un lavoro in corso … Ma sempre in corso ...

    Sono io … 

    Sono colui che toglie, toglie sempre con la semplicità di un sorso, di una nota sbagliata, sparita, gettata … 

    Improvvisata in uno spartito non finito, quello della mia vita … Incompiuto … 

    Una vita controversa, persa … 

    Ma a tratti splendente, splendente e tersa … 

    Fatta di note inesistenti, dissonanti, sincopate e cangianti … 

    Di momenti fugaci e inconcludenti, persi e riversi, ma presenti solo ed esclusivamente nella mia mente …

    Tutti a caso, estemporanei, quelli che di colpo appaiono, istantaneamente … 

    Provenienti da un cuore spento, affranto, sovraccarico, affaticato e diventato non battente o solo rallentato ...

    Spento, dissolto, molto lentamente ... 

    NO! Non così lento, NO! DI PIU' … Inconcludente? NO! … PROPRIO CONCLUSO!!! … 

    Quindi non funzionante ...

    E ' stato beccato, scoperto sul fatto, in flagrante …

    E' tutto finito … 

    Terminato … Terminato alacremente!

    Ma … 

    Anna vuole! 

    Anna ride!

    Anna canta! 

    Per questo è stanca quando è sera …

    Anna dorme … Dorme sempre ... 

    Anna sorride mentre dorme ... 

    Perché è felice, felice di sognare ... 

    Anna spera!

    Anna sogna di essere serena, sincera, ma non lo dice ... 

    Anna corre, corre sempre, ma non c'è più tempo, o tutto o nulla ... 

    Anna si dispera … 

    Anna incolla, copia e incolla ... 

    Poi sussulta … 

    Felice, arrabbiata, controversia azzardata, meccanismo rotto … 

    E fuori piove, piove molto, piove a dirotto ... 

    Perfino di sotto …

    Ora piange ... 

    Piangi Anna, piangi e scappa …

    Ti fa bene piccola, fuggi via senza voltarti Anna …

    La vita é strana, distrugge tutto in un istante è un volo d'aliante ma sotto non c'è niente … 

    C'è quel momento ... quel momento che ricorderemo per sempre …

    Il momento di una bambina, donna, mamma, quel momento in cui tutto è tutto e niente è niente … 

    Quell'istante in cui ci si pente … 

    E' stato afflato, dolcemente incline, 

    pensavamo che non avesse mai fine …

    Invece si è spento dolcemente, Anna, che ricordo entusiasmante …

    Ma dovevamo saperlo che non potevamo amarci per sempre …

    Il motivo è lampante Anna … 

    E' impossibile, amare il niente!

         

    … ernino … 

  • 26 novembre 2013 alle ore 15:00
    Petali

    Siamo petali che volano
    trascinati dalla brezza,
    liberi e leggeri come idee,
    unici e irripetibili, eterei.
    Siamo colori sfumati d'acquerelli
    mistici, che il destino usa
    per tingere una tela eterna
    in perenne mutamento di forma.

  • 26 novembre 2013 alle ore 14:59
    inconclusa V

    Voglio lasciarti così nella mia mente,
    nuda in quel letto ancora caldo,
    mentre dormi ignara del mio sguardo,
    mentre le tue pallide membra ancora tremano
    per i miei baci che hanno dato vita a fiori purpurei
    sui tuoi rotondi seni candidi, sul tuo collo nobile.
    Voglio che la tua estasi sia eterna e imperitura,
    che nessun altro possa accedere alla rocca
    dei tuoi baci e delle tue carezza,
    sapere che sono il solo che ti da pace.

  • 26 novembre 2013 alle ore 11:23

    Là, là nell’oscurità, là dove ti ho cercato, là dove ti ho amato, là dove ti ho odiato per poi amarti ancora, sempre più, là dove ormai non ci sei più, dove nulla c’è più.
    Là dove ogni sera torno, ti cerco e non ti trovo, dove ogni sera inseguo un ricordo, un pensiero, quel sogno ormai sempre più lontano, sempre più nascosto, sempre più irraggiungibile.
    Là dove a volte mi sembra di vederti, ma è solo un’illusione che svanisce subito, là dove ho pianto, là dove ho creduto a qualcosa di immenso, là dove ti ho vissuto, là dove sognavo l’infinito e ora non sogno più. Là dove continuo a camminare prima in avanti e poi indietro, voltandomi sempre e cercandoti in ogni dove.
    Là dove i ricordi riaffiorano e mi pervadono l’anima, sfinendola per poi farla rifiorire, là dove il silenzio regna sovrano, là dove prima eri e ora non ci sei più, là dove non sono solo pur essendolo, là dove continuerò a tornare avendone bisogno anche solo per il ricordo, là.....semplicemente qua.

  • 25 novembre 2013 alle ore 20:54
    Destini contraffatti

    Come infido vento gelido

    che muto sul mondo

    addensa nebbia
    che tutto avvolge

    nel delirio dell'onnipotenza

    con la brina a raffreddare i cuori

    e nel suo biascicare
    sollecita la fantasia
    a trarre i migliori auspici

    Vivere a caviale e champagne

    nel praticare la fede
    che rende cialtroni

    perdersi in congetture
    e fantasiose ipotesi di potere

    in un decadimento morale
    ad arricchire la serenità

    pandemia sociale indistruttibile

    con la natura a produrre 
    uomini feroci

    e tra loro giudicare
    comportamenti riprovevoli
    con "umana" rassegnazione
    .
    cesaremoceo

  • 25 novembre 2013 alle ore 20:53
    haiku n. 126 (scivola chador)

    scivola chador -
    critiche al vetriolo
    sfregiano l'alba